Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Nell’ambito delle iniziative per il centenario della nascita di Fosco Maraini, intitolato a “1912-2012, Fosco Maraini. Ponti fra culture”, mercoledì 9 maggio avrà inizio a Palazzo Giovane un ciclo di incontri promosso dall’Assessorato alle Politiche Giovanili e dal Gabinetto Vieusseux, dedicato a
Curiosità, ossia una vita come continua giovinezza
Pochi come Maraini hanno saputo vivere un’intera esistenza aprendo gli occhi, tutti i sensi, la mente su ogni aspetto della realtà umana e naturale, e riuscendo così a superare i “muri di idee” tra le diverse civiltà (o “continenti dello spirito”, come le definiva, progressivamente formatisi e in continuo movimento). La profonda curiosità che l’ha animato veniva da lui motivata, scherzosamente, definendosi un giovane della Luna che aveva ricevuto l’incarico di recarsi sulla Terra per conoscerla con tutti gli strumenti a sua disposizione e per presentare quindi una relazione. Il “Cittadino della Luna in visita di istruzione sul pianeta Terra” (CITLUVIT) ne osserva bellezze e orrori e la racconta nei suoi scritti e nelle sue fotografie, finendo per innamorarsene. Dai suoi scritti e dalla sua opera emerge il valore della “curiosità” di conoscere se stessi, gli altri, l’universo, come dimensione morale di una giovinezza non solo anagrafica, da seguire e nutrire come dono prezioso, e via maestra anche per il dialogo tra generazioni. Leggi il seguito di questo post »
Poeta, psicologo e pianista, Tomas Tranströmer è l’ultimo Premio Nobel per la letteratura. L’Accademia di Svezia ha riconosciuto il merito al proprio compatriota perché «attraverso le sue immagini dense, limpide, offre un nuovo accesso alla realtà».
Tema centrale di tutta la sua poetica è senza dubbio il Silenzio. Dimensione fondativa e generativa, profonda meditazione agglutinatasi a partire da echi biblici (non è secondario ricordare la sua traduzione del Salterio) e passata attraverso molteplici influssi di cui solo i principali sono: i classici, i mistici medievali, i romantici, i simbolisti, i surrealisti, fino ad approdare alla lirica giapponese.
Il Silenzio è immagine ripetuta e sviscerata, ossessione pervasiva e creatrice, fuoco che ha la facoltà di mettere in relazione l’esteriore con l’interiore, motore che regola ogni movimento di partenza e di approdo della sua magnifica parabola artistica e umana. Da ormai 21 anni affronta un ictus che ne ha compromesso la motricità e la parola orale, consegnandolo ad uno strano caso in cui il pensiero espresso nelle sue pagine è consustanziale a quello che concretamente vive. Leggi il seguito di questo post »
Non era più desiderato da nessuno
Settantacinque anni fa , il 27 aprile 1937 , moriva in una clinica di Roma Antonio Gramsci. Al funerale non andò nessuno, eccetto la cognata , Tatiana , e la polizia fascista.(“ Non ci sono gloriose memorie, /né inespresse beatitudini a buon prezzo,/ma il mistero della luce e dell’ombra/ che vela e disvela parole”) Arrestato l’8 novembre del 1926 , era stato liberato definitivamente da soli tre giorni ( aveva ottenuto un paio di anni prima la libertà condizionale , per gravi motivi di salute , solo grazie ad un’intensa campagna di stampa , sviluppatesi soprattutto all’estero ) , ma era ridotto a “morto vivente”. (“Di che era maceria/ quel silenzio?/ della storia dell’uomo/perfino della sua ultima pagina bianca”). Ricoverato presso ospedali e cliniche , sfibrato , demolito , massacrato dall’ estrema durezza dell’infame carcere di Turi , dagli sbocchi di sangue , dall’”insonnia forzata” ( sono mesi che dormo solo 45 minuti per notte) , dai dolori alla schiena, alle mani, alle gengive, le nevralgie che lo assillavano già da anni , Gramsci aveva dovuto subire anche le incomprensioni , le critiche e il disprezzo degli stessi compagni del partito comunista italiano che aveva fondato e di cui era stato Segretario. (Sandro Pertini , che era stato rinchiuso nella stessa prigione disse che i carcerati comunisti gli tiravano palle di neve con dentro delle pietre, il tutto perché aveva osato criticare aspramente l’ascesa al potere di Stalin ). Leggi il seguito di questo post »
Scrittura e ricerca letteraria in Antonio Tabucchi
«L’inazione consola di ogni cosa. Non agire ci dà tutto. Immaginare è tutto, purché non tenda all’azione. Nessuno può essere re del mondo se non in sogno. E ognuno di noi, se si conosce veramente, vuole essere re del mondo. Non essere e pensare è il trono. Non volere e desiderare è la corona. Avremo ciò a cui rinunciamo perché, sognando, lo conserviamo intatto»
(Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)
Volevo molto bene ad Antonio Tabucchi al di là della stima che provavo per lui come romanziere e come studioso di letteratura portoghese e mi dispiace non averlo potuto dire prima che si imbarcasse per il suo ultimo viaggio verso Lisbona e la terra lusitana. Ma i suoi ultimi libri (a partire da Gli zingari e il Rinascimento del 1999 uscito per Feltrinelli fino agli ultimi racconti mescolati ad immagini di Racconti con figure pubblicati da Sellerio nel 2011) mi erano piaciuti meno dei suoi primi, straordinari romanzi degli anni Settanta e Ottanta. Leggi il seguito di questo post »
La parte monografica del prossimo numero nove di Poliscritture sarà dedicato a Franco Fortini. La redazione della rivista ha pubblicato una traccia di lavoro ed aperto un “cantiere” sul grande poeta e saggista, invitando alla collaborazione ed ad inviare materiali relativi alla sua notevole produzione intellettuale, critico-letteraria e poetica.
Vi segnalo questo interessantissimo appuntamento fiorentino organizzato dal Gabinetto Vieusseux, che prosegue l’interessantissimo filo di riflessioni iniziato ieri a Palazzo Vecchio per celebrare il centenario della nascita di Fosco Maraini.
Si intitola Il Tibet fra mito e realtà, e trovate qui allegato l’invito con il programma della giornata di lavori, che si svolgerà domani 14 marzo a Palazzo Medici Riccardi, nella Sala Luca Giordano (la mattina) e a Palazzo Strozzi, nella Sala Ferri (nel pomeriggio).
Se mi fa paura la morte? Per me la morte non esiste. Esiste un certo fatto penoso, nel senso del dolore. Quando penso alla morte, penso alla sofferenza, non alla morte come tale. La morte semplicemente non c’è. Non so… una volta sognai che ero morto. Somigliava molto alla realtà. Avvertii una liberazione, una leggerezza incredibile. Forse proprio questa sensazione di libertà e leggerezza mi diede l’impressione di essere morto, sciolto da tutti i legami con il mondo. Spesso l’uomo confonde la morte con la sofferenza. Forse, quando la incontrerò faccia a faccia, avrò paura, penserò diversamente… è difficile dirlo.
(Andrzej Tarkovskij)
E’ troppo presto ancora per fare un discorso generale sulla sua poesia (anche se la casa editrice Adelphi ha pubblicato tutte le sue poesie già dal 2009 (1) e una valutazione generale sulla sua opera sarebbe forse possibile). Leggi il seguito di questo post »
In un discorso, pare, la prima frase è sempre la più difficile. E dunque l’ho già alle mie spalle… Ma sento che anche le frasi successive saranno difficili, la terza, la sesta, la decima, fino all’ultima, perché devo parlare della poesia. Su questo argomento mi sono pronunciata di rado, quasi mai. E sempre accompagnata dalla convinzione di non farlo nel migliore dei modi. Per questo il mio discorso non sarà troppo lungo. Ogni imperfezione è più facile da sopportare se la si serve a piccole dosi.
Il poeta odierno è scettico e diffidente anche – e forse soprattutto – nei confronti di se stesso. Malvolentieri dichiara in pubblico di essere poeta – quasi se ne vergognasse un po’. Ma nella nostra epoca chiassosa è molto più facile ammettere i propri difetti, se si presentano bene, e molto più difficile le proprie qualità, perché sono più nascoste, e noi stessi non ne siamo convinti fino in fondo… Leggi il seguito di questo post »
Angelopoulos è stato in realtà uno dei pochissimi autori la cui arte abbia travalicato i limiti stessi del linguaggio cinematografico. Il suo è stato un lavoro epico, lirico, in una parola tragico, che ha fatto rivivere il cuore stesso della civiltà greca, inizio dell’identità di questa turgida parte di mondo che chiamiamo occidentale. Il suo è stato uno sguardo lucido e spietato, mai cinico, carico di pietas per tutti gli esseri umani.
Tutti, davvero tutti i suoi quattordici film consegnano immagini potentissime. Noi spettatori (termine inadeguato) siamo catturati in un ritmo, in una scansione narrativa che riproduce il passaggio delle stagioni naturali e umane, e il tempo del dolore.
La sublime ironia del miliziano fascista che si spoglia di fronte all’attrice, rimane nudo dimenticandosi i calzini, e si vergogna allora del suo piccolo sesso. L’intollerabile intensità del piano sequenza fisso sul telone chiuso di un camion fermo sul ciglio della strada: sappiamo che un fatto orribile si sta consumando dietro il telone, ma da lì emerge una bimba seria che pare aver accettato l’oltraggio come un sanguinoso e inevitabile rito di passaggio, ed è questo il vero dramma. Bosnia, urla e spari nella nebbia, nei Balcani le persone scompaiono quando il paesaggio si offusca. Al posto di frontiera un bambino senza famiglia corre e si rifugia tra le braccia aperte di uno sconosciuto. Lo spettatore non si limita ad assistere, ma viene pro-vocato, deve completare le storie con la sua più personale immaginazione.
Ecco, forse il cinema, se è ottava arte, non può davvero aspirare a niente di meglio.
PROGRAMME DES JOURNÉES
Stefano D’Arrigo
Un (anti )classico del Novecento ?
Les Journées d’Études des 16 et 17 mars 2012, organisées à l’université Toulouse II autour
de l’oeuvre de Stefano D’Arrigo, visent à mettre en valeur l’oeuvre d’un écrivain dont
George Steiner s’est demandé : « Comment se fait-il qu’un livre qui marque profondément
son lecteur et transforme son paysage intérieur puisse demeurer obscur à la très grande
majorité du public de la littérature? » (Corriere della Sera du 4 novembre 2003). Leggi il seguito di questo post »
Anima mia, leggera
và a Livorno, ti prego.
E con la tua candela
timida, di nottetempo
fà un giro; e, se n’hai il tempo,
perlustra e scruta, e scrivi
se per caso Anna Picchi
è ancora viva tra i vivi.
Proprio quest’oggi torno,
deluso, da Livorno.
Ma tu, tanto più netta
di me, la camicetta
ricorderai, e il rubino
di sangue, sul serpentino
d’oro che lei portava
sul petto, dove s’appannava.
“Prosa di seconda categoria”: con questa motivazione fu negato il Premio Nobel per la Letteratura allo scrittore britannico John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973), i cui libri “Il Signore degli Anelli” (The Lord of the Rings) e “Lo Hobbit” sono considerati da tempo capolavori del genere fantasy, venduti in decine di milioni di copie e portati al cinema con una trilogia kolossal dal regista neozelandese Peter Jackson.
Documenti inediti, recentemente declassificati dall’Accademia Svedese, rivelano i parere dei membri del comitato Nobel per l’anno 1961 quando decisero di ignorare grandi scrittori come Lawrence Durrell, Robert Frost, Edward Morgan Forster, Graham Greene, Alberto Moravia e Tolkien stesso, ritenendoli non meritevoli del prestigioso riconoscimento, per premiare infine lo scrittore jugoslavo Ivo Andric. Leggi il seguito di questo post »
“Ancora Tolkien?” chiedono esasperate le voci, soprattutto italiane. Quando s’imbattono in qualcuno che gli mostra come attorno al tronco dell’opera (ossia all’Opus magnum) de Il Signore degli Anelli continuino a germogliare gemme, ad irrobustirsi rami e branche, a fronteggiare foglie: cioè, i “commenti” che dal 1954, anno della pubblicazione della prima parte della Trilogia, si infoltiscono, in tutte le lingue, da svariati punti di vista critici e ideologici, al punto che Tolkien è oggi stato confrontato con quasi tutto.
Fenomeno unico nella letteratura contemporanea, paragonabile a quanto accadeva con Omero e con la Bibbia (che, secondo una citata indagine britannica, sarebbe l’unico libro al mondo che superi per diffusione The Lord of the Rings). Peraltro, nella cultura anche accademica anglosassone, l’opera tolkieniana è già accettata a pieno titolo nell’ambito di studi accademico, senza false modestie; come dire: tra dieci anni di questo mio preambolo tutto teso contro gli “antitolkienisti” si riderà come di un inutile aggeggio. Leggi il seguito di questo post »
“ECCO L’UOMO” DI FABRIZIO CENTOFANTI C’è un solo modo per essere felici
DI AUGUSTO BENEMEGLIO (*)
“Ciò che mi opprime non si può curare; è la mia croce e devo portarla da solo, ma Dio sa quanto si è incurvata la mia schiena per lo sforzo” (S. Freud)
1.Vivere l’istante. Ecco l’uomo, di Fabrizio Centofanti (Effatà Editrice, 2011), è un romanzo dedicato all’uomo del fuoco, del sole, dell’insonnia, della faccia chiara del mondo, la goccia d’inchiostro di sangue e di miele, colui che non è più tra noi , e tuttavia continua ad essere freccia conficcata nell’altare , vetrata luminosa , croce di pietra e legno con nomi incisi tutt’intorno, memoria di memoria che si inventa una storia, cento , mille storie di mani tese , di voci e di gridi. Ecco l’uomo è dedicato a don Mario Torregrossa , il santo bruciato , memoria viva che si fa coscienza per sciogliere il nodo del tempo dei nostri egoismi/classismi/razzismi che non mutano ,nonostante tutto; lui è sempre lì, sopra il cielo della parrocchia , aquila e colomba , bosco pensante , lampada, lapis, coltello zampillo, benzina, rosso e nero , labbra annerite , il corpo che è uno straccio avvolto nel suo enigma nudo. Leggi il seguito di questo post »
In Italia i libri originali passano inosservati. E’ il caso di Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni, pagg. 175, euro 13,00), scritto da chi Tolkien lo studia da una vita, Giovanni Agnoloni, che – per vivere – traduce, scrive ed ha elaborato una specie di ponte spirituale tra il creatore de Il Signore degli Anelli e l’inventore della floriterapia, una medicina alternativa capace di curare il malato mediante i fiori e le loro virtù terapeutiche. Edward Bach iniziò la pratica ospedaliera subito dopo la laurea. Siamo nel periodo della Prima Guerra Mondiale. Bach si trova in Inghilterra, a breve distanza da Oxford. Non andrà mai in trincea a causa delle proprie condizioni di salute. Ebbe però la responsabilità di un gran numero di pazienti all’ospedale dello University College of London. Nel 1917 gli diagnosticarono un cancro alla milza e tre mesi di vita. Bach, che sembrava un valetudinario ma possedeva un’anima di ferro, non si dette per vinto e mise a frutto i suoi preziosi studi di immunologia sui vaccini. Guarì. Fu un miracolo ma anche una dimostrazione di quanto possa fare la volontà, unita alla convinzione che il malato vada curato olisticamente, ossia coinvolgendo tutta la persona. Scriverà nel 1931 Heal Thyself (Guarisci te stesso), dove sosterrà che l’origine di tutte le malattie “non è, in definitiva, materiale, e consiste nella negazione o nel rifiuto della mente di accettare ciò che l’anima suggerisce”. Leggi il seguito di questo post »
1 dicembre 2001. George Harrison. Bivacco Presolana.
Sono nel posto dove oggi volevo essere per il mio saluto a George, il beatle giovane. Sono passati quasi quattro anni da quando salii nella neve sino a quassù per rendere il mio omaggio a Claudio, artista amico scomparso dal nostro orizzonte, senza preavviso. Questo sembra proprio essere il luogo giusto per ascoltare la partenza di chi sta lasciando il pianeta terra. Era sabato allora, è sabato anche oggi. Era giovedì allora, è stato giovedì anche questa volta.
Ho portato con me la sua musica scegliendo le canzoni per cercare di catturare qualcosa che non so cosa sia. Sono qui per interrompere il consueto scorrere dei pensieri, delle emozioni e delle parole; so che ascolterò queste canzoni come mai le ho ascoltate, né come mai le ascolterò più. Leggi il seguito di questo post »
(da “La Repubblica” di Firenze del 29 ottobre 2011)
La Fondazione Tobino presenta alcuni importanti progetti. Da una parte l’apertura del museo e l’attivazione della “Fondazione virtuale” che, strumento innovativo di prima qualità, metterà in condizioni gli utenti di consultare cinquemila documenti relativi a Tobino e di viaggiare virtualmente nella sede dell’ex-manicomio anche nelle parti non ancora aperte al pubblico. Dall’altra la costituzione di uno staff di studiosi, diretti da Giulio Ferroni, che scriveranno e studieranno la storia di un angolo di terra (Viareggio-Lucca-Garfagnana) che nei vari atlanti letterari del nostro tempo, di cui tanto si parla in questo periodo, ancora non compare, pur contando su un reticolo di relazioni intense e numerose che partono da D’Annunzio, Pascoli, Carducci, fino a Garboli e Monicelli. Leggi il seguito di questo post »
«Significasti allungano le dita, / sensi le antenne filiformi. / Sillabe labbra clausole / unisono con l’ima terra. / Perfettissimo pianto, perfettissimo»
(Andrea Zanzotto, Ecloga I da IX Ecloghe, Milano, Mondadori, 1962»
Come Blanchot ha fatto con Foucault (sul quale pure ha scritto un libretto splendido), neppure io ho conosciuto di persona Andrea Zanzotto. Lo conosco solo attraverso la sua opera poetica e letteraria (Zanzotto è stato anche autore di magnifici saggi sulla letteratura del Novecento non soltanto italiana – Aure e disincanti del Novecento Letterario, Milano, Mondadori, 1994, tanto per citarne uno) e attraverso le traduzioni che in epoca più giovanile aveva pubblicato traendole dalla propria vasta conoscenza della letteratura francese (Età d’uomo di Michel Leiris, Nietzsche. Il culmine e il possibile di Georges Bataille – ancora solo un esempio).
Ma Zanzotto è stato essenzialmente poeta e poeta tra i più originali nella lirica italiana del Novecento. Questa potrà sembrare una banalità e sicuramente lo sarebbe se non si tenesse conto del fatto che la produzione del poeta di Pieve di Soligo è sempre stata in crescendo e in modificandosi, a partire dal tardo ermetismo di Dietro il paesaggio del 1951 al petrarchismo sostenuto e rimaneggiato di La Beltà del 1968 alla ricerca linguistica oltre il senso stesso del significante presente negli ultimi libri da Meteo a Sovrimpressioni del 1996-2001). Leggi il seguito di questo post »
La memoria del grandissimo poeta veneto, morto a Conegliano da pochissimo novantenne il 18 ottobre scorso (era nato il 10 ottobre 1921 a Pieve di Soligo e lì era sempre vissuto), può essere altresì onorata, al di là di un’imminente ripubblicazione di un corpus lirico notevole o degli eventuali inediti, da quello che è forse l’ultimo libro pubblicato in vita, uscito nel settembre 2011 con il titolo Il cinema brucia e illumina, sottotitolo Intorno a Fellini e altri rari per le edizioni Marsilio di Venezia. Si tratta di un’antologia curata dall’esperto Luciano De Giusti che contiene tutti ma proprio tutti gli scritti riguardanti il cinema che il poeta ha disseminato lungo una carriera letteraria intensa e aperta a diversi linguaggi estetici, come la musica, la pittura e appunto le immagini in movimento. Leggi il seguito di questo post »
ANNIVERSARIO. A 100 anni dalla nascita, lo studioso della comunicazione si conferma profetico: ha rivelato come i mass media possono plasmare la società.
Marshall McLuhan ha creato definizioni ormai gergali dell’era attuale. Il mezzo è il messaggio: prima la tv e ora internet hanno cambiato il nostro modo di vivere globale.
Un po’ filosofo, ma anche linguista, sociologo, tecnologo, Marshall McLuhan, che oggi compirebbe cent’anni, fu personaggio eclettico, sfuggente agli schemi, creativo fino all’irrisione. McLuhan ha compreso il nostro tempo con una lucidità profetica. Fulminante inventiva teorica, ma anche attenzione a un oggetto prima disdegnato dagli intellettuali: i mass media. Mettere al centro il modo del comunicare, e in particolare quello della comunicazione alle masse, è stata la sua intuizione fondamentale. Ma non l’unica. Sono sue alcune immagini così felici da essere diventate gergali. Una delle più note è il villaggio globale, inteso come un sistema di vita e comunicazione in cui lo spazio si è ristretto, mettendo a portata di mano eventi e soggetti. Abbiamo assimilato a tal punto questa immagine da non accorgerci più della sua contraddizione: non può esistere un villaggio globale. O, se esiste, ciò avviene perché l’esperienza che facciamo degli altri attraverso i mass-media è talmente impoverita da poter diventare globale. Ma cosa rimane, al di là della chiacchiera, della conoscenza reciproca di chi abita lo stesso villaggio? Leggi il seguito di questo post »