La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per la categoria ‘Interviste’

Sonia Caporossi e Giovanni Agnoloni su Connettivismo, Tolkien e altro

Pubblicato da giovanniag su maggio 17, 2012

Intervista di Sonia Caporossi

Da Critica Impura

Siamo i Custodi della Percezione, Guardiani degli Angeli Caduti in Fiamme dal Cielo, Lupi Siderali. Un gruppo di liberi sognatori indipendenti. Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto. Non conosciamo frontiere. Questo è il nostro manifesto.

                            (Dal Manifesto del Connettivismo)

Sonia: Una sorta di panteismo postorganico, o panorganesimo posteistico, che fonde la percezione animale con l’intero universo, con la sua scia energetica, con la sua sostanza quantistica indecidibile. Una sorta di fusione e abbandono generale al senso più riposto del proprio esserci, calandosi negli ariosi ed estatici inferni del tutto, nella goccia dell’oceano cosmico vero padre delle acque amniotiche che tengono a culla l’intera umanità, l’oceano di cui anche Osho parlava, insieme al Lem di Solaris, che non a caso l’aveva reso vivo e pulsante, in forma di pianeta senziente. Questa la mia prima ed immediata percezione del connettivismo come movimento innanzitutto filosofico ed esistenziale. Giovanni, mi potresti adesso dare la tua?

Giovanni: Direi che hai colto delle vibrazioni fondamentali della poetica connettivista. Il senso di appartenenza al tutto è la chiave del termine “connessione”, che peraltro ognuno di noi membri di questa avanguardia coglie da un suo specifico angolo visuale, tanto che recentemente Giovanni De Matteo ha sottolineato come, più che di “connettivismo”, sia opportuno parlare di “connettivisti”. Personalmente, eviterei di classificare la nostra esperienza artistica in senso panteistico o panorganico. Preferisco guardarvi come a una varietà di declinazioni della presenza della Fonte creatrice in tutto ciò che esiste. E questo è un tema presente in tutte le grandi tradizioni spirituali, compreso il cristianesimo, dove Dio è Padre e Madre, ma anche Figlio (dell’Uomo) e Spirito Santo, dunque compresente a tutto ciò che esiste nel mondo materiale. Lo spirito è coessenziale alla materia; è quanto di più concreto esista (come sottolineo anche in un mio articolo che presto uscirà nel numero 17 di NeXT, il bollettino ufficiale del movimento, per la rubrica HolYsTolk, gentilmente affidatami da Sandro Battisti). Ecco perché il mio approccio connettivista tende a concentrarsi sulle atmosfere dei luoghi, le energie degli oggetti, l’intuizione primitiva – e per questo non filtrata e necessariamente genuina – dell’identità di una persona; e sulla radice intuitiva della vera sapienza, che sgorga dal profondo, dal Sé, dall’emozione nuda e dalla ferita dell’anima. Leggi il seguito di questo post »

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“Bolaño selvaggio”: intervista a Carmelo Pinto

Pubblicato da giovanniag su maggio 3, 2012

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

"Bolaño selvaggio" (copertina di Mario Bianco)

È in uscita con Senzapatria Editore una grande raccolta di saggi sul geniale scrittore cileno Roberto Bolaño, di cui oggi ricorre il cinquantanovesimo anniversario della nascita. Bolaño selvaggio è il titolo. Curatori e coautori, Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau. Traduttori, dall’edizione spagnola della casa editrice Candaya, Marino Magliani e io.

Desidero introdurvi a quest’opera, interessantissima, con un’intervista a Carmelo Pinto, creatore e curatore dell’Archivio Bolaño, il principale riferimento internettiano per gli amanti dello scrittore cileno in Italia. Carmelo è stato anche un nostro prezioso consulente nel corso dell’opera di traduzione dei saggi.

Cerchiamo così di addentrarci nel segreto della straordinaria creatività di un autore che abbiamo perso troppo presto, purtroppo. Ma sicuramente si tratta di una delle penne più fertili della letteratura di fine Novecento e inizio Duemila, e probabilmente non finiremo mai di scoprire nuovi risvolti di significato, nelle sue opere. Personalmente, insieme a Tolkien lo considero, tra i contemporanei, il mio secondo grande Maestro.

Intervista a Carmelo Pinto:

- Nel momento in cui in Italia, con “Bolaño selvaggio”, esce la prima grande raccolta di studi su Roberto Bolaño, è quanto mai opportuno interrogarsi sul significato della parabola umana e artistica di quello che, a tutti gli effetti, è stato uno dei più grandi geni letterari degli ultimi trent’anni. Puoi delinearne i tratti essenziali?

Mi fa piacere che un editore abbia avuto il coraggio di pubblicare questa raccolta di saggi su uno scrittore la cui opera, apparentemente semplice, è in realtà complessa e rivoluzionaria. È difficile trovare, nella storia della letteratura, un’osmosi così forte tra l’uomo e lo scrittore, dove cioè la vita si fonde con la letteratura.
Nel 1968, anno che i cileni ricordano per la grande siccità, lascia con la famiglia il Cile ed emigra in Messico per motivi economici. Bolaño allora aveva 15 anni.
A 16 anni abbandona la scuola e decide che vuole diventare uno scrittore.
Da questi pochi elementi della sua biografia si delineano già le peculiarità di questo autore, che rappresentano una diversità profonda e unica nel panorama della letteratura, non solo latinoamericana.
Siamo cioè in presenza di un ragazzo di umili origini sociali, costretto a emigrare per sopravvivere, e che a 16 anni lucidamente rifiuta l’istruzione ufficiale a intraprende il suo viaggio di letture e di conoscenza da autodidatta. La sua formazione letteraria è selvaggia e solitaria, fuori da ogni canone, e si nutre della sua stessa esperienza di vita. Il suo viaggio continua, dal Messico al Cile nell’anno del golpe, e dal Cile di nuovo in Messico, per approdare poi in Europa, nel 1977, e stabilirsi in Spagna. Senza mai smettere di leggere e di nutrirsi di quella Universidad desconocida più volte evocata. Accetta qualsiasi lavoro che gli assicuri la mera sussistenza e legge, legge senza sosta, i classici greci, i filosofi, gli scrittori latinomericani, statunitensi, francesi, russi, italiani, spagnoli, tedeschi…. Legge soprattutto i poeti, di ogni latitudine e di ogni tempo. L’amore per la poesia, di cui era vorace lettore, è forse un altro tratto distintivo di questo autore, che rende la sua scrittura così peculiare e rivoluzionaria. Bolaño si spoglia di ogni retaggio nazionale. È uno scrittore extraterritoriale, è stato detto. fForse per la prima volta nella storia della letteratura, siamo in presenza di uno scrittore senza patria, o forse con tante patrie quasi quanti sono i libri che ha letto: “la scrittura è il mio passaporto”, dice.
Insomma, la sua scrittura nasce da una formazione anarchica e selvaggia, fuori da ogni canone letterario e da ogni tradizione “nazionale”, e si nutre di una vita nomade e vissuta ai margini. Ma si nutre anche di vaste e interminabili letture, e soprattutto di poesia. Leggi il seguito di questo post »

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Quale futuro? Il punto sulla fantascienza italiana

Pubblicato da giovanniag su aprile 24, 2012

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Dario Tonani (da blog.librimondadori.it)

Al Fanta Festival MoHole, lo scorso 31 marzo, a Milano, ho assistito a un interessantissimo panel sul tema Visioni e vapori di un rugginoso futuro, con protagonisti gli scrittori Dario Tonani (una delle voci di maggior spicco della fantascienza italiana) e Giovanni De Matteo (già vincitore del Premio Urania e co-fondatore del movimento connettivista, nonché estensore del suo manifesto), nonché Franco Brambilla, illustratore della celeberrima collana fantascientifica di Mondadori “Urania”. Brillante moderatore dell’incontro, Mario Gazzola, che ha organizzato questo festival ed è lui stesso uno scrittore aderente al Connettivismo (e fondatore del sito posthuman.it). Leggi il seguito di questo post »

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“Due mondi”, di Francesco Verso

Pubblicato da giovanniag su aprile 16, 2012

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Un racconto lungo, Due mondi di Francesco Verso, nuova pubblicazione di Kipple Officina Libraria, disponibile anche in lingua inglese (con il titolo di Two Worlds). Un felice tentativo di coniugare fantasy e fantascienza, per affrontare un tema – la crisi ecologica del pianeta – assolutamente attuale.

Una crisi climatica globale ha determinato l’innalzamento del livello dei mari, e le profonde trasformazioni del mondo si sono estese anche al genere umano, evolutosi in due distinte specie: Acquamanti e Aeromanti. I primi vivono sotto la superficie dei mari, i secondi sulle alte vette. Uno di loro, una giovane Aeromante, si spinge più in là di tutti i suoi simili, volando sull’oceano per compiere una missione fondamentale per il destino del mondo: raggiungere la Torre dei Semi, luogo remoto dove sono conservate delle sementi che devono servire a salvare la vita vegetale del pianeta. Ma crolla, stremata, fino a essere raccolta e soccorsa dagli Acquamanti, a cui chiederà aiuto per raggiungere il suo scopo.

Lo stile di Francesco Verso è semplice, come nelle fiabe più asciutte ed essenziali, in cui il significato emerge diretto, senza fronzoli. Accurato nelle spiegazioni delle dinamiche planetarie e suggestivo nella caratterizzazione degli ambienti, lo scrittore già Premio Urania per il romanzo E-DOLL ci offre qui un esempio di come la future fiction vada decisamente oltre le barriere di genere, in nome di una valorizzazione dei temi e delle ambientazioni. Leggi il seguito di questo post »

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GORDIANO LUPI INTERVISTA CARLOS ALBERTO MONTANER

Pubblicato da giovanniag su aprile 13, 2012

Introduzione e intervista di Gordiano Lupi

da Postpopuli.it

Carlos Alberto Montaner (da abiculiberal)

Incontriamo Carlos Alberto Montaner, autore de La moglie del colonnello (Edizioni Anordest) per parlare del suo ultimo romanzo, appena uscito in Italia dopo aver riscosso un buon successo negli Stati Uniti e in Spagna. Si tratta di una storia d’amore, ma diversa dal solito, perché è il racconto del tradimento della moglie di un eroe della rivoluzione cubana che si trasforma in un thriller erotico con un finale imprevedibile.

L’autore scrive la storia dalla parte della donna, compiendo un’indagine profonda sulla sessualità femminile e sul machismo cubano, ma non trascura di denunciare la mancanza di libertà che affligge Cuba dal 1959. Il romanzo è ambientato nella situazione cubana degli anni Ottanta, in piena guerra d’Angola, ma gran parte della storia (il tradimento di Nuria) si svolge a Roma. Leggi il seguito di questo post »

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Il reddito minimo garantito

Pubblicato da Giovanni Nuscis su aprile 11, 2012

Perazzoli: “In Germania fino a 1850 euro al mese, in Europa solo l’Italia non ha il reddito di cittadinanza”

di Ignazio Dessì

 

L’asse Monti-Fornero batte la lingua sul tamburo intonando il mantra “più licenziabilità più posti di lavoro per i giovani” e il magico cilindro governativo sputa fuori un nuovo articolo 18 dello Statuto dei lavoratori frutto della mediazione con la politica. Ma nella realtà proliferano gli esodati, i disoccupati e i disperati che si suicidano. La società italiana è in fermento e la categoria lavoratrice sembra percossa da un senso di impotenza. Del resto dopo il licenziamento si avrà diritto a 12 mesi di indennità (Aspi) e poi si finirà sulla strada. Così quando per forzare la mano e far passare le riforme auspicate dal trionfante mercato molti esponenti del governo fanno riferimento a quanto esiste in Europa dimenticano quella parte di tutela sociale (la più importante) che il Vecchio Continente offre ai cittadini. In primo luogo il Reddito di cittadinanza che nel resto d’Europa è considerato un diritto fondamentale e solo l’Italia, insieme alla Grecia e all’Ungheria, continua a negare. Dell’argomento abbiamo parlato con Giovanni Perazzoli, penna di punta di Micromega, direttore di Filosofia.it ed autore di alcune illuminanti pubblicazioni sull’argomento. Leggi il seguito di questo post »

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Njuz.net, quando il potere lo si prende in giro

Pubblicato da Giovanni Nuscis su aprile 10, 2012

Impostato come una vera e propria testata giornalistica online, di cui riproduce stile e linguaggio, il portale Njuz.net offre al lettore articoli di politica, di economia, di costume e sport. Se le notizie pubblicate chiamano in causa personaggi reali della vita pubblica serba, i contenuti sono invece sempre surreali e grotteschi. Un vero e proprio fenomeno che sta spopolando non solo in Serbia

La satira sta vivendo un periodo di grande rilancio anche grazie alle potenzialità del web 2.0, basti pensare a realtà come Spinoza.it, uno dei blog più seguiti e premiati in Italia negli ultimi anni. Si tratta di un fenomeno di scala mondiale che sta in qualche modo trasformando i rapporti tra la satira ed i diversi sistemi di potere, con la prima non più ridotta agli spazi offerti dai mezzi di comunicazione tradizionale, ma in grado di sfruttare canali propri e godere di livelli di libertà e di divulgazione impensabili fino a pochi anni fa. Leggi il seguito di questo post »

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“Bar Atlantic”, di Bruno Osimo

Pubblicato da giovanniag su aprile 6, 2012

Da Postpopuli.it

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Bruno Osimo

Bar Atlantic

(ed. Marcos y Marcos)

Un’opera brillante ma dalla sostanza profondamente seria. Bar Atlantic di Bruno Osimo – studioso di lingua e cultura ebraica e traduttore – è un romanzo edito da Marcos y Marcos che ha per protagonista Adàm, un docente universitario parcellizzato fra tante sedi accademiche sparse per il Nord Italia. Tante quanti i sono i giorni lavorativi della settimana.

La sua vita è un mosaico di momenti vissuti al volo, tra carrozze ferroviarie, amanti diverse in città diverse e un beato stordimento, che lo porta a lasciarsi andare a questo flusso ininterrotto di esperienza con ironia e spirito giocoso. Lo stesso che l’autore mette nelle spassose note a pie’ di pagina, che costellano il libro con un tocco che mi viene spontaneo associare ad alcune delle uscite più felici di Woody Allen.

Ma i temi, dicevo, sono seri. Su tutti, il precariato; lo spaesamento che induce in chi lo vive e si ritrova spezzettato in una serie sfilacciata di momenti. Manca un baricentro. Per Adàm il surrogato di questo ancoraggio interiore è l’adorata moglie, che pur cornifica abbondantemente, e anche il bar del titolo dell’opera, dove si consuma una confortante ritualità di gesti. Leggi il seguito di questo post »

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I diritti della Natura: intervista a Davide Sapienza

Pubblicato da giovanniag su marzo 27, 2012

Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni

da mountainblog.it

Riporto qui il testo di presentazione di un convegno importantissimo per l’ambiente, in programma ad Alzano Lombardo (BG) il 30 marzo, su iniziava di InnTea (Innovazione Tecnologia Ambiente). Parteciperanno l’attivista internazionale Mari Margil, la procuratrice legale Francesca Mancini e lo scrittore, sensibilissimo al tema della tutela della Natura, Davide Sapienza. Segue una mia intervista all’autore.

«Ogni giorno, anche se non ce ne accorgiamo, dobbiamo fare i conti con l’emergenza: ambientale, economica, del pensiero e della governance. Questa è la vera agenda della crisi globale: come affrontare il cambiamento. Come rivoluzionare il nostro modo di amministrarci e regolamentarci. Come, quindi, dare spazio al pensiero e al sentire più avanzati, quelli che hanno riconosciuto la sorgente del male: la nostra separazione dalla fonte della vita la Terra. L’idea di una nuova forma di diritto, spiegato da Cormac Cullinan nel libro I Diritti della Terra.Wild Law(in uscita a maggio in Italia), ha portato a eventi impensabili solo dieci anni fa, come una costituzione (quella dell’Ecuador) di uno stato sovrano che prevede i diritti della Madre Terra e di un documento (la Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra), che superando il fallimento dei vertici internazionali ha unito milioni di persone che condividono una consapevolezza: “per garantire i diritti umani è necessario riconoscere e difendere i diritti della Madre Terra e di tutte le sue creature”».

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“Il Cristo zen” – Intervista a Raul Montanari

Pubblicato da giovanniag su marzo 21, 2012

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Il Cristo zen è un saggio di Raul Montanari edito da Indiana, di grande profondità e originalità. Segue qui la mia recensione, precedentemente uscita su La Poesia e lo Spirito, unita poi, per Postpopuli.it, a un’intervista all’autore, che ringrazio per la disponibilità.

Certi libri sono perle di saggezza, e ti fanno chiedere se l’autore, che si professa ateo, non abbia invece scoperto l’essenza stessa della fede. Penso a Il Cristo zen, di Raul Montanari (Indiana Editore, 2011), opera che accosta temi e passi della tradizione cristiana e di quella del buddhismo zen, dopo un’illuminante introduzione sulle varie scuole della spiritualità orientale. Leggi il seguito di questo post »

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Lezioni americane per scrivere e per vivere

Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 12, 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-aae704e2-0c68-4abc-8c5f-62dd7cda3d35-radio1.html#p=0

Pubblico qui la registrazione della puntata di domenica 11 marzo della rubrica Il Viaggiatore, su Rai Radio 1, diretta da Massimo Cerofolini, che ringrazio di cuore per avermi invitato con la funzione di filo rosso tra gli interventi. Un omaggio prezioso alle Lezioni americane, capolavoro saggistico di Italo Calvino.

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Intervista a Catena Fiorello: “Casca il mondo, casca la terra”

Pubblicato da massimomaugeri su marzo 6, 2012

di Massimo Maugeri

Casca il mondo,  casca la terra

Catena Fiorello torna in libreria con un nuovo avvincente romanzo. A differenza dei precedenti libri (il romanzo “Picciridda” e i due volumi/intervista “Nati senza camicia”, entrambi pubblicati da Baldini Castoldi Dalai), “Casca il mondo, casca la terra” esce per i tipi di Rizzoli. E se in “Picciridda” la protagonista è Lucia, una bambina costretta a vivere con la nonna nella Letojanni degli anni ’50 e ’60 mentre i genitori emigrano in cerca di fortuna, nel nuovo libro i lettori incontreranno una donna adulta che vive in un contesto e in un’ambientazione del tutto differenti. Ne ho discusso con l’autrice…

- Catena, partiamo dal titolo…
Il titolo del libro prende origine dal famoso girotondo “casca il mondo, casca la terra”… che è anche la “canzoncina” che ha accompagnato l’infanzia della protagonista: Vittoria, una donna di cinquantatré anni su cui ruota tutta la storia e che, alla fine, dimostrerà di essere una sorta di eroina dei giorni nostri. Leggi il seguito di questo post »

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Perché i morti non serbano rancore. Intervista a Nando Vitali.

Pubblicato da mmagliani su febbraio 27, 2012

Nando Vitali, I morti non serbano rancore, Gaffi, 2011, Pagg. 296, 15.50 €
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di Marino Magliani

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E’ possibile pensare a un romanzo sulle foibe senza farsi sfiorare dal pregiudizio: un libro sul revisionismo? Devo ammettere che io ci casco sempre, ed è la prima cosa che mi è venuta in mente: la solita corrente… Mi è successo lo scorso dicembre, a Roma, durante la Fiera dei libri. Presi il libro e non lo lessi subito, intendo in quei giorni. Eppure sarebbero bastate due pagine, tre, forse (cominciai a leggere e a pensarci su dopo una decina di giorni, distante qualche migliaio di chilometri) per capire che I morti non serbano rancore, di Nando Vitali (Gaffi, 2011) era un’altra cosa, era una cosa che faceva i conti con dell’altro, entrava nelle cicatrici carsiche ma non se ne serviva per… Forse se ne serviva solo per uscirne, una volta per tutte. Se ne serviva un figlio, Lorenzo Goretti, senza mai esserci stato, nel ventre dei carsi, eppure si può dire anche senza esserne mai uscito. Perché questa è la storia di una di quelle guerre che non finiscono mai, di un padre che l’ha combattuta e di un figlio che l’ha ricevuta come un’eredità, una disfunzione genetica, se mi si consente, un trauma. A volte si riesce solo a guarire, o a tentare almeno di capire, attraverso qualcosa… Ma cosa? Il racconto che proviene dal proprio sangue?

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Manuel Giliberti, tra cinema e architettura

Pubblicato da massimomaugeri su febbraio 6, 2012

di Massimo Maugeri

C’è chi decide di lasciare il proprio luogo di origine e c’è chi, viceversa, vi rimane ancorato in maniera viscerale; ma c’è pure chi – tra queste due strade – decide di intraprendere un percorso di mezzo. È il caso di Manuel Giliberti (nella foto in alto, con Piera Degli Esposti): siracusano, ma romano d’adozione. Giliberti è architetto, impegnato soprattutto nel campo del restauro e della realizzazione di interventi di riqualificazione di strutture ed edifici di valore artistico. Leggi il seguito di questo post »

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“Vicolo del precipizio” – Intervista a Remo Bassini

Pubblicato da mmagliani su febbraio 2, 2012

di Marino Magliani

Remo Bassini ha scritto parecchi libri, alcuni molto ben accolti dalla critica, e credo anche dal pubblico. Sicuramente è un autore che, col tempo, è riuscito a proporsi ad un “suo” pubblico. Nel suo blog, Altri Appunti, emergono a volte le ossessioni delle cose editoriali. Anche di questo genere di informazioni, per o sugli addetti ai lavori, Bassini scrive sinceramente (una parola che non ama usare); non spiega mai, non ha questa presunzione, ma racconta, e questa è una cosa che sa fare bene.
Oggi parleremo con lui di Vicolo del precipizio, che è l’ultimo suo romanzo (Perdisa, 2011). Leggi il seguito di questo post »

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Krishna Biswas e la magia della chitarra acustica

Pubblicato da giovanniag su gennaio 27, 2012

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Krishna Biswas è un chitarrista elettrico e acustico con all’attivo quattro CD di composizioni sue proprie, suonate e concepite in uno stile acustico personale. Ha all’attivo esperienze in gruppi musicali della zona fiorentina e toscana, la presenza come insegnante in scuole di musica privata e la conduzione di seminari musicali.
Una selezione dei suoi brani e ulteriori dettagli si trovano sul suo spazio Myspace.

- Parlaci del tuo percorso musicale, di come hai iniziato a suonare, dei tuoi primi maestri.

Provengo da una famiglia che mi ha esposto a stimoli musicali di differente natura, da quella classica occidentale a quella indiana e americana. Ho cominciato a studiare il pianoforte da bambino, a 5 anni credo, con un insegnante classico. Dopo qualche tempo ho cambiato strumento, attratto dalla chitarra classica. Sono stato fortunato a conoscere il mio primo e più influente maestro, Ganesh Del Vescovo – chitarrista classico e compositore – che poi è diventato amico di famiglia e mio maestro fino ai 15 anni. A quell’età poi ho subito il fascino della musica afroamericana e sono passato all’elettrica. Ho riscoperto i suoni acustici successivamente, ma non per esigenze limitate all’esperienza musicale, ma semmai più vicine a una ricerca di emancipazione dall’imitazione di esercizi di stile e sonorità ormai conformate, in cui molti musicisti che mi circondano si riconoscono. Leggi il seguito di questo post »

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7 domande a Livia Candiani

Pubblicato da giorgiomorale su gennaio 21, 2012

Invito a leggere questa bellissima intervista di Mauro Germani a Livia Candiani: un’intervista tutta vita, parole sempre in ascolto e in scoperta. Buona lettura!

Quali autori in particolare sono stati fondamentali per la tua formazione?

Partendo dall’inizio, Saint-Exupéry del Piccolo Principe e Pascoli. Non andavo ancora a scuola e sentendo mio fratello imparare a memoria La cavallina storna, pensai fulmineamente: “Da grande voglio scrivere in quella lingua.” Del Piccolo Principe amavo la solitudine, lo spaesamento planetario, e gli amori, la rosa, la volpe, il serpente, amori che lo spingevano via, lo facevano sentire ancora più solo. E poi gli autori russi che erano di casa. Una volta che corsi singhiozzando dalla mia nonna russa, dicendo che non avevo amici, che a scuola non piacevo a nessuno, lei rispose enigmatica: “Quando leggerai i romanzi russi, lì troverai i tuoi amici.” Leggi il seguito di questo post »

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La Roma del crimine di Yari Selvetella

Pubblicato da monicamazzitelli su gennaio 17, 2012

“Roma – L’impero del crimine”, di Yari Selvetella, Newton Compton Editori

Il segreto di questo autore risiede di certo in molti fattori, di cui l’appeal del tema è solo uno, e non il maggiore: certamente “Roma” e “crimine” sono due ingredienti importanti della sua ricetta, ma sarebbe una ricetta banale, servita e assaggiata talmente spesso da essere ormai insipida, da sola.
Ritengo invece che il successo di vendita dei libri di Selvetella abbia origine da altro. Prima di tutto dalla sua penna: una scrittura originale, una voce di personalità forte che si esprime su vari registri, dal giornalistico all’ironico, dallo storicistico all’elegiaco. E proprio su quest’ultimo vorrei soffermarmi: ci sono alcune pagine, soprattutto quelle dei capitoli in corsivo in cui l’autore entra più nell’espressione di un’opinione personale, un taglio critico, una visione dal suo sguardo, che sono davvero di grandissima letteratura. Così vicine per intensità e anima al migliore Pasolini, alla sua capacità letteraria mai scevra da una potenza espressiva che pare dettata in primo luogo dalla partecipazione umana, densa, alla materia raccontata.
In effetti Selvetella sta a Roma come Saviano è stato, in Gomorra, a Napoli. La stessa chiarezza di sguardo, la stessa conoscenza minuziosa della città, dei suoi pregi e difetti, la sua bellezza, a volte un po’ decadente, ma soprattutto la sua bruttezza. Roma qui c’è tutta, senza censure. Non c’è solo il centro o le periferie “fichette”, ma l’intero polpo urbano, con i suoi tentacoli grigi, abusivi, denaturalizzati, escresciuti, vomitati, brutti. Con il coraggio e la dignità di chi tenta di abitarci senza sentirsi una parafrasi di degrado sociale. In questo senso, Selvetella riesce in pieno a far sentire il lettore dentro la città, tutta la città, a farsi cruccio e sdegno del suo martirio, della vita condannata di chi ci abita, romani e non, italiani e non italiani. Lo sguardo di Yari abbraccia, e non fa sconti a nessuno: a ciascuno le proprie responsabilità. Leggi il seguito di questo post »

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Leonardo Masi, la chitarra e l’armonia delle vibrazioni

Pubblicato da giovanniag su gennaio 9, 2012

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Leonardo Masi è un chitarrista classico fiorentino, oltre che uno studioso di Letteratura Polacca. Insegna Storia ed Estetica della Musica a Varsavia presso la Uniwersytet Kardynała Stefana Wyszyńskiego.

- In occasione del tuo ultimo concerto fiorentino, nell’ambito della rassegna dedicata ad Alvaro Company (novembre 2011), hai presentato un repertorio molto “meditativo”, ispirato alla notte. Perché questa scelta?

All’interno dei programmi che propongo mi piace tracciare un percorso che sia stimolante, almeno per me. Per il programma notturno il concept è nato dall’unione della voglia di rendere un omaggio al maestro Company e da quella di riprendere il Nocturnal di Britten, un brano che non suonavo da diversi anni. Per l’appunto i brani di Company che avevo in repertorio erano un Notturno e la Barcarola per una culla. E poi c’era il pezzo di Carlo Prosperi per chitarra e violino intitolato In nocte e dedicato proprio a Company: dunque avevo già quattro brani ispirati alla notte. C’è da dire che la chitarra è uno strumento “notturno” di per sé, quindi non è difficile trovare brani con simili atmosfere nel repertorio. Su questa base, ho però voluto inserire un elemento di simmetria che ora ti spiego. Leggi il seguito di questo post »

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Intervista ad Angelo Ricci

Pubblicato da giovanniag su gennaio 7, 2012

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Angelo Ricci è un avvocato pavese che scrive per diletto, con un’ottima penna. Promotore di eventi letterari nella sua città, è autore di Notte di nebbia in pianura (ed. Manni) e ha partecipato all’antologia Nero Lombardia (ed. Perrone Lab). È da poco uscito, per la casa editrice digitale Errant Editions, L’ossessione per le parole, un suo libro che esplora i meandri e le sottili connessioni tra letteratura, cinema, musica e internet. Il suo blog si chiama anch’esso “Notte di nebbia in pianura“.

- Parlaci della tua attività di scrittore, dei tuoi modelli e del significato di quest’ultima opera.

Cerco di guardare alla mia attività di scrittore con molto distacco, al punto che non credo nemmeno di esserlo. “Scrittore” è parola che evoca esotismi e avventure mitiche nonché appartenenze a consorterie letterarie. Per quanto mi concerne rifuggo sia dagli esotismi che dai miti e soprattutto dalle consorterie letterarie, siano esse cartacee o digitali.
Per quanto riguarda i modelli letterari ne ho avuti certamente, almeno fino a qualche anno fa. E sarei stato anche in grado di citarli. Oggi vedo la letteratura come un mare. Ogni tanto lo guardo e scorgo all’orizzonte il profilo di qualche nave lontana e quella nave batte la bandiera di qualche autore russo o francese dell’Ottocento.
Non ho alcuna remora nel definire L’ossessione per le parole come un gioco. Credo nella letteratura come gioco. Mi piace giocare mischiando autori, generi, musica e cinema, creando collegamenti e cercando punti di contatto. L’ossessione per le parole è un libro fatto di libri, di autori, di svisamenti, di interpretazioni anche scellerate. E in quella scelleratezza, da cane sciolto quale sono, mi ci sono trovato benissimo. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: comunicazione e poesia, Dalla rete, Domande, Giovanni Agnoloni, Interviste, Letture, libri | Contrassegnato da tag: , , , | 2 Commenti »

 
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