
di Guido Michelone
I Beatles – il quartetto di Liverpool (1961-1970) da molti giustamente ritenuto il miglior esempio di rock band di tutta la storia – sono da sempre un fenomeno legato anche all’editoria: basti pensare che, già nel 1964, circa un anno dopo il grandissimo conseguito ottenuto planetariamente, John Lennon (assieme a Paul McCartney il leader del gruppo, senza nulla togliere al carisma di George Harrison o Ringo Starr) dà alle stampe il suo primo libro di racconti, prontamente tradotto in Italia da Longanesi con il titolo Vivendo cantando. Sempre nel nostro Paese è del 1966 la prima biografia, edita ancora da Longanesi nell’allora fortunatissima collana tascabile “Chi è? Gente famosa”: laconico il titolo del libro: I Beatles. L’unica biografia autorizzata, scritta da Munter Davies. Da allora a oggi non passa anno che le iniziative editoriali attorno ai Fab Four (i cosiddetti quattro Scarafaggi) presentino costanti succose novità, spesso di riporto (ossia importate o tradotte soprattutto dall’inglese), talvolta pure con lodevoli iniziative locali. Del resto i Beatles sono ancor oggi una immensa risorsa per la londinese EMI, casa discografica che li rappresenta. Ad eccezione dell’anno scorso, puntualmente, prima delle vacanze natalizie, vengono messe in vendita riedizioni discografiche con o senza inediti (sovente raschiando dal barile, ovvero senza nulla di autenticamente interessante) in sontuosi cofanetti che fanno la gioia dei fans sparsi in tutto il mondo.
Già da fine estate 2011, in Italia, invece arrivano nei negozi alcune proposte anche molto serie e complesse a livello artistico-culturale a cominciare da due dischi lontani dalla banalità delle cosiddette cover band che, nell’imitare maniacalmente gli originali, sfiorano spesso il ridicolo. Qui, al contrario – nei CD Rewires The Beatles (Kml) di B For Bang e Across The Road(Halidon) di Mama’s Gan, entrambi ottetti con folta o sola presenza femminile (spesso composta da ospiti illustri) – la musica dei Beatles è presa in maniera creativa, profonda, fantasiosa per arrivare persino a insospettabili variazioni di sapore jazzistico su canzoni arcinote.
Lodevole è anche l’iniziativa di offrire direttamente in DVD, anche in edicola, il recente lungometraggio Nowhere Boy di Sam Taylor-Wood, mai uscito in sala, nonostante l’alto livello qualitativo: si tratta della storia famigliare del giovane John Lennon (l’attore Aaron Johnson) negli anni della scoperta della musica e del decisivo incontro con Paul McCartney, anche se il film preferisce incentrarsi sulla vita domestica con il ragazzo conteso dalla zia (Kristin Scott-Thomas) e dalla madre (Anne-Marie Duff) per dargli un’educazione e una serenità che forse non riuscirà mai a trovare.
di Guido Michelone
Se nel film aleggiano molti lutti, in un recente libro, tutto italiano, sull’altro grande beatle, la morte è addirittura protagonista: Il codice McCartney: la verità sulla morte di Paul di Fabio Andriola e Alessandra Gigante per Rizzoli: come si sa è dal 1966, sulla base di segni enigmatici, che alcuni giornalisti sostengono che il beatle risulti defunto e che al suo posto vi sia un sosia: in rapporto a tali dicerie, divenute autentiche leggende metropolitane, come già accaduto, in senso opposto, per altri giovani rock – Kurt Cobain, Elvis Presley, Jim Morrison, morti per davvero, ma creduti vivi – i due reporter presentano argomentazioni pro e contro, senza con questo nulla aggiungere o togliere al valore della musica dei Beatles. Leggi il seguito di questo post »