
(frottola del cainita)
Se intravedo la luna ed il castello,
ricordo pure il luogo del coltello.
Lo gettai tra roccia e spino, senza cura:
dopo il sangue ed i gridi c’è premura
di cancellare ogni traccia di ferita
e girare un nuovo foglio della vita.
E’ un libro chiuso la casa nella piazza -
del mio nemico cancellai la razza:
ora, a chi passa innanzi, tutto tace
su quella sera da bestia rapace.
Più non ricordo per cosa alzai la mano
e la premetti con la lama da lontano
sul padre, sulla madre e sulla figlia,
purgando il borgo da quella famiglia.
Ora ritorno, con l’accento straniero,
e ritrovo il paese vuoto e nero:
se ne parlò, nel bar, di quel delitto,
ora è silenzio, anzi, il locale è sfitto. Leggi il seguito di questo post »