Archive for the 'Divagazioni' Category
Posted by paolocacciolati on May 13, 2008

Noto sorprendenti analogie tra il gioco del Mercante in fiera e il modo del critico di porsi alla Fiera del Libro. Come nel mercante in fiera, il critico in fiera più partecipa numeroso e più è contento, l’importante è essere in tanti a un incontro, una presentazione, un convegno, così il gioco è più bello, e che importa se non si conosce manco il tema o l’autore a proposito del quale si è invitati a parlare. Read the rest of this entry »
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Posted by giovannichoukhadarian13 on May 7, 2008

Questa è la storia vera di una bambina rapita per 8 anni, di suo padre che la cerca, della madre che, separata dal padre, non sembra cercare né il già marito né specialmente la figlia. Paolo Di Stefano è di mestiere giornalista e, da giornalista, si è occupato di famiglie, di bambini, di genitori. Qui trae fuori il suo lavoro più maturo, incastrando a perfezione la voce del papà, quella disincantata della rapita, le testimonianze di chi ha visto e tanta voglia di parlare non l’ha. È una storia italiana di oggi, con dentro anche i rumeni falsamente (?) sospettati e la sensazione che dal grigiore diffuso non si possa uscire nemmen volendolo. Il vero protagonista del libro, però, è il rapitore. La 12enne rapita capisce presto che è lui il debole, acconsente alle sue richieste e gli fa piuttosto da mamma che da amante: perché lui la ama, questo è chiaro. Romanzo di padri e di una figlia, romanzo di dubbi, sorretto da una scrittura spietata e insieme immensamente comprensiva.
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Posted by rferrazzi on May 6, 2008
Secondo un modo di dire di fine Ottocento, a Vienna in ogni strada abitava un genio. Non era uno sproposito: nell’arco di una generazione, prima di sprofondare nella guerra e nel disastro, la capitale dell’ultimo impero vide una rivoluzione in tutte le arti e in tutte le scienze. Il fenomeno aveva la sua spiegazione in una serie di coincidenze: una lunga espansione economica, un impero multietnico, un imperatore-simbolo che non moriva mai, imbalsamava le contraddizioni e mascherava fino all’ultimo l’agonia di una civiltà.
Tra i letterati, che hanno per missione la sensibilità a ciò che nasce e a ciò che muore, soltanto Hofmannsthal si rivolse con un sorriso a un mondo che si ostinava a sopravvivere a se stesso. Nel “Cavaliere della rosa” non ci sono i sarcasmi di Kraus, l’ironia di Musil o i tremori di Kafka. Hofmannsthal contempla con serenità i formalismi desueti, le fisime nobiliari che vanno in archivio. Confida nell’immortalità dei sentimenti. Sorride ai suoi personaggi con la nostalgia di ogni addio e con la vaga speranza di una metempsicosi: quei sentimenti trasmigreranno in altri corpi, in epoche nuove. Read the rest of this entry »
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Posted by mbaldrati on May 5, 2008
di Mauro Baldrati
La faccia di Keith Richards nell’ultima pubblicità Louis Vuitton, quel rilievo spigoloso di rughe e di vecchiezza che si nega e si esibisce con noncuranza, con strafottenza; quegli occhi foschi e truccati, quei capelli dritti, con la messa in piega, quelle labbra col rossetto e quel foulard coi teschi, che forse è uscito dall’anello col teschio, che non si vede, come la tuta rossa di Flash, l’uomo che corre alla velocità della luce; con una tunica e un coltello di ossidiana potrebbe essere il sacerdote che strappa il cuore alle vittime sacrificali e lo offre al sole; o un guitto decrepito che, con una chitarra scordata, si arrabatta per strappare un sorriso ai suoi padroni annoiati; forse ci specchiamo in quella maschera di cuoio rugoso, come Gustav von Aschenbach che vedeva nei lineamenti dell’uomo truccato il proprio fantasma e la propria morte; forse vediamo in quella scultura di legno intarsiato la sfida al demone della vecchiaia che tutto consuma e tutto degrada.
Lunga vita a Keith Richards.
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Posted by francesco sasso on May 1, 2008

di Santi Barbagallo
Per gli appassionati del genere, e per quelli (pochi) che ancora non lo conoscono, propongo una serie di giochetti di parole (preferisco “giochetti” perché si tratta, in fondo, di pratiche erotografiche il cui fascino è inseparabile da un certo languore pomeridiano, dopo che si è mangiato molto, e bene…) o di “macchine affabulatrici” che Umberto Eco ha ideato, assieme ad amici e collaboratori, come stratagemma per ammazzare il tempo tra un simposio di filosofia e l’altro (resta da vedere comunque fino a che punto questi aperitivi con le olive non costituiscano, per i più ingordi, il degno sostituto di un pasto completo, o la scusa per far finta di mettersi a dieta…). La contingenza mi è offerta da una recente rilettura del “Secondo Diario minimo”, di cui posseggo la prima edizione (Fabbri-Bompiani, Milano 1992).
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Posted by rferrazzi on April 30, 2008
La più grande scoperta del ventesimo secolo forse non è la bomba atomica o la penicillina o la radio o il computer, ma il teorema di Gödel, che dimostra come un sistema logico non può contenere in se stesso il suo ubi consistam. Sarà anche la scoperta dell’acqua calda, però bisognava dimostrarla perché le migliori menti dell’umanità smettessero di avvolgersi nei circoli viziosi.
Be’, se andate a scovare la formulazione scientifica del teorema ci rimanete male: non solo è incomprensibile, ma è anche involuta, contorta, labirintica.
E non è mica un caso unico. La formula per cui è famoso Einstein, in realtà, non dice affatto che l’energia è pari alla massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce. La formula vera è (credo) un’equazione differenziale che afferma l’equivalenza, non di due termini, ma delle loro variazioni relative; e la sua espressione in termini matematici è complicata, esoterica, oscura.
Nella realtà tutto quanto funziona a base di semplificazioni che tradiscono il senso originario delle cose. I libri di storia dicono in poche righe che un certo patto sancì la supremazia di questo o quello Stato; ma nel documento originale, mille volte più prolisso, non è detto che questa supremazia traspaia in modo evidente. A volte capita che leggendo un trattato di pace si faccia fatica a capire chi ha vinto la guerra e chi l’ha persa. La formulazione originale di una scoperta, di una legge, di un accordo, di una decisione qualsiasi, è molto più faticosa e molto meno lampante di come appare più tardi, quando la Storia ha preso un indirizzo definito.
Quel che voglio dire è che le cose umane sono tremendamente diverse se le guardiamo a priori o a posteriori. Read the rest of this entry »
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Posted by emanuelegiordano on April 21, 2008
Il richiamo del pensiero
Musil e Broch fecero entrare sulla scena del romanzo un’intelligenza sovrana e luminosa. Non per trasformare il romanzo in filosofia, ma per mobilitare sulla base del racconto tutti i mezzi, razionali e irrazionali, narrativi e meditativi, in grado di gettare luce sull’essere dell’uomo; di fare del romanzo le suprema sintesi intellettuale. La loro impresa porta dunque a compimento la storia del romanzo, o non è invece l’invito a un lungo viaggio? Read the rest of this entry »
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Posted by cletus1 on April 20, 2008
Non storcano il naso i puristi. In un blog attento alla “linfa” che si muove dietro le cose, queste che seguono, sono note che rivendicano un diritto di cittadinanza, qui dentro almeno.
Sere fa. Probabilmente rimasta accesa per errore, dopo il tg1, mentre traffico per casa, un viso di una bella donna colpisce la mia attenzione. Un primo piano impietoso, di qualche lacrima che le solca il viso. Alzo il volume, del tutto catturato dalla scena. Una giaculatoria. Un pianto sommesso, un excursus, davanti ad una telecamera impietosa, dei guai e dei sogni che in maniera in districabile fanno la vita di noi tutti. “mio figlio…tanti progetti, a me non cambia la vita, però 500,000 euro si, potrebbero….90 ? beh si, anche quelli….” E giu’ lacrime….fino ad un liberatorio “accetto”. Read the rest of this entry »
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Posted by rferrazzi on April 16, 2008
Il 27 luglio 2007 a Tarifa, sulla sponda europea dello stretto di Gibilterra, è successa una cosa non proprio unica, ma certamente rara. Si celebrava una corrida, che la televisione andalusa ha trasmesso via satellite, con tori provenienti dall’allevamento Nuñez del Cubillo, simili tra loro come presenza fisica, ma disuguali di comportamento. Il quarto toro si chiamava Mirón (che significa qualcosa come “guardone”) e non lasciava immaginare niente di speciale. Il matador che doveva affrontarlo era Jesus Janeiro, detto Jesulín de Ubrique, un torero dallo stile molto tecnico che intorno ai suoi vent’anni ha conosciuto stagioni di gloria e ora che ne ha trentatre sta completando la sua ultima stagione. In novembre si ritirerà, curvo sotto il peso dei milioni accumulati in quindici anni di combattimenti, viaggi notturni, stanchezza fisica e psichica, paura, ferite e ospedali. Read the rest of this entry »
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Posted by paolocacciolati on April 7, 2008
Ma li hai visti questi che recitano il minuto di silenzio, ma li hai visti questi goodfellas sprangarsi con le facce da minuto di silenzio,
con queste facce da investitori di turiste, Read the rest of this entry »
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Posted by rferrazzi on April 2, 2008
Se Finale Ligure esemplifica lo spirito dei “difensori delle conquiste del passato” (v. il post del 26/3/08), Noli è nata dall’esperienza opposta: invece di autoimbalsamarsi, ha strumentalizzato le memorie mettendole a profitto. Torno sull’argomento perché sono convinto che il benessere morale e materiale di un popolo dipenda dall’idea che ha del futuro: chi crede di sapere ciò che vuole si dà da fare per ottenerlo e, anche se non riesce a centrare l’obbiettivo, crea l’indotto. Al contrario, quando ci si riduce a difendere le conquiste del passato si diventa una “terra dei morti”.
Noi italiani dovremmo saperlo: in quasi ventotto secoli di storia ci è capitato più di una volta di ritrovarci immobili sugli allori (o col sedere per terra) e, invece di ripartire, ci siamo ridotti a combattere battaglie di retroguardia per difendere questo o quel privilegio che ritenevamo acquisito, sinceramente convinti che perderlo sarebbe stato come subire un altro diluvio universale. E invece siamo sempre alle solite. A furia di magnificare le conquiste sociali successive allo “scomposto e arruffato miracolo economico”, ci siamo ingessati nell’immobilismo programmatico. Non soltanto abbiamo perso la voglia di andare incontro al futuro ma, se la voglia ci tornasse, non sapremmo in che direzione incamminarci.
A Noli, per parecchi secoli, non la pensarono così. Read the rest of this entry »
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Posted by francoarminio2 on March 29, 2008
quando mi sveglio di notte
e non posso più dormire
in genere è colpa delle parole.
direi che sono proprio le parole a svegliarmi,
a tirarmi fuori da letto.
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Posted by rferrazzi on March 26, 2008
A ogni generazione tocca ingoiare frasi fatte e luoghi comuni. La mia ha fatto indigestione di: “Bisogna difendere le conquiste (dei lavoratori, delle donne, degli studenti, ecc. ecc.)”. Se qualcuno è ancora sensibile al fascino di questa frase, mi permetta di essere sincero. Ogni volta che la sento intonare penso ai villaggi fantasma del Far West: catapecchie tirate su alla svelta per sfruttare l’indotto di una vena aurifera presto esaurita, e abbandonate senza rimpianti. Sicuramente ci sarà stato anche lì qualcuno che si ostinava a “difendere le conquiste”. E che fine ha fatto? Read the rest of this entry »
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Posted by giovannichoukhadarian13 on March 25, 2008

trent’anni fa, all’Elba, con Alberto Ablondi, uomo mite e saggio
“No. Adesso viene la notte non è un libro sul caso Moro. E’ il tentativo straniente e scandaloso di spiegare quel buio , mai così intenso, calato sull’intera società italiana e, in particolare , ancora una volta, allora come oggi, sul mondo politico italiano”. L’avesse detto chiunque altro, sarebbero seguìti scrosci di risate e motti del tipo mùchela lì, balabiòt! Però questa è parola di Ferruccio Parazzoli, autore di Adesso viene la notte (Milano, Mondadori, pagg. 124, 13 euri) e quindi sull’attenti, inchino, genuflessione, bacio della pantofola e intervista ammiccantissima con Dino Augias su Raitrè. Ma il libr(in)o?
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Posted by ramona on March 21, 2008
C’è qualcosa che non va.
Non sono più sicura di trovarmi in Italia.
Sono disorientata. Forse mi trovo su un altro pianeta, qualcuno mi ha rapita e non me ne sono accorta.
Succede.
C’è qualcosa che non va, o non mi so spiegare. Read the rest of this entry »
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Posted by rferrazzi on March 19, 2008
A Manzoni ci sono voluti quasi vent’anni perché Fermo diventasse Renzo e l’avvocato Bezzola diventasse Azzeccagarbugli. Dal punto di vista della scelta dei nomi, si può dire che siano stati anni ben spesi?
Conosco almeno una persona (o forse due) che considera “Azzeccagarbugli” una caduta di stile, una specie di irruzione del commissario Basettoni o di Archimede Pitagorico in pieno Seicento lombardo. In effetti, Bezzola andava benissimo. Che motivo c’era di cambiarlo? Era sottilmente allusivo: bézzola è il nome dialettale della betulla, albero sempre pronto a piegarsi nella direzione in cui tira il vento (e non solo la burrasca, ma anche uno zefiro, una bava, un sospiro). Era il nome perfetto per un avvocato intrigante. Ma Manzoni deve aver pensato che il mozzorecchi andava presentato dal punto di vista di Renzo, Agnese e Lucia, gente “vile e meccanica” che non avrebbe saputo cogliere il significato allegorico della betulla. Read the rest of this entry »
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Posted by Giovanni Nuscis on March 16, 2008

Non andrò a votare. O forse sì, se da uno di quei cavalli di troia che sono i partiti – coi candidati chiusi nel burka di un contrassegno, grazie al sistema maggioritario - vedrò luccicare da lontano qualche spada, sentirò un grido convincente e indignato, noterò un viso, un’espressione fisiognomicamente credibile (Goethe, amico di Lavater, ci credeva…). Read the rest of this entry »
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Posted by rferrazzi on March 12, 2008
Credo che rimonti ai tempi di Napoleone e al diluvio di retorica sulla Patria “una d’arme, di lingua, di altare”. Manzoni scriveva i suoi pessimi versi e intanto si domandava se a Napoli qualcuno avrebbe letto il suo romanzone. Cinquecento anni prima Dante, Petrarca e Boccaccio non si ponevano questo problema: scrivevano come gli pareva, adeguando la lingua alla circostanza, non ai lettori. Non venite a dirmi che loro potevano farlo perché scrivevano per un principe e non per un pubblico; per tanto così avrebbero avuto convenienza a scrivere solo in latino (e ve lo figurate il Decamerone in latino?). Read the rest of this entry »
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Posted by rferrazzi on March 5, 2008
Nel 1519, due anni dopo che Lutero aveva affisso le sue novantacinque tesi sulla porta della chiesa di Wittenberg, Carlo V (che gli spagnoli continuano a chiamare Carlos primero) si ritrovò a capo di un impero mondiale. Gli anni che seguirono furono scanditi da guerre, ribaltamenti di alleanze, paci infide, massacri e saccheggi. Solo lo sfinimento e il cambio generazionale convinsero tutti ad accettare lo status quo. Nel 1545, un papa dimezzato e contestato aprì il Concilio di Trento. Dal viaggio di Colombo non era passato neanche mezzo secolo. Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on March 1, 2008

di Saverio Simonelli
Ricordo forse di più l’emozione che l’oggetto. O meglio: la curiosità nel trovarsi di fronte il volumetto Garzanti blu e nero e quel titolo in grande evidenza, tutto maiuscolo “Vere Presenze”, un’opera del critico George Steiner – spiegava la quarta di copertina - che si scaglia contro l’eccessiva produzione di saggi e commenti attorno alle opere letterarie. Era l’inizio dei tristi anni ’90 e quella sferzata polemica pareva accendere gli albori opachi del decennio postreaganiano.
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