Vivalascuola. A Roma contro la L. 107: 21-22 gennaio

A Roma,
contro la legge 107
per la scuola

della Costituzione

Assemblea dei Comitati LIP,

22 gennaio 2017

Siamo reduci da mesi impegnativi, fortunatamente conclusisi con l’esito felice del referendum del 4 dicembre, ma anche segnati dal mancato conseguimento delle firme necessarie a celebrare un referendum per abrogare le parti più offensive della “Pessima Scuola”. In questo contesto, l’attività dei comitati Lip è stata a marce diverse: fermento e grande partecipazione di alcuni, silenzio o scarsa attività di altri. È il momento di ritrovarci e fare un punto: ripartiamo dalla/con la Lip! Continua a leggere

80. Il silenzio

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Se c’era un imbuto nella storia, un rapido precipitare nel destino, di cui già s’intravedevano gli eventi più eclatanti, così avveniva nella nostra crescita interiore, sempre più orientata verso il centro, l’essenziale, l’Archetipo del Cristo, avrebbe detto Jung. La preghiera diveniva più importante, e così l’indipendenza dal contesto, dal bailamme di persone e situazioni ingoiate dal frullato indigesto della globalizzazione. La nostra era una voce fuori del coro, ignara dei richiami all’ordine del politically correct, dei diktat sui temi da proporre, sulle linee da seguire. Noi restavamo fedeli alla traccia indicata dal Signore, mettevamo in risalto le contraddizioni di un sistema umano, troppo umano: così umano da perdere Dio, la sua presenza indispensabile al rinvenimento di un significato. La luce sprigionata nel silenzio, nel lungo tempo dedicato alla contemplazione, illuminava l’oscurità dei fenomeni sociali, politici, perfino religiosi, che ignoravano l’assoluta particolarità della fase storica in atto, il potenziale di violenza insito nelle ideologie e, purtroppo, in certe teologie aberranti, che nulla avevano a che fare col divino.
Il silenzio: era questa la parola d’ordine che sentivamo nostra; un ascolto attento della Voce che saliva dal profondo, a portare quella vita che mancava al mondo. E questa vita avremmo trasmesso alle orecchie che volevano udire, perché solo la parola che nasce dal silenzio ha diritto di essere detta e recepita, per restituire il senso perduto alla storia umana e ai suoi protagonisti.

Cento di questi libri. Daniela Tortorella dialoga con Guido Michelone

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Come posso definirla, professor Michelone, nelle sue tante attività?
“Amo definirmi scrittore, o meglio saggista. Sta per essere pubblicato il mio centesimo libro. Scrivere è una delle mie passioni. Passione appunto e professione a metà, perché il mio lavoro è l’insegnamento.

Infatti la ricordo professore al liceo classico Lagrangia di Vercelli e invece adesso so che insegna all’Istituto Cavour, ma soprattutto all’Università Cattolica di Milano dove è docente di Civiltà Musicale Afroamericana.
“Non solo, ma di Storia del Jazz al corso di laurea in Jazz al Conservatorio di Alessandria, l’unica materia umanistica rispetto alle altre che sono tutte di pratica musicale sui diversi strumenti. Continua a leggere

Kafka nel quotidiano della sua grandezza

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di Nicola Vacca

Franz Kafka ha scritto sulla condizione umana ciò che nessuna riflessione  sociologica  e politologica forse potrà mai dire.

Il termine attuale kafkianità appare come il solo denominatore comune di situazioni (sia letterali, sia reali) che nessun’altra parola permetta di cogliere nella sua essenza. Nella kafkianità la cosa più geniale è  che si trovano condensate  tutte le contraddizioni, tutte le incertezze, tutte le miserie morali del nostro tempo.

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Pensierino della sera

da qui

Che bello poter dire quello che si pensa, liberi dal mainstream, dalle pressioni delle lobbies, dai “mi piace” e dal plauso della gente. Non essere costretti a leggere “Repubblica” o ascoltare la Gruber, non rendere conto a nessuno, tranne che a Dio. Non doversi guardare le spalle, perché c’è Qualcuno che ha cura di te. La Poesia e lo Spirito è anche questo. Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?
Sì, potrà.

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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L’ultima lettera

Giuseppe De Santis aveva intuito tutto. Aveva colto cosa si muoveva sotto la cenere dell’Italia catto-comunista. Ne dette prova con Riso amaro. Nel 1972 gira il suo ultimo film, Un apprezzato professionista di sicuro successo. Vincenzo, giovane e brillante avvocato di provincia è impotente. Tutti si aspettano un figlio. Anche sua moglie Lucetta, che acconsente ad un patto a tre. Il figlio arriverà col contributo di don Marco, amico fraterno di Vincenzo, l’unico capace di conservare per sempre il segreto. L’esito della storia è inatteso, e qui non ci interessa. La vicenda ha una forte carica profetica. Difficilmente accettabile. Ed infatti De Santis da allora venne praticamente estromesso dal mondo del cinema e della cultura.

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A rivederci, Narda

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Canzone degli addii

Ci siamo abbracciati sotto l’arco
che s’apriva nella piazza
l’addio è stato una formalità
c’era un a rivederci fra le stelle
nella notte nitida e brillante
che ci trapassava il petto

non dolore non doveri non averi
un addio senza colonne da ragionieri
così come fanno i ragazzi che
si piangono sulle spalle e s’aggrappano
alla maglia quasi forse un’ancora
dopo l’addio nel mare aperto
alle burrasche alle onde alte
allo strillo di gabbiano sgraziato
sopra il ventre azzurro
che ci volle uomini e pesci
uccelli e insetti fiori e biancospini

ci siamo abbracciati nel sonno
ancora tante volte per ritrovarci soli
in un’alba irriverente che non si cura
della tazzina sbrecciata del caffè amaro
anima mundi l’amore con dentro
tutto il dolore.

I Am Offering this Poem di Jimmy Santiago Baca (USA, 1952)

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I Am Offering this Poem

I am offering this poem to you,
since I have nothing else to give.
Keep it like a warm coat
when winter comes to cover you,
or like a pair of thick socks
the cold cannot bite through,

I love you,

I have nothing else to give you,
so it is a pot full of yellow corn
to warm your belly in winter,
it is a scarf for your head, to wear
over your hair, to tie up around your face,

I love you,

Keep it, treasure this as you would
if you were lost, needing direction,
in the wilderness life becomes when mature;
and in the corner of your drawer,
tucked away like a cabin or hogan
in dense trees, come knocking,
and I will answer, give you directions,
and let you warm yourself by this fire,
rest by this fire, and make you feel safe

I love you,

It’s all I have to give,
and all anyone needs to live,
and to go on living inside,
when the world outside
no longer cares if you live or die;
remember,

I love you. Continua a leggere

Francesco Scopelliti – Il LaGo BaCcAn

Il LaGo BaCcAn
di
Francesco Scopelliti

A tutti i migranti che ho incontrato e a quelli che non ho mai visto perché non sono mai riusciti ad arrivare al mio scoglio.

Non vi credo se dite il contrario: l’acqua di un fiume, di un torrente, di un lago o di un mare, fa paura quando diventa scura. Nel suo punto più profondo e buio, dove non si può leggere il fondale, il limite, ecco, fa paura. Non fate gli ipocriti, non mi dite che non è così; cazzo se fa paura!
Quella del Lago Baccan è un storia di avventura, di capitani più o meno coraggiosi, di coraggiosi più o meno capitani. Dove tutta una comunità vede ed osserva da anni e da anni finge di non vedere ed osservare.
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79. Il Bene

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Il cammino dell’uomo. Da tempo consigliavamo di leggere l’aureo libretto di Martin Buber, che in sei tappe preparava interiormente ed esteriormente all’avvento di Cristo. Capire la vita come itinerario diventava sempre più urgente in una società che ormai girava su se stessa, intorno al proprio ombelico, sempre più ripiegata sul mito tecnologico dell’auto realizzazione, che immancabilmente diventava auto gratificazione, ruminamento onanistico dei quattro piaceri che avrebbero dovuto riempire la vita con un gioco di prestigio. Ma la vita presentava il conto, tanto più salato quanto più ci si faceva prendere nelle spire implacabili di un edonismo letale. Era un dono della Provvidenza, dunque, il percorso di catechesi che portavamo avanti in quel periodo: la proposta di un passaggio graduale e profondo dai vizi alle virtù, come don Mario aveva insegnato con un esercizio geniale: scrivere in cima a un foglio uno dei vizi capitali e poi trarne una catena di conseguenze, che mostravano con incontrovertibile chiarezza dove il tutto andava a parare. La stessa cosa faceva con le virtù. Solo così “il cammino dell’uomo” diventava un passaggio consapevole da un’atmosfera all’altra, dalla melma del peccato all’aria pura e stimolante della vera conversione, quella che desidera il Bene, e ne fa la meta più agognata della propria vita.

L’amore e i tempi del quotidiano

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di Nicola Vacca

Alain De Botton dopo ventitré anni torna a occuparsi dell’amore. È da poco uscito per i tipi di Guanda il suo nuovo romanzo.

Il corso dell’amore, questo è il titolo, è un libro che non ignora le concrete filosofie del quotidiano. Il suo autore racconta attraverso la storia di Rabih e Kirsten il corso del loro amore alle prese con il realismo disincantato della vita di tutti i giorni con tutte le sue ansie e le sue problematiche.

Cosa succede nella vita coniugale e amorosa dopo la fase esplicita dell’innamoramento?  Da questo interrogativo parte lo scrittore svizzero per demolire una volta per tutte l’ideale troppo esaltato dell’amore romantico.

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Il neo-verismo di Andrea Demarchi

Il neo-verismo di Andrea Demarchi
di Franco Di Giorgi

… è assurdo chiedere all’essere il motivo per cui è.
(A. Demarchi, I fuochi di San Giovanni, p. 190).

Sandrino e il canto celestiale di Robert Plant

1. Più che interessante. Anzi assai arguto e divertente l’escamotage della forma epistolare usato da Andrea Demarchi nel suo primo romanzo, Sandrino e il canto celestiale di Robert Plant, uscito per la Mondadori vent’anni fa, nel 1996. Per agevolarsi il difficile compito della scrittura egli si serve infatti del linguaggio quotidiano e dello stile colloquiale, il quale, in virtù di tutte le sfumature in divenire e dei modi di dire, riesce a captare e a registrare i tanto giocosi quanto inevitabili mutamenti della lingua viva. Continua a leggere

Lethem e la ferocia dell’assurdo

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di Nicola Vacca

Jonathan Lethem è il più lucido e ironico tra gli scrittori americani. La sua scrittura è sempre feroce e irriverente e si diverte a demolire la vanità degli intellettuali radical – chic.

Nei suoi libri Lethem predilige le intuizioni legate alla commedia dell’assurdo. Con il gusto beffardo dell’assurdo e del paradossale inventa storie come folgorazioni che demoliscono soprattutto gli ambienti culturali americani e il perbenismo conformista di un certo stile di vita statunitense.

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MICHELE TONIOLO, “LA SOLITUDINE DELL’IMMAGINAZIONE”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Michele Toniolo, La solitudine dell’immaginazione, Galaad Edizioni, 2016

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Una riflessione sull’essenza della parola. La parola in sé. La parola prima della parola. La parola immaginata e immaginante, ovvero μῦθος (mythos), creatrice e sacra. La parola con un τέλος (telos), limite e scopo attingibile solo in un remoto punto di tangenza, deflagrante e capace di svelare l’essenza del Divino. E, di riflesso, “La letteratura” come “luogo dell’incontro con la lingua dispersa” (p. 14). Questo il nucleo di fondo de La solitudine dell’immaginazione, piccolissimo ma altrettanto denso e prezioso volume di Michele Toniolo, edito da Galaad Edizioni per la collana “Lilliput”. Continua a leggere