ho visto
ondata
di stelle chieder
data
inghiottirmi
di trapasso
*
Pubblicato da rmorresi su settembre 15, 2011
Pubblicato in: Letture, Poesia, Renata Morresi | Contrassegnato da tag: Massimiliano Bossini, Poesia | Lascia un commento »
Pubblicato da rmorresi su luglio 29, 2011
poesia 12
A me non piace, lo capite questo?,
chi parla molto e serve chi è cattivo.
A me non piace uno che ama uccidere!
A me non piace un cavallo che tira!
A me non piace! Per l’amor di Dio!
Un giovane! Che porta troppo tempo
lo scudo bello vergine dai colpi.
E i cappellani! E i monaci barbuti!
E il becco aguzzo! Di chi parla male!
Io penso che una donna è una schifosa
se è povera e orgogliosa:
così è l’uomo che adora la sua sposa,
pure se ama la donna di Tolosa.
E a me non piace mai un cavaliere
che esce dal paese e poi si gonfia!
In casa sua non ha nessun valore,
e pesta solo il pepe nel mortaio,
si scalda al focolare.
E non mi piace, non mi piace mai,
un debole che porta la bandiera!
E un astore cattivo nella caccia!
E poca carne in una gran caldaia!
E non mi piace, per santo Martino,
chi mette troppa acqua in poco vino! Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Poesia, Renata Morresi, Traduzione | Contrassegnato da tag: La Finestra Editrice, Massimo Sannelli, Monaco di Montaudon | 5 Commenti »
Pubblicato da rmorresi su maggio 24, 2011
*
Quel nostro fatidico inverno
deve essere stato un blocco
di futuro.
Siamo esistiti una sola volta.
Se tutto deve ricominciare
come se in mezzo ci sia un respiro,
il nostro intervallo è parso un millennio.
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Pubblicato da rmorresi su aprile 19, 2011
Dal libro primo: Cosa vuoi che dica la polvere
uomini-foreste
l’animale fuggiasco e lumini-astri
fabbrica-stella appesa al gesto
il buio nel largo del mondo e sghemba ai paesi
si dilunga terra da terra ci distrae soltanto la lisca di brina
l’indizio-corolla o il cielo quando si divarica
e nuvola s’apre d’acqua e riempie fessure
ogni voce racchiusa dietro speranza
e uomini-foreste s’impigliano ai nomi.
Pubblicato in: Letture, nadia agustoni, Renata Morresi | Contrassegnato da tag: Il peso di pianura, Lietocolle, nadia agustoni | 25 Commenti »
Pubblicato da rmorresi su febbraio 11, 2011
di Adelelmo Ruggieri
Quasi in coda a Co’e man monche [Con le mani mozzate] di Fabio Franzin (Le voci della Luna, 2011) sventola il tricolore italiano; appena dopo – la sola poesia motivata al centro del libro – nelle due pagine finali c’è un pioppo: nella pagina di sinistra è chiamato nel dialetto dell’opitergino-mottense, piòpa, nella pagina di destra pioppo. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Letture, Poesia, Renata Morresi | Contrassegnato da tag: Adelelmo Ruggieri, Co' e man monche, Fabio Franzin, Le voci della luna | 9 Commenti »
Pubblicato da rmorresi su febbraio 6, 2011
«Lo stupore perché le cose che noi viviamo sono “ancora” possibili nel ventesimo secolo non è filosofico.
Non sta all’inizio di alcuna conoscenza, se non di questa: che l’idea di storia da cui deriva non è sostenibile».
Walter Benjamin, 1940.
Con queste parole, Walter Benjamin impartiva una lezione di metodo critico che continua a valere: quando di fronte ad accadimenti politici ci si appella all’eccezione – oppure ci si indigna denunciando un regresso rispetto a una presunta norma di civiltà – ciò significa semplicemente che non si è capito nulla o non abbastanza, che non si dispone di strumenti adatti a comprendere il proprio tempo. A partire da questa considerazione – assunta come strategia metodologica – è possibile costruire una riflessione sugli scandali sessuali che hanno scosso la cronaca italiana delle ultime settimane, cercando di sottrarsi sia alla trappola del cinismo che a quella del moralismo.
Pubblicato in: Attualità, Letture, Renata Morresi | Contrassegnato da tag: Berlusconi, cinismo, Concita de Gregorio, Laboratorio Sguardi sui generis, lavoro, moralismo, potere, sessismo, Walter Benjamin | 17 Commenti »
Pubblicato da rmorresi su dicembre 8, 2010
Di Adelelmo Ruggieri
*
Il tempo allevia agli uomini il dolore.
Terenzio
*
Svariatissimi sono i modi di morire, eppure a tale impensabile varietà si oppongono un po’ di cose certe: una di loro, per esempio, è che a ognuno toccherà, si spera il più tardi possibile per ognuno, il proprio modo e solo quello. Per l’ipocondriaco non è così. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da rmorresi su dicembre 7, 2010
di Ramona Ciucani
Dunyazad è un nome-simbolo, Dunyazad è la figlia-angelo, Dunyazad è un romanzo, Dunyazad è il punto di svolta nella vita di una madre, di una scrittrice, Dunyazad è la salvezza, la presa di coscienza della vita nonostante la perdita.
Unico rimedio contro l’amarezza divorante del lutto e dei sensi di colpa è raccontare-scrivere, per mantenere vivo il ricordo ma, allo stesso tempo, per liberarsi dallo strazio del dolore. Una “cura” universale, come universali sono oramai le Mille e una notte, caposaldo della tradizione letteraria mediorentale, a cui allude con delicatezza il nome-titolo Dunyazad, omaggiando più il genio femminile del narrare che i facili echi esotici prediletti dal gusto occidentale. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da nadiaagustoni su ottobre 14, 2010
di Nadia Agustoni
“Cuore comune” peQuod 2010, è il titolo della prima raccolta poetica di Renata Morresi, libro in sei sezioni, che sono una summa del suo lavoro con le parole. Diverso e ampio il respiro di questi testi a segnare una ricerca che mai abbandona una propria coerenza e ha in sé potenzialità tutte da esplorare. Nella nota di copertina Massimo Gezzi sottolinea: “un dettato teso, percussivo, trapunto di versi anche brevi interessati da un disinvolto plurilinguismo, dove spesso uno scarto minimo del significante spalanca voragini di significato”.(1)
Il segno di molta poesia è la pazienza con cui si lavora con le parole, il duro rendere conto del poeta di una realtà che sembra scavalcarlo lasciandolo in una sospensione dove difficile è trovare al loro posto tempo e spazio: “ infine fuori/ comincia chiunque/ tutto era spazio dopo e quando […]”; e subito, entrando nel vivo, toccando il segreto delle immagini “sola tra-/ sparire, vibrare/ di più- / ma appesa alla finestra/ (credo che sappiate come resta appesa al vetro)/.” Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Letture, nadia agustoni, Poesia, Recensioni, Renata Morresi | Contrassegnato da tag: Cuore comune, Gianni D'Elia, Grace Paley, Il testamento, In autobus, Massimo Gezzi, nadia agustoni, Philippe Jaccottet, Renata Morresi | 15 Commenti »
Pubblicato da rmorresi su ottobre 10, 2010
La clamorosa dolcezza delle clavicole, la percussione cessata dei finimenti muscolari, le valvole che l’hanno finalmente abbandonata sulla terra, l’angolo umile che fa la testa per celare il sorriso sulla cruda colonna del corpo dice: ti ho aspettato per tutta la vita ho visto la tua vita nei miei sogni e tutta, notte dopo notte, si risolveva nel perdono. In certe svolte quando il cielo pieno di meraviglia coincideva con la bolla degli alberi agitati dalla piena luna, io mi svegliavo per causa dei tuoi sogni e portavo il tuo nome come una bandiera che saliva dal petto e mi rendeva invisibile: di me si vedeva soltanto il tuo nome. Io sapevo che avremmo dovuto terminare vicini qualunque cosa nel frattempo fosse stata di noi. Adesso eccomi, sono qui per finire nella tua fine, per aspirare l’ultimo respiro dalla tua bocca e soffiarlo attraverso la bocca che dopo te nessuno ha più baciato, al cielo. *
“La chiara circostanza”, di Maria Grazia Calandrone
(prima classificata dell’edizione 2009)
*
POESIA DI STRADA Bando Edizione 2010
*
Pubblicato in: Annunci, Maria Grazia Calandrone, Poesia, Renata Morresi | Contrassegnato da tag: Maria Grazia Calandrone, Premio Poesia di Strada | 3 Commenti »
Pubblicato da rmorresi su settembre 21, 2010
di Gianmaria Annovi
L’ultimo libro di versi di Paolo Valesio, Il volto quasi umano (Bologna, Lombar Key 2009), che raccoglie oltre duecento poesie scritte, con poche eccezioni, tra il 2003 e il 2005, si presenta come un oggetto particolarmente complesso, a partire dal suo titolo. Il “quasi” posto in maniera provocatoria prima dell’aggettivo “umano”, infatti, crea uno spazio di sospensione, una soglia d’arresto per il lettore, che si ritrova di fronte a un nome reso indecidibile. L’avverbio colloca il “volto” che Valesio ci invita a guardare a un passo prima e a un passo dopo dell’umano, tra quello che ancora non ha saputo (o potuto) diventare umano e la dimensione del divino. Tra il sub e l’ultra. Tra il troppo e il non ancora abbastanza. Tra la bassezza della terra e l’irraggiungibilità del cielo. Che questo spazio di sospensione – spazio, dunque, d’interrogazione sulla natura dell’uomo e sulla propria umanità – sia lo spazio del tipo di parola poetica che Valesio ha deciso di abitare lo mostra anche uno dei testi più belli della raccolta:
Per El Greco
Qualcheduno mi ha chiesto nella notte:
“Qual è il quadro più bello
che tu abbia mai veduto?”
E senza esitazione io ho risposto:
“El entierro del conde de Orgaz”,
perché non ho mai visto più vicini
quelli del cielo e quelli della terra.
[La sepoltura del Conte di Orgaz] Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da rmorresi su settembre 14, 2010
«Per le strade del Cairo», tradito dalla traduzione.
Di Maria Elena Paniconi
Nagib Mahfuz, premio Nobel per la letteratura 1988, presenta ai lettori e ai critici un duplice volto. Il primo è quello di romanziere a suo modo «regionale», legato all’ambiente urbano e in particolare alla pancia più impermeabile – almeno in apparenza – ai venti della modernizzazione, quella zona del Cairo fatimide in cui l’autore trascorse l’infanzia. Recensendo uno dei tanti romanzi cittadini di Mahfuz, L’epopea dei harafish del 1977, J.M. Coetzee sottolinea come l’immaginario mahfuziano si nutra di una dialettica interna alla città stessa: «I romanzi realisti di Mahfuz si concentrano sui ceti urbani. Non c’è traccia di contadini né di campagna … Se qualcosa viene contrapposto alla città, è la città stessa in una fase precedente del suo sviluppo, non il villaggio». Così al Cairo moderno si contrappone quello fatimide, al quartiere di Sakakini si contrappone quello di Jamaliyya, in un chiaroscuro di ambientazioni che si riflette poi nelle traiettorie dei personaggi, nelle loro lotte, nelle fughe, nelle ascese e nelle perdizioni talvolta annunciate.
Ecco allora apparire l’altro volto di Mahfuz, quello del narratore universale, in grado di tradurre in una prosa paziente, ricca di dettagli e di infinte sfumature psicologiche, il percorso dell’individuo nel mondo, in un’era che si vuole moderna. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da rmorresi su luglio 10, 2010
di Grace Paley
Stavo per scrivere una poesia
invece ho fatto una torta
ci ho messo
quasi la stessa quantità di tempo
certamente la torta è conclusiva
come azione Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da rmorresi su luglio 9, 2010
Paróli
A campémm sparagnénd.
I dói che al tartaréughi
a l chèmpa una màsa perché li n zcòr.
Paróli nóvi, paróli antóighi
ch’a gli à fat la rózzna
m’al grèdi di cunsinèri.
(Parole. Viviamo risparmiando./ Dicono che le tartarughe/ campano molto perché non parlano./ Parole nuove, parole antiche/ che hanno fatto la ruggine/ alle grate dei confessionali.) Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da rmorresi su luglio 8, 2010
Piccolo omaggio a Cairano 7x – paesi/paesaggi/paesologia
Adelelmo Ruggieri
Mercoledì 23 giugno. Sono sulla corriera per Foggia da Lacedonia.
Sto tornando da Cairano 7x. La strada fila via tranquilla. Sto pensando a questa cosa: mettiamo che accada la stessa cosa nello stesso tempo in due posti diversi e qualcuno ti chiede, Dov’è accaduto? E allora tu prendi una cartina e rispondi, È accaduto qui e qui, oppure, È accaduto qui e qua. Che differenza c’è fra le due risposte? Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Eventi, Letture, Poesia, Renata Morresi | Contrassegnato da tag: Adelelmo Ruggieri, Cairano 7x, paesologia | 5 Commenti »
Pubblicato da rmorresi su marzo 10, 2010
La soferenza xe una sola.
Nei giovani, nei vèci
nei maschi e nele fémene.
Gavemo tuti el stesso viso
in un lèto de ospeàl.
La sofferenza è una sola. | Nei giovani, nei vecchi |
nei maschi e nelle femmine. | Abbiamo tutti lo stesso viso |
in un letto d’ospedale.
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Pubblicato da carmine vitale su febbraio 22, 2010
Da Lettere a e
Cose non capite:
quelle ferite facilissime
al cuore marzapane
le preghiere inaudite al dio animale
muso lungo di matita
le urla rimaste nello spazio
gommato
la cicatrice
preventiva.
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Pubblicato da rmorresi su febbraio 9, 2010
Sono un setaccio che lascia
passare solo la passione
di stare al mondo
*
[Prima di partire per un lungo viaggio. Accade per la prima volta che su un sito di ampia visibilità, si ospiti una rubrica interamente dedicata alle scritture neodialettali, in cui appariranno autori e autrici di tutte le età, lingue, aree o orientamenti culturali: lirici e antilirici, epici e visionari, visivi e narrativi, mescidatori e sperimentali, puristi e meticci. All’occasione, segnaleremo altresì antologie, riviste, iniziative e studi relativi ai dialetti. A mo’ di augurio, apriamo con i versi di Carlo Falconi, classe 1975, già autore in lingua, ora esordiente con una plaquette di versi scritti nella parlata della vallata del Santerno. Un augurio per il suo libro d’esordio e pure per questo nuovo appuntamento Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da rmorresi su gennaio 27, 2010
*
Il libro di Yolek
- Anthony Hecht
Wir haben ein Gesetz,
und nach dem Gesetz soll er sterben.
Abbiamo una legge,
e secondo quella legge lui deve morire.
Il carbone inumidito fuma e fischia dopo il pasto
di trota alla griglia e tu contento t’incammini per la passeggiata
lungo il sentiero di felci. Non importa dove andrai a finire,
solo che ti trovi mondi e settimane lontano da casa,
e in mezzo a colline d’estate hai voluto il tuo campo
in quella gloria di bronzo profondo al finire del giorno.
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