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	<title>La poesia e lo spirito</title>
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	<description>Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?</description>
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		<title>La poesia e lo spirito</title>
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		<title>Sor&#8217;aqua</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Centofanti]]></category>
		<category><![CDATA[Bob Dylan]]></category>
		<category><![CDATA[privatizzazione dell'acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[
da qui
Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per sor&#8217;aqua.
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Bei tempi, quando qualcuno poteva parlarne in libertà, quasi riproducendone la freschezza inarrivabile, la purezza intangibile. Per la bibbia, l&#8217;acqua è il tesoro per antonomasia. L&#8217;uomo del deserto ne conosce ogni dettaglio, ne apprezza ogni segno. Nessuno alzi le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26751&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/20/sora-acqua/"><img src="http://img.youtube.com/vi/PMbTacglJKk/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=PMbTacglJKk&amp;feature=channel">qui</a></p>
<p><em>Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per sor&#8217;aqua.<br />
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.</em><br />
Bei tempi, quando qualcuno poteva parlarne in libertà, quasi riproducendone la freschezza inarrivabile, la purezza intangibile. Per la bibbia, l&#8217;acqua è il tesoro per antonomasia. L&#8217;uomo del deserto ne conosce ogni dettaglio, ne apprezza ogni segno. Nessuno alzi le mani su di lei, nostra sorella umile, mai nostra <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/11/acqua-privatizzazione-decreto-ronchi.shtml?uuid=c88dd0f4-d38f-11de-a4bd-1cde71b4a532&amp;DocRulesView=Libero">schiava</a>.</p>
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			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>&#8220;Un pomeriggio in Alta Val Curone&#8221;, di Marco Grassano</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 11:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanniag</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>
		<category><![CDATA[Vedere cose]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Grassano]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Val Curone]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tempo incerto del dopopranzo invita a una gita in auto. Scendiamo al Museglia in secca e prendiamo per Montacuto, poi svoltiamo a valicare il panoramico passo sotto il Giarolo attraverso Magroforte, Costa dei Ferrai, Serra, fino a incrociare, a Morigliassi, la provinciale. Andiamo quindi a sud per Garadassi e, al bivio, a destra per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26535&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il tempo incerto del dopopranzo invita a una gita in auto. Scendiamo al Museglia in secca e prendiamo per Montacuto, poi svoltiamo a valicare il panoramico passo sotto il Giarolo attraverso Magroforte, Costa dei Ferrai, Serra, fino a incrociare, a Morigliassi, la provinciale. Andiamo quindi a sud per Garadassi e, al bivio, a destra per Caldirola. La strada larga, costruita nella remota auge turistica, sale a tornanti duri, bruschi, ripidi, fra una vegetazione essenziale e stenta. Rade gocce di pioggia spruzzano il parabrezza, ma l’asfalto è bagnato dal temporale. Una recinzione di pali in legno e filo metallico appare lungo il declivio a sinistra. Qualche centinaio di metri più in alto, a una svolta cieca, l’ingresso della tenuta.</p>
<p><span id="more-26535"></span></p>
<p>I proprietari, Matteo e Caterina, ci accompagnano a visitare la struttura e a incontrare gli animali: i due cagnoni bianchi e socievoli, eredi di quelli citati nel libro <em>Storie della fattoria</em>, il gatto Ulisse, le pecore cornute, le galline, i conigli, una coppia di cavalli (gli altri sono al pascolo). Discutiamo di come rilanciare la montagna e dei relativi problemi di convivenza, raccontati nel film <em>Il vento fa il suo giro</em>.</p>
<p>Continuiamo il nostro itinerario. Torniamo al bivio e imbocchiamo l’altro ramo. Montecapraro emerge iniziando dal campanile, nitido contro il cielo azzurro che illumina d’allegria le case in pietra. Qualche curva ascendente ed ecco Salogni, raccolto a sinistra in un grappolo di tetti sovrapposti: un tempo borgo di tristi emigrazioni argentine, in questo tardo agosto luogo di serena villeggiatura tra i monti.</p>
<p>Si sale ancora. La vegetazione diviene densa e cupa: pini, per lo più. La luce si fa avara, lasciandoci in una liquida ombra verde sormontata da un aspro pendio. Bruggi (“Perla della val Curone” dice una targa) evoca altre latitudini. Le coste attorno sono scoscese e fitte di alberi alti e scuri. Una passerella scavalca l’esiguo rigagnolo appena sotto la malconcia, muschiosa traversa per la captazione dell’acqua. Da lì un sentiero sale nei boschi e riecheggia di escursionisti. Il cimitero di pietra a vista sorge accanto alla chiesa, come in una parrocchia protestante. La via acciottolata inizia da un casermone di mattoni moderni nel quale stanno ricavando alloggi e serpeggia in dura salita fra casette ristrutturate a uso estivo e qualche solido prefabbricato in legno scuro. Quattro diverse fontane, lungo il percorso, offrono un quieto mormorio d’acqua gelida. Un vicolo devia bruscamente a destra perdendosi in un’erta verde fra orti e alberi da frutto.</p>
<p>È pomeriggio avanzato. Il sole sovrasta di poco, a sudovest, la vetta del Giarolo, sul versante opposto rispetto a casa nostra. A sud, il Chiappo e l’Ebro drizzano i loro 1700 metri di barriera (in inverno solo brevemente superabile) contro i raggi solari. Penso alle generazioni che sono trascorse qui nei gelidi inverni neri di neve e alla fotofobia che ha portato, ora, a piantare file di pini in ogni spazio libero del caseggiato, ulteriore schermo a una luce già parsimoniosa. Proseguiamo il nostro itinerario pedonale e scendiamo verso l’auto passando dall’altro capo del villaggio, reimmergendoci nell’ombra fredda della conca.</p>
<p>È quasi con sollievo che usciamo dalla strettoia e ci portiamo a Fabbrica Curone per una cena all’aperto, sotto i vasti rami di un tiglio, nella piazzola di fronte al ristorante dell’amico Massimo, mentre il tramonto e i suoi teneri colori estivi continuano ancora a lungo a rendere delicatamente luminoso il paesaggio d’intorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Marco Grassano</p>
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	</item>
		<item>
		<title>“Storicità e letterarietà nella poesia di Giuseppina Turrisi Colonna”. Saggio di Giovanni Inzerillo</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/20/%e2%80%9cstoricita-e-letterarieta-nella-poesia-di-giuseppina-turrisi-colonna%e2%80%9d-saggio-di-giovanni-inzerillo/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 07:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco sasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica letteraria]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Sasso]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Inzerillo]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppina Turrisi Colonna]]></category>

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		<description><![CDATA[

di Giovanni Inzerillo
 
«Raccolta nelle domestiche pareti, con la coscienza de’ più tenaci, studia il passato, irrompe contro le prave usanze, ripudia le cure femminili, colla mente risale, infiammata di gloria, a’ più splendidi momenti della vita italica, ed evoca le memorie degli eroi, vedendo gli uomini del suo tempo tralignati ne’ conviti, ne’ balli e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26497&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><a href="http://retroguardia2.files.wordpress.com/2009/11/turrisi-colonna.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2727" title="turrisi colonna" src="http://retroguardia2.files.wordpress.com/2009/11/turrisi-colonna.jpg?w=240&#038;h=272" alt="turrisi colonna" width="240" height="272" /></a></p>
<p>di <strong>Giovanni Inzerillo</strong></p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<p>«Raccolta nelle domestiche pareti<strong>, </strong>con la coscienza de’ più tenaci, studia il passato, irrompe contro le prave usanze, ripudia le cure femminili, colla mente risale, infiammata di gloria, a’ più splendidi momenti della vita italica, ed evoca le memorie degli eroi, vedendo gli uomini del suo tempo tralignati ne’ conviti, ne’ balli e negli amori. Tali sentimenti erano in lei sedicenne».</p>
<p>Così Francesco Guardione traccia un breve profilo della Turrisi Colonna, una ragazza appena sedicenne ma dall’animo di donna, capace di dedicare la sua breve vita a due grandi amori: la poesia e la patria.</p>
<p>Le poesie della Turrisi Colonna scritte in un periodo compreso tra il 1836 (ad appena 14 anni pubblica infatti <em>l’Inno a San Michele)</em> e il 1846 (nel 1841, a soli 19 anni, pubblica il suo primo volume), hanno una interessante storia editoriale, che vale la pena di citare, tra le due diverse aree geografiche di Palermo e di Firenze.</p>
<p><span id="more-26497"></span></p>
<p>La prima edizione, come si è già detto, appare nel 1841 a Palermo a cui segue quella di Felice Le Monnier del 1846. A queste due incomplete prime edizioni seguono le altre del 1854 e del 1886 per gli editori palermitani di Ruffino e Virzi. Bisognerà aspettare il 1915, e nuovamente sotto la cura dell’editrice fiorentina, per avere l’edizione delle opere complete della Turrisi Colonna e comprendente 56 poesie edite dal 1841 al 1846, 28 postume, in parte pubblicate nella ristampa palermitana del 1854, 10 volgarizzamenti, 8 lettere scritte dalla stessa e altre 17 sulla stessa, e ancora 17 lettere indirizzatele da “illustri italiani”. L’edizione fiorentina del 1915, sebbene in apparenza datata, risulta quindi essere, ad oggi, la più completa e dunque quella consultata per l’occasione.</p>
<p>Le liriche della Turrisi Colonna possono suddividersi in distinti e macroscopici filoni tematici.</p>
<p>Quello biografico innanzi tutto, che include diversi componimenti rivolti a familiari, conoscenti e persino a se stessa.</p>
<p>Il filone storico-civile, con opere dedicate a fatti e personaggi della storia nazionale. Tema così importante, questo, da spingere Amelia Crisantino, in un articolo apparso su “Repubblica” esattamente un anno fa, a definire la Turrisi una “poetessa femminista che suscitava alla rivolta”.</p>
<p>Il filone religioso, inoltre, con dediche a numerosi Santi della cristianità.</p>
<p>Ed infine, il filone più squisitamente letterario contaminato da evidenti contatti con la tradizione (classica e non). Lo testimoniano, ad esempio, le dediche ad illustri autori della letteratura, come Torquato Tasso e Gaspara Stampa; i riadattamenti (tutti compresi nei <em>Volgarizzamenti</em>) di un’opera callimachea dal titolo <em>Il lavacro di Pallade</em>, la <em>Libera versione</em> dal libro XI delle <em>Metamorfosi</em> di Ovidio ed il <em>Canto funebre in morte di Bione</em> da Mosco; la lirica denominata <em>Le rimembranze</em>, dal titolo troppo vicino a quello delle <em>Ricordanze</em> leopardiane per essere ritenuto fortuito; e ancora inni e odi dedicatorie di manzoniana memoria.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Risulta altresì difficile approcciarsi alla poesia italiana del primo Ottocento senza riconoscere l’influenza esercitata sui nostri scrittori, Leopardi e Manzoni gli esempi più ridondanti, dal Romanticismo tedesco degli anni 1798-1820, una sorta di laboratorio sperimentale di gran parte della letteratura moderna europea.</p>
<p>Schlegel, Von Hardenberg (meglio conosciuto come Novalis), Fichte e Schelling, per citare solo alcuni nomi significativi, aprono la strada ad un rinnovamento della letteratura, ad una più radicale (e forse problematica) simbiosi tra opera letteraria e pensiero filosofico, alla cosiddetta modernità.</p>
<p>In <em>Frammenti </em>e<em> Lettera sul romanzo</em> Schlegel così scrive:</p>
<p>«La poesia romantica è una poesia universale progressiva. Il suo fine non è solo quello di riunire nuovamente tutti i separati generi e di porre in contatto la poesia con la filosofia e la retorica. Essa vuole, e deve anche, ora mescolare ora combinare poesia e prosa, genialità e critica, poesia d’arte e poesia ingenua, render viva e sociale la poesia, poetica la vita e la società, poetizzare lo spirito, riempire e saturare le forme dell’arte col più vario e schietto materiale di cultura, e animarle con vibrazioni di <em>humor</em>. Essa abbraccia tutto ciò che è poetico, dal più grande sistema dell’arte (che contiene a sua volta in sé più sistemi) al sospiro, al bacio che il fanciullo poetante esala in un canto spontaneo. Essa può perdersi talmente nell’oggetto rappresentato da poter far credere che caratterizzare individui poetici di ogni specie sia per essa l’Uno e il Tutto».</p>
<p>E inoltre:</p>
<p>«Ma il sentimentale significa anche un’altra cosa, la quale caratterizza anzi la tendenza della poesia romantica nella sua opposizione all’antica: la in-distinzione tra apparenza e verità, fra il serio e lo scherzoso. Qui sta la gran differenza. La poesia antica si richiama continuamente alla mitologia, ed evita anzi una materia propriamente storica. […]. La poesia romantica invece riposa tutta su un fondamento storico, molto più che non si sappia e si creda».</p>
<p>Già in questo breve estratto Schlegel sintetizza magistralmente tutte le novità della poetica romantica prendendo, ben a ragione, le distanze da quel patetico sentimentalismo a cui il termine ancora oggi ci richiama.</p>
<p>- L’Universalità, innanzi tutto. La nuova poesia, che aspira austeramente a sintetizzare “l’Uno e il Tutto”, il particolare ed il generale, la materia e lo spirito, tende al superamento dei generi e delle particolarità nazionali, in un felice connubio con altre discipline, come la filosofia e la retorica, alla letteratura poi non così distanti.</p>
<p>- L’attualizzazione, inoltre, della materia poetica, tra autobiografismo e storicismo, tra verità ed attualità (il già citato “render viva e sociale la poesia”).</p>
<p>- Da ultime, ma non tali, la quotidianità e l’ironia, nella definizione schlegeliana di “<em>humor</em>”, cornici non così inadatte al realismo letterario.</p>
<p>Di realismo, termine prettamente novecentesco, potrebbe sembrare azzardato parlare ma intendendolo nel suo significato di anticlassicismo, allontanamento cioè da una vetusta e obsoleta mitologia e storia antica, ha la sua ragion d’essere. E in tal senso il classicista tedesco sembra stupirci. Suona paradossale infatti che proprio lui, partito da una concezione fortemente negativa dell’arte moderna e da un intransigente classicismo o che, come dice il Mittner, aveva iniziato «la sua carriera di critico da grecomane intransigente», da winckelmaniano esasperato, possa guardare al rinnovamento, si avvicini alla modernità. Ma poiché la poesia, e al di là del singolo genere la letteratura <em>tout</em> <em>court</em>, oltre ad essere “universale” è anche “progressiva”, essa non può che risentire dei mutamenti del tempo e delle diverse sensibilità.</p>
<p>“La letteratura si va anche essa trasformando”, scrive De Sanctis nella pagina conclusiva della sua <em>Storia della letteratura italiana</em>, per dare via spazio e voce ad una “letteratura moderna”, “eco della vita contemporanea universale e nazionale”:</p>
<p>«La letteratura si va anche essa trasformando. Rigetta le classi, le distinzioni, i privilegi. Il brutto sta accanto al bello o, per dir meglio, non c’è più né bello, né brutto, non ideale, e non reale, non infinito e non finito. L’idea non si stacca, non soprastà al contenuto. Il contenuto non si spicca dalla forma. Non ci è che una cosa, il vivente. […] La nuova letteratura, rifatta la coscienza, acquistata una vita interiore, emancipata da involucri classici e romantici, eco della vita contemporanea universale e nazionale, come filosofia, come storia, come arte, come critica, intenta a realizzare sempre più il suo contenuto, si chiama oggi ed è letteratura moderna».</p>
<p>Non deve pertanto risultar strano parlare di modernità letteraria anche in riferimento ad opere ottocentesche. In riferimento alla poesia della giovane Giuseppina Turrisi Colonna è possibile allora parlare di modernità letteraria, riscontrare tracce di questa innovazione? Si tenterà una risposta attraverso un rapido attraversamento delle poesie inserite nei diversi filoni di cui si è detto all’inizio.</p>
<p>Nelle liriche familiari è curioso anzitutto notare come la dedica ai personaggi cari sia solo un pretesto adoperato dalla scrittrice per ripercorrere, come in un <em>flashback</em> memoriale, istanti della sua immaginazione, momenti del suo passato. Traspare un ritratto assai amorfo dei cari a cui lei si rivolge. Il presente dell’evocazione lascia così spazio al passato (e al futuro) dell’immaginazione.</p>
<p>Nella lirica intitolata <em>Alla genitrice</em>, ad esempio, solo nella prima strofa trapela tutta la dolcezza dell’affetto familiare:</p>
<p>Oh Madre! Oh dolce Madre! Ah non v’ha nome</p>
<p>Più santo e puro, né più santo affetto!</p>
<p>Come son lieta nel tuo gaudio, e come</p>
<p>E’ di te pieno l’infiammato petto!</p>
<p>La tua fronte baciando e le tue chiome,</p>
<p>Che non leggo negli occhi e nell’aspetto?</p>
<p>Poco dopo irrompe insistentemente (come lascia intendere l’anafora “Deh torna!” che fa da <em>incipit</em> alle ultime due strofe e con cui si apre, come a fare da collante, il componimento successivo non a caso a lui dedicato) la figura del fratello “emulo e maestro” che riporta vivi alla mente i “cari giorni d’infanzia” e i “cari primieri studi” e del quale brama un veloce ritorno: “l’adorato fratel faccia ritorno!” o ancora “Tu mi sei tolto: d’ogni gioia privo / il cor ti segue, mentre piango e scrivo”.</p>
<p>Così, con un analogo <em>excursus</em> narrativo, nella seguente lirica dedicata al fratello Nicola, la sofferta evocazione di un suo ritorno si trasforma in un recupero delle “care memorie” di giovinezza, “età più lieta” ma per nulla corrotta da “ozi e blandimenti”. La giovanissima Giuseppina ha infatti ben chiaro il suo ruolo sociale, la sua professione di poeta:</p>
<p>Quante care memorie, e quanto spesso</p>
<p>A meditarle sospirando torno!</p>
<p>A bramar quegl’inganni, quell’istesso</p>
<p>Foco, quel gaudio che brillava un giorno!</p>
<p>[…]</p>
<p>Non i trastulli dell’età più lieta,</p>
<p>Non sedussermi gli ozi e i blandimenti:</p>
<p>Sola m’intesi, mi sentii poeta,</p>
<p>Nel volere, nei desiri, e negli accenti.</p>
<p>L’affetto familiare nelle liriche della Colonna è dunque intimistico raccoglimento in se stessa, volontario esilio dall’“uman disastro”, dal “vuoto”, dal “gelido torpor” di un secolo” fatto più “di colpe” che “di virtù”. Un acceso dolore, una profonda malinconia, una acuta insoddisfazione sono le Muse ispiratrici che, riprendendo un parallelismo utilizzato da Guardione, molto accomunano la poesia della Colonna a quella del giovane Leopardi. Scrive Guardione:</p>
<p>«Io ricordo ne’ giovanili anni che, dopo aver letto il Leopardi, riprendendo il volume della Turrisi, parevami di scorgere ne’ due poeti somiglianza molta di dolori, di contrasti, di sognate felicità, di tristi e amari disinganni».</p>
<p>La madre che compare come dedicataria di altre liriche, è colei che consola la figlia smarrita, che “legge ogni affetto, ogni preghiera / nel cor, negli occhi della sua figliola”, che la riscalda e le dà forza in un “dolce amplesso”. Non è certo un caso che spesso le si rivolga col più tenero epiteto di “madre” (meno austero e impersonale di “genitrice”), come anche l’utilizzo di un verso più breve, cadenzato come in una nenia cantata ad un bambino. Cito:</p>
<p>E m’accogliesti, o candida</p>
<p>Madre, nel dolce amplesso;</p>
<p>E nelle belle lagrime</p>
<p>Fatta più bella, spesso</p>
<p>Ti sogguardò scherzevole</p>
<p>Dalla mia culla Amor.</p>
<p>Anche al padre la Colonna rivolge il suo ringraziamento per la severa formazione impartitale. A lui, infatti, deve la sua giovinezza educata al “gaudio” per le lettere e nel “silenzio” di una “romita stanza”:</p>
<p>O padre mio! Non ridono</p>
<p>I piaceri bugiardi,</p>
<p>Né di prestigi adornasi</p>
<p>La vita ai mesti sguardi,</p>
<p>Fra le dorate immagini</p>
<p>Del mondo e dell’età.</p>
<p>Del filone storico-patriottico sarebbe ardua e lunga impresa ripercorrere per intero le assai numerose citazioni poetiche. Un fervente patriottismo, una accesa forza di azione e di ribellione, una viva volontà di rinnovamento anima il pensiero della giovane poetessa e sarebbe altresì riscontrabile in pressoché tutte le poesie. Esso sembra essere il più importante (forse l’unico) motivo ispiratore della sensibilità poetica della Colonna, del suo ardire compositivo. Non stupisce certo che <em>Alla patria</em> (titolo di uno splendido componimento) dedichi il genere aulico della canzone e che questa si apra con la ripetizione (quattro volte in appena quattro versi) della parola “Amor”. Il femminino e corporeo amore protagonista della poesia di Saffo, ispiratore <em>tout court</em> dei “leggiadri sogni”, nella Colonna si trasforma solo in amore patriottico “Ma sol la patria spira / i più fervidi carmi al petto mio”. Lottare per la patria, incitare alla rivolta sembra essere una vera e propria “missione” a cui Giuseppina, ispirata dalla “voce di Dio” come una moderna Giovanna D’Arco a cui lei stessa si paragona, ben volentieri e tanto arditamente si immola:</p>
<p>Non trastul, ma di Dio</p>
<p>Voce i carmi saran, saran divina</p>
<p>Mission fra le genti,</p>
<p>E le sicane menti</p>
<p>Guidar di gloria nel cammin desio</p>
<p>Come al trionfo del natio Paese</p>
<p>Guidò gli Eroi la vergine francese!</p>
<p>Che la patria intesa dalla Turrisi non sia l’Italia tutta ma solo una parte di essa si capisce immediatamente dopo. Le due strofe successive sono una virgiliana riproduzione di atmosfere bucoliche e campestri, un inno alla amata Sicilia terra di “eterna primavera” sempre illuminata dal sole, dove persino i sassi sono capaci di parlare il linguaggio dell’“armonia” e soprattutto luogo “di mille vati il nido”:</p>
<p>Bello, azzurro è il tuo cielo,</p>
<p>O mia Sicilia, eterna primavera</p>
<p>E colli e prati infiora,</p>
<p>E scherzano l’auretta, e bacian l’onde</p>
<p>A’ vaghi fior lo stelo;</p>
<p>E celesti pensier nell’alma infonde</p>
<p>Fra solitarie sponde</p>
<p>La regal pompa di stellata sera,</p>
<p>O la vermiglia aurora</p>
<p>Che le campagne indora,</p>
<p>O il sol che il raggio luminoso asconde,</p>
<p>E il potente saluto invia dal monte</p>
<p>Fra torrenti di luce all’orizzonte!</p>
<p>O questo dolce suolo</p>
<p>Esser dovria di mille vati il nido,</p>
<p>Se l’aure, e l’acque, e i rami</p>
<p>E l’erbe, e i sassi parlano armonia,</p>
<p>Perché sì lento è l’estro, ove natura è così pia?</p>
<p>Così la Turrisi si chiede come sia possibile che una simile terra così fertile non possa generare ancora ingegni come Dante, Alfieri e Tasso (qui e altrove assunti a modelli letterari) ed eroi della storia. La guerra, qui personificata con il dio Marte, ha sì destato la “terra sonnecchiosa all’armi”, ai moti rivoluzionari, ma dal torpore sembra scosso solo il suolo, non ancora gli abitanti “timidi e codardi”, incapaci di agire. Sarà proprio lei, la sicula Giovanna D’Arco, ad incitare alla rivolta, a stimolare l’eroismo ed il coraggio, a “destare i morti”:</p>
<p>Destò verace Marte</p>
<p>Destò la terra sonnacchiosa all’armi,</p>
<p>Nella terribil lotta</p>
<p>S’inspiraron d’Italia i più gagliardi,</p>
<p>Inspirò Bonaparte</p>
<p>D’Ugo, di Monti il cor, di Leopardi.</p>
<p>Noi timidi, codardi</p>
<p>Non infiamman le trombe a’ forti carmi;</p>
<p>[…]</p>
<p>S’ei gli spiriti addormenta,</p>
<p>I vivi io desterò, desterò i morti;</p>
<p>E all’opra generosa</p>
<p>La vita sacrerò, gli inni, il pensiero!</p>
<p>Nell’animo della giovane donna vive ancora l’“ardire” dei “sicani eroi” del passato, di un Ottavio D’Aragona, ad esempio, ammiraglio siciliano del 1600, “salvezza, orgoglio di Sicilia e speme”. Così si apre il componimento a lui dedicato:</p>
<p>Oh beato l’Eroe che a grandi imprese</p>
<p>Amor di Patria, amor di gloria sprona!</p>
<p>E quel foco divino il cor t’accese</p>
<p>O fortissimo Ottavio D’Aragona.</p>
<p>Gli eroi di un glorioso passato orami estinto dovranno così diventare le <em>Donne siciliane</em>, destinatarie di una celebre canzone:</p>
<p>Deh, come il cor desia,</p>
<p>In noi l’ardire dei Sicani eroi</p>
<p>L’antica tempre si rifonda in noi!</p>
<p>[…]</p>
<p>Deh, mel credete, ch’io favello il vero,</p>
<p>Il celarsi è vergogna.</p>
<p>Sorgete, o care, e nella patria stanza</p>
<p>Per voi torni l’ardire e la speranza.</p>
<p>[…]</p>
<p>Sicilia in noi riscossa</p>
<p>Rintegrerà l’indomito ardimento,</p>
<p>Le leggi sue, la possa.</p>
<p>[…]</p>
<p>Le divine faretre</p>
<p>Suonin sugli empi, e alle natie contrade</p>
<p>Torni dei prischi Eroi, torni l’etade.</p>
<p>Al filone letterario appartengono, come si è già detto all’inizio, tutti i <em>Volgarizzamenti </em>da cui traspare una solida formazione classica sia greca che latina della giovane poetessa.<em> </em>Ma<em> </em>il modello assunto da lei assunto a guida e maestro è Torquato Tasso. <em>Nell’Inno</em> <em>al Tasso</em> la Colonna a lui si rivolge, infatti, come “maestro” e “fratello” e con un “tu” familiare come a volere ribadire un legame affettivo. Simbolo di genialità e disperazione, Tasso condivide con lei non soltanto la passione letteraria ma anche, e soprattutto, il disprezzo verso uomini codardi e l’odio verso tempi corrotti che rendono quasi coatta una vita di solitudine ed eremitaggio (Tasso dal 1579 al 1586 si rifugia nel monastero di S. Anna dove scrive numerose rime e gran parte dei suoi dialoghi). L’amore innocente e pieno di dedizione del giovane pastore <em>Aminta</em> per la bella ninfa Silvia che, nella favola pastorale del Tasso sfiora e respinge la tragedia, sembra adesso riattualizzarsi nello spirituale connubio che la Turrisi instaura con il suo maestro a cui così si rivolge:</p>
<p>Ah dai primi anni il lugubre</p>
<p>Tuo fato lagrimai,</p>
<p>E nell’età dei fervidi</p>
<p>Pensier di te sognai;</p>
<p>Nei volti miei, nell’estro</p>
<p>Io t’invocai maestro,</p>
<p>Io t’invocai fratel</p>
<p>[…]</p>
<p>Misero! I tempi e gli uomini</p>
<p>A te fur sempre avversi;</p>
<p>La pace t’involarono,</p>
<p>Ti maledir nei versi:</p>
<p>Dal carcere severo</p>
<p>Nel cheto monastero</p>
<p>Fuggisti all’odio, e al dì.</p>
<p>Così, dei grandi letterati della storia la Colonna segnala il lato più squisitamente umano, la negatività dell’esistenza, la tragica condizione di una vita martoriata e di una genialità incompresa. Emergono soprattutto i motivi biografici dei grandi protagonisti della storia letteraria accompagnati da una sensibile condivisione, da una quasi mistica ammirazione. I versi dei grandi della letteratura, le pagine intrise di sublime raffinatezza di Tasso, di Dante e di Gaspara Stampa fanno solo da sfondo alle loro esistenze tormentate da amore e follia. Anche di Gaspara Stampa, nel componimento a lei dedicato, e con lo stesso tu referenziale, oltre ad elogiare i “dolcissimi versi”, condivide il tormento per le sofferenze di un amore tormentato e non corrisposto (gran parte delle rime della Stampa sono infatti effuse dalla passione violenta ed esclusiva per il conte Collatino di Collalto che, dopo una breve relazione, continuò ad amare senza speranza):</p>
<p>Unico voto, unica speme, un solo</p>
<p>Amore, un sol desio t’accese il petto,</p>
<p>Né lusinghe, né tempo, assenza, o duolo</p>
<p>Intiepidir quell’ostinato affetto.</p>
<p>Ad ogni modo l’ostinazione d’amore non piega ma rende immortali:</p>
<p>Ah se il foco degli inni eterno avvampa,</p>
<p>No, non è morta l’infelice Stampa!</p>
<p>E se l’amore è un sentimento nobile, e per questo degno della poesia, per la Turrisi l’apice mai raggiunto è quello della <em>Vita</em> <em>Nova</em> dantesca. Il componimento intitolato <em>A Giovanni Duprè, per la statuetta La Beatrice di Dante</em> così si apre:</p>
<p>No: canzoni più tenere, più bella</p>
<p>Storia non lessi della <em>Vita Nova</em>.</p>
<p>Se Tasso è un “fratello” a cui è possibile rivolgersi con toni più familiari, Dante è un “divin Poeta” capace con i suoi versi di “scolpire” l’immagine di una donna e di nobilitare un intero popolo. E non è certo un caso che anche Dante “Genio eterno” abbia vissuto un disagio esistenziale (Ahi, tosto il duol, l’esiglio, e la sciagura / colpir quel Sommo, ed ei sognò l’Inferno”), come a volere ribadire il doppio legame tra tormento e letteratura, tra il male di vivere e il mestiere di poeta.</p>
<p>Un cenno merita il componimento <em>Le rimembranze</em> scritto dalla Colonna nel 1938; il richiamo alle <em>Ricordanze</em> leopardiane (nella scelta del titolo come anche nei contenuti) è troppo evidente per essere taciuto. D’altronde, è certo che la giovane sedicenne (adolescente ma già donna matura per quei tempi), famelica di libri e di letture, conoscesse bene i canti recanatesi di Leopardi a cui <em>Le ricordanze</em>, scritte tra l’agosto e il settembre del 1829, appartengono. Il ricordo della giovinezza, e nel caso della poetessa siciliana addirittura dell’età neonatale, è un ricordo nostalgico e sofferto. Come il Leopardi si dispera di “consumare” la sua “età verde” in un “natio borgo selvaggio, intra una gente / zotica, vil” che fa della “dottrina” e del “saper” “argomento di riso e di trastullo”, così nella Turrisi traspare un senso di inadeguatezza dinanzi al mondo, di consapevole diversità a confronto con altre “donzelle” come lei:</p>
<p>Meco seduta una gentil donzella,</p>
<p>Perché, diceva, nei severi studi</p>
<p>Perdi il sorriso dell’età novella,</p>
<p>Perché vogliosa ti travagli e sudi?</p>
<p>[…]</p>
<p>Io di riscontro: il sai; dai teneri anni</p>
<p>Arcanamente dentro il cor profondo</p>
<p>Un amaro provai senso d’affanni,</p>
<p>Un tedio lungo, un diffidar del mondo.</p>
<p>Né della giovinezza i dolci inganni</p>
<p>Mi suadono il vivere giocondo;</p>
<p>La consapevolezza di tale diversità (la “donzella” con cui dialoga è anche un <em>alter</em> <em>ego</em> di se stessa, una sorta di vocina interiore) provoca un sorriso dolce-amaro. Il ricordo della giovinezza è un tuffo nel passato spensierato ma acerbo, intriso di “ameni inganni” per il Leopardi e condizionato da un “amaro senso d’affanni, / un tedio lungo, un diffidar del mondo” per la Colonna. Ma se in Leopardi la rimembranza è “acerba” perché non produce nulla anzi nega il presente (“D’ogni mio vago immaginar, di tutti / i miei teneri sensi, i tristi e cari / moti del cor, la rimembranza acerba”), per la giovane poetessa siciliana la “rimembranza amara” sembra più proiettarsi verso il futuro. Essa non risulta soltanto essere, dunque, un nostalgico ricordo del passato, bensì l’immortalità nelle menti dei posteri, la memoria che le future generazioni avranno di lei (“Io giuro meditar nei giorni mesti, / perché un vestigio, un’ombra di me resti).</p>
<p>E in questo suo proposito sembra essere pienamente riuscita se, a distanza di quasi due secoli, noi continuiamo a parlare di lei quasi come precursore di contemporanei movimenti femministi e a leggere la sua poesia, attualizzabile ancora oggi, in chiave moderna. Il ritratto che di lei fa Zanella nel suo studio <em>Della vita e degli scritti di G. Turrisi Colonna</em>, efficacemente citato in epigrafe da Francesco Guardione e da me adoperato per concludere, immortala la giovane poetessa siciliana in uno splendido ritratto che, anche a distanza di secoli, avrà emozioni da suscitare e fatti da raccontare:</p>
<p>«In membra delicate ed esili un’anima di ferro e di fuoco: una perpetua battaglia fra le cure casalinghe e modeste prescritte alla donna, ed il desiderio di una vita avventurosa, com’è del soldato e del marinaro».</p>
<p>______________________________</p>
<p><strong>Giovanni Inzerillo</strong> (Palermo, 1982) ha conseguito la Laurea in Lettere classiche con il massimo dei voti e la lode presso l’Università degli Studi di Palermo, discutendo una tesi in Letteratura italiana contemporanea sotto la guida della prof.ssa Domenica Perrone. Ha completato i suoi studi a Roma, frequentando un Master in Editoria. È attualmente dottorando di ricerca in Italianistica presso l’Ateneo palermitano.</p>
<p>Pubblicazioni:</p>
<p>- <em>La virtù della frivolezza. Saggio sull&#8217;opera di Paolo Ruffilli</em>, Bari 2009</p>
<p>&#8211; <em>Il gioco della passione</em>, Milano 2004 (romanzo)<span id="_marker"> </span></p>
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		<title>&#8220;Anna è viva&#8221; &#8211; Intervista ad Andrea Riscassi, di Alberto Pezzini</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 19:00:52 +0000</pubDate>
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Il 7 ottobre del 2006 veniva uccisa a Mosca la giornalista Anna Politkovskaja. Aveva raccontato quello che aveva visto della Russia di Putin e della Cecenia. Di ciò che le belve russe erano capaci di fare in guerra.Scriveva per la “Novaja Gazeta” dal 1999 e aveva scelto di seguire il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26519&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Testo e intervista di Alberto Pezzini</strong></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-size:small;">Il 7 ottobre del 2006 veniva uccisa a Mosca la giornalista Anna Politkovskaja. Aveva raccontato quello che aveva visto della Russia di Putin e della Cecenia. Di ciò che le belve russe erano capaci di fare in guerra.Scriveva per la “Novaja Gazeta” dal 1999 e aveva scelto di seguire il conflitto in Cecenia. Scriveva quello che vedeva e per questo la Russia di Putin aveva deciso di ucciderla. Oggi lei è diventata un’icona, una sorta di consacrazione </span><span style="font-size:small;"><em>ad memoriam</em></span><span style="font-size:small;"> della volontà di fare giornalismo ad ogni costo. Che è un lavoro serio, da fare con rigore, e da offrire a chi legge cercando sempre di dare una </span><span style="font-size:small;"><em>non menzogna</em></span><span style="font-size:small;">. Come diceva Alberto Cavallai, che di Russia se ne intendeva, e come dice oggi </span><strong><span style="font-size:small;">Andrea Riscassi</span></strong><span style="font-size:small;">, nel suo ultimo libro </span><strong><span style="font-size:small;">Anna è viva, Sonda Editore, 2009. </span></strong><span style="font-size:small;">Andrea Riscassi oggi è caporedattore della cronaca per la Rai di Milano, insegna giornalismo televisivo come Tutor in Statale, e di bello ha che ti parla al mattino con semplicità, senza fronzoli.</span></span></p>
<p><span id="more-26519"></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong><span style="font-size:small;"><em>Come mai questo amore per la giornalista russa più famosa del mondo</em></span><span style="font-size:small;"> ?</span></strong></span></p>
<p><span style="font-size:small;">E’ stata una scelta quasi per caso. Prima facevo l’inviato ed avevo i Balcani come centro di interesse. L’ho scoperta e mi sono innamorato del suo modo di fare giornalismo. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">Lei diceva che scriveva quello che vedeva. Ad ogni costo. Questo è il giornalismo che oggi fatica ad uscire.</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong><span style="font-size:small;"><em>Perché</em></span><span style="font-size:small;"> ?</span></strong></span></p>
<p><span style="font-size:small;">La società civile oggi è indifferente, è in sonno. Viviamo in un momento in cui anche i punti di riferimento per noi giornalisti non esistono più.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Ci riferiamo per esempio a Tiziano Terzani, ormai morto ed al fatto che la Politkovskaja avesse vinto nel 2007 – postumo – il Premio Internazionale Tiziano Terzani. Oppure a certi inviati di un tempo che oggi sono svaporati. Oggi abbiamo fame di un giornalismo che non è più originale e vero come una volta. Sarà che un tempo gli inviati consumavano anche le scarpe, con macchina fotografica e taccuino alla mano. Oggi non più.</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong><span style="font-size:small;"><em>Certo che oggi questo tuo libro arriva come un vero e proprio </em></span><span style="font-size:small;">deus ex machina</span><span style="font-size:small;"><em> all’interno di un teatro dove non si parla altro che di libertà di stampa o no</em></span><span style="font-size:small;">.</span></strong></span></p>
<p><span style="font-size:small;">Oggi è diventato molto difficile non solo scrivere quello che si vede ma , soprattutto, scrivere quello che si pensa. Il fatto di lavorare per la RAI non fa sì che io perda la mia capacità di discernere ciò che va bene da ciò che invece tanto bene non va. Le persone del mondo occidentale, la nostra società, non si rendono conto che quando manca la libertà di espressione, l’opposizione non potrà mai andare al governo. Perché si ignora ciò che sostiene.</span></p>
<p><span style="font-size:small;"><em><strong>Secondo te quindi l’indifferenza è pericolosa?</strong></em></span></p>
<p><span style="font-size:small;">Il fascismo si è basato sull’indifferenza, su di una sorta di singolare silenzio di ciascuno. Ognuno di noi, invece, dovrebbe dare voce alla propria voce.</span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong><span style="font-size:small;"><em>Sei d’accordo con Roberto Saviano e sull’articolo “La libertà di stampa” apparso ieri su Repubblica (2.10.) in base al quale il giornalismo ha il dovere di fare domande mentre il potere politico ha il dovere di rispondere</em></span><span style="font-size:small;">?</span></strong></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-size:small;">Ho avuto la fortuna di lavorare insieme ad Enzo Biagi al “Fatto”. Biagi diceva sempre che un giornalista deve prima di tutto fare delle domande. Lavoravamo giornate intere a quelle da fare, anche perché un silenzio a una domanda costituisce già una risposta eloquente. Io credo che un uomo politico, un uomo che governi e abbia responsabilità, non possa non rispondere alle domande. Nello stesso momento il giornalista non può non fare delle domande, a meno che non sia un </span><span style="font-size:small;"><em>attacché de presse,</em></span><span style="font-size:small;"> un addetto stampa. Ma quello è un altro mestiere. Un giornalista non potrà mai essere amico del governo, perché rischia di trasformarsi in un addetto.</span></span></p>
<p><span style="font-size:small;"><em><strong>Cosa ha significato per te questo libro che corona un impegno anche sociale molto forte?</strong></em></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-size:small;">Dopo la morte di Anna abbiamo fondato l’associazione “Anna è viva”, che è nata dal mio appello “Un albero per Anna”. Una sorta di manifesto per persone che hanno scelto la via del coraggio. Una sorta di condanna alla memoria che non possiamo dimenticare per nulla al mondo. Anna era una “</span><span style="font-size:small;"><em>reietta</em></span><span style="font-size:small;">” come si definì in un articolo intitolato </span><span style="font-size:small;"><em>Il mio lavoro</em></span><span style="font-size:small;"> </span><span style="font-size:small;"><em>ad ogni costo</em></span><span style="font-size:small;">, uscito per </span><span style="font-size:small;"><em>Another Sky</em></span><span style="font-size:small;">, un’antologia curata dall’associazione English Pen. Nel 2005, durante una conferenza di Reporter Senza Frontiere a Vienna sulla libertà di stampa, disse: “Certe volte, le persone pagano con la vita il fatto di dire ad alta voce ciò che pensano”.</span></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><strong><span style="font-size:small;"><em>Lei l’ha pagato sul serio</em></span><span style="font-size:small;">. </span><span style="font-size:small;"><em>Ma a livello personale, intimo, cosa ha significato questo libro per te e solo per te?</em></span></strong></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-size:small;">Quest’estate sono andato a Mosca e ho portato il mio libro sulla tomba di Anna. In quel momento ho capito che &#8211; per me &#8211; ne era valsa davvero la pena. Non so se lei lo potrà leggere – </span><strong><span style="font-size:small;"><em>e sento</em></span><span style="font-size:small;"> </span><span style="font-size:small;"><em>materiarsi un sorriso leggero sulle labbra di Andrea, quasi un’ombra di malinconia che fa rumore</em></span></strong><span style="font-size:small;"> –  ma sono felice di averlo potuto scrivere.</span></span></p>
<p><span style="font-size:small;"><em><strong>Tra me, penso che deve essere stato emozionante sul serio posare quel libro sulla tomba di chi si era fatta ammazzare per non rinunciare a dire quello che pensava. E che vedeva. Deve essere stato, però, quel libro, su quella terra fredda, gentile come un fiore appena reciso.</strong></em></span></p>
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		<title>White Christmas</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 15:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Centofanti]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco De Gregori]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[White Christmas]]></category>

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da qui
E&#8217; una delle canzoni più dolci che ricordo, il Natale di Francesco De Gregori. Rendeva bene il sentimento indefinibile, tra il malinconico e il complice, che regnava in quegli anni irripetibili. Ci si sentiva uno, senza sapere perché, e senza chiederselo. Fraternità casereccia, che riconciliava con il mondo. Le falle nel presente e nel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26697&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/19/white-christmas/"><img src="http://img.youtube.com/vi/KM2V4In0re0/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=KM2V4In0re0">qui</a></p>
<p>E&#8217; una delle canzoni più dolci che ricordo, il <em>Natale</em> di Francesco De Gregori. Rendeva bene il sentimento indefinibile, tra il malinconico e il complice, che regnava in quegli anni irripetibili. Ci si sentiva uno, senza sapere perché, e senza chiederselo. Fraternità casereccia, che riconciliava con il mondo. Le falle nel presente e nel futuro si scongiuravano presto, come il gelo vinto dalla tombola e il vino, dall&#8217;appuntamento col fuoco su una spiaggia piena di colori. Proprio come <a href="http://milano.repubblica.it/dettaglio/il-diktat-della-lega-contro-i-clandestini-e-natale-cacciamo-tutti-gli-irregolari/1781696">oggi</a>.</p>
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			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.17: “Il dolce rumore della vita” (Bertolucci). Poesia e suono in Anna Ventura, &#8220;Non suoni, ma rumori&#8221;.</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/19/quel-che-resta-del-verso-n-17-%e2%80%9cil-dolce-rumore-della-vita%e2%80%9d-bertolucci-poesia-e-suono-in-anna-ventura-non-suoni-ma-rumori/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 11:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppepanella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica letteraria]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Ventura]]></category>

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		<description><![CDATA[Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=23190&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno<em>) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… </em><strong>(G.P.)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>di <strong><a href="http://retroguardia2.wordpress.com/category/panella-giuseppe/">Giuseppe Panella</a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>“Il dolce rumore della vita” (Bertolucci). Poesia e suono in Anna Ventura, <em>Non suoni, ma</em> <em>rumori</em>, prefazione di Stefano Valentini, Montemerlo (PD), Venilia Editrice, 2009</strong></p>
<p>Anna Ventura è una poetessa ben nota ai (da sempre non troppi) lettori di poesia italiana contemporanea. Ne è testimonianza il volume antologico-critico di Vittoriano Esposito (<em>Itinerario</em> <em>letterario di Anna Ventura. Antologia di appunti e studi critici</em>, Avezzano (AQ), Centro Studi Marsicani “Ugo Maria Palanza”, 2005) in cui l’autore ha raccolto, con certosina pazienza e con spirito avventuroso di esplorazione letteraria, numerose testimonianze e prospezioni critiche sulla sua opera imperiosa e fitta. Ma forse non è ancora tempo di sintesi per una scrittrice così attenta alla ricerca linguistica che mette in opera nei suoi testi letterari (anche se al proposito non si può fare a meno di segnalare al riguardo il saggio ben documentato di Liliana Porro Andriuoli, <em>Certa et Arcana. La</em> <em>poesia di Anna Ventura tra certezza e senso del mistero</em>, Chieti, Tabula Fati, 2001).</p>
<p><span id="more-23190"></span>Anna Ventura non è certo una sperimentatrice spericolata di metri e di prospettive verbali ma proprio perché la sua poesia è fatta in gran parte di assonanze e di rimbalzi tonico-concettuali (dal punto di vista del significante) l’interesse per gli sviluppi della sua prospettiva di poetica è tanto più interessante di quanto potrebbe esserlo in chiave di pura verbalità o di ricerca in chiave ritmico-fonica. Una scelta di citazioni e di testimonianze dalla folta schiera delle sue produzioni non potranno che chiarire la natura della sua vocazione. In <em>La diligenza dei santi </em>che è ancora del 1983 (edito a Foggia dall’editrice Bastoni), si trova un testo, <em>I segni</em>, che espone con attenzione il metodo poetico di Anna Ventura:</p>
<p> </p>
<p>«Se incidi segni sulla cenere, / distrattamente puoi tracciarti il destino. / Ogni segno decide. / Quando cammini, / non calpestare le giunture, / o perderai la strada / che porta alla meta giusta. / Non intrecciarti i capelli / per non confondere i pensieri, / o intrecciarli tanto stretti, che nessuno possa sfuggirti. / E tieni la mano ferma, molto ferma, / quando usi il coltello: / un taglio duro e netto / lascia solo un filo di sangue, / un filo rosso, preciso, / che pare una collana di corallo. / Ma poi concediti un giorno / per i segni felici, / i segni liberi da ogni norma, / costrizione o paura. / Sia, quello, / il giorno della parola» (p. 31).</p>
<p> </p>
<p>In quel <em>Ogni segno decide</em> è inscritta la volontà di scrittura come decisione vitale dell’autrice.</p>
<p>Lo stesso accade in <em>Aria sulla quarta corda</em> (Forlì, Forum / Quinta Generazione, 1987) dove il segno si manifesta come ombra e presenza di sogno che però invera la propria realtà:</p>
<p> </p>
<p>«<strong>QUELL’OMBRA</strong>.  La donna col cappotto grigio / è una macchia scura / nella nebbia. / Ha i capelli color polvere, / le labbra strette. / Passa sotto al lampione / e la luce l’attira nel suo cerchio. / Poi il grigio di nuovo l’inghiotte / e lei scompare. / – Vuoi essere un re? / O il più bello ? O il più forte ? / – Voglio essere quell’ombra / che passa lì nella nebbia / e non so chi sia» (p. 29).</p>
<p> </p>
<p>Essere un’ombra, per Anna Ventura, equivale ad essere un segno.</p>
<p>Anche una voce, forse, basta a confermarla di essere ancora viva come forma e segno della poesia.</p>
<p>In <em>Le case di terra</em> (sempre Forlì, Forum / Quinta Generazione, 1990) si legge a p. 42, proprio subito prima di un’accorta citazione da <em>Il piccolo principe</em> di Antoine de Sainte Exupery:</p>
<p> </p>
<p>«<strong>ORO DEL TEMPO</strong>. Un giorno telefonai a una professoressa / ma lei non c’era e mi rispose il fratello. / Vecchio avvocato di provincia, scapolo. / Attraverso i fili del telefono / mi arrivò la sua voce dove / erano rimaste tracce di Cavalcanti / e di Anna Karenina, il poco oro che resta / della paccottiglia sentimentale / in cui abbiamo sprecato / le nostre adolescenze. / Per rispondere attinsi / all’ultimo fondo di riserva».</p>
<p> </p>
<p>Ironia? Citazione in chiave sarcastica per marcare le distanze da qualcosa che brucia e che ancora forse angoscia nonostante il tempo e la scrittura? Non è detto – si tratta, per Anna Ventura, di ritrovare un tesoro che è stato disperso un po’ dovunque e che non si trova soltanto depositato nella letteratura “alta” (il Dolce Stil Novo, i grandi romanzo tolstojani) ma è possibile individuare attraverso tutti i passaggi già percorsi della vita. L’”oro” della vita (ciò che è stato e si è depositato al fondo delle esperienze umane) è nel tempo ma il tempo si riscatta solo con la poesia.</p>
<p>Infatti, è ad esso e al suo scorrere che vanno rivolte tutte le cure della scrittura:</p>
<p> </p>
<p>«<strong>TEMPO A LISBONA</strong>. E’ il sole più pigro del mondo, / quello del Portogallo, / che al mattino ignora il canto / del gallo e l’odore del caffè / che sveglia. / Il giorno tarda a nascere, in compenso / il pomeriggio sa di eterno. / Finalmente la sera / scende sulla locanda sghemba, / dove un uovo lesso convive / con le verdure scure, / l’oste è tondo, imperterrito, / ha capito tutto del mondo. / Tutte le strade salgono, a Lisbona: / ma il Tago, là sotto, / può anche attendere; / prima o poi scenderanno, / non c’è fretta»</p>
<p> </p>
<p>si legge del tutto comprensibilmente  in <em>Nostra Dea</em> (Firenze, Esuvia Edizioni, 2001, p. 20).</p>
<p>Il mondo (e il tempo) stanno per conto proprio e non possono essere smossi e dislocati dalla parola ma quest’ultima è l’unico strumento adeguato a comprenderli.</p>
<p>Se l’attesa della comprensione è lenta, il risultato dell’illuminazione successiva sarà poderoso.</p>
<p>Come puntualmente si verifica in <em>La meridiana</em>, poesia contenuta nella raccolta <em>L’armadio delle</em> <em>meraviglie</em> (L’Aquila, Edizioni del Consiglio Regionale dell’Abruzzo – Collana di Studi Abruzzesi 49, 2004), un libro peraltro magnificamente illustrato e contenente insieme al testo a stampa anche la riproduzione dell’originale manoscritto dall’autrice:</p>
<p> </p>
<p>«<strong>LA MERIDIANA</strong>. Non ti angosci la sabbia / che rapida scivola nella clessidra, / sottraendoti un tempo liquefatto. / Non ascoltavo il battito / della sveglia che pulsa, / col suo cuore di passero, / né il cucù alpigiano / che fa il verso al tempo / a ritmo inesorabile. / Ma tua guida sia la meridiana / che registra non il tempo / che passa, / ma le stagioni che vanno e vengono / e ritornano, e bagnano di pioggia / il vecchio muro, lo bruciano di sole, / proiettano l’ombra dei rami secchi / e di quelli carichi di mele. / Al mattino vi si accende una luce / bianca, da alba del mondo, / a sera un tramonto vasto / gli rimanda gli ultimi raggi, / rossi, caldi, stremati, / e poi il buio fascia il vecchio muro, / ed è notte. E di notte / non contare il tempo, / non ascoltare i colpi / della grande torre, / ma piuttosto l’ala / dell’uccello di passo, / il rodío sordo del vecchio tarlo, / il viaggio del topo, vicino, / e quello del treno, lontano; / misura lo spazio, non il tempo, / lo spazio vuoto, infinito e indifferente»</p>
<p>(p. 37).</p>
<p> </p>
<p>In questa lirica, lunga e compatta, il realismo poetico dell’autrice si dispiega totalmente.</p>
<p>Il tema del tempo si consuma in una raffica di sensazioni dislocate e combuste alla ricerca di una verità sostanziale che né il Tempo né lo Spazio conoscono e aggiungono alo slancio vitale della scrittura. La meridiana misura il mondo ed è il solo strumento capace di contenerlo (così pure la poesia).</p>
<p>Il suo ultimo libro, infine, <em>Non suoni, ma rumori</em> è un libro di sogni e di fiabe, di metamorfosi vertiginose e di accumulazioni di ricordi che si spingono gli uni verso gli altri per creare, in questo modo, una sorta di verifica lirica del passato applicata al presente:</p>
<p> </p>
<p>«<strong>IL GUSTO DELLA METAMORFOSI</strong>. Al bruco che si fa farfalla si apre / la meraviglia del mondo: dall’ombra / alla luce, dal chiuso all’aria aperta, / dal silenzio alla musica dei suoni. E poi / c’è l’ebbrezza del volo. / Il tempo porterà a conclusione / questo ciclo di vita luminosa: le ali / si faranno vizze, il respiro sempre più pesante. / Ma all’ora della schiusa, la farfalla / ha appreso il gusto della metamorfosi, ne ha intuito il valore. / Perciò affronta, serena, / l’azzardo dell’ultimo volo» (p. 44).</p>
<p> </p>
<p>La richiesta di poetica che emerge da questo testo non potrebbe essere più esplicita: la poesia è metamorfosi, continua, battente, luccicante di piacere ma sostanzialmente e quasi inevitabilmente consapevole della propria caducità. Ogni testo poetico nasce dalla meraviglia suscitata dal mondo nella mente di chi scrive e che si confronta con le sue immagini quando gli si contrappongono nel momento in cui emergono alla vita. Le parole emergono dal silenzio e si trasformano in sensazioni descritte come operazioni vissute della mente. Poi anch’esse – come tutto ciò che è mortale e attiene alla sfera della caducità – avvizziranno e si corromperanno ritornando al silenzio da cui erano partite. Eppure, in questo breve giro di passaggio lirico dal niente al sogno e di nuovo al niente, le parole si inverano nella loro metamorfosi. Non sono più voci (o rumori o puri suoni) ma diventano forme espressive che sfiorano la verità e producono l’emozione della creatività.</p>
<p>La metamorfosi che le investe produce questa sorta di piccolo miracolo in sedicesimo che continua ancora e ancora ogni volta che le parole si dischiudono e si trasformano da <em>flatus vocis</em> a voce piena ed espressa compiutamente.</p>
<p>La poesia di Anna Ventura è tutta costellata di queste metamorfosi vitali: la meraviglia, il suo <em>thaumazein</em> cui affida il messaggio stupito e rasserenato del suo verso, si fa parola e da parola emozione e da emozione poi ancora nitido sentimento del tempo presente.</p>
<p>Il bruco del preludio poetico diventa farfalla (la poesia compiuta) – il suo ciclo vitale si riannoda e si configura come esplorazione della varietà del mondo anche se poi alla fine della vicenda tutto rientra dalla necessità che l’ha originato e ricomincia di nuovo a produrre la sua necessaria metamorfosi. La scrittura che sostiene l’impianto musicale e fiabesco-narrativo del libro della Ventura sembra obbedire a questa sorta di ritmo circadiano. Come mi pare che sottintenda anche Stefano Valentini nella sua sobria <em>Prefazione</em>:</p>
<p> </p>
<p>«Lo stesso fa Anna Ventura: ogni sua pagina non potrebbe essere altro che sua, ma l’ispirazione si ancora di volta in volta – con straordinaria capacità di osservazione – a soggetti e circostanze costantemente rinnovati. Se alcuni poeti inseguono a lungo una propria voce, un timbro riconoscibile tra i molti, Anna Ventura l’ha trovato sin dagli esordi: il suo fascino deriva dalla leggerezza tonale, dall’ironia lieve, dalla misura cesellata, dalla capacità sopraffina di cogliere il sublime nel consueto e di rendere familiare il sublime, dalla perizia stilistica per cui un dettato fondamentalmente colloquiale diviene lirica perfetta e coinvolgente» (p. 6).</p>
<p> </p>
<p>C’è indubbiamente tutto questo nella scrittura di Anna Ventura ma forse c’è anche qualche cosa di più: la capacità di leggere <em>sub specie poesiae</em> la metamorfosi del reale in fiaba accorta e disincantata, in luogo irraggiungibile e pur tuttavia sottomano, in caleidoscopio armonioso e affabulante, in grado di descrivere la dimensione profonda dell’intimo affacciarsi della coscienza al mondo. In un testo dal titolo significativo, <em>In un cesto di paglia</em>, la Ventura congiunge in una sorta di luogo magico ricordi del passato e condizione del presente, desiderio ed esorcismo del futuro in una dimensione che si vuole contemporanea ma che è, in realtà, necessariamente posta fuori dal tempo, come avviene per qualcosa che fonda tutte le possibili condizioni dell’esistenza:</p>
<p> </p>
<p>«Qui c’è un topo di panno rosso, / lungo pochi centimetri, / dono di una magica signora / che abitava sopra di noi, al mare: / l’aveva fatto lei, con le sue mani fatate, / apposta per me, per regalarmelo / il ventisei luglio del millenovecentoquarantotto, / giorno di Sant’Anna, e mio onomastico. / C’è il vestito di organza verde, a pallini bianchi, / per i grandi balli del liceo. C’è / Giuseppe De Robertis, / l’iride bleu sotto il basco dello stesso colore, / quando mi strizzava l’occhio, a Firenze, / perché lui era la Letteratura, e io / una conversa destinata a farsi suora. / Ci sono anche la menta, il farro, / l’olio di frantoio, il pepe e il sale, / gli ingredienti per la cucina povera, tutti / in un cesto di paglia : / che non sembri solo una metafora» (p. 25).</p>
<p> </p>
<p>E una metafora non è (soltanto) quanto una rappresentazione iconicamente assai efficace della volontà della poesia di rendere conto di tutto quello che è accaduto (e che ancora potrebbe accadere) e di trasformarlo in materia della sua scrittura. Così negli stessi versi campiscono l’illustre vociano Ordinario di Letteratura Italiana Giuseppe De Robertis (maestro di Anna Ventura negli anni dell’università a Firenze) insieme ai più umili (e deliziosi) farro e olio di frantoio che servono per realizzare in maniera assai compita piatti poveri e gustosi. Tutto è utile, tutto è necessario, tutto può servire per realizzare il piatto “povero” della poesia…</p>
<p>Il “topo di panno rosso” ricorda molto da vicino l’amuleto che Dora Markus porta nella sua borsetta in un celebre testo poetico di Montale ma con la differenza che qui non si vuole esorcizzare nulla quanto avvicinare e accostare gli ingredienti e gli oggetti più diversi per ricomporli in nome della vita (e non contro di essa). Il sapore del ricordo ritorna e si confonde con quello del cibo del passato in una sorta di rapsodia di sogno che media la realtà con l’aspirazione a godere del presente.</p>
<p>La poesia è per Anna Ventura una sorta di gioco a svelare (piuttosto che a nascondere), un tentativo di rivestire il passato della stoffa trapunta d’oro del sogno in nome della sua adesione al futuro. Essa è sicura che nulla può andare perduto nel momento in cui il segreto della parola viene svelato:</p>
<p> </p>
<p>«<strong>I NASCONDIGLI</strong>. Certe vecchie signore ancora belle / che sono state bellissime. Abitano / case i cui nascondigli / esse solo conoscono, un nascondiglio / anche il loro cuore, / stremato e forte. I fantasmi / degli uomini che hanno amati / sono anche essi nascosti in queste stanze, / buie anche quando sono luminose, luminose / anche quando sono buie. / E’ nell’immaginario segreto / di queste donne segrete / che essi continuano a vivere: / un’eternità racchiusa in una teca d’argento, / » foderata di velluto cremisi»(p. 15).</p>
<p> </p>
<p>La poesia è lo svelamento di questo segreto; è la capacità di rivelare ciò che è nascosto nel profondo del cuore attraverso il meccanismo di innesco delle parole. Le “vecchie signore” che custodiscono nei loro segreti nascondigli il ricordo del loro amore di una vita sono loro, le parole della poesia di Anna Ventura. E anche se non sono a loro volta delle metafore chiariscono a perfezione il disegno poetico di una scrittura lirica che amministra con la leggerezza dei sogni il gioco sempre vivo e compiuto della ricerca di ciò che solo la poesia è in grado di far comprendere ai suoi lettori.</p>
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		<item>
		<title>Cristina Campo e Guido Guerrini</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 07:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sgolisch</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[CRISTINA CAMPO E GUIDO GUERRINI 
INTRECCI DI MUSICA E POESIA IN TERRA D’ARTE
 
Domenica 22 Novembre ore 10.00-13.00 – Faenza
Auditorium Palazzo degli Studi Via Santa Maria dell’Angelo 1
 
Ascoltare le parole incandescenti e lievi di Cristina Campo, una delle voci poetiche più alte e significative della letteratura italiana, e insieme riscoprire le musiche composte dal padre, Guido [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26483&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>CRISTINA CAMPO E GUIDO GUERRINI </strong></p>
<p><strong>INTRECCI DI MUSICA E POESIA IN TERRA D’ARTE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Domenica 22 Novembre ore 10.00-13.00 – Faenza</strong></p>
<p><strong>Auditorium Palazzo degli Studi Via Santa Maria dell’Angelo 1</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ascoltare le parole incandescenti e lievi di Cristina Campo, una delle voci poetiche più alte e significative della letteratura italiana, e insieme riscoprire le musiche composte dal padre, Guido Guerrini, figura di rilievo nel panorama musicale del Novecento, a lungo dimenticato: questa la proposta del convegno-concerto che si svolgerà a <strong>Faenza domenica 22 novembre 2009</strong> alle ore 10, presso l’Auditorium Palazzo Studi, Via Santa Maria dell’Angelo 1, dal titolo: <strong>“<em>Cristina Campo e Guido Guerrini: intrecci di musica e poesia in Terra d’Arte</em>”. <span id="more-26483"></span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Promosso dall’<strong>Associazione Culturale ParoleCorolle</strong>, ideato e coordinato da <strong>Loretta Scarazzati</strong>, saggista e poetessa, in collaborazione con la <strong>Scuola Comunale di Musica “G. Sarti” di Faenza</strong>, con il supporto del prof. <strong>Arturo Donati</strong>, scrittore, e con l’adesione di numerose realtà associative culturali faentine, il convegno-concerto prevede la presenza di una relatrice straordinaria, la prof.ssa <strong>Margherita Pieracci</strong> <strong>Harwell,</strong> docente alla Università di Illinois di Chicago, interlocutrice di uno degli epistolari più belli della storia della letteratura, quel <em>Lettere a Mita</em>, pubblicato da Adelphi, frutto splendido dell’amicizia con Cristina Campo.</p>
<p>Interverranno inoltre: la scrittrice tedesca <strong>Stefanie Golisch </strong>traduttrice della Campo, la poetessa <strong>Loredana Magazzeni</strong>, il poeta <strong>Elio Cipriani</strong>, lo scrittore <strong>Arturo Donati</strong>, il musicologo <strong>Domenico Tampieri</strong>, il compositore <strong>Aurelio Samorì</strong>. Le musiche del M° Guido Guerrini saranno eseguite dal <strong>Duo Noferini-Zardi</strong> composto da <strong>Roberto Noferini</strong> al violino e <strong>Denis Zardi</strong> al pianoforte, dal <strong>Duo Bergantin-Farolfi</strong> composto da <strong>Maria Claudia Bergantin </strong>soprano e <strong>Marco Farolfi</strong> al pianoforte, e dal violoncellista <strong>Sebastiano Severi</strong>. La lettura dei brani tratti dalle opere della Campo sarà svolta dall’attrice <strong>Alessandra Frabetti</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’evento, che si avvale del patrocinio e del sostegno della Regione Emilia-Romagna, della Provincia di Ravenna e del Comune di Faenza, prevede i saluti di apertura di <strong>Cristina Tampieri</strong> Assessore alla Cultura del Comune di Faenza, di <strong>Anna Maria Dapporto</strong> Assessore alle Politiche Sociali, Volontariato Associazionismo e Terzo Settore della Regione Emilia-Romagna, di <strong>Massimo Pauselli</strong> Coordinatore Artistico della Scuola Comunale di Musica “G. Sarti” di Faenza, e di <strong>Loretta Scarazzati</strong> Presidente dell’Associazione promotrice ParoleCorolle.</p>
<p>Realizzato grazie anche al contributo liberale della Banca di Romagna, della Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza, della Banca di Credito Cooperativo Ravennate e Imolese, il convegno-concerto segna l’avvio del progetto di valorizzazione artistico-culturale del compositore Guido Guerrini (nato a Faenza nel 1890, scomparso a Roma nel 1965) per un rinnovato approfondimento del valore artistico, e per una nuova fruizione di ascolto dopo il tempo dell’oblio. Con il convegno-concerto, da Faenza, città d&#8217;arte che ha dato i natali al M° Guerrini, da lui sempre amata, sempre presente al suo affetto e al suo ricordo, si inaugura l’apertura al ciclo di eventi previsti per il 2010 in occasione delle celebrazioni per il centoventesimo anno dalla nascita del Compositore, in costante intreccio con l’ascolto e l’approfondimento delle parole della più famosa figlia Cristina (Vittoria Guerrini), così profonde e ricche per la vita di ciascuno, così alte e perfette nella loro intensità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un intreccio di musica e poesia che intende riattraversare anche la storia di Faenza, città ricca d’arte e di cultura, valorizzandone i luoghi più belli e significativi, e le personalità con le quali il M° Guerrini era in stretto contatto, intellettuale e d’amicizia: il M°Ino Savini, Lamberto Caffarelli, Gaetano Ballardini ed altri ancora. Al progetto aderiscono numerose realtà associative attive nella promozione dell’arte e della cultura: <strong>Associazione Musicale “Gabriele Fattorini”, Associazione “Faenza Lirica”, Associazione Amici dell’Arte; Associazione Culturale ARTLab; Libera Università per Adulti Faenza, Circolo “Riunione Cittadina”, Riunione Cattolica “E.Torricelli”, Associazione Coro Lauda Sion, Coro Polifonico Jubilate, Gruppo ’98 Poesia Bologna, Associazione SOS Donna Faenza, Centro Italiano Femminile Provincia di Ravenna, Associazione Rumore di Fondo, Associazione GATER Emilia-Romagna, Tratti &amp; Mobydick cooperativa editoriale e culturale.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Convegno-Concerto: “Cristina Campo e Guido Guerrini: intrecci di musica e poesia in Terra d’Arte” Domenica 22 Novembre ore 10.00-13.00 – Faenza Auditorium Palazzo degli Studi Via Santa Maria dell’Angelo 1 Info: Associazione Culturale ParoleCorolle Tel. 0546 662070  cell. 348 8941944 email: <a href="mailto:parolecorolle@gmail.com">parolecorolle@gmail.com</a>  <a href="http://www.parolecorolle.it/">www.parolecorolle.it</a></em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26483/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26483&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Io sono tu.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 07:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabriziofalconi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabrizio Falconi]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[riconoscimenti]]></category>
		<category><![CDATA[santayana]]></category>

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		<description><![CDATA[

 
Uno si recò alla porta dell&#8217;amata e bussò.
Una voce rispose: &#8220;Chi è là !&#8221;    Egli rispose: &#8220;Sono io&#8221;.    La voce rispose: &#8220;Non c&#8217;è posto per Me e per Te.&#8221;    La porta restò chiusa.
Dopo un anno di solitudine e privazioni egli ritornò e bussò. Una voce da dentro chiese: &#8220;Chi è là [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26412&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="_mcePaste"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-26413" title="n560044595_1277415_7513" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/n560044595_1277415_7513.jpg?w=400&#038;h=248" alt="n560044595_1277415_7513" width="400" height="248" /></p>
<p></strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Uno si recò alla porta dell&#8217;amata e bussò.</strong></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Una voce rispose: &#8220;Chi è là !&#8221;    Egli rispose: &#8220;Sono io&#8221;.    La voce rispose: &#8220;Non c&#8217;è posto per Me e per Te.&#8221;    La porta restò chiusa.</strong></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Dopo un anno di solitudine e privazioni egli ritornò e bussò. Una voce da dentro chiese: &#8220;Chi è là !&#8221;          L&#8217;uomo disse: &#8220;Sei tu.&#8221;</strong></div>
<div id="_mcePaste"><strong>La porta si aprì per lui.</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<p>***<br />
Siamo tutti in cerca di chi &#8211; come racconta <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gialal_al-Din_Rumi">Rumi</a> &#8211; ci dica &#8220;eccomi, <strong>io sono te</strong>.&#8221;       Il mondo popolato solo di <em>io</em> (di voci che ripetono stancamente <em>sono io</em>) è come atomizzato in una infinità di porte chiuse.  Gli <em>io</em> si scontrano come elettroni impazziti, e rimbalzano senza scambiarsi cariche di nessun tipo ( e quanto sentiamo vera fino allo sfinimento questo <em>non c&#8217;è posto per me e per te)</em>.  E&#8217; probabile che si debba reimparare un alfabeto del riconoscimento reciproco.  Provo a dirlo in due modi.</p>
<div><span id="more-26412"></span></div>
<div id="_mcePaste"><em>Amore non è quello di uomini nella carne incatenati</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>che di comprata, amara, sognano carezza,</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>o di una tenera vergine dolcezza,</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>che amano essi solo se riamati.</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>Poichè così non altri che te stesso ami,</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>o ciò che i tuoi pensieri</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>ritengano gloria possedere,</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>e il nulla, che dovresti amare meno, ami:</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>se anche d&#8217;ora innanzi</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>precluso fosse alla tua conoscenza.</em></div>
<div><em><br />
</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>Null&#8217;altro ama che il Tutto senza forma eterno</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>della cui luce inosservato un raggio</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>batte su questo prisma di creta in dissolvenza</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>fino a rifrangere i colori del tuo animo guizzando.</em></div>
<div id="_mcePaste"><em><br />
</em></div>
<div><em>Questi, lampi e soffio sono;</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>permanere non li lascerai perchè rifulgeranno</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>con sapienza non appena svaniranno.</em></div>
<div><strong>George Santayana &#8211; 1896.</strong></div>
<div><em>Di notte il vento di aprile</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>ti ha risvegliato, raggelando</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>i germogli, scuotendo le imposte</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>scardinando la terra.</em></div>
<div><em><br />
</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>Hai vagato, senza trovare niente:</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>ti sei chiesto a che serve</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>una barca senza mare</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>una risposta senza domanda</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>un tappeto di foglie cadute</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>senza nessuno che lo attraversi,</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>un cielo di notte senza telescopi,</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>un letto caldo senza un respiro</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>tra le lenzuola, una promessa</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>senza una supplica, un coro di morti</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>senza nessun orecchio di vivo, che lo ascolti.</em></div>
<div id="_mcePaste"><em><br />
</em></div>
<div><em>Ti sei sentito fragile, come chi aspetta</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>come un pazzo che chiede amore nel vento,</em></div>
<div id="_mcePaste"><em>nel punto più scuro della notte.</em></div>
<div><em><br />
</em></div>
<div>Fabrizio Falconi -<em> I sogni dell&#8217;amore che non venne mai.</em></div>
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	</item>
		<item>
		<title>La sirena del vuoto</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 19:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lapoesiaelospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[La poesia e lo spirito]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Donato Salzarulo 
I
Tutto sembrava tela di ragno,
disegno benigno della sorte.
Immaginavo il volo della rondine,
la traversata, il garrire del cielo,
il nido costruito sotto tetto.
Il sognare e immaginare mi nascondeva
l’altro mondo, il sentiero dell’ombra
crocifissa. Chi molto sbaglia, molto
paga. Ora mi resta il tuo sorriso
fatto piaga.

II
Volevo comprarti le ciliegie,
sorprenderti. Volevo
l’anello dell’incontro, il cerchio
per ritrovare il sole. Ma [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26391&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di <strong>Donato Salzarulo </strong></p>
<p>I</p>
<p>Tutto sembrava tela di ragno,</p>
<p>disegno benigno della sorte.</p>
<p>Immaginavo il volo della rondine,</p>
<p>la traversata, il garrire del cielo,</p>
<p>il nido costruito sotto tetto.</p>
<p>Il sognare e immaginare mi nascondeva</p>
<p>l’altro mondo, il sentiero dell’ombra</p>
<p>crocifissa. Chi molto sbaglia, molto</p>
<p>paga. Ora mi resta il tuo sorriso</p>
<p>fatto piaga.</p>
<p><span id="more-26391"></span></p>
<p>II</p>
<p>Volevo comprarti le ciliegie,</p>
<p>sorprenderti. Volevo</p>
<p>l’anello dell’incontro, il cerchio</p>
<p>per ritrovare il sole. Ma spesso</p>
<p>mancava una tessera del puzzle,</p>
<p>il malessere lambiva i bordi</p>
<p>della foto. Ti ho cercata e mi</p>
<p>sono consegnato con gioia</p>
<p>alla sirena del vuoto.</p>
<p>III</p>
<p>Certe volte mi sembra di sapere</p>
<p>tutto di ciò che si concerta sul tuo volto:</p>
<p>il disegno di una battaglia in corso</p>
<p>tra ciò che vuoi e non puoi,</p>
<p>tra ciò che senti come colpa</p>
<p>e ciò che solo è  potenza</p>
<p>del corpo.</p>
<p>Il desiderio non è mai</p>
<p>goffo. Spinge oltre la porta della legge,</p>
<p>trascende, conduce verso l’alto,</p>
<p>devia dal cielo delle stelle fisse</p>
<p>incontro all’iride di luce alla deriva,</p>
<p>una danza schiva, un brivido</p>
<p>di paradiso che si visse.</p>
<p>Io e te insieme agli altri, con la nostra</p>
<p>storia segreta e romanzata,</p>
<p>immersi in sguardi freschi,</p>
<p>in rivoli di commenti sussurrati.</p>
<p>IV</p>
<p>Fra le tante parole dette,</p>
<p>qualcuna c’è che disegna il segreto.</p>
<p>Ma forse più che segreto è enigma</p>
<p>che non vacilla, isola rocciosa</p>
<p>emersa dal mare stesso</p>
<p>delle parole. Tue diventate</p>
<p>nostre. Curiamo un orizzonte</p>
<p>di fragranze, essenze edeniche</p>
<p>svaporanti, casi che si destinano</p>
<p>a vite irreversibili. Una freccia,</p>
<p>un accoppiamento famelico,</p>
<p>un diluvio di sguardi giovanili</p>
<p>e l’esistenza muta. Invade l’ombra</p>
<p>per sempre, non taciuta.</p>
<p>.</p>
<p>V</p>
<p>Tre anni fa rigenerato, il tuo volto</p>
<p>ora appare alquanto stressato.</p>
<p>Non ti sento scaduta, ma ti penso</p>
<p>abbondantemente perduta</p>
<p>nella trincea irresistibile</p>
<p>dei giorni.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26391/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26391/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26391/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26391&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Perdono</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/18/perdono/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 15:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Centofanti]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Conte]]></category>
		<category><![CDATA[San Giovanni Rotondo]]></category>

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		<description><![CDATA[
da qui 
Tornato da giorni di inferno e paradiso, sono travolto dagli impegni. Aperta la posta, trovo una cifra imprecisata di messaggi. Il primo impulso è piangere: impossibile rispondere, anche in minima parte, all&#8217;onda anomala. Il senso di colpa si insinua, anche non volendo. Che fare? Ho deciso, infilo Wanda da youtube e chiedo perdono a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26642&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/18/perdono/"><img src="http://img.youtube.com/vi/toKE33ek_BM/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=toKE33ek_BM">qui </a></p>
<p>Tornato da giorni di <a href="http://www.corrieredelsud.it/site/uploads/article/image/01-san%20giovanni%20rotondo.jpg">inferno e paradiso</a>, sono travolto dagli impegni. Aperta la posta, trovo una cifra imprecisata di messaggi. Il primo impulso è piangere: impossibile rispondere, anche in minima parte, all&#8217;onda anomala. Il senso di colpa si insinua, anche non volendo. Che fare? Ho deciso, infilo <em>Wanda</em> da <em>youtube</em> e chiedo perdono a tutti quanti.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26642/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26642/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26642/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26642/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26642/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26642/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26642/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26642/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26642/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26642/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26642&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Presentazione de &#8220;I diari del Polo&#8221;</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/18/presentazione-de-i-diari-del-polo/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/18/presentazione-de-i-diari-del-polo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 13:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanniag</dc:creator>
				<category><![CDATA[Annunci]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>
		<category><![CDATA[Testi-moni]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Tuena]]></category>
		<category><![CDATA[I Diari del Polo]]></category>
		<category><![CDATA[Museo dell'Antartide di Genova]]></category>
		<category><![CDATA[Presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Falcon Scott]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qui
I Diari del Polo è curato da Filippo Tuena (già autore del capolavoro Ultimo Parallelo), con traduzione e postfazione di Davide Sapienza ed è la prima traduzione moderna, a quasi un secolo dalla sua pubblicazione, di questo documento vibrante e affascinante.
Immaginate, presentare I Diari del Polo di Robert Falcon Scott al Museo dell&#8217;Antartide di Genova. La [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26661&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da <a href="http://www.davidesapienza.net/">qui</a></p>
<p><strong>I Diari del Polo</strong><em> è curato da </em><strong>Filippo Tuena</strong><em> (già autore del capolavoro </em>Ultimo Parallelo<em>), con traduzione e postfazione di <strong>Davide Sapienza</strong> ed è la prima traduzione moderna, a quasi un secolo dalla sua pubblicazione, di questo documento vibrante e affascinante.</em></p>
<p>Immaginate, presentare <a href="http://www.cartescoperte.it/ultime_uscite.asp"><strong>I Diari del Polo</strong></a> di Robert Falcon Scott al <a href="http://www.mna.it/italiano/News/notizie.htm"><strong>Museo dell&#8217;Antartide di Genova</strong></a>. La cosa, già di suo, mi fa venire i brividi, anche se già nel 2007 ebbi l&#8217;onore di essere invitato in questo luogo sacro per ogni amante e studioso dei Poli. La saga del capitano Scott al Polo Sud - assieme a quelle di Shackleton, Mawson e del capitano Mackintosh &#8211; è la più dolorosa e anche quella che ha letteralmente creato la figura dell&#8217;esploratore eroe nel primo ventennio del secolo scorso nel grande continente bianco: questo nonostante le grandi imprese dei norvegesi Fridtjof Nansen prima, in Groenlandia e al Polo Nord, e di Roald Amundsen che aperto il passaggio a Nordovest mentre Scott moriva in una tenda abbandonata a se stessa nel deserto bianco, era già in viaggio per la Norvegia sulla nave Fram dopo essere arrivato per primo al Polo Sud.</p>
<p><strong>Giovedì 19 novembre</strong> alle <strong>ore 18.00</strong> ci vedremo lì e partiremo dall&#8217;Antartide per poi zoomare sulle esperienze che hanno caratterizzato gli anni di Rubha Hunish e Ognidove nell&#8217;Artico, un modo contemporaneo e ovviamente differente di vedere questo misterioso mondo bianco dall&#8217;altra parte del pianeta. Leggerò anche un inedito, <em>Cairn, il segnavia del non ritorno</em>, ispiratomi dal lavoro di traduzione de &#8220;I diari del Polo&#8221;.</p>
<p>Davide Sapienza</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26661/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26661/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26661/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26661/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26661/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26661/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26661/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26661/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26661/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26661/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26661&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Danilo Kiš, Consigli a un giovane scrittore</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/18/danilo-kis-consigli-a-un-giovane-scrittore/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/18/danilo-kis-consigli-a-un-giovane-scrittore/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 11:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiomorale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testi-moni]]></category>
		<category><![CDATA[Consigli a un giovane scrittore]]></category>
		<category><![CDATA[Danilo Kiš]]></category>
		<category><![CDATA[Homo poeticus]]></category>

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		<description><![CDATA[
Coltiva il dubbio riguardo alle ideologie e ai princìpi dominanti.
Tieniti a distanza dai princìpi.
Fai attenzione a non inquinare la tua lingua con quella delle ideologie.
Persuaditi di essere più forte dei generali, ma non ti misurare con loro.
Non credere di essere più debole dei generali, ma non ti misurare con loro.
Non credere nei progetti utopistici, salvo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26360&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://www.osservatoriobalcani.org/ezimagecatalogue/catalogue/variations/5842-220x220.jpg" alt="" /></p>
<p>Coltiva il dubbio riguardo alle ideologie e ai princìpi dominanti.<br />
Tieniti a distanza dai princìpi.<br />
Fai attenzione a non inquinare la tua lingua con quella delle ideologie.<br />
Persuaditi di essere più forte dei generali, ma non ti misurare con loro.<br />
Non credere di essere più debole dei generali, ma non ti misurare con loro.<span id="more-26360"></span><br />
Non credere nei progetti utopistici, salvo in quelli che concepisci tu stesso.<br />
Mostrati ugualmente fiero davanti ai principi e alle folle.<br />
Abbi la coscienza tranquilla riguardo ai privilegi che ti conferisce il tuo mestiere di scrittore.<br />
Non confondere la maledizione della tua scelta con l&#8217;oppressione di classe.<br />
Non essere ossessionato dalle urgenze storiche e non credere nella metafora dei treni della storia.<br />
Non saltare, quindi, sui “treni della storia”: è solo una stupida metafora.<br />
Ricordati sempre di questa massima: “Chi centra l&#8217;obiettivo sbaglia tutto”.<br />
Non scrivere reportage sui Paesi che hai visitato come turista; non scrivere affatto reportage, non sei un giornalista.<br />
Non credere alle statistiche, ai numeri, alle dichiarazioni pubbliche: la realtà è ciò che non si vede a occhio nudo.<br />
Non visitare le fabbriche, i kolchoz, i cantieri: il progresso è qualcosa che non si vede a occhio nudo.<br />
Non ti occupare di economia, di sociologia, di psicoanalisi.<br />
Non seguire le filosofie orientali, lo zen, il buddhismo, ecc., hai cose più importanti da fare.<br />
Sii cosciente che la fantasia è sorella della menzogna, e perciò pericolosa.<br />
Non ti associare con nessuno: lo scrittore è solo.<br />
Non credere a quelli che dicono che questo è il peggiore dei mondi.<br />
Non credere ai profeti, perché tu sei profeta.<br />
Non fare il profeta, la tua arma è il dubbio.<br />
Abbi la coscienza tranquilla, i principi non ti riguardano: sei tu un principe.<br />
Abbi la coscienza tranquilla, i minatori non ti riguardano: sei tu un minatore.<br />
Sappi che quel che non hai detto ai giornali non è perduto per sempre: è la torba.<br />
Non scrivere a comando sui fatti del giorno.<br />
Non scommettere sull&#8217;istante, te ne pentiresti.<br />
Non scommettere neanche sull&#8217;eternità, te ne pentiresti.<br />
Sii insoddisfatto del tuo destino, solo gli imbecilli sono soddisfatti.<br />
Non essere insoddisfatto del tuo destino, sei un eletto.<br />
Non cercare scuse morali per coloro che hanno tradito.<br />
Guardati dalla “terrificante coerenza”.<br />
Guardati da false analogie.<br />
Credi a coloro che pagano cara la propria incoerenza.<br />
Non sostenere la relatività di tutti i valori, la gerarchia dei valori esiste.<br />
Accogli con indifferenza le ricompense dei principi, ma non fare nulla per meritarle.<br />
Convinciti che la lingua in cui scrivi è la migliore di tutte, poiché non ne hai un&#8217;altra.<br />
Convinciti che la lingua in cui scrivi è la peggiore di tutte, anche se non la cambieresti con nessuna.<br />
“Ma perché sei freddo, e né caldo né freddo, io sto per vomitarti dalla mia bocca” (<em>Ap. 3,16</em>).<br />
non essere servile, i principi ti prenderanno per un usciere.<br />
Non essere presuntuoso, sembreresti l&#8217;usciere dei principi.<br />
Non ti lasciar persuadere che quel che scrivi sia socialmente inutile.<br />
Non credere che quel che scrivi sia un lavoro “socialmente utile”.<br />
Non credere di essere tu stesso un membro utile alla società.<br />
Non farti convincere che per questo sei un parassita della società.<br />
Credi che un tuo sonetto valga più delle dissertazioni dei politici e dei principi.<br />
Fatti un&#8217;opinione personale su tutto.<br />
A te le parole costano poco.<br />
Le tue parole sono le più preziose.<br />
Non parlare a nome della tua nazione, chi sei tu per pretendere di rappresentare chiunque, oltre te stesso?<br />
Non stare all&#8217;opposizione, tu non sei di fronte, sei sotto.<br />
Non ti mettere accanto al potere e ai principi, tu sei al di sopra.<br />
Combatti le ingiustizie sociali, senza farne un programma.<br />
Non permettere che la lotta contro le ingiustizie sociali ti distolga dal tuo cammino.<br />
Conosci l&#8217;opinione altrui e poi dimenticala.<br />
Non fare un programma politico, non fare alcun programma, tu crei dal magma e dal caos del mondo.<br />
Guardati da chi ti propone soluzioni finali.<br />
Non essere lo scrittore delle minoranze.<br />
Rimettiti in questione, appena una comunità cerca di adottarti.<br />
Non scrivere per il “lettore medio”: tutti i lettori sono medi.<br />
Non scrivere per l&#8217;élite, l&#8217;élite non esiste, l&#8217;élite sei tu.<br />
Non pensare alla morte e non dimenticare che sei mortale.<br />
Non credere all&#8217;immortalità degli scrittori, sono fesserie da professori.<br />
Non essere serio in modo tragico, è una cosa comica.<br />
Non fare il commediante, i boiardi sono abituati al divertimento.<br />
Non fare il buffone di corte.<br />
Non credere che gli scrittori siano “la coscienza dell&#8217;umanità”: hai già visto troppe canaglie.<br />
Non farti persuadere che sei niente e nessuno: hai già sperimentato che i principi hanno paura dei poeti.<br />
Non andare incontro alla morte per nessuna idea e non persuadere nessuno a farlo.<br />
Non essere un vigliacco e disprezza i vigliacchi.<br />
Non dimenticare che l&#8217;eroismo richiede un prezzo molto alto.<br />
Non scrivere in occasione di feste e commemorazioni.<br />
Non scrivere elogi: te ne pentiresti.<br />
Non scrivere orazioni funebri per gli eroi della nazione: te ne pentiresti.<br />
Se non puoi dire la verità – taci.<br />
Guardati dalle mezze verità.<br />
Quando tutto il mondo fa festa, non c&#8217;è ragione che anche tu vi prenda parte.<br />
Non fare favori a principi e boiardi.<br />
Non chiedere favori a principi e boiardi.<br />
Non essere tollerante per educazione.<br />
Non difendere la verità a ogni costo: “Con gli imbecilli non si discute”.<br />
Non farti convincere che tutti abbiamo ugualmente ragione e che i gusti non si discutono.<br />
“Essere in due ad avere torto non significa che si è in due ad avere ragione” (<em>Karl Popper</em>).<br />
“Ammettere che un altro abbia ragione non ci protegge da un ulteriore pericolo: credere che forse tutti hanno ragione” (<em>idem</em>).<br />
Non discutere con ignoranti di cose che sentono da te per la prima volta.<br />
Non avere una missione.<br />
Guardati da coloro che hanno una missione.<br />
Non credere al “pensiero scientifico”.<br />
Non credere all&#8217;intuizione.<br />
Guardati dal cinismo, anche dal tuo.<br />
Evita i luoghi comuni ideologici e le citazioni.<br />
Abbi il coraggio di dire che la poesia di Aragon alla gloria della GPU è un&#8217;infamia.<br />
Non cercare per lui circostanze attenuanti.<br />
Non lasciarti convincere che nella polemica Sarte-Camus avevano ragione entrambi.<br />
Non credere alla scrittura automatica e alla “deliberata indeterminatezza” – tu aspiri alla chiarezza.<br />
Rifiuta le scuole letterarie che ti si impongono.<br />
Quando senti parlare di “realismo socialista”, rinuncia a qualsiasi altra discussione.<br />
Sul tema della “letteratura impegnata” rimani muto come un pesce – lascialo ai professori.<br />
Manda a fare una passeggiata chi paragona i campi di concentramento con il carcere de la Santé.<br />
Manda al diavolo cento volte chi dice che la Kolyma era diversa da Auschwitz.<br />
Chi afferma che ad Auschwitz sterminavano solo i pidocchi e non gli uomini – tu sbattilo fuori.<br />
E con chi sostiene che tutto questo rappresenta una “necessità storica” – stesso trattamento.<br />
“Vien dietro a me e lascia dir le genti” (<em>Dante</em>).<br />
<em><br />
da <strong>Homo poeticus</strong>, Adelphi 2009</em></p>
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		<title>METALLI COMMEDIA 0.1</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 07:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chiaradaino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiara Daino]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Alice Cooper]]></category>
		<category><![CDATA[Bruce Dickinson]]></category>
		<category><![CDATA[Dante]]></category>
		<category><![CDATA[Divina Commedia]]></category>
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		<category><![CDATA[Emily Dickinson]]></category>
		<category><![CDATA[Fear of the Dark]]></category>
		<category><![CDATA[Guglielmo Amore]]></category>
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		<description><![CDATA[
Parlano, parlano di libertà,
ma quando vedono la penna libera,
allora il panico li provoca.
[liberamente, da Easy Rider:
in claris fit interpretatio]
«Non mi sono mai sentita a Casa – Quaggiù» scrive Dickinson. «Riporta questo selvaggio a Casa» canta Dickinson. Emily e Bruce. E nello stesso sentire: sentirsi sempre fuori luogo. Perché fuori di testa, fuori dai denti, fuori [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26341&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/18/metalli-commedia-0-1/"><img src="http://img.youtube.com/vi/28GaKoCuobU/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><em>Parlano, parlano di libertà,<br />
ma quando vedono la penna libera,<br />
allora il panico li provoca.</em></p>
<p>[liberamente, da Easy Rider:<br />
in claris fit interpretatio]</p>
<p style="text-align:justify;">«Non mi sono mai sentita a Casa – Quaggiù» scrive Dickinson. «Riporta questo selvaggio a Casa» canta Dickinson. Emily e Bruce. E nello stesso sentire: sentirsi sempre fuori luogo. Perché fuori di testa, fuori dai denti, fuori dal coro e fuori dal metro. E ne parlavo con l’amico. L’amico della kerkoporta. Mi ricorda, ancora, la kerkoporta: «devi farti kerkoporta, basta farsi kerkoporta. Costantinopoli – si dice – cadde a causa della kerkoporta, una piccola porta secondaria».<br />
Alla <em>quattrocentocinquatatreesima</em> volta che mi sprona a diventar kerkoportiforme gli comunico che, per contrappasso dantesco, sarà concluso in una <em>belìn</em> di kerkoporta per l’eternità… E nel delirare e demandare all’Alighieri i tormenti di chi ci/mi cianura/cianurò la vita in vita, nasce la Metalli Commedia. E l’amico della kerkoporta offre occhio e orecchio all’opera. E presta mano: per contenere le cascate chiare [ché lui computa accenti e corregge e contiene i *cazzi* che Dama usa/abusa come virgola], per assegnare assilli all’arco dell’alloro che – no! Non è peccato mortale  sostituire Virgilio con Alice Cooper! E se – sì: è peccato mortale, m’ho da confessare…<span id="more-26341"></span><br />
E l’amico della kerkoporta presta i polsi: per formulare fastidi e ferrare il forte sentire – altro. Oltre il <em>Bell</em>Paese buonista che caramella carmina e canta cliché: zecca l’oro che copre tutte le carie e tutte le carenze. Carenza che buca la pagina la parola il plasma: nella marea massmediatica di bbbuoni/socialmente impegnati/altruisti/benefattori/attivisti d’ogni sorta – chi sono i cattivi? E se non sono i giovani sono i metallari e quando sono giovani&amp;metallari – sono prede prelibate da patibolare. E se prima l’etichetta [dai gloriosi esponenti della gloriosa Italietta Ipocrita] era: *alfiere dell’anoressia*, ora è: *paladina dei metallari*. Vera è la violenza con cui difendo ogni mio dire/dare – e non ho nessuna intenzione di smettere. Perché e per chi – non è difficile comprendere: troppo comodo parlare/prosare/poetare nei corposculi di qualche/qualsivoglia corrente. Assuefatti e accecati e accomodati nell’Arcadia e nell’Ammmore – asserire che la parola è cruda e crudele, che l’essere umano [tanto perfettibile quanto fallibile] prova e provoca Rabbia – è [ancora] realtà che non si vuole accettare.</p>
<p style="text-align:justify;">E allora? Non potendo assumersi la responsabilità di tutta la gamma emotiva, non sforzandosi più d’indagare quelle scomode zone d’ombra – che non è mai piacevole percorrere quelle pieghe, quelle delle passioni più pericolose – la maggioranza deve *trovare i colpevoli*. Gli aizzapopoli, i corpi violenti da violentare. Gli abiti da bruciare per purificarsi. Abiti e ambiti naturalmente adatti allo scopo: e allora – attacca i metallari che, AnimaliBruttiCattiviDannati, suonano/sondano anche gli stati più scuri/secreti dell’umanissimo sentire/sentirsi!</p>
<p style="text-align:justify;">E allora: vi dico non basta! Non basta dirsi controcultura e poi bigottare buone azioni. E allora vi dico: affarinculo le denunce davanti e dietro lo schermo, mentre si coccolano scheletri armadi e maschere – quando nessuno vede [ma qualcuno vede/vedrà sempre: OGNI mondo è un mondo piccolo]. E allora vi dico: dedico tutto – al popolo borchiato che conosce la Rabbia e – quando distrugge – è per costruire: domani migliori.</p>
<p style="text-align:justify;">E, in primis, ringrazio il di lui kerkoportante Guglielmo Amore. E si ringrazia – sempre – Fabrizio Centofanti e LPELS tutta per aver permesso la pubblicazione dei primi estratti [ché lapidazione da parte dei puristi si prepara. E no: non cercate la perfezione delle terzine. E sì: “Lo spirito creatore giuoca con gli oggetti che ama” avverte il buon Carl Gustav.  E no: nessuna numerologia già data, la cabala Chiara digita il dado di Dama, colorando Dante – e segue il grido del globulo: il metallo ha forgiato. Da sé. Questo sì: non esiste cambiamento quando canoni/controlli sono le sole *cure/curie*].<br />
Omaggio senza tempo, nei tempi dispari: alla [mia] famiglia di Metallari. La [mia] casa di Marshall e doppiacassa!</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;">«La società va compiaciuta, laddove è possibile; se non la si compiace, bisogna sbalordirla; se non la si può né compiacere né sbalordire bisogna provocarla e farla <strong>INORRIDIRE</strong>»</span> [Jordan in: Jung, Psychologische Typen]</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>I</strong></p>
<p>Nel mezzo del gran <em>sol</em> di Satriani<br />
mi ritrovai per caso tra poeti<br />
che non vi so dir le lagne immani</p>
<p>né lo girar di gonadi per vieti<br />
ch’imposer alla di me mia scrittura<br />
di ferro – in quel mollo di profeti</p>
<p>Ahi quanto maledir esta uggia pura<br />
esta massa massiva d’arroganza<br />
che sol nel rum ne vinsi la lordura</p>
<p>tanto pedanti lator di mattanza,<br />
torma munta dallo monatta stanco<br />
quale Infame Colonna ch’avanza…</p>
<p>Così rimembrando il Manzo mastro<br />
in sua gran pompa or’è al mio fianco<br />
<em>ecce Lisandro</em>! E il dice capestro:</p>
<p>«memento memento Renzo e l’Arno<br />
memento mori, voi turpi metallati!<br />
null’è casto nello custom indarno,</p>
<p>echi neoclassici avete infangati?<br />
in settenari sarete puniti:<br />
studenti a vita e disoccupati!»</p>
<p>Quand’ecco qual dardo divino scocca:<br />
«Vade retro! bigotta co’pruriti<br />
I’son l’Alice ch’elogia la potta!</p>
<p>Vade retro: fermo, vetusta bocca!<br />
I’son l’Alice che scuole conclude<br />
e’l pitone sul bavero – arrocca!»</p>
<p>«O dello metallo il primiciglio,<br />
padre mio, mie ghigliottine sì crude<br />
Tu’l solo <em>tu’l veleno</em> tu’l piglio</p>
<p>macabro tu mentr&#8217; io mi maraviglio<br />
Cooper nostro, sia tu il <em>benvenuto<br />
in mio incubo</em> ché dolor sferraglio</p>
<p>l’atro censore m’impone bavaglio<br />
m’impone sestine carche di pianto<br />
m’impone sua sola – guisa di canto<br />
secca per me codesto psicopompo!»</p>
<p>E al Manzo or preme suo meato,<br />
sì piange per lo supplizio inflitto:<br />
scuoio perpetuo, dal Simmons leccato</p>
<p>Manzo si spela, di strato in strato,<br />
perde pelle sotto sferza di lingua<br />
sua condanna: damnatio ad metalla</p>
<p>all’osso reso, mero cranio roso<br />
miracola e membra e midolla<br />
e torna assillo: daccapo abraso.</p>
<p>«Dove mi è?» il padre mio novella<br />
«nei tre giri dell’Arte» – il canticchia:<br />
«nell’inferno di chi strupò favella</p>
<p>sei, di giustizia, nella prima cerchia!<br />
Diffida! Spetti sempre diffidare<br />
dell’oro, credi al chiodo che borchia</p>
<p>la fine dello falso formulare!<br />
Vendica con nota che luce brilla<br />
tutto’l corrotto cinico fangare</p>
<p>nel nero ch’all’occhio goccia, pupilla<br />
pinta pura, spada sarotti e scudo<br />
nel tristo guadar stilla coccodrilla:</p>
<p>spartito – mira – nel fangoso feudo<br />
più d’uno che ragliò, stonato musico,<br />
come il piaga il suo guardian crudo»</p>
<p>[<em>to be continued…</em>]</p>
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			<media:title type="html">chiaradaino</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Metamorfosi del giallo</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/17/metamorfosi-del-giallo/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/17/metamorfosi-del-giallo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 19:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lapoesiaelospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[La poesia e lo spirito]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alessandro Ansuini
Non era il surrealismo i colori si celavano vicendevolmente e attorno ad ogni persona gravitavano una serie di pianetini dalle diverse attrazioni fra i quali fluttuare, detestare e arrampicarsi. Attuavano diverse politiche le mani dai piedi e dalle dita stesse mentre nel mezzo della tempesta, se prendevi una macchina e guidavi nella neve [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26307&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di <strong>Alessandro Ansuini</strong></p>
<p>Non era il surrealismo i colori si celavano vicendevolmente e attorno ad ogni persona gravitavano una serie di pianetini dalle diverse attrazioni fra i quali fluttuare, detestare e arrampicarsi. Attuavano diverse politiche le mani dai piedi e dalle dita stesse mentre nel mezzo della tempesta, se prendevi una macchina e guidavi nella neve i fiocchi esplodevano come fuochi d’artificio continui sul parabrezza della fronte. Arrivando dalla campagna alla città le sequenze si facevano geometriche e cominciavano a inanellare teorie di trattini, di piccole sfere, l’occhio pulito poteva lasciarsi scorrere sulla corteccia milioni di scritte in cromatismo senza possederne la traduzione, ma d’altronde quest’uomo nuovo, e dico nuovo perché è adesso, non ha nessun atteggiamento di rivalsa se non verso di sé, non possiede niente e non ambisce a coltivare nessun linguaggio, lasciando il pensiero manifestarsi senza sillabe, in liquidi. <span id="more-26307"></span></p>
<p>Il significato si perde come l’infanzia.</p>
<p>*</p>
<p>Beckett cade dalle grondaie. E’ un muro sbrecciato. Era stato fermo tutto quel tempo, a misurare il variare della luce, dei suoi arti. Parigi è sporcizia e vicoli, occasioni umane. Genitali da mostrare a ragazzini falsamente cinesi che fotografano coi cellulari. Piante verdissime dietro alle finestre gialle. Il sapore tondo della vodka mixato dentro alle bottiglie di coca cola. Sporcizia e rampe di scale, corrimano, bagni comuni, ragazze truccate da panda, ragazzi magrissimi che si lavano le mani lisce dentro a minuscoli lavabi. La qualità dei tuoi passi. A latere prestare l’attenzione maggiore possibile ai propri polpastrelli. Si guarda. Non si osserva. Una volta si fumava nei locali. Non dava fastidio a nessuno. Ora da fastidio anche ai fumatori. Sabato sera. Fuori c’è la luna piena dietro a una teoria gommosa di nuvole. Qualcuno prende una foto col telefonino e la invia immediatamente a una ragazza facendo percorrere ai bit la distanza di un centinaio di chilometri. Sopra la foto un messaggio: guarda, dice: è dio.</p>
<p>*</p>
<p>Starnutisci con forza dentro al fazzoletto. Una. Due. Cinque volte. Resti intontito come avessi tenuto la testa nel vento. Un miagolio scostante di gatto. Vuole cibo o acqua o uscire per andare in bagno. Tre cose semplici. Sempre le stesse, invariabilmente. Il calendario segna una data, questa, diciamo 3 novembre. Gli orologi sono coordinati, dappertutto. Ogni mattina nuovi numeri vengono partoriti dalle macchine e questi numeri incarnano le responsabilità di ognuno in un determinato giorno. Scontrini. Fatture. Bolle d’accompagnamento. Documenti. Negozi giuridici. Multe. Verbali. Le macchine partoriscono i numeri che alla sera verranno ingoiati da altre macchine prive di denti. Le mail cestinate dove vanno a finire? Prima di scomparire devi essere apparso.</p>
<p>*</p>
<p>E allora lei per esempio quando scende lo fa dai denti e possiede una vocina minuscola per le situazioni intime, con la quale muovere montagne. Dalle unghie rosse s’elevano bolle papali. Le balbettano attorno palmi di facce, vestiti riempiti. Le scarpe di tutti durante il tragitto si puntano un minuto s’annusano e impostano le direzioni. Il flauto che muove questi topi è udibile solo a certe particolari latitudini di senso, nessuno sa cosa è un ginocchio e quanto gli durerà, tutto è permesso e al tempo stesso non accade mai. Voglie, luci, portiere, alzacristalli elettrici, mani sopra i bicchieri mentre ci si muove fra una folla di folli, la vaporizzazione dei nomi nell’aria, i propri, gli altri, quelli delle cose che continuano a non nominare noi, e tutto questo varia la soglia d’attenzione anche se la soglia stessa è perpendicolare o ridotta a spioncino o in alcuni casi inutilizzabile: i filosofi chiamano questa verticale “spirito”. Gli esseri si muovono con all’interno queste sensazioni che sono parti e parti che si staccano e si riallineano mosse e tagliate da forbicine che potremmo conteggiare con i battiti delle palpebre si ci piacesse azzardare delle ipotesi. Ma non c&#8217;è tempo.</p>
<p>*</p>
<p>C’è sempre un momento in autunno in cui i poeti scrivono una poesia chiamata “autunno”.<br />
Questi calchi nella nebbia perdono impronte di vapore, e le ombre, con zampette di mosca, si lavano le mani alla fine delle teste.<br />
Coloro che non si sono ancora ambientati dovranno inseguire il coniglio fino alla fine dei tropici, mentre il vhs si schiera apertamente contro il comfort umano.</p>
<p>Rabbini di quale religione sullo scranno di quanti troni perpetueranno questo corteggiamento dell’aria, una paio di collant risultano decisamente più incisivi di un poemetto surrealista e alla fine delle giornate si sta come d’inverno dentro casa le televisioni, giusto rue de l’harpe reagisce con un po’ di colore ma se tu non ci pensi passa anche quello, e il supermercato si apre gentile ad un nuovo schema cromatico nel reparto dei libri scontati del 15.</p>
<p>Saprebbero di foglia queste mani se ne concepissi l’attaccatura al terreno?</p>
<p>*</p>
<p>“E allora andiamo, tu ed io, può venire anche lei, andiamo, sono le 4 e 06 della notte di natale, bellissime puttane marocchine fanno arrivare i fidanzati da Casablanca, in casa tua individui solitamente sconosciuti si muovono in pantofole &#8211; ancora da stringere una mano, la vela del collo d’una vecchia da baciare, apprendere della morte di Harold Pinter &#8211; e poi tutti fuori in balcone a fumare una sigaretta.<br />
La rivoluzione è che questa cosa accade perfettamente, anche ora. L’idea che tutto sia organizzato e che la specie umana si coordini ogni giorno riempiendo e svuotando frigoriferi, oppure camminando in mezzo a una foresta del Congo è una messinscena incredibile, eppure anche io e te, anche lei che è venuta con noi sa bene che per un motivo o per l’altro si finisce per adoperarsi, per collaborare, si diventa una tessera di un mosaico prima di rendersi conto di esserlo e docilmente si viene posizionati nella scacchiera fra i palazzi i cinema i travestiti una camera dei deputati e la tua nazione, incastrato perfettamente senza saperti spiegare nulla, assolutamente funzionante e purtroppo costretto a condividere questa pazzia collettiva perché se tutti continuano e tu vuoi smettere il pazzo sei tu, e anche io, e anche lei: che infatti lo abbiamo capito e siamo vestiti benissimo e ci integriamo perfettamente.”</p>
<p>*</p>
<p>Ragazze che si perdono lungo la darsena munite di gambe come forchette infilzano la spiaggia dondolando lasciando dietro di sé qualcosa di più di quanto possa contenere al suo interno la parola “buche”.</p>
<p>In questa enciclopedica parentesi sono stati spostati sei o sette eserciti di luce e cuscini, giorno dopo giorno.</p>
<p>Della purezza non si preoccupava più nessuno, tutto quello che si poteva sporcare veniva sporcato senza nessuna eccezione.</p>
<p>Così lasciamo i dinosauri camminare sulla terra, i bicchieri d’acqua mezzi pieni prosciugarsi, livellati dall’aria.</p>
<p>Tutto quello che ci poteva capitare ci sta già accadendo, esattamente ora, e può solo peggiorare o migliorare.</p>
<p>Le varianti contano solo in un sistema in cui qualcuno vince e qualcun altro perde.</p>
<p>Da qui, invece, certamente nessuno di noi uscirà vivo.</p>
<p>Ma qualcosa nella mente, qualcosa come un fessura, qualcosa simile a una palpebra, ti tiene separato dal regno che occupi dentro te stesso.</p>
<p>E in fondo.</p>
<p>C’è da andare a fare la spesa.</p>
<p>Togliere il ghiaccio dalla macchina.</p>
<p>Meno 5, meno 7.</p>
<p>I telegiornali lanciano l’allarme.</p>
<p>Al confine una vipera si acciottola dentro a una buca.</p>
<p>Il confine è una cosa che non si vede dal vivo.</p>
<p>È immaginazione.</p>
<p>Come se adesso fossero veramente le 5 e 07 del mattino.</p>
<p>Non è nessun tempo adesso.</p>
<p>Non lo sarà dopo.</p>
<p>Usiamo passato e futuro per disinnescare questa tensione indicibile in cui giallo si volta di schiena, e si trasforma.</p>
<p>Se ti togliessero la capacità di memorizzare, ti muoveresti come un dioniso?</p>
<p>Poi comincia a piovere o si alza il vento. Cerchi un ombrello o una sciarpa. Di questo parlano tutte queste cose.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>“L’aura / incantata delle origini”, il mio sguardo sulla poesia di Francesco Marotta – di Natàlia Castaldi</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/17/%e2%80%9cl%e2%80%99aura-incantata-delle-origini%e2%80%9d-il-mio-sguardo-sulla-poesia-di-francesco-marotta-%e2%80%93-di-natalia-castaldi/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/17/%e2%80%9cl%e2%80%99aura-incantata-delle-origini%e2%80%9d-il-mio-sguardo-sulla-poesia-di-francesco-marotta-%e2%80%93-di-natalia-castaldi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 15:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco sasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francesco Sasso]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Marotta]]></category>
		<category><![CDATA[natàlia castaldi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Fino all’ultima sillaba dei giorni – dalla raccolta “L’arte dimentica di morire” di Francesco Marotta 
scrivere è un destino covato dall’ombra delle ore
la spina amorosa di chi non lascia niente alle sue spalle
perché essere cenere, sostanza di vento
è inciso da sempre a lettere di fuoco
nelle pupille dei segni che trascina – un canzoniere
infimo, un breviario di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26399&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="size-medium wp-image-26400 alignnone" title="anselm_kiefer_resurrexit" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/anselm_kiefer_resurrexit.jpg?w=209&#038;h=300" alt="anselm_kiefer_resurrexit" width="209" height="300" /></p>
<p><strong><em>Fino all’ultima sillaba dei giorni</em> – </strong><strong>dalla raccolta “L’arte dimentica di morire” di <a href="http://rebstein.wordpress.com/" target="_blank">Francesco Marotta </a></strong></p>
<p><em>scrivere è un destino covato dall’ombra delle ore</em><br />
la spina amorosa di chi non lascia niente alle sue spalle<br />
perché essere cenere, sostanza di vento<br />
è inciso da sempre a lettere di fuoco<br />
nelle pupille dei segni che trascina – un canzoniere<br />
infimo, un breviario di passi senza orma<br />
tracima sillabe d’innocenza e memoriali di sabbia<br />
dalla brocca silente che disseta il labbro,<br />
quando parole malate d’aria si staccano dalle mani<br />
precipitano nell’impercettibile abisso<br />
di una pagina –<br />
<em>scrivere è un’ora covata dal destino</em><br />
la spina che costringe il corpo in reticoli d’albe in piena notte<br />
e punge fruga ricuce orli slabbrati lacera la carne<br />
fino a che sanguinano anche i sogni,<br />
fino a che l’immagine fiorisce in echi di sorgente<br />
gli alfabeti rappresi dentro un grido</p>
<p>(sono queste le voci che mancano a una pietra<br />
per sentirsi un arco lanciato verso il cielo,<br />
sono questi gli accenti<br />
che scortano il seme alla sua tomba di luce – al precipizio ardente<br />
dove la morte è presagio di stagioni,<br />
oracolo dei frutti e del ricordo)</p>
<p><span id="more-26399"></span></p>
<p><em><strong></strong></em> </p>
<p><em><strong>λέγω – λόγος – ποιέω – ποιήτης</strong></em></p>
<p>Il poeta osserva le cose, i fenomeni, gli accadimenti, respira il pensiero del tempo, ne assimila nessi, connessioni e se ne fa portavoce consapevole di caducità e oblio, cui <strong><em>resiste</em></strong> in una battaglia al frastuono confusionale degli inganni della storia, affinché permanga una traccia che non disperda i frammenti di memoria del suo canto di vibrazione e rimembranza, sospesa nella dimora del tempo <em>custodito</em>.</p>
<p><em>“varcare la soglia di una domanda / rasente all’ombra che a fatica / recupera i suoi codici eccede gli argini / imponendosi torsioni di lingua / per esempio la trama discorde / che dai margini offre un sentiero / al silenzio”</em> – (da “Esilio di voce”, 2009)</p>
<p>E difatti, il poeta è “custode” della bellezza, del dolore, dell’angoscia, del vero, di cui si nutre per restituirlo in forma di dono da condividere <em>(</em><em>“il dolore / mi dice continua / la corsa, riempi le mani / imbratta di sillabe” – da “Impronte sull’acqua”)</em>; egli sa che la sua parola è nulla<em>/silenzio</em> e non pretende verità che non sia la propria soggettiva essenza questionante di dubbio, la propria intima elaborazione degli spazi di luce ed ombra del tempo <em>(“l’inchiostro che / vaga tra silenzio / e silenzio – “Impronte sull’acqua)</em>; conscio del fatto che il suo dire non potrà mai prescindere dai fatti, dalle parole, dal pensiero <em>in arte</em> nella storia, non chiuderà mai la propria esperienza in un castello di specchi, ma aprirà le finestre al pensiero ed allo scambio, cercherà sempre nuove forme, osserverà ed amerà la pluralità delle voci, fondendo il proprio essere in un’armonia di contrasti, da cui stillare il senso precipuo dell’esistenza.</p>
<p><em>&#8220;Lascia alla parola l&#8217;aura / incantata delle origini, / il lume che le compete<br />
per nascita e destino, / il fondo oscuro / matrice d&#8217;ogni luce&#8221;</em>. (Per soglie d&#8217;increato , Edizioni Il crocicchio, 2006)</p>
<p>Lo scorrere liquido del pensiero in parole nella creazione poetica non è altro che fluir/si in offerta nuda agli occhi, alle orecchie, alle labbra di un reale o presunto interlocutore.</p>
<p>Niente di più carnale, umorale, intimo ed oggettivamente soggettivo della poesia può costituire il mistero irrisolto dell’esistenza e della “necessità” della tradizione/traduzione del pensiero in scrittura. Segni grafici che costituiscono suoni catalogati in ordine di organi e lembi vivi di carne che ne implicano la pronunzia: <em>labiali, gutturali, liquide, dentali, palatali</em> …. sono le vocali e le consonanti, praticamente le note, di una composizione di suoni codificati in parole che costituiranno il <em>pensiero</em> – dentro di noi – o il <em>dia-logo</em> – quando il pensiero sia espresso per <em>trans-itare</em> da noi ad altri.</p>
<p>La liquidità densa della parola, nei versi di Francesco Marotta, si consuma nella sua stessa carne, nel suo stesso analizzare il dolore. Il verso spesso appare sincopato, spezzato, irrisolto e ripreso: <em>ricerca tecnica? Scelta di stile?</em> Sì, certamente siamo di fronte alla consapevolezza della gestione del verso – sia pure libero – che apparirà rilegato e ricucito ad arte in <em>enjambement</em>, <em>sinafie</em> e <em>sinalefi</em>, che non hanno unicamente il compito “formale” di conferire il voluto ritmo – musicale quanto ottico – al “<em>colon”</em>, ma – ancor più – il senso sciolto dell’affermare il <em>dis/ordine</em> del tutto e del suo stesso contrario nello scorrere del pensiero.</p>
<p>Forma e parola si fanno quindi tessuto, tessuto vivo, sanguigno, denso di fluidi: <em>acqua/sangue/sudore/umori</em> che cambiano, che si rincorrono dalla fonte alla loro stessa foce: inchiostro nero come il cielo che fa da sfondo all’umana aspirazione al bello d’una illusoria luna o, ancora, inchiostro nero come sangue, che quando si rapprende perdendo la sua intima vitalità si stimmatizza in segno grafico che permanga, macchiando di sé la pietra, o la carta.</p>
<p><em>La ricerca linguistica operata sulla parola, in Francesco Marotta, esula dal mero compiacimento letterario e, ancor quando sia ricca di echi e rimandi, non è mai fine ma “mezzo”, “arca” che incarnandosi del proprio intimo dis/ordine si veicola in sostanza reale, materica, duplice nella proiezione di senso della sua stessa ombra.</em></p>
<p>Marotta è parola che si fa grido, carezza, richiamo, messaggio, richiesta intima e rassegnata d’aiuto, ch’egli cerca nella parola stessa come conforto dignitoso alla intima ed universale  necessità di essersi testimonianza ed interezza di vita.</p>
<p><em>Una traccia, che non scolora.</em></p>
<p><em><strong><img class="size-medium wp-image-26403 alignnone" title="Esilio_di_voce" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/esilio_di_voce.jpg?w=225&#038;h=300" alt="Esilio_di_voce" width="225" height="300" /></strong></em> </p>
<p><strong><em>Esilio di voce (2009, inedito)</em></strong></p>
<p>scrivi strappando chiarori di pronome</p>
<p>dalla voce la luce malata</p>
<p>che s’innerva</p>
<p>al rantolo di un verbo scrivi</p>
<p>con lo stilo di ruggine che inchioda l’ala</p>
<p>nel migrare anche la morte</p>
<p>che sul foglio appare dal margine</p>
<p>di sillabe di neve s’arrende alla caccia</p>
<p>al sacrificio necessario</p>
<p>dell’ultima lettera superstite</p>
<p>*</p>
<p>                         ci accomuna la conta differita dei morti</p>
<p>                         la mano adusa a separare codici e correnti</p>
<p>                         dal gorgo dove si adunano le ore</p>
<p>                         indicibile chiusa</p>
<p>                         di apocrifi in sembianti di volti</p>
<p>                         di giorni in forme declinanti</p>
<p>                         di parole</p>
<p>*</p>
<p>come questa luce di specchio</p>
<p>quando raccoglierla è già spreco</p>
<p>di fulgidi rosa un chiedere al sonno</p>
<p>gli spazi</p>
<p>intagli per minimi azzurri</p>
<p>l’abuso di crescere che sia privo del prima</p>
<p>mutilata la mano da una lama</p>
<p>d’inchiostro</p>
<p>che trema sul foglio</p>
<p>*</p>
<p>                         guarisci il dubbio trafitto</p>
<p>                         dall’ansia di essere riparo malattia</p>
<p>                         a cadenze autunnali guarda gli sterpi</p>
<p>                         che ti battono un’altra luce</p>
<p>                         sui fianchi e nell’ombra che sale</p>
<p>                         gioca il sogno di un confine</p>
<p>                         sospeso la tua pelle si stacca aggiunge</p>
<p>                         ore ai tuoi segni al graffio che resta</p>
<p>                         dove togli parole</p>
<p>                         ai tuoi occhi</p>
<p>*</p>
<p>assenza che sia illuminata erosione</p>
<p>un luogo che i sensi coincide</p>
<p>a un poi di riflessi se colma l’immagine</p>
<p>di grandine di minerali celesti e trascina</p>
<p>a ogni singola mano sangue di fuga</p>
<p>all’occhio l’identico accordo l’energia</p>
<p>perversa di un dono l’attrito</p>
<p>di maschera e volto</p>
<p>impaziente del balzo</p>
<p>*</p>
<p>                         è un abbaglio la morte la polvere</p>
<p>                         sbrina il suo vento sull’acqua un abisso</p>
<p>                         d’aria e correnti</p>
<p>                         che l’arte della pietra modella</p>
<p>                         per l’oblio materno dell’alba</p>
<p> *</p>
<p>in equilibrio di colore e distrazione</p>
<p>conserva segni in un forse di miscugli</p>
<p>sillabici il resoconto di un ramo l’ipotesi</p>
<p>di immagini dove presente e senso</p>
<p>versano lacrime agli occhi così</p>
<p>ritorna alla scienza diseguale del volo</p>
<p>l’angelo che spiuma</p>
<p>desideri di carne di danza</p>
<p>il presagio</p>
<p>di un nevaio che brilla dolore</p>
<p>sul confine tra cielo e memoria</p>
<p>ad altezza remota di lingua</p>
<p>*</p>
<p>                         paesaggi che alle palpebre tendono ombre</p>
<p>                         e distanze a volte un passo che irrompe</p>
<p>                         nel viluppo a sfrondare la norma</p>
<p>                         la linea di bianco imposta</p>
<p>                         dall’ennesimo inverno eppure</p>
<p>                         si potrebbe affidare l’oltraggio a grammatiche</p>
<p>                         docili ogni senso al destino e svanire</p>
<p>                         al suono che la preda sbalza dal sonno</p>
<p>                         verso una morte in punta di rima</p>
<p> *</p>
<p> varcare la soglia di una domanda</p>
<p>rasente all’ombra che a fatica</p>
<p>recupera i suoi codici eccede gli argini</p>
<p>imponendosi torsioni di lingua</p>
<p>per esempio la trama discorde</p>
<p>che dai margini offre un sentiero</p>
<p>al silenzio</p>
<p>*</p>
<p>                         dove macerano tracce e l’abisso</p>
<p>                         è radice di ore lo scarto svelato                     </p>
<p>                         tra il crepuscolo e un’assenza</p>
<p>                         disattesa di voci dove scopri</p>
<p>                         sgraziato e distratto</p>
<p>                         tutto il credito di una piccola morte</p>
<p>                         l’orizzonte che regge la scia</p>
<p>                         di astri vanescenti e la tua mano</p>
<p>                         che ne traghetta il lutto</p>
<p>                         verso il largo</p>
<p>*</p>
<p>avanzi verso un mare inaccessibile</p>
<p>e la sera ti impiglia nello sguardo un diluvio</p>
<p>di sillabe l’onda franata sotto i passi</p>
<p>e quel tempo di amare che ha l’ombra</p>
<p>quando ne invochi il morso vivo</p>
<p>dove trovare riparo</p>
<p>*</p>
<p>                         febbri e vene a passo d’erosione</p>
<p>                         il farmaco in affondo da scomporre</p>
<p>                         in linee inquiete notte dopo notte</p>
<p>                         inaugurando verbi di declino</p>
<p>                         il lontano di un’offerta in forme d’acqua</p>
<p>                         la replica ardente che passa sugli occhi</p>
<p>                         e depone il franto</p>
<p>                         pulviscolo</p>
<p>                         di un nome alla deriva</p>
<p>*</p>
<p>così è la grazia delle immagini</p>
<p>rovesciate nel palmo venute via dall’ombra</p>
<p>che ora ricordi accampata da sempre</p>
<p>alla tua soglia ma</p>
<p>si trattava di attese esercizi</p>
<p>privi di simboli come adornare sbrinati</p>
<p>specchi col battito salino</p>
<p>di una pupilla naufragata</p>
<p>*</p>
<p>                         è un percorso che si rivela in squarci</p>
<p>                         e argini disparenti al primo soffio</p>
<p>                         un affluente da riconoscere dall’alto</p>
<p>                         dalle torri del giorno se</p>
<p>                         nel lontano vigila un dissestato</p>
<p>                         teatro di corpi e alla chiusa</p>
<p>                         le sillabe raccogli che la mano nasconde</p>
<p>                         prima di cedere sotto la sferza</p>
<p>                         di un lampo</p>
<p>                         alla cecità di dare ancora un nome</p>
<p>*</p>
<p>nudità di deserto e alla cintura</p>
<p>una sacca d’aria rarefatta per talismano</p>
<p>e balsamo tu la trascini</p>
<p>abbandonando respiri a folate alla luna</p>
<p>seguendo a palpebre sbarrate</p>
<p>nell’esilio di voce</p>
<p>la lampada elementare che risale</p>
<p>fino alla sommità delle labbra</p>
<p>la selva di due desideri intrecciati</p>
<p>*</p>
<p>                         alla curva del vento</p>
<p>                         slarga foglie e rotaie l’assenza di cielo</p>
<p>                         e labbra a distesa dall’altra parte</p>
<p>                         dell’acqua si pensa un paesaggio</p>
<p>                         grande quanto una mano lungo</p>
<p>                         fino a sfiorare i capelli con la dolcezza</p>
<p>                         verde della sabbia si pensa la terra</p>
<p>                         divisa in pagine leggere e uno sguardo</p>
<p>                         luminoso di bambina</p>
<p>                         piantato tra le zolle come una spina</p>
<p>                         come una sillaba</p>
<p>                         come un’attesa</p>
<p>*</p>
<p>dal largo</p>
<p>sopraggiunta da un chiarore incurabile</p>
<p>svapora memorie come umori d’erba</p>
<p>accesa dai roghi dell’inverno</p>
<p>nuota verso la parete la mano</p>
<p>legge l’aspro sapore di fumo</p>
<p>di una foto ingiallita quell’unico dolore</p>
<p>di avere ancora suoni</p>
<p>per l’orecchio murato dei morti</p>
<p>*</p>
<p>Quando lessi per la prima volta “<strong><em>Esilio di voce</em></strong>”, mi si palesò un’immagine <strong><em>*ResurrExit* &#8211; Kiefer &#8211; </em></strong> </p>
<p>Una lettura per immagini la mia, che mi consegna la poesia di <strong><em>Francesco Marotta</em></strong> quale eredità di parola, verbo, sillaba, ostinatamente urlata sin dentro la luttuosa cecità delle *<em>orecchie murate*</em>, in sfida agli <em>inganni</em>, ai dubbi, alle <em>norme</em> ed ai <em>codici</em> da violare per oltre-passare – traghettare – in un naufragio privo di argini, fin dentro la visionarietà di angeli spiumati, capaci di verità di carne oltre ogni inverno, oltre l’inferno di presagi e bilanci tra presente e memorie, in una sferzata *<em>paleontologica</em>* e sfacciatamente evocativa di <em>riordinata</em> lingua.</p>
<p><strong><em>NatàliaCastaldi</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>______________________________</p>
<p>Riferimenti:</p>
<ul>
<li>i PDF delle raccolte inedite di Francesco Marotta sono reperibili nel blog “La dimora del tempo sospeso” al seguente indirizzo: <a href="http://rebstein.wordpress.com/2009/08/10/10-agosto-200710-agosto-2009-ore-10-28/">http://rebstein.wordpress.com/2009/08/10/10-agosto-200710-agosto-2009-ore-10-28/</a></li>
<li>la mia pagina dedicata alla poesia di Francesco Marotta, qui: <a href="http://nataliacastaldi.wordpress.com/about/pensieri/la-poesia-di-francesco/">http://nataliacastaldi.wordpress.com/about/pensieri/la-poesia-di-francesco/</a></li>
<li><strong><em>Esilio di voce</em></strong> su <strong><em>Filosofipercaso, qui: </em></strong><a href="http://filosofipercaso.splinder.com/post/21302344/Esilio+di+voce+%28I%29+-+Inediti+d">http://filosofipercaso.splinder.com/post/21302344/Esilio+di+voce+%28I%29+-+Inediti+d</a></li>
</ul>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26399/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26399/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26399/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26399/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26399/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26399/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26399/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26399/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26399/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26399/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26399&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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