La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per la categoria ‘Diari’

Amsterdam che luce c’era?

Pubblicato da giovanniag su marzo 8, 2012

Introduzione di Giovanni Agnoloni, testo narrativo di Marino Magliani

Da Postpopuli.it

Prendete questo testo sulla luce di Amsterdam, di Marino Magliani – autore italiano nato nell’entroterra di Imperia ma residente da molto tempo ad IJmuiden, vicino ad Haarlem – come un’introduzione o un’ouverture del suo romanzo Amsterdam è una farfalla (Ediciclo): una storia che ha per protagonista quello che è un suo doppio, un alter ego letterario che dopo tutto è lui, incaricato, com’è veramente successo, di scrivere un libro sulla sua città. Così si è immaginato immerso in tante diverse sfaccettature e direi quasi rifrazioni luminose della capitale olandese, con i suoi canali, la sua pioggia e i suoi squarci di luce. Guidato dal suo Virgilio-Caronte, un traduttore espertissimo di storia locale, in sella a una bicicletta.

Una storia ardita e lumpen, archeologica e bolañiana, degna di una penna raffinata, che, dopo aver prodotto opere del calibro di Quella notte a Dolcedo, La tana degli Alberibelli (entrambe edite da Longanesi) e La spiaggia dei cani romantici (Instar), con questo libro torna a uscire dal suo universo d’elezione, la Liguria della sua infanzia rivisitata da lontano, per immedesimarsi in quel mondo, l’Olanda, che la vita lo ha portato a scegliere, così diverso, con la sua orizzontalità, dalle terrazze delle colline liguri.

Ne risulta un itinerario parzialmente dentro, ma soprattutto fuori dagli schemi, che lambisce la Amsterdam turistica per immergersi in luoghi che i più non conoscono, svelando retroscena storici, architettonici, sociali, urbanistici e gastronomici di quella che resta una delle capitali europee più affascinanti e imprevedibili.

Accompagnano queste righe delle foto di vari scorci di Amsterdam scattate da Bart Bokslag, fotografo olandese.

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LA NOTTE DI KREUZBERG, ANIMA TURCA DI BERLINO

Pubblicato da giovanniag su febbraio 15, 2012

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Piove, a Kreuzberg. Sono appena uscito dalla stazione della metro di Moritzplatz (foto qui a sinistra, da Wikipedia), dopo una serie di cambi e di percorsi avventurosi nell’avanzatissima metropolitana di Berlino. C’è un chiosco che vende hot dog e roba simile. Mi riparo sotto la tettoia, e un tipo mi offre una patatina fritta. Dico di no, mi scanso e mi rituffo sotto, per sbucare dall’altra parte della piazza.

Mi hanno detto che Oranienstraβe è piena di pub e locali, l’arteria centrale di questo quartiere alternativo, dove si concentra la comunità turca della capitale tedesca. Quando sono uscito dall’ostello era ancora bel tempo. Poi si è rannuvolato tutt’insieme ed è venuto giù il diluvio. Capricci del clima nordico. Mi infilo nel primo bar che trovo. Saluto in inglese e chiedo se hanno qualcosa in contrario a che aspetti che spiova sotto la tenda. I gestori non capiscono, ma sorridono. In TV c’è Udinese-Arsenal, ritorno del preliminare di Champions League. I friulani stanno per essere eliminati. Passerà, la pioggia, mi dico. E invece no.

Accanto a me, un uomo che sembra un boss col mal di pancia fa e riceve telefonate in continuazione. Alla fine salto fuori facendo lo slalom tra le gocce e sfruttando la striscia di venti centimetri protetta dalle grondaie. Passo accanto a vari localetti, tutti dall’aria vuota e avvilita, e arrivato a Oranienplatz sono già zuppo. Leggi il seguito di questo post »

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Le nebbie di Castiglion della Pescaia

Pubblicato da giovanniag su febbraio 1, 2012

Testo di Giovanni Agnoloni

Da Doppiozero.com

Di solito al mare, almeno in Italia, si associano scenari di luce, sole e calore. È curioso, invece, come i miei ricordi di Castiglion della Pescaia, una delle più ridenti località turistiche della Maremma, siano di nuvole e foschia. Esterne, in qualche giornata di pioggia, ma soprattutto interiori.
Ci sono stato tante volte, fin da piccolo, coi miei, da solo e con amici. E sempre, per me, ha rappresentato un crocevia, e insieme una visione che si levava da un mondo in dissolvenza.
Il primo anno che ci sono venuto sarà stato quand’ero in prima elementare. Durante il viaggio avevo dormito sul sedile posteriore della Giulia, un’Alfa Romeo che solo a ripensarla evoca passato. Mi svegliai sulla Via Costiera, circondato dalla pineta litoranea, e poco dopo mi apparve il profilo arroccato del paese, con il castello e la torre della Pieve di San Giovanni Battista. Leggi il seguito di questo post »

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“La musica della neve”, di Davide Sapienza

Pubblicato da giovanniag su gennaio 16, 2012

Recensione di Giovanni Agnoloni

Davide Sapienza

La musica della neve – Piccole variazioni sulla materia bianca

Ediciclo, 2011

Una delle cose più difficili, anche per i saggi, è spiegare che cosa sia l’essenza delle cose. Anthony De Mello ha parlato di questo in un suo libro con riferimento al verde. Possiamo dire che cosa è verde (un prato, un indumento, per esempio), ma definire il verde in sé è impresa ben più ardua, che comporta l’addentrarsi in un territori fatti di puro intuito e pura percezione, non mediata dalla razionalità.
Sono questi gli spazi che Davide Sapienza ha esplorati in La musica della neve – Piccole variazioni sulla materia bianca, opera uscita per la collana di Ediciclo “Piccola filosofia di viaggio”, in cui lo scrittore, viaggiatore ed esperto di musica unisce le sue tre grandi vocazioni per calarsi nello spirito del bianco e di quella materia sempre mutevole e mai prevedibile che più di ogni altra cosa lo rappresenta e lo esprime. Leggi il seguito di questo post »

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Pensare lentamente, agire velocemente

Pubblicato da giovanniag su gennaio 8, 2012

Di Gianluca Bonazzi

Questo principio intende porre all’attenzione dei lettori una riflessione sul valore del tempo.
Riprende un principio simile che diverse volte si è sentito riportare quando si parla di multietnicità e villaggio globale: AGIRE LOCALMENTE, PENSARE GLOBALMENTE.
Questo si muove nello spazio, l’altro nel tempo.
L’incrocio di tempo e spazio porta armonia indispensabile per la vita di una persona.
Immaginarie rette perpendicolari che formano il qui e ora di antica memoria latina, il cosiddetto Carpe Diem.
Ogni tempo in un spazio e viceversa è unico, e mai più si ripeterà, per sempre.
Quanto accaduto un attimo fa nella vita di ognuno di noi non si ripeterà più. Leggi il seguito di questo post »

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Come valorizzare un’area col turismo di qualità

Pubblicato da giovanniag su gennaio 4, 2012

DALLA MAREMMA UNA LEZIONE PER LE VALLI APPENNINICHE PIEMONTESI

Articolo di Marco Grassano

da Postpopuli

Daini sotto gli ulivi maremmani

Lo scorso giugno ho fatto, con la famiglia, un “tour” tra Assisi e la Maremma; in quest’ultima zona, in particolare, ho osservato un modello di “gestione” del turismo che potrebbe funzionare egregiamente anche da noi, se solo lo volessimo davvero adottare. Tutto ruota attorno al valore ambientale dell’area, in Toscana garantito da un parco regionale (come lo sono in provincia di Alessandria, tanto per intenderci, il Parco del Po e dell’Orba o quello delle Capanne di Marcarolo) – ma si potrebbe anche partire da una zona protetta della Rete Natura 2000, quale quella del Monte Antola, magari estendendola alle Terre del Giarolo, che dal punto di vista della biodiversità non hanno nulla da invidiare a molte altre realtà più rinomate (mi pare però che la Comunità Montana abbia deliberato, non molto tempo fa, l’espressione di parere negativo alla creazione di un’area di salvaguardia, voluta dalla Regione… forse per timore di avere le mani legate, o forse in obbedienza all’ormai abusato principio “padroni in casa nostra”, che in una società civile deve invece essere, necessariamente, limitato dal prevalere degli interessi collettivi, a partire dalla tutela del territorio).  Leggi il seguito di questo post »

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Se sei felice

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 30, 2011

da qui

Quando c’eri, Mario, mi domandavo
come sarebbe stato
il giorno che sarei rimasto solo:
un pugno nello stomaco, credevo
che sarei morto anch’io,
ancora non sapevo
che amare è morire, che in fondo al cuore
c’è una luce nascosta in una tomba
e che solo scendendo fino in fondo,
esalando quell’ultimo respiro
nascosto in ogni battito del dare,
ancora non sapevo
che il lampo che ora vedo in questa foto,
l’illusione di averti qui per sempre
era la profezia di chi sa già
che all’alba arriva uno che ti dice
chi cerchi, perché piangi non è qui,
non vedi che ti sta aspettando ancora
non senti che ti chiama dalla porta
del cuore? Dimmelo, se sei felice.

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Andrea Aschedamini e Davide Sapienza presentano “Le OroVie”

Pubblicato da giovanniag su dicembre 22, 2011

Ancora due eventi, oggi e tra una settimana con protagonisti Andrea Aschedamini e Davide Sapienza, coautori de Le OroVie (Lubrina Editore). Cliccate sul manifesto qua sotto per conoscere i dettagli.

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Pensando a George Harrison, nel decennale della sua scomparsa

Pubblicato da giovanniag su novembre 29, 2011

Tratto da I DIARI DI RUBHA HUNISH, di Davide Sapienza, Galaad Edizioni 2011, pagine 206-209

1 dicembre 2001. George Harrison. Bivacco Presolana.

Sono nel posto dove oggi volevo essere per il mio saluto a George, il beatle giovane. Sono passati quasi quattro anni da quando salii nella neve sino a quassù per rendere il mio omaggio a Claudio, artista amico scomparso dal nostro orizzonte, senza preavviso. Questo sembra proprio essere il luogo giusto per ascoltare la partenza di chi sta lasciando il pianeta terra. Era sabato allora, è sabato anche oggi. Era giovedì allora, è stato giovedì anche questa volta.
Ho portato con me la sua musica scegliendo le canzoni per cercare di catturare qualcosa che non so cosa sia. Sono qui per interrompere il consueto scorrere dei pensieri, delle emozioni e delle parole; so che ascolterò queste canzoni come mai le ho ascoltate, né come mai le ascolterò più. Leggi il seguito di questo post »

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Facevamo servizio pubblico

Pubblicato da sparzani su novembre 25, 2011

di Gianni Montieri

Fu strano per un ragazzo di ventiquattro anni arrivare dalla provincia di Napoli a Milano. Arrivarci in gennaio con la nebbia, il freddo e tutti gli stereotipi piazzati lì davanti agli occhi e ai giacconi mai abbastanza pesanti. Era il 1996. L’anno, per me, delle prime sciarpe, la prima volta dei guanti. Arrivai il sabato e il lunedì si cominciava, in Comune. Un ente gigante e gigantesco, ventimila dipendenti, allora. Oscillavo tra paura del nuovo, contentezza per averla scampata e voglia di dimostrare che noi del Sud lavoravamo e che non era vero ciò che si diceva. Ma poi realmente cosa si diceva? A dirla tutta non l’ho mai saputo. I primi mesi furono strani: uffici e archivi troppo grandi e sporchi, computer che non arrivavano, colleghi che non ti parlavano. La confidenza da non dare a uno col contratto al termine e, per giunta, terrone. ‘Na munnezza. Una cosa mi piacque da quasi subito: i colleghi più anziani. Quelli che del lavoro in Comune, del “servizio per il pubblico”, ne avevano fatto una ragione di vita. Una morale. Arrivavano con le scartoffie in mano, con la loro pratica da farti inserire nel database, e dicevano frasi così: Ragazzo, ricorda che noi dobbiamo delle risposte alle persone, e quelle risposte gliele dobbiamo, che i computer ci siano o no, che le fotocopiatrici funzionino o meno. Quello che mi ha insegnato tutto si chiama Antonio Leggi il seguito di questo post »

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Émile Zola, “L’affaire Dreyfus. La verità in cammino”, a cura di Massimo Sestili

Pubblicato da giovanniag su novembre 25, 2011

Da qui

Intervista a margine di Giovanni Agnoloni 

«La lettera di Zola è il più grande atto rivoluzionario del secolo»

a cura di Massimo Sestili
Prefazione di Roberto Saviano
Firenze, Giuntina, novembre 2011
ISBN 978-88-8057-423-1
Є 9,90

Zola nel suo J’accuse indica con nome e cognome i responsabili della condanna di un innocente e chiede di essere portato in giudizio, firmando una delle più grandi requisitorie contro la ragion di stato che siano mai state pronunciate. Una denuncia che rimarrà nella storia, da un lato per la forza e il coraggio che esprime nel voler difendere i valori di Giustizia e di Libertà e, dall’altro, per il richiamo al principio di responsabilità degli intellettuali, che da questo momento percepiscono il loro ruolo all’interno della società in modo del tutto diverso, fino a raggiungere nel corso del Novecento un peso sempre maggiore soprattutto nei momenti in cui la loro protesta è riuscita a saldarsi con la politica.

dalla introduzione di Massimo Sestili

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“Addio, Liguria”: franano le Cinque Terre care a Eugenio Montale

Pubblicato da giovanniag su novembre 17, 2011

Articolo e foto di Marco Grassano (già pubblicati su AlibiOnline, qui e qui)

“Addio, Liguria”: franano le Cinque Terre care a Eugenio Montale
“Addio, Liguria, per i tuoi grandi paesaggi d’olivi
dove il colore in maggio è bronzo fiorito; per il verde
chiaro delle vigne di cui vivono anche in estate
le ardenti terrazze di pietra sollevate all’infinito sul mare…”
Vincenzo Cardarelli

Il sole di fine settembre balugina caldo sul mare in un crepitio luminoso mentre dall’uscita autostradale di Carrodano scendo verso Monterosso. Il mio albergo – Hotel Cinque Terre – è nella frazione Fegina, di fianco a Villa Montale. Scriveva il poeta:

La casa delle mie estati lontane
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare. Leggi il seguito di questo post »

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Biblioteche

Pubblicato da sparzani su ottobre 27, 2011

di Antonio Sparzani

Quand’ero ragazzetto, neolaureato di belle speranze ‒ allora forse migliori di adesso, dati i mestieri che un neolaureato che voglia sopravvivere è oggi forzato ad accettare ‒ e cominciavo ad aggirarmi per Milano, dov’ero giunto fresco fresco da Pavia, cominciai ad andare “in Sormani”, che sarebbe la biblioteca comunale di Milano, (Biblioteca Centrale, ospitata a palazzo Sormani, che fa parte del notevole servizio biblioteche del comune di Milano): l’ufficio prestiti ‒ schedari ovviamente solo cartacei, schedine da far passare pazientemente sotto le dita, problemi vari di ordine alfabetico ‒ era come ora al secondo piano ed era governato da un signore burbero e scorbutico come non mai che sembrava ti facesse una concessione speciale nel prestarti un libro, dopo beninteso che si erano esibiti documenti e garanzie a tutta prova. Del tutto diverso, lo dico subito a scanso di equivoci, quel che accade ora, personale ottimo: gentile, collaborativo, competente. Ma questa difficoltà umana che a quei tempi ti costringeva ad un piccolo sforzo psicologico se proprio volevi un libro, contribuiva in qualche modo a creare un’atmosfera di sacralità mista a una sorta di irraggiungibile lontananza; pessimo, direte voi, e sono ovviamente d’accordo, era però una molla che ti faceva desiderare fortemente un libro, e una volta conquistatolo, a usarlo nel miglior modo possibile.

La prima volta che andai negli Stati Uniti — inizio anni ’70 — con una borsa di studio di un anno per una qualche fisica ricerca, capitai non in una grande e famosa università, ma alla Rutgers University, sperduta in un campus del New Jersey, vicino a New Brunswick; la prima volta che entrai nella biblioteca del campus credevo di sognare: un salone a pianterreno enorme e tutto a vetrate, varie decine di comode poltrone, scaffali aperti, apertura ventiquattr’ore, roba da portarsi lì il cartoccio del pastrami, con un buon pane di segale e stare indefinitamente stravaccato a leggere e guardare i prati dai finestroni. Chi mi conosce sa quanto poco io ami gli USA, soprattutto dopo esserci stato per un anno, ma quello delle biblioteche, lo ammetto, era un servizio impagabile.

Adesso il non illuminato governo di questo disgraziato paese Leggi il seguito di questo post »

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Diario di Barcellona III, di Andrea Sartori

Pubblicato da Andrea Sartori su ottobre 20, 2011

«Io è un altro».

Gli vennero in mente queste parole di Rimbaud, quando si guardò nella specchiera ottocentesca del Grand Cafè Restaurante della vecchia Calle Ferran.

Volgendo poi lo sguardo alla strada, gli parve di vedere ancora se stesso: nella senzatetto che si arrotolava le mutande in vita dopo aver pisciato in un angolo già irrigato da un cane, nelle grida disarticolate di due tedeschi ubriachi, nel sorriso ammiccante di un omosessuale che tentava di sedurlo a distanza.

Avrebbe dovuto essere «un altro» più spesso.

Come la sera prima, ad esempio, quando, mentre rimestava il fondo di un mojito accucciato su di uno sgabello di Malpaso, entrarono nel locale, ridendo senza ritegno, sette ragazze olandesi, in città per le sfilate di Passarel-la. I giovani spagnoli che erano con lui si erano ridestai ad una nuova vita, sperando improvvisamente in un diverso destino per la loro notte. Allora, però, egli non seppe sfilarsi dal viso la pellicola trasparente che lo separava da se stesso. Doveva rientrare nel suo piso, e mettersi a lavorare alla scrivania, senza troppo alcool in corpo, e senza l’enfasi della carne a disturbarlo. Leggi il seguito di questo post »

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“Le OroVie” – La Connessione cosmica

Pubblicato da giovanniag su ottobre 18, 2011

Recensione di Giovanni Agnoloni

Andrea Aschedamini, Davide Sapienza
Le OroVie
Lubrina Editore, Bergamo, 2011

Dopo L’invisibile canto del silenzio, i testi di Davide Sapienza e la foto di Andrea Aschedamini tornano ad accompagnarci in un itinerario geogafico, ma soprattutto spirituale, nel ciclo delle stagioni delle Alpi Orobie. Le OroVie (Lubrina Editore, 2011) è un libro che ci fa dono di un percorso speciale, che fa di tutto per essere “normale”, “umile” nel senso originario del termine (humilis, “che sta in basso”, dunque “aderente al terreno”), ma non può evitare di rivelare la propria natura iniziatica. La Natura qui si rivela nella sua essenza di Via, cioè di percorso di accesso a dimensioni più sottili, più profonde e insieme più alte, rispetto a ciò a cui siamo abituati. L’essenza energetica e spirituale dei luoghi di montagna si manifesta come Holos (“Tutto”) in cui si immerge l’essenza intima dell’uomo, osservatore che vive su di sé un riflesso della vita millenaria del Cosmo. Leggi il seguito di questo post »

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Diario di Barcellona II, di Andrea Sartori

Pubblicato da Andrea Sartori su ottobre 13, 2011

Il mattino trascina con sé brani della notte. Dalla notte, a dire il vero, la città non esce mai.

Un lieve stato sonnambulico ti accompagna anche quando scendi a fare la spesa al piccolo supermercato sotto casa, gestito da un cingalese che ormai, quando ti vede, ti saluta con un identico bofonchio: «Buenos dia, italiano». Leggi il seguito di questo post »

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Diario di Barcellona I, di Andrea Sartori

Pubblicato da Andrea Sartori su ottobre 6, 2011

Ho attraversato la città con il mio corpo. O forse ho attraversato il corpo della città?

Chiazze, grumi, masse fibrose, sfilacci, muscoli: quasi inciampavo in parti di corpi. Staccate dal tronco, acefale, analfabete. Frange tagliate, brandelli amputati, gettati intorno a me, proprio sotto il mio sguardo, come a dire che erano lì non a caso, ma per richiamare la mia attenzione, e ad esigerne gli occhi, le retine, e con esse il cavo auricolare, il tatto, i seni nasali. Leggi il seguito di questo post »

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Appunti poetici su un luglio trascorso nelle terre del Giarolo

Pubblicato da giovanniag su agosto 26, 2011

Articolo e foto di Marco Grassano (da AlibiOnline, dove sono disponibili anche altre immagini dell’autore)

Come da’ nudi sassi
dello scabro Apennino
a un campo verde che lontan sorrida
volge gli occhi bramoso il pellegrino…

Giacomo Leopardi, Il pensiero dominante

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Viaggio in Maremma, di Marco Grassano

Pubblicato da giovanniag su agosto 13, 2011

Reportage di Marco Grassano tratto dal sito di viaggi e cultura Alibi Online, dove, oltre a questa, sono presenti anche altre foto dell’autore.

Toccammo l’Ombrone: non è un trascurabile fiume,
bocca sicura per le navi trepidanti,
tanto accessibile è il suo alveo sempre prono
quando sul mare si abbattono tempeste.
Tracciammo un campo notturno sulla spiaggia,
un boschetto di mirti offre il fuoco alla sera.
Facciamo piccole tende con i remi
E un palo di traverso, tetto improvvisato.
(Rutilio Namaziano, Il ritorno)

Prima di arrivare a Grosseto ci siamo fermati a visitare le rovine di Roselle. Il sito appare un po’ trascurato rispetto a come lo vidi nel 1999 (segno evidente del taglio di fondi patito dalle Soprintendenze), con molta erbaccia che ne limita la leggibilità, ma merita comunque la piccola deviazione. I pavimenti a mosaico suscitano non poche emozioni di “cortocircuito temporale”, come pure la pavimentazione di marmi versicolori della Basilica dei Bassi. L’anfiteatro, nel quale sono posizionate alcune file di sedie per qualche spettacolo, conserva un’acustica assai efficace: le voci riecheggiano e si diffondono naturalmente, senza sforzo per il parlante. Le cicale sono ancora poco sonore, sparse a piccoli gruppi, e si odono lontane (probabilmente manca qualche giorno perché si possa dire, con Virgilio, che “rompono gli arbusti col canto”). Forse per motivi strategici, o forse per ragioni sanitarie, la città era stata costruita sulle alture, e dal Foro, dove si incrociano il decumano e il cardo (la cui pavimentazione appare solcata dal passaggio costante dei carri, che ne ha consumato le pietre piatte), si gode una bella visione della pianura sottostante. Leggi il seguito di questo post »

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“Un viaggio ad Assisi”, di Marco Grassano

Pubblicato da giovanniag su luglio 25, 2011

Testo e foto di Marco Grassano, da Alibi Online (qua e qua), dove sono disponibili anche altre immagini.

 

“Per molti monti ombrosi e vallate piene di grida

e pianure fiorite spinse la mandria Ermes glorioso…”

(Inno omerico ad Ermes)

Ho avuto l’opportunità di trascorrere, con la famiglia, qualche giorno ad Assisi. Ma non voglio raccontare qui l’aspetto monumentale o artistico della città: altri lo hanno fatto prima e meglio di me. Quel che cercherò di fare è, semmai, rendere il particolare rapporto con l’ambiente, con quell’insieme di spazi, luce e colori che ha ispirato a San Francesco il Cantico delle Creature (diciamo la verità: difficilmente avrebbe potuto scriverlo nella mia nativa Alessandria!).

Arriviamo il 17 giugno. La luce è molto intensa, persino abbagliante (una luminosità provenzale, mi viene in mente, che Francesco Biamonti avrebbe definito “luce romanza”) nella frazione Rivotorto, dove ci alloggiamo in una vecchia magione eccellentemente recuperata, “La Padronale del Rivo” (stanza 206, “Città di Castello”), di fronte alla chiesa del Sacro Tugurio. La prima visita la facciamo proprio a questo luogo di culto, costruito (e quindi ricostruito, in stile neogotico, a fine Ottocento, dopo uno dei terremoti che hanno afflitto la zona) attorno alla casupola di pietra (il “Sacro Tugurio”, appunto) dove Francesco si installò con i suoi seguaci iniziali prima di trasferirsi alla Porziuncola (d’altronde, le terre di Rivotorto appartenevano a suo padre). Impressiona un po’ il sasso esiguo sul quale il santo dormiva, e appaiono una beffa postuma, rispetto all’abitudine (ricordata da un cartellino) di incidere nelle travi il nome dei frati per indicarne il posto, le scritte a pennarello – ricordo della presenza di coppiette – tracciate sulle travi stesse. Leggi il seguito di questo post »

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