Archive for the 'Scuola di poesia' Category
Posted by fabrizio centofanti on April 5, 2008
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Lettore, il Signor Palomar insegna che l’interno è certamente profondo affascinante complesso – ma la superficie è bella… multicolore… varia… Così inesauribile ma dicibile, se allarghi gli occhi e il vocabolario. La superficie è fondamentale, come la pelle per l’individuo. Quanti particolari esistono in una cosa? e in un testo? Moltissimi, più di quanti tu ne abbia mai notati. Per esempio: i suoni. Ci sono poesie ossessionate da un suono-simbolo, come la T nel *Cantetto senza parole* di Ungaretti [il tu, la colomba, il suo verso, l’esitazione, tu, ti, tu, titubasti – e così via] e la R in *Arremba sulla strinata proda…* di Montale. Ci sono poesie e libri che evitano alcune parole: per esempio, la *Raccolta* di Alberto Mori nomina a piene mani la *merda* e gli *occhi* [testimoni della merda], ma non l’*amore*, non il *corpo* - nemmeno una volta. La presenza è ricchezza, ma l’assenza non è sempre carenza. Ciò che non si nomina è ciò che ognuno di noi *non vuole vedere*: l’innominato è innominabile, per eccesso di devozione o per trionfo della nausea. Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on March 28, 2008
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Lettore, leggi questa dichiarazione di Milo De Angelis: «[…] il mio primo maestro fu Franco Fortini, uomo inflessibile, ossessionato dal giorno del giudizio. Con lui, per anni, ho trascorso interi pomeriggi a discutere un andare a capo, come se dalla riuscita di quella poesia dipendesse il destino del mondo. Ancora di più: dipendesse la felicità di chi *in quel momento* passava per strada, ci sfiorava sui marciapiedi. Folle e preciso intreccio di esistenze. Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on March 13, 2008
Ecco il decimo petalo. Ti ho parlato della pienezza, anche senza averla [ricordi le metafore – e non solo – sessuali e i salti di Davide per Dio; la somiglianza al testo, la sua forma e la tua forma; e la critica alle «piccole cose», più etica che estetica]. La mia mancanza di pienezza non ti manca di rispetto: perché nemmeno lo Zarathustra di Nietzsche è l’oltre-uomo: Zarathustra ama la solitudine, è continuamente in crisi, è tentato dalla gravità, è consolato dagli animali [non c’è *uomo umano* che possa consolare un uomo come Zarathustra], ed è *anche* infelice [è *disceso*: in basso ci si sporca, in basso non si è soli e bisogna parlare]. Si insegna ciò che si sa e a cui si crede, non ciò che si è, qui e ora. Io stesso sono inferiore alla poesia – ma ne parlo. Io non sono la poesia e la poesia non sono io. Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on February 28, 2008
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Lettore, perché i poeti si vergognano della loro poesia? Perché sono così attenti a ripetere ripetere ripetere che *amano la vita*? Perché si vergognano? Anche se pagano [caro] per pubblicare. Anche se hanno studiato per pubblicare. Anche se dedicano il loro miglior tempo a pubblicare. Anche l’Italianista che mi chiese di fargli da ghost writer, per una Grande Impresa Editoriale che avrebbe firmato da solo – al mio rifiuto per “frivolo egocentrismo”, disse: “Torno ora da una lezione, in cui ho insegnato ai miei allievi ad amare la poesia e la vita”. Traduzione: Massimo, tu non vivi.
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Posted by fabrizio centofanti on February 15, 2008
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Lettore, io non ti ho mai nascosto nulla: né della strada (e di quello che succede sulla strada, e che cosa si possa trovare nella spazzatura – *volendo*) né della vita. C’era una volta un bambino (o una bambina) malaticcio e timido (malaticcia e timida: nella versione-femmina è più timida che malata, nel caso maschile la malattia – un problema respiratorio e una lieve dislessia – prevale sulla timidezza e ne è la causa). Nessun pudore, se devo dirti che quel bambino (quella bambina) giurava: non ho la forza per difendermi, mi difenderò *domani*, dicendo i nomi di chi mi insulta, di chi appoggia la mano sul mio sesso per vedere se ne ho uno, di chi e di chi e di chi, ecc. Il pudore dice di non farlo mai. Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on January 30, 2008
1. E *ora*, lettore? Tre esempi. Puoi accettarli e rifiutarli. Io non sono né il padrone né il servo di questi esempi: ho solo cercato di ascoltarli, perché hanno [o sono] il quadrato che *amo* [Potenza Inusualità Maestà Furore] e le condizioni necessarie per restare [ritmo coerenza totalità musica leggerezza profondità]. E poi: le proprietà di un suono sono ancora, e sempre, le stesse: altezza durata intensità timbro. Anche la tua voce è suono. E anche la tua voce deve cantare. Dunque *anche* il testo, che – se consideri *magistrale* madonna Dickinson – inizia a vivere quando è detto: il giorno in cui la parola è pronunciata, con un’espirazione [che senti – meraviglia dei miei piccoli a scuola – se poni le dita davanti alla bocca, quando parli]. Senza fiato, nessuna voce. E chi non ha fiato – è *spirato*, e tace.
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Posted by fabrizio centofanti on January 18, 2008
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non è bella come te questa Luna, è una sottana americana questa Luna – chi cita Lucio Dalla [e non Kurtág] farà brutta figura. Eppure, lettore: se ascolti *Blow* di Donatoni, musica colta – ha un andamento jazz, a tratti. Berio compose dei *Folk Songs*. I musicisti, ancora, i musicisti. I danzatori come Davide, santo. E tutto questo fa parte di un altro mondo, comunque: in cui improvvisazione e solennità non sono i due corni opposti di un dramma, ma i campanili tra cui potresti stendere corde, e danzare, come Rimbaud. L’autodidatta ispirato e il superintellettuale si incontrerebbero a mezz’aria, «senza pensieri come gli angeli». Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on January 8, 2008
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Lettore, il problema non è uscire dalla cameretta e diventare uno scudo umano dove uno scudo umano *serve*. Devi essere chi sei, e chi non è Majakovskij o Cardenal o Torres – vive in un altro mondo [chi parla un’altra lingua – e performare *nel modo più alto*, o combattere, non è venerare la stanza segreta – deve risplendere nella sua lingua privata: la cameretta non è un carcere, di per sé; la cameretta è l’uomo interiore: perché vi siano l’una e l’altro, occorre un IO; ciò che Bene negava a se stesso e ciò di cui Majakovskij si è privato, come ogni vittima o eroe]. *Sei* TU? Sii un IO coerente.
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Posted by fabrizio centofanti on January 3, 2008
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Lettore, ora ti raccomando di leggere *Nudo di madre* di Aldo Busi. In primo luogo, perché Busi è innominabile, tra gli intellettuali, anche giovani. Tu troverai un intero capitolo *contro la poesia*, che per Busi è la serva e l’epigona di cose troppo umane: un’antiopera e un antigenere che non contesta e non descrive, e si trasforma in un gioco sociale, inutile e ridicolo. [ricorda: se Busi ride di te, come ha riso del vecchio Montale «gelatinoso», è perché *se lo può permettere*: e tu non puoi dirgli niente, perché Busi non ha nascosto nulla di sé, né del suo sesso né della sua cultura; e non puoi rispondergli che tu conosci meglio la vita e che la ami, mentre lui è «suicidale»; di vite, Busi ne ha già vissute tre, quante le lingue che parla – eppure ride, in italiano]. Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on December 27, 2007
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Posted by fabrizio centofanti on December 12, 2007
di Massimo Sannelli
IN MARGINE. «*Siamo* soli». Vasco dice bene, qui e altrove. Intanto abbiamo pronunciato molti NOMI, da Saffo in poi; qualcuno è stato ridotto [l’orinatoio di Duchamp è sia metafora sia realtà: soprattutto realtà – è fatto tanto per creare quanto per *distruggere*]; altri esaltati. «Io non mi muovo» da quelli che ho esaltato.
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Posted by fabrizio centofanti on December 3, 2007
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Se tu mi leggi, ora, è perché sei un lettore di blog. Quindi sei un mio simile mio fratello lettore *ipocrita* - noi ci conosciamo, bene, da tempo; forse non personalmente, ma forse sì. Siamo pochi. Forse appartieni ad un establishment (forse hai seguìto gli ultimi passi in vita di Siciliano… forse chiami De Angelis per nome…); ma non credo; in ogni caso, un membro dell’establishment non commenta un blog (cogli l’ironia, però – almeno; caro Satana, una pupilla meno irritata!). Ma se non sei parte dell’establishment; se sei un autore più o meno autoprodotto, e autopromosso; e io mi rivolgo a te; tu mi chiedi di ricominciare la «scuola di poesia». Va bene. Ma io devo chiederti: che cosa sei disposto a sentire? e a perdere? Per esempio: un nome; il tuo nome; non urlato [mio simile, lo sai: il tuo nome sei tu: non hai quasi altro, in questo giro stretto; sei un cercatore di visibilità, legittima; ma non capisci che il tuo corpo, il tuo accento, la tua dizione, il tuo abbigliamento, le tue azioni e *i tuoi testi* sono invendibili. Che cosa accadrebbe, se ti dicessi: hai ventotto anni, trenta, trentacinque – e per te è *già* finita? Risponderesti: chi credi di essere? Ma io ti chiedo: chi sono io, *per te*? tu puoi rinfacciarmi molte cose, a ragione; ma non l’assenza di una storia] Read the rest of this entry »
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Posted by eziotarantino on September 19, 2007
di Ezio Tarantino
C’è scuola e scuola, d’accordo. Io, poi, il mio liceo l’ho finito qualche annetto fa, non sono molto aggiornato. Ho vissuto poi una breve, atroce stagione come supplente negli istituti tecnici professionali. Troppo poco. Il mio contatto con libri di testo, programmi ministeriali, attività, curriculari o meno, oggi me lo dà mio figlio undicenne (trecento euro di libri di testo per la scuola dell’obbligo: non vi sembrano troppo? un paio di settimane fa a Prima pagina Marcello Veneziani si è dichiarato contrario a formule alternative, quali il comodato d’uso, la compravendita di libri usati ed altre, più o meno ingegnose soluzioni studiate da genitori assediati dall’incubo di dover tirare fuori del denaro per far studiare il figlio, e, in modo demagogico o no, non saprei, ha chiesto: ma perché in una famiglia italiana è considerata eccessiva, insostenibile la spesa per i libri di testo e non quella per l’ultimo modello di telefonino che cosa più o meno lo stesso?).
Ma non di questo mi sono messo a digitare.
Ma di poesia. Read the rest of this entry »
Posted in Divagazioni, Poesia, Scuola di poesia | 8 Comments »
Posted by massimosannelli on June 29, 2007
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Posted by massimosannelli on June 21, 2007

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Anche Francesca Vitale è poeta e Francesca Vitale è anche poeta. La sua base è la fotografia («Ho iniziato ad appassionarmi di fotografia sui quindici anni e da allora non l’ho più abbandonata»: Venezia: andata e ritorno, 2006), e la fotografia è ciò che rende conosciuta Francesca all’esterno della famiglia e nel mondo – ma le Microscritture (2007) non sono solo foto non scattate o appunti per foto future. Foto e parola obbediscono alla necessità: è impossibile non fotografare, è impossibile non scrivere – in quali momenti? i due momenti hanno nature diverse? Read the rest of this entry »
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Posted by fabrizio centofanti on April 28, 2007
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Qui il lettore dovrà integrare un elenco di intuizioni: in cui il problema non è tanto Tondelli, quanto l’orecchio da avere rispetto alla prosa. Romanzi – con tutta l’approssimazione del termine – come La cognizione del dolore di Gadda, e certamente Altri libertini, e Cobra di Sarduy, In exitu di Testori, Tango croato di Manzoni, e La Merca di Daino non servono a raccontare storie di depressione transgenderismo sesso guerra droga anoressia – dov’è esattamente la narrazione in testi simili? e di quali fatti? In realtà flagellano ciò che fu dato e che non è più proprio: anche ritmicamente.
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Posted by massimosannelli on April 18, 2007
Essere stati al centro di una guerra non va bene: si tradiscono posizioni acquisite, si tradisce (e sembra nulla, pochissimo) un percorso, che ha una lingua, che produce testi, che non sono aggiunti solo ‘politicamente’ a quello che siamo. Quei testi sono un luogo e non sono un mestiere. Ma costa fatica arrivare a capirlo, noi stessi. Costa fatica farlo capire. In questi ultimi anni i poeti sono diventati amici, ed è giusto, e si tratta di alcune delle amicizie più forti che possano esistere; ma alcune amicizie, viste dall’esterno, non si comprendono: come fanno a stare insieme? hanno letto veramente i rispettivi testi? Read the rest of this entry »
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Posted by Sebastiano Aglieco on April 3, 2007
Il termine “laboratorio” indica in genere, uno spazio a parte. Implica un luogo, un certo strumentario, una certa capacità di sporcare e di mettere in ordine. E’ un termine ormai abusato nei contesti educativi, che non corrisponde più alla sua storia.
Ma laboratorio è anche una forma mentis che richiede una certa capacità di porsi, di sentire. In questo senso, esso non vuole altro che un banco, una sedia, una penna.
Laboratorio come “labor”, lavoro, costruito sull’attivazione di meccanismi, più che sull’esercizio o l’acquisizione di una tecnica. L’insegnante non insegna nulla. Può solo attivare, a diversi livelli, l’autoascolto.
TRE INCIPIT: scelti, non a caso, ma come metafora dell’esprimere “altro”, del parlare di sé. Ecco i testi dei bambini di una quarta elementare. In qualcuno di essi è gà possibile riconoscere la Bellezza. In tutti, comunque, la gioia dell’esprimersi, il piacere dell’atto autonomo e creativo dello sporcarsi le mani. Ecco tre testi. Gli altri su Arpa Eolica
Sebastiano Aglieco Read the rest of this entry »
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Posted by massimosannelli on March 21, 2007

Prima di tutto vedete questa mano. Voi mi capite: 5 dita contengono 14 ossa, e software e hardware, mente e corpo, ecc. (e infiniti appunti e curiosità serie; è il vostro turno; e a me: è il tuo) - [a loro ho parlato veramente così, e a me altrimenti, in segreto; e il mio linguaggio era tutto questo: fuso nell'oralità del momento, con mosse - povero uomo -che attiravano l'attenzione; e poi l'attiravano, veramente; entravo a scuola senza rumore, con la barba non rasata: perché il corpo si cancellasse e l'attenzione fosse alla voce: non alzatevi in piedi quando entro, non chiamatemi professore; né poeta] Read the rest of this entry »
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Posted by massimosannelli on March 8, 2007
A Pasolini ho chiesto di consigliare alle lettrici di questo volume che vogliono accostarsi alla poesia i primi libri di versi che dovranno leggere. Ecco la risposta.“Tutto sommato, consiglio subito libri di donne: le poesie della Dickinson e quelle di Elsa Morante e di Amelia Rosselli, tanto per avvicinarsi a poeti che hanno le stesse esperienze e la stessa iniziale difficoltà. E poi mi viene istintivo di consigliare i poeti che piacciono a me. Per esempio Machado, Kavafis, Attilio Bertolucci, e ancora un libro che ho letto di recente: le poesie di Mandel’štam, un contemporaneo di Majakovskij e di Esenin”. Read the rest of this entry »
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