La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per la categoria ‘Scuola di poesia’

Massimo Sannelli – Scuola di poesia

Pubblicato da lapoesiaelospirito su febbraio 6, 2010

in questa scuola non c’è il decoro cattolico. il libro non insegna a scrivere, ma a vedere in grande [non insegna a vincere. per fortuna non c’è niente da vincere: nulla di nulla]. alla poesia manca l’intensità, di solito. che cosa è l’intensità? Giovanni Lindo Ferretti che canta *Fuochi nella notte* ad Alba, Emma Dante che dirige *Le pulle*, tre fate e cinque puttane, attori e attrici immensi, e immenso Ferretti

ma ce ne fossero, ce ne fosseroooo! – urla F. Guarda le sue amiche: occhio di lesbica, e tu ti scandalizzi, C.? e se ti scandalizzi, che cosa ci fai in un vicolo alle tre di notte? poi F. ha baciato anche me. la castità dovrebbe essere eccitante come il suo contrario: ci sei mai arrivato? Leggi il seguito di questo post »

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«Muoio e vivo» (scuola di poesia, di Massimo Sannelli)

Pubblicato da fabrizio centofanti su ottobre 24, 2008

ecco un sogno. ci sono sette piccole foto sul comodino della madre: vi appaiono uomini deformi, forse mummie. il figlio raccoglie le foto, le sovrappone, e le strappa in un colpo. poca fatica, un istante solo, e il lavoro facile è fatto. la madre dice che le sono state donate da altri – il figlio le distrugge. un figlio strappa *le brutte figure*; suo fratello disapprova questa distruzione.

il vecchio il morto il deforme l’inutile sono sul comodino – dove si terrebbe il *livre de chevet*. lì c’è la tradizione ricevuta. lingua data e lingua ricevuta, va bene? e quando si parla in italiano, *quale* lingua si parla?

i vivi non seppelliscono quei morti, ma ne fanno la piccola mostra, nella camera più privata. si diceva «fare dell’avanguardia un’arte da museo», e altri dicevano: bisogna abbattere distruggere bruciare i musei. inscatolare la *merda d’artista* era un gesto una provocazione una risata e un concetto, contemplare la morte riflessa nelle foto è solo pena. Leggi il seguito di questo post »

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L’abito (Scuola di poesia 3:6, di Massimo Sannelli)

Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 5, 2008

 

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«…una donna mi chiamò da parte. Mi portò in una stanzetta della sua favela. Terra battuta. Non c’erano mobili. La povertà era completa, canina perché gridava e ululava. Eravamo da soli. Come in un sussurro, mi disse: “Ho conosciuto solo uomini brutti, ammalati e magri”. Sollevò il vestito. Mi mostrò le parti intime. Disse, speranzosa e con gli occhi pieni di splendore: “Sono ancora giovane. Ho 35 anni. Per un momento, posso farla felice. Lei è un uomo ben alimentato, bello, forte e attraente. Io ho conosciuto solo uomini brutti, ammalati e magri. Mi dia questa felicità. Faccia l’amore con me! Solo una volta”. Rimasi in silenzio. […] Poi, cercando scuse: “Sono un religioso. Sono già impegnato. Per questo non posso…. non devo… non voglio…”. Leggi il seguito di questo post »

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Un cuore di troppo [Scuola di poesia 3:5, di Massimo Sannelli]

Pubblicato da fabrizio centofanti su agosto 16, 2008

1. Evitare la frustrazione. Nessuno vuole la frustrazione. «Ma» qualcuno «molto, non soltanto nell’àmbito della scrittura, forse pretese», prima di pretendere *poco* (passato remoto, azione conclusa; parole di Marco Furia su un frate-asino): e significa esattamente quello che dice, *non solo nell’arena della scrittura*. Veniva la vita, ma della vita si tace; perché ha presentato, e poi tolto, cose non vere o sbilanciate (ma su cui si è creata – *io stesso* ho creato – quasi una mitologia beatriciana, caso per caso; e un’avventura da biblioteche e vicoli liguri; ma un’avventura complessa, con tremori; e poi?). Alcune cose sono state *pretese*: con l’idea forte che la vita ne dipendesse: avendo fatto, si fa ancora; e si fa ancora ogni sforzo [possibile]. Ma i colpi sono colpi, e la perdita di valore anche. Infatti la perdita non sarà mai consolata del tutto: qualcosa mancherà sempre. Leggi il seguito di questo post »

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Monologo sull’Ambiguo [scuola di poesia 3:4], di Massimo Sannelli

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 25, 2008

L’ambiguità c’è quando «due elementi contrari costanti […] si scontrano dentro un’opera» (*Tre riflessioni sul cinema*, 1974) e dentro una vita. Gli elementi «costanti» fanno in modo che l’ambiguità sia un fenomeno duraturo o permanente, «dentro un’opera» o dentro una vita: tutto l’insieme, e per tutto il tempo, ne è investito. Leggi il seguito di questo post »

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Meditazione sull’oggettività (scuola di poesia 3:3)

Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 27, 2008

di Massimo Sannelli

Tra un periodo morto e uno che emette segnali – ma molti, esageratamente molti – il più caro è il secondo. Perché oscilla tra le possibilità: oboe comune, oboe d’amore, corno, flauto. Si tratta di utilizzi diversi del fiato; e dello studio che si autoimpone; non è la violenza; no: perché è voluto; sì, ma è preso, e – dopo preso – sofferto, analizzato e fatto a pezzi, ora stesso.

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Disumanesimo (Scuola di poesia, 3: 1)

Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 27, 2008

di Massimo Sannelli

[lettore, tutto è in tutto. e dire “non c’è niente che non sia poesia” è esagerato, *forse*; ma non c’è niente che non possa visto *anche* dal punto di vista della poesia, che istituisce le sue filologie fantastiche, o i suoi scandagli, o il suo delirio. il primo testo, che segue e uscì su una rivista da combattimento – che altro significa *militante*? – è quasi un allegato interiore ad un dubbio sugli «intellettuali», e indirettamente sulla scrittura, attraverso il paradosso – vero –dell’intellettuale-filologo-archivista che si sforza di negare l’evidenza dell’Olocausto. non è che la cultura salvi *di per sé*, allora. e il tema ambiguo della forza – dalla «disperata vitalità» alla «banalità del male» – è sempre implicito, anche nelle *humanae litterae*. qui trovi il primo allegato di una cosa che si chiama ancora «scuola di poesia», ed è bene che si chiami così: nel prossimo, o in uno dei prossimi, vedrai che la scorza si ingentilisce, e diventa fiori o «lezioni inevitabili» della natura, non *sulla* natura] Leggi il seguito di questo post »

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La pelle (scuola di poesia, 12, di Massimo Sannelli)

Pubblicato da fabrizio centofanti su aprile 5, 2008

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Lettore, il Signor Palomar insegna che l’interno è certamente profondo affascinante complesso – ma la superficie è bella… multicolore… varia… Così inesauribile ma dicibile, se allarghi gli occhi e il vocabolario. La superficie è fondamentale, come la pelle per l’individuo. Quanti particolari esistono in una cosa? e in un testo? Moltissimi, più di quanti tu ne abbia mai notati. Per esempio: i suoni. Ci sono poesie ossessionate da un suono-simbolo, come la T nel *Cantetto senza parole* di Ungaretti [il tu, la colomba, il suo verso, l’esitazione, tu, ti, tu, titubasti – e così via] e la R in *Arremba sulla strinata proda…* di Montale. Ci sono poesie e libri che evitano alcune parole: per esempio, la *Raccolta* di Alberto Mori nomina a piene mani la *merda* e gli *occhi* [testimoni della merda], ma non l’*amore*, non il *corpo* – nemmeno una volta. La presenza è ricchezza, ma l’assenza non è sempre carenza. Ciò che non si nomina è ciò che ognuno di noi *non vuole vedere*: l’innominato è innominabile, per eccesso di devozione o per trionfo della nausea. Leggi il seguito di questo post »

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Enigma forte (scuola di poesia, 11, di Massimo Sannelli)

Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 28, 2008

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Lettore, leggi questa dichiarazione di Milo De Angelis: «[…] il mio primo maestro fu Franco Fortini, uomo inflessibile, ossessionato dal giorno del giudizio. Con lui, per anni, ho trascorso interi pomeriggi a discutere un andare a capo, come se dalla riuscita di quella poesia dipendesse il destino del mondo. Ancora di più: dipendesse la felicità di chi *in quel momento* passava per strada, ci sfiorava sui marciapiedi. Folle e preciso intreccio di esistenze. Leggi il seguito di questo post »

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Io non sono la poesia (scuola di poesia, 10), di Massimo Sannelli

Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 13, 2008

Ecco il decimo petalo. Ti ho parlato della pienezza, anche senza averla [ricordi le metafore – e non solo – sessuali e i salti di Davide per Dio; la somiglianza al testo, la sua forma e la tua forma; e la critica alle «piccole cose», più etica che estetica]. La mia mancanza di pienezza non ti manca di rispetto: perché nemmeno lo Zarathustra di Nietzsche è l’oltre-uomo: Zarathustra ama la solitudine, è continuamente in crisi, è tentato dalla gravità, è consolato dagli animali [non c’è *uomo umano* che possa consolare un uomo come Zarathustra], ed è *anche* infelice [è *disceso*: in basso ci si sporca, in basso non si è soli e bisogna parlare]. Si insegna ciò che si sa e a cui si crede, non ciò che si è, qui e ora. Io stesso sono inferiore alla poesia – ma ne parlo. Io non sono la poesia e la poesia non sono io. Leggi il seguito di questo post »

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Il derubato che ride (Scuola di poesia, 9), di Massimo Sannelli

Pubblicato da fabrizio centofanti su febbraio 28, 2008

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Lettore, perché i poeti si vergognano della loro poesia? Perché sono così attenti a ripetere ripetere ripetere che *amano la vita*? Perché si vergognano? Anche se pagano [caro] per pubblicare. Anche se hanno studiato per pubblicare. Anche se dedicano il loro miglior tempo a pubblicare. Anche l’Italianista che mi chiese di fargli da ghost writer, per una Grande Impresa Editoriale che avrebbe firmato da solo – al mio rifiuto per “frivolo egocentrismo”, disse: “Torno ora da una lezione, in cui ho insegnato ai miei allievi ad amare la poesia e la vita”. Traduzione: Massimo, tu non vivi.

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«La vita è adesso» (Scuola di poesia, 8, di Massimo Sannelli)

Pubblicato da fabrizio centofanti su febbraio 15, 2008

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Lettore, io non ti ho mai nascosto nulla: né della strada (e di quello che succede sulla strada, e che cosa si possa trovare nella spazzatura – *volendo*) né della vita. C’era una volta un bambino (o una bambina) malaticcio e timido (malaticcia e timida: nella versione-femmina è più timida che malata, nel caso maschile la malattia – un problema respiratorio e una lieve dislessia – prevale sulla timidezza e ne è la causa). Nessun pudore, se devo dirti che quel bambino (quella bambina) giurava: non ho la forza per difendermi, mi difenderò *domani*, dicendo i nomi di chi mi insulta, di chi appoggia la mano sul mio sesso per vedere se ne ho uno, di chi e di chi e di chi, ecc. Il pudore dice di non farlo mai. Leggi il seguito di questo post »

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Altri libertini (Scuola di poesia, 7), di Massimo Sannelli

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 30, 2008

1. E *ora*, lettore? Tre esempi. Puoi accettarli e rifiutarli. Io non sono né il padrone né il servo di questi esempi: ho solo cercato di ascoltarli, perché hanno [o sono] il quadrato che *amo* [Potenza Inusualità Maestà Furore] e le condizioni necessarie per restare [ritmo coerenza totalità musica leggerezza profondità]. E poi: le proprietà di un suono sono ancora, e sempre, le stesse: altezza durata intensità timbro. Anche la tua voce è suono. E anche la tua voce deve cantare. Dunque *anche* il testo, che – se consideri *magistrale* madonna Dickinson – inizia a vivere quando è detto: il giorno in cui la parola è pronunciata, con un’espirazione [che senti – meraviglia dei miei piccoli a scuola – se poni le dita davanti alla bocca, quando parli]. Senza fiato, nessuna voce. E chi non ha fiato – è *spirato*, e tace.
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Contro gli idoli (Scuola di poesia, 6), di Massimo Sannelli

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 18, 2008

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non è bella come te questa Luna, è una sottana americana questa Luna – chi cita Lucio Dalla [e non Kurtág] farà brutta figura. Eppure, lettore: se ascolti *Blow* di Donatoni, musica colta – ha un andamento jazz, a tratti. Berio compose dei *Folk Songs*. I musicisti, ancora, i musicisti. I danzatori come Davide, santo. E tutto questo fa parte di un altro mondo, comunque: in cui improvvisazione e solennità non sono i due corni opposti di un dramma, ma i campanili tra cui potresti stendere corde, e danzare, come Rimbaud. L’autodidatta ispirato e il superintellettuale si incontrerebbero a mezz’aria, «senza pensieri come gli angeli». Leggi il seguito di questo post »

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Pro e contro le briciole (Scuola di poesia, 5), di Massimo Sannelli

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 8, 2008

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Lettore, il problema non è uscire dalla cameretta e diventare uno scudo umano dove uno scudo umano *serve*. Devi essere chi sei, e chi non è Majakovskij o Cardenal o Torres – vive in un altro mondo [chi parla un’altra lingua – e performare *nel modo più alto*, o combattere, non è venerare la stanza segreta – deve risplendere nella sua lingua privata: la cameretta non è un carcere, di per sé; la cameretta è l’uomo interiore: perché vi siano l’una e l’altro, occorre un IO; ciò che Bene negava a se stesso e ciò di cui Majakovskij si è privato, come ogni vittima o eroe]. *Sei* TU? Sii un IO coerente.

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Rose e gigli (scuola di poesia, 4), di Massimo Sannelli

Pubblicato da fabrizio centofanti su gennaio 3, 2008

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Lettore, ora ti raccomando di leggere *Nudo di madre* di Aldo Busi. In primo luogo, perché Busi è innominabile, tra gli intellettuali, anche giovani. Tu troverai un intero capitolo *contro la poesia*, che per Busi è la serva e l’epigona di cose troppo umane: un’antiopera e un antigenere che non contesta e non descrive, e si trasforma in un gioco sociale, inutile e ridicolo. [ricorda: se Busi ride di te, come ha riso del vecchio Montale «gelatinoso», è perché *se lo può permettere*: e tu non puoi dirgli niente, perché Busi non ha nascosto nulla di sé, né del suo sesso né della sua cultura; e non puoi rispondergli che tu conosci meglio la vita e che la ami, mentre lui è «suicidale»; di vite, Busi ne ha già vissute tre, quante le lingue che parla – eppure ride, in italiano]. Leggi il seguito di questo post »

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FESTA DEI SENSI (SCUOLA DI POESIA, 3), di Massimo Sannelli

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 27, 2007

FESTA DEI SENSI Niente è meno trasgressivo – dunque: meno attuale – della «Contemporanea. Italiana. Poesia». Leggi il seguito di questo post »

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CONOSCI TE STESSO (scuola di poesia: 2)

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 12, 2007

di Massimo Sannelli

IN MARGINE. «*Siamo* soli». Vasco dice bene, qui e altrove. Intanto abbiamo pronunciato molti NOMI, da Saffo in poi; qualcuno è stato ridotto [l’orinatoio di Duchamp è sia metafora sia realtà: soprattutto realtà – è fatto tanto per creare quanto per *distruggere*]; altri esaltati. «Io non mi muovo» da quelli che ho esaltato.

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Al lettore. Per una seconda “scuola di poesia”, di Massimo Sannelli

Pubblicato da fabrizio centofanti su dicembre 3, 2007

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Se tu mi leggi, ora, è perché sei un lettore di blog. Quindi sei un mio simile mio fratello lettore *ipocrita* – noi ci conosciamo, bene, da tempo; forse non personalmente, ma forse sì. Siamo pochi. Forse appartieni ad un establishment (forse hai seguìto gli ultimi passi in vita di Siciliano… forse chiami De Angelis per nome…); ma non credo; in ogni caso, un membro dell’establishment non commenta un blog (cogli l’ironia, però – almeno; caro Satana, una pupilla meno irritata!). Ma se non sei parte dell’establishment; se sei un autore più o meno autoprodotto, e autopromosso; e io mi rivolgo a te; tu mi chiedi di ricominciare la «scuola di poesia». Va bene. Ma io devo chiederti: che cosa sei disposto a sentire? e a perdere? Per esempio: un nome; il tuo nome; non urlato [mio simile, lo sai: il tuo nome sei tu: non hai quasi altro, in questo giro stretto; sei un cercatore di visibilità, legittima; ma non capisci che il tuo corpo, il tuo accento, la tua dizione, il tuo abbigliamento, le tue azioni e *i tuoi testi* sono invendibili. Che cosa accadrebbe, se ti dicessi: hai ventotto anni, trenta, trentacinque – e per te è *già* finita? Risponderesti: chi credi di essere? Ma io ti chiedo: chi sono io, *per te*? tu puoi rinfacciarmi molte cose, a ragione; ma non l’assenza di una storia] Leggi il seguito di questo post »

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LPELS (ovvero: la poesia e la scuola)

Pubblicato da eziotarantino su settembre 19, 2007

di Ezio Tarantino

Sergio CorazziniC’è scuola e scuola, d’accordo. Io, poi, il mio liceo l’ho finito qualche annetto fa, non sono molto aggiornato. Ho vissuto poi una breve, atroce stagione come supplente negli istituti tecnici professionali. Troppo poco. Il mio contatto con libri di testo, programmi ministeriali, attività, curriculari o meno, oggi me lo dà mio figlio undicenne (trecento euro di libri di testo per la scuola dell’obbligo: non vi sembrano troppo? un paio di settimane fa a Prima pagina Marcello Veneziani si è dichiarato contrario a formule alternative, quali il comodato d’uso, la compravendita di libri usati ed altre, più o meno ingegnose soluzioni studiate da genitori assediati dall’incubo di dover tirare fuori del denaro per far studiare il figlio, e, in modo demagogico o no, non saprei, ha chiesto: ma perché in una famiglia italiana è considerata eccessiva, insostenibile la spesa per i libri di testo e non quella per l’ultimo modello di telefonino che cosa più o meno lo stesso?).
Ma non di questo mi sono messo a digitare.
Ma di poesia. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Divagazioni, Poesia, Scuola di poesia | 8 Commenti »

 
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