Giangilberto Monti, storico cantautore milanese, grazie anche alla collaborazione del critico Enzo Gentile, racconta nel suo nuovo cd-book Comicanti.it la comicità musicale italiana attraverso i cosiddetti comicanti, dalle macchiette del café-chantant, dal cabaret del dopoguerra alle pedane di Zelig. In questo lavoro editoriale-musicale, tra i primi e tra i migliori nel suo genere ci sono quasi tutti. Bennato, Buscaglione, Caputo, Capossela, Carosone, Cochi & Renato, Concato, De André, Fanigliulo, Fo, Gaber, Guccini, i Gufi, Jannacci, Lauzi, Petrolini, Rascel, Rossi, Taranto, Valdi, per citarli in rigoroso ordine alfabetico. Continua a leggere
Archivi categoria: Musica
Considerazioni sul libro di rock
di Guido Michelone
La musica rock, ormai con quasi settant’anni di ininterrotta attività, fa dunque parte dell’arte contemporanea, del sistema mediatico, della cultura universale: già alla fine degli anni Sessanta del XX secolo se ne incomincia a raccontare la storia, vecchia solo di un qualche lustro, ma è solo in epoca recente, con i molti decenni alle spalle, che è in atto un’autentica rivoluzione critica anche sul piano storiografico, come testimoniano molte recenti pubblicazioni, di cui le 16 opere prescelte sono a semplice titolo indicativo, anche se in diversi casi rappresentano il meglio di quanto la cosiddetta critica rock sappia esprimere a livello biografico, sociologico, musicologico, antropologico. Continua a leggere
PSYCHEDELIC PILL, Neil Young with Crazy Horse
di Loris Pattuelli
“Da venticinque secoli la cultura occidentale cerca di guardare il mondo. Non ha capito che il mondo non si guarda, si ode. Non si legge, si ascolta. La nostra scienza ha sempre voluto controllare, contare, astrarre e castrare i sensi, dimenticando che la vita è rumore e solo la morte è silenzio: rumori del lavoro, rumori degli uomini e rumori delle bestie. Rumori comprati, venduti o proibiti. Nulla di essenziale accade ove non sia presente il rumore”. Jaques Attali.
I rumori sono tanti, milioni di milioni, e quelli che girano intorno al rock sono sempre i migliori. Mi vengono in mente Satisfaction dei Rolling Stones e All along the watchtower di Jimi Hendrix. Dovendo allungare la lista, la mia scelta cadrebbe su qualcosa di Neil Young. I suoni dell’elettricità lui li frequenta da sempre, da sempre la sua fama di menestrello fa il paio con quella di miglior rumorista del reame. Continua a leggere
“PARLAMI DELL’UNIVERSO”: INTERVISTA A CRISTINA DONÀ
Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni
Parlami dell’universo non è solo il refrain di una delle canzoni più belle e più note di Cristina Donà. È anche il titolo di una sua biografia, scritta da Michele Monina per Galaad Edizioni. Un itinerario tra la vita e la carriera di questa cantautrice, che è forse la voce più intensa e cristallina del rock indipendente italiano. Impreziosita da alcuni testi originali della stessa Cristina Donà, nella parte finale del bel volume (corredato da varie foto su diversi momenti del suo percorso artistico). Ecco la sua intervista, per cui la ringrazio.
- Un libro che è nato da un’amicizia e da un fitto e mai interrotto dialogo con l’autore, con cui avevi anche viaggiato attraverso l’America. Com’è stato ripensare alla tua carriera musicale in termini di scrittura?
Impegnativo, molto, ma anche molto utile. Ricostruire una buona parte del mio vissuto, tra collaborazioni con musicisti, produttori, ricordi degli incontri più o meno significativi e tutto quello che è gravitato attorno a me da quando ho iniziato ad oggi è stato un lavoro notevole, e sono certa di aver tralasciato, non volontariamente, parecchi dettagli. Scavare nei ricordi per ritornare all’emozione di quando ho scritto le canzoni è un percorso da psicanalista. Tanti episodi mi sono venuti in mente strada facendo. Diciamo che questo libro è servito per riordinare un po’ il mio passato e per creare le basi per una prossima biografia, che uscirà per il mio settantesimo compleanno. Continua a leggere
Beatles 2012 e nove libri
di Guido Michelone
Esattamente mezzo secolo fa, nell’ottobre 1962, un oscuro quartetto musicale di Liverpool inaspettatamente piazza un disco a 45 giri, Love Me Do, ai primi posti delle classifiche inglesi: è l’inizio di una strepitosa escalation chiamata Beatles. La storia è nota a tutti – un solo dato: oltre un miliardo di dischi finora venduti su ogni angolo del Pianeta – e per celebrare i cinquant’anni della nascita di un successo che continua a persistere, nonostante i cosiddetti ‘Scarafaggi’ o Fab Four restino uniti per meno di nove anni (ufficialmente fino agli inizi del 1970), anche in Italia non si contano le iniziative dalla vendita in edicola dei CD rimasterizzati della discografia ufficiale completa fino ai nove libri (nove appunto come gli anni di unione beatlesiana) che differenti editori pubblicano da qualche mese in qua con diverse finalità e anche con esiti obiettivamente lontani gli uni dagli altri. Continua a leggere
Krishna Biswas e la magia della chitarra acustica
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Krishna Biswas è un chitarrista elettrico e acustico con all’attivo quattro CD di composizioni sue proprie, suonate e concepite in uno stile acustico personale. Ha all’attivo esperienze in gruppi musicali della zona fiorentina e toscana, la presenza come insegnante in scuole di musica privata e la conduzione di seminari musicali.
Una selezione dei suoi brani e ulteriori dettagli si trovano sul suo spazio Myspace.
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- Parlaci del tuo percorso musicale, di come hai iniziato a suonare, dei tuoi primi maestri.
Provengo da una famiglia che mi ha esposto a stimoli musicali di differente natura, da quella classica occidentale a quella indiana e americana. Ho cominciato a studiare il pianoforte da bambino, a 5 anni credo, con un insegnante classico. Dopo qualche tempo ho cambiato strumento, attratto dalla chitarra classica. Sono stato fortunato a conoscere il mio primo e più influente maestro, Ganesh Del Vescovo – chitarrista classico e compositore – che poi è diventato amico di famiglia e mio maestro fino ai 15 anni. A quell’età poi ho subito il fascino della musica afroamericana e sono passato all’elettrica. Ho riscoperto i suoni acustici successivamente, ma non per esigenze limitate all’esperienza musicale, ma semmai più vicine a una ricerca di emancipazione dall’imitazione di esercizi di stile e sonorità ormai conformate, in cui molti musicisti che mi circondano si riconoscono. Continua a leggere
Leonardo Masi, la chitarra e l’armonia delle vibrazioni
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Leonardo Masi è un chitarrista classico fiorentino, oltre che uno studioso di Letteratura Polacca. Insegna Storia ed Estetica della Musica a Varsavia presso la Uniwersytet Kardynała Stefana Wyszyńskiego.
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- In occasione del tuo ultimo concerto fiorentino, nell’ambito della rassegna dedicata ad Alvaro Company (novembre 2011), hai presentato un repertorio molto “meditativo”, ispirato alla notte. Perché questa scelta?
All’interno dei programmi che propongo mi piace tracciare un percorso che sia stimolante, almeno per me. Per il programma notturno il concept è nato dall’unione della voglia di rendere un omaggio al maestro Company e da quella di riprendere il Nocturnal di Britten, un brano che non suonavo da diversi anni. Per l’appunto i brani di Company che avevo in repertorio erano un Notturno e la Barcarola per una culla. E poi c’era il pezzo di Carlo Prosperi per chitarra e violino intitolato In nocte e dedicato proprio a Company: dunque avevo già quattro brani ispirati alla notte. C’è da dire che la chitarra è uno strumento “notturno” di per sé, quindi non è difficile trovare brani con simili atmosfere nel repertorio. Su questa base, ho però voluto inserire un elemento di simmetria che ora ti spiego. Continua a leggere
Ganesh Del Vescovo. La chitarra, il suono, l’anima
Introduzione e intervista di Giovanni Agnoloni
Fin dalla prima volta che andai a un concerto di Ganesh Del Vescovo, ormai più di quindici anni fa, capii di trovarmi davanti a un artista che nella musica aveva realizzato qualcosa di straordinario: evocare a ogni nota immagini e percezioni che nel rumore del mondo di oggi tendono a sfuggire, anche se sono sempre lì, pronte a essere colte e sottolineate.
La sua vita artistica è interessantissima: musicista e compositore, il Maestro Del Vescovo è nato come autodidatta, sebbene poi abbia condotto studi formali al Conservatorio “Cherubini” di Firenze, sotto la guida sensibile e raffinata del Maestro Alvaro Company, celebre compositore italiano e allievo di Andrés Segovia. Continua a leggere
Pensando a George Harrison, nel decennale della sua scomparsa
Tratto da I DIARI DI RUBHA HUNISH, di Davide Sapienza, Galaad Edizioni 2011, pagine 206-209
1 dicembre 2001. George Harrison. Bivacco Presolana.
Sono nel posto dove oggi volevo essere per il mio saluto a George, il beatle giovane. Sono passati quasi quattro anni da quando salii nella neve sino a quassù per rendere il mio omaggio a Claudio, artista amico scomparso dal nostro orizzonte, senza preavviso. Questo sembra proprio essere il luogo giusto per ascoltare la partenza di chi sta lasciando il pianeta terra. Era sabato allora, è sabato anche oggi. Era giovedì allora, è stato giovedì anche questa volta.
Ho portato con me la sua musica scegliendo le canzoni per cercare di catturare qualcosa che non so cosa sia. Sono qui per interrompere il consueto scorrere dei pensieri, delle emozioni e delle parole; so che ascolterò queste canzoni come mai le ho ascoltate, né come mai le ascolterò più. Continua a leggere
Beatles oggi. Due CD, un DVD e due libri
di Guido Michelone
I Beatles – il quartetto di Liverpool (1961-1970) da molti giustamente ritenuto il miglior esempio di rock band di tutta la storia – sono da sempre un fenomeno legato anche all’editoria: basti pensare che, già nel 1964, circa un anno dopo il grandissimo conseguito ottenuto planetariamente, John Lennon (assieme a Paul McCartney il leader del gruppo, senza nulla togliere al carisma di George Harrison o Ringo Starr) dà alle stampe il suo primo libro di racconti, prontamente tradotto in Italia da Longanesi con il titolo Vivendo cantando. Sempre nel nostro Paese è del 1966 la prima biografia, edita ancora da Longanesi nell’allora fortunatissima collana tascabile “Chi è? Gente famosa”: laconico il titolo del libro: I Beatles. L’unica biografia autorizzata, scritta da Munter Davies. Da allora a oggi non passa anno che le iniziative editoriali attorno ai Fab Four (i cosiddetti quattro Scarafaggi) presentino costanti succose novità, spesso di riporto (ossia importate o tradotte soprattutto dall’inglese), talvolta pure con lodevoli iniziative locali. Del resto i Beatles sono ancor oggi una immensa risorsa per la londinese EMI, casa discografica che li rappresenta. Ad eccezione dell’anno scorso, puntualmente, prima delle vacanze natalizie, vengono messe in vendita riedizioni discografiche con o senza inediti (sovente raschiando dal barile, ovvero senza nulla di autenticamente interessante) in sontuosi cofanetti che fanno la gioia dei fans sparsi in tutto il mondo.
Già da fine estate 2011, in Italia, invece arrivano nei negozi alcune proposte anche molto serie e complesse a livello artistico-culturale a cominciare da due dischi lontani dalla banalità delle cosiddette cover band che, nell’imitare maniacalmente gli originali, sfiorano spesso il ridicolo. Qui, al contrario – nei CD Rewires The Beatles (Kml) di B For Bang e Across The Road(Halidon) di Mama’s Gan, entrambi ottetti con folta o sola presenza femminile (spesso composta da ospiti illustri) – la musica dei Beatles è presa in maniera creativa, profonda, fantasiosa per arrivare persino a insospettabili variazioni di sapore jazzistico su canzoni arcinote.
Lodevole è anche l’iniziativa di offrire direttamente in DVD, anche in edicola, il recente lungometraggio Nowhere Boy di Sam Taylor-Wood, mai uscito in sala, nonostante l’alto livello qualitativo: si tratta della storia famigliare del giovane John Lennon (l’attore Aaron Johnson) negli anni della scoperta della musica e del decisivo incontro con Paul McCartney, anche se il film preferisce incentrarsi sulla vita domestica con il ragazzo conteso dalla zia (Kristin Scott-Thomas) e dalla madre (Anne-Marie Duff) per dargli un’educazione e una serenità che forse non riuscirà mai a trovare.
di Guido Michelone
Se nel film aleggiano molti lutti, in un recente libro, tutto italiano, sull’altro grande beatle, la morte è addirittura protagonista: Il codice McCartney: la verità sulla morte di Paul di Fabio Andriola e Alessandra Gigante per Rizzoli: come si sa è dal 1966, sulla base di segni enigmatici, che alcuni giornalisti sostengono che il beatle risulti defunto e che al suo posto vi sia un sosia: in rapporto a tali dicerie, divenute autentiche leggende metropolitane, come già accaduto, in senso opposto, per altri giovani rock – Kurt Cobain, Elvis Presley, Jim Morrison, morti per davvero, ma creduti vivi – i due reporter presentano argomentazioni pro e contro, senza con questo nulla aggiungere o togliere al valore della musica dei Beatles. Continua a leggere
Ganesh Del Vescovo in concerto lunedì 11 aprile a Firenze
Da qui
Il tema dell’osmosi spaziale e temporale fra culture diverse si sposa, in questo concerto, alla valorizzazione della musica contemporanea che, a partire dall’anno 2000, il Lyceum di Firenze promuove nella rassegna “Compositori del nostro tempo a Firenze”. Ganesh Del Vescovo, compositore e interprete straordinario attivo a Firenze, dall’orizzonte mentale aperto a stimoli ispiratori di provenienze culturali eterogenee, proporrà in questo programma alcuni suoi lavori in prima esecuzione assoluta, comprendenti anche alcune reinvenzioni della tradizione ottocentesca, con una “Suite da Nabucco” di Verdi e “5 Preludi” di Chopin trascritti per le corde delle sue caleidoscopiche chitarre.
Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Promosso da Lyceum Club Internazionale di Firenze.
Informazioni Evento:
Data:11 aprile 2011
Orario: ore 17.30 – 19.30
Costo del biglietto: gratuito; Per informazioni 055 2478264
Prenotazione: Facoltativa; Telefono prenotazioni: 055 2478264
Luogo: Firenze, Palazzo Giugni
Telefono: 055 2478264
Fax: 055 2478264
E-mail: info@lyceumclubfirenze.net
Sito Web: http://www.lyceumclubfirenze.net
ZBIGNIEW HERBERT A ORVIETO
Domenica 10 aprile 2011, ore 18
Palazzo Soliano, Sala Emilio Greco
ZBIGNIEW HERBERT A ORVIETO
Evento organizzato in collaborazione con il Museo Regionale di Sandomierz, l’Associazione Lingue e Cultura e l’Istituto Polacco di Roma, con la partecipazione della poetessa Krystyna Lenkowska
Letture a cura di Carmine Arvonio con interventi di Matteo Romoli al flauto traverso.
Introduce Leonardo Masi Continua a leggere
el que no afana es un gil Il tango «Cambalache», di Enrique Santos Discépolo
Que el mundo fue y sera una porqueria,
ya lo se…
En el quinientos seis
y en el dos mil también!
Que siempre ha habido chorros,
maquiavelos y estafaos,
contentos y amargaos,
valores y dublés…
Pero que el siglo veinte
es un despliegue
de maldad insolente
ya no hay quien lo niegue.
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Neil Young, Le Noise
di Loris Pattuelli
Neil Young ha colpito di nuovo il bersaglio, ed anche questa volta, statene pur certi, sarà un bel dividersi tra scettici ed entusiasti. Neil Young è sempre stato un artista molto curioso, molto libero e molto anticonformista. Gli hippies lo adoravano, i punk stravedevano per lui, e la generazione dei Kurt Cobain e degli Eddie Vedder, quella del grunge, lo considerava una specie di padre putativo. Di quali altri artisti si potrebbe dire la stessa cosa? A me vengono in mente soltanto Bob Dylan, Leonard Cohen e J.J. Cale.
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Ganesh Del Vescovo: l’attimo e l’Eterno
Articolo e intervista di Giovanni Agnoloni
Con la chitarra ho sempre avuto un rapporto tormentato. Il mio professore di Musica, alle medie, mi disse che avevo talento e che mi avrebbe giovato prendere lezioni private. Lo feci. Imparai. Ma c’era una cosa che mi dava noia. Tutto quell’insieme di regole in una pratica che, a mio avviso, era principalmente una questione d’intuito. Però proseguii per tre anni e feci significativi progressi. Poi l’abbandonai, una volta iniziato il massacrante liceo classico. L’avrei ripresa solo all’inizio dell’università, quando la portai avanti praticamente da autodidatta. Continua a leggere
Pop raffinatissimo per le nuove poesie in musica di Andrea Chimenti
C’è un uomo e ci sono i suoi cinquanta anni. C’è una casa di Lego da smontare e rimontare, valutando ogni singolo mattone. Il colore: è abbastanza felice? La robustezza: è abbastanza solido? L’utilità: orpello improduttivo o sostanza?

Domande che producono un album, “Tempesta di Fiori”, il nuovo cd di Andrea Chimenti, cantautore aretino che da quasi trent’anni, prima con i Moda e poi come solista, emerge dalle nebbie della musica indipendente italiana con felice ostinazione e meritati riconoscimenti, il più famoso fra tutti un singolo con David Sylvian dei Japan che da solo varrebbe tutta una carriera.
Un album bello e intenso sulla vita, sul cambiamento, sull’amore. Sulla timidezza, sulla paura, sui percorsi da fare col cuore che brucia, sul coraggio che germoglia dalla disperazione, dal bisogno di restare vivi, umani con sé. I testi di Chimenti sono poetici e diretti, toccano corde profonde e comuni, si fondono con una musica originale e estremamente raffinata senza essere mai autoriferita o snob: tutt’altro, “Tempesta di fiori” è un album con molte più venature pop dei precedenti, leggerezza e melodia. Continua a leggere









