Io sosia di Monicelli

Monicelli
di Augusto Benemeglio

1. Muoiono solo le teste di cazzo

Anche oggi, per l’ennesima volta , una bella infermiera bionda mi ha detto, Chissà quante volte l’avranno scambiata per Monicelli, vero?.
Già, dico io, abbiamo tutti almeno sette sosia, sette vite da vivere , sette possibilità di essere perdonati , sette Avatar, sette città da visitare , città invisibili con panorami incredibili, il segno la memoria il desiderio , gli scambi, gli occhi, gli odori ,la morte. La cosa strana lo sa qual è ? E’ che mi succede sempre negli ospedali , dove lui non ha voluto aspettare la morte , ma ha preferito anticiparla , buttandosi dal quinto piano . E a dire il vero, un po’ lo capisco, anche se a 95 anni non si suicida nessuno. Questo lo ha detto Umberto Veronesi , che avrà fatto le sue brave ricerche in merito, anche se il tempo in lui – il grande Mario Monicelli, dico – si era come cristallizzato . si era bloccato, sospeso, ambiguo, in bilico costante, tra un tenace passato e un indecifrabile futuro, tant’è che a un certo punto – pur con tutta la sua ironia e il suo umorismo – forse cominciava davvero a credere che non sarebbe morto, perché, in fondo, come amava ripetere , Muoiono solo le teste di cazzo! Continua a leggere

Katia Ciarrocchi e il blog dell’eternità

Katia Ciarrocchi
di Augusto Benemeglio

1.Katia: la conosco da anni, questa favolosa ragazza di Fermo dal bel volto ovale rinascimentale , che colleziona hobbies e illusioni: ha ideato un blog che è come la Mezquita di Cordova, o la Scala di seta di Giobbe, o il ritorno di Ulisse, gli esametri di Parmenide, il Timeo di Platone, l’usignolo di Ruth, ma anche Topolino, Cocco Bill e Qui Quo Qua , è il blog della “llaneza”, della semplicità e – insieme – dell’eternità. Si parla di libri, di lib(e)ri libri , si apre il cancello e si entra nel giardino con una devozione e con uno sguardo che interroga , che si fissa in altri sguardi , in immagini e parole che stanno già interamente nella nostra memoria, fin da quando eravamo bambini e qualcuno ci raccontava le fiabe. Continua a leggere

La barba d’oro di Godot, di Augusto Benemeglio

La barba
di Abele Longo

Conosciuto anche con il nome d’arte di Augusto Buono Libero, Augusto Benemeglio nasce a San Buono (Chieti) il 22 agosto 1943. Presto orfano di madre, vivrà a Roma con la nonna paterna mentre il padre, e a cui dedicherà il poemetto Ultimo tramonto in Sudafrica (2008), si trasferisce in Sudafrica. Si arruola in Marina e nel 1977 sbarca in quella che sarà la sua terra elettiva, il Salento, a Gallipoli, città di molti dei suoi libri, come il romanzo L’isola e il leone (1984) e la favola L’isola della luce (1992), oltre che di lavori teatrali come La Santina di Gallipoli (1994). Continua a leggere

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Ricordo di Cesare Pavese.

Cesare Pavese
di Augusto Benemeglio

Sentire Fabrizio all’ambone parlare di Pavese e della sua poesia più famosa, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, tramutandola in “ smisurata preghiera” rivolta a Dio (Pavese era ateo), come spesso fa il nostro amato sacerdote-letterato, perennemente in cerca di quella bellezza che (forse) salverà il mondo, è stato come fare un tuffo nel passato quando quasi tutte le sere recitavo quella poesia, come rincontrare lo scrittore piemontese, lungamente amato nel periodo della mia prima giovinezza. Continua a leggere

Niente bagagli, siamo gabbiani

Gabbiani
di Augusto Benemeglio

Bisogna farsi gabbiani

Leggendo l’ultimo romanzo di Fabrizio Centofanti, Diventare se stessi, Effatà editrice,2013, ho scoperto ,nel 52° capitolo , Habemus papam, che tutto in noi dipende da una sola alternativa, e non è quella di essere o non essere rock, come diceva Celentano, ma essere o non essere gabbiani. E papa Francesco – fa intendere chiaramente Fabrizio – è certamente Gabbiano, un gabbiano di oggi, capace di volare in alto, ma anche di sporcarsi le ali nei bidoni della spazzatura, dove vanno a rovistare milioni di affamati, un gabbiano che non vuole starsene nei comignoli del Vaticano, ma volare presso di noi, ciascuno di noi, fare “un cammino di fratellanza, d’amore, di fiducia fra noi”. Continua a leggere

Fabrizio e il silenzio di Mahler

Mahler
di Augusto Benemeglio

1. La sottile voce di silenzio

Nelle mie consuete navigazioni su Lpels ecco La shoa, le tre teste di maiale e la Nona sinfonia di Mahler: è quella che amo di più, – dice Fabrizio, – soprattutto il quarto tempo, uno dei più meravigliosi adagi che siano stati mai composti, un lentissimo non ancora trattenuto. E’ il suono del silenzio. Continua a leggere

Il presente perpetuo di Lorenzo Poggi

Lorenzo Poggi
di Augusto Benemeglio

1. Il Qoelet

C’è un tempo-orale/pieno di tuoni e fulmini/e c’è un tempo per il silenzio.
C’è anche il tempo dei pianti e dei sorrisi/sulla tela raffazzonata della vita.
(Lorenzo Poggi)

Una poesia che sembra presa dal Qoelet, il libro della Bibbia più enigmatico ( e pericoloso) che ci sia. Mi ricorda l’ultima voce di un uomo che con la sua tristezza insanguinò il vento. E allora tutti gli angeli persero la vita. Fuorchè uno, ferito, con le ali mozze. E quell’angelo divenne il poeta. Continua a leggere

Nichita Stanescu, Il senso dell’amore

Nichita Stanescu
di Augusto Benemeglio

1. Al parco Stanescu di Bucarest.
Se vi capita di andare a Bucarest (la città bella, la città della gioia), in un mattino d’autunno, “quando il sole è un’aria piena di uccelli/ che volano ala nell’ala”, chiedete del parco intitolato a Nichita Stanescu , uno straordinario poeta che ci ha lasciato un’opera vasta e intensa, uno che dà corpo al pensiero del nostro tempo, ma che non rinnega la poesia di Arghezi e Blaga, di Barbu e Voiculescu, un poeta intenso, luminoso, bellissimo, nato a Ploiesti, mezzo rumeno e mezzo russo, per via di madre, che è insorto contro l’anchilosi e l’inerzia che minacciava di morte la creazione lirica di poeti nati nel terzo decennio, sotto la dittatura comunista, uno che è stato capace di rifiutare il dogmatismo ideologico, l’enfasi patriottarda e la requisitoria politica , uno che ha rivendicato i diritti della poesia ad accogliere tutti gli aspetti della nostra situazione esistenziale che resta problematica e drammatica, insidiata dal dolore, dalla solitudine e dalla morte. Continua a leggere

George Trakl, un amore proibito

Trakl
di Augusto Benemeglio

1. Una sorella per musa.

Cercate nella vita di ogni artista che porta con sé il sentimento dell’angoscia e dell’ossessione e troverete una sorella morta nella prima adolescenza, questo è il caso di Mallarmè, la cui sorella Maria morì a tredici anni , o di Munch , la cui sorella Johanne Sophie morì a quattordici anni. “La parola soeur in Mallarmè – scrive Guido Ceronetti – risuonò sempre come un’agonia” e Munch spiò ( e riprese in decine di opere , come un straziante rito funebre ) la morte della sorella , per tubercolosi, quel bianco spegnersi della fanciulla davanti ad una tendina chiara, come in un pallore boreale. Sembra che non si diventi veramente poeti senza essere passati per la morte di una sorella. “Infanzia e adolescenza creative sono inferni assetati di bambine morte”, conclude Ceronetti. Continua a leggere

Una giornata con gli Orsi grigi, di Augusto Benemeglio

Faber il poeta
1. Ecco la musica!

Mentre su “youtube” riascoltavo le loro canzoni di Faber il poeta, recital che abbiamo rappresentato al Teatro D. Mario Torregrossa il 7 luglio u.s., sono andato con la mente alle loro faticate prove, alla nota stonata, all’entrata sbagliata, alla parola che salta, al pensiero che si fa suono, al vitello di zolfo sulla parete della sala musica-bazar della villa di Palocco di via Apelle; ed eccoli, gli “Orsi Grigi”, in quei pomeriggi ancora invernali con gli accordi tra le dita e il ventre, il cervello che ricerca dappertutto le tracce da fiera o da circo della domenica appena svanita, il campanello che insiste , fino al vaffanculo al postino che suona sempre due volte … Continua a leggere

Pasquale Vitagliano, Il buio oltre il muro

Pasquale Vitagliano
di Augusto Benemeglio

1-Terlizzi , Italia.

In ogni epoca, diceva Peter Brook, il problema è quello di vivere una vita più reale, a costo di essere spietati con se stessi. E questo vale dappertutto, in ogni parte del mondo; in fondo basta che sali su una delle metro di New York, ad esempio la linea 7 delle centocinquanta etnie, odore di cipolla aglio peperoncino curry e miele, e una fermata-Itaca la trovi sempre, come Terlizzi, Italia, già Magna Grecia, dove ti attende l’Ulisse di turno, Pasquale Vitagliano, che t’accoglie alla grande nell’antica Turricium (città delle torri) bizantina. Continua a leggere

Dominique Villa, Inconcreti Furori

tempesta

di Augusto Benemeglio

1. L’arte suprema della parola

Quando leggiamo i versi cupi tenebrosi angosciosi dolorosi malinconici ( “la malinconia è la vera scienza del dolore e dell’angoscia”) , versi funebri , grotteschi , satanici , apocalittici , talora arcaicizzanti ( “Prima di tutto sopraggiunse la ruina” , “Tutto, tutto affonda” , “Inconcreti furori”, “Nei freddi tramonti azzurri” ) di Dominique Villa dobbiamo oscillare tra il medioevo( i ritmi le scansioni e le rapide scariche elettriche di un Cavalcanti) e il nostro tempo, dove il Nobel di qualche anno fa , Imre Kertèsz , ci dice che la vita è un sogno lontanissimo e assurdo , ma non lo dice alla maniera di Calderon della Barca, né di Primo Levi , bensì della realtà delle cose di oggi , delle cose del nostro vecchio mondo occidentale che è in disfacimento, anzi in “Liquidazione” . Continua a leggere

Faber il poeta

Fabrizio De André

di Augusto Benemeglio

A Fabrizio Centofanti.

1. Portami a vedere il colore del vento

E venne nella notte di gennaio di fine secolo , nell’esatta luce irreversibile e pura, altera e lodata, sora nostra morte corporale; attraversò il vasto e casto sudario, entrò silenziosa nel giardino di rose, e portò una musica lieve nel colore azzurro del vento. Fabrizio De Andrè , ormai simulacro di se stesso, in coma irreversibile, staccò la spina per sempre da questa terra. Continua a leggere

Terlizzi festival di memorie

Terlizzi Festival

Di Augusto Benemeglio

1. Eroi di Terlizzi

Ci sono traiettorie misteriose , che non t’aspetti. Come quelle della memoria di un paese, di una città del sud, della Puglia ( tu, anima salentina), che credevi aver dimenticato, e invece te lo ritrovi sul ciglio del sentiero del risveglio della tua coscienza, che si restringe, che si fa precipizio, per il salto nel tempo, che sta aggrappata ai suoi indimenticati eroi, tra un orizzonte liquido di sconosciuta oscurità e l’instabile evidenza dell’ombra nera della passività, della neghittosità, della crisi ormai imperante che passa a qualsiasi latitudine. Continua a leggere

Rocco Scotellaro, fragile messia

Scotellaro

di Augusto Benemeglio

1.O mio cuore antico
Rocco Scotellaro è morto sessant’anni fa, a Portici, il 15 dicembre 1953, di notte, con un turbine negli occhi, un temporale sulla fronte e uno schianto terribile nel cuore,un rantolo breve e definitivo su un letto non suo di camera in subaffitto, ha reclinato il capo come un toro mortalmente trafitto dall’ultima estocada con la spada piantata fino all’elsa e le banderillas all’infuori. Continua a leggere

CRISTINA BOVE PESCATRICE DI NEBBIA, di Augusto BENEMEGLIO

Cristina Bove1.Ofelia.

Ho promesso a Cristina che l’avrei letto questo suo libro, “ Mi hanno detto di Ofelia” edizioni smasher, 2012, e in effetti, ora che è primavera, l’ho letto e disletto, l’ho udito dentro di me, passar fuori, e lo riodo fuori  di me, passar con me come un fiume che scorre ai miei piedi. Ecco la bianca, l’Ofelia di Rimbaud che ondeggia  “sull’acqua calma e nera/dove dormono le stelle / come un gran giglio” E l’Ofelia dietro la finestra di De Andrè (“Mai nessuno le ha detto che è bella/ a soli ventidue anni / è già una vecchia zitella/La sua morte sarà molto romantica/trasformandosi in ora se ne andrà /per adesso cammina avanti e indietro/la via della Povertà), e infine l’Ofelia tragica di Virginia Woolf, perché  senza madre e senza modelli femminili, senza identità ( “la sua identità se ne è andata quando le forze maschili non hanno più diretto le sue azioni”), l’Ofelia che in fondo non è mai esistita come donna, ma solo come personaggio, archetipo maschile ( e maschilista) di donna a cui tutto è negato, in primis la libertà.   Continua a leggere

YEHOSHUA di Fabrizio CENTOFANTI. Recensione di Augusto Benemeglio

YEHOSHUA FABRIZIO CENTOFANTI

“Nulla si edifica sulla pietra, tutto sulla sabbia, ma noi dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra”

(J.L.Borges) 

1.“Yehoshua di Fabrizio Centofanti , editrice clinamen, 2013 , è  la confessione di un prete-poeta “Io sono tutti voi, sono una comunità, sono un  popolo intero. Certo è che devo pagare per tutti, devo pagare in termini di sofferenza e pena , di dubbi , angosce e disperazioni , di incontri-scontri con un Dio che ama e soffre , che lacrima sangue , coinvolto com’è nella pena e nella storia dell’uomo e del suo peccato, delle eterne attese e speranze dell’uomo… Come avrete capito , è un romanzo scritto con la penna intinta nel proprio sangue, un po’ come faceva Van Gogh con i suoi dipinti , che ha in sé anche una componente da thrilling sacro.   L’incipit del romanzo è già una dichiarazione d’intenti , in questo senso. In una Basilica , che si capisce essere quella del Santo Sepolcro , – che si eleva nel cielo , col peso infinito della luce , col sudore della terra ,  maschera sacra che consuma volti di pellegrini ignari , – una bomba è deflagrata, un’altra Guernica del terrorismo ha squarciato qualcosa,  “pezzi di ferro, legno e carne umana che volano in ordine sparso nello spazio diventato incandescente, una nuvola dai contorni indefiniti che consuma tutto ciò che tocca, riducendolo in polvere ustionante”.(vds.pag.18) Continua a leggere

Gustave Flaubert, il malinconico

Gustave Flaubert

Di Augusto Benemeglio

1. Il tempo della bellezza è passato
“ Il tempo della bellezza è passato …Più si andrà avanti , e più l’arte sarà scientifica, come la scienza diventerà artistica…Nessun pensiero umano può prevedere ora a quale scintillante sole si schiuderanno le opere dell’avvenire. Nell’attesa, noi siamo in un corridoio pieno d’ombra, e brancoliamo nel buio. Non c’è punto d’appoggio per nessuno di noi , letterati e scribacchini. A che serve scrivere ? A che bisogno rispondono queste chiacchiere? Tra la folla e noi non c’è nessun legame . Tanto peggio per la folla ; e soprattutto tanto peggio per noi”. Continua a leggere

Liquidazione, di Imre Kertesz

kertesz

di Augusto Benemeglio

1. Banalità ininterrotta

“La nostra non è un’apocalisse quotidiana , ma piuttosto un ’epoca di banalità ininterrotta, dove il terrore esplode inconcepibile. Viviamo – aveva detto Susan Sontag – un tempo penultimo, una fine che non finisce di finire”, un tempo , un’epoca di “liquidazione”, precisa oggi Imre Kertèsz , premio Nobel per la letteratura, con il suo romanzo che ha appunto quel lapidario simbolico titolo, Liquidazione , Feltrinelli, 2005, che ritorna ora nelle librerie , con angosciosa attualità. Continua a leggere