Caterina DAVINIO, “Il sofà sui binari”. Recensione di Narda Fattori.

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Caterina Davinio, Il sofà sui binari, Altrescritture, puntoacapo editrice.

                                    L’UNO E IL SUO DOPPIO

 Il romanzo è una scrittura lunga e sfaccettata; può essere di puro passatempo evasivo o, al contrario,  di riflessione filosofica; non serve a nulla qui elencare le forme in cui il genere si è espresso, credo che basti tornare a riprendere “i fondamentali”: un protagonista, altri personaggi, degli eventi, uno sviluppo temporale anche quando il tempo viene giocato fra analessi e prolessi, una situazione iniziale e una finale che può essere molto simile a quella iniziale: la serie degli eventi non è stata sufficiente a modificare una situazione insabbiata (si veda “Il deserto dei Tartari” di Buzzati). Non diversamente dalle opere umane di ingegno e creatività, molto si è studiato il romanzo, ma la consapevolezza culturale, la padronanza di strumenti conoscitivi, poco ci serve nell’analisi di questo “Sofà sui binari”, di Caterina Davinio, che, attraverso questa scrittura, si è cimentata con una riflessione impegnativa sull’identità e sull’unicità del singolo, sulla sua possibilità di smarrirsi e di ritrovarsi. Continua a leggere

Gesti estremi

Darsi fuoco è gesto di chiusura estrema: alla propria storia, ai propri cari, alla possibilità di un miglioramento della propria condizione. Sono tanti, troppi coloro che maturano questa scelta. La comunità ha perso la sua capacità di accogliere chi è in difficoltà, chi è, o chi si ritrova di colpo, inadeguato alla crescente complessità della vita. I semplici, gli emarginati, i deboli sono diventati un peso.

Allontanatici dal gioco sfavillante degli specchi mediatici, saltati via come sottili viti dall’ingranaggio implacabile del lavoro, o della cura familiare e sociale ci ritroviamo soli e nudi. Se le istituzioni non capiranno la necessità di compiere “gesti estremi” di natura politica, utilizzando le risorse disponibili per creare in via diretta nuovo lavoro o dare un reddito di esistenza a tutti i bisognosi, gesti disperati contro sé stessi o contro gli altri si moltiplicheranno. Continua a leggere

Sovvertire il presente – Guido VIALE (il manifesto)

Assistiamo da decenni, impotenti, a una continua espropriazione del Parlamento, peraltro consenziente, e per suo tramite del «popolo sovrano». Le principali tappe di questo processo sono state: 1. La separazione della Banca centrale dal controllo del governo (anni ’80) per contrastare le rivendicazioni salariali, che ha dato a un organo non elettivo il potere (poi trasferito alla Bce) di decidere le politiche economiche e sociali; ma soprattutto ha fatto schizzare il debito pubblico mettendolo in mano della finanza.  2. Le molte riforme del sistema elettorale, dall’abrogazione del sistema proporzionale («una testa un voto», principio basilare della democrazia rappresentativa) al cosiddetto porcellum, che trasferisce dagli elettori alle segreterie dei partiti la scelta dei propri rappresentanti; 3. La cancellazione della volontà di 27 milioni di elettori al referendum contro la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici con ben quattro leggi controfirmate da Napolitano (l’ultima anche dopo che la Corte costituzionale aveva dichiarato illegittime le prime tre), come anni prima, con il referendum per l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti; 4. L’imposizione di un «governo tecnico» con un programma (l’«Agenda Monti») imposto dalla Bce, e attraverso questa, dall’alta finanza sotto «l’incalzare» dello spread: una sudditanza che non avrà più fine, perché da allora la finanza che controlla il debito pubblico potrà imporre a qualsiasi governo le misure che vuole; 5. il governo Letta, conclusione logica di questo processo, che azzera la volontà di tre quarti degli elettori italiani (un quarto astenuti; un quarto cinque stelle; un quarto «centro-sinistra») tutti determinati, con il voto o il non voto, a cancellare le politiche di Monti e Berlusconi); 6. Il progetto, non nuovo, di cambiare in senso presidenziale la Costituzione. Continua a leggere

Gaetano CIPOLLA – Learn Sicilian / Mparamu lu sicilianu. Recensione di Marco Scalabrino

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Malgrado, dall’Unità d’Italia e dalla affermazione del Toscano quale lingua dei sudditi del Regno, i linguisti a più riprese ne abbiano annunziato l’imminente sparizione, il Siciliano ha provato di essere resistente e, quantunque la sua influenza si sia ristretta alle sfere familiare e amicale, esso è tuttora parlato e capito dalla grande maggioranza degli Isolani.

L’organizzazione culturale statunitense Arba Sicula, nel corso degli ultimi 33 anni, ha dedicato ogni sua energia alla promozione della lingua e della cultura siciliane nel mondo.

Gaetano Cipolla è l’anima di Arba Sicula. Continua a leggere

Buon 1° maggio! Una proposta per la creazione di nuovo lavoro

Sul lavoro il nuovo Governo, leggendo le anticipazioni del neo premier e del ministro dell’economia, parrebbe accingersi a riproporre vecchie e ingannevoli ricette neoliberiste, che lungi dal creare nuova e valida occupazione (a tempo indeterminato e ragionevolmente risolutiva per i milioni di disoccupati e inoccupati) continueranno a sottrarre risorse pubbliche a vantaggio di imprese e banche. E’ necessario invece rompere con politiche inefficaci, pensando nuove forme di lavoro e con esso un nuovo modello sociale ed economico, nell’ottica di una più equa distribuzione della ricchezza e di un benessere diffuso.

I.     E’ in atto una guerra dura e inapparente per il permanere di un’egemonia economico finanziaria, in Italia come  nella maggior parte del pianeta. La posta in gioco è il denaro pubblico, i beni comuni e quelli personali di milioni di persone. I miliardi di euro, innanzitutto, di tasse ed imposte sempre più stritolanti per la maggior parte della popolazione; e il patrimonio immobiliare degli enti pubblici che si vuole svendere (terre e immobili demaniali, monumenti etc.) col pretesto di ridurre il debito pubblico; beni comuni come l’acqua, l’ambiente, la terra. Ma anche le risorse personali dei privati, che l’eccesso di tassazione, l’aumento incontrollato dei prezzi, il bisogno disperato di liquidità, la schiavitù del gioco d’azzardo, delle droghe, della prostituzione strappano via per andare a incrementare, in buona parte, i conti bancari di potenti lobbies o gruppi malavitosi; in modo spontaneo o attraverso il braccio impietoso degli enti di riscossione, o della giustizia civile. Continua a leggere

CRISTINA BOVE PESCATRICE DI NEBBIA, di Augusto BENEMEGLIO

Cristina Bove1.Ofelia.

Ho promesso a Cristina che l’avrei letto questo suo libro, “ Mi hanno detto di Ofelia” edizioni smasher, 2012, e in effetti, ora che è primavera, l’ho letto e disletto, l’ho udito dentro di me, passar fuori, e lo riodo fuori  di me, passar con me come un fiume che scorre ai miei piedi. Ecco la bianca, l’Ofelia di Rimbaud che ondeggia  “sull’acqua calma e nera/dove dormono le stelle / come un gran giglio” E l’Ofelia dietro la finestra di De Andrè (“Mai nessuno le ha detto che è bella/ a soli ventidue anni / è già una vecchia zitella/La sua morte sarà molto romantica/trasformandosi in ora se ne andrà /per adesso cammina avanti e indietro/la via della Povertà), e infine l’Ofelia tragica di Virginia Woolf, perché  senza madre e senza modelli femminili, senza identità ( “la sua identità se ne è andata quando le forze maschili non hanno più diretto le sue azioni”), l’Ofelia che in fondo non è mai esistita come donna, ma solo come personaggio, archetipo maschile ( e maschilista) di donna a cui tutto è negato, in primis la libertà.   Continua a leggere

La casa comune non vuole il cappello – Guido Viale (Il Manifesto)

“…una revisione radicale dei vincoli di bilancio imposti dal patto di stabilità. Si tratta allora di promuovere in ogni territorio, in ogni città, in ogni quartiere, delle conferenze per mettere a punto progetti e iniziative che nessun governo centrale o regionale sarà mai in grado di definire; ma che è il modo migliore per dare concretezza alla proposta di Luciano Gallino di creare occupazione attraverso un vasto programma di opere pubbliche e di interventi locali.
Un programma ambizioso; ma soprattutto una “casa comune” per chi non intende accettare le scelte dell’establishment. E però, come impedire che della casa comune cerchi di appropriarsi qualcuno con le proprie truppe e le proprie bandiere per portarla ancora una volta a fondo?” Continua a leggere

25 aprile 2013. Liberazioni

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La seconda guerra mondiale e i suoi 443.000 morti, tra civili e militari. La fine di una lunga dittatura e dell’occupazione dei tedeschi, dopo violenze, miserie e distruzioni. Questo è il 25 aprile: il ricordo di una tragedia immane e della sua conclusione. Non per merito di tutti gli italiani, ma grazie all’impegno di circa 130.000 donne e uomini. Pochi, su una popolazione di 45 milioni di abitanti. Il 25 aprile ci ricorda perciò anche altro, il nostro lato oscuro di uomini, prima che di italiani, con la nostra incoerenza e leggerezza insanabili: nell’inneggiare prima al duce e alla guerra, in piazza Venezia, per poi  insultarne il  corpo appeso, in piazzale Loreto. L’Italia degli stadi, di Domenica in dei tg1, dei canali Mediaset, del me ne frego, del non voto, da una parte; e dall’altra, quella impoverita delle piazze e dei cortei, sobria e capace di rinunciare e, allo stesso tempo, consapevole delle ragioni e delle responsabilità. La storia è spesso mossa da ambiziosi e narcisisti, ma anche da donne e uomini fuori dal coro, incuranti delle conseguenze delle  loro parole ed azioni, pur di affermare principi di verità e giustizia, e di metterli in pratica. Il 25 aprile è l’esclusivo dono di questa seconda categoria di persone, cosi come lo è la Carta costituzionale.  Continua a leggere

PAOLO FARINELLA – Falliti, andate a casa

DA MICROMEGA

In questo preciso istante apprendo dalle agenzia che Napolitano è stato rieletto, presidente dell’inciucissimo, cedendo benevolmente alla violenza dei falliti che occupano indegnamente il Parlamento. Ora c’è la sua «prorogatio» per un anno, il tempo necessario a sistemare la salvezza definitiva di Berlusconi, la scomparsa del Pd e il declassamento dell’Italia a repubblica delle bucce di banana. Un parlamento appena eletto, rinnovato al 70%, fallimentare e ignobile.

Ritengo questo atto come uno scippo, un tradimento, un atto sovversivo e l’ultimo colpo mortale alla democrazia, MERITO ESCLUSIVO DEL PD che ha raggiunto i suoi scopi:

  1. Autodistruggersi,      affondandosi da solo senza nemmeno il salvagente.
  2. Salvare      Berlusconi da morte certa e tenerlo in vita «for ever».
  3. Riportare      Berlusconi al potere per altri venti anni, ammettendolo al governo con Monti. Continua a leggere

YEHOSHUA di Fabrizio CENTOFANTI. Recensione di Augusto Benemeglio

YEHOSHUA FABRIZIO CENTOFANTI

“Nulla si edifica sulla pietra, tutto sulla sabbia, ma noi dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra”

(J.L.Borges) 

1.“Yehoshua di Fabrizio Centofanti , editrice clinamen, 2013 , è  la confessione di un prete-poeta “Io sono tutti voi, sono una comunità, sono un  popolo intero. Certo è che devo pagare per tutti, devo pagare in termini di sofferenza e pena , di dubbi , angosce e disperazioni , di incontri-scontri con un Dio che ama e soffre , che lacrima sangue , coinvolto com’è nella pena e nella storia dell’uomo e del suo peccato, delle eterne attese e speranze dell’uomo… Come avrete capito , è un romanzo scritto con la penna intinta nel proprio sangue, un po’ come faceva Van Gogh con i suoi dipinti , che ha in sé anche una componente da thrilling sacro.   L’incipit del romanzo è già una dichiarazione d’intenti , in questo senso. In una Basilica , che si capisce essere quella del Santo Sepolcro , – che si eleva nel cielo , col peso infinito della luce , col sudore della terra ,  maschera sacra che consuma volti di pellegrini ignari , – una bomba è deflagrata, un’altra Guernica del terrorismo ha squarciato qualcosa,  “pezzi di ferro, legno e carne umana che volano in ordine sparso nello spazio diventato incandescente, una nuvola dai contorni indefiniti che consuma tutto ciò che tocca, riducendolo in polvere ustionante”.(vds.pag.18) Continua a leggere

Ancora pesanti prezzi da pagare per invalidi e pensionati – di Mauro BALDRATI

DA TISCALI

Siamo in un periodo di alta fibrillazione politica. Soprattutto televisiva. Non è una novità, in Italia la politica è ormai quasi totalmente televisiva. Vediamo gli esponenti dei vari partiti in diversi programmi, anche nella stessa giornata, impegnati a ripetere le parole di sempre: “gli interessi del paese”, “gli italiani non sono stupidi”, “noi non siamo interessati alle poltrone ma…”. Lo stesso Beppe Grillo, che durante la campagna elettorale ha rifiutato ogni apparizione televisiva sotto forma di interviste, talk show ecc. ha avuto uno spazio enorme. E’ un dato interessante: la televisione continua a occuparsi di un fenomeno che ha tra le sue componenti proprio il rifiuto della stessa.

Lo spettatore che appartiene alla cosiddetta “gente comune” (un altro degli archetipi abusati dai tele-politici) assiste con una sorta di stupore, di smarrimento, di inquietudine, a questo rombo, come un’eco che si rifrange su pareti lontane, inaccessibili. I suoi problemi, le sue difficoltà, sembrano argomenti ignoti alla folla di parlamentari che discutono soprattutto di se stessi, delle loro alleanze, di quanto sono disposti a dare e a ricevere: si farà un accordo col Movimento Cinque Stelle. Sì, no, forse. Si farà un governo delle larghe intese, lo vuole Napolitano. Sì, no, forse. Si tornerà a votare molto presto. Sì, no, forse. La sinistra deve capire. La destra deve capire. Beppe Grillo deve capire. Monti ha fallito. Sì, no, forse. Continua a leggere

Conclave

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E’ l’invadenza mediatica a fare di tutto e tutti carne di porco? Anche un conclave e i suoi riti vengono così  sfiorati o investiti da parole come finanza, Ior, pedofilia, lobbies, trafugamento, complotti, avvelenamenti, spionaggio. Con pronostici da bar: “Scola, cinquanta voti!”

I cardinali tra i quali sarà scelto il prossimo pontefice  ci appaiono sui media con volti talvolta duri, terragni, con battute e modi sbrigativi.  Non diversi da quelli di  notabili laici sotto le vesti ecclesiali: banchieri, avvocati, docenti, magistrati, imprenditori, medici…  Niente o quasi che ci ricordi, visti così, la santità (la fisiognomica e la gestualità hanno il loro peso!),  il raccoglimento, la sofferenza, la bontà, la vicinanza agli umili. Continua a leggere

Eppur si muove. Il risveglio delle comunità

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Non disperiamo per i risultati elettorali, prima di vedere ciò che di concreto produrranno, nel tempo. C’è un cambiamento in atto dopo la stasi degli ultimi vent’anni che ha scombinato le carte di una destra aggressiva, corrotta e residuale, che pensava di imporre ancora i propri interessi personali, e quelle di chi, con vaghezza e ambiguità di  contenuti programmatici e sulle future alleanze di governo, pensava di fare un rinnovamento del Paese a scartamento ridotto, condizionato da Bruxelles. Gli esiti elettorali non sono stati incruenti nemmeno per chi il cambiamento lo voleva fortemente, soggetti politici che pur mettendo assieme sacrosanta indignazione e passione, dentro un programma coraggioso e netto, non potranno far sentire la loro voce nel nuovo Parlamento. Continua a leggere

SAPIENZIALI di Gianmario LUCINI. Recensione di Marco Scalabrino

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Tutti compresi nell’Antico Testamento, “i libri sapienziali – detti anche poetici, per la loro forma letteraria, e didattici, perché insegnano in senso generale la sapienza – sono: Proverbi, Giobbe, Qohèlet, Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide, e risalgono ai secoli V – I a.C.”

Ad essi ovviamente, sebbene in un ordine appena differente, si rapporta Gianmario Lucini, oltre che, vedremo, ai profeti Isaia, Geremia ed Ezechiele nonché alle Lamentazioni e ai Salmi.

 

Cos’è, in senso biblico, la Sapienza? cosa sono i Sapienziali? quali sono le asperità teologico-morali che scaturiscono da questa rivisitazione di quei testi, lascio alla altrui specifica competenza il compito di delucidare. Continua a leggere

MI HANNO DETTO DI OFELIA – di Cristina BOVE

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 HUACA

Ondate sul display, sono disposta

a pixel. Dall’era quaternaria

distante come i piedi dai capelli

approdo  a  sassi di memoria inscritta

selce mai polvere

né arresa

sorpresa forse in segmenti

incisa

a mano libera in sanguigna e calce

campitura perfetta dell’affresco

dove riporto storie. Mi trovate

se non vi  basta un coro, quando

scandisco palpiti in assolo

al dio dei rebus

io l’Arlecchino di losanghe

fossili. Continua a leggere

Il baratro fiscale dell’Agenda Monti – Luciano Gallino

(Da: la Repubblica)

 

Non ci sono solo gli Stati Uniti. Anche l’Italia ha il suo baratro fiscale, come quello Usa di natura politica prima che economica. L’agenda Monti vi dedica ampio spazio, sebbene usi altri termini. In realtà il baratro l’ha aperto il Parlamento quando ha ratificato mesi fa – su proposta del governo Monti – il Trattato sulla stabilità, sul coordinamento ecc. imposto da Consiglio europeo, Commissione e Bce. L’art. 4 prescrive: “Quando il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo di una parte contraente supera il valore.. del 60%… tale parte contraente opera una riduzione a un ritmo medio di un ventesimo all’anno”. Il Trattato è già in vigore, ma in base a un precedente regolamento del Consiglio, l’inizio della riduzione del debito verso la meta del 60 per cento dovrebbe aver luogo solo dal 2015. Continua a leggere

OLTREVERSO – Doris Emilia BRAGAGNINI. Prefazione di Augusto Benemeglio.

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OLTREVERSO (Il latte sulla porta)

Doris Emilia BRAGAGNINI    

Edizioni ZONA CONTEMPORANEA   (2012)    

 *

Prefazione di Augusto Benemeglio

 

     1. La Pantera

Non leggete Oltreverso (il latte sulla porta) di Doris Emilia Bragagnini se non amate l’enigma, il rischio, il labirinto, i voli alla Icaro e le cadute, terribili, dello spirito, la vibrazione dei cieli più bassi; non lo leggete se non amate i viaggi, gli smarrimenti dell’io (“attraverso i versi mi cerco, cerco di trovare tracce di me”) e il mare, che è innanzitutto uno stato d’animo, un’inclinazione emotiva, una vocazione congenita alla propria natura. Continua a leggere

Riflessione sulla scuola – di Bruno BARTOLETTI

In questi giorni in cui cercavo di sistemare il mio studio e di dare
un po’ di ordine alle tante cose che nel tempo si ammucchiano, mi sono
imbattuto in un bell’articolo a firma di Lorenzo Artusi, Weimar e il
cuore “inquieto” di Goethe, in Feria, rivista per un dialogo tra esodo
e avvento, n. 41, marzo 2012: «Oggi si tende a considerare le materie
umanistiche e artistiche alla stregua di conoscenze tecniche da
valutare sulla base di test, mentre le capacità critiche e inventive
che ne costituiscono il nucleo sono messe da parte … è facile capire
che, in questa “ottica”, l’arte e le lettere rientrano tra le cose che
non servono e, poiché non producono denaro, si considerano facilmente
eliminabili» (ivi p. 39).  Continua a leggere

Tra Grillo e le primarie spunta il polo della sinistra arancione

Comunque vada domenica l’esito del voto, si intravede un ticket Bersani-Renzi con l’asse del centrosinistra spostato ancora più a destra, malgrado gli sforzi di Vendola. E intanto domani a Roma l’assemblea nazionale di Cambiare si può per costruire un soggetto alternativo al montismo e di vera “sinistra” nel Paese.
DA MICROMEGA

di Matteo Pucciarelli e Giacomo Russo Spena 

 

Volano parole grosse: «Su di me accusa bulgare» dice uno. «Caro Matteo non inquinare il voto» replica l’altro.
In vista del voto di domenica si alza il livello dello scontro tra Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani, il quale incassa per il ballottaggio l’endorsement (abbastanza scontato) di Nichi Vendola. Continua a leggere