Posted by fmarotta on April 18, 2008

(I testi sono tratti da: Ferruccio Masini, Per le cinque dita (1958-1980), Milano, All’Insegna del Pesce d’Oro, “Acquario”, 1986)
Nulla
Metti accanto al fiore la parola nulla
metti accanto a tutte le cose la parola nulla
mettila accanto all’amore
mettila accanto all’ira della giustizia
all’orgoglio della fame ai grandi libri della saggezza
come il vuoto del silenzio che ammorza la memoria
come il limite dell’anticipazione
questo nulla che è soltanto nulla
e non è neppure il tuo nulla - è il nulla
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Posted by sparzani on January 28, 2008
di Antonio Sparzani

La storia di cui vorrei raccontarvi alcuni episodi corre su due rotaie, spesso parallele: quella della poesia e della letteratura, che continua a vedere l’etere come qualcosa di vago e misterioso, ma che in questa vaghezza trova la sua sottile bellezza, e quella, d’altra parte, dei tentativi che ha messo in atto la scienza per cogliere finalmente, per serrare tra le tenaglie di una definizione precisa e quantitativa, questo inafferrabile elemento, che continuamente è stato congetturato esistere, ma che altrettanto continuamente è sfuggito ad ogni presa. Perché queste rotaie non sono poi soltanto due e non sono neppure tanto ben distinte: anche la filosofia e la medicina mescoleranno infatti i loro saperi nella trama, stranamente tenace, dell’etere.
Nei poemi omerici, punto cardine d’irradiazione della nostra cultura, l’etere è femminile, Read the rest of this entry »
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Posted by Giovanni Nuscis on October 10, 2007

Da: Parte Prima “Opinioni e sentenze diverse” (2° Parte)
16. Il buono induce a vivere.
Tutte le cose buone sono forti stimolanti della vita, persino ogni buon libro che sia scritto contro la vita.
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Posted by sgolisch on September 26, 2007
Nel 1925 Martin Heidegger e Hannah Arendt si conoscono a Marburg, dove Heidegger all’epoca insegna. E’ il periodo di Sein und Zeit. Heidegger ha 36 anni, è sposato, due figli, Hannah Arendt ha 19 anni ed è la sua allieva. Read the rest of this entry »
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Posted by Marina Pizzi on September 25, 2007

Si invita al dibattito scritto verso questo verso-concetto-arsura-clausura-usura:
“La poesia è solo un disastro nel disastro interpretabile”
(Marina Pizzi, da “Arsenici” 2007)
Grazie.
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Posted by Giovanni Nuscis on August 25, 2007

“Non ho difficoltà a immaginare un’antologia dei più bei frammenti della poesia mondiale in cui trovasse posto anche il teorema di Pitagora”, afferma Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura in “Letture facoltative” (Adelphi). E a chi domandasse scandalizzato il “perché?”, la poetessa risponde che “lì c’è quella folgorazione che è connaturata alla grande poesia, e una forma sapientemente ridotta al termini più indispensabili, e una grazia che a non tutti i poeti è stata concessa”.
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Posted by francescomarotta on July 8, 2007
POESIA E FILOSOFIA – Antonio PRETE legge Edmond JABĖS

L’esilio dal libro – di Antonio PRETE
Passaggio al libro
La scrittura di Jabès è un’esegesi che muove non dal libro, ma dalla sua mancanza, non dal senso, ma dalla sua indecifrabilità, non dal volto di Dio, ma dalla sua assenza. Assenza che ha consegnato l’uomo alla lotta con il dolore, con la sparizione, con il vuoto. Read the rest of this entry »
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Posted by Luca Salvatore on July 1, 2007
Era il tempo ad essere in difetto d’attenzione,
quando ci si affermava a slogan d’Eccezione
e ad una specie sempre diversa di fallimento
con prove di fatto che ammontavano a cento,
e non una a valerne, come si dice, la Pen(n)a.
Si ragionava per sottrazione e quasi a stento
sugli strati e sugli intenti da esibire alla catena,
sull’Uomo Nuovo da portare a compimento,
dando a bere Ragioni Sacrosante a non finire
e degli Opuscoli illustrati sulla gioia di morire.
Era tutto un continuo predicare e forsennare
e un ripetere la parte del diverso da annientare.
S’avanzava ancora di male in polvere, cavando
solchi neri a piacimento dalle liste dei viventi!
sospesi a mezz’aria, a rintocchi abbinati e lenti,
ridotti al solo avanzo e a ripasso d’Essenziale,
nell’attesa perfettamente numerati e riadattati,
a morire di non morire, nei secoli dei secoli
malgrado solide diete di nulla e amorevoli cure,
a morire una morte qualunque, da indesiderati!
invocando la Grande Opera di farsi compiuta,
gli scongiuri di rimando, l’altrove a cui andare
e i manuali di retorica bruta a cui genuflettersi!
Era un ritornare ad implorare digiuni e Spettri.
Ma saranno rimorsi a tratti, peggiori e dementi,
quei morti qualunque a venire lentamente a galla,
uno ad uno e passo a passo dai Limbi possenti
e presto a venire a domanda, in onore, a Parola:
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Posted by Fabio Brotto on June 27, 2007

Ho sempre letto mistici, ma la mistica non fa per me. Così, quando un autore è disputato tra i mistici e i non mistici, propendo per il campo di questi ultimi. Tra una pienezza in cui l’io si annulla e un vuoto in cui l’io si annulla, il risultato è sempre l’annullamento del soggetto. Un’anticipazione della morte. Filothanathos, va’ per la tua strada. Sia felice chi in ciò vede la sua felicità. La mia è nel vento sul volto, nel raggio di sole, nel bagliore delle scaglie di un pesce. E nella coppa di Omar Khâyyam io vedo materiale, autentico vino.
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Posted by claudiodamiani on May 18, 2007

Lorenzo Calogero non è stato in campo di concentramento come Celan, non ha conosciuto, come Celan, Cioran Gadamer e Heidegger, ma io penso che sia al suo livello, uno dei più grandi poeti del ‘900. Lo penso da tanti anni, feci la mia tesi di laurea su di lui nel 1982, e ne parlai a lungo con Amelia Rosselli, che si considerava sua allieva.
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Posted by francescomarotta on May 13, 2007

Tratto da: Hans Georg Gadamer, Chi sono io, chi sei tu. Su Paul Celan, cura e traduzione di Franco Camera, Genova, Casa Editrice Marietti, “Collana di Filosofia”, I ed., 1989.
[Titolo originale: Wer bin Ich und wer bist Du? Ein Kommentar zu Paul Celans Gedichtfolge “Atemkristall”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt a.M., 1986]
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Weggebeizt vom
Strahlenwind deiner Sprache
das bunte Gerede des An-
erlebten – das hundert-
züngige Mein-
gedicht, das Genicht.
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