di Patrizio J. Macci

Un sacerdote laureato in lettere che dirige una parrocchia che è un fortino nella periferia romana, e appena ha uno spiraglio nelle sue giornate infinite di tempo rivolto al prossimo anima un blog dove si parla di libri e di cultura. Nel suo profilo di facebook ha una foto di presentazione “pasoliniana” in bianco e nero, con i capelli ribelli e lo sguardo altrove.
Sembra un ragazzo che ha appena terminato una partita di calcio in un campetto sterrato nella polverosa periferia romana, oppure il protagonista di un gangster movie con Tomas Milian alias “er Monnezza”, dove lui è il poliziotto buono in prima linea che consuma le strade con le suole delle scarpe, sempre in prima linea contro il crimine. Si chiama Don Fabrizio Centofanti ed è il parroco di S. Carlo da Sezze. Tra il verde dei quartieri residenziali dell’Axa e Casal Palocco c’è una striscia di terra che trent’anni fa era ai confini della realtà, anzi hic sunt leones. Ora ci sono case, villette e palazzi. Il parroco era Don Mario Torregrossa passato alle cronache per l’attentato incendiario che lo sfigurò nel 1996. Don Fabrizio ha raccolto la sua eredità, ma appena può sfodera il suo iPad e anima il blog “la poesia e lo spirito” dove polemizza con scrittori, editori e addetti ai lavori. I fedeli lo chiamano “don Internet” oppure “Il prete con l’iPad”. Abbiamo faticato non poco per farci ricevere, quando è in parrocchia c’è letteralmente la fila per parlare con lui.
Lei è autore ha scritto diversi volumi di argomento letterario, anima un blog dove discute con “normalisti” e scrittori. Ma che razza di prete è? Come fa a coniugare in ministero sacerdotale con la letteratura e la rete? Continua a leggere
















