Archivio per la categoria ‘Racconti’
Pubblicato da giovanniag su maggio 4, 2012
Premio Teramo per un racconto inedito - XLII Edizione – 2012
È aperta la 42a edizione del “Premio Teramo” per un racconto inedito, promosso e organizzato dal Comune di Teramo. Il Bando di partecipazione può essere consultato sul sito ufficiale del Premio, www.premioteramo.it (per la precisione, qui).
La partecipazione è aperta a tutti e non comporta il pagamento di alcuna tassa.
Le Sezioni alle quali è possibile concorrere sono: Premio Teramo (di euro 3000); Premio Teramo “Mario Pomilio” (di euro 2500, riservato a uno scrittore abruzzese); Premio Teramo “Giacomo Debendetti” (di euro 1500, riservato a uno scrittore di età non superiore ai trentacinque anni).
La Giuria del Premio Teramo 2012 è composta da Raffaella Morselli (Presidente), Lucilla Sergiacomo, Attilio Danese, Roberto Michilli, Renato Minore, Stefano Petrocchi e Stefano Traini.
Per informazioni: info@premioteramo.it
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Pubblicato da Giovanni Nuscis su maggio 3, 2012
Gli angeli si diplomano al Conservatorio Astronomico perché studiano la musica, che le sfere celesti producono ruotando. Fanno l’analisi armonica degli accordi supremi che, una volta, anche gli uomini eletti (Pitagora, ad esempio) avevano la forza e il diritto di ascoltare.
Gli esami sono molti, però che gran soddisfazione ultimare i corsi e ottenere infine (lode al Signore!) il permesso d’insegnare.
I miei studi sono a buon punto e fra poco l’esame conclusivo mi darà il titolo che sogno tanto: quello di Maestro! Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lapoesiaelospirito su aprile 18, 2012

di Roberto Saporito
“Com’è strana una piccola città:
se non ti distrugge, ti difende.”
[Bernard Malamud]
Gli occhi non vogliono saperne di restare aperti, è più forte di me, devo spalancarli al massimo e fare piccoli urli con le mandibole estremamente dilatate per tenermi sveglio. Alzo la visiera del casco e mi lavo il viso con l’aria fresca del primo mattino. Sono ore che guido, non ce la faccio veramente più. Ho preso tanti di quei caffè che ho la nausea. Tra l’altro è una cosa abbastanza folle che io sia qui, in viaggio verso Pamplona. È che mia moglie mi ha fatto incazzare, più del solito, cioè, non lo so neanche io. Questi due anni di matrimonio sono stati un vero disastro. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da giorgiomorale su aprile 3, 2012

Pietas per l’Occidente
di Giovanna Mozzillo
L’Occidente e parole di Marina Torossi Tevini: una raccolta di racconti scanditi da continui interrogativi, interrogativi a cui l’autrice si impegna a dare risposta attraverso un inesausto spasmodico sforzo di indagine e riflessione. Uno sforzo in cui ella riesce a coinvolgere a pieno il lettore, dal quale è come se si facesse scortare passo dopo passo attraverso il processo conoscitivo e lungo l’avventuroso percorso che dovrebbe condurci a decifrare il mistero della condizione umana. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da giovanniag su marzo 26, 2012
IL FOGLIO LETTERARIO EDIZIONI
Associazione Culturale
Editoria di qualità dal 1999
Sito internet: www.ilfoglioletterario.it
Il Foglio Letterario, casa editrice di Gordiano Lupi, raggiunge un nuovo successo, partecipando per la terza volta al Premio Strega dopo la presentazione nelle passate edizioni di Wilson Saba (Sole e baleno, adesso Bompiani) e Boris Virani (Mangia la zucca amore). Altri successi della Casa Editrice piombinese: la scoperta di Lorenza Ghinelli (Il divoratore, adesso Newtopn & Compton, 20.000 copie, tradotto in tutto il mondo), Sacha Naspini (Elliott), Gianfranco Franchi (Castelvecchi, Arcana), Marco Ballestracci (Instar), Alejandro Torreguitart Ruiz (Stampa Alternativa), Yoani Sanchez (Rizzoli)…
Molti giovani under 30 si sono affacciati al mondo editoriale partendo dalla nostra piccola realtà non profit, nata per contrastare l’editoria a pagamento, che si è data come manifesto il mio libro Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (Stampa Alternativa) e i successivi Nemici miei e Velina o calciatore, altro che scrittore! (Historica).

romanzo
di CLAUDIO VOLPE
PRESENTATO AL PREMIO STREGA 2012
Il ventunenne Claudio Volpe, giovanissimo e talentuoso esordiente de Il Foglio letterario è stato presentato al Premio Strega di quest’anno da Dacia Maraini e Paolo Ruffilli. I due Amici della Domenica sono rimasti affascinati dal romanzo di Volpe, romanzo che narra in modo viscerale e con incredibile capacità narrativa una storia universale di dolore e di sofferenza, una storia di lotta interiore per cercare il proprio posto nel mondo e costruire a mani nude e a cuore spiegato la propria felicità. “Il vuoto intorno” è una spina che ti entra nell’anima e vi semina speranza e amore per l’essere umano in tutte le sue sfaccettature, è la ricerca di una felicità che non sia solo assenza di dolore ma gioia che ci circonda e ci abbraccia.
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Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 17, 2012
di Elisabetta Bordieri
Presi il treno al volo e, in una vita incessantemente in ritardo fin dalla nascita postmatura, non potevo fare altrimenti. Ero una trenista convinta, riuscivo a salire su un treno anche per un tratto di pochissimi chilometri. Non ero una pendolare né una appassionata di paesaggi e panorami, piuttosto era solo un’esigenza congenita di vedere immagini schizzare via in sequenza senza avere il tempo materiale di memorizzarle. Un modo devastante di allenare la mia mente a far tornare a galla ricordi persi, uno stillicidio a cui non potevo e non volevo sottrarmi, un sistema tutto mio di affrontare il passato per poter vivere il presente. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lapoesiaelospirito su marzo 1, 2012

di Andrea Leone
«La nuova studentessa è bellissima e proviene da una delle più antiche famiglie aristocratiche della nostra regione. La nuova studentessa è ricchissima. La famiglia della nuova studentessa possiede tre castelli nella regione tedesca di Wuttenberg, e molti palazzi e terreni in Toscana. Sembra che la sua famiglia sia imparentata con la famiglia Hohenzollern, una delle più note famiglie tedesche. La nuova studentessa viene da un istituto per allievi superdotati e già nelle prime settimane nella nostra scuola ha dimostrato tutta la sua genialità, avendo messo in imbarazzo con le sue domande molti dei nostri professori. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da giovanniag su febbraio 15, 2012
di Giovanni Agnoloni
da Postpopuli.it
Piove, a Kreuzberg. Sono appena uscito dalla stazione della metro di Moritzplatz (foto qui a sinistra, da Wikipedia), dopo una serie di cambi e di percorsi avventurosi nell’avanzatissima metropolitana di Berlino. C’è un chiosco che vende hot dog e roba simile. Mi riparo sotto la tettoia, e un tipo mi offre una patatina fritta. Dico di no, mi scanso e mi rituffo sotto, per sbucare dall’altra parte della piazza.
Mi hanno detto che Oranienstraβe è piena di pub e locali, l’arteria centrale di questo quartiere alternativo, dove si concentra la comunità turca della capitale tedesca. Quando sono uscito dall’ostello era ancora bel tempo. Poi si è rannuvolato tutt’insieme ed è venuto giù il diluvio. Capricci del clima nordico. Mi infilo nel primo bar che trovo. Saluto in inglese e chiedo se hanno qualcosa in contrario a che aspetti che spiova sotto la tenda. I gestori non capiscono, ma sorridono. In TV c’è Udinese-Arsenal, ritorno del preliminare di Champions League. I friulani stanno per essere eliminati. Passerà, la pioggia, mi dico. E invece no.
Accanto a me, un uomo che sembra un boss col mal di pancia fa e riceve telefonate in continuazione. Alla fine salto fuori facendo lo slalom tra le gocce e sfruttando la striscia di venti centimetri protetta dalle grondaie. Passo accanto a vari localetti, tutti dall’aria vuota e avvilita, e arrivato a Oranienplatz sono già zuppo. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da giovanniag su febbraio 2, 2012
Qui potete trovare tutti i video tratti dalla NeXTCon (convention del movimento letterario di avanguardia del Connettivismo) tenutasi a Firenze al Pub Joshua Tree (Via della Scala, 37/r) il 14 dicembre 2011.
Colgo anche l’occasione per segnalare che del movimento connettivista si è recentemente parlato sulla rivista accademica digitale dell “California Italian Studies Journal”, facente capo all’Università della California. Giovanni De Matteo l’ha recentemente segnalato su Fantascienza.com.
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Pubblicato da giovanniag su febbraio 1, 2012
Testo di Giovanni Agnoloni
Da Doppiozero.com
Di solito al mare, almeno in Italia, si associano scenari di luce, sole e calore. È curioso, invece, come i miei ricordi di Castiglion della Pescaia, una delle più ridenti località turistiche della Maremma, siano di nuvole e foschia. Esterne, in qualche giornata di pioggia, ma soprattutto interiori.
Ci sono stato tante volte, fin da piccolo, coi miei, da solo e con amici. E sempre, per me, ha rappresentato un crocevia, e insieme una visione che si levava da un mondo in dissolvenza.
Il primo anno che ci sono venuto sarà stato quand’ero in prima elementare. Durante il viaggio avevo dormito sul sedile posteriore della Giulia, un’Alfa Romeo che solo a ripensarla evoca passato. Mi svegliai sulla Via Costiera, circondato dalla pineta litoranea, e poco dopo mi apparve il profilo arroccato del paese, con il castello e la torre della Pieve di San Giovanni Battista. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da giovanniag su gennaio 29, 2012
di Giovanni Agnoloni
da Tornogiovedì
Via Monte Sabatino, a Sesto San Giovanni, sembra un piccolo salotto, intimo e silenzioso. Le case sono vicine, proprio davanti alla mia pensione, ma stanno quiete. Porgono le loro finestre socchiuse da tende come occhi stanchi, mostrano gesti misurati, emettono suoni sommessi. In fondo, la ferrovia e l’illusione di una città. Un grigio accogliente, dopo tutto, come un limbo che non durerà in eterno. Fiondate di meditazione metropolitana mi immergono in un paesaggio intessuto di ragnatele invisibili ma elastiche, sovrastate da nuvole come spugne sudicie e intrise di storia. Ricordi tristi penzolano inerti come bave elettriche. Accenni, inizi, approcci proletari spalmati su orizzonti di periferia. È presto, ma è già tempo di andare.
Cammino per strada col mio trolley al seguito, e mi sembra di tirarmi dietro un esoscheletro rappreso. Il mio. Sono sull’orlo di una metamorfosi, l’ennesima. Mi imbevo delle ultime vibrazioni di Sesto, portandole in un luogo oscuro e intimo, dove coveranno trame. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lapoesiaelospirito su gennaio 8, 2012
di Elisabetta Bordieri
“Allora è pronto?”
“Beh, pronto è una parola grossa, diciamo che sono qui”
“Se non vuole possiamo lasciar perdere”
“Non crede che sia un po’ troppo tardi?”
“No, credo che, se non vuole, è ancora in tempo per ripensarci e tornare indietro”
“Ascolti, cerco solo di andarci un po’ cauto. Sarà pure normale no?”
“Cauto?”
“Ho accettato questo suo invito solo perchè il più delle volte sono una persona che agisce d’istinto e la sua telefonata mi è sembrata, come dire?, garbata” Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da robertoplevano su dicembre 4, 2011

Avvenne che un giorno il vasaio si apprestò a foggiare una nuova forma. Pose sulla ruota una massa di terra grassa, pesante di umidità, screziata del colore del sole e della luna, gli astri più prossimi. Mescolò in quella pasta alcune scaglie del corno dell’ariete, poche manciate di grano, e prese a premere, appiattire, maneggiare, girare, rigirare, livellare, appuntire e arrotondare. La materia così plasmata fu dapprima difficile da modellare e non riteneva le fattezze appena impresse dal vasaio, ma le mani continuarono il lavoro: con lo sputo per ammorbidire le parti secche, con il soffio per rinsecchire le parti troppo umide. La nuova forma venne finalmente a essere secondo le intenzioni del vasaio.
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Pubblicato da giorgiomorale su dicembre 2, 2011

M. aprì gli occhi lentamente, con la sensazione precisa che nella sua stanza fosse successo qualcosa di molto particolare.
Sbatté le palpebre più volte, con un po’ di ansia per quello che avrebbe potuto vedere. In realtà, all’inizio, si limitò a constatare che era cambiata la luce, le pareti, i riquadri delle finestre e gli oggetti erano illuminati da una luce azzurra, sembrava che qualcuno avesse avvolto la lampada in un foulard colorato. Richiuse gli occhi, riadagiò la testa sui cuscini Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da monicamazzitelli su novembre 25, 2011
Di Arianna Orelli
Oggi, Domenica 20 Settembre 1999, ho 16 anni e sto lavando i piatti.
La casa è piena di un silenzio strano: i miei si stanno preparando per uscire, mia madre fin nel più piccolo dettaglio, mio padre, già pronto, aspetta come un orso in poltrona e mia sorella, nella nostra camera a pois, è persa in qualche inconsistente occupazione.
Io sento di odiare l’acqua fredda, l’argento metallico delle forchette e dello scolapiatti mi deprime come al solito, ma oggi ho un buon motivo per sollevarmi dal torpore pre-autunnale: fra poco arriva Aldo, è tutto organizzato.
Loro saranno fuori, mia sorella ci lascerà in pace e noi avremo qualche ora solo per noi, da trascorrere fra il rosa/fucsia dei baci prolungati e i fiori del divano.
Da parte mia fingo calma domestica e domenicale. Infatti ho le pantofole.
Questo piccolo particolare, utile più che altro a depistare i miei, mi procura uno stato di agitazione, come se sottraessi verità alle mie azioni, una specie di ladra, di clandestina in casa.
A parte le ciabatte, funzionali, ho scelto tutto con trepidazione: i miei jeans preferiti e la maglietta grigia con gli inserti azzurri, così mi risaltano gli occhi.
Trucco quasi niente, sempre per non destar sospetti.
Fra poco arriva Aldo, e loro non lo sanno.
Fra poco arriva Aldo e mia sorella, che è l’unica a sapere, mi guarda con disagio, poi scompare.
All’improvviso si materializzano i miei, tutti e due sulla porta, una sorta di foto lunga e stretta della coppia genitoriale, mi destano bruscamente dal sogno colorato dei baci e del divano.
“Noi andiamo, mi raccomando ai piatti”.
Infatti, quando arriva Aldo, sono ancora lì a lavare, facendo più in fretta che posso, mentre lui è seduto in salotto, da solo.
Finalmente riesco a raggiungerlo, in genere sono lenta a spolverare, sciacquare, insomma a ramazzare, ma stavolta ho messo il turbo e, tolto il grembiule, volo anch’io sul divano, farfalle nella pancia ed occhi a cuore, come ogni adolescente che si rispetti.
Lo contemplo a distanza ravvicinata: lo sguardo eschimese, i capelli scuri come una notte senza fine e il naso, leggermente schiacciato. In pratica un nativo americano, ma di Talenti, quartiere romano mai sentito prima di conoscere lui, per me un’altra galassia, e che distanza siderale aveva percorso, in motorino, per venirmi a trovare! Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da sparzani su novembre 25, 2011
di Gianni Montieri

Fu strano per un ragazzo di ventiquattro anni arrivare dalla provincia di Napoli a Milano. Arrivarci in gennaio con la nebbia, il freddo e tutti gli stereotipi piazzati lì davanti agli occhi e ai giacconi mai abbastanza pesanti. Era il 1996. L’anno, per me, delle prime sciarpe, la prima volta dei guanti. Arrivai il sabato e il lunedì si cominciava, in Comune. Un ente gigante e gigantesco, ventimila dipendenti, allora. Oscillavo tra paura del nuovo, contentezza per averla scampata e voglia di dimostrare che noi del Sud lavoravamo e che non era vero ciò che si diceva. Ma poi realmente cosa si diceva? A dirla tutta non l’ho mai saputo. I primi mesi furono strani: uffici e archivi troppo grandi e sporchi, computer che non arrivavano, colleghi che non ti parlavano. La confidenza da non dare a uno col contratto al termine e, per giunta, terrone. ‘Na munnezza. Una cosa mi piacque da quasi subito: i colleghi più anziani. Quelli che del lavoro in Comune, del “servizio per il pubblico”, ne avevano fatto una ragione di vita. Una morale. Arrivavano con le scartoffie in mano, con la loro pratica da farti inserire nel database, e dicevano frasi così: Ragazzo, ricorda che noi dobbiamo delle risposte alle persone, e quelle risposte gliele dobbiamo, che i computer ci siano o no, che le fotocopiatrici funzionino o meno. Quello che mi ha insegnato tutto si chiama Antonio Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Antonio Sparzani, Diari, Racconti | Contrassegnato da tag: gianni montieri | 3 Commenti »
Pubblicato da Emanuele Kraushaar su novembre 24, 2011

Emanuele Kraushaar, Maria De Filippi, Alet 2011
da domani in tutte le librerie
10
A me tutti quelli che vanno al programma Uomini e donne fanno schifo. E dato che non ho alcuna considerazione neppure di me, ci vado pure io al programma.
Ma io voglio fare colpo su qualcuna della redazione, perché quelle durano per sempre, mica sono come le troniste che vanno e vengono e poi nessuno se le ricorda, o magari gli scrivono troie su youtube. Io penso in grande, se ci scappa ci provo pure con Maria De Filippi.
Quando mi siedo di fronte alle ragazze della redazione, punto subito quella più brutta.
Non che sia poi da buttare via, penso.
Alla pausa pranzo la avvicino, ma quella non mi fila per niente.
Allora mi scappa una bestemmia. E la dico pure forte.
Così arriva un tipo che mi dice che è meglio che mi allontano.
Io gli punto il dito contro, ma poi torno sui miei passi, perché anche se sembro un armadio e faccio palestra da anni, ho sempre una fottuta paura di fare a botte.
Così, mentre sotto la pioggia imbocco la Tuscolana e Cinecittà diventa un puntino lontano, ripenso a quello che mi picchiò quando stavo al mare a Ladispoli.
Ci avevo provato con la sorella, per questo mi ruppe il polso e ancora adesso quando piove mi sento picchiare sull’osso.
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Pubblicato da carmine vitale su novembre 17, 2011
Le sedie sono addossate al muro in perfetto ordine.
Incolori. Solitarie. L’aria del pomeriggio sa di deserto e di provincia. Lontano si sente il rumore di un treno. Le serrande sono tutte abbassate. Seduto su una di queste sedie, c’è un ragazzo con i calzoni corti la faccia gonfia ,che fuma nervosamente. All’improvviso ride, ma è un sorriso amaro pieno di voci che gridano solo nella sua testa. Non ci si fa neanche caso in quella solitudine ma quel ragazzo ha una storia di paura alle spalle. Nera. Terribilmente nera. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da monicamazzitelli su novembre 8, 2011
di Giulia Fazzi
a P.V.
Un pomeriggio la signora che abitava al primo piano aveva alzato lo sguardo in alto, dal marciapiede sul lato opposto della strada, e si era accorta che i gerani e le margherite dell’appartamento della ragazza erano morti, rinsecchiti, i rami superstiti piegati all’ingiù. Che strano, aveva pensato, la mano sulla fronte a ripararsi dal sole. Era rimasta un po’ a guardare il balcone dell’ultimo piano e le piante morte. Strano perché la ragazza si prendeva sempre molta cura di quelle piante, l’aveva vista tante volte occupata a innaffiarle, togliere le foglie secche, pulire i sottovasi.
Mi aveva messo addosso una brutta sensazione, aveva detto la signora in quelle appassionate chiacchiere con gli altri abitanti del palazzo, quando già il corpo della povera ragazza era stato chiuso nella bara di metallo e portato via dalla polizia mortuaria, l’appartamento era stato sigillato, e si era finalmente fermato l’andirivieni di polizia e vigili.
Non avevano tolto gli occhi di dosso alla bara mentre passava da un piano all’altro, da un pianerottolo all’altro, loro, i vicini, gli occhi fissi sul coperchio lucido, mani strette sulle bocche, teste che dicevano no, non è possibile, qualcuno si era fatto il segno della croce, qualcun altro non aveva retto e aveva abbassato lo sguardo sul pavimento e aveva visto solo i piedi degli addetti infilati in copriscarpe bianchi. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Andrea Sartori su ottobre 20, 2011
«Io è un altro».
Gli vennero in mente queste parole di Rimbaud, quando si guardò nella specchiera ottocentesca del Grand Cafè Restaurante della vecchia Calle Ferran.
Volgendo poi lo sguardo alla strada, gli parve di vedere ancora se stesso: nella senzatetto che si arrotolava le mutande in vita dopo aver pisciato in un angolo già irrigato da un cane, nelle grida disarticolate di due tedeschi ubriachi, nel sorriso ammiccante di un omosessuale che tentava di sedurlo a distanza.
Avrebbe dovuto essere «un altro» più spesso.
Come la sera prima, ad esempio, quando, mentre rimestava il fondo di un mojito accucciato su di uno sgabello di Malpaso, entrarono nel locale, ridendo senza ritegno, sette ragazze olandesi, in città per le sfilate di Passarel-la. I giovani spagnoli che erano con lui si erano ridestai ad una nuova vita, sperando improvvisamente in un diverso destino per la loro notte. Allora, però, egli non seppe sfilarsi dal viso la pellicola trasparente che lo separava da se stesso. Doveva rientrare nel suo piso, e mettersi a lavorare alla scrivania, senza troppo alcool in corpo, e senza l’enfasi della carne a disturbarlo. Leggi il seguito di questo post »
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