Così stanno le cose. Il Salento del Professor Virgilio

Galatina
di Augusto Benemeglio

1. La morte di Virgilio

No, amici lettori , non è il Salento che vide Publio Virgilio Marone tornando dalla Grecia in quel lontanissimo giorno di un settembre di fuoco, col sole a picco, senza ombre, fiumare asciutte, terra gialla di stoppie ,rintronata dal frinire ossessivo di cicale scoppiate ( “ogni notte scoppiano tra i rami cigolii sanguinari”); quello fu un Salento nero , pieno di occhi di luna e strisce di lutto , in cui il mantovano trovò la parola chiusa , che diventa morte, trovò la sua lenta fine (Hermann Broch , nel suo libro ,“Morte di Virgilio”, immagina una lunga agonia di diciotto giorni). Continua a leggere

Io sosia di Monicelli

Monicelli
di Augusto Benemeglio

1. Muoiono solo le teste di cazzo

Anche oggi, per l’ennesima volta , una bella infermiera bionda mi ha detto, Chissà quante volte l’avranno scambiata per Monicelli, vero?.
Già, dico io, abbiamo tutti almeno sette sosia, sette vite da vivere , sette possibilità di essere perdonati , sette Avatar, sette città da visitare , città invisibili con panorami incredibili, il segno la memoria il desiderio , gli scambi, gli occhi, gli odori ,la morte. La cosa strana lo sa qual è ? E’ che mi succede sempre negli ospedali , dove lui non ha voluto aspettare la morte , ma ha preferito anticiparla , buttandosi dal quinto piano . E a dire il vero, un po’ lo capisco, anche se a 95 anni non si suicida nessuno. Questo lo ha detto Umberto Veronesi , che avrà fatto le sue brave ricerche in merito, anche se il tempo in lui – il grande Mario Monicelli, dico – si era come cristallizzato . si era bloccato, sospeso, ambiguo, in bilico costante, tra un tenace passato e un indecifrabile futuro, tant’è che a un certo punto – pur con tutta la sua ironia e il suo umorismo – forse cominciava davvero a credere che non sarebbe morto, perché, in fondo, come amava ripetere , Muoiono solo le teste di cazzo! Continua a leggere

Katia Ciarrocchi e il blog dell’eternità

Katia Ciarrocchi
di Augusto Benemeglio

1.Katia: la conosco da anni, questa favolosa ragazza di Fermo dal bel volto ovale rinascimentale , che colleziona hobbies e illusioni: ha ideato un blog che è come la Mezquita di Cordova, o la Scala di seta di Giobbe, o il ritorno di Ulisse, gli esametri di Parmenide, il Timeo di Platone, l’usignolo di Ruth, ma anche Topolino, Cocco Bill e Qui Quo Qua , è il blog della “llaneza”, della semplicità e – insieme – dell’eternità. Si parla di libri, di lib(e)ri libri , si apre il cancello e si entra nel giardino con una devozione e con uno sguardo che interroga , che si fissa in altri sguardi , in immagini e parole che stanno già interamente nella nostra memoria, fin da quando eravamo bambini e qualcuno ci raccontava le fiabe. Continua a leggere

La barba d’oro di Godot, di Augusto Benemeglio

La barba
di Abele Longo

Conosciuto anche con il nome d’arte di Augusto Buono Libero, Augusto Benemeglio nasce a San Buono (Chieti) il 22 agosto 1943. Presto orfano di madre, vivrà a Roma con la nonna paterna mentre il padre, e a cui dedicherà il poemetto Ultimo tramonto in Sudafrica (2008), si trasferisce in Sudafrica. Si arruola in Marina e nel 1977 sbarca in quella che sarà la sua terra elettiva, il Salento, a Gallipoli, città di molti dei suoi libri, come il romanzo L’isola e il leone (1984) e la favola L’isola della luce (1992), oltre che di lavori teatrali come La Santina di Gallipoli (1994). Continua a leggere

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Ricordo di Cesare Pavese.

Cesare Pavese
di Augusto Benemeglio

Sentire Fabrizio all’ambone parlare di Pavese e della sua poesia più famosa, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, tramutandola in “ smisurata preghiera” rivolta a Dio (Pavese era ateo), come spesso fa il nostro amato sacerdote-letterato, perennemente in cerca di quella bellezza che (forse) salverà il mondo, è stato come fare un tuffo nel passato quando quasi tutte le sere recitavo quella poesia, come rincontrare lo scrittore piemontese, lungamente amato nel periodo della mia prima giovinezza. Continua a leggere

Niente bagagli, siamo gabbiani

Gabbiani
di Augusto Benemeglio

Bisogna farsi gabbiani

Leggendo l’ultimo romanzo di Fabrizio Centofanti, Diventare se stessi, Effatà editrice,2013, ho scoperto ,nel 52° capitolo , Habemus papam, che tutto in noi dipende da una sola alternativa, e non è quella di essere o non essere rock, come diceva Celentano, ma essere o non essere gabbiani. E papa Francesco – fa intendere chiaramente Fabrizio – è certamente Gabbiano, un gabbiano di oggi, capace di volare in alto, ma anche di sporcarsi le ali nei bidoni della spazzatura, dove vanno a rovistare milioni di affamati, un gabbiano che non vuole starsene nei comignoli del Vaticano, ma volare presso di noi, ciascuno di noi, fare “un cammino di fratellanza, d’amore, di fiducia fra noi”. Continua a leggere

Fabrizio e il silenzio di Mahler

Mahler
di Augusto Benemeglio

1. La sottile voce di silenzio

Nelle mie consuete navigazioni su Lpels ecco La shoa, le tre teste di maiale e la Nona sinfonia di Mahler: è quella che amo di più, – dice Fabrizio, – soprattutto il quarto tempo, uno dei più meravigliosi adagi che siano stati mai composti, un lentissimo non ancora trattenuto. E’ il suono del silenzio. Continua a leggere