Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Cinque surfisti. Un’isola remota. Un fiume. Un’onda che corre per 40 chilometri, una voce che prova a diventare mito e su tutti un nome: “The Search”.
“Cercavo qualcosa che non avevo mai visto prima d’ora” dice Bruno Santos alla fine di questo video, e sebbene non credessimo d’esserne a nostra volta alla ricerca, seduti dentro le nostre stanze, sulle nostre sedie, davanti a schermi che quotidianamente c’istruiscono sulla natura del nostro quotidiano, non basta spegnere il computer per far sì che Seven Ghosts smetta di srotolarsi di fronte ai nostri occhi.
In principio c’era “The endless summer”: era la metà degli anni ’60, il sogno hippy irradiava promesse di musica e rivoluzione nei cinque continenti, e da qualche parte nel nord della California nasceva l’idea d’inseguire l’estate intorno al mondo rendendola potenzialmente infinita. Leggi il seguito di questo post »
[...]I ricercatori vessati, gli insegnanti umiliati; gli scolari e studenti penalizzati; i professori di università costretti a cercare rifugio all’estero; i disoccupati, gli esodati, i licenziati, i de localizzati, i cassintegrati; le vittime (morti, feriti, invalidi) sul lavoro, o meglio di lavoro; i lavoratori in nero; i suicidati. Operai, impiegati, imprenditori: quanti sanno che è nata in aprile a Vigonza (Padova) un’Associazione dei familiari degli imprenditori morti suicidi? Nel 2012, i morti di propria mano sono stati, fino a metà aprile, 23. (Giunge ora la notizia di un altro suicida: o meglio suicidato: un imprenditore edile sardo, costretto a licenziare i dipendenti, compresi i suoi stessi figli. Possibile che i tecnici cattolici al governo, i teorici del “rigore finanziario” e della “coesione sociale”, non abbiano nulla da rimproverarsi?). E questa non è forse una nuova forma della distruzione del ceto medio, che abbiamo già visto in atto negli Stati Uniti? E, a sua volta, a me pare una tragica conferma della “profezia “ di Marx, relativa alla bipolarizzazione della società, e all’impoverimento crescente delle classi medie fino alla loro scomparsa tendenziale, e alla concentrazione della ricchezza in un numero sempre più ridotto di mani, e in misura sempre più alta… Leggi il seguito di questo post »
Machiavelli oggi farebbe la figura di una novizia verginella davanti ai marpioni che fingono di essere ciò che non sono per abbindolare consapevolmente i creduloni, in nome della religione, usata come vestito per tutte le stagioni. Essi amano tramare nell’ombra, ma non tanto da restare nascosti, ma quanto basta per farsi riconoscere e fare trapelare l’idea che bisogna votare per«i moderati».
Moderati! Altra parola magica o truffaldina. Non ho mai capito perché i cattolici debbano essere moderati, in nome di quale principio etico, di quale versetto del Vangelo, di quale canone del Diritto Canonico. Guarda caso, i moderati alla fine sono Berlusconi, Formigoni, Buttiglione (quelli cogli «oni» come direbbe Benigni), Casini, Fini, Scajola, cioè tutti quelli che sono corrotti nella spina dorsale, che fanno della morale pubblica uno scempio, che vivono d’intrallazzi e che della democrazia fanno strazio pur di avere il potere che serve a sua volta a corrompere ancora di più per allargare oltre ogni misura la corruzione come strumento di governo, cioè di impero oligarchico. Leggi il seguito di questo post »
Osservando i dati Istat più recenti, apprendiamo che sono cinque milioni in Italia le persone che cercano un’occupazione, tra inattivi, sottoccupati e disoccupati. Persone, dunque, che hanno perso il lavoro a seguito di un licenziamento o che non l’hanno mai trovato, o che sono alla ricerca di un’attività che li impegni maggiormente, poiché quella che svolgono è insufficiente. Tutti, ad ogni modo, potenzialmente impiegabili nel processo produttivo. Leggi il seguito di questo post »
Abbiamo capito che sulla questione dei licenziamenti si gioca una partita strategica di valenza nazionale e internazionale, tra oligarchie politico-economiche. Non solo, dunque, una questione di bilancio nazionale e di politica del lavoro. Per creare nuove attività produttive e investimenti, insistono i sostenitori del Governo, ci vuole flessibilità nel mercato del lavoro, con forme contrattuali che incoraggino le imprese e gli investitori, anche stranieri, ad avviare o sviluppare progetti economici senza condizionamenti normativi, nella gestione delle risorse umane: soprattutto nel momento di liberarsene, aggiungiamo. Leggi il seguito di questo post »
C’è una cosa che sta particolarmente catalizzando la mia attenzione e che può aiutare a capire lo stato della nostra situazione sociale e il modello economico che stiamo perseguendo: la moneta, ovvero l’Euro. Che moneta è? Chi la emette? Chi decide la sua gestione? La moneta, ricordiamocelo, è la massima espressione della sovranità di uno Stato, ma l’Europa non è uno Stato, è un insieme di Stati. E allora l’Euro di chi è? Quando lo Stato ne ha bisogno che fa? Leggi il seguito di questo post »
“Tutti i personaggi della letteratura sono fantasmi. Emma Bovary e i Finzi-Contini sono fantasmi. Sono fantasmi gli eroi dei cicli bretoni, i re shakespeariani e i mostri di Lovecraft. Achab e la sua balena sono fantasmi” dice Francesco Longo in un bell’articolo sull’ultimo libro di Michele Mari, aggiungendo, subito dopo, che è la consapevolezza che la letteratura sia l’unica “scienza esatta dei fantasmi”, appunto, a innervare il nuovo libro di Mari.
La recensione di Longo è come sempre accurata e condivisibile, né mi sognerei mai di metterne in discussione i nodi focali, e l’unica ragione per cui mi sono permesso di citarne l’incipit è che quel “tutti i personaggi della letteratura sono fantasmi…” ha liberato dal sistema di controllo che vi avevo costruito attorno, una serie di riflessioni che da tempo gravitavano ai margini di alcuni dei miei post.
Non ci sono dubbi circa i fantasmi. Nessuno sano di mente al giorno d’oggi ne metterebbe in discussione l’esistenza. Io ad esempio Leggi il seguito di questo post »
Da anni si dibatte sulla difficoltà di vendere libri di poesia, sulla squalesca parte che fa, nella vendita e nei costi, la distribuzione, sulla forza fin qui incontrastata della grande editoria in sinergia proprio con la grande distribuzione e la capillare rete libraria. Per rompere una filiera iper attrezzata ed essere realmente e proficuamente alternativi si tratta di aver presenti i punti di forza che ne determinano il successo, che possono in breve riassumersi:
1. Nell’”appetibilità” dei titoli in catalogo;
2. Nella possibilità di un esame diretto e tattile del prodotto libro (brutta parola!), spaginandolo, in libreria, e accertando senza fretta il reale interesse ad acquistarlo;
3. Nella possibilità di sconti anche attraverso strategie di fidelizzazione;
4. Nel convergere in un spazio fisico di un certa varietà di proposte e di novità. Leggi il seguito di questo post »
Il governo Berlusconi è finito. E’ ciò che in tanti, e da tempo, desideravamo, stanchi delle leggi ad personam, della pessima condotta istituzionale e privata del premier, delle scelte e delle non scelte sciagurate di questo governo, in tutti i settori, dalla scuola all’economia. Il peggior governo che si ricordi. Stava iniziando una stagione di violenza, fermata forse per tempo, anche grazie all’impegno infaticabile di un capo dello Stato che ricorderemo a lungo, con gratitudine e affetto. Leggi il seguito di questo post »
Domenica è mancato il poeta, drammaturgo, saggista, uomo di cultura ad amplissimo raggio, Paolo Messina. Non me l’aspettavo, non ce l’aspettiamo mai dai grandi personaggi, li si vorrebbe eterni, ma non è così che funziona.
Non era malato, se non di quella immensa malinconia che era impastata col suo essere, tuttavia, non c’è più ed io ne sentirò la mancanza.
Persona non facile, sincero fino all’osso, talvolta scontroso, forse anche duro, ma talmente grande che il tempo trascorso ad ascoltarlo, sembrava sempre poco. Leggi il seguito di questo post »
Sì, ci dichiariamo democratici e contro la violenza, ma se giungesse la notizia che il premier e i suoi ministri sono usciti dalla scena in malo modo, quanti si strapperebbero i capelli per il dispiacere? Qual è il sentimento e il desiderio autentico degli italiani? Perché quelli contano, più che le dichiarazioni opportune, più dell’ipocrisia o della pacatezza normalizzante dei tigì che rendono ovvio l’inaccettabile. Il punto è questo: non vi è rappresentanza senza comunanza di intenti tra rappresentato e rappresentante. Leggi il seguito di questo post »
A volte la cronaca funziona come grande semplificatrice: prima si parla, si obietta, si critica, si dibatte, ci si intorcina in teorie che sulla carta dei giornali sembrano tutte buone, poi per fortuna un evento, proprio come la spada di Alessandro, taglia di netto l’intricatissimo nodo verbale. Così, per qualsiasi discussione su adolescenza e consumismo, sottocultura e desideri indotti, ignoranza violenta e accecamento da vetrine, dobbiamo gioco forza ripartire dalle sommosse e dai saccheggi londinesi. Quella è la prova provata di quanto male abbia fatto a una generazione o forse anche a due o tre l’ipnosi pubblicitaria, il veleno inoculato dalla brama attraverso lo scintillio delle merci. Leggi il seguito di questo post »
La realtà delle cose non si cela di fronte agli occhi dei ciechi.
Non ce n’è alcun bisogno.
I ciechi disegnano geometrie meravigliose, intrecciano parole su pensieri impossibili, penetrano i contorni degli oggetti come palombari pazzi, e visionari, che si calano tra le crepe dei silenzi a rinvenire verità. Nulla sfugge allo sguardo di un cieco. Sono nuotatori talentuosi. Ma solitari. Che vedono in profondità sconosciute.
Li senti sprofondare nelle cose e riemergere intatti, con le mani aperte a mostrare ciò che hanno rinvenuto, donando a chi ha occhi per vedere entità fatte di materia nuova: accolgono ovvietà, restituiscono sogni.
Johnni sentì il tocco leggero e vellutato quasi sciogliersi attorno a lui mentre cominciava a capire queste cose.
Il vuoto, prima.
La luce. Poi.
E tenne gli occhi sbarrati il tempo sufficiente per giocarsi dell’alba e dei suoi inganni.
Perché la luce signori, la luce ama giocare. Saltella tra gli oggetti screditandone l’identità, delinea e cancella, omette e rivela, è illusionista per vocazione e realista per mera necessità.
La luce, credetemi. La luce nasconde le cose più di quanto sappia fare il buio.
E abbracciato a se stesso nel pozzo del suo respiro, Johnni l’aveva inchiodato al suo tavolo trasparente questo croupier conformista con l’animo del baro, e la vedeva come non l’aveva vista mai, l’ammirevole Corte dei Miracoli che si avviava sul luogo di lavoro a montare la realtà. Leggi il seguito di questo post »
Amare molto comporta, a volte, l’odiare. Penso a quei valori che abbiamo eletto a nucleo irrinunciabile di noi stessi e che siamo disposti a difendere con tutte le nostre forze. Valori che sono – o dovrebbero essere – il fondamento anche della nostra società civile: conoscenza, bellezza, spirito critico, rigore, generosità, onestà, condivisione, sobrietà, equità, giustizia. Valori che sono tali perché mettono distanza dalla bestialità – nel superamento dell’egoismo individuale e della sopraffazione dell’altro con la violenza o l’astuzia, e della volgarità e dell’abbrutimento. Leggi il seguito di questo post »
Se ne sta ritto in fronte a lui a parlare.
“Sai cosa vedo?” domanda.
“Vedo il regno delle possibilità negate. La più alta forma di vita brulicare all’ombra di se stessa. Vedo tribune politiche. Vedo fiumi di parole straripare su terreni resi sterili da infinite colture. Vedo incapacità d’evoluzione, e ne vedo l’inutilità.
Da migliaia di anni vedo discutere persone di questioni sulle quali è già stato discusso abbastanza. Vedo maggioranze, e vedo minoranze che aspirano a divenire maggioranze. Vedo la lotta dei popoli contro i popoli, uomini contro uomini, e idee contro idee. Vedo il fascino della lussuria e la volontà di potenza e le ambizioni di conquista, e il desiderio di possesso. Vedo istinti incravattati che hanno preso nomi altisonanti ma tali sono rimasti, trattenendosi, incattivendosi, denigrandosi. Secoli di violenze e crudeltà, e patti stracciati, e accordi non mantenuti, e su tutto vedo carovane di promesse che sono crollate come polvere di fronte al concedersi della Bellezza o alla tentazione del Potere.
Lo fissa.
“Tecnologicamente avanzata. Finemente mascherata. Sottilmente affinata…”
Vuoi davvero sapere quello che vedo?
Sorride e gli si fa più appresso, sussurrandoglielo appena.
“È una lotta per la sopravvivenza quella che continuo a vedere, Johnni.”
[Frammento tratto da Totem, Edizioni Clandestine, 2003, per ricordarmi(vi) quello che continuo a vedere anche nell'agosto del 2011]
Alcuni giorni fa la sezione civile della Corte d’appello di Milano ha stabilito che Silvio Berlusconi fu corresponsabile della corruzione del giudice che, nel 1991, consentì alla Fininvest di diventare socio di maggioranza della Mondadori a danno della Cir di Carlo De Benedetti, condannando la Fininvest a risarcire 560 milioni di euro.
Non esiste purtroppo nel nostro ordinamento una norma che mandi a casa un capo del governo dimostratosi – per condotta pubblica e privata -indegno di ricoprire il ruolo istituzionale che riveste. Ciò che le cronache nazionali e internazionali hanno riferito su di lui in questi anni è evidentemente ancora al di sotto della sua soglia di vergogna e di senso dello Stato, ed ha infatti dichiarato che resterà al suo posto fino alla fine della legislatura, anche dopo l’ultima manovra economica –iniqua e spietata che poco o nulla intacca i privilegi della casta – che metterà ulteriormente in ginocchio la maggior parte degli italiani senza minimamente favorire la ripresa economica. Leggi il seguito di questo post »
Anche quest’anno sono aperti in Italia i corsi per imparare la difficile Arte della Rassegnazione. Malgrado i numerosi disinvestimenti e gli sforzi prodigiosi operati da alcune delle maggiori democrazie mondiali per adeguarsi ai nostri standard svalutativi ed essere finalmente accettati nel ristretto club dei Paesi Che Non Sognano Più, resta il problema di un gap troppo ampio e troppo radicato per poter essere riempito, non solo dai Paesi più sviluppati, ma anche dai nostri principali concorrenti mondiali (il cosiddetto Terzo Mondo) nel tempo di poche (seppur volenterose) incapaci legislature.
In un intervento di pochi giorni fa, la dirigenza politica tedesca ha dovuto confessare i propri limiti. “Si tratta” ha ammesso con una certa difficoltà il portavoce del governo teutonico “di uno sforzo al di là delle nostre pur (quasi)illimitate capacità. Ebbene sì, ammettiamo il momento difficile.”
Ma su cosa si costruisce questo ennesimo, world famous, Italian trademark? Leggi il seguito di questo post »
Questo articolo/riflessione nasce da un post di Simone Brambilla uscito su Nazione Indiana (qui). Il pezzo di Simone è molto intenso ed elaborato, e ne condivido appieno i punti. Tuttavia le sue parole mi hanno fatto sorgere con maggior urgenza un dubbio (una domanda) che già da tempo mi circolava nella testa e che ho avuto modo di riconoscere anche in molti dei miei coetanei durante interminabili discussioni sulla produzione letteraria italiana, sulle case editrici, sugli editor, sugli agenti, sul numero di persone che comprano e leggono libri, e sulla generale ignoranza del Paese.
È qualcosa che credo valga la pena condividere.
Negli ultimi tempi numerose sono state a questo proposito le iniziative, le riflessioni, le proposte, le analisi e le prese di posizione. Qualcuno dei miei interlocutori, in accordo con quanto viene sostenuto da molti, soprattutto in rete, suggeriva occorresse penetrare maggiormente nella società italiana e innalzarne la sensibilità letteraria, proponendo ad esempio testi di maggiore qualità. Leggi il seguito di questo post »
Democraticamente, con la forza del diritto e dei valori che la nostra Costituzione incardina, sta iniziando a chiudersi una pagina tristissima per la nostra Repubblica, iniziata con un atto di fede per un imprenditore ricco e di successo – alternativa a una classe politica decimata dalle inchieste giudiziarie ed incartata dai decennali tatticismi dei partiti – e finita assai male, con una caduta inarrestabile sia sul piano privato che su quello politico dell’attuale premier, preceduta e accompagnata da un’attività demolitoria, sua e del governo, dello stato sociale (con l’impoverimento di milioni di persone), delle principali istituzioni (scuola e giustizia in particolar modo), e degli stessi organi costituzionali, ripensandone persino la loro collocazione geografica. Per non dire della totale assenza o inefficacia di una politica economica e dell’occupazione: tragedia che ha tolto e toglie sonno e speranze. Leggi il seguito di questo post »
Ci sono diverse maniere di guardare a questa nuova pubblicazione della serie Best New American Voices. La serie, giunta alla sua decima edizione, testimonia ancora una volta la grande vitalità delle scuole e dei corsi di scrittura creativa nordamericani e soprattutto la qualità della narrativa da questi prodotta. Si può non essere d’accordo con l’approccio metodologico/sistematico e coi programmi di creative writing (si avrà modo di parlarne nel proseguo di questo articolo) resta il fatto che questi siano divenuti una realtà effettiva del sistema educativo statunitense e canadese oramai da più di vent’anni, e costituiscano la spina dorsale di una produzione letteraria attiva e vibrante, in continua mutazione, ma sempre fedele al dettato fondamentale dell’aderenza alle trame della realtà. Leggi il seguito di questo post »