La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

Riccardo Ferrazzi

Riccardo Ferrazzi è nato nella prima metà del secolo scorso. Laureato in economia, dopo una onesta carriera come dirigente e imprenditore, ha ritenuto di aver fatto il suo dovere e di potere a buon diritto dedicarsi a scrivere.
Sul suo blog www.merlincocai.splinder.com.
tratta di letteratura, critica letteraria e filosofia spicciola, ma anche di sport, di tauromachia e di quel che capita.
In cartaceo ha pubblicato insieme a Raul Montanari “Il tempo, probabilmente”, e altri racconti in un paio di antologie.
Vive in eremitica solitudine fra Milano e la Liguria, ma ama la Spagna, Vienna e Il Cairo. Da alcuni anni sfoga la sua libido sui vini rossi un po’ mossi e sul pesce al cartoccio.

13 Responses to “Riccardo Ferrazzi”

  1. lapoesiaelospirito Says:

    Benvenuto Richard. Facce sognà! :-)

    Franz

  2. gianni biondillo Says:

    ciao Ricky!

  3. mariobianco Says:

    Buongiorno valentissimo Riccardo!

    MarioB.

  4. Marco Says:

    “ha ritenuto di aver fatto il suo dovere”

    Scrivere dunque è un attività ludica?

  5. rferrazzi Says:

    Marco, la tua inferenza è ingiustificata. Ognuno può considerare ogni cosa sotto l’aspetto che preferisce. Io mi sono proposto di dedicarmi a scrivere solo quando avessi raggiunto un minimo di indipendenza economica, per evitare di fare come tanti che considerano un’ingiustizia non essere pubblicati (e soprattutto non essere letti!). Credo che uno debba scrivere le cose in cui crede, e se poi nessuno lo pubblica, e nessuno lo legge, pazienza. Esiste anche la possibilità che ciò che scrive non sia poi un capolavoro. Se questo modo di vedere le cose significa considerare la scrittura un’attività ludica, allora va bene, la considero un’attività ludica. E allora?

  6. Marco Says:

    No, Riccardo, la mia “inferenza” non “è” ingiustificata stante quello che hai scritto nel tuo post di presentazione.

    Scrivi, nel nuovo intervento: “Ognuno può considerare ogni cosa sotto l’aspetto che preferisce.”

    Sì, e tuttavia che lui lo sappia o meno esistono delle conseguenze.

    Scrivi: “Io mi sono proposto di dedicarmi a scrivere solo quando avessi raggiunto un minimo di indipendenza economica, per evitare di fare come tanti che considerano un’ingiustizia non essere pubblicati (e soprattutto non essere letti!)”

    Ma, “raggiungere un minimo di indipendenza ecomomica” “evita” il “considerare un’ingiustizia di non essere pubblicati”? Non mi pare che le due cose siano strettamente collegate o quantomeno questa relazione andrebbe spiegata.

    Scrivi: “Credo che uno debba scrivere le cose in cui crede, e se poi nessuno lo pubblica, e nessuno lo legge, pazienza. Esiste anche la possibilità che ciò che scrive non sia poi un capolavoro”

    Sei sicuro che “uno” voglia pubblicare perché ritiene di aver scritto un capolavoro? Magari ritiene di aver scritto soltanto qualcosa in cui “crede”. Prima fai un richiamo generico all’umiltà e all’onestà. Poi accusi genericamente di superbia. Non capisco. (O meglio: capisco bene, invece)

    Scrivi: “Se questo modo di vedere le cose significa considerare la scrittura un’attività ludica, allora va bene, la considero un’attività ludica. E allora?”

    Riporto le tue parole: “ha ritenuto di aver fatto il suo dovere e di potere a buon diritto dedicarsi a scrivere”.

    “A buon diritto”? Devo supporre che esistano persone che non sono in diritto di scrivere perché non hanno avuto “oneste carriere” eccetera? Ti chiedo di nuovo: scrivere è un’attività ludica? E’ relegata al rango di puro hobby, puro tempo libero? Se non hai lavorato, non puoi scrivere? Della serie: prima il dovere e poi il piacere?

    Che tu te ne renda conto o meno, Riccardo, Con queste parole tu insulti uomini e donne che ci spendono la stessa quantità di energia e di tempo che hai speso tu per fare “un’onesta carriera” nella “scrittura”. Tra l’altro con “onesta carriera” sottintendi che molti altri a differenza tua non l’hanno avuta “onesta”, giusto? Quindi devo supporre che tu navighi nel mare della purezza a differenza di altri. Ma, domanda: quanto è pura la tua purezza? Sei proprio sicuro che la tua “onesta carriera” sia stata sempre così “limpida” e “onesta”?

    Finisco con una battuta di pesante sarcasmo, che facendoti del male, spero possa portarti a riconsiderare in altri termini la questione dello scrivere, le sue asperità, la sua utilità, la sua serietà: a giudicare quello scrivi (e da come ragioni) potresti provare a fare ancora qualche anno di lavoro in più perché non mi pare che ti sia ancora guadagnato il “buon diritto” di “dedicarti a scrivere”.

  7. rferrazzi Says:

    Marco, sei una povera persona.

  8. lambertibocconi Says:

    Mi domando (oziosamente) se ci sia qualcosa di personale dietro l’acredine di Marco o se è un perfetto sconosciuto da web.

  9. Marco Says:

    Riccardo, agitati e insultami pure, ma quando la rabbia sarà andata via, prova a pensare meglio a quello che scrivi: è questo che uno scrittore, un critico e anche un filosofo (spicciolo) fanno.

  10. fabrizio centofanti Says:

    curioso tornare qui tre mesi e dieci giorni dopo e sparare questa filippica.
    dài, Marco, rilassati, che la vita è un’altra cosa.

  11. rferrazzi Says:

    Mi correggo: una piccola persona.

  12. Marco Says:

    Riccardo, te lo chiedo direttamente: dimmi che fai umorismo quando scrivi: “ha ritenuto di aver fatto il suo dovere e di potere a buon diritto dedicarsi a scrivere”. Dimmelo, e io mi placo. L’umorismo, l’ironia, il sarcasmo sono difficili da cogliere a volte: può dipendere da uno stato d’animo o dal fatto che si fa dell’umorismo su una materia che per qualcuno può essere delicata. Fai dunque dell’umorismo? Perché dal tuo secondo commento alla mia semplice domanda (”scrivere, dunque, è un’attività ludica?” ;) non mi è parso che il tono fosse scherzoso, ma che ti prendessi molto sul serio.

    Fabrizio, non sono “tornato”. Controllo periodicamente i reffer del mio blog, e ho trovato l’indirizzo di questo post. Ho letto la risposta di Riccardo, e gli ho risposto. Ero consapevole a cosa sarei andato incontro.

  13. rferrazzi Says:

    Marco, ti rispondo direttamente per l’ultima volta: quel che ho scritto è lì e ognuno lo può leggere. Se non ti va, non leggerlo; oppure leggilo e “non placarti”. Fa’ un po’ come ti pare.

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