La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per la categoria ‘Teatro’

Cirano sempre

Pubblicato da sparzani su marzo 1, 2012

da qui.
Questo di Guccini mi sembra un buon commento, nel senso migliore del termine, al testo di Edmond Rostand, che in originale potete trovare qui, e che vi riporto nella traduzione di Mario Giobbe (Mondadori 1985). Il Cyrano è stato rappresentato per la prima volta, con enorme successo, al Théâtre de la Porte Saint Martin, a Parigi, il 28 dicembre 1897. È interessante notare che non solo nel testo di Guccini vi sono allusioni ai tempi nostri, ma anche nel testo di Rostand, ancorché ovviamente non volute, e quindi più interessanti.
(Il testo di Guccini, ad esempio, qui.)

Edmond Rostand
CIRANO DI BERGERAC, atto II, scena VIII
. . . . .
Cirano:
. . . . . Orsù che dovrei fare?…
Cercarmi un protettore, eleggermi un signore, Leggi il seguito di questo post »

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La mela dolceavvelenata della poesia nelle mille voci di Federica Fracassi

Pubblicato da mariagraziacalandrone su ottobre 14, 2011

Metti una donna al centro della scena. Mettila seduta su una carrozzella. Metti che la scena sia semibuia e che la donna sia in declino evidente. Lo spettatore entra e si suppone che pensi “Speriamo che finisca presto”. Lo spettacolo, crede di intendere. Ma forse no. Forse noi siamo messi nella condizione esatta dei visitatori della corsia degli incurabili. E da subito abbiamo da provare il disagio e l’imbarazzo del quale dirà più avanti Federica Fracassi dicendo le parole di Patrizia Valduga. Metti che presto quel corpo pur rimanendo immobile cominci a slittare attraverso tutti i possibili stati dell’anima e della voce. Metti che noi capiamo che gli incurabili sono creature vive, che hanno ancora confidenza con noi, che hanno diritto a questa confidenza e non allo stato laterale nel quale vengono forzati. Metti che adesso ci vergogniamo. Il monologo ha già fatto il suo effetto morale. Metti che il testo tiri e sbalzi il corpo di una aderentissima Federica Fracassi dalla franca invettiva alla sanguinante levità dei mistici fino nella infinita negritudine degli astri, ai grovigli di stelle, fino alla parodia religiosa, rimanendo continua solamente la struggente dichiarazione d’amore per la lingua italiana e per la poesia, la fiducia (che vuole essere) cieca nella parola – sebbene Valduga se la prenda pure con Orfeo che, voltandosi, ha scelto di tenere intatta la sua ispirazione, certamente nutrita dalla disperazione della perdita di Euridice, anziché conservarsi la sua bella Euridice fragrante in sé. Metti che suoni e luci della regia dell’ottimo Walter Malosti abbiano l’intelligenza di accompagnare impeccabilmente ogni piccolo scarto emotivo e di suggerire aperture che non appaiono. Leggi il seguito di questo post »

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ACQUA STORTA: l’amore gay nelle maglie della camorra.

Pubblicato da monicamazzitelli su maggio 19, 2011

Ero dispiaciuta di non aver letto il romanzo “Acqua storta”, pubblicato da Meridiano Zero nel 2008, prima di vederne la riduzione teatrale. Con il mio rigore calvinista, di solito non mi concedo deroghe su questo punto: quando un film o una pièce sono tratte da un libro, lo leggo prima; ma stavolta non c’era tempo. Qui però avrei fatto malissimo, perché se avessi già conosciuto la storia non avrei potuto apprezzare altrettanto bene la riuscita di questo adattamento, la bellezza di un lavoro che ha la sua potenza anche in questo accennare, far capire, attraverso istantanee narrative e musicali potenti, una storia dolorosa e vera, umanissima, e quindi tragica. Avrei perso qualcosa quindi: le letture profonde e sentite dell’autore del romanzo, Luigi Romolo Carrino, adattate per la scena con la musicista Federica Principi, sono stati momenti forti dove il romanziere ha esibito una stoffa recitativa notevole, nonostante fosse il suo esordio come attore. “Non farò mai più niente di simile” ci ha detto sorridendo dopo lo spettacolo, ma chissà perché non ci ha convinti fino in fondo.
Il ruolo più importante sul palco spetta comunque alla cantante-attrice Emanuela Borozan, che ha interpretato con grande sentimento le splendide musiche di Federica Principi, con lei sul palco al pianoforte insieme al polistrumentista Roberto Mazzoli. Un trio di alto livello, con brani che riuscivano a coinvolgere dal primo ascolto, e con in più tre omaggi alla canzone napoletana più celebre di Bovio, Modugno e Daniele. L’interpretazione di Emanuela Borozan è stata decisamente felice perché è riuscita a calibrare l’emotività sui vari spunti narrativi sia della prosa che della musica, con vette di intensità su alcuni passaggi più struggenti dove la sua voce si è tinta di un graffio quasi rauco. La storia del resto, è molto forte di per sé: al figlio di un camorrista il padre ordina di sposare una donna per distendere i rapporti con un boss rivale, e lui si non può sottrarsi al volere paterno. Ma questo ragazzo, Giovanni, è in realtà gay e pur accettando di sposarsi è innamorato di un uomo, Salvatore. Questo amore è sottolineato con struggente bellezza nel video iniziale della pièce, girato dal regista Fabiomassimo Lozzi, dove immagini romantiche di questo sentimento si alternano a quelle più dure del mondo camorristico. La tragedia è quindi nell’amore non corrisposto di questa donna, Mariasole, che soffre la mancanza, l’impossibilità del suo sentimento, espressa dalla voce potente di Emanuela Borozan.

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“Nuova letteratura fantasy”, “Virus 71″, “Master Desire & Lady Libido”

Pubblicato da mmagliani su giugno 14, 2010

Vi segnalo di due libri diversi, ma che daranno inizio a un percorso artistico comune: Nuova letteratura fantasy di Giovanni Agnoloni (ed. Eumeswil) e Virus 71 di Chiara Daino (ed. Aìsara).

Sono in arrivo tre presentazioni di queste opere, che introdurranno quelli che presto diventeranno gli spettacoli teatrali di DainoAgnoloni, dal titolo Master Desire & Lady Libido (© Chiara Daino & Giovanni Agnoloni, 2010).   Leggi il seguito di questo post »

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LA DEVOZIONE DI MAŠA Il bisogno del femminile cura il femminile? – di Nina Maroccolo

Pubblicato da krauspenhaar su giugno 5, 2009

Masa

[da Il Gabbiano di Anton Čechov. Rivisitazione drammaterapica a cura dell’Atelier LiberaMente, oggi “Creative Drama & In-Out Theatre”, diretto da Ermanno Gioacchini]

Studio sul personaggio: Maša.

MEDVEDENKO Perché va sempre vestita di nero?
MAŠA È il lutto per la mia vita. Sono infelice.

Cara Maša, creatura dall’amore non corrisposto, canterei per te affinché un rovo di tenebra scordasse il suo pasto. Leggi il seguito di questo post »

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Antigone di Massimo Sannelli

Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 5, 2009

antigone4

Teatro Manhattan – Roma

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B & B

Pubblicato da fforlani su marzo 4, 2009

bardot

Ancora una cosa, l’ultima. Perché c’è un’obbiezione che ho sentito ripetermi fino alla nausea, in questi giorni. Inizia così: “Proprio adesso…”. Proprio adesso che ci sarebbero da combattere i tagli del governo tu te ne esci con una proposta di quel tipo? Nella sua formulazione più brusca, l’obbiezione suona così: noi qui a lottare e tu stai lì a portare acqua alla politica del governo. Che dire… Ho già detto e ripetuto che la differenza tra ciò che io propongo e ciò che questo governo fa mi sembra immensa. Ma so anche che non è questo il punto. Il punto è che quello che io dico può essere usato per portare acqua a quella politica. Basta un semplificazione qua, una massiccia censura là, un’aggiustatina…

Alessandro Baricco da Repubblica di oggi

Chi è obiettivo in questo dialogo surreale: l’obiettore o il venditore di obiettivi? Sicuramente il venditore di obiettivi, che fra obiettare e obbiettare, obiettivamente e obbiettivamente, obiettivo e obbiettivo, obiettore e obbiettore, obiezione e obbiezione sceglie sempre le forme con una sola b. Intendiamoci, le varianti con due b non sono sbagliate, ma sono più lontane dagli originali latini, che erano obiectare, obiectivus, obiector, obiectio. Anticamente queste parole non venivano usate nella lingua di tutti i giorni: le adoperavano solo i filosofi nei loro eleganti trattati in latino, sicché, in questo caso, adoperare le forme più vicine al latino equivale a rispettare maggiormente la storia di queste parole

Accademia della Crusca qui

Non c’è più rispetto…
effeffe

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La Russia: questa compagnia comica, di Andrea Sartori

Pubblicato da Andrea Sartori su dicembre 26, 2008

L’Uchebnuyi Teatr di San Pietroburgo è una cassetta di legno antico, scheggiata da una ragnatela di crepe irregolari che ne reticolano l’involucro e le pareti interne. Qui va in scena, da circa sette anni, l’allegoria d’una Russia che dal Medioevo è giunta sino a noi con i suoi rattoppi, le sue velleità e le sue nobili speranze. Komik Trest è il titolo dello spettacolo diretto da Vadim Frison a cui ho assistito una sera di fine novembre, in una platea fitta fitta di spettatori, come spesso accade nei tanti teatri della città, in qualunque momento dell’anno.

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Le Jupiter Anal – di Lorenzo CARLUCCI

Pubblicato da fmarotta su luglio 31, 2008

Le Jupiter Anal
Aux Bouvards et Pécuchets de la poésie contemporaine.

                       This s.p.e.r.m. (several pages electronic ready-made) was written at Rathsbone
                       Hall, University of Liverpool, end of April 2007, while visiting Dr. Andrey Bovykin.

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Appunti per una performance Amletica

Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 2, 2008

(Genova, Palazzo Reale, 27 febbraio 2008)

di Massimo Sannelli

Amleto è una delle colonne della coscienza occidentale, quasi un luogo comune di questa coscienza – e questa coscienza siamo noi, secondo la lettura di Harold Bloom (*Shakespeare. L’invenzione dell’uomo*, Rizzoli, Milano 2001). L’altro archetipo tragico della nostra storia è Edipo – che uccide il padre, sposa la madre, ne ha dei figli; dunque Edipo è contemporaneamente figlio e sposo della madre, fratello e padre dei figli che nascono dall’incesto [i nomi – parole parole parole – sono stati corrotti e complicati dalla vita e dalle colpe], e in più è parricida.

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Parole con Leo Muscato – di Gessica Franco Carlevero

Pubblicato da marinomagliani su novembre 5, 2007

laboratorio1-foto-di-gonzalo-hernandez-baptista.jpg

Ho incontrato il regista Leo Muscato a Torino, in occasione di un workshop finalizzato alla ricerca degli attori per il suo prossimo spettacolo sul Gabbiano di Ĉechov. Il laboratorio, però, si è presto rivelato essere ben lontano da un classico provino o audizione. Il laboratorio è stato piuttosto l’occasione per un’approfondita analisi del testo, per una riflessione sul ruolo dell’attore, e sul significato del teatro oggi. Leggi il seguito di questo post »

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La zattera dei morti, di Harald Mueller

Pubblicato da antoniodiavoli su settembre 17, 2007

 

Nota di lettura a cura di Federico Federici
Versione stampabile QUI

 

 

« Alzo gli occhi verso i monti; da dove mi verrà l´aiuto? »

Salmo 121

 

 

 

« Buio in platea e sulla scena. Si comincia a sentire il rombo ritmico e scandito del GRANDE TAMTAM. Ampio e vistoso cartello pubblicitario. Checkup è al centro della scena e ascolta. »[1] Leggi il seguito di questo post »

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Diverse re-interpretazioni

Pubblicato da eziotarantino su agosto 22, 2007

Mimmo Cuticchio
Mimmo Cuticchio è un puparo. Nel suo teatro in via Bara all’Olivella, a Palermo, mette in scena il repertorio tradizionale del teatro dei pupi: Orlando, Rinaldo, Gano di Magonza…
Ma quando è lui a salire sulla scena Mimmo è un Mangiafuoco buono: con la sua barbona grigia ammalia con la dolcezza ironica del dialetto palermitano cuntando e interagendo con i suoi pupi, fuoriusciti dall’anima delle storie, docili emanazioni della sua voce.
Ne “La riscoperta di Troia” Cuticchio torna su un tema che gli è caro, quello dei poemi omerici. Leggi il seguito di questo post »

Pubblicato in: Recensioni, Teatro | 10 Commenti »

 
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