Archive for the 'I grandi' Category
Posted by fmarotta on May 14, 2008

Da recitare nei giorni di festa
(23-24 agosto 1996)
ai sans papiers
I
Dopo che l’afa prosciugò la gioia
e i bambini tacevano, assopiti sull’erba.
Il cane la tovaglia le racchette.
Passato via, il tempo, di qualcuno.
Le carezze. E i ceri che non ardono.
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Posted by fabrizio centofanti on May 14, 2008

da Respiro
Come due soavi uccelli
Ricordando un affresco del Pinturicchio
nella libreria Piccolomini
Da qualche parte l’alba imporpora
un ramo, due uccelli si rincorrono
e il vento a un lupo arruffa il pelo.
La guardo, nell’ombra lei riposa.
Non so se è questo l’assoluto
dell’amore, ma penso che anche noi
come i due soavi uccelli
sopra l’unico cipresso alzato sul mare
potremmo, indenni, superare la distanza.
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Posted by Marina Pizzi on May 13, 2008
449
I died for Beauty - but was scarce
Adjusted in the Tomb
When One who died for Truth, was lain
In an adjoining Room -
He questioned softly “Why I failed”?
“For Beauty”, I replied -
“And I - for Truth - Themself are One -
We Bretheren, are”, He said -
And so, as Kinsmen, met a Night -
We talked between the Rooms -
Until the Moss had reached our lips -
And covered up - our names -
***
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Posted by Marina Pizzi on May 10, 2008
Quando un attimo si scioglie
dai doni del tempo
per una tregua, una luce
non rassomigliante,
noi, perduti senza desiderio
nel concavo dialetto
dell’infanzia, in venerati
nascondigli, nel pettine
dai denti disuguali,
ingannati sappiamo
di avere diritto.
da : Anima del vuoto, Bari, Palomar, 1993
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Posted by fabrizio centofanti on May 8, 2008

da Dal balcone del corpo
Cori
Solo nel coro può esserci verità
(Franz Kafka)
Coro I
C’era la stanza dove paura e tempo ruotavano.
Dove lui le accarezzò la schiena lavando con l’acqua ogni
traccia di respiro.
Le loro ossa brillarono in segreto.
Quando pensarono di amarsi
la luna sollevò l’acqua in due diverse maree.
Quando lei rispose lui era già lontano.
Lui parlò, lei stava cercando di raggiungerlo
il cane abbaiava nel vento. Cane e vento confusero entrambi
e più di tutto confuse la torcia di chi li andava a cercare.
L’amore s’incise a quel punto.
Lei restò tra gli scogli e la sabbia.
Il mondo si fece rosso e il cane le coprì le ginocchia.
Notte e maestrale li gelarono insieme.
Ecco per te che ti fermi e ascolti - questo dettaglio
mentre il freddo mi sale;
“Essi vivono dietro una veranda di vetro. Essi scaldano i
rispettivi corpi”. Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on May 6, 2008

da Né il giorno né l’ora
A torto si lamentan gli omini della
fuga del tempo incolpando quello di
troppa velocità, non s’accorgendo
quello essere di bastevole transito
(Leonardo)
Nessuno
Una pietra esiste
per essere guardata
ecco David
mentre riposa in sé
come potrebbe essere il mondo?
stupore di esserci ancora
che il visionario dell’azione
diventi visibile
sradicati: l’avulso uno strappo
però con un che di diverso
che ci spinga all’insù
verso l’ardire del non compiuto
nell’indistinto
nel flusso riflusso di un futuro
in ciò che non è ancora
tenebra nella sua latenza
nel non avvento in acque calme
dove non muore foglia
niente accade né possa accadere
all’intelletto impigrito
un nuovo dizionario ci vorrebbe
per comprendere la morte
come nuovo elemento di vita. Read the rest of this entry »
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Posted by Marina Pizzi on May 4, 2008
SPLEEN
Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;
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Posted by fabrizio centofanti on May 1, 2008

da Simmetrie
L’inesprimibile (ciò che mi appare pieno di mistero e
che non sono in grado di esprimere) costituisce forse lo
sfondo sul quale ciò che ho potuto esprimere acquista
significato
(Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi)
Quadri cittadini
*
Torna la folla, ad assalire, a tenere
le mura strette della città fra le porte.
In mezzo ai gridi, alle risa, ai richiami,
anche minacce, anche parole d’intesa:
sgombro il futuro di ogni resa o castigo.
In cielo appare la luna del primo quarto,
il sole scende dietro terrazze e antenne.
Di tanti ognuno comprende nel buio cuore
l’urgenza estrema di questo andare insieme,
l’uno a fianco dell’altro, portando la norma
che viene prima del pane, prima del sonno,
e qui si spinge e consuma nel giorno veloce.
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Posted by fabrizio centofanti on April 28, 2008
da Quello che resta
In seduta
“Perché non mi chiede mai
se sono stato felice?
Eppure è qualcosa che conta
anche qui in analisi.
Non le importa della mia vita.
Nemmeno a me importava
in quei giorni ventosi sull’argine del Reno
nel ronzio dorato di biciclette
o sulla cime del Pont Neuf
super flumen Parisiorum.
Adesso importa al morticulus o moribondus
in postascolto di voci sperperate; e il resto.”
- Mio caro, tutto questo l’ha plagiato
dal dottor Lucian Gras. Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on April 24, 2008
da Linea della vita
Conclave dei sogni
Il viso
Malinconia d’esistere con questo
volto remoto che ci esprime l’anima
e la sua storia e i giorni alti e perduti,
senza più averne la memoria e il senso.
Scruti meglio la pietra; in selve amare
più domestica lingua hanno le foglie
e i paesi si leggono; s’intende
l’innocenza dei monti. Ma l’umano
viso, il tuo stesso, che ti senti in carne
fitto all’essenza, che vuol dire?
Indaghi
inutilmente questa tua persona
che sempre hai teco e nei notturni vuoti
s’ingrandisce di sogni, apre il suo libro
su figure dolcissime e tremende.
E’ allora che prendendo del tuo buio
una rapita conoscenza, credi
finalmente di leggerti; decifri
lettere e i nomi sciogli.
Illuso! in altro
specchio t’appari. O dispieghi in vaste
epoche d’astri e spaziati cosmi
o stringi i tempi in questi sensi d’uomo,
solo saprai di non saper chi sei.
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Posted by fabrizio centofanti on April 22, 2008

da Nature e venature
La forma della casa
I
In una camera
c’è la fontana
dove perpetuamente
scorre l’acqua.
Sorgente di clausura
abitacolo freddo
lacustre
sede settentrionale. Read the rest of this entry »
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Posted by Marina Pizzi on April 22, 2008
stanno chini sullo stufato
senza una lascrima di miele
né una scarda di mandorla
ma non mangiano e sulle labbra
hanno un sorriso raggelato
[da Tutte le poesie, 1977-2006, Garzanti]
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Posted by fabrizio centofanti on April 18, 2008

da La traversata dell’oasi
Ibernati, incoscienti, inesistenti,
proveniamo da infiniti deserti.
Fra poco altri infiniti ci apriranno
ali voraci per l’eternità.
Ma qui ora c’è l’oasi, catena
di delizie e tormenti. Le stagioni
colorate ci avvolgono, le mani
amate ci accarezzano.
Un punto infinitesimo nel vortice
che cieco ci avviluppa. C’è la musica
(altrove sconosciuta), c’è il miracolo
della rosa che sboccia, e c’è il mio cuore. Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on April 15, 2008

da Frontiera
Nebbia
Qui il traffico oscilla
sospeso alla luce
dei semafori quieti.
Io vengo in parte
ove s’infolta la città
e un fiato d’alti forni la trafuga.
Chiedo al cuore una voce, mi sovrasta
un assiduo rumore
di fabbriche fonde, di magli.
E il tempo piega all’inverno.
Io batto le strade
che ai giorni delle volpi gentili
autunno di feltri verdi fioriva,
i viali celesti al dopopioggia.
Al segno di luce si libera il passo
e indugia l’anno, su queste contrade.
S’illumina a uno svolto un effimero sole,
un cespo di mimose
nella bianchissima nebbia.
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Posted by fabrizio centofanti on April 10, 2008

da Appena uscito
Zampette d’uccello
E tremo sempre perché sei piccola
e la neve qui intorno così vasta,
tu fuscello di brina
che a toccarlo si spezza.
E la neve non sembra nemmeno
sentire il tuo peso.
Ma a me
ti aggrappi forte, inventi sconosciute
tenerezze carnali
con una voce d’orca che vorrebbe
spaventare anche i grandi,
ardore smisurato con zampette d’uccello. Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on April 8, 2008

da Foglio di via
E’ questo il sonno
E’ questo il sonno, edera nera, nostra
Corona: presto saremo beati
In una madre inesistente, schiuse
Nel buio le labbra sfinite, sepolti.
E quel che odi, poi, non sai se ascolti
Da vie di neve in fuga un canto o un vento,
O è in te e dilaga e parla la sorgente
Cupa tua, l’onda vaga tua del niente. Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on April 5, 2008

da Gradus ad, in Il nastro di Moenibus
Lontananza da mia madre
Tu anche mi appari agli ultimi sogni
e il giorno per te s’inizia
con altro cielo.
Sul treno delle vacanze
cerco il tuo viso
e le nostre stature
il nostro respiro giovane
oltre i larici.
Mi ridico
per ritrovare la tua voce di allora
certi nomi di luoghi
che pronunciavi indicandoli al di qua della valle.
Amarti è questo, e piangere.
Altro non so. La pena
è certa
è il rimorso. Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on April 4, 2008

da Le case della vetra
Risanamento
Di tutto questo
non c’è più niente (o forse qualcosa
s’indovina, c’è ancora qualche strada
acciottolata a mezzo, un’osteria).
Qui, diceva mio padre, conveniva
venirci col coltello … Eh sì, il Naviglio
e a due passi, la nebbia era più forte
prima che lo coprissero … Ma quello
che hanno fatto, distruggere le case,
distruggere quartieri, qui e altrove,
a cosa serve? Il male non era
lì dentro, nelle scale, nei cortili,
nei ballatoi, lì semmai c’era umido
da prendersi un malanno. Se mio padre
fosse vivo, chiederei anche a lui: ti sembra
che serva? e il modo? A me sembra che il male
non è mai nelle cose, gli direi. Read the rest of this entry »
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