La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per la categoria ‘Lavori in corso’

Ghe pensi mi

Pubblicato da mbaldrati su febbraio 8, 2012

di Mauro Baldrati

Mezzaluna, provincia di Riccianegra, 3 febbraio 2012. Il sindaco Fioravanti riceve nel suo ufficio l’assessore ai lavori pubblici Rambelli.
“Allora, Rambo, come sono le previsioni?” chiede, senza alzare gli occhi dallo schermo del computer. L’assessore, che è suo amico d’infanzia, si siede a gambe larghe su una delle due poltroncine di fronte alla scrivania, dopo averla girata al contrario.
“Pessime” dice. “La neve aumenterà da stanotte e avremo un paio di settimane di quelle da morsa del gelo.”
Il sindaco sbuffa. Ci mancava solo “la morsa”, con tutti i telegiornali a martellare sui disagi, a diffondere l’allarme e a indugiare sulla disorganizzazione dei comuni ecc ecc.
“Hai preparato il bando per gli spalatori avventizi?”
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ultime quartine quartane

Pubblicato da enrico de lea su dicembre 11, 2011

Se pesante è la terra, ne è un segno
la pesantezza del passo del prete zoppo -
ci guarda e pronuncia che anche
la volta celeste ci grava, anche troppo.

Sguardo di resa, l’Eccehomo osserva,
si sbilancia in avanti, con le braccia
si sproporziona, succede che si perda,
definitivo, al mondo e, poi, ne taccia. Leggi il seguito di questo post »

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E’ ancora possibile scrivere un romanzo?

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 4, 2010

Di Loris Pattuelli

Un racconto? No, niente racconto, mai più.

da qui

Questi appunti sono qui da qualche mese, credo dal primo numero del post dedicato all’impossibilità di scrivere un romanzo. Fossero capitati nel cestino, non ci sarebbero stati problemi, e invece è andato a finire tutto nel PC, e la seccatura adesso è tua. Leggi il seguito di questo post »

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“Deragliate”: un invito alla scrittura per aprire lo sguardo

Pubblicato da monicamazzitelli su agosto 7, 2009

Una sera Isabella (Moroni) propone a Monica (Mazzitelli) di scrivere un racconto a quattro mani per un concorso, a tema libero. Monica accetta, le propone un tema che le sta a cuore, che ha visto un po’ troppo spesso per strada, ultimamente: donne homeless, deragliate, sole, forse pazze, reiette dal mondo. Isabella sorride: è un tema su cui ha fatto già molto lavoro, è perfetto per lei! Il concorso salta, ma non la voglia di scrivere questa cosa: ognuna butta giù un racconto che esce qui su “La poesia e lo spirito”, di cui sono entrambe redattrici. Il titolo è “Deragliate”, e viene pubblicato con l’invito a contribuire, ognuno con la sua sensibilità e la sua esperienza. Due note appaiono in risposta al primo, una di Laura Costantini e l’altro di Alexandra Zambà, e altri commenti partecipati arrivano in coda al secondoallupa 52.
Qualcuno parla di buonismo, di sensibilità da due soldi, per sentirsi più giusti e più buoni. Non è sempre sbagliato fare queste affermazioni, spesso si fa finta di partecipare, ma non c’è il cuore. In questo caso però c’è un tentativo diverso, non solo speculativo, e per questo si aggiunge anche Gaja (Cenciarelli)  al discorso: diffondere, aprire, allargare il pensiero a queste donne deragliate. Non perché gli uomini non meritino la nostra attenzione, ma perché quella solitudine femminile è più debole, più vulnerabile, più scabrosa, e non fa che aumentare. Le donne sui marciapiedi sono sempre di più e la loro età diminuisce: questo ci DEVE preoccupare.
Quello che facciamo invitando chi vuole a partecipare con un proprio contributo di sensibilità e/o esperienza è portare l’accento su questo fenomeno, augurandoci che parlarne ci faccia portare lì l’attenzione, serva ad abbattere qualche muro di ostilità, farci vedere la cosa con occhi diversi.
Raccontateci le vostre storie, e il primo ottobre le pubblicheremo tutte in un unico post qui su La poesia e lo spirito e sui nostri blog, perché ora è estate, ma poi arriverà il freddo, soprattutto per loro.

Mandate i vostri contributi al contact form che trovate su www.monicamazzitelli.net grazie!

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Gli acquerelli di Hitler

Pubblicato da robertoplevano su luglio 13, 2009

AHChurchSpire
di R. P.

«I never had a real understanding of how you take a failed landscape painter and turn him into a fanatical mad man who controls millions. That’s some trick. I mean the powers that created him must have been awesome.»
Bob Dylan (da qui)

Uscir fuori allo scoperto. Pubblicare. Mica era tutto chiaro e prevedibile, all’inizio. Sì, sì, qualcosa da dire, una storia da raccontare, puntualizzare davanti al mondo, tardivamente, certe faccende, passate ormai come mozzarelle dell’altr’anno. Vincere il dubbio che quelle mie parole che mi illudo venire da dentro, siano inutili, proprio parole al vento, parole che non possono cambiare niente (no, quel dubbio non si vince, è sempre più forte e non è nemmeno più dubbio, mutato intanto in certezza). Scontando l’inanità dell’impresa, rimane la vanità personale allora, certo, perché no? Che c’è di male? Si può sopprimere tutto quel garbuglio di strategie comunicative, di ostentato contegno, di atteggiamenti, che sono per noi la ruota del pavone? Vivi nascosto. Ma quando mai! Leggi il seguito di questo post »

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Cairano 7x

Pubblicato da Arminio su giugno 20, 2009

Dal 22 al 28 giugno a Cariano, Irpinia d’oriente, si svolge un evento piuttosto originale che vede coinvolte oltre trecento ospiti: studenti, contadini, muratori, architetti, archeologi, cineasti, scultori, filosofi, musicisti, poeti, cuochi, e altri pellegrini che vogliono offri risi e offrire un’esperienza di una comunità provvisoria, forse l’unica possibile in questa stagione di autismo corale. Speriamo che la settimana di giugno e tutto il lavoro che seguirà possa far capire ai politici che i territori interni hanno bisogno di essere considerati non luoghi vuoti da riempire d’immondizia. Non pensiamo nemmeno che la soluzione sia attraversare le terre di mezzo con l’alta velocità. Non siamo paesanologi, non nutriamo nostalgie dei paesi com’erano una volta. Ci sporgiamo verso il futuro partendo da una fonte che sia solo nostra. Siamo stufi di pensare a questi luoghi con le categorie degli altri. Non cerchiamo turisti, ma nuovi residenti. E si verrà in questi luoghi non solo per lo loro bellezza, ma perché qui si può sperimentare un diverso modo di vivere, lontano dall’affollata insolenza dei centri urbani.

Franco Arminio (direttore artistico Cairano 7x)

CARTOLINE DA CAIRANO

1.Cairano guarda a sud dalla sua rupe. È un paese dove sono rimasti trecento abitanti. Alla fine di giugno, quando ad occidente c’è più luce, Cairano7x è una settimana per parlare e ascoltare, per guardare, per stare in silenzio, da soli o insieme agli altri. Leggi il seguito di questo post »

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St. James Infirmary, Louis Armstrong

Pubblicato da robertoplevano su maggio 20, 2009

I went down to St. James Infirmary
Saw my baby there
She was stretched out on a long white table
So cool, so sweet, so fair

Let her go, let her go, God bless her
Wherever she may be
She can look this wide world over
But she’ll never find a sweet man like me

When I die bury me in straight lace shoes
I wanna a box-back coat and a Stetson hat
Put a twenty-dollar gold piece on my watch chain
So the boys’ll all know that I died standing pat

Dicono che il tempo sia rimedio a ogni perdita e asciughi ogni lacrima, ma non è mica tanto vero, le cose vere ritornano, come la luna, come le maree, come la neve, e il dolore è una cosa vera, e viva, che pulsa. Nel dolore c’è qualcosa di femminile, qualcosa che matura e diviene pieno, fino a scoppiare, e poi avvizzisce, ma non muore e giace dormiente finché la nuova pioggia, il primo sole, o il richiamo di un uccello notturno lo desta. Leggi il seguito di questo post »

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Miserere asfalto (afasie dell’attitudine): 452-552

Pubblicato da Marina Pizzi su marzo 6, 2009

di Marina Pizzi

*****

452.

la spiga sta sotto l’erta del sale del mare, il salato la brucia lentamente. nei viali malinconici intorno alla stazione si festeggia la giara con l’olio siciliano. in un pezzullo di unghia tutta la paura di entrare dal medico. ho freddo al collo ma la sciarpa l’ho perduta cercando i guanti. otto ore al dì di postazione informatica dal lunedì al venerdì.

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Chi ha fatto fuori l’anima? Una storia in breve e qualche consiglio di lettura

Pubblicato da sparzani su marzo 2, 2008

di Maria Turchetto

johann_friedrich_herbart.jpg

(pubblico, sul controverso ma fondamentale tema del riduzionismo, questo primo contributo, che, col cortese consenso dell’autrice, ho preso dalle sue pubblicazioni in rete. a.s.)

Credo che Alberto Savinio abbia ragione: anima è ormai per noi la parola di un lessico familiare infantile, una di quelle parole che «rimangono come suono anche dopo che sono morte come significato». Una parola che ha rivestito tanti significati, ha avuto tante valenze, ha attraversato una storia millenaria, è stata al centro di dispute religiose, stiracchiata da tutte le parti, girata, rigirata, stressata all’inverosimile. Non poteva che finire così, povera anima: un logoro straccetto linguistico, un suono dal significato vago. Scienziati, filosofi, psicologi non l’usano più. Forse nemmeno i poeti. Sta nel vecchio baule dei termini desueti e delle espressioni abusate, ad aspettare che qualcuno la ritiri fuori e scuota via un po’ di polvere: che un paroliere la infili in una canzone d’amore, un prete in una predica, o magari un giornalista sportivo si ricordi quel modo di dire: «il tal giocatore è l’anima della squadra». Leggi il seguito di questo post »

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DINO CAMPANA: LA POETICA DELL’ORFISMO TRA PITTURA E SOGNO di Giuseppe Panella

Pubblicato da giuseppepanella su febbraio 26, 2008

[Si tratta di un primo capitolo per un libro che sto scrivendo nel corso degli anni... più che un capitolo è in realtà un'introduzione un po' più lunga del solito per mettere in chiaro criteri e valutazioni, bilanci e prospettive, punti di vista e ricordi del passato (non a caso il testo è dedicato a Piero Cudini, un amico che non c'è più...). Giuseppe Panella]

DINO CAMPANA: LA POETICA DELL’ORFISMO TRA PITTURA E SOGNO

di Giuseppe Panella

“Si chiamava adesso Orfeo o Arfa che vuol dire:

colui che guarisce mediante la luce”

(Edouard Schuré)

[alla memoria di Piero Cudini]


Il mito fondatore

Nella poetica orfica di Dino Campana, sono assai probabilmente confluite tutte le più importanti e variegate esperienze espressive ed estetiche europee di inizio secolo; esse sono state poi, in tempi e modi diversi, successivamente riprese e messe dialetticamente a confronto, rapprese e come decantate nel crogiuolo linguistico della sua impresa poetica.

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Ai testimoni la postuma riga, giù sbavata.

Pubblicato da Luca Salvatore su febbraio 12, 2008

« Ad amalgama resa, a passi distillati subendo in piedi l’assedio di voci, la piega dignitosa delle ore; a mano stanca lavorando tenebre, implorando digiuni e spettri, una notte dietro l’altra, un bicchiere e un giorno alla volta, va avanti fino allo scadere la setta bianca e viola lutto, patito antidoto e veleno, il dover essere altrimenti, il meglio e il peggio, in attesa che suoni la propria ora in grande Stile, di forsennare l’Insensato e sbrigare il Soggettile. Tutto va per il meglio finché dura. Il solo passo, signori, è sempre e solo verso le cose stesse, dimenticare d’avere iniziato. Leggi il seguito di questo post »

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Nuovo anno: preludio al martelliano!

Pubblicato da sparzani su gennaio 1, 2008

di Antonio Sparzani

serdana

[Pier Jacopo Martello vi avrebbe deliziato
col verso martelliano, se fosse più durato:

trattasi, com’è noto, d’un doppio settenario
con la rima baciata, come un doppio binario

che potete allungare a vostro piacimento
sempreché il vostro pubblico si dimostri contento]

(mi tenta la congettura che Pier Jacopo Martello abbia fatto un tale brillante uso del settenario, perché il suo nome completo è uno splendido settenario, a.s.)

Gloria della Serdàna

Nei gorghi e nelle gore della cascina in festa
s’aggirava l’afrore nell’ombra più funesta
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Preludio alla ottava di esametri dattilici

Pubblicato da sparzani su dicembre 21, 2007

di Antonio Sparzani
Erato, musa della poesia lirica e amorosa

ecco a voi questo nuovo e curioso mixing: l’ottava classica dei nostri poemi epici, composta però di puri esametri  dattilici, ovviamente catalettici – l’ultimo è un trocheo come di prassi. Il nonsense è meno apparente, più velato che nei precedenti esempi, però è, doverosamente, festaiolo. In figura la musa Erato, che presiede alla poesia lirica e amorosa.

Tè di rugiada
Quando la scotta del boma di mezzo accompagna la brezza
nascono roride palme di more e di turgide felci,
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Preludio all’ode saffica minore

Pubblicato da sparzani su dicembre 16, 2007

di Antonio Sparzani

Sempre nello spirito del pre-ludio, il gioco da fare, per grandi e piccini, prima di comporre una qualsiasi ode saffica:

Finalmente l’arrina belcia

Garba la séola, e nel nitore il volo
non si trosca al babirio addormentato
felsando il guro, e secca fido e solo
l’ùgule ambrato.
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Preludio al sonetto

Pubblicato da sparzani su dicembre 7, 2007

di Antonio Sparzani

il nonsense è una tappa essenziale nella ricerca della forma. E inoltre, nel nonsense si può scavare.

Non cosmo un tazio, non defello un stocco,
non respetto una ghidia impastroccata,
quando pollano i gari del malocco
e sciamano le scuffie all’impazzata;
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LO YOGA, OPPIO PER IL CRISTIANO di Daniel Ange

Pubblicato da vbinaghi su novembre 1, 2007

(Da: Balsamo è il tuo nome – Editrice Ancora, Milano 1982)

yoga

Queste tecniche non possono essere considerate semplici esercizi di rilassamento, neutri e facilmente cristianizzabili. Esse hanno una prospettiva esplicitamente spirituale di cui non si possono ignorare gli obiettivi. Pretendono di essere fattore di equilibrio, di armonia, ma, al di là di questo, sapienze che offrono un nuovo stato di coscienza, una scoperta dell’io immortale, fino a una “immortalità” entro questo mondo. In breve, si presentano come una salvezza mediante la quale ci si appropria del divino attraverso l’autocontrollo.
Una esperienza spirituale, cercata e ottenuta come prodotto di una tecnica, implica la ricerca di una autonomia spirituale radicalmente contraria alla Redenzione venuta da un Altro, donata per amore, ricevuta umilmente, e dunque – favorendo un volontarismo pelagiano – contraria all’atteggiamento di infanzia evangelica. L’ amalgama di queste tecniche con la preghiera cristiana, preconizzato da molti, rischia di falsare quest’ultima sotto apparenze intatte, edulcorandola in “meditazione religiosa”. La relazione personale e vitale con Gesù svapora in una fusione anonima e cosmica con la ”Divinità” .
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Pubblicato in: Lavori in corso, Pensiero | 29 Commenti »

INIZIO DELL’EDUCAZIONE

Pubblicato da claudiodamiani su febbraio 24, 2007

di Claudio Damiani

C’è un problema. Se l’attuale dittatura economico-mediatica o dittatura della pubblicità, può, nei confronti di chi ha qualche attrezzatura culturale, essere tutto sommato limitatamente dannosa, dobbiamo riconoscere che nei confronti degli individui più fragili dal punto di vista culturale, che sono la grande maggioranza, essa ha degli effetti devastanti. Questa è la vera catastrofe, l’emergenza ecologica prima del nostro mondo. Che poi, la limitatezza del danno recato a quei pochi che possono spegnere la televisione, è in effetti molto relativa: perchè, se anche questi sono danneggiati solo nel fatto che sono emarginati, e non perseguitati, o sterminati, tuttavia la loro esclusione ha un ritorno devastante sulla società, che diventa come un corpo senza cervello. Se studiassimo la nostra società, vedremmo che il tratto comune a ogni sua singola parte, l’essenza della sua struttura, è la negazione dell’educazione.
L’educazione è mostrare un’opera (di pensiero, di arte, di sentimento ecc), qualcosa che esiste, permettere a un educando di entrare in uno spazio di rigore, di arte, di realtà, di verità, permettergli di godere di quello spazio. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Annunci, Lavori in corso, Pensiero | 202 Commenti »

 
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