<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>

<channel>
	<title>La poesia e lo spirito</title>
	<atom:link href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com</link>
	<description>Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?</description>
	<lastBuildDate>Sat, 14 Nov 2009 15:00:38 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<cloud domain='lapoesiaelospirito.wordpress.com' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
<image>
		<url>http://www.gravatar.com/blavatar/af05e9c41d5df4003daa2549f2e959ee?s=96&#038;d=http://s.wordpress.com/i/buttonw-com.png</url>
		<title>La poesia e lo spirito</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com</link>
	</image>
			<item>
		<title>Santo mostro</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/14/26310/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/14/26310/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 15:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>adezeno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ade Zeno]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26310</guid>
		<description><![CDATA[Allan Gurganus, Santo mostro, Playground,  Traduzione di Maria Baiocchi, € 16, pp 224
Quando, nel gennaio del 1991, uscì anche in Italia L&#8217;ultima vedova sudista vuota il sacco (presso l&#8217;editore Leonardo, con una delle prime, strabilianti traduzioni di Raul Montanari), furono relativamente in pochi ad accorgersene, e all&#8217;enorme successo che appena un anno prima aveva accompagnato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26310&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Allan Gurganus, <em><strong>Santo mostro</strong></em>, Playground,  Traduzione di Maria Baiocchi, € 16, pp 224</p>
<p>Quando, nel gennaio del 1991, uscì anche in Italia L&#8217;ultima vedova sudista vuota il sacco (presso l&#8217;editore Leonardo, con una delle prime, strabilianti traduzioni di Raul Montanari), furono relativamente in pochi ad accorgersene, e all&#8217;enorme successo che appena un anno prima aveva accompagnato negli Stati Uniti la pubblicazione di questo a dir poco fluviale romanzo (oltre 1170 fittissime pagine premiate, tra l&#8217;altro, con il “Sue Kaufman Prize” e con la diffusione in ben dodici lingue, per un totale di oltre due milioni di copie vendute) non corrispose, dalle nostre parti, un altrettanto meritato clamore.<span id="more-26310"></span> Ormai rintracciabile solo più sulle bancarelle, o al massimo sugli scaffali virtuali di qualche portale specializzato, quella pachidermica edizione risulta oggi perlopiù dispersa, smarrita, affidata allo stesso ingiusto destino condiviso dalle miriadi di altre notevoli opere che, malgrado il loro indiscutibile spessore, si trovano troppo spesso a spartire la propria grandezza con il nulla. Non sarà superfluo, allora, affermare che quella ostica e mirabolante Vedova varrebbe la pena ristamparla, perché l&#8217;epopea di Lucy Mardsen (la vecchietta quasi centenaria che con monologhi mozzafiato e aneddoti saltimbancheschi narrava in prima persona le vicende di una famiglia sospesa fra i ricordi della guerra di secessione americana e gli oblii di un ospizio chiamato, assai profeticamente, “Capo Linea”) è una storia che meriterebbe davvero l&#8217;attenzione di  pubblici oceanici. Premessa doverosa  per introdurre l&#8217;avvento di un nuovo (meno epico, d&#8217;accordo, ma ugualmente valoroso) titolo firmato dallo stesso autore del capolavoro perduto, e oggi lanciato (con una più che apprezzabile traduzione) dalla tanto piccola quanto meritevole editrice Playground. Nato a Rocky Mount, Nord Carolina, nel 1947, tra gli allievi di Grace Paley, e cocco prediletto di John Cheever durante i leggendari corsi Iowa Writers&#8217; (tra i cui partecipanti inevitabilmente ricordiamo Raymond Carver, Flanney O&#8217;connor e Michael Cunningham), Allan Gurganus ha finora dato alle stampe svariati romanzi, racconti e saggi, che per il lettore italiano non anglofono perseverebbero ancora nel totale anonimato se non fosse, appunto, per la recente proposta di Santo mostro, lunga novella originariamente apparsa nella raccolta Pratical Heart, e ora estrapolata apposta per noi dall&#8217;intraprendente editore romano. Titolo che richiama in modo esplicito alla seducente ambivalenza del suo protagonista, un uomo tanto buono e delizioso nell&#8217;indole (“la creatura più gentile che abbia mai abitato la terra”) quanto grottescamente mostruoso nell&#8217;aspetto. Clyde Meadows – questo il suo nome – è un commesso viaggiatore incaricato di distribuire Bibbie nei motels più defilati e squallidi della provincia americana degli anni Cinquanta, attività non certo redditizia ma comunque in grado di mantenere la sua piccola, disastrata famiglia (disastrata soprattutto in virtù del fatto che l&#8217;amata e sensualissima moglie si ostina a tradirlo più o meno alla luce del sole con un volgare ma avvenente veterinario). Ad accompagnarlo nei suoi sottilmente epici pellegrinaggi popolati da personaggi assurdi e disperati (adulteri, ladri, pedofili) il figlioletto, che trascorre insieme al veneratissimo padre un&#8217;infanzia indimenticabile e dorata, almeno fino al giorno in cui gli capita di cogliere in fragrante la madre durante  un amplesso amoroso con l&#8217;amante. Evento che segna il punto di rottura, un trauma devastante e definitivo cui seguirà, nel giro di poco tempo, anche la scomparsa del suo unico vero punto di riferimento. A distanza di molti anni, ormai trasformatosi in uno stimato professore universitario, Clyde Meadows Jr torna a scavare nel proprio vissuto, nello scomodo e doloroso tentativo di  recuperare alcuni tasselli dispersi nel vortice del passato, tasselli che si ricompongono lentamente ad uno ad uno lasciando riaffiorare la memoria la vicenda umana di un uomo ridicolo e straordinario, e di un&#8217;America provinciale ormai scomparsa per sempre. Malinconico, delicatissimo, ma anche ricco di spunti divertenti, Santo mostro è insomma un piccolo delizioso affresco sulla perdita dell&#8217;innocenza (di un bambino, sì, ma soprattutto di un Paese, di un mondo), scritto con la preziosa eleganza del narratore puro, vitale e forte, magistralmente incapace di cadere nella trappola della melensaggine in cui molto spesso ama contorcersi certa letteratura nostalgica d&#8217;oggidì.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26310/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26310/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26310/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26310/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26310/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26310/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26310/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26310/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26310/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26310/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26310&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/14/26310/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/2449a27bf62ab98e66c234bcd2f339ec?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">adezeno</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Medusa, un dramma subacqueo nel docu-film di Fredo Valla</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/14/medusa-un-dramma-subacqueo-nel-docu-film-di-fredo-valla/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/14/medusa-un-dramma-subacqueo-nel-docu-film-di-fredo-valla/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 11:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlogrande</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo grande]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Fredo Valla]]></category>
		<category><![CDATA[Medusa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26148</guid>
		<description><![CDATA[Il regista al centro di cinematografia di Chieri
Un’emozione profonda sostenuta da centinaia di inquadrature, di soluzioni molto coraggiose nel campo della grafica, dell’animazione, della musica, una vicenda drammatica raccontata con uno stile e un equilibrio rari nella cinematografia di oggi: è il docu-film di Fredo Valla “Medusa. Storie di uomini sul fondo” &#8211; storia di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26148&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Il regista al centro di cinematografia di Chieri</strong><img class="alignright size-medium wp-image-26154" title="medusa" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/medusa1.jpg?w=200&#038;h=300" alt="medusa" width="200" height="300" /></p>
<p>Un’emozione profonda sostenuta da centinaia di inquadrature, di soluzioni molto coraggiose nel campo della grafica, dell’animazione, della musica, una vicenda drammatica raccontata con uno stile e un equilibrio rari nella cinematografia di oggi: è il docu-film di Fredo Valla “Medusa. Storie di uomini sul fondo” &#8211; storia di un sommergibile italiano affondato nel mare di Pola durante la II Guerra mondiale, per giorni e giorni 14 uomini rimasero intrappolati sul fondale, e infine morirono nonostante il tentativo di soccorrerli &#8211; che viene presentato domani alla scuola di animazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Chieri.<br />
Fredo Valla, regista che aveva firmato il soggetto e con Giorgio Diritti la sceneggiatura de &#8220;Il vento fa il suo giro&#8221;, film sulle valli occitane divenuto un caso cinematografico (grazie al tam tam del pubblico di tutta Italia, e a tanti riconoscimenti internazionali, compresa la candidatura al David di Donatello) dalle 14 alle 16.30 terrà un seminario per gli studenti con Francesco Vecchi, che ha frequentato il corso e che ha realizzato le animazioni di “Medusa&#8221;</p>
<p><span id="more-26148"></span></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-26157" title="medusa2" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/medusa21.jpg?w=574&#038;h=414" alt="medusa2" width="574" height="414" /></p>
<p>Fredo è un amico, oltre che un bravissimo regista: con lui abbiamo camminato sulle montagne Occitane (pensando a François de Bardonnéche de “La via dei lupi”e su quelle del Ladakh, per scrivere (e lui per fare un altro bellissimo docu-film, “Prigionieri della libertà”) “La cavalcata selvaggia.<br />
Ora sta lavorando a un’idea per il nuovo film di Giorgio Diritti, e a un film-documentario dedicato a Geo Chavez, il pilota peruviano-parigino che per primo, nel 1910, attraversò le Alpi, da Briga a Domodossola. L’anno prossimo saranno appunto i cent’anni dall’impresa, che si concluse tragicamente. Il film è una coproduzione italo francese, verrà trasmesso su Arte e sulla tv svizzera e su varie altre emittenti, oltre a partecipare a vari festival.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/14/medusa-un-dramma-subacqueo-nel-docu-film-di-fredo-valla/"><img src="http://img.youtube.com/vi/w5T9BNBWoDQ/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Ecco quattro chiacchiere su “Medusa”, tratte da un’intervista uscita su “Il Nostro Tempo”pochi mesi fa.<br />
“Medusa” è stato girato a partire dal 2005, fra Trieste, Pola, la Gran Bretagna, Napoli, Torino, Livorno e l’Isola d’Elba. Racconta la storia del sommergibile della Marina militare italiana «Medusa» che il 30 gennaio 1942, fu affondato da un sommergibile inglese. Il racconto prende spunto dal romanzo pubblicato nel 2007 dal triestino Pietro Spirito «Un corpo sul fondo» (Guanda), che nel film impersona l’esploratore delle memorie che incontra i testimoni e si immerge in cerca del relitto.<br />
<strong>Fredo, cosa ti ha spinto a raccontare questa storia?</strong><br />
I sommergibili sono paragonabili alle astronavi: prima di iniziare la conquista dello spazio l’uomo ha esplorato le profondità marine, un mondo misterioso, come oggi è lo spazio, su cui per decenni l’uomo ha riversato le proprie fantasie in un mix di modernità e tecnologia. Basti citare il Nautilus di Jules Verne. In questa storia una spinta particolare mi è venuta anche dalla lettura del libro di James Hillman Un terribile amore per la guerra (Adelphi). Hillman ritiene che la guerra sia una pulsione primaria e ambivalente della nostra specie, dotata di una carica libidica non inferiore a quella di altre pulsioni che la contrastano e insieme la rafforzano, quali l’amore e la solidarietà.<br />
<strong>Dalla montagna al mare&#8230;</strong><br />
Vivo a 1350 metri di quota, davanti al Monviso. L’interesse per questa storia di sommergibili, tuttavia, non è casuale. La guerra fa affiorare negli uomini accanto agli instinti peggiori, sentimenti positivi di condivisione in un contesto di grande pericolo: sono contraddizioni interessanti, che vale la pena esplorare. In precedenza avevo realizzato un film documentario sugli italiani prigionieri in India, ai piedi dell’Himalaya, durante la seconda guerra mondiale, e un altro sul rastrellamento del Grappa in cui morirono decine di partigiani. Avevo realizzato anche vari reportages, tra cui una lunga camminata di 330 km lungo il fiume Don sulle tracce dei soldati italiani dell’Armir (Armata Italiana in Russia).<br />
<strong>Medusa è un documentario storico?</strong><br />
E’ un ibrido. Intreccia linguaggi. Quando ho iniziato, ho capito che l’unica via per rappresentare i fatti era fare ricorso all’animazione, intrecciare le riprese dal vero, il racconto dei testimoni, con il cartone animato. Dalla collaborazione con Francesco Vecchi è nato un disegno non propriamente realistico, che pur ricostruendo con precisione gli eventi drammatici, crea la giusta distanza e magari attenua la tragedia con la poesia. Un&#8217;altra dimensione particolare hanno le musiche originali di Enrico Sabena, che vanno ben al di là della sottolineatura e interpretano musicalmente il racconto. Comporre le diverse voci del film non è stato facile: ringrazio i produttori Maxman e Arealpina che mi hanno lasciato procedere senza condizionamenti e la Film Commission torinese che ci ha sostenuto con il fondo per il documentario.<br />
<strong>Cosa ti lega a Trieste?</strong><br />
A Trieste, in Istria, a Pola, nei luoghi dell’affondamento del sommergibile Medusa, la storia è stata forse troppo “generosa”: troppe complessità e contrapposizioni in così piccolo spazio! Dal fascismo in poi, sulle differenze etnico-linguistiche di questo territorio si sono innestate intolleranze, lutti, vendette, prima le persecuzioni contro le popolazioni slovene e croate, poi le foibe e i profughi. Ora il clima si è rasserenato, ma ci sono ancora difficoltà. Nel mio film ho voluto accennare a questa complessità, l’ho fatto sottotraccia: sul sommergibile italiano affondato c’erano marinai di lingua slovena, lingua che il fascismo aveva vietato, perciò ho voluto che alcuni testimoni parlassero sloveno, in ciò aiutato da mia moglie, che è una triestina slovena.<br />
<strong>C´è sempre un intento etico-simbolico nei tuoi film?</strong><br />
Destino della memoria è sfrangiarsi, svanire, poco alla volta. Ma ci sono episodi che non si dissolvono mai del tutto. La memoria di questi si sgretola, come il tempo fa con le montagne, trasformando la roccia nella sabbia indistinta del mare. Per un autore credo sia interessante tentare di ricomporre le storie a partire da quei granelli di sabbia a prima vista indistinti, magari mescolandoli ai granelli di altre sabbie, di altri mari e montagne. Dedico “Medusa storie di uomini sul fondo” alle giovani generazioni in difetto di memoria…<br />
<strong>I tuoi prossimi progetti?</strong><br />
Una sceneggiatura con Giorgio Diritti e il docu-film su Geo Chavez e il film documentario sul monastero cistercense di Pra d’Mill. Con Barbara Allemand, come ben sai, abbiamo sceneggiato “La via del lupi”, una vicenda medievale di ribellione sulle Alpi occitane, siamo in attesa di un produttore… Verrà presentata il 14 novembre alle 17 al Circolo dei Lettori.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26148/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26148/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26148/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26148/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26148/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26148/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26148&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/14/medusa-un-dramma-subacqueo-nel-docu-film-di-fredo-valla/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/857565a5819b59468199205225065c94?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">carlogrande</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/medusa1.jpg?w=200" medium="image">
			<media:title type="html">medusa</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/medusa21.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">medusa2</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://img.youtube.com/vi/w5T9BNBWoDQ/2.jpg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>Io sono niente.</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/14/io-sono-niente/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/14/io-sono-niente/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nadiaagustoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[storie del risveglio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26281</guid>
		<description><![CDATA[
(ebraismo)
Tratto dal sito www.risveglio.net &#8211; Buddismo con b minuscola.
Io sono niente.
Era Yom Kippur, giorno considerato il più sacro e solenne del calendario ebraico, totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza. In questo giorno molto importante, un rabbino, mentre celebrava la festività, guardava la Torah, la sacra Torah esposta nella sinagoga. A un tratto lo prese [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26281&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-medium wp-image-26282" title="ebraismo-b" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/ebraismo-b1.jpg?w=300&#038;h=187" alt="ebraismo-b" width="300" height="187" /></p>
<p><a href="http://retedue.rsi.ch/prog/images/trasm/ebraismo-b.jpg">(ebraismo)</a></p>
<p>Tratto dal sito <a href="http://www.risveglio.net/index.html">www.risveglio.net</a> &#8211; Buddismo con b minuscola.</p>
<p><strong>Io sono niente.</strong></p>
<p>Era Yom Kippur, giorno considerato il più sacro e solenne del calendario ebraico, totalmente dedicato alla preghiera e alla penitenza. In questo giorno molto importante, un rabbino, mentre celebrava la festività, guardava la Torah, la sacra Torah esposta nella sinagoga. A un tratto lo prese un&#8217;ispirazione …</p>
<p>Cominciò a battersi il petto, dicendo:</p>
<p>— Io sono niente, io sono niente, oh io sono niente.<span id="more-26281"></span></p>
<p>Lì accanto c&#8217;era il cantore. Il cantore è colui che legge i rotoli durante le funzioni. Vedendo il rabbino comportarsi così, s&#8217;avvicinò ai rotoli e prese a battersi il petto anche lui, dicendo:</p>
<p>— Io sono niente, io sono niente, oh io sono niente.</p>
<p>E c&#8217;era anche lo scaccino, che spazzava il pavimento. Osservò quel che facevano gli altri due, si avvicinò ai rotoli e incominciò a percuotersi il petto dicendo:</p>
<p>— Io sono niente, io sono niente, oh io sono niente.</p>
<p>Il rabbino lo guardò per un po&#8217; e poi si rivolse al cantore:</p>
<p>— Guarda un po&#8217;&#8230; e questo qui, chi crede d&#8217;essere?</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26281/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26281/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26281/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26281&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/14/io-sono-niente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/14496ae0349a066452cbcce131e64fb7?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">nadiaagustoni</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/ebraismo-b1.jpg?w=300" medium="image">
			<media:title type="html">ebraismo-b</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Sulle strade di Charleston: reportage dal South Carolina</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/sulle-strade-di-charleston-reportage-dal-south-carolina/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/sulle-strade-di-charleston-reportage-dal-south-carolina/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 19:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giovanniag</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla rete]]></category>
		<category><![CDATA[Diari]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Agnoloni]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>
		<category><![CDATA[Vedere cose]]></category>
		<category><![CDATA[Youtubox]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Charleston]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Maggiari]]></category>
		<category><![CDATA[South Carolina]]></category>
		<category><![CDATA[The Patriot]]></category>
		<category><![CDATA[Via col vento]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggio in Italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26373</guid>
		<description><![CDATA[Testo e foto di Giovanni Agnoloni (già pubblicati su AlibiOnline)
 
Ho realizzato questo viaggio, queste foto e questi filmati con Agnieszka Moroz, che oggi non è più fisicamente con me, ma continua e continuerà sempre ad accompagnarmi. Tutto quello che scrivo, da oggi, è anche e soprattutto per lei.
Quando atterrammo a Charleston, South Carolina, ci accorgemmo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26373&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Testo e foto di Giovanni Agnoloni <span style="font-weight:normal;">(già pubblicati su </span><a href="http://alibionline.it/luoghi/mondo/1481-sulle-strade-di-charleston-reportage-dal-south-carolina.html?showall=1">AlibiOnline</a><span style="font-weight:normal;">)</span></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>Ho realizzato questo viaggio, queste foto e questi filmati con Agnieszka Moroz, che oggi non è più fisicamente con me, ma continua e continuerà sempre ad accompagnarmi. Tutto quello che scrivo, da oggi, è anche e soprattutto per lei.</em></p>
<p>Quando atterrammo a <strong>Charleston</strong>, South Carolina, ci accorgemmo subito che il tempo era tutta un&#8217;altra cosa, <a href="http://alibionline.it/luoghi/mondo/1295-gettysburg-e-dintorni-un-viaggio-tra-lincoln-e-tolkien.html" target="_blank">rispetto al Maryland e alla Pennsylvania, da cui arrivavamo</a>. Se lì la primavera era appena agli inizi, qui era quasi sfacciata.<br />
<strong>Massimo Maggiari</strong>, scrittore e docente di Studi Italiani al College of Charleston, ci aspettava nella sala degli arrivi. Era la prima volta che ci incontravamo, dopo numerosi scambi di e-mail e varie chiacchierate via Skype. <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/01/19/13178" target="_blank">Avevo letto il suo <em>Dalle terre del Nord</em></a> (ed. Vivalda), un bel libro sulle solitudini sub-polari e alpine, e lui era rimasto incuriosito dalle mie ricerche tolkieniane e dalle mie attività letterarie su internet e non. Così mi aveva invitato a parlare ai suoi studenti, non solo di <em>fantasy</em>, ma anche del mestiere di scrittore in Italia, oggi. <span id="more-26373"></span><br />
Massimo, appassionato di sciamanesimo, porta sempre il suo tamburo inuit, nel sedile posteriore dell&#8217;auto. Lo picchiettò subito, per darci in benvenuto. Poi partimmo verso la città. Tutt&#8217;intorno c&#8217;erano un&#8217;atmosfera e un paesaggio pre-tropicali. Vegetazione abbondante e fiumi larghi, che sapevano di oceano. Infine arrivammo in centro.<br />
Le strade di Charleston, dove fu girato il celeberrimo film <em>Via col vento</em>, avevano un&#8217;ombra di antico e quasi di trascurato, fuso a tal punto con la sua bellezza tra il classico e il coloniale che non si sarebbe potuta individuare la linea di confine.<br />
Il cielo era gonfio, ma non c&#8217;erano nuvole cattive; solo un senso di umidità rappresa. L&#8217;aria era pregna di verde. Giardini, villette che evocavano anni passati di segregazione razziale e un sentore di disordine, tra il livornese e l&#8217;africano. Un posto di mare, anche se l&#8217;oceano è un po&#8217; più in là &#8211; il cuore del nucleo urbano è compreso in una sorta di triangolo tra l&#8217;estuario del fiume Ashley e quello del fiume Cooper, che qui confluiscono.<br />
<img src="http://alibionline.it/images/stories/2009/novembre/charleston_natura.jpg" alt="charleston_natura" width="470" height="352" /><br />
Una cornice elegante ma scanzonata, come pareva di percepire nei movimenti delle persone e nella musica &#8211; chi non conosce il charleston, ballo famoso soprattutto negli anni &#8216;20?<br />
Tanti studenti in giro, nella zona intorno alla sede centrale del college, con le sue rosate colonne neoclassiche &#8211; qui sono state girate varie scene di <em>The Patriot</em>, film di Roland Emmerich con Mel Gibson.<br />
Il nostro alloggio era lì vicino, in una villetta dipinta di bianco, con davanti le tipiche sedie a dondolo del Sud degli Stati Uniti. Lasciammo le valigie, e poi via a cena con Massimo e la sua figlia più grande, fuori dal centro, a Mount Pleasant. Campi, canneti e un canale pieno di barche.<br />
Il giorno dopo, l&#8217;incontro con gli studenti andò bene. Parlammo di un sacco di cose, non ultimi i blog <a href="http://www.lapoesiaelospirito.it/" target="_blank"><em>La Poesia e lo Spirito</em></a> e <a href="http://www.nazioneindiana.com/" target="_blank"><em>Nazione Indiana</em></a> (leggi <a href="http://giovanniag.wordpress.com/2009/10/05/my-american-lectures-on-jrr-tolkien" target="_blank">qui</a> e <a href="http://giovanniag.wordpress.com/2009/10/05/literary-blogs-and-the-way-of-a-writer-i-blog-letterari-e-la-strada-di-uno-scrittore" target="_blank">qui</a>). Un piacevolissimo scambio di idee, in un ambiente che univa alla competenza delle persone la semplicità dei modi. Ebbi poi l&#8217;opportunità, sempre grazie al mio amico professore, di fare <a href="http://giovanniag.wordpress.com/2009/08/20/intervista-a-lee-irwin-lalchimia-dellanima" target="_blank">un&#8217;intervista al Dr. Lee Irwin</a>, Direttore del Dipartimento di Studi Religiosi, imperniata sul suo libro <em>The Alchemy of the Soul</em>, sull&#8217;arte della creatività spirituale e i cammini di trasformazione dell&#8217;anima. Fu una giornata piena e stimolante, che concludemmo con una passeggiata sull&#8217;estuario congiunto dei due fiumi, vicino a casa di Massimo, su una spiaggia erbosa dove soffiava il vento e la gente faceva parasailing.<br />
L&#8217;ultimo giorno a Charleston ci donò delle folate di magia ambientale. Passammo la mattina a girare intorno a King Street, la strada principale del centro, con i suoi negozi, e a Marion Square, un tempo detta Citadel Green, perché in un suo edificio (dal 1843 al 1922) c&#8217;era l&#8217;arsenale di stato.<br />
<img src="http://alibionline.it/images/stories/2009/novembre/charleston_1.jpg" alt="charleston_1" width="470" height="352" /><br />
Ancora una volta, provavo la strana sensazione di trovarmi in un luogo tipo il Sudafrica, forse perché suggestionato dalle lontane memorie d&#8217;infanzia di Tolkien, che avevo lette nel suo epistolario. Il cielo era carico di un blu più intenso che altrove. Anche la gente che camminava per strada aveva un che di flessuoso, un modo di muoversi plastico e placido, da gente del Sud. A una donna nera in un distributore di benzina chiedemmo dove fosse la più vicina agenzia di autonoleggio. Ce lo indicò con delle unghie lunghissime e dipinte.</p>
<p>Una volta fissata la macchina per l&#8217;indomani, incontrammo Massimo, che ci portò a Charlestown (o Charles Towne), l&#8217;originario insediamento coloniale inglese (creato nel 1670), a qualche chilometro dalla città odierna, in una zona immersa nella vegetazione e ancora popolata &#8211; in parte &#8211; da coccodrilli e tartarughe capaci di staccare un dito con un morso. Il percorso di visita, peraltro, era ben curato, e partiva da un museo con pannelli esplicativi e riproduzioni a grandezza naturale di scene di vita degli indigeni e dei primi coloni. Poi proseguiva nella vegetazione, e comprendeva voliere e gabbie con animali più e meno feroci. Un tuffo nel passato prima del passato, in quell&#8217;eterno seno della natura che è il bacino da cui nascono leggende e remote tradizioni ai confini con la spiritualità.<br />
Tornammo in albergo e, fatta una doccia, andammo a cena al self-service degli studenti. Per 8 $ si poteva mangiare a volontà, da primi piatti a insalate, dalla carne ai dolci. Atmosfera rilassata, gente giovane e tranquilla. Ad un tratto, per errore, mi trovai a schivare la coda per le tagliatelle, e la signora che serviva me lo fece notare. Non mi andava poi così tanto di provare quella pasta, così tornai al tavolo; avrei preso qualcos&#8217;altro più tardi. Tempo un minuto, e il ragazzo a cui prima stavo passando davanti mi portò un piatto bello fumante. Massima spontaneità, come se fosse la cosa più scontata del mondo.<br />
Poi facemmo un giro a piedi nel cosiddetto French Quarter (&#8220;quartiere francese&#8221;), delimitato da Meeting Street, S. Market Street, Tradd Street e il Waterfront Park.<br />
<img src="http://alibionline.it/images/stories/2009/novembre/charleston_oldmarket.jpg" alt="charleston_oldmarket" width="470" height="626" /><br />
Al centro di questo quadrilatero, la suadente Chalmers Street, in acciottolato, fiancheggiata da tipiche abitazioni del Sud, in legno verniciato e dalla raffinata eleganza. Qui si trova l&#8217;<strong>Old Slave Mart Museum</strong>, dove un tempo c&#8217;era il mercato degli schiavi. Tutt&#8217;intorno, negozietti-gioiello e gallerie d&#8217;arte.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/sulle-strade-di-charleston-reportage-dal-south-carolina/"><img src="http://img.youtube.com/vi/UaxdAKz40D0/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>E un silenzio che, verso il tramonto, si tingeva di perla. Passeggiammo ancora sul vicino lungofiume, con le acque limacciose e il sentore di palude che ci accompagnavano. Dondoli su un pontile di legno. Poi il rientro in albergo, nella luce di lapislazzulo della prima notte. Giardini prima intravisti di sfuggita, che ora si accendevano di luci intime e si rivelavano come tesori segreti. Ai margini di qualche abitazione, gruppetti di turisti con una guida che teneva in mano una lanterna e parlava in tono sommesso. Erano i ghost tour, le visite imperniate su presunti luoghi popolati da fantasmi.<br />
Entrammo in un cinema in stile liberty e sostammo davanti alla vetrina di un negozio di arredi per la casa che emanava un&#8217;atmosfera curatissima, quasi rarefatta. Lungo tutta King Street, i contorni delle cose erano netti come in un quadro di Edgar Hopper. Ma senza quella malinconia residuale di vita metropolitana. Solo con un senso di vuoto cosmico, che sembrava rimandare alla luce delle stelle.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/sulle-strade-di-charleston-reportage-dal-south-carolina/"><img src="http://img.youtube.com/vi/GvZj098dKdM/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26373/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26373/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26373/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26373/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26373/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26373/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26373/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26373/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26373/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26373/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26373&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/sulle-strade-di-charleston-reportage-dal-south-carolina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/a3b0b4c5b0f1c93fedb053ba6de73e91?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giovanniag</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://alibionline.it/images/stories/2009/novembre/charleston_natura.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">charleston_natura</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://alibionline.it/images/stories/2009/novembre/charleston_1.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">charleston_1</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://alibionline.it/images/stories/2009/novembre/charleston_oldmarket.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">charleston_oldmarket</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://img.youtube.com/vi/UaxdAKz40D0/2.jpg" medium="image" />

		<media:content url="http://img.youtube.com/vi/GvZj098dKdM/2.jpg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>Una volta al mese</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/una-volta-al-mese/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/una-volta-al-mese/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 15:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Centofanti]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio de André]]></category>
		<category><![CDATA[Ischia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26469</guid>
		<description><![CDATA[
da qui
Sembra che tutto frani: una reazione a catena, un domino di crolli assassini, falle improvvise si spalancano inghiottendo vite umane, animali, vegetali e minerali. Facciamo da soli: incriniamo i meccanismi naturali, provocando disastri, e celebriamo composti funerali di stato. Dovremmo organizzare cerimonie previe per i travolti dalla prossima catastrofe, annunciata, come sempre. Ci occuperemmo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26469&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/una-volta-al-mese/"><img src="http://img.youtube.com/vi/CmEduSLmjnc/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=CmEduSLmjnc&amp;feature=related">qui</a></p>
<p>Sembra che tutto <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/11/terrore-ischia-ancora-una-frana-killer-quindicenne.html">frani</a>: una reazione a catena, un domino di crolli assassini, falle improvvise si spalancano inghiottendo vite umane, animali, vegetali e minerali. Facciamo da soli: incriniamo i meccanismi naturali, provocando disastri, e celebriamo composti funerali di stato. Dovremmo organizzare cerimonie previe per i travolti dalla prossima catastrofe, annunciata, come sempre. Ci occuperemmo una volta al mese delle vedove e degli orfani, della  fragilità umana di cui dovremo rendere finalmente conto, prima o poi.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26469/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26469/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26469/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26469/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26469/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26469/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26469/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26469/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26469/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26469/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26469&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/una-volta-al-mese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://img.youtube.com/vi/CmEduSLmjnc/2.jpg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>La sintesi di una vita</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/la-sintesi-di-una-vita/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/la-sintesi-di-una-vita/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 11:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lapoesiaelospirito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[La poesia e lo spirito]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Vito Mancuso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26051</guid>
		<description><![CDATA[di Vito Mancuso
Nei primi mesi del 1916 Ludwig Wittgenstein, volontario nell&#8217; esercito austriaco, si trovava in Galizia sul fronte orientale col reggimento impegnato a sostenere il più grande attacco nemico, la cosiddetta Offensiva Brusilov. In mezzoa perdite altissime la sua azione dovette essere di un certo rilievo visto che il 1° giugno venne promosso caporale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26051&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di <strong>Vito Mancuso</strong></p>
<p>Nei primi mesi del 1916 Ludwig Wittgenstein, volontario nell&#8217; esercito austriaco, si trovava in Galizia sul fronte orientale col reggimento impegnato a sostenere il più grande attacco nemico, la cosiddetta Offensiva Brusilov. In mezzoa perdite altissime la sua azione dovette essere di un certo rilievo visto che il 1° giugno venne promosso caporale e il 4 decorato al valor militare. Pochi giorni dopo, l&#8217; 11 giugno, colui che diventerà uno dei più grandi logici e filosofi del Novecento, annota sul suo quaderno: «Il senso della vita, cioè il senso del mondo, possiamo chiamarlo Dio. Pregare è pensare al senso della vita». Io penso che per ogni essere umano la vecchiaia sia paragonabile a una trincea della Prima guerra mondiale. Sono finite le cerimonie, le marce, le sfilate, gli inni, le retoriche che fanno da preambolo non solo alla vita militare delle retrovie, ma anche alla vita quotidiana nella gran parte dei suoi momenti. Giunge il momento del redde rationem, il leopardiano «apparir del vero». Chi arriva alla vecchiaia non ha più nessuno davanti, è in prima linea sul fronte dell&#8217; essere o del nulla. E penso sia naturale in questa stagione dell&#8217; esistenza guardare al senso complessivo della vita, della propria e di tutti gli amici che si sono visti cadere, con un&#8217; intensità esistenziale paragonabile a quella di un soldato in trincea. <span id="more-26051"></span>Ciò che Wittgenstein percepì a 27 anni di fronte al fuoco dell&#8217; esercito russo ogni uomo che prenda sul serio l&#8217; esistenza è destinato a sperimentarlo quando inizia a sentire arrivare il termine dei suoi giorni. Non è un caso quindi che il cardinale Carlo Maria Martini, riflettendo sulla preghiera dall&#8217; alto dei suoi 82 anni, abbia sentito anzitutto il richiamo di un grande vecchio della letteratura biblica quale Qohèlet ricordandone la celebre descrizione allegorica degli effetti fisici della vecchiaia, quando le mani («i custodi della casa»), le gambe («i gagliardi»), i denti («le donne che macinano»), gli occhi («quelle che guardano dalle finestre»), le orecchie («i battenti sulla strada») non funzionano più come prima, preludio al momento in cui l&#8217; uomo se ne andrà &#8220;nella dimora eterna&#8221;. In questa prospettiva la preghiera di chi è anziano per Martini è anzitutto ricerca di consolazione interiore di fronte alla crescente fragilità che la vecchiaia comporta, è richiesta della ragione e del sentimento che un senso definitivo della vita ci sia e che a questo senso si possa personalmente partecipare. Il cardinal Martini però aggiunge un&#8217; ulteriore considerazione sulla preghiera di chi è anziano, rivolta ora non più al futuro ma al passato, e qui a mio avviso egli tocca il momento più alto del suo scritto. Mi riferisco a quando egli parla degli anziani come di coloro che hanno raggiunto «una certa sintesi interiore» e che per questo possiedono «uno sguardo di carattere sintetico sulla propria vita ed esperienza». Aver compiuto un lungo cammino non significa solo vederne la fine, significa anche potersi voltaree vederne per intero il percorso. Da questa altezza può scaturire «una lettura sapienziale della storia e del mondo», per descrivere la quale Martini giunge a coniare in perfetto stile evangelico una vera e propria beatitudine, una nona beatitudine che non sfigurerebbe come prosieguo delle otto beatitudini proclamate da Gesù nel celebre Discorso della montagna: «Beati coloro che riescono a leggere il proprio vissuto come un dono di Dio, non lasciandosi andare a giudizi negativi sui tempi vissuti o anche sul tempo presente in confronto con quelli passati!». Martini sa bene che il giudizio negativo sul presente è una delle tipiche malattie che affliggono lo spirito della vecchiaia, quando la consapevolezza che presto per sé sarà la fine conduce spesso a un rapporto amaro e risentito con il presente, valutato solo come progressiva decadenza rispetto &#8220;ai miei tempi&#8221;. Ma il cardinale aggiunge che a un uomo può capitare di peggio, cioè di guardare indietro alla propria esistenza e di vedere solo macerie (talora anche le ricchezze e gli onori ricevuti non sono altro che macerie perché costruiti con la frode e a prezzo dell&#8217; onestà personale). Ne viene che non solo il futuro ma anche il passato risultano avvolti da un disperato senso di vuoto. Può capitare, e se capita è forse la più grande disgrazia per la vita di un uomo. Per questo «beati coloro che riescono a leggere il proprio vissuto come un dono di Dio», cioè come dotato di senso, di logicità, di sincerità, di rettitudine. Pregare è pensare al senso della vita, scriveva Wittgenstein; pregare è pensare con riconoscenza e con gioia alla storia della propria vita, aggiunge il cardinal Martini. Felice quindi chi ha lavorato su di sé per essere in grado di coltivare questi sentimenti, essendo diventato così libero dal proprio ego da poter dire grazie alla vita anche al cospetto della fine cui il proprio ego inevitabilmente va incontro. Per quanto concerne la modalità concreta della preghiera, Martini ne distingue due forme fondamentali, quella vocale fatta di recitazione di formule e di partecipazione alla liturgia comunitaria, e quella mentale, più personale, intima, colloquiale. Egli dice che generalmente col progredire dell&#8217; età «diminuisce la preghiera mentale per la minore capacità di concentrazione» e quindi aumenta la preghiera vocale, con la conseguenza che si ritorna a pregare quasi come si faceva da bambini, quando si ripetevano formule misteriose sentite dai grandi. Si tratta di una considerazione molto cattolica da cui emerge il valore della comunità. Nella trincea di fronte all&#8217; essere e al nulla non si è da soli, ma si può contare sulla relazione con altri, su ciò che la dottrina chiama &#8220;comunione dei santi&#8221;, e che a me, e penso anche al cardinal Martini, piace allargare abbracciando santi per nulla canonici, tra cui il caporale Wittgenstein e tutti i giusti che prima di noi hanno lasciato questo mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Repubblica 31 ottobre 2009</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26051/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26051/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26051/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26051/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26051/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26051/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26051/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26051/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26051/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26051/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26051&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/la-sintesi-di-una-vita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/eca2341ff6b7d3d410a58b543e1385b2?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">lapoesiaelospirito</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>«Le vie del corpo», il mio racconto in &#8220;Roma per le strade II&#8221;, a cura di Massimo Maugeri [Azimut]</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/%c2%able-vie-del-corpo%c2%bb-il-mio-racconto-in-roma-per-le-strade-ii-a-cura-di-massimo-maugeri-azimut/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/%c2%able-vie-del-corpo%c2%bb-il-mio-racconto-in-roma-per-le-strade-ii-a-cura-di-massimo-maugeri-azimut/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 07:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gaja Cenciarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gajamente]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scritture]]></category>
		<category><![CDATA[gaja cenciarelli]]></category>
		<category><![CDATA[massimo maugeri]]></category>
		<category><![CDATA[azimut]]></category>
		<category><![CDATA[roma per le strade]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26104</guid>
		<description><![CDATA[Io.
L’io… io! Il più lurido di tutti i pronomi!
Io cammino e la strada mi è amica.
Mi torna in mente mentre mi riapproprio di me stessa, mi torna in mente questo pidocchio schifoso di pronome. Io.
Il mio corpo respira, ogni poro della mia pelle si dilata ad accogliere il suo tempo e il suo spazio. Vado [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26104&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-medium wp-image-26106" title="romaperlestrade" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/romaperlestrade1.jpg?w=154&#038;h=212" alt="romaperlestrade" width="154" height="212" />Io.<br />
<em>L’io… io! Il più lurido di tutti i pronomi!</em><br />
Io cammino e la strada mi è amica.<br />
Mi torna in mente mentre mi riapproprio di me stessa, mi torna in mente questo pidocchio schifoso di pronome. Io.<br />
Il mio corpo respira, ogni poro della mia pelle si dilata ad accogliere il suo tempo e il suo spazio. Vado a fare la mia terapia settimanale. La mia gamba sinistra ha ancora bisogno di cure. Il lato sinistro del mio corpo è sempre stato il più fragile: devo proteggerlo, difenderlo, rinforzarlo.<br />
Quando cammino mi sento intera. Non più fratturata: l’abisso tra corpo e mente si colma della materia di cui è fatta la vita. Di tanto in tanto mi accorgo che è la gamba destra a determinare l’andatura e a trascinare con sé l’altra, ma questa consapevolezza non mi ferma. Il mio ritmo è costante. Quando cammino a Roma capisco, mi rivelo a me stessa.<br />
<em>Epifania</em>.<br />
Ia.<br />
<em>Sei riuscita a spezzarti tutto il possibile dal ginocchio in giù</em>, mi aveva detto il chirurgo durante l’operazione. Il piede non aveva trovato l’appoggio giusto scendendo da uno scalino. Uno scalino di pochi centimetri. Io avevo cercato di rispondere a tono, di sorridere persino, anche se non ne avevo per niente voglia. L’epidurale mi aveva staccato mezzo corpo. Ero viva solo dal torace in su. Il resto di me in-esisteva.<span id="more-26104"></span><br />
Per arrivare in via Salaria, alle spalle del Quartiere Coppedè, attraverso un numero imprecisato di piazze. Piazza San Silvestro, piazza Colonna, piazza Barberini: in ciascuna sento esplodere un fuoco che brucia sotto la pelle, sempre a sinistra.<br />
Sono circondata da piazze, ma vivo in una via piuttosto stretta. Il palazzo di fronte dista dalla finestra della stanza in cui lavoro solo un pugno di metri in linea d’aria. Il mio corpo è sempre pieno di occhi.<br />
Ogni volta che esco, o che mi affaccio, mi trovo al centro di un lugubre triangolo: a destra, rispetto al mio portone, c’è via delle Coppelle. Nel 1994 una mia ex compagna di classe è stata trovata morta per overdose nell’appartamento di un vecchio palazzo. A sinistra c’è via della Campana. Un paio di giorni fa ho saputo che un’altra mia ex compagna di classe è morta di cancro, da circa due anni. Sia via delle Coppelle che via della Campana sono due strade anguste, più simili a vicoli che a vere e proprie vie. Sono due braccia fatte di palazzi e sampietrini. Ma io sono stanca degli arti, degli occhi, della testa, dei frammenti. Io voglio la visione completa, voglio il corpo intero.<br />
Io.<br />
Sono nata e cresciuta qui. In questo ventre opprimente che, in una sorta d’infinita gravidanza, mi ha trasmesso tutte le sostanze nutritive necessarie a sopravvivere. Prima dell’incidente camminavo pochissimo. Ora, quando posso, arrivo ovunque usando le gambe.<br />
Qualcosa è cambiato.<br />
In questo lunedì mattina, durante il quale Roma è grigia e liquida, mi guardo intorno e penso e sento. Dopo anni di coma emotivo, d’immobilità e paura – sono stata simile alla Dublino di Joyce: ero una sorta di città ferma e stagnante – questa passeggiata significa rientrare nella mia vera vita. È come se, da sotto le strade, un’enorme mano stesse penetrando nel mio corpo, impossessandosene. Ed è come se, per appassionata osmosi, tutti i miei flussi vitali si trasmettessero alle viscere di Roma, che pulsa sottoterra. Lei è in me più che mai, oggi. E io sono in lei.<br />
È la mia ultima seduta. D’ora in avanti dovrò camminare da sola. La mia gamba sinistra dovrà imparare a dettare l’andatura, ad accogliere anche lei il peso del mio corpo e a non lasciarsi trascinare dall’altra. La mia gamba sinistra non tornerà mai più come prima: il polpaccio è irriducibilmente più magro, le cicatrici grandi ed evidenti, la caviglia sempre gonfia, il muscolo quasi invisibile anche quando è in tensione. Per troppo tempo non ho potuto usarlo, e lui ha perso l’abitudine (la voglia?) di esistere. Si è dimenticato come si fa a vivere. Ma, a quanto pare, da quel che dice la fisioterapista, ormai è in grado di cavarsela, malgrado spesso si nasconda dietro al ricordo del letto e della sedia a rotelle per paura dei rischi che comporta l’autonomia.<br />
Ia.<br />
Piove e sono all’imbocco di via Veneto: ho appena superato piazza Barberini. Una volta non sarei mai uscita sotto la pioggia, mai da sola, mai a piedi. Una volta la prima parte di via Veneto, tutta in salita, mi avrebbe spaventata, mi sarei fermata ogni due minuti, avrei avuto il fiato corto, sarei arrivata stremata. Una volta non riuscivo a camminare senza guardare a terra.<br />
La prima volta che ho distolto gli occhi ero a piazza Colonna: mi dicevo: <em>Dai, prova. Non puoi aver dimenticato come si cammina! </em>Ho infilato quattro passi consecutivi senza controllare dove stessi mettendo i piedi. Trattenevo il respiro, e benché fosse inverno, sudavo.<br />
Al quinto passo non ce l’ho fatta più. Ho abbassato lo sguardo. Ho ripreso a respirare. La tensione si è sciolta. Ho avuto tanta paura da non poterla esprimere. E al tempo stesso ho pensato: <em>Ce l’hai fatta</em>. La stessa fierezza provata quando ero riuscita a preparare il caffè da sola, in cucina, senza l’aiuto di nessuno. Io e le mie stampelle.<br />
Piazza Colonna era quasi deserta, quel giorno d’inverno di tanti anni prima. Il cielo era talmente limpido che non ci si poteva nascondere, non c’era modo di fuggire dalla realtà.<br />
Adesso sono all’inizio di via Boncompagni e nemmeno mi sono accorta della strada che ho fatto. Adesso, quando cammino, mi concedo il lusso di riflettere, di distrarmi. All’angolo con via Veneto svetta l’Excelsior: a quindici anni, per la prima volta nella mia vita, mi sono accalcata sotto le finestre dell’albergo insieme a una folla di adolescenti ululanti per sperare di vedere Simon LeBon e il resto dei Duran Duran.<br />
Sorrido, passandoci davanti. Sorrido ai ricordi, a un passato di risate. Poi c’è stato lo iato dei sentimenti non provati.<br />
Via Boncompagni è dritta e lunga, la strada non è sconnessa. Sarebbe stata la via ideale da percorrere subito dopo l’incidente: senza sorprese, senza rischi. Ora la trovo noiosa, e mi sbrigo ad arrivare a Corso Italia. Ho deciso di seguire il percorso del 53. Mi piace, si cambiano tante strade, passa anche davanti a Villa Borghese. I miei occhi e il mio corpo si adattano allo spazio.<br />
Io.<br />
Cammino con i tacchi. Impensabile, fino a qualche mese fa. Io che non vacillo più e cerco il mio posto.<br />
Roma ce l’ho sulla pelle, nelle viscere. Da quando cammino, Roma è ancora più mia, e io sono ancora più sua.<br />
Mi spingo sempre oltre, non rifiuto mai di arrivare più lontano di quanto non sia già andata.<br />
Mentre passo per via Pinciana mi concentro sul mio corpo, che è un corpo di donna costretto in un termine maschile. Come <em>il più lurido di tutti i pronomi</em>. Ci vorrebbe una <em>corpa</em>. Ci vorrebbe una <em>Ia</em>.<br />
Oggi è la donna che cammina, non solo l’essere umano. Oggi, più che mai, è la donna. Che aspetta l’ultima seduta. Oggi, più che mai, la donna si nutre di Roma, diventa Roma, si sente Roma. E sento le spalle, le braccia, le cosce, il ventre, il seno, il collo, i capelli. Sento tutto questo aderire a me, tanto che devo frenare l’impulso di toccarmi. Sono una intera, non sono più un’accozzaglia di frammenti, di parti. Abbasso gli occhi per guardare la parte inferiore del mio corpo. Mi fermo davanti a una vetrina per vedermi tutta.<br />
Il cancello di via Salaria è proprio di fronte a via di Villa Grazioli. Mentre mi avvicino incrocio via Rubicone e via Clitunno. Mi volto, da lontano vedo la fontana che campeggia al centro di piazza Mincio: il cuore del quartiere Coppedè.</p>
<p><em>Tocca a me</em>, mi ripeto, uscendo dal cancello di via Salaria, mentre i miei passi si animano su via Clitunno, sulle radici degli alberi che gonfiano i marciapiedi. <em>Ora tocca a me</em>. Da oggi in poi.<br />
Vado al centro di piazza Mincio, mi avvicino alla fontana. Roma è liquida. L’acqua mi ha sempre parlato e il mio corpo ha sempre reagito alla sua solidità.<br />
Non c’è nessuno.<br />
Mi tocco le braccia, il seno, il ventre, le gambe. La gamba sinistra.<br />
Giro la testa, guardo i palazzi che mi circondano: sono un’opera d’arte, sono armoniosi, fieri, straordinari, cupi, intensi, unici, beffardi, sornioni.<br />
Sono a Roma.<br />
E Roma è m-<em>ia</em>.</p>
<p>[Questo racconto è stato pubblicato nell'antologia <em><strong>Roma per le strade, vol. II</strong></em>, a cura di <strong>Massimo Maugeri</strong>, per i tipi di <a href="http://www.azimutlibri.com" target="_blank"><strong>Azimut</strong></a>. La copertina è stata realizzata da <strong>Adriana Merola</strong>. Tutti i proventi delle vendite andranno al <strong>reparto pediatrico del Policlinico Umberto I di Roma</strong>. Gli autori presenti nella raccolta sono: <strong>Dora Albanese, Adelia Battista, Gaja Cenciarelli, Rita Charbonnier, Francesco Costa, Laura Costantini e Loredana Falcone, Mario Desiati, Andrea Di Consoli, Pasquale Esposito, Massimiliano Felli, Gianfranco Franchi, Andrea Frediani, Luca Gabriele, Enrico Gregori, Luigi La Rosa, Silvia Leonardi, Lia Levi, Dacia Maraini, Piera Mattei, Massimo Maugeri, Italo Moscati, Stefania Nardini, Antonio Pascale, Sandra Petrignani, Rosella Postorino, Tea Ranno, Carlo Sirotti, Cinzia Tani, Filippo Tuena</strong>].</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26104/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26104&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/13/%c2%able-vie-del-corpo%c2%bb-il-mio-racconto-in-roma-per-le-strade-ii-a-cura-di-massimo-maugeri-azimut/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/5a5c9de791d2c9c41414978184d95b1c?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">Gaja</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/romaperlestrade1.jpg?w=220" medium="image">
			<media:title type="html">romaperlestrade</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>PROGRAMMA DEL MORTO, in &#8220;Il commento definitivo&#8221; di Jean-Jacques Viton.</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/programma-del-morto-in-il-commento-definitivo-di-jean-jacques-viton/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/programma-del-morto-in-il-commento-definitivo-di-jean-jacques-viton/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 19:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco sasso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francesco Sasso]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Traduzione]]></category>
		<category><![CDATA[Ultime dalla poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Jean-Jacques Viton]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26251</guid>
		<description><![CDATA[
Vi raccomando caldamente la prima antologia italiana del poeta Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo (1984-2008), cura e traduzione di Andrea Inglese (Metauro Edizioni 2009). 
 
Ringrazio qui Andrea Inglese per la gentile concessione dei testi. (f.s)
 
 
 
Da Decollo (Décollage, 1986)
PROGRAMMA DEL MORTO
 
un’enfasi     un naufragio in trompe-l’œil
il posto dell’orlo in un dettaglio di tempesta
il lenzuolo bianco     è l’acqua     la terra     è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26251&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-26252" title="il commento definitivo" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/il-commento-definitivo.jpg?w=157&#038;h=244" alt="il commento definitivo" width="157" height="244" /></p>
<p><em>Vi raccomando caldamente la prima antologia italiana del poeta <strong>Jean-Jacques Viton</strong>, </em><a href="http://www.metauroedizioni.it/catalog/product_info.php?products_id=181&amp;osCsid=0d18112172ca110cb33953f6ccbd466b"><strong>Il commento definitivo (1984-2008)<em>,</em></strong><em> </em></a><em>cura e traduzione di <strong>Andrea Inglese</strong> (</em><a href="http://www.metauroedizioni.it/catalog/index.php?osCsid=0d18112172ca110cb33953f6ccbd466b"><em>Metauro Edizioni </em></a><em>2009). </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ringrazio qui Andrea Inglese per la gentile concessione dei testi. (f.s)</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Da <em>Decollo </em>(Décollage, 1986)</p>
<p><strong>PROGRAMMA DEL MORTO</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p>un’enfasi     un naufragio in trompe-l’œil</p>
<p>il posto dell’orlo in un dettaglio di tempesta</p>
<p>il lenzuolo bianco     è l’acqua     la terra     è una schiuma</p>
<p>di relitti     un grande pianoro di cadaveri</p>
<p>un ritorno di storia cucita sopra le palpebre non sotto gli occhi</p>
<p>appena prima degli occhi</p>
<p>ciò che filtra     immancabile     facciata malata dello sguardo</p>
<p>lo sbieco    tra il nervo ottico e l’apparecchiatura della visione</p>
<p>proprio prima della combinazione delle fasce di colore</p>
<p>un nascondiglio iniziale     deformante     protettore</p>
<p>una stazione provvisoria     nell’officina del brain</p>
<p>formula detta del     &lt;&lt; è giallo è un’arancia &gt;&gt;</p>
<p>benda sciolta     l’ultravioletto il più lontano</p>
<p>-<span id="more-26251"></span></p>
<p>-</p>
<p>they say &lt;&lt; captain Jo? &gt;&gt;</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>voler andarci     si raddrizza     per aprire qualcosa</p>
<p>fa degli sforzi     mostruosi</p>
<p>ciò che trova     nera e rossa     è la bocca</p>
<p>ricapitolazione di tutti i nomi conosciuti</p>
<p>lancia in avanti     sporge le labbra    egrette secche</p>
<p>dondolando la testa sulla destra vede una scala</p>
<p>ci siamo     striscia nel corridoio     una trincea</p>
<p>cerca una pista     per misurare la sua andatura</p>
<p>attraversa l’atrio di un hotel     &lt;&lt; sì buongiorno &gt;&gt;     dice</p>
<p>passa davanti a delle porte     bussa     si annuncia ai dormienti</p>
<p>riceve convocazioni molto urgenti</p>
<p>un lungo viaggio su un piroscafo</p>
<p>diviene un vivente inatteso</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>they say &lt;&lt; captain Jo? &gt;&gt;</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>l’azione consiste in un recupero al momento del bianco</p>
<p>non ha presa sul bianco non vede che questo</p>
<p>è seduto     come un uovo     in un piatto bianco</p>
<p>postazione d’ascolto abborracciata     non capta che interferenze</p>
<p>cerca le carte di stato maggiore     ci vorrebbero dei compassi</p>
<p>sorvola delle iscrizioni in rovina</p>
<p>fluttua come un pezzo di carta     sopra dei buchi</p>
<p>deambula     molto dritto     lungo viali di fari</p>
<p>stupore all’arrivo     la città sottolineata non esiste</p>
<p>bisogna ritrovare l’aeroplano dei Wright i cavalli di Buffalo Bill</p>
<p>sperare nell’arrivo rumoroso di uno squadrone d’artiglieria</p>
<p>dipingerà delle cartoline     è necessario</p>
<p>è prigioniero di una mostra permanente</p>
<p>-</p>
<p>- </p>
<p>they say &lt;&lt; captain Jo? &gt;&gt;</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>diventa bolla     diventa schiuma</p>
<p>s’è fatto prendere     s’è fatto raggirare     nelle onde</p>
<p>crepa a rallentatore    proprio ai piedi delle famiglie</p>
<p>lo scopo era di rimanere nascosto sotto il letto</p>
<p>di neutralizzare tutte le coppie</p>
<p>adesso    inzuppa sciarpe     vestiti     gesti</p>
<p>scorta i nuotatori che si allontanano al largo</p>
<p>sbarra l’entrata dei canali</p>
<p>si scatena verso sera</p>
<p>gli restano da esaminare le ragazzine dai cappelli rossi</p>
<p>deve ancora sventare la manovra delle vele</p>
<p>tutte le comunicazioni saranno interrotte</p>
<p>conta le mosche pietrificate sulle proprie braccia</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>they say &lt;&lt; captain Jo? &gt;&gt;</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>è deposto là      come una cassa sulla banchina di scarico</p>
<p>ha camminato molto     davvero troppo lontano     non si ritrova più</p>
<p>è l’arrivo dei catarri nella gola</p>
<p>solleva il lenzuolo che lo spinge al naufragio</p>
<p>ed ecco tutto il corpo tirato a secco</p>
<p>ormeggiato alle sonde     cavallo immobile</p>
<p>vede i tubi     le pompe     gli allacciamenti</p>
<p>inizia la visita della sua tela di ragno</p>
<p>vorrebbe saltare un muro     non rimettere i piedi a terra</p>
<p>vorrebbe baciare delle mani</p>
<p>fare una strada     là dove sicuramente c’è movimento</p>
<p>immagina una sedia verde     detta da giardino</p>
<p>è nel cortile      già occupata</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>they say &lt;&lt; captain Jo? &gt;&gt;</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>muove le dita</p>
<p>si sdraia in mezzo a una strada principale</p>
<p>vuole crescere     nuota nei grappoli</p>
<p>decide di cantare a tono</p>
<p>è in un cassetto che si trasforma</p>
<p>diventa un baule per pelli</p>
<p>come si passa a un’altra cosa?     come passa?</p>
<p>sente un camion che scarica delle pietre</p>
<p>indispensabile tenersi al centro delle schivate</p>
<p>ci siamo     non suda più</p>
<p>guarda sempre contento le foglie nella polvere</p>
<p>è l’illuminazione che comincia a mancare</p>
<p>sa che gli allestiranno un’ombra tradizionale</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>they say &lt;&lt; captain Jo? &gt;&gt;</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>è molto disponibile     ancora caldo</p>
<p>entra infine nel film     malleabile</p>
<p>nella scatola tutto è sistemato    sono aggiunti</p>
<p>sister and brother     dietro un agente di manovra</p>
<p>viaggia sul carrello verso il transito</p>
<p>bisognerebbe evitare lo sparpagliamento</p>
<p>che resti compatto     afferrabile</p>
<p>la sparizione deve effettuarsi una volta sola</p>
<p>sulla piastra di latta     infornato nell&#8217;apertura</p>
<p>scivola via dritto     è precipitato</p>
<p>l’esplosione di luce non lo abbaglia</p>
<p>non sente la combinazione chimica azionata dal segnale</p>
<p>fila come un siluro</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"> </span></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"> </span></p>
<p>they say &lt;&lt; captain Jo? &gt;&gt;</p>
<p>he says &lt;&lt; what you want ? &gt;&gt;</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p style="text-align:left;">entrano le due donne</p>
<p style="text-align:left;">indossano camici</p>
<p style="text-align:left;">non portano calze</p>
<p style="text-align:left;">hanno i capelli biondi</p>
<p style="text-align:left;">scostano il letto dal muro</p>
<p style="text-align:left;">si mettono ai lati</p>
<p style="text-align:left;">abbassano le lenzuola</p>
<p style="text-align:left;">sollevano tutto il corpo</p>
<p style="text-align:left;">lo calano sui cuscini</p>
<p style="text-align:left;">fanno piegare le gambe</p>
<p style="text-align:left;">rialzano le cosce</p>
<p style="text-align:left;">guardano oscillare il cazzo</p>
<p style="text-align:left;">staccano i fili</p>
<p style="text-align:left;">arrotolano i caucciù</p>
<p style="text-align:left;">strappano le bende</p>
<p style="text-align:left;">bloccano le mascelle</p>
<p style="text-align:left;">utilizzano un tovagliolo</p>
<p style="text-align:left;">fanno un nodo sulla testa</p>
<p style="text-align:left;">dicono che sono abituate</p>
<p style="text-align:left;">tirano le braccia verso l’alto</p>
<p style="text-align:left;">gli tolgono la maglia</p>
<p style="text-align:left;">prendono l’accappatoio</p>
<p style="text-align:left;">asciugano il petto</p>
<p style="text-align:left;">sfregano i peli</p>
<p style="text-align:left;">aprono l’armadio</p>
<p style="text-align:left;">scelgono la biancheria</p>
<p style="text-align:left;">sfilano le sonde</p>
<p style="text-align:left;">asciugano l’urina</p>
<p style="text-align:left;">adattano le mutande</p>
<p style="text-align:left;">lo riempiono di cotone</p>
<p style="text-align:left;">rovesciano il torso</p>
<p style="text-align:left;">infilano la camicia</p>
<p style="text-align:left;">gli abbottonano i lembi</p>
<p style="text-align:left;">tirano le maniche</p>
<p style="text-align:left;">avvolgono la cravatta</p>
<p style="text-align:left;">inventano un nodo</p>
<p style="text-align:left;">guardano il risultato</p>
<p style="text-align:left;">accettano la bottiglia</p>
<p style="text-align:left;">bevono a canna</p>
<p style="text-align:left;">si definiscono specialiste</p>
<p style="text-align:left;">comprimono le ginocchia</p>
<p style="text-align:left;">allungano le gambe</p>
<p style="text-align:left;">infilano i pantaloni</p>
<p style="text-align:left;">lisciano le pieghe</p>
<p style="text-align:left;">chiudono la cintura</p>
<p style="text-align:left;">tirano su la patta</p>
<p style="text-align:left;">applicano il gilè</p>
<p style="text-align:left;">mettono la giacca</p>
<p style="text-align:left;">prendono le scarpe</p>
<p style="text-align:left;">scostano la linguetta</p>
<p style="text-align:left;">fanno penetrare i piedi</p>
<p style="text-align:left;">annodano i lacci</p>
<p style="text-align:left;">compongono i riccioli</p>
<p style="text-align:left;">frugano nelle tasche</p>
<p style="text-align:left;">allineano le membra</p>
<p style="text-align:left;">sciolgono il tovagliolo</p>
<p style="text-align:left;">distendono le labbra</p>
<p style="text-align:left;">spazzolano i capelli</p>
<p style="text-align:left;">tengono ferma la mascella</p>
<p style="text-align:left;">richiudono le palpebre</p>
<p style="text-align:left;">avvicinano i gomiti</p>
<p style="text-align:left;">tolgono la fede</p>
<p style="text-align:left;">incrociano le mani</p>
<p style="text-align:left;">sistemano il collo</p>
<p style="text-align:left;">raddrizzano il cuscino</p>
<p style="text-align:left;">correggono le gobbe</p>
<p style="text-align:left;">valutano il quadro</p>
<p style="text-align:left;">versano acqua di colonia</p>
<p style="text-align:left;">fanno scivolare le lenzuola</p>
<p style="text-align:left;">fabbricano un fagotto</p>
<p style="text-align:left;">spingono il letto</p>
<p style="text-align:left;">allontanano le sedie</p>
<p style="text-align:left;">le mettono davanti al tavolo</p>
<p style="text-align:left;">finiscono la bottiglia</p>
<p style="text-align:left;">sgomberano lo scaffale</p>
<p style="text-align:left;">sistemano i fiori</p>
<p style="text-align:left;">buttano via quelli secchi</p>
<p style="text-align:left;">prendono le sigarette</p>
<p style="text-align:left;">mangiucchiano dello zucchero</p>
<p style="text-align:left;">si fregano la saponetta</p>
<p style="text-align:left;">tirano le tende</p>
<p style="text-align:left;">accendono la lampada</p>
<p style="text-align:left;">selezionano i vestiti</p>
<p style="text-align:left;">scelgono le riviste</p>
<p style="text-align:left;">fanno cadere le briciole</p>
<p style="text-align:left;">vuotano il cestino</p>
<p style="text-align:left;">lavano i bicchieri</p>
<p style="text-align:left;">danno una scopata</p>
<p style="text-align:left;">prendono le posate</p>
<p style="text-align:left;">afferrano il vassoio</p>
<p style="text-align:left;">non guardano nessuno</p>
<p style="text-align:left;">intascano le banconote</p>
<p style="text-align:left;">dicono ancora grazie</p>
<p style="text-align:left;">sollevano i pacchetti</p>
<p style="text-align:left;">escono una dopo l&#8217;altra</p>
<p style="text-align:left;">non si voltano</p>
<p style="text-align:left;">chiudono la porta</p>
<p style="text-align:left;">sbattono le suole</p>
<p style="text-align:right;">                                    Febbraio 1983</p>
<p style="text-align:right;">                                    Aix-en-Provence</p>
<p style="text-align:left;"> </p>
<p style="text-align:left;"> </p>
<p style="text-align:center;">***</p>
<p><strong>PROGRAMME DU MORT</strong>            </p>
<p>une emphase        un naufrage en trompe l’œil</p>
<p>la place de l’ourlet dans un  détail de tempête</p>
<p>le  drap  blanc         c’est  l’eau        la  terre         c’est   une</p>
<p>        mousse</p>
<p>des épaves         grand  plateau   de  cadavres</p>
<p>un retour d’histoire cousue sur les paupières pas sous les yeux</p>
<p>juste avant les yeux</p>
<p>ce qui filtre         immanquable          façade malade du regard</p>
<p>le biais         entre le nerf optique et l’appareillage de la vision</p>
<p>juste avant la combinaison des faisceaux de couleurs</p>
<p>un cache initial        déformant        protecteur</p>
<p>une station provisoire        dans l’atelier du brain</p>
<p>formule dite du       «  c’est jaune c’est une orange »</p>
<p>bandeau défait       l’ultra-violet le plus lointain</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>they say   « captain Jo? »</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>vouloir   y   aller         il   se   redresse        pour   ouvrir   quel-</p>
<p>        que chose</p>
<p>il fait des efforts           de monstre</p>
<p>ce qu’il trouve           noire et rouge      c’est la bouche</p>
<p>récapitulation de tous les mots connus</p>
<p>il lance en avant    fait donner ses lèvres     aigrettes sèches</p>
<p>en balançant la tête sur la droite il voit   un  escalier</p>
<p>ça  y  est      il rampe dans le couloir         une tranchée</p>
<p>il cherche une piste        pour mesurer sa marche</p>
<p>il traverse un hall d’hôtel        «  bonjour oui  »         dit-il</p>
<p>il passe devant des portes         y frappe        se signale aux</p>
<p>        dormeurs</p>
<p>il reçoit des convocations très urgentes</p>
<p>un long voyage sur un steamer</p>
<p>il devient un vivant inattendu</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>they say  «  captain Jo ? »</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>l’action consiste en un rattrapage au moment du blanc</p>
<p>il n’a pas de prise sur le blanc il ne voit que ça</p>
<p>il est assis     comme un œuf     dans une assiette blanche</p>
<p>table d’écoute bricolée        ne reçoit que du brouillage</p>
<p>il cherche des cartes d’état-major      faudrait des compas</p>
<p>il survole des inscriptions en ruines</p>
<p>il plane comme un papier        sur des trous</p>
<p>il déambule        très droit        dans des allées de phrases</p>
<p>stupeur à l’arrivée         la ville soulignée n’existe pas</p>
<p>il faut  retrouver  l’aéroplane  de  Wright  les  chevaux de</p>
<p>      Buffalo-Bill</p>
<p>espérer l’arrivée bruyante d’un escadron d’artillerie</p>
<p>il peindra des cartes postales         il le faut</p>
<p>il est captif d’une exposition permanente </p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>they say  «  captain Jo ? » </p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>il devient bulle          il devient mousse</p>
<p>s’est fait prendre         s’est fait rouler        dans les vagues</p>
<p>il crève au ralenti         juste aux pieds  des  familles</p>
<p>le bute était de rester caché sous les lits</p>
<p>de neutraliser tous les couples</p>
<p>maintenant      il mouille des écharpes    des  robes       des</p>
<p>       gestes</p>
<p>il escorte les nageurs qui tirent vers le large</p>
<p>il barre l’entrée des passes</p>
<p>il se déchaîne à la tombée du jour</p>
<p>il lui  reste  à examiner les petites filles rousses</p>
<p>il faut encore déjouer la manœuvre des voiles</p>
<p>toutes les communications seront interrompues</p>
<p>il compte les mouches pétrifiées sur ses bras</p>
<p>-</p>
<p>- </p>
<p>they say  «  captain Jo ? »  </p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>il est déposé là        comme une caisse sur des docks</p>
<p>a  beaucoup marché          beaucoup  trop loin          ne se</p>
<p>        retrouve plus</p>
<p>c’est l’arrivée des glaires dans la gorge</p>
<p>il soulève le drap qui le plaque au naufrage</p>
<p>et voilà tout le corps tiré à sec</p>
<p>amarré aux sondes       cheval fixe</p>
<p>il voit les tubes       les pompes        les branchements</p>
<p>commence la visite de sa toile d’araignée</p>
<p>il voudrait sauter un mur         ne pas retoucher le sol</p>
<p>il voudrait embrasser des mains</p>
<p>faire une rue        là où ça bouge sûrement</p>
<p>il imagine une chaise verte      dite de jardin</p>
<p>elle est dans la cour    occupée déjà</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>they say  «  captain Jo ? » </p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>il remue les doigts</p>
<p>il s’allonge au milieu d’une route principale</p>
<p>il veut grandir        il nage dans des grappes</p>
<p>il décide de chanter juste</p>
<p>c’est en tiroir qu ‘il se transforme</p>
<p>il devient coffre à peaux</p>
<p>comment passe-t-on à autre chose     comment ça passe</p>
<p>il entend un camion qui décharge des pierres</p>
<p>indispensable de demeurer au centre des évitements</p>
<p>ça y est       il ne transpire plus</p>
<p>il regarde toujours avec bonheur les feuilles dans la poussière</p>
<p>c’est l’éclairage qui commence à manquer</p>
<p>il sait qu’on va lui faire une ombre traditionnelle</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>they say « captain Jo ?» </p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>il est très disponible     encore chaud</p>
<p>il entre enfin dans le film         malléable</p>
<p>dans la boîte tout est rangé      sont rajoutés</p>
<p>sister and brother       derrière un agent de manœuvre</p>
<p>il voyage en chariot vers le transit</p>
<p>il faudrait éviter l’éparpillement</p>
<p>qu’il reste compact      saisissable</p>
<p>la disparition doit s’effectuer en une seule fois</p>
<p>sur la plaque de tôle       enfournée dans le boyau</p>
<p>il glisse direct        il est précipité</p>
<p>l’éclatement de la lumière ne l’éblouit pas</p>
<p>il ne sent pas la combinaison chimique déclenchée au signal</p>
<p>il file comme une torpille</p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>they say «  captain Jo ? » </p>
<p>he says «  what you want ? » </p>
<p>-</p>
<p>-</p>
<p>                         entrent les deux femmes</p>
<p>                         sont vêtues de blouses</p>
<p>                         ne portent pas de bas</p>
<p>                         ont des cheveux blonds</p>
<p>                         éloignent le lit du mur            </p>
<p>                         se placent sur les côtés</p>
<p>                         rabattent les draps</p>
<p>                         soulèvent tout le corps</p>
<p>                         le calent sur des coussins</p>
<p>                         font ployer les jambes</p>
<p>                         remontent les cuisses</p>
<p>                         voient balancer la queue</p>
<p>                         débranchent les fils</p>
<p>                         enroulent les caoutchoucs</p>
<p>                         arrachent les bandes</p>
<p>                         bloquent les mâchoires</p>
<p>                         se servent d’une serviette</p>
<p>                         font un nœud sur la tête</p>
<p>                         disent qu’elles ont l’habitude</p>
<p>                         tirent les bras vers le haut</p>
<p>                         font glisser le tricot</p>
<p>                         prennent le peignoir</p>
<p>                         sèchent la poitrine</p>
<p>                         frottent les poils</p>
<p>                         ouvrent le placard</p>
<p>                         choisissent le linge</p>
<p>                         retirent les sondes</p>
<p>                         épongent l’urine</p>
<p>                         adaptent le slip</p>
<p>                         le bourrent de coton</p>
<p>                         font basculer le torse</p>
<p>                         enfilent la chemise</p>
<p>                         boutonnent les pans</p>
<p>                         tirent sur les manches</p>
<p>                         enroulent la cravate</p>
<p>                         inventent le nœud</p>
<p>                         regardent le résultat</p>
<p>                         acceptent la bouteille</p>
<p>                         boivent au goulot</p>
<p>                         passent les chaussettes</p>
<p>                         se disent spécialistes</p>
<p>                         compriment les genoux</p>
<p>                         allongent les jambes</p>
<p>                         passent le pantalon</p>
<p>                         ajustent les plis</p>
<p>                         bouclent la ceinture</p>
<p>                         ferment la braguette</p>
<p>                         appliquent le gilet</p>
<p>                         font passer la veste</p>
<p>                         prennent les chaussures</p>
<p>                         écartent les bords               </p>
<p>                         font pénétrer les pieds</p>
<p>                         tirent sur les lacets</p>
<p>                         composent les boucles</p>
<p>                         fouillent les poches</p>
<p>                         alignent les membres</p>
<p>                        détachent la serviette</p>
<p>                         détendent les lèvres</p>
<p>                        brossent les cheveux</p>
<p>                         maintiennent la mâchoire</p>
<p>                         referment les paupières</p>
<p>                         rapprochent les coudes</p>
<p>                         enlèvent l’alliance</p>
<p>                         croisent les mains</p>
<p>                         arrangent le col</p>
<p>                         redressent l’oreiller</p>
<p>                         corrigent les bosses</p>
<p>                         jugent le tableau</p>
<p>                         versent l’eau de cologne</p>
<p>                         font glisser les draps</p>
<p>                         fabriquent un ballot</p>
<p>                         repoussent le lit</p>
<p>                         éloignent les chaises</p>
<p>                         les mettent devant la table</p>
<p>                         finissent la bouteille</p>
<p>                         débarrassent l’étagère</p>
<p>                         arrangent les fleurs</p>
<p>                         jettent les fanées</p>
<p>                         prennent les cigarettes</p>
<p>                         grignotent le sucre</p>
<p>                         fauchent la savonnette</p>
<p>                         tirent les rideaux</p>
<p>                         allument la lampe</p>
<p>                         trient les vêtements</p>
<p>                         choisissent les magazines</p>
<p>                         font tomber les miettes</p>
<p>                         vident la corbeille</p>
<p>                         lavent les verres</p>
<p>                         passent un coup de balai</p>
<p>                         prennent les couverts</p>
<p>                         saisissent le plateau</p>
<p>                         ne regardent personne </p>
<p>                         empochent les billets</p>
<p>                         disent encore merci</p>
<p>                         soulèvent les paquets</p>
<p>                         ouvrent la porte</p>
<p>                         sortent l’une après l’autre               </p>
<p>                         ne se retournent pas</p>
<p>                         referment la porte</p>
<p>                         font claquer leurs semelles</p>
<p style="text-align:right;">                                                                    Février 1983</p>
<p style="text-align:right;">                                                                                 Aix-en-Provence </p>
<p style="text-align:right;"> </p>
<p style="text-align:left;">______________________________</p>
<p><strong>Motivi per un&#8217;antologia*</strong></p>
<p>È opportuno dire subito che la proposta di un&#8217;antologia poetica, in Italia, dell&#8217;opera di Jean-Jacques Viton presenta un aspetto paradossale. Generalmente, una pubblicazione antologica di un poeta straniero, con alle spalle un ampio e assodato itinerario, interviene dopo che già si è avuto modo di leggere in traduzione una o più opere significative di quello stesso autore, o dopo che se ne conosca sufficientemente il lavoro attraverso traduzioni apparse in rivista. Viton, classe 1933, attivo come poeta dal 1963, indefesso promotore di riviste militanti, ed autore ad oggi di quindici libri di poesia, avrebbe senz&#8217;altro tutti i titoli per essere un nome ormai familiare presso quei lettori italiani che s&#8217;interessano di poesia contemporanea. Purtroppo le cose non stanno propriamente così. Non che Viton sia davvero ignoto in Italia, privo di legami con poeti del nostro paese, e mai apparso neppure in rivista. Egli ha persino partecipato più volte a dei festival internazionali di poesia a Milano e a Roma(1), e suoi testi sono stati in diverse occasioni tradotti in italiano. Inoltre, una lunga amicizia lo lega con Nanni Balestrini, personalità non certo appartata del nostro ambiente letterario, e attento osservatore di esperienze poetiche che travalicano i confini nazionali. Questi precedenti, però, non gli assicurano quell&#8217;autentica ricezione, in virtù della quale l&#8217;esperienza di un poeta straniero, una volta sedimentata attraverso letture e traduzioni, dovrebbe costituire un punto di riferimento e confronto per la nostra produzione poetica.(2) Ciò non accade neppure nel caso di tradizioni contigue, come quella italiana e francese, che lungo una buona parte del secolo scorso, a partire dalle incursioni dei futuristi a Parigi, non hanno cessato di dialogare e di interrogarsi a vicenda.</p>
<p>            Se oggi il dialogo non è interrotto, è certo più sporadico, casuale, e generalmente – per una diffusa pigrizia intellettuale – ricalca terreni battuti da entrambi i versanti. È abbastanza sconsolante che, tra i poeti francesi viventi, quello più tradotto e conosciuto in Italia sia da una ventina d&#8217;anni ancora Yves Bonnefoy, nato nel 1923. Se si eccettua poi il francofono Philippe Jaccottet, di origine svizzera, pochi rimangono i poeti francesi contemporanei di cui è possibile leggere qualcosa in Italia. Persino presso gli addetti ai lavori, si è attenuata quell&#8217;esigenza di confronto che è costitutiva della ricerca e della possibilità di rileggere criticamente il proprio panorama letterario, passando per una lingua e una tradizione altra, straniera(3). Nel 1968, era ancora possibile la pubblicazione, presso un editore come Einaudi, di un&#8217;antologia militante di poesia francese: <em>Poeti di </em>«<em>Tel Quel»</em>, a cura di Alfredo Giuliani e Jacqueline Risset. Il neoavanguardista Giuliani, alla luce delle proprie curiosità e dei propri presupposti di poetica, individuava oltralpe interlocutori quali Marcelin Pleynet, Jean Pierre Faye e Denis Roche, che meglio si prestavano, rispetto a molti poeti connazionali, ad una discussione e ad un influsso reciproco.</p>
<p>            Pubblicando un&#8217;antologia di Jean-Jacques Viton il nostro intento è quindi duplice, sia documentario che militante. Non solo, infatti, si tratta di documentare l&#8217;opera di uno tra i maggiori poeti francesi viventi, ma di documentare <em>proprio</em> quell&#8217;opera, in quanto eccentrica rispetto alle aspettative di un pubblico italiano, ricettivo dal dopoguerra in poi soprattutto nei confronti della linea Mallarmé-Bonnefoy e di quella Rimbaud-surrealisti. Viton, infatti, s&#8217;inscrive in tutt&#8217;altro paesaggio, sollecitando in noi lettori una vera e propria ridefinizione dei confini del poetico, sopratutto in relazione alla poesia italiana attuale. L&#8217;avvicinamento alla poesia di Viton implica la rilevazione di altre genealogie, che ci conducono a figure come quella di Francis Ponge, in Francia, o come quelle di William Carlos Williams e di Louis Zukofsky negli Stati Uniti. Ma quest&#8217;antologia è anche, innanzitutto, un segno di gratitudine nei confronti di Viton, che è stato un <em>passeur</em>, in Francia, della poesia italiana. Non solo egli è stato traduttore di Nanni Balestrini e di Edoardo Sanguineti, ma in veste di direttore, assieme a Liliane Giraudon, della rivista «Banana Split» (1980-1990) ha permesso di far conoscere al pubblico francese poeti quali Costa, Niccolai, Spatola, Reta, ma anche i più tradizionali Quasimodo, Montale, Penna, Luzi, Pasolini, e romanzieri come Gadda e Arbasino. D&#8217;altra parte, questo lavoro di “attraversamento” dei confini linguistici e culturali proprio del traduttore è per Viton strettamente legato all&#8217;attività del poeta. Lo afferma esplicitamente in un&#8217;intervista del 2003: “Il testo straniero fa leggere diversamente la propria letteratura e permette di lavorare all&#8217;interno della propria lingua come uno straniero”. E Viton è stato anche traduttore di García Lorca e dei poeti statunitensi Michael Palmer e Jack Spicer. Ha inoltre diretto a Marsiglia, sempre in compagnia di Liliane Giraudon, i «Comptoirs de la Nouvelle B. S.», ossia una collezione di poesia dedicata alla traduzione collettiva di un poeta straniero vivente. Quest&#8217;ultimo è invitato a collaborare, con un gruppo di poeti francesi e uno specialista della lingua d&#8217;origine, alla traduzione dei suoi testi in vista della pubblicazione. La collezione comprende traduzioni di poeti quali Nelson Ascher (Brasile), Ryôko Sekiguchi (Giappone), Carpanin Marimoutou (la Riunione), Tom Raworth (Gran Bretagna), Andrea Raos (Italia).</p>
<p>(<strong>Andrea Inglese</strong>, estratto dall&#8217;introduzione <em>L&#8217;esplorazione dei resti</em>)</p>
<p><strong>______________________________</strong></p>
<p><strong>NOTE</strong></p>
<p>(1) Viton ha partecipato a “Enciclopoesia” (Roma 2001) e a Milano Festival Internazionale di Poesia (2006). Con il Quartetto Manicle (N.Balestrini, J. Bennett, L. Giraudon e J.J. Viton) a “Milano Poesia” (1985 e 1987) e “Roma Poesia” (2000).</p>
<p> (2) Si pensi cosa ha significato per la poesia italiana, e non solo per un Vittorio Sereni, la ricezione di René Char, per richiamare solo uno degli esempi più celebri.</p>
<p> (3) Tra il 2004 e il 2005, la rivista <em>Po&amp;sie</em>, diretta dal poeta Michel Deguy, fa uscire due numeri successivi, 109 e 110, interamente dedicati alla poesia italiana. Ai testi dei poeti italiani attivi dopo il 1975, vanno ad aggiungersi, per alcuni autori viventi, delle risposte ad un questionario sui rapporti con la poesia francese. Se escludiamo i riferimenti ai padri della lirica moderna francese del XIX secolo, i nomi che ritornano più spesso sono Char, Michaux, Ponge, Bonnefoy, Jaccottet, e più raramente o una volta sola Noël, Maulpoix, Bosquet, Deguy, Guillevic, Alferi, Du Bouchet. Tranne gli ultimi tre, tutti gli altri autori sono stati più volte tradotti e pubblicati in volume in Italia. Questo significa, però, che l’attuale panorama della poesia francese visto dai poeti italiani è perlomeno fossilizzato: i poeti meno tradotti sono meno conosciuti, e quelli non tradotti, sono quasi del tutto sconosciuti</p>
<p>______________________________</p>
<p>*Jean Jacques Viton, &#8220; L&#8217;esplorazione dei resti&#8221;, <em>Il commento definitivo. Poesie 1984-2008</em>, introduzione e traduzione di Andrea Inglese, Metauro, 2009, pp.7-10</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26251/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26251/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26251/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26251&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/programma-del-morto-in-il-commento-definitivo-di-jean-jacques-viton/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/e26ef9d2fbd8fc93335cd9e57e58d126?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">francesco sasso</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/il-commento-definitivo.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">il commento definitivo</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Qualcun altro che ci pensa</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/qualcun-altro-che-ci-pensa/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/qualcun-altro-che-ci-pensa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 15:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Centofanti]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26419</guid>
		<description><![CDATA[
da qui
Mi sono sempre chiesto perché si diventi prete in sette anni e sposi in sette incontri. Eppure, forse, è più difficile essere moglie, marito, durare una vita con la medesima persona. Avrei un progetto articolato per sensibilizzare alla complementarità, la gratuità, la crescita, la libertà, l&#8217;accoglienza, l&#8217;universalità. Il matrimonio è un abisso che si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26419&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/qualcun-altro-che-ci-pensa/"><img src="http://img.youtube.com/vi/jdI3uSjKE34/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=jdI3uSjKE34">qui</a></p>
<p>Mi sono sempre chiesto perché si diventi prete in sette anni e sposi in sette incontri. Eppure, forse, è più difficile essere moglie, marito, durare una vita con la medesima persona. Avrei un progetto articolato per sensibilizzare alla complementarità, la gratuità, la crescita, la libertà, l&#8217;accoglienza, l&#8217;universalità. Il matrimonio è un abisso che si spalanca oltre la scenografia di fiori immersa nella musica di arpe e violoncelli. Trasmetterei l&#8217;entusiasmo della lotta quotidiana, la passione di una conoscenza mai conclusa, la resistenza alle mille insidie dell&#8217;amore. Ma che ne posso sapere? Sono soltanto un prete. Fortunatamente, vedo qualcosa che si muove; dopotutto, c&#8217;è qualcun altro che <a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Spagna-regione-finanzia-corso-masturbazione/11-11-2009/1-A_000060073.shtml">ci pensa</a>.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26419/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26419/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26419/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26419&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/qualcun-altro-che-ci-pensa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://img.youtube.com/vi/jdI3uSjKE34/2.jpg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.16: Il tempo si deve fermare. Mario Sodi, &#8220;Ho spento gli orologi&#8221;, con le immagini fotografiche di Vittore Tappari</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/quel-che-resta-del-verso-n-16-il-tempo-si-deve-fermare-mario-sodi-ho-spento-gli-orologi-con-le-immagini-fotografiche-di-vittore-tappari/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/quel-che-resta-del-verso-n-16-il-tempo-si-deve-fermare-mario-sodi-ho-spento-gli-orologi-con-le-immagini-fotografiche-di-vittore-tappari/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 11:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giuseppepanella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Critica letteraria]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Sodi]]></category>
		<category><![CDATA[Vittore Tappari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=22254</guid>
		<description><![CDATA[Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=22254&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><a href="http://retroguardia2.files.wordpress.com/2009/08/ho-spento-gli-occhi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2384" title="ho spento gli occhi" src="http://retroguardia2.files.wordpress.com/2009/08/ho-spento-gli-occhi.jpg?w=200&#038;h=200" alt="ho spento gli occhi" width="200" height="200" /></a>Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (</em>Quel che resta del giorno<em>) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… </em><strong>(G.P.)</strong></p>
<p>di<strong> <a href="http://retroguardia2.wordpress.com/category/panella-giuseppe/">Giuseppe Panella</a></strong></p>
<p><strong>Il tempo si deve fermare. Mario Sodi, <em>Ho spento gli orologi</em>, con le immagini fotografiche di Vittore Tappari, Firenze, Florence Art Edizioni, 2008</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>Time must have a stop</em>, citando il titolo originale di un famoso romanzo di Aldous Huxley del 1944, sembrano dire all’unisono le belle immagini fotografiche di Vittore Tappari e i versi di Mario Sodi che le commentano e le affiancano. Le ambizioni poetiche di Sodi, tuttavia, non si esauriscono nell’appoggiarsi alle visioni dell’occhio lungimirante di Tappari. Nella sua parte di introduzione al volume, infatti, esse vengono spiegate così:</p>
<p>«Quando Vittore Tappari mi mostrò le sue foto, provai un’intensa emozione. Tutto – paesaggi, case, persone, animali – mi rivelò il suo partecipe amore per la Natura. Fra le molte immagini, una in particolare mi colpì, misteriosa, austera ed insieme tenerissima: fra monti sfumati di nebbia la casa raccolta, quasi rannicchiata nella sua ombra segreta. Ed io rividi nel silenzio dei lunghi inverni il mio corpo bambino accolto da quello di mia madre; e nello stesso istante sentii il fuoco e la voce di una donna, simile a me, che mi porgeva vino e melagrana. Il passato divenne d’un tratto presente. Il mio spirito era penetrato nel cuore dell’immagine ed aveva fermato il tempo. Questo avvenne anche per le altre figure, perché avevo lasciato la mia corsa fissando il mio occhio segreto su ogni creatura accolta dal desiderio di Conoscenza. Avevo spento i miei orologi: udivo solo parole che scaturivano nel silenzio, gocce che lentamente scendevano dalla Caverna a formare, senza rumore, la nuova roccia» (p. 5).</p>
<p><span id="more-22254"></span></p>
<p>E cita Teilhard de Chardin a proposito della bellezza quale capacità di accogliere in sé l’apertura verso l’unità dell’opera degli uomini e, nello stesso tempo, di Dio. Successivamente citerà anche il libro in cui il “gesuita proibito” individua nella struttura convergente dell&#8217;universo che da nascosta a livello molecolare si fa manifesta grazie al suo principio fondamentale per il quale “tutto ciò che sale converge”. Si tratta della cosiddetta legge della “complessità come coscienza” esplicitata come forma fondamentale dell&#8217;evoluzione sia della materia che dello spirito che marciano simultaneamente verso quello che egli chiama <em>Punto Omega</em>(1). Essa esprime una forte fiducia nel progresso, in ciò che egli chiama l&#8217; <em>in-avanti</em> e in Dio, definito l’<em>in-alto</em>. Grazie a questo impianto di carattere teorico generale, de Chardin elaborerà un’amplissima sintesi che abbraccia l&#8217;intera vicenda dell’universo e dell&#8217; umanità, da paleontologo (fu tra gli scopritori, infatti, dell’Uomo di Pechino) che guarda al passato della specie animale ma anche da straordinario profeta del presente che guarda all&#8217;avvenire della specie con fiducia e volontà ottimistica.</p>
<p>E’ nella sintesi tra bellezza della Natura e flusso divino del pensiero e della parola (come si vedrà) che Sodi sembra individuare il baricentro della propria poesia.</p>
<p>Il desiderio che attraversa la scrittura di Sodi, dunque, è quella di andare oltre la materia pur permanendo in essa, alimentandola, vivificando e verrebbe fatto di dire santificandola attraverso la forza vitale emessa dalla parola che infonde la vita anche in chi apparentemente non lo è (<em>Talità Kum</em> dal Vangelo di Marco,5, 35-41, si intitola una delle sue raccolte più riuscite).</p>
<p>Dunque: il compito delle poesie comprese in questo volume è quello di infondere vita alle immagini che commenta e non solo di esporle o di descriverne le traiettorie possibili.</p>
<p>Un esempio di questa parabola può essere dato subito da un testo poetico di nitore cristallino come <em>Dicono…</em>:</p>
<p>«Dicono che ho la mente strana / se sento il profumo dei fiori / che coglievo da ragazzo. // Dalla finestra senza alberi / il cortile di catrame / è un tenero campo di grano, / il mio corpo contiene le nubi / ingoia il vento e vola / dove cresce la vita. // Ho dimenticato / questa finestra stretta / e mi spalanco / a quel vago azzurro. // E’ forse strano / giocare / col mio bambino ? » (p. 74).</p>
<p>E’ un esempio classico questo della strategia di annullamento del tempo messa in atto da Sodi: il bambino coesiste con l’adulto, il tempo di oggi con quello di ieri, il cortile di cemento si fa un campo di grano soleggiato e splendente, la vita profumata e ridente del tempo passato riverbera e si rovescia nella dimensione del presente in una coincidenza di tempo e di luogo che permette la coesistenza tra uomo e bambino, tra i sogni dell’infanzia trascorsa e la prospettiva trasognata dell’adulto…</p>
<p>Anche in <em>Rosa</em>, variazione su uno dei temi tradizionalmente più classici della tradizione poetica occidentale (da Cielo d’Alcamo o da Calmo a Shakespeare, da Campana ad Alda Merini) Sodi supera la volontà identitaria linguistico-sperimentale di Gertrude Stein (<em>A rose is a rose is a rose</em>) per tentare l’Archetipo sotto forma di fiore (come già aveva fatto Jorge Luis Borges nel suo <em>La cifra</em>):</p>
<p>«Non sei un fiore. // Sei il volto di mia madre / che mi appariva dopo il sonno / e mi attirava a sé. // Lo stupore del primo bacio, i sensi / sbocciati nelle coppe traboccanti / del primo amore. // L’abbraccio improvviso di Giuditta / rosso il viso nel volo della corsa, / occhi accesi di cielo. // Sei, nella sera dalle ombre inquiete, / la voce di un amico, il lieto invito / per il domani; / una porta che forse si schiude / ed accende la notte. // Tu la luna inventata dal cuore, / il sogno, il mio viaggio, la fortuna; / sei la cosa / invisibile più vera / tu / sei / la Rosa» (p. 60).</p>
<p>Anche qui la compresenza dei tempi e dei luoghi squaderna momenti lirici di forte intensità dove l’infanzia, la giovinezza intensa ed eroticamente protesa verso l’altro sesso, la maturità raggiunta della vita, i rapporti con il mondo, l’amicizia, i sentimenti, il futuro…</p>
<p>La Rosa è tutto quello che avvolge la Terra della sua prospettiva di felicità condivisa. E’ il simbolo di ciò che sboccia e approda alla maturità della vita nel momento in cui i segni del passato si connettono e si congiungono con la capacità di comprensione del presente <em>inverandosi in esso</em>.</p>
<p>La natura divina della Rosa (che “forse avrebbe sempre lo stesso profumo anche se non si chiamasse così” – come vuole Shakespeare in <em>Romeo and Juliet</em>) coincide con la sua stessa terrena efflorescenza e caducità fino a culminare nella forza strapotente del desiderio di continuare a vivere. Tutte le rose decadono e sfioriscono ma la Rosa permane perché essa “non è un fiore” ma il simbolo della volontà di continuare a godere della bellezza della vita.</p>
<p>E, infine, proprio questo senso panico e possente della continuità prorompe in componimenti come</p>
<p><em>Da dove</em> in cui la forza distruttrice della Natura viene rappresentata e si configura, nello stesso tempo, come la sua stessa capacità di rigenerazione e di rinnovamento:</p>
<p>«Da dove la luce / che sgrana il monte e dilava / la valle disseccata… // Contro la nube / rari alberi infitti / ed impietrite forme / sospese. // Dopo, / sia l’uragano che devasta / o l’acqua che rigenera, / non sarà più / sulla terra in attesa / questo / Sguardo / totale» (p. 50).</p>
<p>La capacità di vedere coincide qui con quella di sapere ciò che avverrà. La fotografia di Tappari circonda con il suo sguardo di vetro il futuro temporale a venire che, però, non sarà solo morte e distruzione ma fors’anche l’avvento di una nuova stagione sorgiva. I versi di Sodi radunano intorno al nucleo portante di quella foto la tensione vitale di un tempo sospeso che racchiude in sé tutte le possibilità future. Per ora, gli orologi sono stati “spenti” – quello che seguirà non è dato saperlo ancora da nessuno né oggi e neppure domani. Bisognerà attendere il Tempo <em>in-avanti</em> che chiuderà il conto al presente.</p>
<p><strong>NOTE</strong></p>
<p>(1) “Quando, superando gli elementi, parliamo del polo cosciente del mondo, non ci basta dire che egli <em>emerge </em>dalla salita delle coscienze: dobbiamo aggiungere che, da questa genesi, egli è contemporaneamente già emerso. Altrimenti, egli non potrebbe né soggiogarci nell’amore, né stabilirci nell’incorruttibilità. Se per natura non sfuggisse al tempo e allo spazio che congiunge in sé, egli non sarebbe Omega. Autonomia, attualità, irreversibilità, e dunque finalmente trascendenza: i quattro attributi di Omega. […] Innanzi tutto, il principio di cui avevamo bisogno per spiegare sia la marcia persistente delle cose verso una maggior coscienza, sia la solidità paradossale del più fragile, è ormai nelle nostre mani: tale principio è Omega. Contrariamente alle apparenze ancora ammesse dalla fisica, il grande Stabile non è al di sotto di noi – nell’infraelementare, – ma al di sopra – nell’ultrasintetico. E’ dunque soltanto l’involucro tangenziale del mondo che si disgrega in materia, a caso. Ma il mondo acquista il suo volto e la sua consistenza mediante il suo nucleo radiale, gravitando in senso opposto al probabile, verso un focolaio divino di spirito che lo attrae in avanti “ (P. TEILHARD DE CHARDIN, <em>Il fenomeno umano</em>, trad. it. di F. Ormea, Milano, Il Saggiatore, 1968, p. 365).</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/22254/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/22254/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/22254/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/22254/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/22254/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/22254/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/22254/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/22254/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/22254/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/22254/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=22254&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/quel-che-resta-del-verso-n-16-il-tempo-si-deve-fermare-mario-sodi-ho-spento-gli-orologi-con-le-immagini-fotografiche-di-vittore-tappari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/16f5aa41d724d670d649ac8e7587f3e7?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giuseppepanella</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://retroguardia2.files.wordpress.com/2009/08/ho-spento-gli-occhi.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">ho spento gli occhi</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Intervista alla scrittrice e archeologa Giorgia Lepore, autrice de “L’abitudine al sangue”</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/intervista-alla-scrittrice-e-archeologa-giorgia-lepore-autrice-de-%e2%80%9cl%e2%80%99abitudine-al-sangue%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/intervista-alla-scrittrice-e-archeologa-giorgia-lepore-autrice-de-%e2%80%9cl%e2%80%99abitudine-al-sangue%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 07:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>massimomaugeri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[massimo maugeri]]></category>
		<category><![CDATA[fazi]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia lepore]]></category>
		<category><![CDATA[l'abitudine al sangue]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo storico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26313</guid>
		<description><![CDATA[Giorgia Lepore vive in Puglia, a Martina Franca. È archeologa e insegnante di storia dell’arte nelle scuole superiori. Ha al suo attivo varie coordinazioni di scavi in siti archeologici di tutta Italia e pubblicazioni in riviste specializzate e atti di convegni. Con la pubblicazione del romanzo “L’abitudine al sangue” (Fazi), esordisce anche come romanziera.
Si tratta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26313&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><img class="alignleft" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788881129850" alt="" width="200" height="298" />Giorgia Lepore</strong> vive in Puglia, a Martina Franca. È archeologa e insegnante di storia dell’arte nelle scuole superiori. Ha al suo attivo varie coordinazioni di scavi in siti archeologici di tutta Italia e pubblicazioni in riviste specializzate e atti di convegni. Con la pubblicazione del romanzo “<a href="http://www.ibs.it/code/9788881129850/lepore-giorgia/abitudine-sangue.html" target="_blank">L’abitudine al sangue</a>” (Fazi), esordisce anche come romanziera.<br />
Si tratta di un romanzo storico dove protagonista è Giuliano, figlio dell’imperatore di Bisanzio, posto dal padre a capo dell’esercito suo malgrado. Il giovane non riesce a sopportare l’idea della perdita di vite umane, la vista e l’odore del sangue. Con l’aiuto dell’amata Eucheria trova il coraggio di ribellarsi al ruolo impostogli, ma subisce la dura e impietosa vendetta paterna. “L’abitudine al sangue” – romanzo ben scritto, avvincente, dolente e capace di indurre alla riflessione &#8211; approfondisce, tra le altre cose, il difficile percorso interiore del protagonista.<br />
Ho avuto modo di discuterne con l’autrice.<br />
<span id="more-26313"></span></p>
<p><strong>Da dove deriva la tua passione per la storia?</strong><br />
<img class="alignleft" src="http://letteratitudine.blog.kataweb.it/files/2009/07/giorgia-lepore.jpg" alt="giorgia-lepore" width="151" height="186" />A cinque anni mi portarono a Pompei; piansi per una settimana. Ero convinta che per le strade ci fossero ancora le persone che scappavano, e poi pensavo sempre al Vesuvio e alle eruzioni. (Genitori, pensate bene a dove portate in vacanza i vostri figli… )<br />
Poi in realtà la storia studiata a scuola non mi piaceva. Un giorno scoprii a casa un’edizione di Erodoto e non me ne staccai più… ecco, credo che il contatto con i monumenti archeologici e la possibilità di consultare una fonte diretta, non mediata attraverso un manuale di storia, mi abbia svelato nuovi orizzonti.<br />
Poi, una mattina, quando avevo sedici anni, mi ritrovai da sola per una serie di strane circostanze nel parco archeologico della valle dei templi ancora deserto… Una botta in testa penso che sarebbe stata meno devastante.<br />
Credo di averlo già detto: il mio rapporto con il passato è molto “materiale”. Passa attraverso oggetti, muri, strade, ossa, ossa che poi sono persone, e persone che poi avevano un nome, e costruivano muri, e passavano per quelle strade e in quelle case, e a volte scrivevano, e raccontavano. E i racconti, i loro racconti, sono milioni di volte più belli, più vivi e più intensi di quanto mai nessun libro di storia possa contenere. E nemmeno il più grande romanzo.</p>
<p><strong>Come nasce questo tuo romanzo “L’abitudine al sangue”? Da quale idea? Da quale esigenza?</strong><br />
Il romanzo nasce in maniera abbastanza casuale, due anni e mezzo fa. Era un periodo di lavoro molto intenso e nei momenti di pausa il cervello invece di staccare vagava da solo… In realtà non avevo in mente di scrivere un romanzo, cioè non è stata una scelta progettata. Mi è venuta la storia, mi sono messa a scriverla, da lì poi prendeva forma, andava avanti, in maniera quasi automatica.<br />
Potrei dire che all’inizio non sapevo dove mi avrebbe portato, e anche quando l’ho finita (l’ho scritta tutta d’un fiato, in poco meno di tre mesi), non capivo perchè, e perchè quella storia. Solo quando ho cominciato a prendere il dovuto distacco, mi sono resa conto che solo in parte le motivazioni stavano nel mio lavoro (diciamo che è piuttosto la ragione della forma “storica”), ma che ce n’erano altre. A parte il senso della Storia, come ho avuto già modo di sottolineare, avevo bisogno di mettere alcune cose a posto.<br />
Ho scelto la narrazione in prima persona, ma anche in questo caso non è appropriato parlare di scelta, perchè non avrei potuto scriverlo diversamente: prima è nato il personaggio, Giuliano, e lui ha raccontato la sua storia. Anche lo stile, il tono, la cadenza narrativa, è stata dettata da chi racconta.<br />
I personaggi riprendono caratteristiche di personaggi reali, che però sono volutamente mascherati e mescolati tra loro come se fossero pezzi di un puzzle che si ricompone in un ordine diverso da quello originale. Sono astrazioni, archetipi. La mia intenzione era quella di operazione simile alla creazione delle leggende, o delle favole.<br />
La storia è basata innanzitutto sulle relazioni: padre-figlio, fratelli, madre-figlio, uomo donna, ma anche e soprattutto tra uomo e Dio, tra l’uomo e il suo destino, e quindi anche la storia.<br />
Un altro tema, che mi sono resa conto era fondamentale nello sviluppo della storia, è la strumentalizzazione di Dio da parte del potere e da parte di tutti gli uomini, per giustificare, motivare scelte ed azioni. Questo è un vizio antico, che ultimamente va molto di moda.</p>
<p><strong>Ci racconteresti qualche aneddoto su come hai svolto le attività di ricerca?</strong><br />
Non ho fatto ricerche particolari, perché la materia, l’ambientazione, i particolari storici facevano già parte del mio lavoro o comunque della mia formazione. Man mano che andavo avanti, rileggendo le cose che scrivevo mi rendevo conto che c’erano gli echi di cose che avevo studiato, sedimentate tanto in fondo che mentre invece le scrivevo non erano influenze consapevoli. Le fonti, prima di tutto, gli storici romani (Tacito, ma soprattutto Ammiano Marcellino), le cronache medievali, sia storiche che monastiche, i particolari, i toni narrativi hanno agito nella mia scrittura in modo che potrei definire quasi subliminale.<br />
Mentre scrivevo spesso sentivo che qualcosa di quello che stavo scrivendo mi era familiare… e poi mi veniva in mente dopo. Ad esempio è stato così per il rapporto tra i due fratelli, Costantino e Giuliano, che ricorda il rapporto tra Basilio II e Costantino VIII, in maniera però invertita.</p>
<p><strong>Scrivi preferibilmente in un determinato momento della giornata (la mattina, la sera) o ti è indifferente?</strong><br />
Scrivo quando posso, dove e come posso, ma preferibilmente di notte o di mattina presto, quando ancora non è cominciato il casino (ho due bambine). Anche sul telefono, se non ho carta a disposizione, anche al buio, se non mi va di alzarmi. Poi trasferisco tutto al pc.</p>
<p><strong>Immaginiamo che tu sia obbligata a scegliere tra il fare l’archeologa e la scrittrice. Cosa sceglieresti?</strong><br />
Scelgo la terza…. diciamo che è una domanda difficile, in un momento difficile, e non so proprio che risponderti. Diciamo che sono rimasta abbastanza delusa da come vanno le cose in campo archeologico in Italia. Fare l’archeologo è praticamente impossibile, soprattutto se sei una donna, se vuoi una famiglia, e se ha più di 35 anni. Ma il discorso è troppo lungo.<br />
D’altra parte, mi sembra che dall’altro versante ci sia poco da stare allegri… magari mi apro un agriturismo.</p>
<p><strong>Stai lavorando a un nuovo romanzo?</strong><br />
Starei lavorando ad un nuovo romanzo, anzi, più di uno, perchè mi vengono in mente tantissime storie. Se riuscissi a stare dietro alle idee, ne scriverei uno al mese. Però non ci riesco, mi manca il tempo e la concentrazione.<br />
Comunque sto lavorando a una cosa contemporanea, completamente diversa, e poi ad un’altra ad ambientazione storica.</p>
<p><strong><a href="http://letteratitudine.blog.kataweb.it/" target="_blank">Massimo Maugeri</a></strong></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26313/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26313/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26313/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26313&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/12/intervista-alla-scrittrice-e-archeologa-giorgia-lepore-autrice-de-%e2%80%9cl%e2%80%99abitudine-al-sangue%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/9741b4dd14ce6b30ebccc1e5202ec02f?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">Massimo Maugeri</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788881129850" medium="image" />

		<media:content url="http://letteratitudine.blog.kataweb.it/files/2009/07/giorgia-lepore.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">giorgia-lepore</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>&#8220;Ritorno al passato? sottotitolo: lettera aperta alla nuova poesia siciliana in coma profondo&#8221; di Flora RESTIVO</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/ritorno-al-passato-sottotitolo-lettera-aperta-alla-nuova-poesia-siciliana-in-coma-profondo-di-flora-restivo/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/ritorno-al-passato-sottotitolo-lettera-aperta-alla-nuova-poesia-siciliana-in-coma-profondo-di-flora-restivo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 19:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nuscis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Nuscis]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Flora Restivo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26352</guid>
		<description><![CDATA[Carissima poesia siciliana, spero che tu riesca a sentirmi, distesa in quel lettino bianco, magra, emaciata, piena di tubi e tubicini e con tanti farmaci che ti vengono iniettati da pochi, ma volenterosi infermieri, motivati dal detto “spes ultima dea”. Ti parlo e cerco di presentarmi; è educato farlo anche con un malato grave, che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26352&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Carissima poesia siciliana, spero che tu riesca a sentirmi, distesa in quel lettino bianco, magra, emaciata, piena di tubi e tubicini e con tanti farmaci che ti vengono iniettati da pochi, ma volenterosi infermieri, motivati dal detto “spes ultima dea”. Ti parlo e cerco di presentarmi; è educato farlo anche con un malato grave, che sembra non sentire. <span id="more-26352"></span>“Chi son, sono un poeta e cosa faccio? Scrivo”. Come il Rodolfo pucciniano, io scrivo, ebbene sì, scrivo, preferibilmente nel mio e tuo dialetto, il siciliano, poesie e prosa, e… mi sono stufata. No, non di te, non ci riuscirei, troppo grande e forte è il mio amore. Mi sono stufata della maniera in cui viene giudicata la poesia, dei parametri obsoleti che non smettono mai di spadroneggiare, del vecchiume, dell’ovvio, del ritrito, delle giurie, quelle di profilo, diciamo non altissimo, formate, in genere da professori di scuola media, con competenze …medie, un poeta, quando c’è, noto nella zona in cui si svolge il premio, magari un parroco, che male non ne fa mai, a controllare che il linguaggio non fuoriesca dai canoni del “decoro”, un politico locale, se in estate, in maniche di camicia, a dare lustro, un nome “forte” alla presidenza. Poi ci sono quelle di livello più alto, che ospitano, talvolta, financo qualche spocchioso cattedratico, formate sempre dalle stesse persone, certamente di alto valore letterario, su cui non intendo pronunciarmi, esponenti di una casta, che come tutte le caste, ha privilegi ai quali non intende rinunciare, cadreghini su cui tiene incollati i sederi, una corte di “clientes”, pronti a lisciare, leccare, incensare,per ottenerne le grazie, buffoni di corte, che scambiano la poesia per un tabellone da cantastorie, guitti da quattro soldi, ululanti ed enfatici, scopiazzatori di professione, “esperti” che non sanno distinguere il lavoro di ricercatori, da quello di critici, di glottologi, di poeti… Il risultato di tutto questo è che tu, infelice nostra poesia, sei la cenerentola delle poesie dialettali, la più sterile e insignificante, i nostri cosiddetti poeti, giovani nati vecchi, vecchi che non hanno niente da dire e pestano l’acqua nel mortaio, farebbero arrossire di vergogna Ciullo D’Alcamo e disseccarne il canto, per quanto sono datati e insignificanti. Dove stanno il nuovo, la voce fuori dal coro, l’invenzione, la genialità, il guizzo che incanta, il colpo d’ala che intriga? Tutte pappine riscaldate, quasi sempre anche mal cucinate, senza rispetto alcuno per la dignità del materiale trattato, spesso un’orgia di analfabetismo ortografico e grammaticale agghiacciante. Quando penso che più di sessant’anni orsono, un certo signor Paolo Messina scardinò, con un coraggio incredibile in un ragazzo poco più che ventenne, le fondamenta logore e logoranti di una poesia, diventata una fiera delle brutture, per dare al mondo dei capolavori, ancora insuperati, ne pagò le conseguenze, in termini di ostilità sconsiderata, divenne, poi, un drammaturgo di fama mondiale, debitamente isolato dalla cecità dei suoi rancorosi detrattori , tuttavia continua, elegante, appartato e gran signore, a trasmettere la sua genialità e la sua onestà intellettuale, a chi è in grado di apprezzarne la valenza, mentre noi stiamo tornando indietro in modo bieco e voluto, mi metterei a piangere. A cosa sono serviti Messina, Tamburello, Orsini… con le loro felici invenzioni poetiche e S.Camilleri, col suo voler attribuire un ordine all’incoerenza e al pressapochismo? Per tornare al presente, a cosa è servito Salvo Basso, se non a far guadagnare, speculando su di lui, in tutte le maniere? Eppure era riuscito a farsi conoscere e riconoscere da grandi poeti e letterati di tutta Italia. Gli è stato attribuito un premio “importante”, in condominio con un altro poeta che mi è molto caro, solo dopo morto. Personalmente vado fiera di aver fatto parte di una giuria che lo premiò, in tempi lontani, per ben tre volte, l’ultima quando già si era evidenziato il male che lo avrebbe portato alla tomba, riconoscendone le connotazioni di straordinario innovatore e malinconico, quanto ironico e dissacrante cantore del suo tempo. Quando mai, da noi, si sarebbe dato spazio ad una Assunta Finiguerra, ahimè, da poco scomparsa, col suo linguaggio forte, duro, diretto, senza ombra di leziosaggini e “manuzzi”, chi darebbe ascolto a Fabio Franzin, con le sue istanze sociali, noi che ancora stiamo a premiare “ pitittu, sciallini, scecchi e ciancianeddi”, chi ascolterebbe la malinconia e l’incisività di Mario Mastrangelo? Faccio dei nomi a caso, non se ne adontino altri che non cito e che, parimenti, stimo, ma è veramente troppo! Stai tornando, mia cara, al fonografismo e questo sarebbe niente (tutto ciò che è ben fatto, va bene), se il suddetto, in pieno terzo millennio, non portasse a seguito una valanga di guano poetico, in cui molti sembrano sguazzare beatamente. Allora, è presto detto:o i signori critici, giurati, esperti non sono in grado di fare il loro mestiere, o sono demotivati, nel qual caso sono certa che non sia tanto difficile, per loro, trovare delle alternative più stimolanti, o sono in malafede, allora lascino il posto a chi ne capisce, ama ciò che fa, non ci vuole guadagnare, ma spera che a guadagnarci sia solamente la poesia. Vedere premi “importanti” ridotti a nobili decadute, belle fuori e cenciose nell’intimo, distribuire bei soldini a vomitevoli elaborati, è decisamente vergognoso e, di certo, non fa onore a nessuno, senza contare il fatto che, così procedendo, la spazzatura aumenta e chi, lavora con passione vera, attraverso studio e applicazione, si allontana, nauseato. Sbaglierebbe e di molto chi pensasse che la sottoscritta stia parlando “pro domo sua”, personalmente ho avuto molti consensi da qualificatissime voci, seppure non ami strombazzarlo, ma è la situazione in sé che è diventata insostenibile. Prendiamone atto, facciamo un respiro profondo e teniamo presente che “poiein” significa fare, quindi, non ripetere, non ripestare, non essere avulsi dalla società attuale e comprendere che la poesia è poesia e va onorata, il linguaggio è creatura che vive e respira, non un mummificato residuo del giurassico. Diamoci tutti quanti, da bravi, una rinfrescata, magari si schiariranno le idee, ma per l’amor di Dio, signori detentori dell’erudizione, altisonanti nomi della critica, roboanti personalità della cultura, sacre icone del sapere, frenate, stiamo andando dritti nel baratro. Non mi illudo che le mie parole abbiano grandi riscontri, anzi mi aspetto musi lunghi, offese e porte sbattute in faccia, prassi già in atto, ma qualcuno deve pur dire ciò che pensa ed io mi sono sempre esposta senza ipocrisie, la corte dei miracoli la lascio volentieri a chi ci si sa muovere. Se ciò che ho detto raccattasse anche un solo sostenitore, per me sarebbe già un successo. Al tuo capezzale, poesia, quattro gatti, armati di speranza, continuano a somministrarti acqua e ad alimentarti come possono, ma una turba di medici, esperti in cacotanasia ( scusa il neologismo) non vede l’ora di staccare la spina e amen. Tu tieni duro, l’elettroencefalogramma non è piatto, pertanto mi sento di augurarti, amata poesia siciliana, che il passato lo hai e di nobilissima schiatta, di risvegliarti, affinché ci possa essere, per te anche un futuro. </p>
<p>12/10 2009</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26352/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26352/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26352/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26352/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26352/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26352&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/ritorno-al-passato-sottotitolo-lettera-aperta-alla-nuova-poesia-siciliana-in-coma-profondo-di-flora-restivo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/ece89019c8330a2c822aaa89feee253c?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giovanninuscis</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Questo canto</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/questo-canto/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/questo-canto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 15:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabrizio centofanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diari]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Centofanti]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù di Nazaret]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Paolo II]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26381</guid>
		<description><![CDATA[
da qui
C&#8217;era una volta un uomo che aveva il coraggio di gridare, nelle vie polverose della Palestina. Chi dice per tre anni, chi per uno: fece in tempo a dire tutto, o comunque molto, procurando fastidi, minando strutture fatiscenti, meccanismi perversi. C&#8217;era molta folla ad ascoltarlo: qualcuno ritiene che cantasse, per farsi sentire dai lontani. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26381&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/questo-canto/"><img src="http://img.youtube.com/vi/7JdVWIFJU04/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=7JdVWIFJU04">qui</a></p>
<p>C&#8217;era una volta un uomo che aveva il coraggio di gridare, nelle vie polverose della Palestina. Chi dice per tre anni, chi per uno: fece in tempo a dire tutto, o comunque molto, procurando fastidi, minando strutture fatiscenti, meccanismi perversi. C&#8217;era molta folla ad ascoltarlo: qualcuno ritiene che cantasse, per farsi sentire dai lontani. Potesse questo canto alzarsi <a href="http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/cei/crociata-assemblea/crociata-assemblea.html">oggi</a>, potessero tremare come allora, le officine del male.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26381/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26381&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/questo-canto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/6a26b4784f421f2aedd3c68e4d104836?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">fabrizio centofanti</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://img.youtube.com/vi/7JdVWIFJU04/2.jpg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>Enrico De Lea, Ruderi del Tauro</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/enrico-de-lea-ruderi-del-tauro/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/enrico-de-lea-ruderi-del-tauro/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 11:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>giorgiomorale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enrico De Lea]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[l'arcolaio]]></category>
		<category><![CDATA[Ruderi del tauro]]></category>
		<category><![CDATA[sebastiano aglieco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=25780</guid>
		<description><![CDATA[
da acque reali
(acque reali)
I lavoranti oscurano il pensiero
al sole, tengono l’ombra in tasca
coi fazzoletti marci di sudore.
La strada nuova aprono i picconi,
alla valle normanna già dirupi
fioriscono terrazze, acque reali.
Muovono i carri verso la marina,
i bordonari si levano nell’alba.
Il folle zio Domenico è veggente,
urla gli incendi le miserie il secco.
*
(lasciti dell’anacoreta)
I.
ci siamo — abbandono la stele, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=25780&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://delea.files.wordpress.com/2009/07/frontespizio-ruderi-del-tauro.jpg?w=165&#038;h=237" alt="" width="165" height="237" /></p>
<p><strong>da <em>acque reali</em></strong></p>
<p><em>(acque reali)</em></p>
<p>I lavoranti oscurano il pensiero<br />
al sole, tengono l’ombra in tasca<br />
coi fazzoletti marci di sudore.<br />
La strada nuova aprono i picconi,<br />
alla valle normanna già dirupi<br />
fioriscono terrazze, acque reali.<br />
Muovono i carri verso la marina,<br />
i bordonari si levano nell’alba.<br />
Il folle zio Domenico è veggente,<br />
urla gli incendi le miserie il secco.<span id="more-25780"></span></p>
<p>*</p>
<p><em>(lasciti dell’anacoreta)</em></p>
<p>I.</p>
<p>ci siamo — abbandono la stele, lascio alla vita dei ragni<br />
[ la virtù, sospingo<br />
tutta la memoria dietro il masso muscoso: non c’è mondo,<br />
c’è il rantolo dello sconosciuto,<br />
dell’ignota presenza che non nomino — seppi: nominare è<br />
[ morte e polvere,<br />
ché in questo annullarmi alla congrega vivo, amandola di<br />
[ pura assenza,<br />
come una vitale persuasione, una resa completa…<br />
poi, vederli dall’alto, lumini in moto perenne nel vallone,<br />
[ sapere di questo amore<br />
che senza abbraccio vede ogni istante,<br />
egoista del trascendere del legno,<br />
offre una specie di ragione che si piega, un’elezione di<br />
[ qualcosa che sorregge<br />
e spegne, accende e polverizza — ora impasto il fango,<br />
[ fratello, vanamente<br />
erigo muri a secco…</p>
<p>II.</p>
<p>capro sul crinale delle contrade, sino al Sant’Elia che il sole<br />
nascose nella preghiera, ho vituperato i sentieri ed ho mutato<br />
il passo — c’era il respiro della neve e le anime dei morti<br />
che s’addensavano, uccelli che non svernano…<br />
qui, cavavano pietre per le case umane, e oltre l’umano,<br />
che non fu pensato — attraverso il vino dei posteri,<br />
nella sembianza della ricchezza agraria…<br />
ma come la stretta nella lacrima del padre<br />
che non possiede, ma apre alla vallata, alla marina…</p>
<p>*</p>
<p><strong>da </strong><em><strong>boschivo per le furie</strong><br />
</em></p>
<p><em>(un’arte)</em></p>
<p>Aveva immaginato,<br />
a tratti, di comporre<br />
ossa, lacerti della carità nostrale.<br />
Comunicava con la stirpe<br />
con impercettibili segnali<br />
di fumo, vapori da tegami<br />
in terracotta.<br />
Credeva poi alla buona sorte<br />
del tronco – da incidere,<br />
scolpire…</p>
<p>*</p>
<p><em>(epiche del conforto)</em></p>
<p>L’angelo dell’obitorio<br />
accosta l’ala nera del conforto<br />
agli ultimi, ai sopravviventi<br />
nella compièta d’assoluzione e gloria.<br />
Li accarezza, li astrae dall’alto<br />
di una vetta di vigna sacrificale,<br />
ah, nostra virtute del tralcio,<br />
nostra mattanza dell’uso quotidiano…</p>
<p>*</p>
<p><strong>da <em>extra vagantes</em></strong></p>
<p><em>(in un transito)</em></p>
<p>Nelle venature della foglia mostrata,<br />
il padre, maestro di scuola,<br />
maestro anche al figlio, diceva:<br />
anche per questi segni, bambini,<br />
traversiamo la storia, il vostro futuro di uomini.<br />
Non temeva la seduzione della luce,<br />
ci richiamava alla rara virtù dei sentieri per capre,<br />
dov’era l’umano dominio del sangue.<br />
Ascetico forse e rabbioso in una fede<br />
immanente, come l’anacoreta che ad oriente<br />
guardava, dov’era la luce, in cui a stento<br />
era possibile discernere crepuscolo da aurora,<br />
tra gli ulivi scorgeva l’argento delle rame,<br />
la ciclica materia del transito in un paesaggio.</p>
<p>*</p>
<p><em>(torre saracena)</em></p>
<p>Si complica l’assedio delle croci<br />
alla rocca che si sapeva chiusa<br />
all’attenzione del borgo – là, rintanati<br />
e astuti, hanno nascosto<br />
il fumo d’ogni malia di corpi.<br />
Da presso un mare estraneo alle colline<br />
vela gli occhi di uomini sospesi<br />
in una silenziosa partita a carte.<br />
Un diavolo traversa il paese<br />
e rende augurio alle vergini sacrali.<br />
Nascano figli, nascano giganti<br />
per il prossimo fuoco dalle acque,<br />
come dissero i padri viaggiatori<br />
per il sentiero da un mare all’altro speso.</p>
<p><em>da Enrico Delea, <strong><em>Ruderi del Tauro</em></strong>, L&#8217;Arcolaio 2009</em></p>
<p>*</p>
<p><strong>Nell’antro dei vulcani</strong><br />
postfazione di <strong>Sebastiano Aglieco</strong></p>
<p>Questo libro di Enrico De Lea ha dei numi tutelari: si tratta di linguaggi – lingue/codici per meglio dire – ma anche di un paesaggio; luogo per mettersi in contatto col dentro e il fuori, il vicino e il lontano.</p>
<p>Avvertiamo una lingua normativa che fa riferimento al pa-dre, alla Legge e al suo apparato burocratico: codex, giurisdizione e territorio. Il latino, quindi, da intendere non come lingua di riferimenti letterari ma lingua del diritto.</p>
<p>C’è poi la lingua di una modernità franta, che tutto frantuma e tutto ricrea; neologismi, soprattutto, che devono molto a sostrati di cultura e parlata dell’infanzia, ma colta, questa, di lontano, nella sua ossatura ancestrale. Lingua della madre – anche se in scarsa rilevanza – se non altro per contrasto, per contrapposizione tra la <em>gerbia </em>– vasca dell’utero estroflesso, custode – e la necessità della <em>civitas</em>, della norma, il cui compito è quello di superare la <em>pietas</em>.</p>
<p>Il tutto nello sfondo – ma anche in memoria – di ruderi di città, di torri di avvistamento, luoghi di custodia, sbaragliati per sorte di Necessità antica, dea imperscrutabile e necessaria che i siciliani ben conoscono.</p>
<p>E, nello sfondo, isole inanellate di fumi, di antichi rimbrotti e fucine. È questo laboratorio magmatico a sottoporre la lingua a torsioni e urti, a spingerla verso un espressionismo autorizzato, come vedremo, dal compito di dare senso alle perdite.</p>
<p>Rimangono nello sfondo queste isole, insieme ad altri paesaggi diruti di rovine – certo – ma anche di materie mobili e peregrinazioni, di movimenti verso la lontananza; o contrari, introflessi, verso il ventre dell’isola, le sue cavità, i suoi rifugi.</p>
<p>Il libro, in effetti si struttura secondo l’andamento liturgico di una preghiera non istituzionalizzata, di difficile pronuncia, piuttosto, che non canta l’ossequio e non invoca il miracolo, ma costituisce l’accompagnamento salmodiante del pellegrino. È una liturgia da intendere come rosario – forse ciò che resta di cerimonie pubbliche, non più efficaci, officiate davanti agli altari di divinità sincretiche, ora preghiera privata, da offrire per ciò che rimane –.</p>
<p>“Infame dubbio del lanzatore, / se d’anima si tratti, con l’arma sbreccia / un vento d’acque, un coro inferno, quarto / di carne evaporato, stretto e sempre / tra feluca e luntro, lotta e tana / nella rema…”, <em>(due mari)</em>.</p>
<p>Ecco: subito sentiamo l’effetto di un impasto consonantico e vocalico vòlto al raggiungimento di effetti paesaggistici, tutti in riferimento al titolo della raccolta, a queste pietre scisse e avanzate. In contrasto cacofonico: due mari, due venti; suggestioni dantesche, animali fiabeschi in territorio di spartiacque – emotivo, storico e culturale – ma soprattutto di un immaginario in via di estinzione. Poi entriamo nel ventre boschivo dell’isola: “In essere la vacuità del volto, / il profilo narciso all’acquitrino, / gelata venatura contro il nero / e tramortito arido alle fonti. / Là, remigando placidi, le canne / scostano i rematori insonni, / appesi ad un’attesa di perenne / premonizione in mezzo ai fumi, / digiuni delle origini a un fortino.”, <em>(attese lacustri)</em>.</p>
<p>Ecco le acque di un contrasto spesso evocato: il mare del viaggio e della lontananza, del rinnovamento; ma anche la perdita e le acque stagnanti dell’attesa e del trattenimento, della gabbia uterina e della placidezza, contrapposte, poi, al <em>vino del distacco</em>. Acque, dunque, di questa terra: sorgenti e fontane delle selve boschive, come a indicare l’ambivalenza del partire e del restare, veri sentieri biforcuti di una terra che De Lea inquadra nelle direttive dello sguardo dei folli o dei veggenti: “Il folle zio Domenico è veggente, / urla gli incendi le miserie il secco”, <em>(acque reali)</em>.</p>
<p>Paesaggi, dunque, nello sfondo di uno sguardo di erranza: orologio e norma del tempo, – <em>il tempo del giusto e del dovuto</em> – che ha bisogno dell’altare del sacrificio e della preghiera più consona, più efficace. L’immagine di questo sacrificio acco-sta sacro e profano, sostrati culturali e sincretismo – la parola tradisce l’esilio trattiene –.</p>
<p>È una forma di sequela questa preghiera, non nella forma della ripetizione incessante snocciolando le perline di un rosario, ma in quella della enumerazione di immagini spiacevoli. Il tutto per dire l’assenza, il <em>lucus deserto del padre</em>.</p>
<p>Potremmo metterle in fila queste corrispondenze sonore, modernissime e antichissime nello stesso tempo: <em>mercatura, passio omiletica, soror: ora della scorza e patronimico</em>; sismi nelle parole per evocare una specie di squarcio nel velo del tempio. Per dire che “trema la terra senza il padre, trema, / promessa ostesa, / d’un qualsivoglia frutto del verbo, / fèrula cannizzo scanno / palma astuta d’ombra…”.</p>
<p>La scomparsa del padre è dunque all’origine di questi ruderi del Tauro, il terremoto che ha scardinato le parole, facendo emergere dallo scavo il loro scheletro, la loro storpiatura, come stortate lastre di basalto. Assistiamo allora alle antiche scene di un mortorio, o di un disincantato inventario del dolore, possibilmente anestetizzato con le formule del lutto: “Conserva l’olio per la carità dei morti, / per la pelle del silenzio consolante”; ma il rito riguarda anche le parole: “penombra del muschio paterno, / narrativa del verbo senza carne”.</p>
<p>Il padre, però, non è possesso, perché “la quieta morte, / si smentisce nella lingua dei padri”. Il padre è rinnovamento. È vedetta. Si tratta di dare salvezza al viandante per la promessa di “una calma antica, / di in quieto movimento dell’occhio”. Ora questo viandante si muove verso l’interno, boschivo per le furie; vediamo così un paesaggio attraversato da rovine: chiese, are come antiche croci celtiche a segnare le pietre miliari della terra di antichi culti, di antichi sacrifici.</p>
<p>Ecco apparire, allora, in contrasto, opposte reminiscenze: <em>l’ara occitanica, la scure, l’orda, il gabbo;</em> e <em>la carità del verbo che redime</em>, in contrapposizione alle piazze delle città, alla recinzione – anche attraverso le parole – del luogo scuro e oscuro. Il nulla diventa “il gradone basaltico / per l’estro di assenza del lupo”. È un ordine dorico l’ordine della parola che segue lo spartiacque tra <em>ordalia, faida</em> e <em>consultazione, Legge</em>. La parola, dunque, è scortecciata. È salvata, superstite, dalle rovine; arginata. È come assistere alla forgiatura della parola nell’antro di Vulcano, Stromboli, Etna – ‘a muntagna – parola scaraventata nel fuoco e fatta emergere con le sue spigolature; non polita, ma pericolosamente in bilico tra estroflessione dell’umano e dirupo, tra senso e affossamento, offerta e sacrificio. Quasi una dichiarazione di poetica: “Aveva immaginato, / a tratti, di comporre / ossa, lacerti della carità nostrale. / Comunicava con la stirpe / con impercettibili segnali / di fumo, vapori da tegami / in terracotta. / Credeva poi alla buona sorte / del tronco – da incidere, / scolpire…”, <em>(un’arte)</em>. Sono riferimenti a un’escatologia del tempo che ha rotto i suoi orologi dopo lo squarcio, la morte del padre, dalla rocca-calvario / nella notte del corpo, / ad ora nona”. Se c’è un verbo centrale in questa raccolta è, dunque, <em>impetrare</em>. Parola che suggerisce un lavorio sulla lingua, come il lavoro dello scalpellino sulla pietra. Ma anche il ricordare una forma, riconsegnarla. Il testo appare, dunque, stratificato, ma anche connotato in una lingua – lingua difficile la definirei con una formula provvisoria, e anche per accomunarla ad altre prove di <em>scrittura difficile</em> di questi anni –. Così troviamo il sincretismo di cui siamo fatti la croce e gli avi, a partire dalla terra – la sua lingua, soprattutto – espressa ancora una volta nei risvolti drammatici di passaggi epocali: la scomparsa delle guide, della loro cadenza terrena e imperativa.</p>
<p>Il libro sembrerebbe dunque un pellegrinaggio verso le origini, un canto funebre per accompagnare il padre “con una lignea campana di passione e lutto / nella cerca del tronco della stirpe”, tra gli anfratti incandescenti di una terra lavica, sempre disposta a cancellare le tracce dell’umano – compresa la parola – che però non riesce a dimenticare ed è costretta a fare i conti con i suoi debiti, <em>tributario del nome dei morti</em>.</p>
<p>Così si fa più chiara l’immagine del pellegrino, nella trasformazione, poi, in anacoreta; di un trasmigrarsi e di un fermarsi dopo il cammino, nel fitto bosco, dove lontano, selvaggio vive <em>luminescente il santo selvaggio</em>.</p>
<p>L’immagine di questo pellegrino è stratificata in reminiscenze culturali, in lontananze che ci appartengono, dal <em>lauro </em>ad altre <em>possessioni</em>; acquista il tono di preghiera, della parola alta del santo, del martire “lazzariato / del prosciugato volto”, acclamato dai folli in un pathos/panico che giunge al sangue, a “una cava diruta, una / traccia d’arenaria informe”, fino a una sconsacrazione.</p>
<p>Questo padre, infine, giunge alla sua pace, varca il cancello<br />
dei morti sul quale si ferma estraneo <em>lontano dai lumini</em>, e “l’angelo dell’obitorio / accosta l’ala nera del conforto….” <em>(epiche del conforto)</em>. Il padre appare per quello che è veramente: maestro di scuola, maestro anche del figlio; è colui che incarna nitidamente il ruolo di chi ci fa attraversare la Storia tutta, come l’anacoreta che guarda a oriente “dov’era la luce, in cui a stento / era possibile discernere crepuscolo da aurora”, <em>(in un transito)</em>. Questo padre, dunque, la cui <em>luce in ombra</em> è preferita al candore violento delle madri, è portatore di una <em>normativa bulla</em>, di cui il figlio fa <em>sempre scempio</em>.</p>
<p>Il libro scopre, in questi passaggi il suo tono visionario più alto: le fondazioni emanate dalle macerie nell’attraversamento della Storia; un’era ideale di giganti, di figli, <em>per il prossimo fuoco delle acque</em>, <em>(torre saracena)</em>. “L’anacoreta eletto a nuovo patrono / forse rappresentava l’affermazione / chisciottesca del regno del feudo, / l’annichilirsi delle ultime libertà civiche? / O, forse, dalla sua presenza, in alto, / si disponeva la fierezza di un nuovo ceto / di eroi discreti, una massoneria / dello spirito e della rendita agraria?” <em>(domande in paese)</em>.</p>
<p>Nel bellissimo testo finale <em>(prova delle madri)</em>, le durezze e le punte affilate del libro si spezzano in nome della dolcezza della ninna, del canto consolatorio. Bellissima l’immagine delle <em>petrose minne</em> di queste madri <em>della certezza e del dolore</em>, ancora descritte in una litania, in una <em>repetitio </em>degli attributi. La madre, qui, è il non contenibile, il non contenuto che non può essere detto. È ciò che non fonda, ciò che non può avere forma. È la negazione della dialettica volitiva e della gloria: “madri della pazienza e della perdita / della memoria nel passo quotidiano, / madri dei figli, madri dai tanti figli / senza vostri figli, madri degli uomini / sotto lo stesso lenzuolo, / madri del racconto ripetuto e della predica, / madri nel giusto alzate, una preghiera / che da sola echeggia…” A queste madri il poeta contrappone la confusa e dimenticata voce maschile<em> di </em><em>scaglie petrose battenti sul dirupo</em>; <em>i punteruoli</em> che “hanno spronato / i muli verso argini montani”; con la promessa di ricadere <em>nelle rose e nel maggio</em>.</p>
<p>﻿</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/25780/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/25780/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/25780/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/25780/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/25780/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/25780/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/25780/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/25780/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/25780/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/25780/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=25780&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/enrico-de-lea-ruderi-del-tauro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/e29fc156b3705d64074594b2f2af3422?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">giorgiomorale</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://delea.files.wordpress.com/2009/07/frontespizio-ruderi-del-tauro.jpg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;arte della sorpresa</title>
		<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/larte-della-sorpresa/</link>
		<comments>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/larte-della-sorpresa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 07:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mbaldrati</dc:creator>
				<category><![CDATA[I grandi]]></category>
		<category><![CDATA[Loris Pattuelli]]></category>
		<category><![CDATA[Ramòn Gomez de la Serna]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori spagnoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/?p=26286</guid>
		<description><![CDATA[
di Loris Pattuelli
Condensazione del proprio pensiero poetico in brevi annotazioni, la greguerìa è definita da Ramòn Gòmez de la Serna come il grido confuso delle cose, un “tentativo di definizione di cose indefinibili”, che lega la metafora all’humour. Greguerìa viene da “greco”, sinonimo di “difficile, incomprensibile e magari astruso”. Un sinonimo equivalente ci porta ad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26286&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/ramon-loris.jpg?w=288&#038;h=360" alt="Ramon-loris" title="Ramon-loris" width="288" height="360" class="alignnone size-full wp-image-26287" /></p>
<p>di <strong>Loris Pattuelli</strong></p>
<p>Condensazione del proprio pensiero poetico in brevi annotazioni, la <em>greguerìa </em>è definita da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ram%C3%B3n_G%C3%B3mez_de_la_Serna">Ramòn Gòmez de la Serna </a>come il grido confuso delle cose, un “tentativo di definizione di cose indefinibili”, che lega la metafora all’humour. <em>Greguerìa </em>viene da “greco”, sinonimo di “difficile, incomprensibile e magari astruso”. Un sinonimo equivalente ci porta ad <em>algarrabìa</em>, che sta per “arabo”, sempre nel senso di “difficile, incomprensibile e magari astruso”. Ci sarà mai una via d’uscita? L’autore dice che “Le rigaglie sono le greguerìas del pollo”. Ed è tutto così semplice, così pieno di logica e di fantasia.<br />
<span id="more-26286"></span>Le <em>greguerìas </em>sono motti di spirito, aforismi poetici, haikai in prosa, epigrammi senza punta. Qualcuno ha parlato anche di un lavoro per manovali e per architetti, di un mormorio che evoca grida confuse, clamori, echi disordinati, rumori imprevisti e non catalogabili. Ma andiamo pure avanti.<br />
A dare il titolo di greguerìas fu Ramòn Gòmez de la Serna (1888-1963), uno degli scrittori di lingua spagnola più sottili di ogni tempo. Nella nostra lingua esiste soltanto una piccola antologia intitolata <em>Ciao! Come stai?</em> &#8211; Edizioni Polistampa  &#8211; 9 euro. Dice il curatore Raimondo Marco Sorgia: “E’ l’opera sua più famosa, dalla quale, è stato detto “si libera tanta sorpresa quanta energia da un atomo”. E credo che qui stia già a portata di mano una chiave utile a scoprire il segreto di questo singolare genere letterario: la sorpresa.<br />
Ci pare infatti che il primo a cogliere un non so che di sorpresa o di sorprendente da una comune parola, da un oggetto, da un’azione o da una situazione quel “di più” nascosto in essi o con loro connesso, sia proprio l’autore della “greguerìa”. Scendiamo nel concreto? Eccolo sull’argine del fiume, mentre osserva il vibrare intenso delle foglie del pioppo. Gli viene spontaneo chiedersi: a cosa posso paragonarle? O cosa esse mi suggeriscono? Uno sciame di farfalle, di ali svolazzanti in una frenesia quasi inarrestabile; ed è pronta la ”greguerìa” con cui il pioppo viene a essere definito l’”albero dalle verdi farfalle”.<br />
Oppure si rompe casualmente una bottiglia e, da una scheggia a contatto con la pelle, si produce una leggera ferita. Alla vista di quel sangue che sgorga da un taglio che solo un’affilatissima lama può produrre, ecco affiorare un’altra “greguerìa”. Tale lama stava nascosta nel vetro, e a tradimento ha colpito entrando a contatto con la carne: “Quella maledetta bottiglia, rompendosi, tira fuori la lama che teneva nascosta”.<br />
Dovendo tradurre <em>greguerìa </em>in francese, Valery Larbaud dice di aver pensato a “cinguettio”, “cicaleccio”, “pigolio”, “sfuriata” prima di scegliere “strepito”, non per la durezza ma per la sonorità. Credo non si potesse trovare nome più appropriato.<br />
“La greguerìa” dice Ramòn Gòmez de la  Serna, “si presenta in abiti feriali: è una piccola verità che ci riceve sull’uscio di casa in canottiera o in maniche di camicia”.<br />
Ci sarebbe poi anche la ricetta, scritta ovviamente di pugno dall’autore: “Umorismo + metafora = greguerìa”. Perfetta? Perfetta come tutte le cose vagamente metafisiche.<br />
Colgo l’occasione per segnalare che, oltre a <em>Ciao! Come stai?, </em>è possibile trovare nei Remainders  anche un  paio di romanzi: <em>Le tre grazie </em>- 3,10 euro, <em>La donna d’ambra </em>- 6,25 euro.<br />
Se non serve altro, chiudo con un ultimo frammento: “Le scarpe avanzano da sole, avanzano, di notte, sulle punte, senza far rumore, e scivolano lungo gli zoccoli delle pareti. Non lo si sa, non sono mai state colte sul fatto; ma lo si intuisce, e molte prove convincenti inducono a sospettarlo; le si trova lontano da dove avrebbero dovuto stare, in disparte; talvolta una sola delle due si perde; la si cerca dappertutto e si finisce per trovarla lontanissimo, in corridoio, o in cucina o in qualche angolo ignorato dove non si capisce come abbia fatto ad andare a finire; oppure spariscono tutte e due, e si è indotti a credere che se ne siano andate per non tornare più. Dov’è sparito quel paio, che era ancora quasi nuovo? E’ uno dei misteri che non sono mai riuscito a capire, il più profondo di tutti”.   </p>
<p>                                                              <strong>38<br />
                                                         Greguerìas</strong></p>
<p><strong>Pioppo</strong>: l’albero dalle verdi farfalle.</p>
<p>Si guardarono da un <strong>finestrino </strong>all’altro da due treni che si incrociarono andando in direzioni opposte; ma la forza dell’amore fu tale che subito dopo i due treni cominciarono a correre nel medesimo senso. </p>
<p>Quella maledetta <strong>bottiglia</strong>, rompendosi, tirò fuori la lama che teneva nascosta. </p>
<p><strong>Scrivere</strong>: la libertà che viene concessa a uno di ridere o piangere per proprio conto. </p>
<p>La <strong>luna </strong>pare andare un po’ più in su, quando i cani le abbaiano contro. </p>
<p>I serpenti sono le <strong>cravatte </strong>degli alberi. </p>
<p>Chi cerca nel <strong>portafoglio </strong>il proprio biglietto da visita senza trovarlo, ti fa temere che finirà col darti un biglietto del tram o un proprio ritratto di quando era bambino. </p>
<p>Il <strong>nido </strong>è una corona di spine senza le spine. </p>
<p>Aprire un <strong>ombrello </strong>è un po’ come sparare all’aria. </p>
<p>Quando l’<strong>armadio</strong> è aperto, tutta la casa sbadiglia. </p>
<p>Le <strong>rane </strong>si gettano nello stagno come se stessero imbucandosi nella cassetta delle lettere. </p>
<p>Quando il vento rivolta la tela dell’<strong>ombrello</strong> proviamo un certo senso di pudore, come se fosse stata alzata la gonna, mostrando ogni cosa.</p>
<p>Gli arazzi sono le <strong>salviette </strong>in cui il tempo si asciuga le mani. </p>
<p>Nella <strong>carta vetrata </strong>c’è la mappa del deserto. </p>
<p>Nella solitudine del campo si trova sempre una <strong>pozzanghera </strong>in cui si svela ogni segreto del cielo. </p>
<p>Il <strong>fulmine </strong>ci mostra la sutura cranica del cielo. </p>
<p>I <strong>treni </strong>che deragliano tornano a comportarsi come quand’erano giocattoli da bambini. </p>
<p>Chi ha imparato a capire cosa significhi le “<strong>diciannove e quarantatré</strong>” può viaggiare ovunque, a suo piacimento. </p>
<p>Le <strong>galline </strong>becchettano il suolo come se si mangiassero pezzetti di stelle piovuti dal cielo. </p>
<p>I <strong>mosconi </strong>sono scarabocchi volanti. </p>
<p>Quando chi sta davanti dà l’<strong>elemosina</strong> a un povero, quello che segue non la dà come se il primo l’avesse data anche per lui; ed è una legge che ha danneggiato e non poco il patrimonio dei poveri.</p>
<p>La <strong>lenticchia </strong>col vermetto è il più minuscolo orologio a cucù. </p>
<p>I <strong>granchi </strong>sono mani di pianisti inesperti, che si sforzano di eseguire barcarole. </p>
<p>Quando una <strong>bicicletta</strong> passa per un sentiero più in alto di noi, sembra che il paesaggio si sia messo gli occhiali. </p>
<p>Il <strong>fulmine </strong>è una sorta di cavatappi incollerito. </p>
<p>Le <strong>rigaglie </strong>sono le “greguerìas” del pollo.</p>
<p>L’<strong>acqua</strong> non conosce gioia più grande di quando la fanno salire sulla ruota del pozzo. </p>
<p><strong>Pane </strong>è una parola tanto breve di modo che possiamo chiederla con urgenza e mangiarlo in un boccone.</p>
<p><strong>Consiglio </strong>filosofico: “Fatti una fotografia, e se ci sei lì, è segno che esisti”. </p>
<p>C’è un momento in cui il <strong>grillo </strong>perde un rin-rin e allora riattacca a sonare per poterlo aggiungere al totale. </p>
<p>Le <strong>anatre </strong>paiono volare al rovescio: la coda per davanti e la testa all’indietro. </p>
<p><strong>Torta</strong>: un cappello commestibile.</p>
<p>La <strong>tristezza </strong>maggiore per i poveri consiste probabilmente nel non poterci far mai l’elemosina. </p>
<p>Il pensatore di Rodin è uno <strong>scacchista </strong>al quale hanno sottratto di nascosto il tavolino. </p>
<p>Imparare dalla <strong>farfalla </strong>a far visite brevi. </p>
<p>Il <strong>libro </strong>è un uccello con più di cento ali per volare. </p>
<p>Se in una <strong>notte </strong>cercherete di unire con un raggio luminoso tutte le stelle del cielo, otterrete la Silhouette di Dio. </p>
<p>Il <strong>bebé </strong>saluta sé stesso dando la mano al suo piedino. </p>
<p>[In apertura: ritratto di Ramòn Gòmez de la Serna di Diego Rivera - 1915]</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26286/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26286/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26286/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26286/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26286/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26286/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26286/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26286/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26286/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lapoesiaelospirito.wordpress.com/26286/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lapoesiaelospirito.wordpress.com&blog=621013&post=26286&subd=lapoesiaelospirito&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/11/larte-della-sorpresa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://0.gravatar.com/avatar/a6eb90c0cabd7a13b30446d61a89069a?s=96&#38;d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D96&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">mbaldrati</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/11/ramon-loris.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">Ramon-loris</media:title>
		</media:content>
	</item>
	</channel>
</rss>