Vito Mancuso
Vito Mancuso (vitomancuso@alice.it) è docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano. Nato nel 1962 a Carate Brianza da genitori siciliani, è dottore in teologia sistematica. Dei tre gradi accademici ha conseguito il baccellierato a Milano, la licenza a Napoli, il dottorato a Roma presso la Pontificia Università Lateranense.
Vive con la moglie e i due figli sulle colline del Monferrato.
Oltre a traduzioni dal tedesco e dall’inglese, ad articoli su riviste specializzate (Communio, Asprenas, Filosofia e Teologia, Religione e Scuola, Rassegna di Teologia), a partecipazione ad opere collettive e a direzione di collane (tra cui “Uomini e Religioni” presso Mondadori), ha pubblicato:
- Hegel teologo, Piemme 1996;
- Dio e l’angelo dell’abisso, Città Nuova 1997, con prefazione di Mario Luzi;
- Le preghiere più belle del mondo, Mondadori 1998, insieme all’abate benedettino Valerio Cattana;
- Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio, Mondadori 2002, con prefazione di Edoardo Boncinelli;
- Per amore. Rifondazione della fede, Mondadori 2005. Ha ottenuto molte recensioni, tra cui: Repubblica (Umberto Galimberti), Corriere della Sera (Claudio Magris), Il Giornale (Gianni Baget Bozzo), Il Sole 24 Ore (Giuseppe Pontiggia, Bruno Forte, Gianfranco Ravasi), Avvenire (Bruno Forte), Famiglia Cristiana (Ferruccio Parazzoli), L’Osservatore Romano (Rodolfo Doni). Al suo ultimo libro Panorama ha dedicato un servizio di tre pagine a cura del capo cultura Mauro Anselmo. Il mensile Il Regno ha scelto Il dolore innocente come “libro del mese”, e lo stesso ha fatto il mensile Letture con Per amore. Sia Il dolore innocente sia Per amore sono stati selezionati tra i primi dieci libri del Premio Viareggio per la sezione saggistica. È stato ospite tv a Rai Tre (Le Storie di Corrado Augias), Canale 5 (Maurizio Costanzo), Sat 2000, Telenova, e su diverse radio tra cui Rai Tre e Radio 24 Il Sole 24 Ore. Suoi articoli sono apparsi su Repubblica e Avvenire. Collabora stabilmente con il settimanale Panorama
Il senso complessivo del suo lavoro, dalle lezioni universitarie agli articoli, dai libri alle conferenze, si può definire come “teologia laica”: rigorosa teologia, vero e proprio discorso su Dio, ma tale da poter sussistere di fronte alla scienza e alla filosofia, le quali vengono così ad assumere il ruolo di interlocutori principali.

















valter binaghi said
Ho letto da poco “Il dolore innocente”. E’ un libro straordinario.
Teologia del giusto sofferente, fino al mistero della pazienza di Dio. Grazie.
giuseppe toscano said
gentile professore,
l’ho ascoltata a Camaldore mercoledì 29 agosto e desidero ricevere il testo della sua conferenza” L’ANIMA e il suo destino”. Ringrazio vivamente. Cordiali saluti
Pino Toscano
martino said
Gentile Prof.Vito Mancuso,
ho letto la recensione del Prof. Umberto Galimberti..”L’anima e il suo destino” libro saggio scritto da Lei Prof.Vito Mancuso,
Scrive il Prof. Umberto Galimberti.L’anima.. estinta la relazione col mondo, il corpo diventa cadavere, e l´anima, questa parola che nomina la nostra relazione con il mondo, si estingue con lui.
E infine che tipo di dialogo è possibile con un cristiano, se questi è già convinto di possedere la verità?
Il Prof. Umberto Galimberti ha le idee chiare, precise sull’anima..nessun dubbio.L’anima .NON ESISTE!PUNTO!
Mi dispiace di non essere d’accordo con Lei Prof.Umberto Galimberti, l’anima ESISTE…ecco i FATTI..
FOTORACCONTI CREATI NELLE NUVOLE “SGUARDI” FATTO.
Martino Martini,PSICOCINESI & FISICA,ARTE, CREATIVITA’, PER MEZZO DELLA MENTE CREO LA FORMA VOLUTA SULLA MATERIA NUVOLE FORMANDO I RITRATTI PK. ALL’INTERNO DELL’AREA STABILITA NELLA NUVOLA PRIMA DEL TEST PK., 90 FOTO RISULTATI DELLA RICERCA PK.,I RITRATTI PER LA CREAZIONE PK. ,NELLE NUVOLE & VERNICE,, SONO PRESI DALLA STORIA DELL’ARTE,OPERE DEI MAESTRI, LEONARDO, CARAVAGGIO,A.EINSTEIN,SINDONE, FOTORACCONTI OPERE, DON GIOVANNI, REQUIEM, IL FLAUTO MAGICO, MUSICHE AMADEUS MOZART,J.S.BACH,
Grazie.
Martino
Sebastiano said
Gentile professore, vorrei sapere cosa ne pensa degli eventuali orizzonti teologici che può avere aperto (o che potrebbe aprire) la filosofia di Derrida, sopratutto alla luce di uno dei suoi ultimi lavori “donare la morte”. Grazie.
Sebastiano
daniela agostini said
sto leggendo’il dolore innocente’perchè so cosa vuol dire avere una sorella handicappata.ERa più grande di me ,era idrocefala ,ha vissuto 27 anni .Per me all’inizio era nella mia normalità vedere mia madre che si prendeva cura di lei,poi sono cominciati i perchè..lo scrivevo anche nei temi a scuola .A mio padre era stato detto:chissà quale colpa avete commesso…mio padre non è più andato in chiesa.Mia madre invece viveva questa situazione con senso pratico responsabilità e spirito di sacrificio :cercava di accudire mia sorella meglio possibile senza farci pesare la situazione e senza farci mancare il suo affetto e le sue attenzioni chiedendo la nostra collaborazione quando necessario.Ho avuto un’infanzia serena.Ho una madre eccezzionale,ho imparato a distinguere la gravità dei problemi ,so cosa significa farsi carico ,prendersi la responsabilità.Ho capito che il dolore fa parte della nostra natura ,una malattia un incidente sono sempre possibili nel percorso della vita senza un perchè.non mi piace neanche pensare al dolore come offerta :questa interpretazione masochista è anche ricattatoria .Un perchè placherebbe la nostra ansia ,la nostra paura di vivere;ma non c’è un perchè .L’uomo ha la nostalgia dell’infinito perchè è mortale ma concepisce l’immortalità,è imperfetto ma concepisce la perfezione, questo crea uno stato di insoddisfazione di ansia che gli impedisce di apprezzare quello che è e quello che fa cioè tutto(è capace anche di inventarsi ..Dio di comprenderlo con la sua mente):io penso che se l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio senta tutta la responsabilità ma anche la grande dignità di questa cosa .vorrei che queste mie parole arrivino fino a vito ,grazie daniela
lambertibocconi said
- Le preghiere più belle del mondo, Mondadori 19998, insieme all’abate benedettino Valerio Cattana;
- Il dolore innocente. L’handicap, la natura e Dio, Mondadori 20022, con prefazione di Edoardo Boncinelli;
- Per amore. Rifondazione della fede, Mondadori 20052.
Gentile professore, vedo che lei è uno che giustamente si prende sul serio, e quindi le domando se i succitati libri li ha forse scritti in vista della fine del mondo. In caso contrario, corregga le date! Anna L.B. spadadiluce, padrepio, frateindovino e tommasodaquino tutto in una volta.
Mario Policastro said
Gentile Professor Mancuso,
ho trovato di grande interesse la lettura del suo “L’anima e il suo destino”. Il che ha destato in me il desiderio di leggere anche i suoi precedenti “Per amore…” e “Il dolore innocente…”, pubblicati da Mondadori. Ma i tentativi di trovarne una copia nelle librerie o via internet sono risultati vani. Sono andati esauriti? Esiste una possibilita’ di una ristampa? Grato per una risposta.
Mario Policastro (Trieste) 30.12.2007
fabry said
caro Mario, puoi trovare entrambi i libri su IBS:
http://www.internetbookshop.it/code/9788804537182/mancuso-vito/per-amore-rifondazione.html
http://www.internetbookshop.it/code/9788804509615/mancuso-vito/dolore-innocente-handicap.html
campaner giovanni said
Gentile professore posso avere il programma dei suoi prossimi incontri conferenze e presentazioni?Grazie e a ben sentirla.Giovanni
fabry said
per queste e altre informazioni scrivere a vitomancuso@libero.it.
Giovanna said
Non sono di cultura cristiana, ma leggendo “l’anima e il suo destino” mi trovo perfettamente d’accordocon la Sua esposizione. Non credo, ma sono convinta, che è una espressione che preferisco, che le indagini debbano avvalersi della fisica quantistica. Sto percorrendo questa strada.
Grazie infinite
Giovanna
elalma said
Ho letto con grande interesse “L’anima e il suo destino” in cui mi sono riconosciuta fin dall’inizio, nella bella definizione di coscienza laica. Sono cattolica praticante, e ho letto con gioia le sue posizioni in cui mi ci ritrovo in gran parte, pur nella consapevolezza che non siano proprio ortodosse. In definitiva mi sono sentita meno sola. Molte grazie anche da parte mia.
mario pasetti said
Mi attrae la Teologia e il ragionamento. L’ho ascoltata all’infedele mentre esprimeva convinzioni che nella mia ignoranza avevo gia in mente. Il Feto: vita umana in evoluzione in ambiente materno che lo nutre, per passare una volta partorito in altro ambiente che è la terra. La madre può purtroppo fermare quella vita in evoluzione come la terra con terremoti o tsunami ferma la vita dei “nati”.L’assurdo , caro professore, è che l’universo che conosciamo nel suo splendore è una “schifezza senza vita”( anche se penso che l’uomo è destinato con la conoscenza a portare la vita ovunque)e noi che abitiamo un granello di polvere relativo e abbiamo il dono della vita facciamo di tutto per eliminarla!!!C’è un tema che mi piacerebbe dividere con qualche altro e riguarda il Santissimo che sul Sinai si definisce “Colui che è” il che vuol dire che come Spirito Vive un Infinito Presente; La Creazione? Un solo attimo spiritualmente infinito! L’Evoluzione? La conseguenza materiale (inizia e finisce cioè ha un Tempo)di quell’Atto spirituale. Ora entrerebbe in ballo il destino dell’uomo se è gia predefinito nella sua parte spirituale ma non mi addentro. La ringrazio e leggerò a breve il suo libro per quanto mi potrà insegnare. Mario A.
Cristina S. said
Anche io l’ho ascoltata all’infedele.
Trovo apprezzabile che lei si impegni cosi’ tanto per una improbabile conciliazione tra scienza e fede, per la nuova ‘filosofia della natura’..ma mi creda, le motivazioni che ha portato (quel discorsetto scolastico sulle 4 forze fondamentali della natura..) mi sono apparse abbastanza penose..
Lasci perdere, meglio un Dio tappabuchi che un Dio che va a ripetizioni di Scienza per passare l’esame di maturità..
Dio non ne ha bisogno, e la Scienza comunque andrà avanti da sola.
Noi però abbiamo bisogno di Dio (a volte) e della Scienza (sempre).
Come le hanno detto: “Lasci a Cesare quel che è di Cesare”
Se posso darle un consiglio, si preoccupi piuttosto di arginare la crescente crudeltà dell’ideologia di neocon e atei devoti, e farà del bene a tutti.
Critina S.
Giusi said
Scusa ma pregherei che tu Cristina S. parlassi per te.
Io ho bisogno di Dio (sempre) e della scienza (a volte)
Se vuoi ti spiego anche, credo nella vita eterna che Dio ci può dare e non la scienza, che anzi ci illude di poter vivere il più a lungo possibile, ma chi mi dice che senza l’ intervento della scienza non sarebbe stato possibile ugualmente?
Paola said
Ho seguìto ieri la puntata de “L’Infedele”, che mi ha colpito moltissimo per la qualità degli interventi.
Nonostante la “conosca” da qualche tempo, non ho ancora letto nulla dei suoi saggi. L’ho vista la prima volta un paio di anni fa – credo – alla trasmissione di Corrado Augias; penso si trattasse della presentazione di un suo libro, “Per amore”. Il suo intervento mi ha sùbito fatto intendere che mi trovavo molto vicina al suo “sentire la fede”.
Credo leggerò presto questo libro e anche il suo ultimo.
Vorrei riportare una citazione da “La strada di Tangeri”, di Tim Mackintosh Smith, islamista e narratore di viaggio inglese.
“… i metafisici e i fisici nucleari hanno più caratteristiche in comune di quanto si possa supporre: entrambi tirano, anche se in direzioni leggermente diverse, i nodi che tengono insieme l’universo, entrambi guardano al di là del mondo immediato della percezione sensoriale, a un mondo in cui la causa si può solo dedurre dall’effetto… un quark è invisibile quanto un angelo; entrambi affrontano polarità manichee: miracoli e magia nera, energia a buon mercato contro distruzione totale. Per i laici le teorie sottese a entrambi i modi di guardare al creato sono egualmente esoteriche, e credere nell’una o nell’altra richiede fede”
bruno cimpanelli said
Caro Vito,
l’ho ascoltata all’infedele, dopo aver apprezzato il suo libro soprattutto per le angolature e le aperture precise che ne pervadono il percorso.
Dal dibattito televisivo, invece, nasce l’impressione che dia grande soddisfazione a tutti trovare urgenti certezze (infondate) di qua e di là, per rimuovere le semplici ma scomode certezze richieste dall’amore(agape?) per il nostro prossimo, soprattutto quando è più debole e più ferito.
Allora si insegue il dogma di certa teologia, per intenderci quella più dottrinale e/o indottrinata, oppure dall’altro lato sì fa opera di presunto raziocinio e di presunta realtà riaccodandosi al positivismo della cosiddetta scienza.
Se è chiaro che il pensiero del catechismo della chiesa risulta ormai largamente inutilizzabile per creare nuova o più convinta adesione alla fede, è invece stupefacente sentire parlare della scienza ancora nei termini vittoriosi e onnipotenti che si percepivano apertamente nel dibattito da Lerner, mistificati ovviamente con gli indispensabili atteggiamenti di correttezza e disponibilità.
Dobbiamo elencare quali sono le certezze che ci derivano dalla scienza? Non nel merito dell’anima o dell’al di là, ma anche solo per credere che possa esistere un sistema coerente di pensiero almeno scientifico? Potrei ricordare Kurt Goedel, oppure la continua teorizzazione di nuove particelle subatomiche in attesa di quella risolutiva, oppure la ancora mancata unificazione delle equazioni dei campi di forze, ecc. ecc. Un ultimo esempio, quello che affermò nel 2001 al New York Times Bruce H. Margon, astronomo all’Università di Washington: “È una situazione alquanto imbarazzante dover ammettere che non riusciamo a trovare il 90 per cento [della materia] dell’Universo”, riferendosi alla necessità di teorizzare la materia oscura.
Fallito Hilbert, dopo Goedel e Turing, spopolano i probabilisti, i seguaci del dio caso, che ha nella negazione della ragione la sua stessa possibilità di affermarsi.
E infatti gli storici della scienza, basta leggere qualcosa del prof. Bellone, sanno che dagli anni trenta la scienza ha smesso di pensare all’universale per affrontare ambiti più ristretti: cioè se non proprio crudo pragmatismo, certo poco più che tecnologia.
E allora un pò mi stupisce che lei senta il bisogno di mediare tra due posizioni (vetero dottrinale e scientista) per trovare un accordo.
Mi bastava essermi chiarito molte idee con ciò che nel suo libro così limpidamente emerge, anche se l’impianto può non essere millimetricamente logico, ma pieno di ragionevolezza, quella sì, o di ragione tout-court, nel senso kantiano.
Cordialità
Giancarlo Antinori said
Per me la religione (o la fede in una religione)finisce la’ dove la ragione finisce, e la fede e’ necessaria perche’ non ci rassegniamo alla nostra mortalita’. Siamo invece, o forse, solo figli di una energia che si fa materia. E= MC 2 , leggetelo alla rovescia, la materia e’ energia concentrata. Meglio un momndo generato da una energia senza morale. che un mondo creato in cui la vita e la natura sono un continuum dove ogni specie toglie la vita all’ altra – Terribile e’ un Dio che ha scritto la legge della catena alimentare : Nulla di piu’ normale in questo mondo, e nulla di piu’ orribile.
La vita nell’ universo e’ una competizione per la sopravvivenza e il predominio fra i diversi DNA.. Competizione fra uomini, animali o piante o batteri giu’ fino ai virus, tutti vivono conquistando frammenti di amminoacidi gia’ organizzati. Ogni DNA, ogni uovo trasmette se stesso mangiando gli altri ancorche’ vivi , come fanno i mammiferi o i pesci o i virus su di noi ed attraverso di noi. Terribile sarebbe un Dio che abbia scritto la regola feroce di un mondo senza scampo : uccidi per non morire , anche se meraviglioso e’ il suo creato. Meglio una energia senza morale.
Giancarlo Antinori said
L’ uomo si affida ad un atto di fede, in un profeta, in un Dio, in un mistero purche’ diano un senso al suo essere nel cosmo. dato che la scienza non potra’ mai dare una rsiposta ultima. Ogni religione comincia cosi’ la’ dove la ragione finisce. Ma non e’ orribile un mondo creato dove la vita e la natura sono un continuum dove ogni specie toglie la vita all’ altra ?. Terribile e’ un Dio che abbia scritto le regole feroci di un mondo senza scampo : uccidi per non morire , anche se il mondo che ha creato e’ meraviglioso. La catena alimentare : Nulla di piu’ normale in questo mondo, e nulla di piu’ orribile di un mondo creato dove tutti vivono conquistando frammenti di amminoacidi gia’ organizzati. .
E se la soluzione sia semplicemente che anche noi uomini siamo invece generati da E= mc2. e non “creati”? Non e’ forse meglio essere solo energia amorale che prorompe in materia che non creati da un Dio attraverso una competizione continua per la sopravvivenza fra i diversi DNA ?. Ogni DNA, ogni uovo trasmette se stesso mangiando gli altri ancorche’ vivi , come fanno i mammiferi o i pesci o i virus su di noi ed attraverso di noi. Terribile e’ un Dio che abbia scritto una regola senza scampo : uccidi per non morire .
Inchiniamoci di fronte al messaggio d’ amore di Cristo, ed alla sua croce, ma neanche lui ha potuto modificare quelle regole.
paolo dova said
da: Gad Lerner “In cerca dell’anima” Post 128
Anima scientifica vs. anima religiosa
La ragione di Mancuso e quella di Ratzinger
Lombardi Vallauri presentando il suo “Nera Luce” definì la scienza ‘balcone sull’infinito’. In forza di una così profonda oscurità ci si domanda quale scienza possa vantare pretese conoscitive infinite e quale ragionevole Logos ne possa rappresentare la traduzione legittima. La razionalità scientifica con tutti i suoi strumenti descrive e costruisce un mondo, senza che questo possa esaurire tutto il possibile, dunque la scienza deve sempre inchinarsi di fronte al mistero che la trascende ed essere aperta ad ogni ulteriore acquisizione. Al contempo ogni versione troppo umana del mistero, ogni possibile chiusura dentro una determinata religio, ne pretende la illecita ‘paternità’. In questo senso, nel suo intervento a “Ottoemezzo”, bene ha fatto Scalfari a precisare che nel Dio al quale Ferrara s’ispira si dà dissoluzione e completa perdita di qualunque identità, risultando pertanto il Logos ‘divino’ di Ferrara, così come quello di qualunque altra ‘scuola’, assolutamente estraneo a qualsiasi presunta ragione. Ricorda ancora Scalfari che la ragione è strettamente correlata proprio alla simbolica figura dell’’albero della conoscenza’ che, come tale, è da considerarsi ‘frutto del male’. Il Logos dunque, anche quello che si vuole cristiano, sta dalla parte della ‘follia’, non da quella della ragione e ciò vale dal Buddhismo ai greci fino alla immagine simbolica di Cristo con la quale viene crocifissa ogni scienza ed ogni ragione in nome dell’assurdo che le trascende. Se dunque una chiesa vuole detenere il senso di Dio, deve dissociarne la ragione da quella del mondo, matematica o meno che sia. Anche se la struttura dominante di questo mondo si mostra matematicamente descrivibile e gestibile, ciò non significa che la sola scienza legittima debba fondarsi sulla matematica, fatto salvo che, anche da essa, si traggano tutte le irrazionali somme; invero essendo stati e continuando ad essere fin troppo ragionati tutti i mostri prodotti dalla storia umana. A carte scoperte cerchiamo dunque di capire quale sia la versione più appetibile del contesissimo ‘Padre’, senza lasciarne la sapiente difesa d’ufficio ai soli matematici professori.
Giuseppe Palma said
Interessante -L’anima e il suo destino- che sto leggendo e rileggendo.D’accordo su molte esposizioni.Su altre non mi permetto ne sono in grado di obiettare. Solo la Fede che è una grazia può intuire.La lettura del Suo testo richiede grande attenzione e uno sforzo mentale che ne fa un bel esercizio mentale.E’ naturalmente scattato in me il desiderio di approfondire alcuni argomenti fondamentali, il più importante: la risurrezione della carne,cieli nuovi e terre nuove.Spiace di non aver trovato niente o quasi sul Vangelo e sulla figura Gesù Cristo,niente sulle apparizioni della Madonna.Non sorrida, ma a Lourdes ,Fatima e Medjugorie, la Santa Vergine a parlato e parla.Le parole della Madonna sono fondamentali per accrescere ed affermare la fede di moltissimi Cristiani e mia.Lei ha trascurato questo fatto perchè troppo semplice adatto al popolino con poca voglia di pensare?
Con stima
Fabio Atzori said
Gentile Professor Mancuso ,
ho seguito con attenzione il dibattito televisivo di qualche settimana fa sull’emittente televisiva ‘La Sette’ (”Ma tu ce l’hai l’anima ?”) e ho trovato elementi di confronto con un recente articolo sull’Avvenire a firma di Francesco Grianti , che sicuramente avrà letto. La polemica sembra incentrata sulla tesi di Brian Everitt ( Le leggi del Caso ) che avrebbe condiviso, nell’introduzione al suo libro, il parallelismo fra il Verbo di S.Giovanni e il ‘Caso’ ( di cui si parla nel romanzo di Rhinehart “L’uomo dei dadi “).
La posizione del Grianti , affine a molti pareri apparsi sul suo blog , sembra allinearsi a quella schiera di creazionisti ‘illuminati’ che partono da una contrapposizione pregiudiziale alle acquisizioni ‘quantistiche’ e a tutti quegli Autori che ne hanno sposato i presupposti teorici.
Per questi critici, sempre molto presenti sul proscenio mediatico, prestigiosi riconoscimenti, premi Nobel, titoli ad honorem non conteranno nulla: “spocchia accademica” – penseranno -. Ma che dire del consenso ricevuto dagli ambienti più vicini al cattolicesimo tradizionalista?
Probabilmente viene ignorato quanto la cultura stalinista e marxista fosse avversa a scienziati del calibro di Heisenberg, Bohr, Schrödinger, Dirac e in che modo li ha contestati , salvo poi ritornare sui propri passi (Fock e l’accordo di Copenaghen) quando la tecnologia, derivata dalle loro scoperte, si stava preparando ad invadere il mondo occidentalizzato.
Fra siti, giornali e televisione
La pubblicazione dell’articolo sull’ Avvenire di sabato 23 febbraio, non è un caso isolato. Mi sono oramai arciconvinto che questa polemica pseudocreazionista venga portata avanti da una schiera di letterati foraggiati da pareri, recensioni o riassunti sommari di testi, anche complessi, quali: La Nuova Alleanza, Tra il tempo e L’eternità 1*(Ylia Prigogine), senza rendersi conto della sottile trasposizione ideologica che generalmente le opere scientifiche veicolano .
Anche il fisico W. Heisenberg è stato fatto oggetto di queste ‘turpi’ attenzioni . In un interminabile articolo sul sito “Scienza e conoscenza”, Fabio Marchesi si sofferma sul fiore all’occhiello dello scienziato tedesco, il cosiddetto “Principio di indeterminazione”. Esporremo più avanti ciò che, molto intuitivamente, questo principio ha permesso di scoprire (sul piano pratico non filosofico, come qualcuno vuol far credere) e vedremo che la sua interpretazione non lascia spazio alle sterili speculazioni dell’ ideologia. Si può affermare infatti, con molta semplicità, che grazie al “principio di indeterminazione dell’elettrone” lo studio dei fenomeni viventi ha potuto reclamare ed ottenere una dignità propria, finalmente libera dalle ‘inadempienze’ della fisica meccanicista (classica), ancora ferma alla cellula macchina cartesiana e decisamente non funzionale alle esigenze conoscitive dell’Umanità del nuovo millennio. Altro che onnipotenza !
In alcuni fondamentali settori della Ricerca medica relativi allo studio del movimento, ad esempio, così come nell’ambito degli studi sociali, la diatriba è ben lontana dal risolversi e i cattedratici faticano nel trovare una prospettiva condivisibile. Tuttavia, grazie alle scoperte sui quanti ed alla Rivoluzione scientifica che ne è seguita, si sono potuti ridisegnare i limiti del range di competenza di una ‘certa’ accademia positivista e della sua ’scienza onnipotente’ che, fino a quel momento, aveva preteso di svincolarsi da ogni ragionevole criterio morale. ( – continua)
Ho ritenuto opportuno soffermarmi a lungo su questa premessa , nella convinzione di stimolare la Sua attenzione e quella di alcuni recenti frequentatori del sito, in particolare di Giovanna del 14 Gennaio 2008, Mario Pasetti del 21 Febbraio, Bruno Cimpanelli del 21 Febbraio, Paolo Dova del 25 Febbraio
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visioni complementari dello stesso Universo.
Saluti sinceri fabio Atzori
aldo cappai said
Dopo aver sentito durante queste festività pasquali le trasmissioni di radio tre “Damasco” ed aver letto nell’Espresso i commenti della “Civiltà Cattolica” e dell’Osservatore Romano su
“L’anima e il suo destino” ( che non ho ancora letto), ho ripensato al contenuto degli auguri fatti per la Pasqua del 2005 che, riprendendo Agostino d’Ippona, così recitavano:
” Talis est quisque qualis eius dilectio est.
Terram diligis? Terra eris.
Deum diligis? Quid dicam? Deus eris?
Non audio dicere ex me;
scripturam audiamus: Ego dixi: dii estis et filii Altissimi omnes.( Sal 81,6) ( in Io. Ep.tr.2,14).
Ergo gratulemur et agamus gratias, non solumnos cristianos factos esse, sed Christum.”
” Ognuno è tale e quale il suo amore.
Ami la terra? Sarai terra.
Ami Dio? Che dirò? Sarai Dio?
Non oso dirlo, ma ascoltiamo la Scrittua che dice: Io ho detto: Siete dèi e figli dell’Altissimo.
Rallegriamoci dunque e rendiamo grazie a Dio: noi non siamo stati fatti solo cristiani, ma siamo divenuti Cristo.” (in Io. Ev.tr.21,8)
Agostinus Hipponensis
Aldo Cappai
Pasqua 2008 AD
aldo cappai said
Errata Corrige
Forse l’Espresso non riportava le critiche dell’Osservatore Romano, bensì quelle dell’Avvenire.
Chiedo venia.
Aldo Cappai
Luigi Michon said
Leggo su l’anima e il suo destino che la natura ha in se ordine e relazione. più in generale si può forse dire che tende a realizzare un progetto che noi non conosciamo. Una cosa che rende perplessi è che in questo modo di essere come dice il prof Zichichi retto dalle leggi dell’elettromagnetismo vige la legge perversa che per sopravvivere occorre uccidere, e da questo Gesù Cristo ha preso le distanze dicendo: io non sono il principo di questo mondo. Cosa si può dire su questo?
enzo orti said
sono affascinato da una ipotesi di ricerca bellezza-bellezza nel nascondimento.Cerco e qualche volta trovo..insieme a dei giovani artisti delle emozioni.Lei potrebbe aiutarmi molto , aiutarci molto per qualificare il nostro ‘esodo’artistico .E’possibile incontrarla?
enzo orti said
spero prima dell’estate
Giorgio Primiceri said
“L’anima e i suo destino”: auguro all’umanità la costante presenza di menti illuminate/illuminanti pari a quella dell’autore.
Faith said
Mi complimento con lei per il suo lavoro…lo apprezzo tanto e le sto facendo molta pubblicità! I suoi libri mi interessano molto…
Se mi è concesso avevo la curiosità di sapere quale liceo ha frequentato e magari quali erano le sue discipline preferite…
La ringrazio anticipatamente e la saluto cordialmente
Ugo Armoni said
Ho letto il Suo volume “L’anima e il suo destino”. Mi complimento
con Lei,Professore, per aver scritto un testo intelligente, razio-
nale e che punta alla ricerca della verità. La ringrazio.
Poichè sono musicista da tanti anni, ho sempre pensato che la
musica sia la più alta manifestazione spirituale e leggo con grande soddisfazione quanto Lei asserisce nelle pagine conclusi-
ve del Suo volume:”…Tra queste creazioni la più alta è la musica, il prodotto più puro della mente e dell’anima. Nella grande musica si percepisce la voce dello spirito….”
Cordiali e sinceri saluti.
Ugo Armoni – Genova
Azzurra said
Gentile professore, sto leggendo “L’anima e il suo destino”. Lo trovo avvincente. L’unica cosa che non mi convince è lo scarso ruolo che Lei attribuisce alla fantasia umana. Secondo me, ha liquidato troppo in fretta la domanda dei suoi bambini, sull’eventualità che l’eternità sia una noia mortale. Credo che la fantasia di tutti noi dovrebbe essere solleticata da questa domanda, per trovare risposte originali, più o meno ortodosse, ma personali. In quest’ottica, la battuta sui tortellini trova il suo senso. Come Lei insegne, l’eternità è una dimensione che possiamo percepire solo per negazioni: senza tempo nè spazio. O forse con tipi diversi di tempo e spazio. Insomma, bisogna che ognuno di noi mediti su cosa fare della propria eventuale eternità. Forse è proprio questo il compito di ciascuno di noi in questo mondo: trovare un’idea che ci spinga a desiderare l’eternità, senza esserne troppo terrorizzati. Per Lei è diventare una nota, per qualcuno mangiare i tortellini. Nessuno può dire cosa sia più esatto. E la logica serve a poco in questo ambito, secondo me. Molto meglio dare spazio alla fantasia di ciascuno. Un’ultima cosa sulla resurrezione della carne. In fin dei conti Gesù è resuscitato con un corpo “spiritualizzato”, che entrava nel cenacolo a porte chiuse, perchè noi non dovremmo farlo? Il paradiso avrà una dimensione senza i concetti di spazio e tempo che ci sono propri. Ma nel Vangelo si parla di avvenimenti che scardinano le dimensioni spazio-temporali cui siamo abituati. Mi scusi per averLa annoiata e grazie per il Suo bel libro (che però non ho ancora finito…), cordialmente,
A.P.
Luigi Mochi Sismondi said
Gentile Prof. Mancuso,
sono giunto al suo libro “L’anima e il suo destino” dopo averla sentita alla radio (Damasco) parlare in cinque puntate degli autori che più amo anch’io, specialmente, da autodidatta di teologia e scienza quelli “più facili” cioè Hillesum, Weil e Bonhoeffer veri compagni della mia vita.(Resistenza e resa è sul mio comodino da vent’anni)
Allora, leggendo il suo libro la senzazione che ho è quella di essere a casa: con gioia capisco quello che vuole dire, con gioia ritrovo, dette da un teologo e uno scrittore chiaro e capace, le intuizioni che da tanto tempo attendevano nella mia mente di prendere forma copleta.
Grazie.
L.M.S.
P.S. Siamo un piccolo gruppo di riflessiione ecclesisle e teologica che si chiama “La Tenda” (www.latenda.info)se avrà il tempo di dare uno sguardo al nostro lavoro sarei contento di una sua opinione.
marco bellisario said
Gent.mo professore, ho ascoltato in auto una parte della catechesi di P. Raniero Cantalamessa al meeting di Rinnovamento nello Spirito e sono sobbalzato quando ha citato un passo del Vangelo? di ? nel quale Gesù metteva in guardia dalla parola infondata in greco anergon. La Parola rimanda all’energia?
Vorrei un suo commento.
Saluti
salvatore said
Leggo il commento di “Azzurra says”. Io aspetto il tempo eterno che scorre ma che mi fa vivere sempre nel presente, non invecchia. Spero di meritarmelo, che la grazia del Signore mi tocchi! In questa vita desidero e riesco a immaginare infinite cose che i limiti terreni mi rendono impossibili. E’ il dramma dell’uomo che a differenza degli animali anche chiuso in gabbia può concepire la libertà e l’infinita bellezza senza poterne godere. Sulla terra ciò è gioia e dolore, nell’eterno ci sarà tempo e spazio per goderne.
Vincenza Porcu said
gent.mo professor Mancuso
Ho letto “L’Anima e il suo destino”, pur non avendo la necessaria cultura filosofica per poterne apprezzare in pieno il contenuto, ho potuto seguire con attenzione crescente il suo pensiero,ed ho ritrovato argomenti che da sempre mi pongono domande. La ringrazio per avermi fornito delle possibili accettabili risposte.
Gino said
Gentile professore,
recentemente lei ha scritto sul Corriere della Sera:
“Tutte le argomentazioni elaborate dalla teologia lungo i secoli per motivare la fede (grazia divina, obbedienza a Dio che si rivela e alla Chiesa che ne annuncia la rivelazione) non sono altro che tentativi indiretti di fondare l’unico, perenne, a mio avviso indistruttibile motivo che, da sempre, è alla base dello sguardo che dalla terra si rivolge al cielo, e che consiste precisamente nell’amore per la vita e per gli uomini in essa”.
Sto leggendo in questi giorni la parte quinta dell’Etica di Spinoza e sono stato profondamente colpito dal concetto di “amore intellettuale di Dio”.
Volevo sapere se il suo “amore per la vita e per gli uomini in essa” ha qualche somiglianza con l’amore intellettuale di Dio di Spinoza quando scrive “l’Amore di Dio verso gli uomini e l’Amore intellettuale della Mente verso Dio sono una sola e medesima cosa”.
Sono affascinato dall’armonia cosmica che si intuisce leggendo che: “l’Amore intellettuale della Mente verso Dio è una parte dell’infinito Amore con cui Dio ama se stesso”.
Grazie per un suo commento e cordiali saluti.
Gino
PS Non sono un esperto di filosofia. Cerco solo, con fatica, da autodidatta, di capire la Vita e il nostro posto in essa.
Antonio DI GIORGIO said
Gentile Mancuso,
spero che leggerà, perché mi par di capire che questi siano MONOLOGHI e non DIALOGHI fra TEOLOGO e LAICI in cerca di risposte.
Da teologo le rispondo che i suoi testi sono più vicini all’ ANGELO della SCUOLA che non a una nuova visione del cristianesimo. Lei da ex seminarista rimane tale nell’osso, cioè non fa suo quell’atto di coraggio che è proprio del teologo che riforma, o rifonda. Ho letto i suoi testi, non li ho trovati affatto innovativi; ha finito per esser più scolastico e gesuita di quello che lei, giustamente da cattolico è. Temo che la conciliazione fra Dio-Adam-Creato non possa risolversi per un panismo in cui si è tutti salvi. Cristo fu chiaro sulla salvezza, di là poi dalle intenzioni che il lessico della koiné dà nel NT (non scomodiamo né i Padri né i Dottori e i Santi della Chiesa). Dalla dialettica dell’ANGELO della Scuola al dialogico buberiano? Sì, ovvio. In fondo es 3:14 è proprio un dialogo, in fondo i cap XIV – XVI di Gv s’inseriscono nei discorsi dell’addio, del commiato, del dialogo fra Cristo e chi gli è accanto.
Grazie d’avermi letto, ovunque Lei sia e non sia, per dirla alla Russell.
Antonio di Giorgio
Gino said
Commento alla lettera di Bruno Cimpanelli del 12 febbraio 2008
Caro Bruno,
Quando scrivi nel tuo commento che “gli storici della scienza sanno che dagli anni trenta la scienza ha smesso di pensare all’universale per affrontare ambiti più ristretti” mi viene in mente Stephen Hawking quando, riferendosi agli storici e ai filosofi della scienza, dice: “… essi stanno ancora discutendo di teorie scientifiche dei primi anni di questo secolo, come la teoria della relatività e la meccanica quantistica e hanno perso i contatti con l’attuale frontiera della fisica.”
Non sono un esperto, ma credo che teorie come quella del big bang, dei buchi neri, delle superstringhe, della gravità quantistica siano oggetto della ricerca scientifica dei giorni nostri. Forse mi sbaglio, ma ritengo che pensare queste teorie significhi ‘pensare all’universale’.
Per attaccare le posizioni scientiste fai rilevare la mancanza “di un sistema coerente (dottrinale?) di pensiero scientifico”. E’ vero, la ricerca scientifica, quella di ieri e quella di oggi, non si basa su un corpo dottrinale definito una volta per sempre. Le teorie scientifiche non sono dogmi, hanno sempre il marchio della provvisorietà: ogni teoria, anche quella più consolidata, viene continuamente verificata e messa alla prova per venire prontamente abbandonata quando dovesse essere falsificata. Ma questo, lungi dall’essere uno svantaggio, è il presupposto del successo del metodo scientifico.
Ma mi sembra però di capire che il punto centrale del tuo commento a Vito Mancuso sia un altro. Il tuo cruccio fondamentale è che si cerchi di mediare fra teologia e scienza e che si cerchi, in fondo, di “riaccodarsi al positivismo della cosiddetta scienza”. Sono d’accordo con te: non c’è alcuna possibilità di mediazione fra teologia e scienza. Ma è la teologia a dover fare necessariamente i conti con la scienza non fosse altro perché il progresso scientifico toglie, poco a poco, spazio vitale al Dio trascendente. Dio trova la sua dimora nelle lacune della conoscenza scientifica. Quando poi la ricerca scientifica riesce a colmare una di queste lacune, Dio ne è necessariamente sloggiato per essere relegato nelle restanti lacune.
Un esempio? La moderna cosmologia ha sloggiato Dio dalla quella che era stata la sua dimora per millenni, il Cielo oltre l’ottava sfera. Certo oggi è facile dire che la moderna cosmologia non ha intaccato il concetto del Dio trascendete che risiede oltre il mondo, ma, a pensarci bene, senza la scienza saremmo ancora oggi convinti della giustezza del modello geocentrico, con la terra al centro dell’universo, il sole ed i pianeti che girano intorno alla terra e il Cielo con il trono di Dio e relativi santi, angeli e arcangeli opportunamente collocato oltre l’ottava sfera.
Senza la scienza, chi ci avrebbe mai svelato la meraviglia e la grandiosità dell’universo anche se solo al 10%, visto, che come tu giustamente fai rilevare, il 90% della materia dell’universo non è stata ancora trovata? Forse qualche Papa ci avrebbe, prima o poi, illustrato lo splendore dell’universo con i sui miliardi di galassie, con stelle che muoiono e nuove stelle che nascono, i buchi neri, l’universo che si espande, lo spazio-tempo che si incurva, in una bella enciclica chiamata ‘Gloria mundi’?
Sloggiato da Copernico e Galileo dal Cielo oltre l’ottava sfera, ora la Chiesa sembra aver trovato, nella singolarità del big bang, un’altra lacuna dove collocare opportunamente Dio. Papa Giovanni Paolo II, ricevendo in Vaticano nel 1981 un gruppo di scienziati, ebbe a dire che era giusto indagare l’evoluzione dell’universo dopo il big bang ma che gli scienziati avrebbe dovuto lasciar fuori dall’indagine scientifica il momento stesso del big bang perché quello era il momento della Creazione e quindi opera di Dio. Il fatto è che le equazioni della relatività di Einstein, che mettono la curvatura dello spazio-tempo in relazione con la distribuzione di massa ed energia, non possono essere applicate alla singolarità del big bang. Il Papa quindi poteva permettersi impunemente di colmare la lacuna della scienza con la presenza di Dio.
Secondo me il Papa è stato però avventato in quella occasione: mentre diceva queste parole, Stephen Hawking, presente all’incontro con il Papa, aveva già in mente un modello teorico del big bang dove lo spazio-tempo non ha un inizio, semplicemente è. Le implicazioni di questa teoria erano del tutto chiare a S.H. quando scrisse: “So long as the universe had a beginning, we could suppose it had a Creator. But if the universe is really self-contained, having no boundary or edge, it would have neither beginning nor end: it would simply be. What place, then, for a Creator?”. Con umorismo inglese S.H. aggiunge di essere stato felice che il Papa non fosse a conoscenza di questa sua nuova teoria perchè “I had no desire to share the fate of Galileo”.
Se la teoria di S.H. dovesse essere confermata, Dio sarebbe costretto a sloggiare anche dalla lacuna della singolarità del big bang. Per fortuna della Chiesa siamo ancora molto lontani da una tale eventualità. Come tu dici, non si può parlare, ai giorni nostri, di scienza “nei termini vittoriosi e onnipotenti”: siamo ben lungi dalla formulazione di una teoria unificata del tutto. Ma diamo tempo al tempo.
Per concludere devo dire che ritengo peculiare il tuo modo di argomentare per dimostrare l’inadeguatezza della scienza. Cominci con una domanda: “Dobbiamo elencare quali sono le certezze che ci derivano dalla scienza?” per passare poi ad elencare i fallimenti (mancati successi?) della ricerca scientifica. E’ come dire “Vogliamo elencare le cose buone fatte dalla Chiesa nel corso dei secoli?” e poi dire che la Chiesa ha costruito splendide cattedrali … rubando i soldi alla povera gente ignorante con la più grande truffa nella storia dell’umanità, quella delle indulgenze; che ha bruciato ogni voce dissenziente sui roghi dell’inquisizione, che ha convertito con la forza e la violenza le genti del nuovo mondo; che ha sempre cercato di ostacolare la ricerca scientifica e la conoscenza in generale; che ha bruciato come streghe centinaia di migliaia di povere donne …
Secondo me, dando un giudizio complessivo della scienza basandoti solo sugli aspetti negativi, tu commetti l’errore logico conosciuto come “hasty generalization”.
Vogliamo mettere sull’altro piatto della bilancia quali sono le certezze che ci derivano dalla scienza? Io ne avrei parecchie da mettere… mi limito ad indicarne una molto terra, terra: sono certo, grazie al GPS, di trovarmi in un punto preciso della superficie terrestre con la probabilità di errore di 1 metro. Dirai che il GPS è solo tecnologia. Vero, ma è una tecnologia che applica svariate teorie scientifiche non ultima quella della relatività di Einstein. Sapresti tu dirmi quali certezze che ci derivano dalla teologia?
Sentendomi a te vicino nell’Amore cosmico che tutti ci unisce, cordialmente
Luigi Di Bianco
Aroni Alberto said
a Giancarlo Antinori
mi meraviglio del suo ragionamento sull’energia senza morale che avrebbe genetato il mondo, possibile che non si sia chiesto da dove deriva questa famosa energia dato che dal nulla non può per definizione venire niente? L’energia deve per necessità essere generata da qualcosa che per i credenti viene da un essere chiamato Dio che è pura energia.
Per il resto non sò spiegare.
Francesco Conoscente said
Ho letto con attenzione ed interesse il tuo libro ” L’anima e il suo destino” e mi ha trovato pienamente d’accordo. Certo, la tua visione è “eterodossa” rispetto a quanto affermato dal Magistero,ma è un tentativo molto ben riuscito di proporre la fede cristiana all’uomo del 21°secolo; si sa che la Chiesa,anzichè essere all’avanguuardia,come nei primi due secoli, ha dei tempi lunghissimi nell’aggiornamento; certo è che o si deciderà a proporre i temi della salvezza in termini comprensibili all’evoluzione del pensiero umano, sganciandosi da presupposti filosofici superati, oppure sarà destinata a finire nell’archivio storico, ma la Fede, però continuerà, magari con un’altra sovrastruttura;Però non si può disperare: il Concilio Vaticano II è stata una novità che nessuno si aspettava, e quindi, abbiamo fiducia nello Spirito, che soffia dove vuole. Certo è che, un tempo, a quelli come te era destinato un bel rogo, come Giordano Bruno (ma non ti inorgoglire troppo, non volevo paragonarti a lui!!). E’ stato molto bello leggerti. Francesco
antonio bruno said
Carissimo prof. Mancuso,
solo dopo aver scritto le mie parole “Professor Mancuso, io ritengo assolutamente infondata la sua preoccupazione” su http://www.ilfoglio.it/hydepark che sicuramente le saranno risultate ingenue e rozze, mi sono preoccupato di capire a chi avessi scritto. Ho scoperto che Lei è un Teologo, e che Teologo! Poi dopo aver letto qualcosa disponibile nella rete, ho deciso di acquistare il suo ultimo libro “L’Anima e il suo destino”. Quando ho letto nei ringraziamenti che lei auspica commenti indirizzati a vitomancuso@alice.it e dopo aver cominciato a leggere le prime pagine ho sentito subito l’urgenza di comunicarle ciò che penso.
Cominciamo con il “Mondo”, su come lo definisce a pag. 3. Unico Mondo è quello fisico, peraltro ancora non totalmente scoperto. Per quanto riguarda l’affermazione di John Searle che lei condivide non tiene conto di tutto quello che deriva dalla percezione che è dipendente dai nostri 5 sensi e soprattutto dalla nostra esperienza che utilizzando la generalizzazione (è solo uno degli esempi) comporta che la stessa realtà possa essere percepita in maniera diversa. Il cammino di purificazione, o di ascesi o di consapevolezza permette di avere via, via sempre meno interferenze nella percezione che consentono di accedere alla realtà.
Questo cammino è stato intrapreso e continua a essere intrapreso da chi desideri raggiungere quello che gli psicologi definiscono consapevolezza.
Quindi c’è un solo mondo solo per chi è consapevole! Più precisamente esiste un solo mondo solo quando siamo in uno stato di consapevolezza ( tale situazione è dinamica ovvero c’è e non c’è consapevolezza, ovvero a volte siamo consapevoli e a volte non lo siamo).
Inoltre la realtà essendo il creato che è l’immagine del creatore ti consente di accedere al Creatore e quindi di gustarne la comunione.
Tutto questo provvede a centrare l’argomento perché se tutto è stato creato da Dio, quando discorriamo del creato, quindi anche del mondo fisico, se siamo consapevoli stiamo discorrendo di Dio. Quindi che cos’è la Teologia? E’ tutto ciò che risulta la spiegazione del creato! Tutto è Teologia poiché tutto è stato creato da Dio.
A cosa serve la Teologia? Ad accedere a questa verità, ovvero ad eccedere alla realtà.
Poi ho letto le pagine 3, 4 e 5 e devo subito dire che Lei descrive l’effetto come la causa. Mi spiego meglio Lei dice che la paura della morte, che brevemente viene definita PAURA, è ciò che ci fa accedere al SACRO. L’affermazione è corretta ma non esaustiva. La paura della morte è un meccanismo che è indispensabile e assicura la sopravvivenza. Nella giungla se arriva una tigre che mi può sbranare la paura di morire mi motiva a fuggire e mi salva da morte certa. Ma ciò che motiva il sacro non è la paura di essere sbranato dalla tigre, ma la paura i essere ucciso e uccidere propria dei meccanismi mimetici di rivalità violenta della costruzione antropologica artificiale denominata “Mondo” o società umana. Il Sacro è stato necessario per impedire che la società in preda alla febbre contagiosa della violenza mimetica arrivasse alla distruzione. Tutto questo è stato spiegato dal già citato antropologo Renè Girard (io l’avevo citato nel mio povero commento al suo articolo su il Foglio).
Lei a pagina 5 sostiene che “la morte costituisce la sorgente di tutti i discorsi religiosi” ma tale affermazione è incompleta poiché è la rivalità mimetica violenta che può generare l’estinzione di una società che costituisce la sorgente del sacro.
Lei continua a disquisire della morte così come lei la definisce arrivando a una conclusione corretta dal mio punto di vista che è quella di pag. 7 “chi ha paura della morte, ha pura della vita” ma questa conclusione non scaturisce dal suo ragionamento poiché lei afferma che vi sarebbe una mancanza del senso e di capacità di vedere il senso della morte nella società in cui viviamo, io invece affermo senza paura di essere smentito che la nostra società, così come quella della fondazione del mondo tratta il morto come un estraneo, come qualcosa da rimuovere immediatamente come se il resto dei vivi sia estraneo a questo evento che non li riguarda. Noi viviamo così come vivevano alla fondazione del mondo considerando “il morto” come qualcosa di estraneo, che non ci riguarda poiché viviamo come se fossimo nella vita eterna e che la stessa ci viene garantita dai meccanismi della costruzione antropologica artificiale che attraverso l’accumulazione dei beni materiali ci illude di aver ottenuto il potere DELLA VITA ETERNA.
La paura di vivere è la paura di non accumulare beni materiali e che per questa mancanza, assenza, si possa morire. Quindi la follia è proprio nella allucinazione creata dal meccanismo della costruzione antropologica artificiale, che abbiamo dimenticato essere stata fondata al solo scopo di poter vivere più comodamente attraverso la divisione dei compiti, cioè attraverso la specializzazione che prevede il vivere insieme in società per poter ottenere beni e servizi.
Questa paura di non sapere cosa c’è dopo la morte di cui le tratta è solo una sua idea. Infatti mai nessuno ha avuto certezza o notizie su cosa sia la vita dopo la morte, chi ne scrive, chi scrive dell’ineffabile è colui il quale è consapevole e ha avuto accesso alla realtà che è la verità che è l’amore che è Gesù attraverso la GRAZIA.
E chi ha accesso all’amore vive bagliori di eterno qui ora e quindi sa cos’è l’eterno e non ha pura di morire.
Chi ha accesso alla realtà, che è la verità che è l’amore che è Gesù ha visto cosa c’è qui, ora che è l’eterno. E’ una esperienza e può capirla solo chi l’ha fatta ed è incomunicabile se non con allegorie e parabole come ha fatto Gesù, è l’ineffabile.
Spero di poter leggere più pagine senza sentire il bisogno di scriverLe, altrimenti la lettura di questo libro mi occuperà per troppo tempo, anche se è interessante quanto lei afferma.
Con la più viva cordialità
Antonio Bruno
Via Vittorio Emanuele III, n° 160
73016 San Cesario di Lecce
Carissimo prof. Mancuso,
ho continuato la lettura del suo libro e le pagine, 8,9,10,11,12,13 e 14 mi sono sembrate una bella sintesi di ciò che la fisica, ovvero per il mio e, prendo atto, anche suo convincimento, è la natura che in quanto creato è immagine di Dio, ovvero ci parla di Dio e accedendo alla realtà che non risulta percepibile dai nostri sensi, (lei non vede come me né elettroni né neutroni in movimento ma cose solide quando sa perfettamente che tutto è IL VUOTO QUASI ASSOLUTO e che tutto è energia. Energia = massa moltiplicato velocità della luce elevata al quadrato).
E se ciò che appare visibile è di fatto invisibile è possibile affermare che vi sia un mondo invisibile ai nostri sensi laddove c’è l’energia che è il tutto. Mi spiego meglio è nell’energia che c’è il materiale e lo spirituale, è tutto in questa unità che i FISICI TEORIZZANO COME CAMPO UNIFICATO DELLE FORZE.
Si è mai chiesto caro prof cosa spinga una pianta a riprodursi nonostante non possa sfuggire agli attacchi dei parassiti e dell’uomo?
Arrivano gli insetti e se la mangiano, arriva l’uomo e la sradica per nutrirsi o per costruirci qualcosa, ma la pianta continua a produrre semi, dai quali nasce un’altra pianta che produce ancora semi e li produce prendendo polline da altre piante. Perché? Cosa spinge a questo accanimento alla vita gli esseri viventi? Cosa rende assolutamente NATURALE la vita?
Se lo chieda caro il mio prof. Io me lo chiedo oramai da tempo avendo accesso all’osservazione di ciò che mi circonda e intravedendo in lande sconfinate solitari cipressi che continuano a vivere da decenni senza avere dubbi e senza manifestare alcun tipo di cedimento.
Lei lo chiama destino di vita. Certo che lo è! Ma sono curioso di vedere per quale ragione lei ritiene che un essere vivente abbia un destino di vita e non di morte.
Lei a pagina 9 sostiene che il suo tentativo è di condurre il discorso sulla “possibile continuazione della vita al di là della dimensione naturale”.
Poi come già detto si diffonde nella spiegazione di ciò che è secondo lei natura e inesorabilmente arriva a dire che la natura è ciò che studia la fisica. Ma se ciò è vero, (io come lei penso allo steso modo) allora la vita è tutto, la vita è il campo unificato e il campo unificato è senza spazio e senza tempo come la fisica quantistica ha iniziato a farci intravedere.
Albert Einstein ha esposto la «teoria del campo unificato» che, con una serie di equazioni fra loro collegate, espone le leggi fisiche governanti le due forze fondamentali dell’universo: gravitazione ed elettromagnetismo. I1 significato di questa teoria può essere apprezzato solo quando si pensi che virtualmente tutti i fenomeni della natura sono conseguenza di queste due forze primordiali.
Quindi tutto è conseguenza di gravitazione ed elettromagnetismo.
Quindi è in quel luogo che risiede tutto, e nel tutto c’è anche ciò che lei sostiene essere al di là della dimensione naturale, che non c’è, non c’è questo al di là poiché tutto è qui ora. Il Regno è qui, ora!
L’eterno presente.
Con la più viva cordialità
Antonio Bruno
antonio bruno said
Caro prof Mancuso vitomancuso@alice.it ,
la mia lettura del suo libro “l’anima e il suo destino” prosegue, sono arrivato a pagina 34.
Ho letto di Giordano Bruno, dell’inquisizione e della teologia italiana che continua a dire signorsì. Molto interessante, ma continuo a pensare che tutto ciò non ha nulla a che vedere con l’anima.
Ora mi spiego meglio.
Vede caro prof, io incontro spesso davanti ai semafori i fedeli dell’islam che vogliono lavarmi i vetri dell’auto, li incontro anche al mercato dove sono tutti presi nel vendere collanine o DVD e griffe provenienti esclusivamente dalla Cina, io con queste persone parlo e colgo un’affinità che non colgo con la maggior parte delle persone che appartengono alla nazione Italia e di cui io sono appunto connazionale.
Io colgo che al centro della discussione, tra me e il seguace dell’Islam c’è la consapevolezza che tutto quello che siamo viene da Dio, c’è la consapevolezza che tutto quanto ci circonda è di Dio, che non lo possediamo che ne possiamo fare uso senza farne abuso perché è di Dio.
Di questo io non sento parlare nel mio ufficio, dove si dice che tutto ciò che abbiamo è nostro e che è nostro anche quello che hanno gli altri che ce l’hanno sottratto. Oppure che quello che hanno gli altri non lo meritano e che per questo stesso motivo noi dobbiamo fare di tutto per sottrarglielo. Perché se avrò quella donna io sarò felice, se avrò quella macchina io sarò felice e se avrò quella carica di potere sarò felice.
Ora lei caro prof, mi dirà che tutto questo non ha nulla a che vedere con l’inquisizione, Giordano Bruno, le pagine della Bibbia che parlano di crani di neonati da frantumare con le pietre e di uccelli che devono cibarsi delle carni degli uomini.
E probabilmente lei ha ragione a vedere tali contraddizioni e a farle presenti alla gerarchia tutta presa a vivere all’interno dell’organizzazione antropologica artificiale chiamata Organizzazione Ecclesiale.
Probabilmente costoro trarranno giovamento da questo mettere in discussione, questa critica “alla Kant” e io sono certo che è così.
Ma a me che ho scoperto Gesù tutto questo mi intriga sul piano della curiosità ma non mi fa perdere di vista ciò che ha cambiato la mia vita, la scoperta fatta grazie a Gesù che ha cambiato la mia vita, perché grazie a Gesù ho scoperto che l’organizzazione antropologica artificiale chiamata “Società civile” con il meccanismo della rivalità mimetica genera violenza e che questa violenza nasce dall’illusione che la natura sia un qualche cosa di avverso, come le intemperie, che la natura sia nemica, da tenere alla larga, anche dalle città e che invece sia confortevole ciò che è artificiale e generato in maniera artificiale al solo scopo di rendere più confortevole la vita in questo mondo naturale e che il confort viene scambiato come vita eterna e per questo motivo si accumulano ricchezze in maniera così enorme che non sia avrà mai la possibilità di consumare non mettendole in comune ad esempio con l’islam.
Questo l’hanno scoperto anche gli islamici che vivono e lavorano in Italia. L’ha scoperto anche quello che viene a propormi orologi Rolex sulla spiaggia. L’ho scoperto addirittura io che sono un esempio vivente della mimesi rivalitaria.
Si è chiesto professore perché il 99% delle persone che frequento non l’ha scoperto? Io si! Mi sono persino chiesto in che cavolo di modo comunicargli questo.
Ma sono comunque interessato ai dogmi della Chiesa Cattolica Apostolica Romana di cui faccio parte come fedele, seguace, adepto, socio, uomo, o non so nemmeno io a che titolo.
Continuerò a leggere e volevo parteciparle i sentimenti che sono venuti fuori così come mi sono usciti, con semplicità e, spero con chiarezza.
Con la più viva cordialità
Antonio Bruno
antonio bruno said
Caro prof. Mancuso vitomancuso@alice.it ,
sono arrivato a pag. 49 del suo libro “L’anima e il suo destino. Lei scrive della struttura antropologica artificiale dei preti e vescovi illustrando l’evoluzione interna di questa struttura.
Si è vero la struttura ha avuto il potere di decidere molte cose in Italia ed è per questo motivo che c’è un così diffuso anticlericalismo nel nostro paese. Anche qui c’è una struttura antropologica artificiale che vede un ostacolo in un’altra struttura antropologica artificiale e che, per la conquista del potere, innesca una rivalità mimetica violenta che ha visto contrapposte persone a persone, che ancora oggi ha epigoni di questa lotta tutta mondana.
Ma questa è la stessa lotta tra strutture antropologiche artificiali chiamate USA e URSS nel secolo XX, è la stessa lotta tra strutture antropologiche artificiali chiamate Spagna e Inghilterra, Francia Napoleonica e Austria, Germania Nazista ecc. ecc. ovvero nulla di nuovo sotto il sole.
Le persone che hanno organizzato la struttura antropologica artificiale per una rivalità mimetica violenta innescata dal desiderio triangolare che prevede uno che ti indica cosa desiderare e che , allo stesso tempo, ti impedisce di usufruire dell’oggetto del desiderio vanno in conflitto per ottenere ciò che ritengono li farà felici.
Oggi, qui e ora sta accadendo tutto questo tra il 20% della popolazione mondiale che possiede l’80% della ricchezza mondiale di cui facciamo parte anche noi e l’80% della popolazione mondiale che possiede il 20% della ricchezza mondiale denominata III e IV Mondo. Oggi, qui e ora sta accadendo nella crisi del grano e dei cereali che ha messo in ginocchio queste popolazioni.
Poi lei nel suo libro continua scrivendo sulle realtà ultime, eschata, novissimi o escatologia. Ora mio caro prof. mi spieghi per piacere attraverso quali testimonianze che non derivino dal Vangelo i teologici si siano avventurati i questo territorio che mi risulta inesplorato. Le chiedo se vi sia mai stato chi ha riferito di questi novissimi. Lei dice che sono 4, ovvero Morte, giudizio, inferno e paradiso nel catechismo ma che poi potrebbero essere 5 o 6. Ancora, sempre nel suo libro riferisce di persone appartenenti alla struttura antropologica artificiale dei preti e vescovi che ritengono sia importante un ripensamento di questo da parte dei teologi, e che addirittura tali appartenenti alla struttura antropologica artificiale dei preti e vescovi rimproverino la mancanza di una sia pur minima elaborazione dei teologici intorno a questo tema.
Io frequento tante persone, le assicuro che nella mia vita non mi è mai capitato nessuno che mi abbia chiesto se vi siano solo 4 novissimi oppure se invece siano 5 o 6. Anzi le dirò che nelle mie innumerevoli discussioni intraprese con innumerevoli persone questo tema non è mai capitato.
Ma lei pensa che sia capitato con i parenti dei defunti con i quali ho parlato? Nemmeno! Tanto che il sud del lutto eterno dove le donne indossavano abiti neri per non toglierli più (io le ricordo le donne eternamente in nero della mia terra) è diventato il sud del LUTTO MAI, perché caro il mio prof, oggi i manifesti di morto li mettono addirittura su pannelli in legno, così portato via il morto, si portano via i pannelli e del morto non rimane più nulla. E lei scrive dei novissimi e delle preoccupazioni della struttura antropologica artificiale dei preti e vescovi?
Ancora nel paragrafo dedicato alla domanda sul cielo si diffonde sulla concezione delle persone fatte di anima e di corpo. Lei si diffonde sulla mancanza della percezione di questa differente presenza all’interno dell0individuo che non si ritiene composto da queste due realtà diverse. Prof non le risulta che dei due popoli Gesù ne ha fatto uno solo? Prof le risulta per caso che Gesù ha unificato e che quindi questo dividere per studiare, per analizzare separando non aiuta ed è velleitario?
Infine finalmente dedica qualche riga alla vita eterna, qui e ora, all’eterno presente. Lei sostiene che la teologia debba aiutare ad ottenere questo. Spero che nel prosieguo della lettura mi provenga qualche indicazione su come comunicarlo agli altri, perché comunicandolo agli altri lo comunico anche a me stesso, ricordandomelo perché le insidie del desiderio mimetico non mi abbandonano mai.
Con la più viva cordialità
Antonio Bruno
antonio bruno said
Caro prof. Mancuso vitomancuso@alice.it ,
lei a pag. 52 del suo libero “L’anima e il suo destino” scrive che:
Uomo – Mondo = X
Per lei caro prof. l’incognita X sarebbe appunto l’anima. Ma io penso che l’anima sia nel mondo e che essa appartenga a una sorta di collegamento con tute le persone umane che si toccano, penetrano l’un l’altra e che quindi l’anima sia ciò che canta pura nei bambini che li ha fatti definire ciò che dobbiamo imitare a un Gesù che addirittura minaccia chi poi li avrebbe contaminati con la rivalità mimetica indicando ciò che dovevano desiderare essendo appunto di scandalo (pietra d’inciampo).
Quindi se proprio vogliamo dirla tutta se all’uomo togliamo quello che definisco Organizzazione antropologica artificiale che indica ciò che dobbiamo desiderare per poi togliercelo ed essere d’ostacolo generando rivalità mimetica violenta, rimane l’uomo e i suoi appetiti (che non sono desideri) in cui lo Spirito Santo trova il modo di potersi esprimere attraverso le azioni di giustizia dell’uomo!
Per lei Mondo è ciò che è materiale e di cui facciamo parte integrale. Io non vedo l’uomo e poi il mondo. Io vedo il mondo e i questo contesto l’uomo ha degli appetiti che soddisfa e vive nella giustizia e nella grazia.
L’uomo dandosi una Organizzazione antropologica artificiale scambia questa stessa e le sue regole per il Mondo e tale allucinazione genera la violenza. La violenza viene generata da questa costruzione meccanica che inconsciamente facciamo vivere attraverso le nostre azioni inconsapevoli. Se diveniamo consapevoli ecco che tale violenza scompare, ci cade dalle mani, perché abbiamo capito, finalmente capito il trucco, l’allucinazione, la droga.
Quindi la sua equazione è errata. L’equazione esatta è:
Mondo organizzato artificialmente in cui vive l’uomo rivalitaria – mimesi rivalitaria derivata dall’Organizzazione antropologica artificiale = Uomo – Amore – Comunità.
E’ molto importante che il punto di partenza del ragionamento sia condiviso. Anche nei termini. L’uomo vive e si organizza e questa organizzazione è stata svelata dagli studi di Renè Girare. Il mondo ha girato per miliardi di anni senza l’uomo e si è anche lui organizzato seguendo il disegno di Dio. Se l’uomo rimane immerso in questo disegno è nel giardino terrestre, nell’eden. L’uomo ha rotto questa organizzazione divina, l’ha rifiutata dandosi una Organizzazione antropologica artificiale che divenuta autoreferente ha generato la mimesi rivalitaria violenta.
E’ così semplice ma per svelarlo c’è voluto Gesù che è morto e risorto.
Nonostante tutto questo mi sia chiarissimo, nonostante io abbia verificato nella mia esperienza personale di ogni giorno che tali situazioni sono la realtà di ogni giorno, io continuo a sentire fortemente la suggestione del desideri triangolare, della rivalità mimetica violenta.
La consapevolezza di tutto questo non basta ad accedere alla Pace, alla Pace che Gesù ci ha lasciato. C’è necessità di immergere tutto questo in un mondo che sia fatto di persone consapevoli con le quali condividere l’esperienza di amore che appunto funziona solo con le altre persone umane, tutte le altre persone umane.
Ecco la mia necessità di consapevolezza condivisa per poter entrare in contatto con la realtà, ovvero con la natura, mondo o come dir si voglia con i fratelli e con me stesso. Nell’ordine che preferisce lei prof. Per la mia esperienza io sono prima entrato in contatto con me stesso con una endoscopia continua che ancora mi accompagna, poi con la comunità e infine con il mondo, natura.
Con la più viva cordialità
Antonio Bruno
antonio bruno said
Caro prof. Mancuso vitomancuso@alice.it ,
sono arrivato alla fine del capitolo 2 per la precisione a pag. 75 e a parte le prime cose il resto mi trova in una situazione di aver provato a fare le stesse esperienze e quindi ciò che vi è descritto mi risulta comprensibile.
Ma andiamo con ordine. Lei giustamente afferma che la materia è soprattutto vuoto e che la condizione di equilibrio determina il mondo minerale che peraltro non è in quiete, ma appare in quiete a noi solo perché i nostri sensi (vista, udito, tatto, gusto e odorato) non sono in grado di percepirne il movimento.
A quel livello accadono peraltro cambiamenti di stato (solido, liquido, gassoso) che sono determinati dall’energia. Secondo lei, caro il mio prof, i viventi avrebbero un surplus di energia che si esprime in movimento percepibile, quindi secondo la sua stessa definizione l’anima sarebbe questo surplus che quindi ci sarebbe anche nei minerali che appunto cambiano stato fisico?
Vede che si avventura in questioni assolutamente ininfluenti? Ma cosa vuole determinare se non vi è stato ancora alcuno, se non chi abbia intrapreso il cammino di ascesi, a percepire l’anima, lo Spirito? Vede che il suo cammino è pieno di intoppi e lei è malfermo sulle gambe di queste argomentazioni che sono assolutamente fideistiche e che anche in quell’ambito risultano la sua intuizione che peraltro non è la mia. Io percepisco lo Spirito in tutto il creato, senza distinzione alcune, nel tutto, perché tutto è integrale.
Inoltre anche queste parole inadeguate che ho utilizzato per esprimere e significare la mia esperienza sono un balbettare balbuziente che fa ridere anche me quando rileggo quello che scrivo, perché l’ineffabile può essere indicato e solo chi ha accesso riesce a comprendere.
Come questa sistematica dell’anima che propone: diversi gradi di specializzazione a partire dai vegetali, poi animali e infine uomo.
Mio caro noi tutti siamo il creato, tutta l’energia è il creato a immagine e somiglianza di Dio, Padre Onnipotente Creatore del cielo e della terra e di tutte le cose visibili e invisibili.
Le relazioni lineari di causa ed effetto funzionano solo nel pianeta che viviamo perché sia l’infinitamente grande (Relatività) che l’infinitamente piccolo (quantistica) non funzionano obbedendo a quella linearità. Le ho già scritto dell’intuizione del campo unificato e si attende conferma ispirata dallo Spirito Santo per comprendere finalmente il Creato nella sua integralità.
Poi sino a pag. 75 pur tra sue interpretazioni che non collimano con la mia esperienza per la maggior parte capisco di che scrive per averlo vissuto sulla mia pelle da quando ho avuto la Grazia di poter accedere prima al silenzio, per quindi osservare me stesso tra urla e grida che si susseguono incessantemente in quello che io definisco l’universo racchiuso dentro di me. Ma anche in questo devo significarLe che nulla di nuovo è sotto il sole. Per essere più chiaro non c’è un rivelamento simile a quello che ho avuto da Renè Girare, almeno sino alla pagina 75 del suo libro.
Con la più viva cordialità
Antonio Bruno
antonio bruno said
Caro prof. Mancuso vitomancuso@alice.it ,
sono a pag. 90 del suo libro “L’anima e il suo destino” e pur non avendo finito di leggere il terzo capitolo mi sono dovuto fermare perché tante cose mi sono venute in mente e ne vorrei scrivere. Intanto parto dall’inizio e cioè che io credo alla resurrezione dei morti e alla vita eterna. Perché questo è il mio punto di partenza.
La vita eterna è per forza di cose la mia vita eterna, così come è quella dei mie parenti defunti. Io le chiedo e mi chiedo: se nessuno dei miei parenti (e presumo nessuno dei suoi parenti) ha più avuto contatti con me dopo la loro morte fisica, eppure continuano a vivere e, vi è di più, come dicono gli avvocati, resusciteranno nel giorno del giudizio, perché mai noi dovremmo parlare di loro che invece è evidente non possano parlare con noi?
E’ come se noi fossimo in un “mondo a due dimensioni, in questo mondo potremmo parlare di linee, punti, addirittura di figure come il quadrato, ma del CUBO non potremmo parlare, potremmo intuire una corpo a tre dimensioni vivendo in un mondo dove esistono solo quelli a due dimensioni? Noi che viviamo in un mondo a tre dimensioni potremmo, sforzandoci, intuire qualcosa a 5 o a 6 dimensioni?
Vede Gesù non si è avventurato in questo territorio, eppure lui avrebbe potuto, lui che è Dio, avrebbe potuto ma ci ha lasciato lo Spirito Santo che è Dio.
Caro prof. Mancuso si è chiesto il perché Gesù, nel Vangelo di oggi abbia utilizzato la parabola del seminatore e abbia anche spiegato che tale parabola era necessaria perché “Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. “ Matteo 13,13 eppure nonostante abbia fatto questo non abbia invece parlato dell’anima nei termini in cui ne scrive lei e i teologi che l’hanno preceduta.
Lei ritiene che alla creazione partecipino i genitori che in virtù della sua affermazione divengono coo – creatori, la gerarchia della Chiesa Cattolica Apostolica Romana intesa come Organizzazione Antropologica artificiale di preti e vescovi sostiene che l’anima derivi direttamente da Dio, ma scusi che cambia?
Lei dice che cambia la percezione dell’anima in noi che addirittura non ne abbiamo percezione per colpa della descrizione data dalla gerarchia della Chiesa Cattolica Apostolica Romana intesa come Organizzazione Antropologica artificiale di preti e vescovi, quindi sembrerebbe che grazie alla sua tesi, all’anima creata anche dai genitori le persone potrebbero avvicinarsi all’anima e quindi alla resurrezione dei morti e alla vita eterna.
Mi permetta di scrivere a chiare lettere una domanda: Il suo libro ha avuto un grande successo editoriale, l’hanno comprato moltissime persone le risulta che qualcuna di queste grazie all’affermazione e conseguente dimostrazione del suo libro circa la creazione dell’anima con la partecipazione dei genitori ha avuto accesso al credo alla resurrezione dei morti e alla vita eterna? Io ho provato a proporre la questione e non ho avuto alcun riscontro positivo, le credenze di un cittadino medio sulla vita eterna e la resurrezione dei morti sono da paragonarsi per intensità a quelle sul gatto nero che porta male, l’oroscopo che prevede il futuro e al cornetto rosso che allontana la iella.
Io non so la sua realtà, né conosco le sue frequentazioni, ma tra le persone che incontra abitualmente c’è qualcuna che ha dichiarato che la sua vita è cambiata perché ha percepito finalmente l’anima grazie al fatto di sapere che i genitori concorrono alla sua creazione?
Continuerò nella lettura ma queste pagine mi sembrano una disputa tutta tra le mura dei teologi che come organizzazione antropologica artificiale pensano a dimensioni di cui non hanno esperienza e le cui persone defunte che ne hanno esperienza non sono in contatto con loro per spiegare, e di cui, il nostro Dio, Gesù, vissuto in Galilea 2008 anni fa non ha parlato nemmeno in parabole, dico io perché non si può parlare a un mondo popolato da quadrati del mondo popolato dai cubi.
Con la più viva cordialità
Antonio Bruno
antonio bruno said
Carissimo Prof. Mancuso vitomancuso@alice.it ,
purtroppo impegni di vario tipo e natura mi hanno impedito di proseguire nei giorni scorsi, come avrei voluto, nella lettura del suo libro “L’anima e il suo destino”. Inoltre in questi giorni avrei voluto almeno scrivere di ciò che ho letto nelle pagg. 98 e 99 del suo libro laddove lei sostiene:
“…..E’altresì vero che, per quanto allevati dagli uomini e in grado di parlare, vi sono esseri umani che non progrediscono molto oltre la vita animale, sono totalmente in balia dei loro sensi, ora sono fame, ora sonno, ora sesso, ora prestigio sociale, e si muovono nel branco della società con la stessa meccanica necessità che guida per lo più gli animali.”
Alla luce delle mie letture dell’antropologo Renè Girard quanto da lei asserito confonde due cose completamente differenti facendole passare per identiche.
Mi spiego meglio: ora sono fame, ora sonno, ora sesso sono esigenze primarie che risultano presenti in ogni persona umana, e anche nel mondo animale e per quanto riguarda fame e sesso anche nel mondo vegetale. Quindi si tratta di appetiti che vanno soddisfatti in quanto tali. E che in quanto tali sono neutri. Gli animali si nutrono senza mai ingrassare (quelli obesi vivono in un organizzazione antropologica artificiale) e fanno sesso quando si devono riprodurre (l’erotismo è un fatto tutto legato alla organizzazione antropologica artificiale). Quindi sesso e fame così come sono assumono le caratteristiche di appetito, quando divengono modi per soddisfare “cose altre” divengono veri e propri disturbi comportamentali per il cibo (anoressia e bulimia) e per il sesso (anoressia sessuale anorgasmia o impotenza e bulimia sessuale perversioni sessuali di vario tipo e natura).
Diverso è il prestigio sociale. Questo ultimo, come i disturbi comportamentali, deriva dalla organizzazione antropologica artificiale ed è da essa dipendente, la sola differenza è che non viene considerato un disturbo comportamentale. Il prestigio sociale deriva dai posti che nella organizzazione vengono considerati prestigiosi, ma che sono il frutto di un trucco, di un illusione derivata dal fatto che alla fondazione del mondo i compiti vennero divisi per avere una vita più comoda. Il fatto che ci fosse la persona che aveva sviluppato l’abilità di accendere il fuoco piuttosto che quella della costruzione delle abitazioni o della coltivazione dei campi non dava diverso prestigio sociale, ma era funzionale alla divisione dei compiti e alla redistribuzione della ricchezza prodotta dal mondo fondato.
Sia prima che dopo la fondazione del mondo, le persone umane avevano gli appetiti per fame o per riprodursi che sono funzionali all’esistenza in vita sia del singolo che della razza umana e per la qual cosa è stato fondato il mondo.
Per semplificare il mondo, ovvero l’organizzazione antropologica artificiale, è stato fondato per consentire ai singoli di vivere con minori rischi e di riprodursi più facilemente.
Se lei ritiene che l’anima sia ciò che è prodotto dalla mente in qualità di pensiero astratto e svincolato dagli appetiti e dalle passioni butta a mare la parabola della zizzania di domenica scorsa. Il grano e la zizzania crescono assieme affinché togliendo la zizzania non si distrugga anche il grano.
La ragione è come l’energia nucleare, può essere impiegata per scopi benefici o servire per distruggere il pianeta. La verità che poi è l’amore che poi è Gesù informa la ragione e da buoni frutti (il grano).
La struttura antropologica che sviluppa violenza rivalitaria informa la ragione e allora si hanno cattivi frutti (la gramigna).
Ma all’amore ci si arriva per grazia, ed è dinamico, non è sempre presente poiché la struttura antropologica artificiale fondata per garantire la vita terrena (limitata e comunque conclusa dalla morte del corpo) viene sublimata e trascesa come in grado di garantire la vita eterna (quella dell’anima e dello spirito). Questo è il grande bluff, l’illusione di Satana, il Principe delle Tenebre, che proprio per questo ha bisogno del buio, del favore della notte per contrabbandare l’organizzazione antropologica artificiale per il Paradiso in Terra, per l’Eden.
Come quando ti avvicini a una decina di metri, di notte, a una donna per strada. La scambi per una donna, ma sono le tenebre che fanno completare alla tua mente ciò che i tuoi occhi non riescono ad osservare. Ma appena spunta il sole ecco che chi di notte sembrava donna, alla luce del sole è un uomo travestito da donna, un trucco, un illusione.
Una volta svelata da Gesù questa Verità, che poi è l’Amore che poi è Gesù stesso, ecco che le ricchezze del mondo sembrano ciò che sono nella realtà, ovvero beni di cui godere, che non sono nostri, che sono a nostra disposizione durante la permanenza in questa fase della nostra vita sulla terra, che lasceremo ai nostri figli così come ci hanno lasciato i nostri avi e che, quindi, possono essere messi in comune per favorire una bella esistenza a tutte le persone umane.
Per il volgo significa questo, invece per gli eruditi significa quest’altro…mi riferisco a quanto scritto da Spinoza e da Lei citato a pagina 99 che lei vedo approva e condivide. Solo che c’è un particolare caro il mio prof. Mancuso, che ai piccoli come quelli che Spinoza sostiene onorino i capi della Chiesa è stato rivelato ciò che risulta oscuro ai grandi, e che questi stessi hanno opportunità di entrare nel Regno dei Cieli ben maggiori di quelle che lo stesso Gesù concede ai ricchi ai quali riserva invece il famoso “è più facile che un cammello…..”
Poi andiamo a pagina 100 dove lei al punto 38. Pienezza in cui Lei dice “….asservire il proprio Io alla dimensione più grande dello Spirito, alla Verità……” Ora anche per questo non c’è assolutamente nulla da eccepire se non la considerazione di Pietro che dopo aver saputo da Gesù dei ricchi (anche quelli di cultura ovvero gli intellettuali) e del Cammello chiese “Chi si salverà?” e Gesù chiarì tutto quanto con il famosissimo e citatissimo “Ciò che è impossibile all’Uomo è possibile a Dio” che mette in luce che davvero noi siamo i tralci e lui è la vite, e che nulla è possibile senza di Lui.
Naturalmente ciò che ho scritto è frutto della mia esperienza e chi legge,m se non ha fatto la stessa esperienza, intenderà ciò che ho scritto a modo suo, poiché l’esperienza di ciò che ho scritto in maniera così poco espressiva e che mi sembra assolutamente inadeguato e un balbettio quasi senza senso rispetto a ciò che ho vissuto.
Ma chi ha fatto esperienza di questo, nonostante la mia misera nell’esprimere mi capirà, mentre chi ancora non ha avuto questa grazia leggerà e interpreterà a seconda dell’esperienza che ha avuto nella sua vita. Ma magari qualcosa lo potrebbe scuotere, potrebbe addirittura darsi che il Signore Nostro, nella Sua infinita misericordia, si serva di un miserabile come me per comunicare a Te quello che Lui vuole dirti (il mio non è dare del Tu a Lei prof. Mancuso, ma è un dare del Tu al lettore eventuale che mi stesse leggendo sul mio blog).
Poi quando parla di Mozart mi comunica esperienze che io ho fatto e comprendo che è così, che è come lei sostiene. Ma lo comprendo io perché ho avuto la Grazia di fare queste esperienze. Chi non le ha fatte le leggerà come una sua opinione su Mozart e basta.
Alla fine di questa parte ancora questa Sua ossessione di chi generi l’anima. Lei ritiene che siano compartecipi i genitori e allora a questo punto lo sono tutte le persone umane che per dirla come dice lei “si prendono cura”. Ma Le ripeto il mio “che importanza ha?” Lei non ha prove di quanto asserisce allo stesso identico modo della Gerarchia ecclesiastica. Sono delle opinioni, la Sua e quella della Gerarchia che non cambiano la faccenda. C’è l’anima! Ognuno di noi ha un anima! L’anima è immortale! L’Eterno presente!
Ma Lei ha scritto di questo nel 4° Capitolo.
Con la più viva cordialità
Antonio Bruno
antonio bruno said
Carissimo Prof. Mancuso vitomancuso@alice.it,
Ho appena finito di leggere il capitolo 4 del suo libro. Non ci trovo nulla di entusiasmante a parte il fatto che il tutto è già stato scritto mille volte in maniera molto più efficace ed espressiva. Ho letto 40 pagine di ripetizioni di cose già dette e scritte. Sono deluso.
Cordialità
Antonio Bruno
antonio bruno said
ISTRUZIONI PER ESSERE FELICI
Carissimo Prof. Mancuso vitomancuso@alice.it,
sto leggendo il capitolo 5 Salvezza dell’anima. Ho letto non condividendo quasi nulla di quanto affermato da Lei circa il peccato originale che è poi il punto di partenza per poter dipanare la matassa della storia della salvezza.
Mi sono fermato dopo la lettura del Paragrafo 61 perché ritengo che quanto lei ha citato e che dovrebbe servirle da luce invece è li a testimoniare la sua mancanza di consapevolezza perché non è stato ancora investito dalla Grazia della rivelazione.
Ma andiamo con ordine.
In Giovanni 1, 29 c’è scritto PECCATO DEL MONDO e lei lo cita a pagina 171 del suo libro. Ma lei coglie una contraddizione ovvero il mondo è creato buono ma vive nel peccato. Ma possibile che non abbia mai letto Renè Girard?
Cerco di sintetizzarglielo:
L’uomo ha vissuto per milioni di anni nella condizione naturale in un Paradiso Terrestre e si è imposto poiché in grado di imitare ciò che risultava efficiente per la sopravvivenza. Imparava di suo ma imitava anche gli altri. Poi ha avuto l’intuizione che se si viveva in gruppo e ci si dividevano i compiti si era ancora più efficienti per la finalità della sopravvivenza derivante dalla difesa dalle avversità dell’ambiente e dal procacciarsi gli alimenti.
La fondazione del mondo è questa!
Ma in quello stesso istante per la intrinseca natura mimetica l’uomo ha iniziato a desiderare ciò che altri possedevano al fine di imitarli ottenendo come effetto una vita più efficiente e lunga.
Quando il desiderio non risultava appagato per la cupidigia di accumulare per se derivante dell’egoismo ecco apparire la rivalità mimetica violenta che poteva generare l’estinzione del gruppo.
Al fine di incanalare la violenza rivalitaria si sviluppò il sacro come sacrificio che serviva a proteggere la sopravvivenza del gruppo scatenando la violenza accumulata nel mondo sulla vittima, sempre innocente, il capro espiatorio.
Ecco la spiegazione della frase del vangelo di Giovanni 1, 10 che lei riporta a pagina 171 “Il mondo fu fatto per mezzo suo, e il mondo non lo riconobbe” e per questo stesso motivo sempre in Giovanni 8, 23 Gesù afferma “Io non sono di questo mondo”.
Il mondo a cui si riferisce Gesù è quello della rivalità mimetica violenta a cui l’unico mondo che si contrappone è quello antecedente alla rivalità mimetica stessa che è AMORE.
Infatti accedendo, per Grazia, all’Amore ecco che l’affermazione “Siete nel Mondo ma non del Mondo” diviene comprensibile e presuppone due diverse dimensioni per vivere l’esperienza collettiva. Una di queste è la Comunità che deriva dall’amore e l’altra è la cosiddetta Società Civile che ha nel diritto la regolamentazione delle rivalità mimetiche violente e nel Sacro inteso come sacrificio della vittima innocente la condizione “sine qua non” dell’esistenza stessa della Società Civile.
Se illuminiamo le parole di Gesù di quanto ho scritto che poi è il peccato originale da cui derivano tutti e sette i peccati capitali subito la contraddizione che lei coglie si scioglie come neve al sole.
Se poi inserisce le bellissime parole che ha usato per descrivere la Civiltà dell’Amore, oppure il Regno dei Cieli, oggi diremmo lo Stato dei Cieli in questo contesto sicuramente lei riuscirebbe, molto meglio di quanto faccio io e lo stesso Renè Girard a comunicare questa rivelazione a quante più persone umane possibile allo scopo di rendere consapevoli le stesse della bellezza delle Parole del Padre Nostro che recitano “Padre Nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome VENGA IL TUO REGNO, SIA FATTA LA TUA VOLONTA’ COME IN CIELO COSI’ IN TERRA, dacci oggi il nostro pane quotidiano E RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male.
Ricordo a me stesso che Gesù ci ha anche indicato la via per realizzare l’Amore in alternativa alla violenza rivalitaria mimetica. Infatti così come anche da lei ricordato tutti avevano notato questa tensione degli uomini verso il bene che però albergava in compagnia della esigenza di infliggere dolore e fare del male ad altri uomini. Ma come fare a far prevalere il bene in piena libertà? Ovvero come esercitare il libero arbitrio per la scelta tra il bene e il male?
Il soccorso giunge da quel RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI, ovvero dalla tecnologia del perdono che ha come effetto lo Spirito Santo e i suoi frutti.
Tutto questo è spiegato benissimo nel Catechismo della Chiesa Cattolica e anche nel suo compendio.
Quindi la tecnologia del perdono, che è il frutto della vita illuminata dalle Beatitudini, che poi sarebbero le “ISTRUZIONI PER ESSERE FELICI” ,sono la dimostrazione pratica dello STATO DEI CIELI che è alternativo allo STATO ITALIANO pur essendo perfettamente integrato nello Stato Italiano e non compiendo alcunché di violento o eversivo nei confronti dello stesso Stato Italiano.
E’ la rivoluzione radicale di Gesù che cerco di mettere in pratica nella mia vita, per la verità con risultati assolutamente insoddisfacenti.
Per capire la croce le parole “Non voglio sacrifici ma misericordia” sono la guida. Ho letto le pagine 178 – 179 -180 – 181 e devo scrivere subito che sono fuorvianti. Invece la faccenda della croce è di una semplicità sconvolgente. Il Principe delle Tenebre regna come dice la parola stessa solo nelle tenebre, quindi per regnare, ha necessità che il trucco che utilizza non venga illuminato dalla luce e scoperto.
Qual è il trucco?
E’ perché c’è Berlusconi al potere che non ce l’ho io! Poi scopriamo le malefatte di Berlusconi e lo processiamo e lo condanniamo perché è colpevole! La vittima è colpevole e noi la condanniamo e tutti siamo li ad assistere alla sua esecuzione che può avvenire anche facendolo andare nella polvere dopo la sconfitta elettorale.
Probabilmente andrà a finire così perché è sempre andata a finire così.
La vittima Gesù è PALESEMENTE INNOCENTE! La sua crocifissione svela il trucco della VIOLENZA RIVALOITARIA MIMETICA, quella che si sviluppa quando vediamo quello che conosciamo che è diventato ricchissimo e diciamo a noi stessi che noi siamo uguali, che anche noi dobbiamo avere quello che ha lui e che così saremmo felici!
Ecco cos’è Gesù che muore per svelare il trucco, ma c’è di più appena il trucco è svelato il potere del Principe del Tenebre si perde perché quello che desideriamo e che crediamo sia in grado di renderci felici ci casca dalle mani e sapendo che seppure lo avremo non ci renderà felici, perderà il potere ipnotico nei nostri riguardi.
Il Salvatore è Gesù e ci salva dall’oppressione di volere l’idolo, Lui ci da l’acqua che non fa avere più sete, L’ACQUA CHE DISSETA DEFINITIVAMENTE.
In questo senso avviene la creazione del novello Adamo che genera di nuovo quel circuito di comunicazione con il cielo, genera la possibilità dell’amore.
Ho appena finito di leggere il capitolo 5 e per quanto mi sforzi trovo molto più convincente quanto ho scritto io rispetto a quello che ha scritto lei in questo capitolo.
Trovo convincente e sperimentabile ciò che ho scritto io e invece ritengo un’opinione il suo scritto, un tentativo di dare una risposta che non è una risposta.
Quanto scritto da Renè Girard è verificabile sperimentalmente nella propria vita e costituisce per questo risposta in quanto non elaborazione della mente ma esperienza viva di ogni giorno svelata alla ragione.
Cordialità
Antonio Bruno
P.S. Mi spiace essere così categorico, sicuramente sono antipatico. Se rileggo quello che ho scritto non mi trovo antipatico. Se lo confronto con quello che ha scritto Lei, caro Prof. provo una grande antipatia per me stesso perché io faccio l’Agronomo e scrivo a Lei pretendendo di darle delle indicazioni, scrivo a lei che è un Teologo significandole che quanto da lei affermato non è convincente, o meglio, che non mi convince per nulla e addirittura proponendole un’altra chiave di lettura che è poi quella dell’Antropologo Renè Girard. Sono davvero temerario, pazzo eppure le assicuro che, nonostante quanto ho scritto mi metta in imbarazzo per le ragioni esposte prima, sono stato sincero con lei e con chi avrà il tempo e mi farà il grande onore di leggere le mie povere parole.
enrico gagliardi said
Gentile professor Mancuso, termino “L’anima e il suo destino” con la voglia di conoscerLa meglio così, cercando altre Sue opere su internet, mi imbatto in questo blog (credo si chiami così) e provo a indirizzarle alcuni pensieri .
Premesso che mi manca la preparazione per poter commentare l’opera sul piano culturale, mi rivolgo a Lei da fratello, diciamo da fratello minore.
La Chiesa non mi ha mai convinto con la teoria del peccato originale, del giudizio universale, del castigo eterno e similari.
Dio è Padre. Anche Madre ci dice Giovanni Paolo I, e io proprio non ce la vedo mia madre che mi caccia in un luogo di dannazione, per l’eternità: in fin dei conti il gioco della vita è più grande di molti di noi.
Quindi le Sue parole, di solido fondamento filosofico, sono state come balsamo sulla pelle di quanti come me (credo davvero molti) hanno subito una catechizzazione fondata sulla paura di Dio e non sul suo amore.
Mi perdo un po’ la dove sostiene che, sono volutamente semplicistico, la Resurrezione di Cristo come l’Assunzione al Cielo di Maria, così come la Chiesa le racconta, non possono avere una collocazione nella dimensione dell’eternità, che non ha tempo quindi nemmeno spazio.
Non so dare una consecutio logica, tuttavia sento che, mancando questo fondamentale epilogo, manca anche la sua premessa iniziale, cioè l’incarnazione di Cristo, Figlio di Dio, nell’umanità.
Questo anche in virtù del fatto che Lei sostiene a più riprese che non esiste alcuna interferenza di Dio nella vita dell’uomo, alcun intervento diretto, mettendo così in discussione l’origine divina della gravidanza di Maria.
Sembrano quesiti banali, me ne rendo conto, ma questo siamo: incapaci di comprendere l’eternità senza legarla alla nostra umanità, senza cercare una mediazione, un legame con la fisicità dei nostri morti e di un evento storico come la vita di Cristo.
Anche io penso che nei momenti prossimi alla morte, subito prima e subito dopo, ci sia l’incontro con Dio.
Penso anche, senza nessuna pretesa filosofica ma solo perché me lo figuro così, che in quei momenti saremo come di fronte allo specchio della nostra vita, che la vedremo tutta e per intero non con i nostri occhi, ma con quelli di Dio, e soffriremo delle nostre miserie e delle occasioni mancate con la stessa sofferenza con la quale Lui, lasciandoci liberi, ci ha consentito di sbagliare. Sarà quella presa di coscienza, quel dolore profondo e angosciante del mancato amore, del male procurato, che fungerà da crogiolo per conseguire la purezza del nostro essere.
Forse non saranno attimi, ma in una dimensione che sta per essere eterna, il tempo perde la sua consistenza così come la conosciamo, così che un attimo potrebbe valere un millennio.
Come forse intravvede, professore, abbiamo necessità di questa nuova prospettiva di vita come Lei ce la propone, ma al contempo ci sentiamo persi senza un Cristo che da qualche ci aspetta, senza un luogo nel Cielo dove mandare il nostro pensiero e, quando si fa angoscia, anche la nostra disperazione.
La ringrazio per le Sue fatiche, che hanno restituito dignità alla mia fede malconcia e, ne sono certo, ridanno speranza a molti.
aldo cappai said
Sono a metà lettura del libro ” L’anima e il suo destino” e mi sento di proporre una riscrittura del “MEMENTO homo quia pulvis es et in pulverem reverteris”, con un :” ALLELUIA homo quia pulvis vitalis es et in pulverem vitalis reverteris”
Aldo Cappai
aldo cappai said
Come al solito una distrazione.
Corrige “pulverem vitalis” con “pulverem vitalem”
Aldo Cappai
Andrea Atzeni said
Gentile Vito Mancuso,
giro a questo sito la mail che Le ho già inviato privatamente.
Ne approfitto per ringraziarLa per la cortese risposta:
Ho letto con interesse il Suo intervento a proposito dal caso di Eluana (Il Foglio, 20/07/2008 – http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/07/21/eluana-e-il-padre-celeste-di-vito-mancuso/ )
Lei afferma che, dal punto di vista teologico da Lei difeso, “il fine della creazione è la libertà, e la più alta dignità che l’uomo possa mai esercitare è proprio l’esercizio della libertà consapevole. Essere a immagine e somiglianza di Dio significa essere liberi, liberi veramente non per finta, non fino a un certo punto, liberi anche di deliberare su di sé, sul proprio corpo, perché ‘la tua vita è tua per davvero’, è un dono totale, non un dono a metà (come quelli che ti regalano una cosa o ti fanno del bene, e poi te lo rinfacciano in ogni momento a mo’ di sottile ricatto)”.
Più sotto aggiunge che “la deliberazione della libertà sulla propria vita è conforme al volere di Dio, anzi è esattamente ciò che Dio vuole. Naturalmente parlo della ‘propria’ vita, non di quella di altri. Per questo l’aborto è sempre eticamente condannabile, per questo gli embrioni umani sono e devono restare indisponibili”.
Eppure Lei non può ignorare che proprio nel caso dell’aborto la vita dell’altro si regge sulla propria e sul proprio corpo.
Insomma vien fatto di pensare al violinista malato di Judith Jarvis Thomson: se costui per poter sopravvivere avesse necessità di utilizzare in qualche maniera gli organi di un’altra persona, avrebbe anche il diritto di venirci collegato senza il consenso dell’altro? E questo avrebbe il dovere morale di consentirgliene l’uso? O non dovrebbe forse avere la libertà di negarglielo e di chiedere eventualmente l’immediata sconnessione nel caso si fosse già realizzata in qualche modo?
Nereo Vitussi said
Chiarissimo professor Mancuso,
fra le tanta cultura che precede, inserisco una parola di poco pregio ma con un baglio di vita vissuta. Sono un capitano di mare, comandante di navi mercantili dal 1957, attualmente 82n
a riposo, che sugli argomenti del Suo “L’anima e il suo destino”
mi trova in massima parte partecipe entusiasta.
Ma la mia vita sul mare, nelle nottate passate sotto un cielo stellato, solo con me stesso, mi ha portato ad un agnosticismo, parente dell’ateismo di mio nonno fabbro ferraio (il miglior uomo del mondo e della contrada dove viveva in cui si dedicava a far del bene).
Poichè mi dedico da anni a scriver poesie (dialettali per lo più) le allego una che, introduzione compresa, si avvicina un po’ al mio sentire.
Le confermo i migliori auguri per proseguire nella Sua “campagna”
letteraria e filosofica.
Premessa:
Filosofia, è un termine eccessivo, se applicato al pensiero di uno, non addetto ai lavori, che arzigogola e cerca, a modo suo, di capire i perché delle cose e darsi risposte.
Però, alle volte, il pensiero diventa autonomo, sfugge ad ogni controllo e, coinvolto in ragionamenti al di sopra, al di fuori del raziocinio comune, rimesta nel buio, insondabile mistero e ti fa venire i brividi oppure ti consola, con le soluzioni o con certe implicazioni, quasi delle risposte, a cui giunge pur trattandosi, e tu ne sei ben conscio, solamente di divagazioni cervellotiche.
I Grandi Perché dell’Eterno Assillo
Questa valanga, severa padrona,
trascina Tutti alla Valle del Nulla,
e non rispetta blasone o corona
né scudo araldico sopra la culla,
crea e distrugge, ripopola il Regno
copiando archetipi con mutazioni,
graffia, con l’unghia, ad ognuno il suo segno,
espande il Tempo e gli dà le Stagioni.
“Ma, che significa,” – chiede la Mente -,
“ma, chi… ma, cosa… e per quale ragione.”
Domande, gonfie… ma, risposte, niente.
Vita più Morte. Stupenda equazione
irrisolvibile.! Questo è lo scopo
per cui si vive, per cui, poi, si muore:
Quello che capita dura ben poco,
che sia la gioia, l’angoscia o il dolore
ma,… la ricerca di “Chi”, ”Cosa” e “Come”,
resterà sempre la curiosa istanza,
lo scopo ultimo, cui dare il nome,
dolce e benefico, della «Speranza».
Nereo Vitussi
2003 Ottobre 03
Renato Fabrocile said
Approfitto di questo spazio, dove ho potuto leggere interventi molto profondi di altri lettori de “l’anima e il suo destino” del Prof. Mancuso, per proporre una riflessione su di un argomento che all’interno dell’opera è, a mio giudizio, solo sfiorato ma non sufficentemente esposto: mi riferisco all’importanza della preghiera e, più in generale, all’aspetto devozionale di cui vivono tutte le pratiche religiose, non esclusa quella cristiana e cattolica nello specifico, con il suo “pantheon” di madonne, beati e santi.
Secondo voi tutti (capisco che la gestione di un blog come questo sia improponibile per Mancuso a causa dei troppi impegni)nel sistema teologico elaborato dal Prof. che ruolo può svolgere la preghiera ed il culto in generale?
fabrizio centofanti said
del valore “immenso” della preghiera Mancuso tratta alle pagine 283 e seguenti del libro.
per quanto riguarda il culto, egli afferma polemicamente che non è la religione con i suoi riti a salvare, ma l’ingresso nella dimensione dello spirito e la pratica del bene (pp. 174 ss). è evidente che il suo discorso dovrà affrontare in modo più approfondito questi temi.
Renato Fabrocile said
Perchè ha valore immenso? è un Dio “distaccato”, con il quale non mi pare si possa colloquiare. Non ascolta, non premia nè punisce, è Intelligenza, Logica e Coerenza alla quale “tendiamo” per affinità, ma perchè pregare, perchè il culto, le liturgie (… le gerarchie ecclesiastiche).
Grazie per l’intervento ma, effettivamente, nel libro c’è solo l’affermazione da lei citata e null’altro!
Kataweb.it - Blog - LETTERATITUDINE di Massimo Maugeri » Blog Archive » L’ANIMA E IL SUO DESTINO said
[...] direi). “L’anima è il suo destino” è il titolo di un recente libro pubblicato da Vito Mancuso (nella foto), docente di Teologia moderna e contemporanea presso la facoltà di Filosofia [...]
Manlio Bottazzi said
Dopo aver letto e riletto i suoi libri sento di doverle una grande riconoscenza per la visione ampia ed “adulta” della nostra fede che lei ci ha regalato (è finalmente il cibo solido di S.Paolo!).
Vengono infatti tolte di mezzo “le fiamme dell’inferno” e l’infantile immagine della resurrezione della carne per concentrare l’attenzione su di un cammino di creazione davvero credibile ed in buona sintonia con le conoscenze scentifiche. Mi pare che lei ripercorra (integrandola) la visione di Teilhard de Chardin di cosmogenesi-biogenesi-noogenesi-Cristogenesi, reinterpretandole secondo le materie di energia/materia-vita-intelligenza-spirito. Splendida è infatti la visione della nostra energia spirituale ordinata che ritorna a Dio come Amore vissuto!
Grazie anche per il modo credibile e coraggioso con cui lei ha trattato il tema del dolore, sgombrando il campo dalla troppo utilizzata categoria del mistero.
laura said
Perchè pregare? Premetto una distinzione tra preghiera-rito e preghiera-meditativa.
Da che mondo e mondo il rito del sacrificio, accompagnato dalla preghiera “serve” a mitigare la paura della morte considerata conseguenza dei peccati commessi, peccati di solito frutto di una trasgressione. Nel branco la trasgressione diventava ancora “possibile” previo sacrificio: diventava anzi il sacrificio stesso. Da che mondo e mondo il genere umano ha quindi ritualizzato la trasgressione in un atto sacrificale. Come insegna l’antropologo L.Strauss, il totemismo è un passo obbligato per l’evoluzione nella civiltà , o come direbbe il prof. Mancuso, il Sacrificio del Padre nel Figlio un passo obbligato dell’evoluzione della carne nello spirito, o meglio, simbolo dell’incarnazione del Logos.
Il primo serviva essenzialmente a mantenere la tribù esogama, attraverso la differenza di “specie” assunta con il totem animale; se, come di fatto, il genere umano non è diviso per specie, occorreva trivialmente instaurare un tabù che impedisse la riproduzione endogama, alias l’INCESTO, il primo dei tabù.
Il sacrificio dell’animale totemico, alias CAPRO ESPIATORIO, è il sostituto atavico dell’uccisione del PADRE che preclude l’incesto; è pertanto una tragressione ritualizzata che “serve” a emendare dal PECCATO, perpetuare e conservare l’alleanza fraterna tra i figli, fondata sulla COLPA tutti ugualmente MACCHIATI dalla stessa TRASGRESSIONE: il travestimento animale, nei rituali, era il marchio del riconoscimento e insieme dell’esenzione dalla colpa.
Tutto questo cosa ha a che fare con la preghiera rituale?
Semplicemete riconoscendo un’evoluzione “formale” del rito sacrificale triviale degli albori della cività, in un’altro sacrificio che si accredita valenze più spitituali nella assunzione eucaristica transustanziale del corpo di Cristo: la finalità è sempre quella: emendarsi dalla Colpa nella trasgressione rituale assumendo il pane-corpo come antropofagia del Padre Nostro e, insieme, liberarsi dalla Colpa.
Tuttavia è proprio questo che porterà alla differenza e all’evoluzione del genere tanto accreditata dal prof. Mancuso. Da questa “esigenza” comunitaria del rito sacrificale ha origine il primo embrione di società. Sarà con il timore degli dei e dei Padri che ha inizio la civiltà umana: il battesimo è essenzialmente pulizia corporea sublimata a rito purificatore. Inizia quell’educazione umana che il Vico distingue in “educere” ed “educare”: educazione dell’animo la prima, educazione del corpo, la seconda.
Cito da INCOMICA POETICA: “(…) e la prima fu, con dotta metafora, trasportata da’ fisici al menar fuori le forme dalla materia; perciocchè, con tal educazione s’incominciò a menar fuori in un certo modo LA FORMA DELL’ANIMA UMANA(…) e s’incominciò a menar fuori la forma di esso corpo umano di giusta corporatura dagli smisurati corpi lor giganteschi”(…) Di fatto gli Ebrei sono un popolo già adulto, al di fuori del corso comune delle nazioni : conoscono Dio prima di altri e sono di giusta corporatura (…).
Questa “fissa” del Vico sul giusto ridimensionamento della materia nel tempo, con l’educere-educando, nell’osservanza delle ORAZIONI, vuole confermare, forse un po’ ossequiosamente, quanto lo “scarto della materia corporea”, dalla preistoria alla storia, sia misura del rapporto analogico tra ontogenesi e filogenesi.
Così si governano i popoli? Offrendo una via di sfogo rituale al desiderio trasgressivo che si instaura con il Tabù, il quale tabù si è rivelato “funzionale” all’evoluzione del genere umano.
jolanda catalano said
auguri e serenità
jolanda
“Teologia” della civilizzazione « The Omniaficta Theatre On The Net said
[...] 14 Gennaio 2009 Oggi mi sono letto con calma l’articolo del teologo Vito Mancuso, pubblicato ieri da Repubblica. Dice alcune cose che condivido e che potrebbero anche essere il [...]
Paolo Sbisà said
Signor Mancuso, l’ho ascoltata su Raitre. Faccia un regalo a se stesso. Sia più umile verso tutto il magistero della Chiesa. Pieghi il ginocchio e riconosca, come essere umano, la sua limitatezza. L’umiltà è una virtù cardinale e a lei difetta. Dio è anche Amore, non esclusivamente Amore. In principium erat Verbum. Et Verbum erat apud Deum. Et Deus erat Verbum.
Con stima
Paolo Sbisà
giorgio said
prof. Mancuso,
anchio l’ho ascoltata poco fa su RAI 3 da Augias. Grazie per ciò che ha detto: condivido il suo pensiero e mi auguro di poter sentire le sue parole, autenticamente cristiane e libere da ogni condizionamento di potere, sempre più spesso. La Chiesa è già troppo piena di gente che “piega il ginocchio”: è ora che qualcuno lo dica e che la faccia ritornare alla sua naturale condizione di libertà intellettuale e morale.
Un cordiale saluto.
Maria-Cristina C. said
Fortunatamente Gesu’ preferi’ non inginocchiarsi alla tradizione religiosa dominante del tempo.
La sua predicazione e i suoi atti, per esempio, erano in netto contrasto con il formalismo e le regole di purità formale.
Nel discorso della montagna si discosta, dagli insegnamenti della tradizione ebraica del vecchio testamento attraverso l’uso del “è stato detto….ma io vi dico…”
Mi chiedo cosa sarebbe stato di noi se Gesu’ avesse preferito inginocchiarsi.
Paolo Sbisà said
Bene! Rimanete in piedi. Sta di fatto che la vostra è mancanza di umiltà.
giuseppe said
Mah ! come si può parlare di umiltà in nome di un onnipotente..quella è sottomissione.
Dio umile era quel Dioniso, il Liber Pater, dei Romani che portava i valori della Vita e della Coscienza aprendo la strada alla venuta di Gesù.
Poi, la storia ha cambiato le cose e Padre è stato fatto l’ intelletto e reso onnipotente…dunque..non più libera adesione del fondo della coscienza , ma sottomissione al potente e al sapiente.
No, grazie preferisco il Dio perdente.
Perdonate la provocazione..spero che susciti dibattito
Un cordiale saluto
Paolo Sbisà said
Giuseppe, metti troppo arrosto sul fuoco. La plenitudo potestatis comporta anche sottomissione. E doverosa. Non guardare soltanto alla città dell’uomo. C’è anche quella del Dio uno e trino cui la prima è finalizzata.
Ricambio il cordiale saluto
antonella costanzo said
Gentile professore, io sono atea,ma ho avuto modo di ascoltarla e apprezzarla durante il programma “Le storie” di C.Augias,che stimo molto e dove spero di risentirla.
Mi permetto di rivolgerle una domanda personale…i suoi genitori sono forse di Mussomeli (CL)? Grazie per l’eventuale risposta e buon lavoro,di mente e di cuore !
P.S. sono nata anch’io nel suo stesso anno.
Cordiali saluti. Antonella Costanzo
anacleto sabbadin said
Gentile prof.Mancuso,
un collega mi ha parlato dell’interesse dei Suoi libri. IN effetti ce l’hanno ed io che ammiro Srgio Quinzio e la filosofia francese del XX° secolo ritrovo un o spirito di ricerca al limite dell’assoluto. IL mio studio( con pubblicazioni) su Albert Camus e Simone WEil mi ha fatto riflettere molto sul rapporto ateismo-fede in Dio anche in scrittori o persone che si professano atei. UNa radice poi di valore nella pensatrice francese (certo non atea) è quella con il lavoro,ciò che appare trascurato dalla filosofia attuale. E’ invece il tema che deve entrare in ogni discussione teologica e filosofica per i riflessi tragici e drammatici che esso ha, tenuto conto anche dell’assenza di livelli minimi diattenzione politico-giuridica.Se oggi la teologia non cerca i principii razionali che investono la storia di ogni persona, quale che sia la sua esperienza,diventa solo fallimentare e cieca.
SPERO SEMPRE DI CONTINUARE A INTERVENIRE NELLO SPIRITO DELLLO SCRITTO DI QUESTO INDIRIZZO.
Cari saluti
Anacleto Sabbadin – Area Promoz. Culturale del Ministero Affari Esteri- tel. 0636915046
federico lenchi said
Cara Cristina (intervento N° 65) ti sei domandata perchè Gesù nel Discorso della montagna ha autorevolmente affermato : ” E’ stato detto (legge di Mosè)… ma Io vi dico”?
Caro Paolo Sbisà ma quel Gesù, che è rimasto in piedi davanti alla legge, pur rispettandola anche se ne denunciava le storture,, si è però inginocchiato per lavare i piedi agli Apostoli.
Caro Giuseppe Gesù sembra perdente: lo ha creduto fino all’ultimo anche Satana.
Cara Antonella Costanzo non fare un torto alla tua intelligenza proclamandoti Atea.
Che ci piaccia o no non possiamo fuggire o restare indifferenti al mistero di questo Uomo incredibile che, proprio perchè Dio, sfugge ad ogni indagine e classificazione puramente umana.
Con buona pace di tutti, atei e credenti. Buona domenica
federico Lenchi
domenico esposito said
DOMENICO ESPOSITO
esimio prof. Mancuso
ieri sera ho visto il suo dibattito con il prof. Augias al programma “CHE TEMPO CHE FA”, ho gustato parecchio il suo modo d esporre i fatti e mi è venuta alla mente l’opera “Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam, della disputa dei sapienti e dei professori. Alla fine di tutto ciò che ho sentito, mi sono posto alcune domande. I teologi conoscono l’epopea di Gilgamesh e la letteratura accadica in genere e le scritture cuneiforme?
E forse dimenticano che l’antico testamento ne ha attinto a piene mani? confido in una sua dettagliata risposta
daniela said
anche io ho assistito al dibattito fra Augias e Mancuso di ieri sera e mi è parso più che un confronto fra un ateo e un credente, un’alleanza fra due laici nello screditare il papa e la chiesa, non ho ben capito in cosa creda Mancuso, in chi creda, cosa difenda, mi pare inoltre che le sue argomentazioni siano quelle di un filosofo più che di un teologo. Avrei preferito che il dialogo armonioso fra augias e mancuso fosse presentato come quello fra due persone che filosofeggiano su anima, Dio e fede senza fare alcun riferimento alla dottrina cattolica, perchè ciò che il sig. mancuso ha dettonon ha alcuna attinenza con il cristianesimo, e nemmeno con la teologia……..egli assomiglia a quel lupo vestito da agnello nel volere le parole del concilio vaticano II al posto della Bibbia e alle encicliche del Santo Padre, nel farsi sornione di fronte agli attacchi di Augias alla chiesa quando la definisce “un organismo politico.. uno stato” privo di alcun radicamento spirituale..questo è per un cattolico fonte di amara tristezza. Io sono convinta che Augias dica una falsità enorme nel momento in cui sostiene che ciò che il Papa dice in Francia non Pdice in Italia, uno può anche non essere daccordo con il pensiero del Papa, della chiesa, della dottrina cattolica ma non può buttare fango sul pastore della religione cattolica quando tutti sanno che i discorsi del Papa ovunque egli si trovi non seguono le mode, i tempi, le situazioni..avendo egli incontranto non poche critiche, questo è infangare e calunniare non solo una persona, ma tutto il popolo cattolico che non certo si riconosce nelle parole di mancuso ma in quelle del papa e del magistero. Forse manca una controparte autenticamente cattolica nei dibattiti televisivi e cartacei..quello di ieri era l’ennesimo attacco alla chiesa ricco di citazioni.
daniela said
concludo..io credo e mi affido alle parole del Papa, non a quelle del tal vescovo o teologo, alle parole del Papa che è guidato dallo Spirito Santo e dalla Madonna. Perchè ogni parola del Santo Padre è supportata dalla ragione, dai frutti del concilio ecumenico, dal catechismo della fede cattolica, dalla Bibbia.. il resto sono dispute teologiche, ognuna affascinante e suggestiva.
giuseppe said
Anch’io l’ho vista a che tempo che fa e sono rimasto incantato dalle sue analisi sopratutto perche’aderivano meravigliosamente alle mie su un tema cosi’ importante come il senso della vita.
Mi ha sorpreso particolarmente il senso dell’handicap nella logica di un Dio buono e amorevole.
Io sono del parere che il senso della vita, che regga a qualunque sfida dei tempi sia, forse banalmente, l’amore.
dico banalmente perche’l'amore è diventato anche banale.
E’ banale per esempio l’amore di un bel l’uomo, magari ricco, per una bella donna, magari ricca;l’amore per un figlio sano, bello etc…
Sicuramente meno banale è l’amore per un qualsiasi handicappato ho addirittura un essere in stato vegetativo.
Dio è la’ accanto a questi in attesa di cogliere l’amore vero che solo in quel contesto puo’esprimersi come un fiore, del suo e nostro, giardino.
eleonora bellini said
Beh, Daniela, esiste anche il fanatismo, così in religione come in politica: ieri a Milano al raduno dei neonazisti e neofascisti europei c’era anche un prete e affermava “qui ci sono i valori, Dio, Patria e Famiglia; questo è il futuro dei credenti”. Questo per dire che uno è libero di essere anche fanatico ed eterno minorenne e di credere ciecamente alle gerarchie. Ma chi è adulto segue la ragione, pensa, si interroga, come fanno appunto Mancuso, da credente, ed Augias da laico. Due personalità integre e coinvolgenti, se posso permettermi, ed ascoltarli è un piacere della ragione, oltre che un arricchimento e l’occasione di confronto e di revisione – eventuale – del proprio pensiero. Insomma, un esercizio di umanità. Purtroppo questi non sono tempi favorevoli all’umanità e alla ragione. Sereno lunedì, per quanto lo permette una giornata che inizia con la notizia di un terremoto tremendo.
daniela said
si, condivido quanto dici Giuseppe, Gesù Cristo e la Chiesa ce lo insegnano da più di duemila anni, il malato e l’indifeso, l’ultimo è sempre stato al centro della società per il cristianesimo..per quanto riguarda lo stato vegetativo il sig. Mancuso sul caso Englaro ha aperto spiragli all’eutanasia..quindi questo amore non è così totalizzante, leggi l’intervista totalizzante http://www.nntp.it/cultura-religioni/1560217-vito-mancuso-teologo-non-omicidio-n-eutanasia-vorrei-che-la-chiesa-si-esprimesse-con-pi-prudenza.html
daniela said
il punto Eleonora è che quello che il sig. mancuso afferma si discosta radicalmente dalla dottrina cattolica, quindi può risultare affascinante, arguto, profondo ma quello che io contesto è che propone queste teorie come la nuova teologia cattolica, quando invece le argomentazioni assumono connotati altri rispetto al magistero cattolico..quindi il dibattito è un libero filosofeggiare che non trova legami con la religione cattolica, forse bisognerebbe avere chiaro e conoscere a fondo la dottrina cattolica, per poi poterla confrontare con queste riflessioni un pò a mio parere strampalate, se no regna il caos, perchè il tranello sta nel fatto che una persona che non conosce a fondo la religione cattolica rischia di credere che quello che dice questo signore sia ciò che la chiesa insegna, ribadisco che non mi interessa quello che il tal prete o vescovo o il tal teologo afferma, io mi ritrovo pienamente nelle parole del Papa, che non è solo gerarchia, stato, territorio, potere, perchè se sappiamo ascoltare e meditare il suo pensiero, scopriremmo che non è solo un discorso di fede ma è supportato a piene mani dalla ragione, questa è la settimana Santa, ti invito ad ascoltare anche le sue parole.
fides&ratio said
non ci vuole molto a capire in cosa (non) crede il signor mancuso, oltre a cose quali il peccato originale,l’ inferno ecc. non crede nell’evento salvifico della risurrezione di Cristo, ovvero non crede che incarnazione morte e risurrezione (le tre cose non sono separabili nell’atto di fede) sia l’Evento che ha portato la salvezza nel mondo.
nessuno gli vieta di pensare, credere o non credere in quello che vuole, ma fatta un affermazione di questo tipo, poi, mi pare difficile che possa continuare a definirsi cristiano o a definire il suo un pensiero cattolico.
un anno fa proprio, nella domenica di pasqua pubblicò un articolo su il Foglio in cui col suo modo da primo della classe ci diceva di non poter pensare che dall’evento accaduto ad un solo uomo (Gesù) possa dipendere la salvezza del mondo intero
e non aggiungo altro :-)
F&R
anzi si
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2008/03/24/la-risurrezione-di-gesu-e-la-salvezza-degli-uomini-di-vito-mancuso/
paolarenzetti said
Vivace e arguto, con un po’ di quella spregiudicatezza necessaria ad accattivarsi istintivamente la simpatia (anche in ambito cattolico) di chi non si rassegna alla stagnazione e all’immobilità (in molti casi alla regressione). Com’è difficile in ambito ecclesiale, confrontarsi con qualcosa che si discosti anche solo un pochino dal solito suono, o dal solito pulpito!
“Essere religiosi in Italia, ha significato per secoli essere ossequiosi verso il clero”.
Mai parole furono così vere.
daniela said
Grazie F&R, ora mi è chiaro il quadro, vorrei solamente citare il mancuso quando afferma che per Lazzaro non si trattava di risurrezione ma di altro..come riporta l’articolo sopracitato:(per un credente qusta è opera di un non credente, è lampante!)
“Io penso che molti si raffigurino la risurrezione come rianimazione del cadavere. Ma non è così: la risurrezione di Lazzaro è stata una rianimazione del cadavere, quella di Gesù no. La risurrezione di Gesù non è rianimazione del cadavere, e però il cadavere non c’è più, perché il sepolcro è vuoto. Che fine ha fatto il cadavere di Gesù?”
La risurrezione di Lazzaro si trasforma in una mera rianimazione del cadavere, ma mi chiedo, a quei tempi nessun altro sapeva farlo?e noi cristiani che per duemila anni abbiamo creduto che fosse il figlio di Dio capace di compiere miracoli e di immolarsi sulla croce per la nostra salvezza, adesso scopro che ci possiamo salvare da soli grazie al suo esempio,che pirla che siamo noi cattolici, mi piacerebbe che il mancuso ci desse una sua versione dei fatti anche per quanto riguarda il miracolo dell’emorroissa, della moltiplicazione dei pani e dei pesci, e l’indemoniato?un colpetto alla schiena e Gesù gli fece sputare un boccone andato di traverso?a breve ci sarà qualcuno che dirà che il vangelo è un insieme di racconti (nulla di vero) scritti duemila anni fa da uomini per educare al bene altri uomini, e Gesù scelto per noi come attore principale. che bellezza!
daniela said
Paola, qui non si sta tradendo il clero, qui si tradisce il Cristo.
paolarenzetti said
Gli avvenimenti che riguardano Gesù sono lontani nel tempo e certe posizioni così ben delineate o azzardate, lasciano almeno qualche dubbio. Anche la redazione dei Vangeli è pervenuta a noi, filtrata attraverso l’interpretazione dei credenti. Siamo nel campo delle ipotesi e delle testimonianze di fede (questo non impedisce la riflessione e la ricerca, semmai dovrebbe stimolarla).
Non credo che mai fare delle ipotesi (siamo in quel campo) e cercare delle spiegazioni, possa nuocere in qualche modo a alla figura di Gesù e alla sua immagine viva, radicata nel cuore dei credenti. Anche per chi non crede, Gesù è un personaggio che non finisce di stupire, come pure i primi Apostoli e credenti che lo hanno seguito, anche dopo la sua morte. Quel grido di Maria Maddalena e delle donne davanti al sepolcro vuoto: ” Sto cercando il mio Signore, dove l’hanno messo?”, arriva fino a noi.
Mi scuso per la fretta, ma niente pregiudizi su chi ricerca e diffonde cultura.
fides&ratio said
niente pregiudizi
appunto
F&R
daniela said
ma il centro del discorso non è la cultura, che c’entra? è la verità di fede che qui è dimenticata, se la religione cattolica “la pensa” diversamente non per questo ha dei pregiudizi nei confronti di queste ipotesi, non per questo deve accettarle per mostrarsi aperta e tollerante..l’articolo l’ho letto e posso permettermi di esprimere un giudizio sulla base del mio credo..i pregiudizi vengono da chi pensa che ciò che la chiesa e il papa difendono sia arretrato, senza però prestarvi alcun ascolto, se mettiamo in discussione tutti gli aspetti trascendentali del vangelo anticipandoli da un “forse” allora entriamo nel campo del possibile e del vago e invece io credo..questo dice il papa e la chiesa, questo dice il credente: io credo nel Dio che si è fatto uomo e che discese dal cielo per la nostra salvezza e per opera dello Spirito Santo si incarnò nel seno della Vergine Maria..mancuso recita il credo ad alta voce?questo è il credo, se si mettono in dubbio i capisaldi della fede cosa rimane?E’ come se si volesse mettere in dubbio che Jhavè sia il dio vero, un ebreo se la prenderebbe un pò, cmq se volete continuare a divertirvi facendo nuove ipotesi e teorie fate pure, certo non troverete la verità rivelataci dal Cristo.
paolarenzetti said
Che sfilata di commenti in questo post! Non è già un piccolo risultato? Perchè smuovere leggermente un tassello, mette in discussione il tutto? Mi chiedo sempre, come mai dissentire su qualche punto, significhi per qualcuno, minare la costruzione irrimediabilmente? Mancuso ragazzino terribile del nostro tempo teologico (per chi gliene importa qualcosa) del panorama italiano. Magari in altri paesi tutto ciò è normale. Uno studioso ha diritto, nel suo ambito, di formulare una qualche nuova teoria e sottoporla a verifica. In Italia ci vuole una certa temerarietà, soprattutto per certe questioni.
La verità rivelataci da Cristo, oggi più che mai ha anche un volto indefinito, multiforme, che richiede un viaggio al di fuori di molte certezze sovra-strutturali. Sono gli apparati (Chiesa compresa … più che mai) che ci allontanano da lui, non le persone in ricerca.
E come continuare a pensare con tranquillità che la verità perfetta risieda in una sola visione religiosa? Come non sentire che la verità assoluta, è di per sè una pura e pericolosa illusione, quando la si sbatte in faccia a chi ha un credo diverso, con presunzione! I credenti di altre religioni ci interpellano con la loro presenza e per ciascuno mutare atteggiamento è indispensabile.
Andare oltre con un piccolo bagaglio di certezze.
Giustamente Mancuso ha rivelato che per i cristiani, la verità non sta nel libro, nella “lettera”, ma assume le sembianze semplici e sfaccettate di una “persona” nella storia, che non ha avuto onori, se non la croce.
Ecco da dove si può prtire.
paolarenzetti said
Guarda, mi è scappata la parola “rivelazione”! Non è esagerato dopotutto, perchè lo Spirito soffia dove vuole e certe “cose” si manifestano in “coloro ai quali il Figlio vuole rivelarle” (se la citazione non è corretta, mi si perdoni). Quindi a chiunque, semplici e “non”.
Auguri a tutti.
Alvaro Leoni said
Gentile prof.Mancuso,
non so se questo è il modo appropriato per raggiungerla:provo.
del suo ultimo confronto televisivo con Corrado Augias da Fabio Fazio ho apprezzato parecchie delle sue conclusioni mentre non condivido le conclusioni di Augias:”la vera differenza non è tra chi crede e chi non crede ma chi pensa e chi non pensa”parafrasando (male)un pensiero di Norberto Bobbio.Dunque massima o unica attenzione al pensiero(o ragione).
Lo stesso concetto ebbe a sostenere qualche mese prima la signora Rita Levi Montalcini auspicando qualcosa che assomiglia ad un “homo rationalis”che si spera sostituisca l’”homo sapiens”.Oggi per fortuna non è così e non sono neppure d’accordo con questi auspici.
Ricordo che quando ho conosciuto mia moglie,qualche tempo fà,il primo pensiero è stato quello di abbracciarla, baciarla e fare l’amore; in un secondo tempo ho ragionato sulla possibilità di costruire con lei una famiglia. L’amore quindi nelle sue moltissime variabili così come altri sentimenti quali l’amicizia ed anche la fede fanno parte di diritto della caratteristica umana non meno della razionalità. E’ da questa assunzione che occorre partire per dipanare la complessità della natura umana.
Conoscerà sicuramente la vicenda del ” carrello di Princeton” dal nome dell’università che ne sta ancora studiando le molteplici implicazioni: si tratta di due situazionimolto simili per le conseguenze che comportano ma che provocano reazioni molto diverse tra le persone interpellate ( si tratta del salvataggio teorico di 4 persone con il sacrificio di una persona).E’ un caso tipico di come i nostri sentimenti, emozioni passioni ecc. dialogano quotidianamente con la nostra razionalità influenzando le scelte. E’ accertato che per ogni essere umano vi è una dotazione di questi elementi variabile e diversa dagli altri esseri umani che lo circondano.
Da questa sorgente della molteplicità deriva la possibilità / certezza di diversi comportamenti anche morali;in altri termini ritengo che ci siano diverse vie praticabili per dare un senso alla propria vita o per raggiungere il paradiso.
Da persona con formazione razional/ salesiana ritengo che scampoli di paradiso possano essere goduti anche su questa terra.
Ho pubblicato recentemente un saggio su questi argomenti dal titolo”Il paradiso del laico” che le metterò a disposizione se lo desidera. Mi trovo vicino alle sue posizioni di far dialogare teologia e scienza perchè al di fuori di questo approccio a mio giudizio esistono solo fondamentalismi di varia natura.
Le auguro di proseguire con fortuna su questa via.
Alvaro Leoni
giuseppe said
Più mi avvicino a Cristo e più mi allontano dalla Chiesa Cristiana.
luciana said
no comment
Tiziana said
Grazie. Perché sto cercando pazientemente e non è facile trovare la strada; in questo cammino i Suoi libri, i Suoi pensieri sono buoni compagni di strada, mi aiutano a capire che in questa ricerca non sono sola.
Antonio Di Giorgio said
Gentile Professore,
Ho letto definitivamente tutte le sue opere in cartaceo (libri) e online.
Ho dei rammarichi, non verso di lei, ma verso i detrattori e forse anche verso me stesso. Mi spiego.
a) c’è chi le dice di avere umiltà, ebbene io rispondo a questi che l’umiltà è la prima virtù del teologo il cui primo rischio è l’ipocrisia, appartenere cioè a quella casta che Cristo deprecava;
b) il Magistero della chiesa. Concordo appieno con lei, storicamente il Magistero non è frutto di infallibilità, ma di logiche temporali e non spirituali. L’Angelo della Scuola ha giustificato i regicidi, ha giustificato la caccia alle streghe e l’emarginazione. Il cristianesimo è accoglienza non è esclusione;
c) mi sono chiesto, mi chiedo quanto davvero si possa fare per rifondare la fede, per usare luoghi a Lei cari: la si fonda con un clero dotto (Teresa d’Avila lo urla dalla tomba sin dal 1581), con la vera conoscenza della Bibbia (vero patrimonio dei Protestanti che dei cattolici);
d) i dogmi: una cosa che mi insegnarono a Teologia Dogmatica fu “i dogmi sono irriformabili”, bè c’è credo uno strumento che possa riformare i dogmi, il Concilio. Solo un Concilio davvero Ecumenico che faccia parlare lo Spirito e non la ragione di cardinali paurosi e sessuofobi, può tentare di svuotare di senso i dogmi inutili del Cristianesimo, e non quelli essenziali, quali: Trinità, Incarnazione del Verbo, Cristo vero Dio e Vero uomo; sulla Vergine Maria sa meglio di me che la questione non sarò mai risolta;
e) la risurrezione: riflettere su di essa ha senso alla luce del Credo, ma penso che molti cristiani la considerino un mito. La risurrezione è anche un atto vivente: la Grazia illuminante, il perdono di Dio è risurrezione in vita. Forse vale la pena anche ricordare che il peggio nemico della chiesa non è che l’antico strumento di danazione, e glielo scrive chi da sempre pur alla ricerca dell’Eterno si vede avvolto dalle fiamme dell’Ades, a causa del terrore che aimé non potrà mai strapparmi dal cuore nessun testo, nessun papa o nemmeno la mia devozione.
Buon Cammino di Pentecoste
GIUSEPPE said
Siamo alle solite.
Dopo la parata dei dotti narcisisti
dei fanatici,dei depositari della
verità,degli illuminati,degli elet-
ti,dei semidei che non hanno doman-
de e non cercano risposte ma solo
conferme,plausi,riconoscimenti e
solo dal maestro; siamo arrivati al
capolinea del silenzio.
Nel giardino di Epicuro l’erba alta
toglie la luce ai fiori che appas-
sicono ed il giardiniere é altrove.
BILLARD Gilbert said
Ho voluto leggere “L’anima e il suo destino” in italiano. Trovo quest’opera” magna” particolarmente ricchissima per la nostra fede, per l’arrichimento nella nostra relazione a Dio, per la comprensione della realtà , l’avvicinamento alla propria verità , pezzo dello spirito divino, che ognuno pensa e possiede in se stesso. Grazie per questo opuscolo e per tutti gli altri che penso leggere di lei.
Se passasse dalle parti di Monaco(Principato) me lo faccia sapere. Sarei molto onorato di conversare con lei e perchè no prendere tempo per un pranzo in famiglia.
oreste giuseppe pinardi said
Illustre Professore, fresco della lettura dei suoi interventi, con Augias, nella “Disputa su Dio e dintorni”, La ringrazio innanzi tutto per avere fornito confortevole sostegno alla mia fede tuttora vacillante. I motivi di questa mia incertezza sono annosi e molteplici, ma volendoli condensare in un rigo, provengono in massima parte dal magistero della Chiesa cattolica che ancora oggi e per secoli, ecc. ecc., talchè la lettura delle Scritture si propone come una tenda su uno spazio panoramico e solatio delle nostre montagne, rispetto al clima untuoso di una orchestrata convention. In ogni caso, è più facile esprimere critiche e dubbi sul cristianesimo (cattolicesimo) che, come fa Lei dall’alto della sua conoscenza, abbracciarne e difenderne i richiami profondi.
Vorrei ora chiederle, se per la salvezza dei tanti miliardi di uomini transitati sul nostro pianeta, fino a prima della redenzione di Gesù il Cristo potrebbe valere: “Uomo ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio” (Michea, 6,8), di tutti i miliardi di uomini che ieri come oggi, dopo la morte del Cristo, non si sono professati e non sono cattolici, quale speranza di salvezza dopo la morte?
Grazie e cordiali saluti. oreste giuseppe pinardi
lambertibocconi said
Bruceranno tutti tra le fiamme dell’inferno!!!
federico lenchi said
Rodolfo Ambrosetti ha detto…
Ho appena terminato di leggere il libro che Mancuso has scritto con Corrado Augias. Ebbene, avvicina piu’ quel libro a Dio ed a Gesu’ il Cristo di quanto non facciano tonnellate di libri che si basano solo sulla trita ripetizione di tradizioni che, come in una macchina che fotocopia una fotocopia di una fotocopia, perdono senso e forza a furia di essere ripetute acriticamante. E preferisco di gran lunga un sacerdote che ha lasciato il sacerdozio di altri che lo sono ancora insozzando la loro missione. Quando la Chiesa Cattolica avra’ smesso di compiacersi nel guardarsi allo speccio (ci aveva provato una quarantina d’anni fa, ma qualcuno ha voluto rimettere indietro l’orologio) e tornera’ alla limpidezza e semplicita’ del messaggio originale di Gesu’ sara’ sempre troppo tardi. E quando la smetteremo di prendere come oro colato e dogmi di fede decisioni prese per motivi puramente politici contingenti avremo fatto un grosso passo avanti per riconquistare le coscienze della gente e per poter con maggiore forza ed ascendente parlare al mondo.
Rodolfo Ambrosetti
19 maggio 2009 22.26
federico lenchi ha detto…
Egregio Signor Ambrosetti,
leggo sempre il solito ritornello: la Chiesa per essere Chiesa di tutti deve rinnegare sé stessa ovvero quegli insegnamenti fatiscenti che predica da anni.
Ben vengano quindi quei professori alla Mancuso che fanno chiarezza e sgombrano il campo ripulendolo da dogmi anacronistici e oscurantisti.
Poiché non c’è nulla di nuovo sotto iil sole, le dirò che anche le teorie di Mancuso sono ripetizioni di quelle che in passato venivano, senza tanti complimenti,bollate come eresie.
Lei è dell’idea che il non credere in alcuni dogmi, per la Chiesa fondamentali, come il peccato originale, la divinità di Cristo, l’Immacolata Concezione e via di questo passo renderebbe il cristianesimo migliore e più credibile.
Ma doveva aspettare i libri di Mancuso per sentirsi confortato e provare il desiderio di tornare a riconsiderare i problemi metafisici?
Guardi che senza scomodare gli eretici classici ( Pelagio, Ario, Marcione ect.) i Massoni da secoli proclamano le stesse cose.
Gliele elenco brevemente:
1- La Libera Muratoria è verosimilmente l’unica isttuzione che è riuscita nel tempo a CONSERVARSI, il larga misura, LIBERA da DOGMI, ideologia e prassi.( tratto dal lessico internazionale dei Liberi Muratori;
2- I Liberi Muratori negano la POSSIBILITA’ DI UNA CONOSCENZA OGGETTIVA DELLA VERITA’; (già enunciato da Protagora e dai sofisti)
3- Da cui ne consegue la RELATIVITA’ DI OGNI VERITA’ per cui il libero massone rifiutando ogni fede nei dogmi, non ammette alcun dogma nella sua Loggia.
4- Il libero Massone deve essere un uomo libero, e non deve conoscere alcuna sottomissione a dogma e passione.
5- Tutte le Istituzioni a fondamento dogmatico, la più eminente delle quali può essere considerata la Chiesa Cattolica, esercitano coercizione alla fede;
6- Tutte le religioni sono tentativi concorrenti ad esprimere la verita’ divina, che in ultima analisi è irraggiungibile.
Riassumendo: la religiosità massonica si fonda su filosofie quali il naturalismo, il deismo,il razionalismo e il panteismo.
I massoni pertanto negano validità a tutte le religioni positive ossia alle dottrine e alle fonti di culto fondate sulla rivelazione o sull’insegnamento specifico di qualche Chiesa.
Tale concezione è chiaramente riconducibile all’affermazione di Protagora:”l’uomo è la misura di tutte le cose” per cui la concezione di verità assoluta viene soppiantata da una posizione relativistica da cui consegue che nulla è assolutamente buono o cattivo, vero o falso ma che il valore di verità è stabilito da ogni individuo in base alla propria prospettiva conoscitiva.
Ora in cosa Mancuso si avvicina alle dottrine della Libera Muratoria?
In base a quello che ho esposto non le sarà difficile rispondere.
Per ragioni di tempo devo lasciarla informandola, nel caso volesse continuare il dialogo, che sarò assente fino alla prossima settimana.
Cordiali saluti
Federico Lenchi