E’ sera, sto rincasando. Alla svolta mi trovo in coda a una colonna di auto che malgrado il verde non si muovono. Che fanno, dormono? Sbuffo. Ma dall’altra parte dell’incrocio un agente (di certo mi conosce se sa dove debbo andare, a me però non sembra di conoscere lui) fa segno proprio a me di superarli, attraversare l’incrocio e svoltare; non erano loro a dormire, ero io ad essermi posto sulla corsia sbagliata. Così faccio. Quando mi trovo all’altezza dell’agente mi affaccio e gli dico:
“Grazie e scusi, sa, è sera e ho lavorato tutto il giorno, sono stanco”.
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Archivi categoria: Scritture
Provocazione in forma d’apologo 243
Una settimana di lustri dura più tempo di una settimana di giorni, e lascia più segni.
Nella lunga settimana che ho alle spalle i trasferimenti d’abitazione e d’ufficio tracciano sulla mappa della città un gioco dell’oca bizzarro ma per niente casuale.
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Renzo Franzini: Il libro delle case celesti
Jahrestage
“ Non vuoi ferire le cose.”
Il libro di Renzo Franzini è il tentativo di salvare le tracce dei singoli giorni di un anno nelle case celesti della poesia. Giorni, non intesi soltanto come quel giorno di quell’ anno, ma come grande e generoso contenitore di altri giorni e altri anni. Case di ampio respiro per frammenti di vissuto, di pensato e di sognato. Case non soltanto e non dappertutto illuminate, ma case delle ombre, piene di cose non ancora scoperte e forse non scopribili, non dette e forse non dicibili. Continua a leggere
Gianluca D’Andrea – Inediti
Sul viso queste linee perfette
che la luce bagna appena
rendendo
linee dall’alto che sfaldano la luce
ricadendo sulla bambina che dorme,
sui lineamenti dritti, dolci, verticali
il viso della bambina è diverso
cambia come il giorno
come ogni giorno cambia
per assomigliare a se stessa, diversa,
al diverso che cederà nel nulla
che già l’accompagna, rendendo
possibile la sua presenza attuale,
eterna. Continua a leggere
Stato in luogo, di Eliana Petrizzi
Il pieno giorno ha la maledizione dell’insonnia. Il bar chiuso, l’asfalto bagnato da una bava d’acqua e cloro, 3 ciclisti senza fretta. Accanto alla macelleria chiusa, il negozio “Tutto a 10 Euro”, chiuso pure quello. Sulle panchine in piazza Municipio, 4 anziani seduti dall’alba, caduti in fila e rimessi a posto come le lattine del tiro a segno. Oltre la via, lo scorcio di una casa con una finestra vuota, la montagna, un fumo di noccioli che sale lento.
Via Parrelle: il cigolio della cerniera di un balcone aperto che sbatte al vento. Un uomo mi spia da dietro la finestra: appena lo guardo chiude la tende, serra gli infissi. Poco distante, nel giardino di Padre Pio, una vecchia vestita di nero sull’altalena. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 242
Dopo il mio ennesimo libro di cui pochi si sono accorti (e quei pochi non entusiasmandosene), mio nipote mi ha chiesto: “Zio, perché, in gamba come sei, non riesci a sfondare?”.
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Provocazione in forma d’apologo 241
La sera di uno di questi giorni difficili abbiamo aperto a caso la Bibbia: gesto per noi inconsueto, dunque tanto più grave il responso.
Ed ecco quello che vi abbiamo letto, nella pagina in alto a sinistra:
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Un reggiseno imbottito, di Barbara Gozzi
E’ uscito oggi - otto marzo 2013 – l’inbook della storia Un reggiseno imbottito.
Gli in-book sono una delle tante evoluzioni dell’editoria digitale, si tratta di ebook tecnologici e interattivi che permettono l’uso di più contenuti all’interno dello stesso prodotto (testi di diverso tipo, immagini, registrazioni audio, link esterni, possibilità di interagire con la narrazione facendo alcune scelte all’interno del plot – l’evoluzione digitale dei c.d. ‘game book’). Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 240
Livia non ama uscire di casa, così è Alberto a fare la spesa al supermercato tornando dall’ufficio, di fretta, appena prima che chiudano. Ma è da un po’ di tempo che i due sono sempre più insoddisfatti di quelle compere: i vecchi marchi cui erano abituati, e che per loro erano legati a certe qualità della merce, stanno diventando introvabili, sostituiti da altri che si differenziano solo per le forme e i colori delle confezioni, mentre i prodotti contenuti in esse sono del tutto indistinguibili nella loro desolante mediocrità.
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Provocazione in forma d’apologo 239
La perturbazione artica più volte annunciata questa volta è arrivata sul serio. Infatti Orfeo si sveglia, nonostante le spesse coperte, con una sensazione di gelo, mentre sente gli uccelli degli alberi del viale che proclamano: “Ho-fred-do, ho-fred-do”.
Eccezionali questi uccelli, un vero portento, anzi un por-ten-to. Col loro verso trisillabo, un o-e-o con rare variazioni, quante cose comunicano o addirittura anticipano. Un guaio non capirne il linguaggio, e ancor peggio capendolo fare finta di niente.
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Provocazione in forma d’apologo 238
Un moderno alchimista cercava l’oro filosofico nello schermo del suo computer, tentando mediante la simulazione di individuare gli elementi scatenanti di certi fenomeni di Borsa.
Quando lo conobbi era alto alto, secco secco e con gli occhi febbricitanti di quelli che lo avevano preceduto: di sicuro non mangiava e non dormiva abbastanza, tutto dedito alla ricerca di sempre, anche se applicata a un oggetto all’apparenza diverso.
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dieci testi
Fosse il fresco
del costone purgatoriale
a confortare
la transigenza del giunco,
trasmutazione come di verghe
in piaghe, della fonda infanzia.
Al pronunciare latino dona
e preda, nel ferimento
del maggio, suo rigoglio.
LA MEMORIA DI AUSCHWITZ: “LA NEVE NELL’ARMADIO”, DI ENRICO MOTTINELLI
di Giovanni Agnoloni
Il giorno di Auschwitz, il giorno della memoria. Quest’anno l’ho affrontato in un’intervista con Enrico Mottinelli, autore de La neve nell’armadio (ed. Giuntina), un libro che scava nel significato profondo della terribile esperienza storica di Oświęcim. L’opera, nella parte conclusiva, presenta anche una conversazione con una sopravvissuta a questo e ad altri campi di sterminio, la scrittrice ungherese Edith Bruck.
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- Ogni anno si celebra il giorno della memoria, focalizzato sull’olocausto, e legato in modo particolare ad Auschwitz. Alla luce del quadro di orrori globali che la storia anche recente presenta, avrebbe senso pensare di fare di questa ricorrenza un giorno dedicato al ricordo e alla condanna di tutti gli stermini?
Il Giorno della Memoria è stato collocato il 27 gennaio perché in quella data l’Armata Rossa liberò il campo di Auschwitz, peraltro già abbandonato dai tedeschi poco prima. Quella data è diventata il simbolo della fine di quella vicenda, sebbene gli ultimi campi siano stati raggiunti anche mesi dopo.
La questione che poni mette in evidenza un tema molto ampio, ovvero l’unicità di Auschwitz (inteso non come un singolo campo, ma come simbolo dello sterminio). Auschwitz è diverso dai tanti stermini che la storia dell’uomo ha conosciuto prima e dopo? Credo di sì. Lo è da un punto di vista direi “filosofico”, come scrive George Steiner. Auschwitz è stato qualcosa di più e di diverso da uno sterminio di essere umani per mano di altri esseri umani. Volendo sintetizzare, direi che ad Auschwitz l’uomo ha tolto il velo del senso che aveva costruito fino a quel momento, e sfruttando tutto il meglio delle cose che sa fare (scienza, tecnologia, organizzazione, diritto ecc.) ha messo in scena una catastrofe immane. Ad Auschwitz l’uomo ha distrutto il senso e si è affidato al non senso. Fare memoria di quell’evento significa tenere presente che, qui e ora, ognuno di noi deve sapere che convive con questo baratro di caos, che si porta dentro da quando ad Auschwitz si è reso possibile e manifesto. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 237
Giovanni aveva un fratello, molto povero, col quale non andava d’accordo e che pertanto non frequentava. Idolatrava invece Alberto, cugino d’entrambi, noto personaggio pubblico. Giovanni aveva una moglie gran donna di casa, esperta sopraffina di ogni arte domestica, e sovente le faceva confezionare manicaretti squisiti o indumenti di gran pregio che poi faceva avere ad Alberto con un biglietto ossequioso. Alberto ringraziava sempre di suo pugno, e non mancava mai, rimanendo nel lecito, di fare a Giovanni i piccoli favori che costui di tanto in tanto gli chiedeva.
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Da HOHENSTAUFEN REQUIEM, di Andrea Leone
4.
Secoli degli splendidi spaventi,
secoli dei regni eletti,
divinità dell’età,
divinità della verità,
divinità di Via Melzi D’Eril,
voi siete
i calendari immortali.
Voi siete
i respiri degli imperi entusiasti
e la giovane perfezione
nelle memorie gloriose
tornate alla luce del sole.
Mia così vicina
algebra amica della nobile vita.
Mia nata un giorno
nella bellezza perfetta
che ora ti è maestra.
Mie lacrime al culmine del nome.
Mio Dio
mio Dio infinito
mio Dio infinito che ebbe inizio
sulla soglia della tua storia. Continua a leggere
simple life#2, di Marta Campi
Non chiedo l’elemosina preferisco crepare piuttosto, me la cavo rovistando tra i secchi dell’immondizia, con le mani piene di avanzi, il più delle volte in decomposizione. Mi sento a mio agio tra le cose che stanno per ritornare a niente, questo mio padre non l’ha mai capito. Lui col culto del corpo e l’ego dello spirito non ha nemmeno lontanamente intuito che il mio amore era nel vederlo non uguale agli altri ma diverso, piegato, vulnerabile. Continua a leggere
Provocazione in forma d’apologo 236
Quando compì quarant’anni e per l’occasione invitò a cena qualche amico alzò leggermente il gomito. Non una vera sbronza, solo un’euforia moderata ma per lui comunque insolita. Quando lasciò la compagnia, non tardi ma tardi per le sue abitudini, s’incamminò verso casa da solo. Incrociava poche persone sotto i portici ben illuminati dalle luci dei lampioni e delle vetrine ancora accese, e a un certo punto fece un incontro per quell’ora abbastanza strano.
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“SCRIVERE LA NATURA”, DI DAVIDE SAPIENZA E FRANCO MICHIELI
Recensione di Giovanni Agnoloni
Davide Sapienza e Franco Michieli, Scrivere la natura (ed. Zanichelli)
Questo libro di Davide Sapienza e Franco Michieli è qualcosa di più e di diverso da un saggio. È un’esperienza, un percorso fra i testi e i mondi che compongono il mondo. E insieme è una “guida” e un “manuale”. Una “guida”, perché illustra itinerari intimi tra i luoghi del pianeta e i topoi della letteratura, anche e soprattutto di viaggio. Un “manuale”, perché insegna a percepire le vibrazioni intime che si dispiegano da quei luoghi e dai passi letterari che ne sono espressione, per pervadere il lettore e coinvolgerlo in un’esperienza autenticamente subcreativa, per dirla con Tolkien. Così diventa anche un “breviario per aspiranti scrittori”, forse più efficace di tante scuole, perché non dà tanto suggerimenti su come scrivere, ma su cosa posare l’attenzione, prima di e quando ci si accinge a scrivere.
“AMIANTO”, DI ALBERTO PRUNETTI
Da Amianto, di Alberto Prunetti (ed. Agenzia X)
Ma che freddo fa
Avrei voluto che questa storia non fosse davvero accaduta. Come si dice? Frutto della fantasia dell’autore. Invece è la realtà che ha bussato alle porte di queste pagine. L’immaginazione ha riempito i buchi come uno stucco di poco pregio e ha ridisegnato certi episodi per meglio riprodurre la vicenda di una vita e di una morte. Di una biografia operaia.
Il racconto dovrebbe tenere come un raccordo di tanti tubi diversi. Lui lo diceva sempre: mettici il canapone, regge più del teflon. Stai solo attento a rispettare il senso della filettatura e lega il tutto con un dito sporco di mastice verde. Poi stringi con forza, ma senza cattiveria. Non deve perdere.
Ho fatto così, con la penna. Ho cercato di rispettare la filettatura della storia, senza forzare il passo degli eventi, senza strozzature. Ho usato il mastice della fantasia e stretto senza cattiveria ma con decisione l’ordine del discorso. Non gocciola: ci ho messo un cartone sotto e le lacrime si sono asciugate. Bisognava saldarle così, l’idraulica dei grandi impianti e la memoria degli uomini che hanno unito chilometri di tubi e acciaio per una vita. Per portare la pressione del sangue nei canali dell’esistenza, per pomparla nei serbatoi della memoria e vederla gocciolare giorno dopo giorno a fertilizzare una pagina. Continua a leggere
“LA SAGGEZZA DELLA CONTEA”. NOBLE SMITH, GLI HOBBIT E LA VITA
Gli Hobbit sono ormai personaggi universalmente noti di J.R.R. Tolkien. Soprattutto adesso che sta arrivando nelle sale il primo atto della trilogia filmica di Peter Jackson ispirata al romanzo Lo Hobbit del Professore di Oxford.
Ma c’è anche un’altra opera, un saggio di grande bellezza e profondità, che riguarda l’argomento. L’autore, americano, è Noble Smith, scrittore e drammaturgo oltre che produttore cinematografico. Da poco uscito in Italia, il suo libro è La saggezza della Contea (ed. Sperling & Kupfer), dedicato alle lezioni di semplice filosofia della vita che ci vengono proprio dagli Hobbit. Noble mi ha gentilmente concesso un’intervista.
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Giovanni: Ciao, Noble, siamo felici di averti qui sul nostro blog! Per me è stato un lavoro piacevolissimo tradurre il tuo libro The Wisdom of the Shire (La saggezza della Contea) in italiano per Sperling & Kupfer, e specchiarmi nella tua esperienza del mondo fantastico di Tolkien. La mia prima domanda è: quando e perché hai deciso di scrivere questo saggio?
Noble: Ciao, Giovanni! È fantastico poter rilasciare un’intervista al traduttore italiano del mio libro! Sono elettrizzato all’idea che ci sia una versione italiana di The Wisdom of the Shire. Amo l’Italia, dove ho fatto uno dei miei viaggi più belli. Per rispondere in breve alla tua domanda, l’idea di scrivere un libro sugli Hobbit mi è venuta mentre guidavo verso casa sull’autostrada dopo un lungo colloquio presso i Microsoft Studios. Ero di cattivo umore, e mi facevo delle domande sul mio posto nel mondo. Avevo l’impressione che mi stessi vendendo, cercando di ottenere un lavoro con quell’impresa così grande e insensibile. E mi chiesi, “Che cosa ti ispira?” e “Come vuoi veramente passare il resto della tua vita?”. Le risposte mi colpirono come se fossi stato percosso in testa dal bastone di uno Stregone: “Tolkien mi rende felice; e, per quanto posso, voglio cercare di vivere come un Hobbit.” Andai a casa, scrissi la proposta e nel giro di sei settimane il mio agente l’aveva piazzata a New York e a Londra. E adesso stanno traducendo il libro in otto lingue. E tutto questo è successo in meno di un anno. Che strana è la vita! Continua a leggere








