Verbo e carne, di Silvia Angeli

chiesa

Cosa c’è da predicare? È tutto abbastanza chiaro. Verbo e carne
Cormac McCarthy

La messa della sera è la più difficile da officiare. L’affanno si deposita come polvere sui mobili e niente ha più audacia o sapore: la vita stessa indietreggia, si trattiene. Clemente, offre la sua candidatura per il giorno dopo. C’è bonaccia, ma non sollievo.
I gesti dei fedeli sono meccanici e frettolosi, e anche lui pare poco convinto. Nessuno che osi nemmeno soffiarsi il naso o far cadere il libro dei canti: si confondono l’uno con l’altro – tutti fratelli, tutti agnelli – nell’unità indistinta dei vespri delle sette. Continua a leggere

“Ovunque (tu sia) 2”

pioggia

di Elisabetta Bordieri

Un inverno da dimenticare con l’idea di lui ancora lì, conficcata lì, dentro, come una punta scheggiata di una lama che gira e rigira e sconquassa ogni fibra e tessuto. Si era ritrovata in mezzo a brandelli di anima da rimettere in piedi, ma non sapeva come fare, provava a prenderne uno per cercare di ricostruire un tassello e subito un altro le scappava via dalle mani. Le mani, quelle mani che solo pochi mesi prima le avevano fatto vivere un momento di un assurdo meraviglioso e che ora la schiaffeggiavano dappertutto. Continua a leggere

Axis mundi. Racconti della Brianza

 

 

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Desillusionsromantik

Alcune settimane fa, Gianni Fumagalli mi ha raccontato quell’episodio che ispira il suo racconto

 “Avanguardia”. Ho subito pensato che dovesse assolutamente scriverlo.

( E così ha fatto! Grazie, Gianni!)

Spesso, infatti, mi meraviglio che proprio l’abbagliamento ideologico di quei tempi, cioè gli anni ‘60 e ’70,  non sia più presente nella letteratura contemporanea.

Chi è nato tra il 1950 e il, grosso modo, 1965, in genere, si ricorda bene quel brave new world comodamente diviso in due: da una parte i fascisti, dall’altra la “sinistra”. Da una parte i cattivi, dall’altra i buoni. Da una parte il passato, dall’altra il futuro rivoluzionario.

Che gli eroi – Lenin, Pol Pot, Ho Chi Minh, Mao Ts-tung  -  che lo Zeitgeist dell’epoca  aveva eletti tali, erano in verità altrettanto mostruosi, lo si è capito solo molto più tardi. Eppure furono proprio questi i nomi scanditi collettivamente nulle strade e piazze dell’Europa come testimoni di un cambiamento possibile. Continua a leggere

Axis Mundi. Racconti della Brianza

 

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AVODA’ *

di  Gianni Fumagalli

Era l’aura di mistero che circondava la chiesa ad attirarmi e non la vita religiosa in sé, non la fede indotta nei bambini e neppure la religiosità  mite e bonaria di mia madre.

Sono nato e cresciuto in una famiglia brianzola molto religiosa e abitavo in un cortile prossimo alla chiesa. La vita era scandita dal suono delle campane, le ore dai rintocchi e le festività solenni dalle canzoni religiose suonate a martello che rallegravano tutta l’etere. L’illuminazione della chiesa, nella festività della patrona, mi sembrava un sogno. La guardavo dal mio cortile e mi chiedevo come fosse possibile salire fin lassù, in cima al campanile, per metterci le lampadine – ma chi sarà mai stato e come avrà fatto, si saranno calati dall’alto o avranno utilizzato qualche sistema misterioso, sono proprio bravi e perché non mi sono accorto di nulla? un giorno semplicemente erano su!

Quando accompagnavo la mamma alle funzioni non m’interessavo del rito ma ero distratto da una moltitudine di immagini, voci, persone che abitavano la chiesa come comparse di un’operetta, canti e in particolare le cerimonie. Lo sguardo finiva sulle scarpe di don Piero e il pezzo di pantaloni che si intravedeva sotto la veste – ma allora si vestono come noi e come fanno la pipì i preti? – Oppure mi perdevo ad osservare la fila di persone che sgranava verso la comunione e a fantasticare sulla molteplice varietà del genere umano – quella signora cammina con difficoltà chissà cosa avrà mai e le scarpe di quel ragazzo sono proprio belle e il sedere di quella donna che si è fermata qui di fianco lascia intravedere le mutande e come è sorridente il viso di quella ragazza e sgradevoli le voci di quelle anziane che strillano le solite canzoni – Continua a leggere

Axis Mundi. Racconti della Brianza

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di Gianni Fumagalli

 

TERESA

 

Come si fa a parlare di un angelo senza possedere il linguaggio degli angeli e come conoscere il segreto della materia di cui sono fatti? Zia Teresa era un angelo ma non aveva le qualità  esteriori che solitamente vengono indicate per definirli. Non era dotata di una bellezza abbagliante e neppure del piglio necessario per tessere efficaci relazioni. Eppure zia Teresa era un angelo!

La sua bellezza, mite e bonaria, di quelle che non si notano, non abbagliano e non ingombrano ma lasciano un segno nel tempo, come quelle sostanze che trattengono per accumulo e poi rilasciano lentamente, sapeva irradiare ogni forma di benevolenza: la sua era una bellezza luminosa.

Stando con lei si coglieva, anche dopo una breve frequentazione, che l’ingrediente maggiore della pasta che la componeva era l’amore. Amore come attenzione verso tutte le persone con cui si relazionava; amore come sacrificio di sé in favore dell’altro, primo su tutti; amore come spontaneo atteggiamento di comprensione e ascolto senza alcuna limitazione, nel segno paolino della carità che “tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.” Continua a leggere

Axis Mundi. Racconti della Brianza

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di Gianni Fumagalli

 

NEL PAESE DEI SOGNI AVVERATI

 

Il paese dei sogni avverati non è un luogo immaginario e le storie che raccontiamo non sono frutto della fantasia. Alcuni dei protagonisti non sono più tra noi, molti invece li potete ancora incontrare per le vie del nostro piccolo paese della Brianza. Gli angoli che fanno da quinte ai racconti sono ancora riconoscibili anche se, in alcuni casi, profondamente e tragicamente trasformati. Basterebbe questo a garanzia di autenticità. Ma i sogni a cui facciamo riferimento non hanno a che vedere con la proiezione dei desideri, i sogni della vita o cose del genere. Rimandiamo piuttosto, sperando di non cadere in un mieloso sentimentalismo, ad un tempo particolare dove la vita era carica di una singolare pienezza, tale da renderla pari ad un sogno. Non ci rendevamo conto, o se ciò accadeva era dentro un’istantanea rivelazione, che quel tempo possedeva già una luce propria e che ogni fede nei cambiamenti del mondo era situata in un aldiqua. Questi racconti minuti potrebbero essere letti anche come piccoli Amarcord, ma non è quello che vorremmo. Leggeteli come vi pare ma, se volete accettare un’esortazione, non dimenticate il titolo che li contiene. Continua a leggere

Axis Mundi. Racconti della Brianza

 

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di Gianni Fumagalli

B.A.R.  Brevissime Agiografie Ragionate

 

Dite quello che volete ma il Bar è un piccolo teatro con tanto di palcoscenico, attori e copioni. Mi sono convinto di quest’idea dalla frequentazione di uno dei molti Bar del nostro piccolo paese della Brianza. Mi recavo regolarmente ogni sera dopo cena ed era l’occasione per incontrare amici, bere un caffè e parlare dei progetti della serata o delle grandi speranze che animavano quel tempo, di sport o dell’ultimo concerto visto. Contro la volontà di mia madre, che mi esortava a non cedere alle futili lusinghe di quel luogo di perditempo, ho continuato, anche se per soli pochi anni, a frequentarlo regolarmente. A distanza di una vita questo angolo della memoria mi viene restituito dai ricordi proprio come un piccolo palcoscenico, dove una serie di personaggi, alcuni non più tra noi da tempo, esibivano le proprie storie: autentiche, spregiudicate, divertenti, stonate. Continua a leggere

Campagna

di Antonio Sparzani
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Ma allora è vero che la pace della campagna eccetera eccetera, sì, purché non sia quella cosiddetta campagna che si stende sopra il tuo San Bruno, che non è piana per niente ma tutta balze e collinette, che non ti lasciano mai camminare tranquilla pensando ai casi tuoi, e allora quale campagna intendi tu Cris, che non ne avrai camminate molte ancora di campagne, eh sì, però quella del Delta me la ricordo bene quando camminavamo assieme, che fu anche la prima volta che mi desti la mano, o forse te la lasciasti prendere, così senza parere tanto per non perdersi, sì cara, ma uno sguardo passò nell’aria, quell’aria umida che saliva dai fossi, ma quali fossi, Fiorino, non ti ricordi che erano i canali del delta del grande fiume che attraversa tutta la testa dell’Italia e che lì finalmente si sdilinquisce come disintegrandosi quasi a perdere la propria identità prima di morire, che poi morire proprio non è, è che si allarga nel grande mare, e si mescola con chissà quanti altri diversi da lui, ma ormai tutti uguali. Continua a leggere

Axis mundi. Racconti della Brianza

tandem

di Gianni Fumagalli

TANDEM

 

Confesso che per me la parola tandem ha rappresentato, almeno fino al momento della storia che stiamo per raccontarvi, qualcosa al confine tra un’entità esotica ed eterea. Tannn-dèmm, una pallina che rimbalza divertita tra le pareti  ovattate di una stanza, una tavola che ondeggia nei flutti, una bici che si inclina sotto il ritmo  regolare dei pedali all’unisono in una strada persa tra le colline. Poi un giorno incontrai per le vie del centro di Milano un vero tandem e tutte queste immagini trovarono conferma. La giovane copia passò leggera, armoniosa; la ragazza che stava dietro, sgravata dall’impegno della guida, sembrava rapita con lo sguardo all’insù a cercare scampoli di cielo tra mura alte di case. Come in un quadro di Marc Chagall mi aspettavo che la bici prendesse il volo verso nuovi spazi lasciando una pletora di assatanati automobilisti a contendersi le strade. Continua a leggere

Axis mundi. Racconti della Brianza

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di Gianni Fumagalli

L’ISPETTORE PROVINCIALE

 

La visita dell’Ispettore Provinciale alla scuola elementare del nostro paese, nella seconda metà degli anni cinquanta, suonava come l’annuncio imminente di un monarca. Era stata preparata con quella stucchevole scrupolosità che allora caratterizzava l’avvento di un’autorità. Per noi bambini era poco più di un fastidio dovuto, il pegno minimo da pagare alla gerarchia del potere, ma da sbrigarsi il più in fretta possibile e da procrastinare giusto il tempo per soddisfare una vaga curiosità. Bisognava, per prima cosa, regolare le emozioni di tutti noi, spiritelli indomabili, molto poco educati al rispetto delle regole in presenza di persone importanti: silenzio e compostezza come condizioni preliminari, alzare la mano per chiedere la parola, intervenire  moderatamente e in modo pertinente – meglio sarebbe che parlassero i più bravi e con domande concordate, non si sa mai! Continua a leggere

Axis mundi. Racconti della Brianza

 

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di Gianni  Fumagalli

 

SCIAVATEN

 

-Ciapa ché, ciapa ché – (prendi qui, prendi qui). La voce un po’ roca e scherzosa di questa bricconata e la scena che l’accompagna mi ritornano  alla mente come una visita gradita. Fanno parte di un immaginario infantile, dolce, bonario e divertente, ma così distante da affiorare come da un tempo astratto che non mi appartiene più. E invece è proprio nostro, mio e di tutti quei compagni di scuola che con me hanno trascorso le prime classi elementari nella metà degli anni cinquanta, nel nostro piccolo paese della Brianza. Il protagonista di questi ricordi è Giuseppe, soprannominato   Sciavaten . Il padre o forse il nonno erano sciavaten per cui la discendenza maschile ereditava il nome che la comunità aveva assegnato loro per trasmissione naturale. Giuseppe. era Sciavaten (ciabattino), prima ancora di esercitare alcuna professione, così andavano le cose in quei tempi. Continua a leggere

Axis mundi. Racconti della Brianza

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di Gianni Fumagalli

 

SALA DON BOSCO

 

Quando ci rimisi piede dopo molti anni non era più la stessa cosa. Le sedie, poche file in una combinazione di plastica e metallo in giallo-nero da autogrill, niente a che vedere col luogo e la sua storia; lo spazio, compresso e rimpicciolito dal tempo da renderla addirittura pari a una sala d’attesa; il palco, quasi un corridoio. Eppure posso dire, senza esagerazioni nostalgiche, che in quel luogo tutte le giovani generazioni hanno vissuto alcune tra le esperienze più significative della loro vita. Chi, del nostro piccolo paese brianzolo, tra gli anni cinquanta e settanta non ha lasciato sogni, emozioni, progetti nella sala cinematografica dell’oratorio ricavata da una vecchia chiesa sconsacrata. Ancora il campanile, svettante e ben conservato, per chi viene dalla statale trentasei, direzione Lecco, a dare l’ illusione di un attivo luogo di culto. Continua a leggere

Ovunque, di Elisabetta Bordieri

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Non si accorse nemmeno del foglietto incastrato nei tergicristalli che continuava a scorrere sui vetri grondanti di una pioggia satura di giorni come quelli. Raggiunse la galleria dove l’aspettava la sua quasi socia con la solita calzante ironia e dove, in evidente ritardo, arrivò fradicia di noia.

“Alla buon’ora”

“Traffico e pioggia”

“Un bel connubio, un titolo da dare alla tua prossima opera”

“Non ci sarà una mia prossima opera, non scatto da secoli”

“Potresti tornare a farlo”

“Non mi interessa più. Lo sai”

“Io so solo che invece dovresti” Continua a leggere

Axis Mundi. Racconti della Brianza

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di  Gianni Fumagalli

 

FIORENZO

 

Ci sono cose che di una persona colpiscono e restano indelebilmente impresse, quasi a ricordarti che, ogni volta che la incontri o che la richiami alla mente, quelle peculiarità, quegli elementi singolari sono la persona stessa, più di ogni altro aspetto, più della stessa persona nella sua interezza. Per me la voce è Fiorenzo, più dei suoi baffi asburgici, del suo sguardo orientale sempre un po’ in tralice, della sua calma olimpica, della sua figura alta e piacevole. Una voce un po’ nasale, niente di particolarmente suadente o musicale ma amichevole nel timbro e coerente nella sostanza. Una voce sorridente, solare, ammiccante, una voce che sa raccontare, che cattura e diverte: “io sono nato nel secolo sbagliato, trecento anni fa sarei stato un perfetto cicisbeo”, lo sentii dire una volta, potenza dell’autoironia. Continua a leggere

Passage, di Roberto Saporito

Tour Montparnasse

Ci sono malattie dalle quali non bisogna cercare di guarire,

perché esse sole ci preservano da malattie più gravi.”. (Marcel Proust)

Al quarto piano del parcheggio trovi finalmente un posto libero. Lasci la macchina, e con solo la tua borsa in pelle nera consunta da postino in spalla, ti avvii verso l’aeroporto di Torino.

Trovi un posto su un volo che parte tra due ore per Parigi: perché è lì che stai andando.

Sull’aereo quando ti portano uno spuntino chiedi solo una piccola bottiglia di vino bianco. E quando la hostess ripassa per ritirare i vuoti chiedi se puoi averne un’altra, di bottiglietta di vino, lei dice di no, ma sorridendo complice te ne passa una mentre si porta via la tua vuota. Continua a leggere

Axis Mundi. Racconti della Brianza

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di  Gianni Fumagalli

 

MARIETTO  elegia di una vita sorridente

 

Marietto, Marietto, Marietto, pronuncio il tuo nome e mi si spalanca un mondo. Tutte queste t mi evocano la tua magra figura, un po’ Totò un po’ Charlot. Avevi il talento loquace del primo e la movenze geniali del secondo. Ho incrociato la tua vita che ero appena un adolescente e per molti anni ho vissuto della gratitudine che esistevi. Continua a leggere

Axis Mundi. Racconti della Brianza

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di Gianni Fumagalli

GUSTO

 

Ti raggiungeva prima la sua risata, fragorosa, modulata e sempre in levare, poi vedevi il capannello degli astanti, otto dieci persone tra le quali due tre fedelissimi, sovrastato dalle lunghe e gesticolanti braccia dell’oratore. B. Agostino, per tutti Gusto, era un tipico figlio della laboriosa Brianza dalla quale aveva ereditato quei sacri valori che hanno resistito ai cambiamenti e alla più dissacrante delle rivoluzioni, la globalizzazione, ma tutti rovesciati di segno. Era indolente fino all’immobilità salvo animarsi di una vitalità incontenibile quando dava sfogo all’affabulazione o alla retorica del sesso; aveva un’idea del lavoro fondata sul principio che il denaro deve fruire in un rapporto inversamente proporzionato al tempo, molti soldi in poco tempo; sprezzante verso ogni forma di risparmio, specie coi soldi degli altri, provava orgasmi da scialo compulsivi; eludeva le leggi dello scambio e delle relazioni commerciali percepite come orpelli da dribblare in cento modi; con simpatia obliqua, competenze fasulle, promesse inverosimili. Continua a leggere

Axis Mundi. Racconti della Brianza

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di Gianni Fumagalli

 

BERTINO   ovvero la conversione

 

Tutte le conversioni conoscono una via di Damasco, ogni conversione ha un  proprio luogo prescelto. Stava tornando per una licenza militare e osservava la bacheca di un‘edicola, in una piccola stazione del centro Italia, alla ricerca di qualcosa da leggere in viaggio. Lo sguardo cadde su un volume di Guerra e Pace del conte Lev Tolstoij. Non fu guidato dalla sua conoscenza letteraria nella scelta, pressoché inesistente, ma da alcune inezie come la grafica della copertina, il titolo altisonante e una vaga reminiscenza di un adattamento filmografico del quale ricordava solo alcune scene della ritirata napoleonica di Russia. Acquistò per sbaglio il secondo volume e lesse poi l’intera opera nell’ordine inverso. La folgorazione lo investì ugualmente e fu una vera e propria conversone alla lettura. Con la stessa ostinazione che prima metteva nel calcio per superare, ad esempio, i mille palleggi o provare e riprovare un tiro fino a quando riusciva a farlo con la forza e la precisione voluta, si buttò a capofitto nell’oceano delle lettere senza alcuna guida, esperienza scolastica, indicazione generica. Macinò libri, libri e libri ancora, seguendo il suo istinto e le affinità che generavano le letture precedenti. Continua a leggere

Axis mundi. Racconti della Brianza

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di Gianni Fumagalli

 

IL BOATO   ovvero un eroe* prima della conversione

 

Bisogna scomodare il premio Nobel E. Canetti e la sua opera più prestigiosa, Massa e Potere, per la storia che andiamo a raccontarvi perché tratta di una promessa del calcio e del suo primo impatto con la folla. Il giovane è Bertino, un talento calcistico figlio della nostra Brianza, la folla è quella dello stadio Meazza, conosciuto da sempre come la scala del calcio ovvero San Siro. La folla ha sempre esercitato un’attrazione enigmatica, qualcosa di paragonabile al fenomeno della gravitazione; può esaltarti o annientarti, come una pioggia primaverile incalzante il suo ticchettio può sfociare in un applauso incoraggiante o montare un’onda travolgente. E’ comprensibile lo smarrimento di un adolescente che affronta per la prima volta una simile forza. Ma stiamo correndo troppo e allora riprendiamo il racconto secondo l’ordine cronologico. Continua a leggere