Don Ciotti: “In piazza con la Fiom per impedire che il diritto di tutti diventi il privilegio di pochi”

di don Luigi Ciotti

Caro Maurizio e cari amici della Fiom, anche se non fisicamente, il 18 maggio sappiatemi con voi con il cuore e l’impegno.
Già nel titolo, la manifestazione pronuncia la parola chiave per uscire da questo drammatico frangente: diritti.
Prima che economica, questa è infatti una crisi dei diritti, una crisi etica e culturale.
Culturale, perché ha corroso l’ideale che ha ispirato la formazione e lo sviluppo delle moderne democrazie: il riconoscimento del nostro essere diversi come persone e ugnali come cittadini. Continua a leggere

Shuntaro Tanikawa (Giappone, 1931) : Epitaph for a “poet’s tomb”

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Epitaph for a “poet’s tomb”

“I, infinite silence, will grant you words”

from : God Contemplates Man by Jules Supervielle

When I was born
I was nameless
like a water molecule
But right away I was fed vowels mouth-to-mouth
consonants tickled my ears
I was called and
pulled away from the cosmos

Oscillating the atmosphere
carved onto clay tablets
inscribed on bamboo
recorded on sand
words are onion skins
If I keep on peeling
I will not find the cosmos Continua a leggere

Caterina DAVINIO, “Il sofà sui binari”. Recensione di Narda Fattori.

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Caterina Davinio, Il sofà sui binari, Altrescritture, puntoacapo editrice.

                                    L’UNO E IL SUO DOPPIO

 Il romanzo è una scrittura lunga e sfaccettata; può essere di puro passatempo evasivo o, al contrario,  di riflessione filosofica; non serve a nulla qui elencare le forme in cui il genere si è espresso, credo che basti tornare a riprendere “i fondamentali”: un protagonista, altri personaggi, degli eventi, uno sviluppo temporale anche quando il tempo viene giocato fra analessi e prolessi, una situazione iniziale e una finale che può essere molto simile a quella iniziale: la serie degli eventi non è stata sufficiente a modificare una situazione insabbiata (si veda “Il deserto dei Tartari” di Buzzati). Non diversamente dalle opere umane di ingegno e creatività, molto si è studiato il romanzo, ma la consapevolezza culturale, la padronanza di strumenti conoscitivi, poco ci serve nell’analisi di questo “Sofà sui binari”, di Caterina Davinio, che, attraverso questa scrittura, si è cimentata con una riflessione impegnativa sull’identità e sull’unicità del singolo, sulla sua possibilità di smarrirsi e di ritrovarsi. Continua a leggere

La fatica di diventare madri, tra un maschio narciso e una legge contro la libera scelta

Intervista a Diana Alessandrini, autrice di “Ignoranti sentimentali”

di M.C.

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Esistono dei doveri sentimentali? E che ne è del loro corrispettivo, i diritti sentimentali? C’è tutta l’intima sofferenza che nasce nel cuore di chi si sente escluso dalla possibilità di amare, nel romanzo d’esordio di Diana Alessandrini (nella foto). Con Ignoranti sentimentali (Opposto Edizioni, pagg 230, euro 15), in arrivo a fine maggio in libreria, e che sarà presentato in anteprima alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, la giornalista di Radio Rai si misura con quelle che lei ritiene due tipologie speculari di ignoranza: una collettiva, legata alle norme della legge 40 sulla fecondazione assistita che proibisce l’inseminazione eterologa; l’altra privata, personale, legata alla figura maschile, sempre meno capace di una presenza, di una cura della relazione.
Diana Alessandrini, partiamo dalla trama del romanzo.
“La storia è quella della relazione tra la trentacinquenne Domiziana Alicanti e il cinquantenne Fabrizio Feliciani. Emotiva e in crisi esistenzial-coniugale, lei. Distaccato, impermeabile agli scatti di umore e con una vita vissuta nei libri, lui. Libri in cui Fabrizio trova la sua ragion d’essere, il suo habitat, il surrogato alle emozioni che non ha il coraggio di provare. Il terremoto rappresentato dall’ingresso di Domiziana nella sua vita, lo spinge a serrare le fila, a mettere in campo una tattica di difesa e respingimento, a cui alterna l’abbandono irresistibile tra le braccia di questa donna che riesce a toccare il suo cuore calloso. E proprio nella ricerca della giusta distanza, che fallisce nell’alternanza tra fusione e distacco, Fabrizio esercita il potere, sperimentando la vertigine del controllo sulla giovane donna, che a sua volta – proprio come nel rapporto tra vittima e carnefice – ne accetta il plagio”. Continua a leggere

ARMANDO SCARAMUCCI, PITTORE DELL’ACQUA E DEL FUOCO

di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

ScaramucciHo avuto il piacere di conoscere Armando Scaramucci in occasione di una recente presentazione del mio romanzo Sentieri di notte a Lucca, presso l’Associazione “Cesare Viviani”, con relatore lo storico dell’arte Corrado Marsan, grande estimatore dell’artista toscano. Poiché avevo in precedenza ricevuto in dono uno spendido volume a cura dello stesso Professor Marsan (Scaramucci, Le Monografie della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Noicàttaro), con immagini dei suoi paesaggi – naturali e al tempo stesso interiori –, nel momento in cui ho incontrato il pittore mi è venuto spontaneo chiedergli di approfondire in un’intervista alcuni spunti che la visione delle immagini e la lettura dei commenti mi avevano trasmesso.

- I due temi fondamentali della tua pittura sono l’acqua e il fuoco. Perché questa specialissima passione per gli elementi della natura?

Sono convinto che la natura sia la gran maestra di tutti, specialmente quando si lavora con i colori; importante è saperli leggere e piegarli secondo le singole necessità. Mi piace dipingere l’acqua e il fuoco, sia per la loro forza intrinseca, sia per la loro bellezza e vitalità. Continua a leggere

La libezione, di Max Ponte

terra aria

Restituisco la mia raccolta di poesie, la restituisco agli elementi
un rito di liberazione materiale e telematica, la “libezione”

Ho deciso. Cosa ho deciso? Di liberarmi e liberare la mia raccolta di poesie, si intitola Eyeliner ed è stata pubblicata nel 2010 da Bastogi. Mi sono preoccupato di mantenere tutti i diritti della pubblicazione per poter fare delle mie poesie quello che cazzo volevo. È arrivato, è arrivato il momento. Continua a leggere

79. La tua parola

da qui

Avevi predisposto una difesa coi fiocchi: come sempre, nei momenti in cui il pericolo ti assedia. L’armatura era pronta, oliata, lucidata: nessuno sarebbe riuscito a penetrarvi; avresti anticipato le mosse del nemico con un paio di battute nella messa – ormai conosci bene il tuo mestiere. Ma Lui ti ha detto no: chiedi la pace, la fiducia, non essere più in ansia; domanda a Maria che diventi, da oggi, la Regina del tuo cuore. Continua a leggere

“VOLEVAMO ESSERE STATUE”, DI PASQUALE VITAGLIANO

di Giovanni Agnoloni

vitaglianoHo avuto il piacere di intervistare Pasquale Vitagliano, autore di Volevamo essere statue, romanzo edito da Eumeswil per la collana “Voices”, diretta da Francesco Forlani. Si tratta di un’opera intrisa di memoria del Novecento e di tanta parte di quel “privato” che ne è fibra imprescindibile. Un bell’affresco di un’intera epoca, che partendo dallo spunto del bicentenario (nel 1989) della Rivoluzione Francese tratteggia le storie di un ragazzo e una ragazza pugliesi e di un loro nuovo amico bosniaco: sull’onda dell’entusiasmo e di una promessa da mantenere dopo vent’anni. Un quadro storico e umano che scorre in un flusso di pensieri in cui risulta difficile distinguere la dimensione personale da quella collettiva.

- Il tuo può essere considerato un romanzo storico, con precisi riferimenti alle vicende della seconda metà del Novecento. L’idea ti è nata da una passione personale, da ricordi o da cosa?

È stata una difficile prova letteraria. Ho scritto un romanzo perché avevo delle storie da raccontare e credo che queste possano aiutarci a comprendere, attraverso vite private, come è finito il Novecento. Se non avessi avuto queste vite per le mani, non mi sarei inoltrato nella scrittura di un romanzo. Vorrei continuare a scrivere buoni versi. Continua a leggere

CRISTINA BOVE PESCATRICE DI NEBBIA, di Augusto BENEMEGLIO

Cristina Bove1.Ofelia.

Ho promesso a Cristina che l’avrei letto questo suo libro, “ Mi hanno detto di Ofelia” edizioni smasher, 2012, e in effetti, ora che è primavera, l’ho letto e disletto, l’ho udito dentro di me, passar fuori, e lo riodo fuori  di me, passar con me come un fiume che scorre ai miei piedi. Ecco la bianca, l’Ofelia di Rimbaud che ondeggia  “sull’acqua calma e nera/dove dormono le stelle / come un gran giglio” E l’Ofelia dietro la finestra di De Andrè (“Mai nessuno le ha detto che è bella/ a soli ventidue anni / è già una vecchia zitella/La sua morte sarà molto romantica/trasformandosi in ora se ne andrà /per adesso cammina avanti e indietro/la via della Povertà), e infine l’Ofelia tragica di Virginia Woolf, perché  senza madre e senza modelli femminili, senza identità ( “la sua identità se ne è andata quando le forze maschili non hanno più diretto le sue azioni”), l’Ofelia che in fondo non è mai esistita come donna, ma solo come personaggio, archetipo maschile ( e maschilista) di donna a cui tutto è negato, in primis la libertà.   Continua a leggere

76. Nascere da qui

da qui

Lo sai, avresti dovuto raccontare il tuo passato, soffermarti sui dettagli che t’hanno trasportato fino a qui, spiegare ai lettori i meccanismi che t’hanno plasmato mattone su mattone, calce su calce, i temporali e i terremoti, o il semplice scorrere del tempo che ha inceppato le giunture, aperto crepe in una casa in cui hai finito per sentirti a disagio con te stesso. Continua a leggere

Gianluca D’Andrea – Inediti

Sul viso queste linee perfette
che la luce bagna appena
rendendo

linee dall’alto che sfaldano la luce
ricadendo sulla bambina che dorme,
sui lineamenti dritti, dolci, verticali

il viso della bambina è diverso
cambia come il giorno
come ogni giorno cambia
per assomigliare a se stessa, diversa,
al diverso che cederà nel nulla
che già l’accompagna, rendendo
possibile la sua presenza attuale,
eterna. Continua a leggere

Note a lettura della plaquette “Dai tempi” di Valeria Serofilli

etruschi

di Marco Righetti

La poesia di Valeria Serofilli sgorga con il procedere di un tempo sempre uguale e diverso, è improvvisa agnizione che supera la memoria “Sei l’antico etrusco/che abbraccio sul sarcofago/il bizantino con me nel mosaico”, filiazione del proprio bisogno di nuovo consistenza, “Sei il fontanone romano / che mi schizza/e io la vestale che/scherza con il getto”, o ineludibile identità di un pensiero circolante, perché la matematica della poesia ha la proprietà di non far fuggire nulla “Lo stesso sei, che stringo a me//dai tempi / ad adesso” (Dai tempi). Continua a leggere

Proteggere il buono nelle cose disuguali. Canada, di Richard Ford

di Ezio Tarantino

Quando esce un nuovo romanzo di Richard Ford i cherubini e i serafini dell’empireo della letteratura fanno festa (sobriamente, brindando con una lattina birra in uno squallido diner delle costellazioni di provincia). Richard Ford scrive romanzi (bellissimi) e non se ne chiede la ragione. Lo fa. In Canada Ford torna a Great Falls, Montana, dove ci aveva portato tanti anni fa nel bellissimo romanzo breve Incendi. Vi ritorna soprattutto dal punto di vista della forma, riprendendo di quel romanzo lo stile asciutto, nitido, essenziale. Abbandonato quello pirotecnico, metaforico, post-moderno, iper-analitico dei tre grandi romanzi della cosiddetta trilogia di Frank Bascombe (dal nome del protagonista di tutti e tre i libri: The sportswriter, Il giorno dell’indipendenza e Lo stato delle cose), in Canada Ford si mette da parte, rispettosamente al servizio del racconto. Per fortuna non si usa più l’aggettivo, ma in Incendi e in Canada Ford sembra volersi meritare quello di scrittore minimalista, avvicinandosi a quello del suo grande amico Raymond Carver. Continua a leggere

YEHOSHUA di Fabrizio CENTOFANTI. Recensione di Augusto Benemeglio

YEHOSHUA FABRIZIO CENTOFANTI

“Nulla si edifica sulla pietra, tutto sulla sabbia, ma noi dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra”

(J.L.Borges) 

1.“Yehoshua di Fabrizio Centofanti , editrice clinamen, 2013 , è  la confessione di un prete-poeta “Io sono tutti voi, sono una comunità, sono un  popolo intero. Certo è che devo pagare per tutti, devo pagare in termini di sofferenza e pena , di dubbi , angosce e disperazioni , di incontri-scontri con un Dio che ama e soffre , che lacrima sangue , coinvolto com’è nella pena e nella storia dell’uomo e del suo peccato, delle eterne attese e speranze dell’uomo… Come avrete capito , è un romanzo scritto con la penna intinta nel proprio sangue, un po’ come faceva Van Gogh con i suoi dipinti , che ha in sé anche una componente da thrilling sacro.   L’incipit del romanzo è già una dichiarazione d’intenti , in questo senso. In una Basilica , che si capisce essere quella del Santo Sepolcro , – che si eleva nel cielo , col peso infinito della luce , col sudore della terra ,  maschera sacra che consuma volti di pellegrini ignari , – una bomba è deflagrata, un’altra Guernica del terrorismo ha squarciato qualcosa,  “pezzi di ferro, legno e carne umana che volano in ordine sparso nello spazio diventato incandescente, una nuvola dai contorni indefiniti che consuma tutto ciò che tocca, riducendolo in polvere ustionante”.(vds.pag.18) Continua a leggere

“ALCUNE PAROLE PER ALICE”, DI MICHELE TONIOLO

Intervista di Giovanni Agnoloni

Alcune parole per Alice, di Michele Toniolo (Galaad Edizioni; collana “Lilliput”) è un libro apparentemente minuscolo (solo per le dimensioni), ma in realtà di una qualità letteraria e di una densità emotiva assolute. Racconta, dal punto di vista un narratore esterno, la straziante vicenda di una madre che perde il figlio per una grave malattia.

Ho avuto il piacere di intervistare l’autore – che è anche un editore (Amos Edizioni) -, che ci illustra tutti gli aspetti della sua opera.

Toniolo

- Una storia segnata dal dolore. Un diario intimo, con una ritrosia da parte della protagonista, che lascia che sia un’altra persona a dare voce al suo strazio. Ma il dolore si può raccontare?

La scrittura è fondazione. Scrivere è cercare ciò che ancora non siamo e non conosciamo. Ci si deve spogliare, però, per andare incontro a ciò che si cerca, per accoglierlo bisogna avvicinarsi a mani nude. La spogliazione è necessaria perché ci dobbiamo disfare delle nostre parole, delle nostre strutture, non dobbiamo metterle davanti ai nostri passi, ma neppure dietro: bisogna lasciare tutto a casa. Solo nella nudità può esistere, mi sembra, la scrittura letteraria. Solo in questo modo si può incontrare ciò per cui ci si è mossi, lo si può ascoltare in modo aperto e pieno, se ne accolgono le parole che, in questa fase, non sono ancora nostre. Poi, queste parole, devono essere combattute, lottate: è questo che esse chiedono. Devono essere trasformate, quasi ricacciate indietro, anche se le teniamo strette. Dobbiamo ritrovare non le nostre parole ormai morte ma il nostro fondamento spirituale, e lottare con la verità che abbiamo incontrato, trasformare le sue parole in qualcosa che non è più la verità ma non la contraddice, in qualcosa che non è ciò che noi eravamo ma ciò che stiamo diventando, che dobbiamo diventare, ciò che siamo ormai, grazie alla scrittura. La vita è metamorfosi, dono. Solo così, per me, è possibile scrivere con intensità e rispetto.

C’è un paradosso, però, nel linguaggio: ci è stato donato per capire qualcosa – dolore, morte, ma anche gioia, felicità – che, con le parole, non è possibile comprendere pienamente. In questo paradosso, in questa soglia di impossibilità, sta la scrittura letteraria. Continua a leggere