Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
È con un doloroso senso di fatalità a pesarmi su dita e parole che scrivo oggi dell’inutilità dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Nata dalle ceneri della Società delle Nazioni per porre rimedio alla sua tutto sommata impossibilità d’intervento (anche e soprattutto militare) in caso di conflitti tra (e interni a) popoli e nazioni, l’ONU sembra oggi averne assimilato tutti i difetti senza esserne riuscita a sviluppare e potenziare alcuno dei pregi.
Agli occhi degli stessi popoli che ne avevano sostenuto e auspicato la nascita (e a difesa dei quali dovrebbe dal 1945 a oggi ergersi) l’ONU appare sempre di più come una costosissima organizzazione di facciata in cui gli interessi dei singoli hanno preso il sopravvento sul bene di tutti, e dove regna la legge del petrolio e dell’interesse dei più forti.
Era l’11 luglio del 1995, diciassette lontanissimi anni fa, che ottomila vite vennero strappate alla loro storia davanti agli occhi impotenti (“impotenti” appunto) dei caschi blu olandesi: testimoni di un massacro che oggi possono testimoniare benissimo i telefonini dei presenti, senza bisogno di muovere il pesante carrozzone di mezzi, soldi e risoluzioni dell’ONU stessa.
Oggi che le parole hanno dimostrato nuovamente la loro incapacità a smuovere le coscienze del Monolite di Vetro, oggi che non bastano i corpi, le grida, il sangue, le bombe, le suppliche, gli appelli, le immagini, le prove, la memoria, il dolore, la speranza, lo sconcerto, oggi che tutto sembra urlare la necessità, ennesima e improrogabile, di seppellire quest’ONU di fianco alla tomba delle Società delle Nazioni che l’ha partorita (per sostituirla con qualcosa che sia finalmente capace di fare il lavoro per cui è stata creata) oggi non restiamo altro che noi, e davanti a noi l’immagine dei corpi e delle vite che ancora una volta l’ONU non ha saputo salvare.
“Perché i poeti nel tempo della povertà?” chiede Holderlin nel suo poema “Pane e vino”. E commentando questo verso, Heidegger dice: “Forse siamo nel momento in cui il mondo va verso la sua mezzanotte”.
In nome del vuoto
Il 5 maggio un gruppo di artisti, architetti, insegnanti e studenti e lavoratori precari della scuola e della comunicazione hanno occupato un edificio chiamato Torre Galfa e l’hanno rinominato Macao. L’edificio è un grattacielo di trentacinque piani, abbandonato da quindici anni.
Dieci giorni dopo l’occupazione, mentre il corpo gigantesco del precariato cognitivo milanese cominciava a stiracchiare le sue membra e a sintonizzarsi con la torre, sono entrati in azione gli esecutori del piano di sterminio finanziario. Il proprietario, noto alle cronache giudiziarie come corrotto e corruttore, ha deciso che quel posto è suo e deve rimanere com’è: vuoto. Tutto deve essere vuoto nella città, perché il capitalismo finanziario ha bisogno di distruggere ogni segno di vita. Le risorse materiali e intellettuali vengono progressivamente inghiottite, annullate, perché i predatori possano espandere la loro insensata ricchezza. Leggi il seguito di questo post »
Nel 1989 avevo appena cominciato a lavorare al settimanale New Republic, quando si cominciò a parlare di “coppie di fatto” omosessuali, come le chiamavano all’epoca. Le aveva proposte la città di New York. Io ero l’unico gay in redazione, e dissi solo: “Perché non tagliare la testa al toro e non permettere ai gay di sposarsi? Non è la scelta più conservatrice che si possa fare?”.
Avrei dovuto tacere, ma il mio direttore liberal capì subito che quest’idea avrebbe irritato i repubblicani e mi chiese di scriverci un articolo. Esitai, in parte perché non l’avevo ancora detto chiaramente alla mia famiglia e al resto del mondo. Ma il ragionamento mi sembrava logico e l’articolo si scrisse quasi da solo. Finì in copertina, con la foto di una torta nuziale con due uomini in cima. Leggi il seguito di questo post »
Pubblichiamo parte della prefazione di Roberto Scarpinato, procuratore generale di Caltanissetta, a “Le ultime parole di Falcone e Borsellino” (a cura di Antonella Mascali, Chiarelettere). In questo libro gli interventi, le interviste, le parole di Giovanni Falcone (1939–1992) e Paolo Borsellino (1940–1992), due servitori dello Stato, a vent’anni dalla loro morte. di Roberto Scarpinato Più trascorrono gli anni e più cresce la mia sensazione di disagio nel partecipare il 23 maggio e il 19 luglio alle pubbliche cerimonie commemorative delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. La retorica di Stato ha i suoi rigidi protocolli ed esige che il discorso pubblico venga epurato da ogni sconveniente riferimento alle travagliate vicende che segnarono le vite di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, preparandone lentamente la morte. Relegando nel fuori scena della storia quelle vicende, questa forma di autocensura consegna così alla memoria collettiva una narrazione tragica e, nello stesso tempo, semplice e pacificata, che si può riassumere nei seguenti termini: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono assassinati perché con il loro lavoro di integerrimi magistrati, culminato nelle condanne inflitte con il maxiprocesso, erano il simbolo di uno Stato che aveva sferrato un colpo mortale a Cosa nostra, mandando in frantumi il mito della sua invincibilità. Leggi il seguito di questo post »
Scrivo queste poche righe in una condizione di incredulità e con un gran dolore nel cuore. La scuola è il luogo della tutela. Il luogo a cui affidiamo tutti i giorni i nostri figli, in cui entrano i nostri studenti, il nostro luogo di lavoro. Ciò che è accaduto a Brindisi è inconcepibile. Lunedì entriamo nelle nostre scuole proponendoci di raccontare, di commentare, di analizzare l’orrore di questo avvenimento. Dovremmo entrare listati a lutto. Dovremmo trasmettere – noi che li vediamo tutti i giorni, timorosi, indolenti, silenziosi, sorridenti – il grido di orrore con cui la scuola reagisce alla propria profanazione. Più di qualsiasi minuto di silenzio, la forza delle nostre parole deve essere il modo per dire che, qualunque sia stata la matrice di un atto tanto insensato e bestiale, noi – insegnanti e studenti – non ci stiamo, né ora né mai. Lunedì tutte le scuole d’Italia devono chiamarsi Morvillo Falcone, per Melissa che non c’è più, per Veronica e tutti gli studenti feriti, per i nostri ragazzi e per questo sventurato Paese che merita altro. (Marina Boscaino)
Tra scuola e lavoro mettiamo il futuro
di Marilena Salvarezza
Tra scuola e lavoro c’è sempre stato un legame forte quanto contraddittorio, con un’oscillazione costante tra due poli estremi. A uno l’appiattimento sui bisogni del mondo del lavoro e la spinta a “canalizzazioni precoci”, all’altro il distacco della scuola dal territorio e dalla realtà Leggi il seguito di questo post »
Infami, un solo grido
si leva dall’Italia ancora viva.
Inutile cercare le parole
per dire fino a dove può arrivare
la rinuncia all’umano.
Ma dobbiamo reagire,
uscire dalla tana del privato.
Nessuna scusa è buona in questo giorno
per dire io non c’entro,
mica è colpa mia.
Se vuoi fregiarti della dignità
che ci mette in cima alla creazione,
alzati in piedi, vieni,
armiamoci di santa indignazione.
Oggi pubblico l’editoriale che comparirà nel numero di giugno di A rivista anarchica. un periodico nato nel 1971 e che è stato fra i protagonisti della campagna per la liberazione di Pietro Valpreda.
La Federazione Anarchica Italiana è stata fondata a Carrara appena finita la seconda guerra mondiale. Centinaia di militanti anarchici, rispuntati dall’esilio, dalla clandestinità, dal partigianato, alcuni dalle carceri, ecc. si incontrarono nella città-simbolo dell’anarchismo di lingua italiana per dar vita a quella che fu per un ventennio la “casa” della quasi totalità degli anarchici di lingua italiana. Alcuni gruppi, alcune individualità preferirono restarne fuori e questo non ha mai costituito un problema, proprio per lo spirito libero e libertario che da sempre caratterizza l’associazionismo degli anarchici. Poi dissensi proprio sulle modalità organizzative, nuove sensibilità nate soprattutto a partire dal ’68 e altri fenomeni hanno progressivamente portato la FAI ad essere una delle componenti del movimento anarchico, seppure di sicuro la più longeva e la più “grande”. Leggi il seguito di questo post »
La Corte di Cassazione, con sentenza del 10.5.2012, ha stabilito che i blog non sono da considerarsi stampa clandestina, per cui viene meno l’obbligo della loro registrazione presso i tribunali, ai sensi della legge 8 febbraio 1948, n. 47, applicabile invece per le testate giornalistiche. Conseguenza di ciò è che non sussiste obbligo di rettifica da parte dei gestori del blog. E’ però allo studio un provvedimento da parte del Ministro della giustizia volto a rivedere la materia, per bilanciare la necessità di svolgimento delle indagini da parte dei magistrati con il diritto dell’indagato e quello, dei cittadini, all’informazione. Leggi il seguito di questo post »
E’ un po’ che non scrivo, più di un mese. Nel frattempo purtroppo nulla è cambiato, si conferma la quotidiana deriva di questo sistema finanziarizzato e insostenibile, costruito sulle tassazioni generalizzate, sull’intoccabilità delle rendite finanziarie e senza progetti di crescita. perseguito con ignobile determinazione dal nostro governo: è inutile continuare a ripeterlo, tutti lo percepiscono ormai sulla propria pelle. E’ dunque più importante lavorare per cercare nuove strade o vie d’uscita. Ma i risultati di queste elezioni con un’ulteriore drastica diminuzione del numero dei votanti, mi fanno nascere spontanea una domanda: perchè nei paesi “così detti” a democrazia avanzata, e non solo in Italia, che fanno del voto popolare uno dei fondamenti del proprio sistema, i cittadini rinunciano a questo diritto? Cosa li spinge a questa scelta? Beh scatenatevi lettori, sicuramente ciascuno ha la sua da dire al riguardo. Leggi il seguito di questo post »
Cominciano il 9 maggio per proseguire nei giorni 10, 11, 16 maggio, con posticipi nei giorni 16, 17, 18 maggio, le prove Invalsi dell’anno scolastico 2012, elemento centrale dei progetti governativi di valutazione della scuola. Esprimeranno in modi diversi la loro contrarietà, fra gli altri, Gilda, Cobas, Usb, CGILchevogliamo, Cub, Unione degli Studenti. Proponiamo delle riflessioni di Girolamo De Michele a partire da un’analisi della prova di Italiano somministrata lo scorso anno scolastico mirante ad “accertare la capacità di comprensione del testo e le conoscenze di base della lingua italiana“: analisi eloquente sul livello di “scientificità” delle prove. Questo testo viene pubblicato anche su Carmilla e altri siti accomunati dalla difesa della scuola.
Salvate il soldato Rigoni Stern
di Girolamo De Michele
Lo scorso maggio gli studenti del secondo anno di istruzione superiore (licei e istituti tecnici e professionali) sono stati sottoposti alle prove dell’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI). Lo scopo di queste prove di “valutazione esterna” in italiano è di “accertare la capacità di comprensione del testo e le conoscenze di base della lingua italiana” (vedremo dopo le finalità più generali dell’INVALSI). Per verificare queste capacità e conoscenze è stato chiesto agli studenti di leggere dei testi e rispondere a un certo numero di “domande a risposta chiusa” [1]. Uno dei testi era il racconto di Mario Rigoni Stern Sulle nevi di gennaio, compreso all’interno della raccolta Aspettando l’alba e altri raccontiLeggi il seguito di questo post »
Nadia Anjuman, artista afgana, morì nel 2005 del brutale pestaggio di suo marito. Aveva 25 anni. Le sue “colpe” erano l’aver pubblicato le sue poesie ed essere diventata famosa in ragione di ciò. In Afghanistan si può morire di errori umanitari, di armi intelligentissime maneggiate purtroppo da perfetti idioti, di matrimonio, di parto, di religione, di etnia, di papaveri da oppio, persino di scuola. La scelta è così vasta, soprattutto per le donne, che sono qui a domandarmi se era proprio necessario aggiungerci dell’altro. Ma tant’è: le mie simili, in Afghanistan, possono morire anche di poesia. Leggi il seguito di questo post »
Abbiamo accolto la provocazione di Luigi Monti e della sua lettera aperta agli studenti di Scienze della Formazione che per gentile concessione della redazione della rivista “Gli Asini” di seguito riproduciamo. E abbiamo da parte nostra invitato i giovani laureati Magda Dabrowska, Emanuela Del Gatto e Andrea Tonti a raccontare la loro esperienza. Per favorire un confronto più ampio presentiamo anche le testimonianze di Anna Celso e Nives Camisa, riguardanti la formazione dei maestri negli anni 80 e 70.
Lettera aperta agli studenti di Scienze della formazione È impossibile non avvertire, per chi si occupa di educazione e intervento sociale, un senso di orfanezza nei confronti di quello che dovrebbe essere il punto di riferimento teorico “naturale”: il pensiero pedagogico. Leggi il seguito di questo post »
E’ nato un soggetto politico nuovo denominato, nella prima assemblea svoltasi a Firenze il 28 aprile u.s., “ALBA”, acronimo di “alleanza”, “lavoro”, “beni comuni” e ”ambiente”. Nel mese precedente i fondatori (tra i quali, Paul Ginsberg, Andrea Bagni, Claudio Giorno, Chiara Giunti, Alberto Lucarelli,Ugo Mattei, Nicoletta Pirotta, Marco Revelli, Massimo Torelli)(tra i primi firmatari, Stefano Rodotà e Luciano Gallino) avevano elaborato un manifesto che è “un primo documento di principi e metodi volutamente non programmatico, che definisce un orizzonte e un percorso dichiarando da subito un quadro di riferimenti e di valori. Ha come obiettivo proporre la costruzione di un soggetto politico radicalmente nuovo che si confronti subito con il quadro politico, la crisi sociale ed economica. Leggi il seguito di questo post »
Ora lo sappiamo da fonte autorevole e non smentibile. Il governo Monti è il frutto maturo per l’Italia della politica della Trilaterale, il cui presidente italiano, Carlo Secchi, guarda caso anche lui ex rettore della Bocconi dichiara al Fatto Quotidiano in una intervista (26-04-2012 p. 9) dichiara, apertis verbis: «Noi della Trilaterale siamo contenti di Monti» e aggiunge che quando il presidente della repubblica Giorgio Napolitano incaricò Monti di formare il governo, essi [la Trilaterale] erano riuniti e appresero in diretta la nomina, godendone come gatti in calore. Egli chiama Monti Mario, «il nostro reggente europeo». Questo signore oltre che Trilaterale è anche consigliere di amministrazione di sei società, tra cui Mediaset. Come si può pensare che abbia un giudizio politico ed economico indipendente? Non può né lui né Monti, né il suo governo. Leggi il seguito di questo post »
L’inchiesta di Alfredo Macchi, da oggi nelle librerie, svela documenti inediti di centri di addestramento, tra cui una scuola a Belgrado, voluti e finanziati dagli Stati Uniti per “aiutare a superare le censure dei regimi, rimanendo anonimi, e fare attività politica tramite i social network”
“Sicuramente queste rivoluzioni sono un passo in avanti sulla strada dei diritti e della democrazia. Ma è ormai abbastanza evidente che dietro ci siano stati gli interessi delle grandi potenze”. Alfredo Macchi esce oggi nelle librerie con Rivoluzioni S.p.A. – Chi ha suggeritola Primavera Araba(Alpinestudio) il primo libro di inchiesta sulle rivoluzioni arabe e i social media, cassa di risonanza delle rivolte maghrebine. Soprattutto per il mondo occidentale. Leggi il seguito di questo post »
Il super commissario Monti sta procedendo a nominare commissari ovunque, ovviamente tranne che alla Rai, per non disturbare il titolare del conflitto di interessi. Così abbiamo il commissario Amato, il commissario Bondi, il commissario Grilli, per non parlare dei ministri Passera e Fornero che hanno assunto il ruolo dei vice questori o dei vice prefetti.
Di commissario in commissario, di emergenza in emergenza, si sta così provvedendo a alla costruzione di una sorta di “democrazia protetta” chiamata ad attuare le direttive imposte dalla maggioranza che guida l’Europa e, spesso, troppo spesso, condivise anche da chi dovrebbe almeno cominciare ad interrogassi sulla sacralità-centralità delle istituzioni monetarie internazionali e sulla pretesa di presentare come “neutrale, tecnicamente incontestabile” il punto di vista di una oligarchia bancaria e finanziaria. Leggi il seguito di questo post »
[...]I ricercatori vessati, gli insegnanti umiliati; gli scolari e studenti penalizzati; i professori di università costretti a cercare rifugio all’estero; i disoccupati, gli esodati, i licenziati, i de localizzati, i cassintegrati; le vittime (morti, feriti, invalidi) sul lavoro, o meglio di lavoro; i lavoratori in nero; i suicidati. Operai, impiegati, imprenditori: quanti sanno che è nata in aprile a Vigonza (Padova) un’Associazione dei familiari degli imprenditori morti suicidi? Nel 2012, i morti di propria mano sono stati, fino a metà aprile, 23. (Giunge ora la notizia di un altro suicida: o meglio suicidato: un imprenditore edile sardo, costretto a licenziare i dipendenti, compresi i suoi stessi figli. Possibile che i tecnici cattolici al governo, i teorici del “rigore finanziario” e della “coesione sociale”, non abbiano nulla da rimproverarsi?). E questa non è forse una nuova forma della distruzione del ceto medio, che abbiamo già visto in atto negli Stati Uniti? E, a sua volta, a me pare una tragica conferma della “profezia “ di Marx, relativa alla bipolarizzazione della società, e all’impoverimento crescente delle classi medie fino alla loro scomparsa tendenziale, e alla concentrazione della ricchezza in un numero sempre più ridotto di mani, e in misura sempre più alta… Leggi il seguito di questo post »
La fase attuale è caratterizzata dalla crisi di tutte le sinistre che non si vogliono costituenti. Viviamo in un periodo di lotte contro la crisi economica e politica del capitalismo – lotte che rivelano in maniera sempre più ampia uno spirito rivoluzionario. I movimenti insurrezionali nei paesi arabi come nei paesi europei si rivolgono contro la dittatura politica di élites corrotte o contro le dittature politico-economiche delle nostre democrazie di facciata. Non intendiamo certo confondere le une con le altre, ma è sicuro che c’è ormai una voglia di democrazia radicale che traccia un «comune di lotta» a partire da fronti diversi. Le lotte oggi si presentono in maniera diversa ma sono unificate dal fatto di ricomporre le popolazioni contro le nuove miserie e l’antica corruzione. Sono lotte che dall’indignazione morale e dalle jacqueries moltitudinarie muovono verso l’organizzazione di una permanente resistenza e l’espressione di potenza costituente; che non attaccano semplicemente le costituzioni liberali e le strutture illiberali dei governi e degli stati, ma elaborano anche parole d’ordine positive come il reddito garantito, la cittadinanza globale, la riappropriazione sociale della produzione comune. Per molti aspetti l’esperienza dell’America latina nell’ultimo decennio del secolo ventesimo può essere considerata preambolo a questi obiettivi, anche per i paesi centrali del capitalismo altamente sviluppato. Leggi il seguito di questo post »
[...]“Oggi l’Agenzia del salvataggio delle banche fa arrivare una nuova richiesta: altri 400-500 miliardi di euro per rendere più solido il mercato creditizio), le politiche dei sacrifici imposte ai poveri hanno l’unico obiettivo di garantire e di assicurare il pagamento degli interessi sul debito e a incrementare ulteriormente il potere della finanziarizzazione sulle nostre vite. Per questo, in tutte le piazze, si lotta per il diritto all’insolvenza, la rinegoziazione e la parziale cancellazione del debito, soprattutto se illegittimo (default controllato), al grido “non un euro alle banche”. Leggi il seguito di questo post »