Il “Poetry Music Machine” di Marco Palladini. Un ologramma in onda poetica

Poetry Music Machine, Marco PalladiniIl “Poetry Music Machine” di Marco Palladini. Un ologramma in onda poetica

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di Antonino Contiliano

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Chi volesse avvicinarsi alla poesia di Marco Palladini e, in modo particolare, a quella del suo Poetry Music Machine (oyxeditrice, Roma, 2012), una “Audio antologia” (libro +CD), non può trovare, crediamo, immagine analogica migliore che quella di un’onda verbo-ologramma in versi e “arsi” in girotondo e semiosfera di guerra po(li)etico-artistico. L’onda che non trascura niente dell’oggetto – il modello del suo mondo estetico-poetico e ideologico-politico – ripreso e offerto agli altri, l’ipotetico lettore/ascoltatore e/o critico.

L’onda ologrammatica di Poetry Music Machine è quella di una poesia, naturalmente, che relaziona letterario ed extraletterario e lo aggomitola alla maniera dei punti di tempo della pagina del cyberspazio – che simulano l’informazione-comunicazione contratta nei nodi lanciati alla velocità bit della luce. E il peso e la densità di questi nodi poetici, trasportati dai versi lungo le due coordinate offerte dalla pagina, ne curvano il piano nella bidimensionalità degli assi linguistici (paradigmatico e sintagmatico, la scelta e la combinazione degli elementi coinvolti), come se fosse una geometria alfabetica relativistica e, per altro verso, in mimesi della bidimensionalità della virtualità temporale del cyberspazio. Il tempo della rete e dei suoi nodi www. Il reticolo comunicativo che ha sconvolto l’abituale successione cronologica di passato, presente e futuro, così com’è proprio della turbolenza del tempo poetico che sostanzia (almeno siamo inclini a leggere) i testi poetici di questo Poetry Music Machine di Marco Palladini.

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Gaetano Savatteri, “I siciliani”: la pazzia e la logica della contraddizione

Gaetano Savatteri, I sicilianiGaetano Savatteri, I siciliani: la pazzia e la logica della contraddizione

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di Giovanni Inzerillo

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Chiunque si accinga a leggere un saggio dedicato ai siciliani si aspetterebbe, probabilmente, specifiche osservazioni, concetti ben chiariti, altrettanto precise conclusioni; vorrebbe poter avere delle risposte per cementificare assunti preconcetti o per, una volta smantellati, giungere a nuove considerazioni. Sarebbe di certo un buon proposito destinato, però, a non sortire gli esiti sperati.

È impossibile, infatti, comprendere appieno, e qui la saggistica serve a poco, quali logiche sottendano alla Sicilia, terra benedetta dai suoi eroi, maledetta dalle sue sciagure, contraddetta dalla storia:

La Sicilia come luogo dove toccare terra e scoprire non le risposte, ma le domande immutabili e spietate della vita. La Sicilia come luogo dell’assoluto.

Basterebbe chiedere in giro per il mondo per sentire immediata la similitudine con la mafia ma capire la Sicilia è per tutti, intellettuali e non, italiani e stranieri, persino per gli stessi siciliani, una questione irrisolvibile. Vorrebbe dire, piuttosto, attribuire a tutti i costi senso alla contraddizione, determinatezza all’assoluto, discernimento nel più totale disordine.

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Comunismo possibile. Utopia efficace

L’amico aveva il padre che faceva il tubista, / e la vita se l’è sudata/ per consentire al figlio di essere quello che ora è. / [...] / Nulla ricorda in lui il padre che faceva il tubista, / e la vita se l’è sudata / per consentirgli di essere quello che è. [...] / È felice, e basta. / Va in televisione, fa l’addetto stampa, / e parla sempre con la stessa voce, dice sempre le stesse cose. / Che i comunisti sono cattivi, e hanno rubato la gioventù / a chi solo perché aveva vent’anni credeva di essere eterno / e di poter cambiare il mondo. Che il mercato rende liberi, / e che un servo di scena può essere felice come il padrone, / e che sa bene come i servi sono simili a quei cagnolini, / e che scodinzolano non appena annusano l’odore del biscotto.
Emilio Piccolo[1]

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di Antonino Contiliano
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Nel “kuore dell’impero, mescolando memoria e desiderio” – scrive Stefano Docimo, Attualità o no del comunismo- TEMPI DI CATASTROFE, TEMPI INTERESSANTI (www.retididedalus.it, luglio, 2012) – è possibile ancora pensare alle promesse del “comunismo” e alle sue premesse?

Il cuore dell’Impero, chiamando a testimoni l’Identificazione biometrica (Mario Lunetta, Ivi) e l’Algo-Mondo(Marco Palladini, Ivi), infatti non predilige “un’equa distribuzione dei pani, dei pesci & delle tecnologie” (Mario Lunetta) e “non conosce Algos, il gran dio dei dolori /che ci fa umani oltre le equazioni incognite, / anestetizza ogni operazione di vita” (Marco Palladini). E tuttavia sembra che le premesse per attivare il mondo delle promesse della democrazia comunista non manchino se i “tempi di catastrofe” dell’Impero appaiono “tempi interessanti”.

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Giuseppe Panella , “Storia del sublime. Dallo Pseudo-Longino alle poetiche della modernità”

Giuseppe Panella , Storia del sublime. Dallo Pseudo-Longino alle poetiche della modernità, Editrice Clinamen, 2012, € 26,80
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Nel 1554, l’umanista Francesco Robortelli pubblica a Basilea il testo di un breve e frammentario trattato sul Sublime attribuito a un non meglio identificato retore di età ellenistica dal suggestivo nome di Cassio Longino. Anche se questa attribuzione sarà presto confutata e l’autore dell’opera sarà relegato al più umile rango di Anonimo, non solo il legato critico-filosofico del testo resterà etichettato con quell’attribuzione originaria ma la sua ripresa alla fine del Novecento continuerà a essere indicata come un recupero e una rivalutazione delle tematiche in esso contenute. Tuttavia, in questo volume (ideale continuazione di una ricerca iniziata nel 2005 con “Il Sublime e la prosa”) l’accento non cade tanto sull’analisi dell’opera dello Pseudo-Longino quanto sulle successive applicazioni che ne hanno caratterizzato la fortuna, con particolare attenzione alla storia politica e sociale di un paese come l’Inghilterra dove il legato che si suole definire “longiniano” conosce una nuova fioritura nel 1757 ad opera di Edmund Burke.

“IL SECOLO CHE VERRÀ. Epistemologia, letteratura, etica in Gilles Deleuze” di Giuseppe Panella e Silverio Zanobetti.Venerdì 26 ottobre (Firenze)

Venerdì 26 ottobre 2012 ore 18

presentazione dell’opera

IL SECOLO CHE VERRÀ. Epistemologia, letteratura, etica in Gilles Deleuze

di Giuseppe Panella e Silverio Zanobetti

LIBRERIA IBS (ex Mel Book) FIRENZE
via de’ Cerretani, 16/R

Intervengono UBALDO FADINI e GIOVANNI SPENA. Coordina CAMILLA PIERI per la Editrice Clinamen

Saranno presenti gli Autori

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PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA GRADIVA-NEW YORK (STATE UNIVERSITY OF NEW YORK)

[Riceviamo e volentieri pubblichiamo.]

STATE UNIVERSITY OF NEW YORK

PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA

GRADIVA-NEW YORK

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La rivista internazionale GRADIVA, congiuntamente con la IPA (Italian Poetry in America), bandisce la prima edizione del Premio di Poesia Gradiva – New York.

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Gualberto Alvino, “La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino”

Gualberto Alvino, La parola verticale. Pizzuto, Consolo, Bufalino, prefazione di Pietro Trifone, Napoli, Loffredo Editore-University Press, 2012, pp. 174, € 16,80.

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di Antonino Contiliano

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Non sempre appaga lettori e critici leggere opere letterarie insolite, che sconvolgono i canali della scrittura consolidata e quelli dell’attigua comunicazione narrativa e critica orizzontale (lineare), in quanto – come scrive l’autore nella Premessa – sono irregolari e con, nel bagaglio, una variegata e complessa struttura linguistico-stilistica. Se poi l’urto avviene con la lingua liscia, semplificante e accuratamente deprivata di pieghe e “invenzione” – che la parola letteraria invece cerca, inseguendo la materia con opzioni formali tutt’altro che scontate e di facile accesso –, allora certa prosa letteraria e la parola verticale che le dà vita – geometria stilinguistica non lineare –, come scrive lo stesso Alvino, «fa saltare le sinapsi» (p. 90) e ne richiede di nuove. Qui i contenuti hanno la sostanza che la forma dell’autore ha costruito e coagulato in quel testo sicuramente particolare e non disponibile per un soggetto che non si muova con sensibilità, intelligenza e apertura all’ascolto e alla com-prensione dell’intera costruzione letterario-poetica, la quale si presenta e s’impone con un’architettura nuova e originale. Se non si sta in questo “fra”, nessuna spiegazione plausibile, o comprensione ragionata (non necessariamente seguita da un accordo) e interpretazione contestuale e attualizzante troverebbe passaggi di penetrazione praticabili (pur conflittuali) per la ricerca del senso.

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Premio speciale alla critica letteraria a Giuseppe Panella

Premio Nazionale “L’inedito” Sulle tracce del De Sanctis XI EDIZIONE

Domenica 5 agosto 2012 ore 18 – c/o il Teatro comunale di Lacedonia (Av), via M. Bianchi

Durante la serata verranno conferiti alcuni premi.

PREMIO SPECIALE ALLA CRITICA LETTERARIA a Panella Giuseppe per La scrittura memorabile. Leonardo Sciascia e la letteratura come forma di vita

Leggi la locandina della serata

f.s.

L’assegno è del Professore! Lo strano caso dei concorsi per gli Assegni di Ricerca

di Giovanni Inzerillo

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Le classifiche mondiali non consolano; nessuna delle Università italiane, stando all’ultima proiezione stilata dal «Times» nel 2012, si piazza entro il centesimo posto, compresa la vetusta mater bolognese o «La Sapienza» capitolina che già solo per il nome dovrebbe meritarsi il primato, seppure dopo i recenti scandali di assunzioni parentali facili che hanno coinvolto il Rettore.

La notizia in fondo può scoraggiare ma nemmeno così tanto se si considerano i parametri con cui queste statistiche vengono effettuate: l’offerta formativa, l’innovazione della ricerca, l’influenza delle pubblicazioni, la percentuale dei laureati e degli abbandoni, dell’età di conseguimento del titolo e dei fuori corso, persino la qualità dei dormitori e delle mense. Un po’ troppo fumo, forse. Basterebbe confrontare i nostri programmi accademici con quelli di molte altre Università estere, persino tra le più prestigiose, per comprendere che l’Italia non merita affatto i bassi posti in classifica e che i nostri studenti escono tutt’altro che sconfitti nel confronto coi colleghi stranieri. Conosciamo meno lingue, bene forse nessuna, è vero, siamo dotati di poco spirito pratico infarinati, come siamo, di dottrine e concetti teorici, ma siamo indubbiamente assai intelligenti e dotti, questo almeno ce lo si deve riconoscere.

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Nel fare poetico di Gianmario Lucini. “Monologo del dittatore”

Nel fare poetico di Gianmario Lucini. Monologo del dittatore, Edizioni CFR, 2012 , pp. 104, € 12,00

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di Antonino Contiliano

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Una scrittura poetica che si misura con la storia e ne fa materia di elocuzione lirica con l’insieme del parco ideo-logico che denota e connota il suo esser-ci – pur nella circolarità dell’“eterno ritorno” (nietzschiano) riformulato con l’immagine calviniana rivisitata (“un viaggiatore invisibile / [...] / che [...] / si trovi a vivere diversi istanti // nel medesimo luogo – dove nel futuro / saranno altre presenze / indifferenti –.”, Racconto, p. 9) – non può essere letta che epicamente straniante. Epica in quanto parola che racconta l’accaduto e il travaglio dell’accordare l’empirico e il razionale, la prassi e l’ideale; epica anche nel senso di una produzione poetica che, ponendosi quale punto di vista straniante che separa e distanzia la veduta, costantemente tuttavia relaziona tra loro gli elementi costituenti la strutturazione linguistica che simboleggiandola la mima.

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Ippolito Nievo nella magnifica Palermo. Una questione geografica della storia. Paolo Ruffilli, “L’isola e il sogno”

Ippolito Nievo nella magnifica Palermo. Una questione geografica della storia. Paolo Ruffilli, L’isola e il sogno

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di Giovanni Inzerillo

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Dopo vent’anni dalla prima biografia pubblicata per i tipi della Camunia col sottotitolo Orfeo tra gli Argonauti e in occasione dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, Paolo Ruffilli, sempre più affascinato dalla prosa, torna a scrivere su Ippolito Nievo, la cui controversa figura di eroe della storia e di letterato continua ad affascinare e far discutere. Ruffilli, che già nel 1991 aveva quindi tracciato una breve ma ricca biografia dell’eroe garibaldino morto nemmeno trentenne, corredata inoltre da un’appendice critica dei lavori letterari di Nievo, dai più ai meno noti (a parte le celebri Confessioni, si ricordano pure Antiafrodisiaco per l’amor platonico, Angelo di bontà, Il conte pecoraio – solo per citare alcuni romanzi), torna a insistere su un personaggio e su un periodo storico a lui caro come testimoniano, dello stesso autore, le curatele alle Confessioni e a un’antologia di scrittori garibaldini.

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L’illuminismo libertino di Sade républicain

Donatien Alphonse François de Sade, Ancora uno sforzo… Rivoluzioni e profanazioni del gran maledetto, Nuovi Equilibri, 2012, pp.152, 13,00 €

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di Antonino Contiliano

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L’editrice Stampa Alternativa, nella nuova collana “Fiabesca BenedettiMaledetti, curata dallo scrittore e critico Stefano Lanuzza, pubblica il suo primo volume (Français, encore un effort si vous voulez être républicains, Roma 2012, pp. 149, € 13,00). Di questo primo libro, dedicato al pensiero politico di Donatien Alphonse François de Sade – la penna della più “sfrenata immaginazione erotica” (p. 21); lo scrittore accusato (solo a causa dei suoi libri) di “empietà, oscenità e perversione” (p. 25) e proposto dallo zio abate per l’internamento in manicomio” (p. 20) perché segnalato come pazzo –, l’autore è anche lo stesso Lanuzza.
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Chi era Tenzin Choedron?

Tenzin Choedron

di Dianella Bardelli

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L’11 Febbraio scorso una monaca tibetana di 18 anni di nome Tenzin Choedron si è uccisa bruciandosi viva. Il fatto è avvenuto vicino a Ngaba nella provincia sud occidentale del Sichuan, nei pressi del monastero in cui la la ragazza viveva, il Mamae Deechen Choekhorling Nunnery. Tenzin Choedron ha scelto per questo suo gesto estremo lo stesso luogo in cui nel novembre del 2011 si era uccisa nello stesso modo un’altra monaca proveniente dallo stesso monastero femminile, di soli 20 anni.
Il villaggio da cui proveniva Tenzin Choedron si chiama ”Ri-a-luo” (In tibetanoReruwa), nel distretto di Ngaba. Qui aveva frequentato la scuola primaria e dopo era diventata monaca. La sua famiglia è formata da 12 persone, e lei era la più grande di 4 tra fratelli e sorelle. Pare fosse una ragazza silenziosa, che seguiva le regole monastiche e studiava molto, chi l’ha conosciuta ora di lei dice che era intelligente quanto coraggiosa.

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LA PAROLA PLURALE. “Ero(s)diade” di Antonino Contiliano. Saggio di Marta Barbaro

La parola plurale. Ero(s)diade di Antonino Contiliano.

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di Marta Barbaro (1)

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non dirmi più canto la poesia
dell’uomo o l’elegia del virtuale dolore
o va dove il verso ti porta delle ali
controcorrente per abbattere gli stealth
e il silenzio dei radar e delle veline
e le vergogne delle zattere e dei gommoni
o dei capannoni dell’ospitalità per le stragi
questa è una buona brava guerra!
Buona guerra (2)

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Per presentare l’ultima raccolta poetica di Antonino Contiliano, Sergio Pattavina chiama in causa la satura latina della Roma imperiale e, servendosi delle parole di Hegel, punta l’accento sull’«appassionata indignazione» di un animo virtuoso che si trova impotente e adirato contro un mondo che «contraddice alle sue idee di virtù e verità» (3). L’accostamento alla satura si rivela particolarmente felice se si considera, unitamente all’aspetto ideologico e antagonistico, l’esito compositivo dell’Ero(s)diade di Contiliano (Quaderni di “Collettivo R/Atahualpa”, 2010), tenendo a mente la formula, coniata da Edoardo Sanguineti, di coincidenza fra Ideologia e linguaggio (4); la raccolta si presenta, infatti, come una mescolanza di tematiche e di misure espressive, di linguaggi e di discorsi, che sembrano aggredire il lettore per un eccesso di sapori.

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Lo “Zibaldone” di Marco Palladini

Marco Palladini, Chi disturba i manovratori? Zibaldone incerto di inizio millennio 2000-2010, Editrice Zona, Arezzo 2011.

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di Antonino Contiliano

Se i manovratori fanno sapere che sono disturbati, allora vuol dire che c’è qualcuno che si accorge che la guida della macchina che contratta o contrabbanda il consorzio dei rapporti umani e la polis non è a posto. E la macchina è l’ingranaggio degli affari multilaterali del mondo.

Sono i fatti messi in opera dagli uomini di buona volontà e dis-messi dalla concordia-discordia, e naturalizzata da quanti a ciò spinti da interessi di parte: si vuole la pace e scatta la guerra; si predica l’amore e l’odio apre i suoi centri commerciali dappertutto; si vuole ricchi e felici tutti e i pochi spuntano come i soli eletti del destino.

Sono i fili del telaio linguistico-simbolico o culturale che, impiegati per connetterli, giustificarli, giustificarsi, o ergersi a maestri e giudici (giudici che emettono sentenze, sentenze di morte e si sottraggono però al giudizio stesso), non danno con-vincente il valore di scambio delle relazioni asimmetriche tra sé e gli altri nell’ordine politico-sociale.

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Francesco D’Assisi, “Cantico di Frate Sole” e “Della vera e perfetta letizia”

Francesco D’Assisi, Cantico di Frate Sole e Della vera e perfetta letizia, in Gli scritti di Francesco e Chiara d’Assisi

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di Dianella Bardelli

Avevo voglia di scrivere qualcosa sul Natale, e non so perché mi è venuto in mente Francesco D’Assisi e il suo Cantico di Frate Sole. Apparentemente c’entra poco con il Natale, ma nessuno più di lui evoca in me la santità come qualità prettamente umana che deriva però da quel qualcosa di divino che è nel mondo e nelle sue creature. Ma non avevo questo testo e così sono andata dal parroco del mio paese per farmelo prestare. Lo scritto si trova all’interno di un libro antologico che contiene, per quando riguarda Francesco, tra l’altro, la Regola, il Testamento, molte lettere e le Laudi e preghiere, tra cui il Cantico di Frate Sole.
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PASSAGGIO AL COMUNISMO (3/3). Saggio di Antonino Contiliano

Passaggio al comunismo (parte III)

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di Antonino Contiliano

La causa scatenante delle crisi rimane tuttavia la stessa: i profitti, le rendite e le perdite che non combaciamo mai con le aspettative onnivore del capitale. Il pericolo globale oggi è costituito più che da fenomeni di scarsità o di offerta da un eccesso di mercato che cortocircuita produttività e creatività immateriale. Praticamente illimitato e al tempo stesso impastoiato, il mondo della nuova economia capitalistica, che non ha dismesso le vecchie forme, produce potenza e impotenza, propria e altrui. La potenza dei flussi del mercato, nonostante la pratica (attuale) dell’indebitamento dei soggetti (privati e pubblici), si blocca per saturazione e insolvenza dell’offerta. Dall’altro, poiché deve fare in modo che l’autonomo potere creativo della ricchezza – che le rimane esterno in quanto coincide con la persona stessa dei produttori (prosumers) e la loro libera cooperazione gruppale e collettiva –, non abbia il sopravvento, negando completamente il mercato liberista con l’avvio del comunismo – l’abolizione totale della proprietà individuale (come valore e merito) per la giustizia e l’eguaglianza radicale –, rimane impigliato nell’impossibilità di dominare le stesse biforcazioni conflittuali che animano la creatività polimorfa dell’economia del simbolico e dei linguaggi.

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PASSAGGIO AL COMUNISMO (2/3). Saggio di Antonino Contiliano

Passaggio al comunismo (parte II)

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di Antonino Contiliano

Ogni crisi capitalistica, fin dalle origini del sorgere dell’economia di scambio e di mercato, e fuori ogni dubbio, ha messo alla prova, oltre che le classi soggette, la tenuta della sua stessa verità di “capitale” e capacità di valorizzazione astratta: il presunto equivalente “valore” generale che ha trovato corpo nel denaro e nelle sue misure quantitative diseguali. La quantità di denaro cioè che dovrebbe compensare il tempo di lavoro necessario e/o di vita dei lavoratori (investito nella produzione e per la produttività) da un lato, e dall’altro per realizzare ricchezza, rendite e profitti come diritto esclusivo del capitalista. Una ricchezza però che, fra conflitti sociali e contraddizioni non risolte, è prodotta solamente dalla “potenza” della creatività del lavoro vivo del lavoratore e delle lavoratrici. I produttori sottoposti a contratti ingiusti e ineguali, e contratti che impongono agli stessi di frammentare con la quantificazione la loro stessa unità psicofisica, dividere la stessa attività lavorativa in parti e comparti parcellizzati per poi obbligare a una cooperazione secondo un’organizzazione collettiva che sfugge al loro controllo diretto. Per cui la disalienazione, paradossalmente, deve passare attraverso l’alienazione e un’oggettivazione che reifica il loro esser-ci rapporto sociale, mentre umanizza invece le cose. In questo contesto il lavoro, infatti, pur essendo una attività di relazione unitaria e complessa, viene parcellizzato in mansioni separate, come le cose e le altre individualità, per poi essere socializzato in forma di cooperazione gerarchizzata sfruttata.

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PASSAGGIO AL COMUNISMO (1/3). Saggio di Antonino Contiliano

Disculpen la molestias, esto es una revolución.

Sub Comandante Marcos

Perché ogni epoca sogna la successiva, ma sognando urge al risveglio.

Walter Benjamin

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Passaggio al comunismo (parte I)

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di Antonino Contiliano

Lo stato e i governi – soprattutto nel mondo nord-americano-occidentale –, dopo essere stati privatizzati, tra la fine del XX e il primo decennio del XXI, dall’impresa, dal privato e dall’economia di mercato liberal-liberista del “pensiero unico”, ritornano ad essere invocati quali finanziatori e salvatori delle fraudolente bancarotte capitalistiche e delle sue crisi strutturali. Le classi egemoni della vecchia e della nuova economia della deregulation, che hanno imposto lo smantellamento del welfare state sociale, ora lo invocano per se stessi e il proprio sistema che è andato in fibrillazione e messo in pericolo lo sviluppo di crescite ulteriori.

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Tra i fermenti di “Fermenti” n. 237/2011

di Antonino Contiliano

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Iniziare e portare a termine un lavoro di recensione per questo numero della rivista FERMENTI n. 237/2011, crea, si dice apertamente, dei timori per la ricchezza che porta e per gli stimoli a pensare che suggerisce. Chi scrive altresì vi è coinvolto in prima persona per ciò che di proprio FERMENTI n. 237 gli ospita, e la cosa non è certo trascurabile.

Su cosa e chi puntare e, nel cercare anche una linea geodetica credibile di connessione e “tendenza”, non scompaginare molto l’insieme del lavoro strutturato in sezioni e dei lavori che dentro portano firme, stili di pensiero e appigli differenziati?

L’altalena delle titubanze non ostacola tuttavia la ricerca e l’individuazione di questa linea interpretativa e di lettura di cui diremo avanti.

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