La vera religione


La religione è più semplice di quanto immaginiamo. E più bella. Gesù chiede un rapporto personale schietto, come tra amici. L’evangelizzazione consiste nel presentarlo agli altri come qualcuno con cui confidarsi, un compagno potente capace di cambiarti la vita perché è Lui che l’ha creata.
Mi tornano in mente favole come quella di Aladino, dove vengono espressi desideri immediatamente realizzati. L’inconscio collettivo fa emergere verità profonde, che solo in un secondo momento si smarriscono nei vicoli ciechi della paura e del cinismo.
I bambini sanno bene che tutto è possibile: giocano, si scambiano pensieri che a noi sembrano assurdi, e invece sono più corrispondenti dei nostri alla realtà. Se sapessimo che un atto d’amore può cambiare il mondo, l’esistenza umana sarebbe un’altra cosa. I bambini lo sanno, anche se nessuno gliel’ha detto.
Nessuno? Ecco la vera religione: capire che è Gesù che glielo dice.

A Chi


Molti mi dicono: don, quando prego mi distraggo.
Cos’è veramente la preghiera? Significa pensare alle parole? O è concentrarsi su qualcosa? E su cosa, eventualmente?
Basta poco a mettere in crisi i riti che compiamo, forse per senso del dovere, forse perché, se li omettiamo, chissà che ci succede.
A che pensiamo, se dialoghiamo con qualcuno? Alle parole, ai gesti, a qualcosa che non c’entra nulla? Il modo giusto è entrare in relazione, comunicare se stessi, condividere.
Lo stesso vale con Gesù: la preghiera è starsene con Lui, lasciarsi andare a una confidenza in cui troviamo pace.
Don, quando prego mi distraggo.
Pensa un po’ meno a ciò che dici e molto più a Chi lo stai dicendo.

SUL TAMBURO n.59: Emiliano Gucci, “Voi due senza di me”

Emiliano Gucci, Voi due senza di me, Milano, Feltrinelli, 2017

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di Giuseppe Panella

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Un bambino morto in circostanze misteriose osserva ciò che accade ai suoi genitori nel corso di vent’anni della loro vita e trova che poco o nulla è cambiato in essa. Sembra una variazione sul tema del Sesto senso (il film d’esordio di M. Night Shyamalan del 1999) o una ripresa di Amabili resti (romanzo di Alice Sebold del 2002, film di Peter Jackson nel 2009). Ma le cose non stanno così.

Il punto di vista del bambino non è l’unico a costituirsi come l’angolazione del romanzo di Gucci: lo sguardo dall’alto viene spesso sostituito e si intreccia con quello dei due protagonisti Michele e Marta. I punti di vista, quindi, alla fine risultano tre: quello del bambino defunto che non ha nome e che risulta senza età registrabile, quello dell’uomo il cui tentativo di recupero sentimentale con Marta viene descritto nella prima parte del romanzo, quello della donna che cerca di ritrovare l’uomo che ha perso come compagno di una vita insieme al bambino scomparso.

Tra i due protagonisti si apre uno iato legato all’incidente in cui il loro figlioletto è morto: non si saprà mai, infatti, se è perito vittima di un incidente dovuto a trascuratezza o goffaggine della mamma oppure sia stata lei a mettere fine alla vita del suo bambino in un momento di aberrazione e di perdita di senso. Il rapporto tra i due innamorati si interromperà in quel momento e non verrà più recuperato anche successivamente – inoltre sulle spalle della madre rimarrà sempre a pesare il dubbio che sia stata proprio lei a far morire il proprio figlio (così infatti il paese in cui abitavano interpreterà la vicenda condannando la mamma all’infamia del delitto volontario).

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Il Regno


Si può essere neutrali, rassegnati, pigri; oppure decisi, coscienti che la vita corre in una certa direzione, e che solo seguendola si centra l’obiettivo.
Dostoevsky ha colto l’essenziale: l’adesione alla verità senza riserve, con la persona intera, in un sì senza residui.
Penso che Dio sia fatto in questo modo. Ama a tal punto, con una determinazione così forte, che non può fare altrimenti. Da ciò deriva la sua potenza irresistibile.
Se ci affidiamo a Lui, diventeremo simili. Nessuno potrà più resisterci.
Il Regno è il posto dove il bene vince sempre.

La poesia del ricordo. I processi di ingradimento delle immagini, di Paola Silvia Dolci.


di Guido Michelone

Il nuovo libro della giovane scrittrice Paola Silvia Dolci si pone subito tra quelli più originali, interessanti, riusciti in questa nuova stagione della poesia italiana. I processi di ingrandimento delle immagini è un titolo ambizioso e al contempo difficile, se non viene rapportato al conseguente sottotitolo: Per un’antologia di poeti scomparsi. In tal senso il lavoro della Dolci è innanzitutto metalinguistico, nel senso che si appropria della letteratura per giocare molto seriamente (e talvolta drammaticamente) con la letteratura medesima. Continua a leggere

Cerchiamo


Cerchiamo Dio. Ognuno lo cerca a modo suo. Anche l’ateo, che pensa di evitarlo.
Cerchiamo Dio negli angoli nascosti, nelle crepe dei nostri progetti, nelle falle che si aprono senza alcun preavviso. Lo cerchiamo in una tristezza immotivata, in una gioia improvvisa e senza nome, nell’incontro casuale capace di scombinare la giornata.
La verità, però, è che siamo cercati.
È Dio che cerca noi: in un attimo di distrazione, nella perdita di controllo momentanea, nell’istante di estasi che ci strappa alla routine del quotidiano.
A forza di cercarci, ci incontriamo. Qualcuno nemmeno se ne accorge: è come quando senti una voce, non sai da dove viene e ti convinci che l’hai solo immaginata.
Dio è così: un lampo, una scintilla; sta a noi lasciarci illuminare, restare conquistati per sempre dalla sua bellezza.

LA BAMBOLA di Ismail Kadaré

di Massimo Maugeri

Ismail Kadaré, autore albanese classe 1936, è uno degli scrittori che da anni è “in odore” di Premio Nobel per la Letteratura. Di recente, per i tipi de “La nave di Teseo” (€ 17, pagg. 127), è stato pubblicato in Italia un suo nuovo libro (tradotto da Liljana Cuka Maksuti): si intitola “La Bambola” ed è dedicato al rapporto tra l’autore e sua madre (è lei la “bambola” del titolo).
L’incipit del romanzo segna il ritorno dell’autore nel luogo d’origine: «Nell’aprile del 1994 mio fratello ci avvisò da Tirana che nostra madre stava rendendo l’anima. Mia moglie Helena e io partimmo con il primo aereo da Parigi, sperando di trovarla ancora in vita. La trovammo ancora viva, ma in coma. Si trovava nell’appartamento di mia zia in via Qemal Stafa, dove l’avevano portata alcune settimane prima, per accudirla nel migliore dei modi». Continua a leggere

Per Giovanni Nencioni, a cura di Gualberto Alvino

Gualberto Alvino-Luca Serianni-Salvatore C. Sgroi-Pietro TrifonePer Giovanni Nencioni, a cura di Gualberto Alvino, con 35 lettere inedite al curatore, Roma, Fermenti, 2017.

di Anna Maria Milone

Il volume delinea un’immagine a tutto tondo di Giovanni Nencioni, storico della lingua, tra i maggiori glottologi e lessicografi non solo italiani. I quattro studiosi — Alvino, Serianni, Sgroi e Trifone — offrono al lettore il loro personale ricordo di Nencioni tratteggiando una figura di elevato spessore umano e culturale. Ci troviamo a leggere una raccolta di testimonianze che tende a livellare il gradino di conoscenza tra il Nencioni rivelato — ovvero quello letto e studiato, conosciuto attraverso la letteratura e l’attività scientifica (Trifone e Sgroi) — e il Nencioni privato, il signore che non rallenta l’incedere sotto il peso degli anni (Serianni), l’amico intellettualmente affine (Alvino). Salvatore C. Sgroi tenta una raccolta di definizioni e citazioni volta a restituire uno sguardo completo sulla vastità di interessi e contributi che il linguista-filologo ci lascia. Le riflessioni sull’oggetto della linguistica, sulla lingua e sulla sua funzione sociale, l’idea di comunità educante, non rimangono soltanto mirabili pagine di letteratura, ma offrono uno strumento di osservazione a chiunque si accosti alla magmatica materia comunicativa, si tratti di studiosi, di semplici curiosi o di docenti.

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L’ignoto


Si sente spesso un ritornello: per me è impossibile; ho raggiunto il limite; più di questo, non posso fare.
Il mondo è pieno di vicoli ciechi, di rinunce, di rese incondizionate a ciò che sembra eccedere le nostre abilità.
Quando entriamo nella zona proibita, cominciamo ad agitarci, a fibrillare. Proviamo un senso d’impotenza, una paura che ci paralizza.
La vita di fede comincia qui, da questa soglia. Prima sono preamboli, zuccherini concessi per fare coraggio, trasmettere fiducia. Ma arriva il giorno in cui, come nel sogno di Giacobbe, appare una scala che unisce cielo e terra, e come lui ripetiamo: terribilis est locus iste, è terribile questo luogo.
La vita autentica comincia dalla partenza per un posto sconosciuto, inquietante, sorprendente: il nostro vero Io.

“Il giorno del Ringraziamento” – Ultimo capitolo con pdf

[Novella a puntate, ultimo capitolo. Il testo completo si può scaricare qui Il giorno del Ringraziamento pdf. – Testo e immagine di Monica Mazzitelli]

13.

Samuel e Jeff erano usciti da un po’. Il fuoco si stava addormentando, le braci ferme. James si era versato l’ultimo goccio di caffè dalla moka ormai fredda, una scusa per restare ancora a parlare.
Francesca aveva appoggiato le gambe sulla sedia di fronte alla sua e aveva le spalle appoggiate a metà dello schienale, rannicchiata e comoda. Con l’indice accarezzava lo stelo del suo bicchiere quasi finito. Dovevano essere le due, tra poco la pendola l’avrebbe scandito.
«Come stai?» le chiese.
«Adesso bene.»
«Ti dispiace che partiamo domani?»
Si sollevò sulla sedia per rispondergli, prendendo un lungo respiro attraverso le narici. «Devo dire di sì. Stavolta non ho la solita sensazione che “è stato bello ma è ora di tornare in possesso della mia casa”. E della mia solitudine, ovviamente.»
«In effetti è un luogo un po’ sperduto questo, non trovi? Non ti mette malinconia?» Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Julio Cortàzar

da qui

Julio CortázarIl futuro
tratto da “Le ragioni della collera”, Edizioni Fahrenheit 451, 1995, Roma.
Traduzione di Gianni Toti
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Django Reinhardt & Stephane Grappelli, Nuages

Capucine,Café de la paix/1952
Foto de Georges Dambier

originale da: “Salvo el crepúsculo”,
Buenos Aires, Ed. Alfaguara, 1984 ⇒ https://youtu.be/Tixyxh-RgxQ

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Independence guy


C’e quello che io chiamo esame di coscienza geografico. Come siamo nelle diverse circostanze? C’è differenza tra il comportamento sul lavoro, in casa e con gli amici? Sono me stesso ovunque, o mi lascio condizionare dall’ambiente, dai discorsi, dall’aria che tira?
È interessante osservare questi meccanismi, perché parlano della forza delle convinzioni, della coerenza dei valori di fondo.
Mi ha sempre colpito l’atteggiamento di Gesù in situazioni eterogenee: nel tempio, nel colloquio coi rappresentanti della dirigenza religiosa, con le donne. Non è il contesto a influire su di Lui, semmai l’opposto: la verità è potente, incide nel mondo, non lo lascia come prima.
Allo stesso tempo, l’amore rispetta la scelta intima dell’altro, la fa risaltare nel suo spessore o nell’inconsistenza, la presenta a se stessa, perché, specchiandosi, decida di cambiare oppure no.
Dovremmo imparare da Gesù, per non dimenticare mai chi siamo e che cosa vogliamo.
Ognuno è ciò che ama. La questione è se ama al punto da compromettersi e rischiare.

“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 12

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

12.

«Sono senza parole. Che storia…» disse James scrollando la testa. «Io… non so cosa dire Frances.»
«Oh Gesù… Devo fumare.» fece Jeff servendosi altro Chianti. Posò la bottiglia poi ci ripensò e riempì anche il bicchiere di Francesca.
«Grazie.» gli disse lei senza alzare lo sguardo. Bevve rapidamente, appoggiò con delicatezza il calice e richiuse il dorso della cornice, controllando che la foto di suo padre fosse rimasta posizionata perfettamente al centro. Poi si alzò, la prese insieme al foglio e salì con lentezza i gradini, senza accendere nessuna luce. Stette via mezz’ora. Continua a leggere

Il venerdì


Del dolore si può parlare all’infinito, è un pozzo senza fondo. Quello degli altri, quello nostro. Poi c’è sempre qualcosa di più facile, il discorso devia, prende strade piacevoli, meno impegnative. L’essere umano ha la tendenza a svicolare, a far finta di nulla.
Andare contro corrente è indispensabile; resistere al giro di giostra, all’omertà, all’automatica complicità nella fuga dal centro; bisogna prendere il toro per le corna, guardare l’altro negli occhi e scorgervi la sofferenza, così leggibile: come un libro, una pubblicità progresso, un avviso affisso sul cancello per la disinfestazione del consorzio.
È possibile disinfestare dal dolore: con la macchina che mette in moto i sensi interni, l’anima capace di sentire, di fissare l’orrore del venerdì santo replicato nella vita del coniuge, del figlio, del fantasma che ci passa accanto, con una supplica che è facile ignorare.

“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 11

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

11.

Era davvero buona. Aveva una qualità diversa, come se ogni cosa fosse stata scelta fino alla selezione della molecola per essere perfetta, armoniosa, assaporabile. “La più buona torta di mele che abbia mai mangiato” aveva detto Samuel. “Sa di mamma” era stato il commento di Angela, che ne aveva presa una seconda fetta più piccola dopo la prima. Poi si era messa a tirarne su le briciole schiacciandole metodica con i rebbi. La testa le era crollata leggermente dentro le spalle e sembrava ancora più piccola così, nel suo liscio lucore. Non aveva più indossato il berretto dentro casa dopo i primi due giorni. Ora il suo sguardo era fisso nel piatto, più stanco che triste. Francesca si era girata verso di lei, appoggiandole una mano sulla spalla come una carezza, e le aveva sussurrato qualcosa all’orecchio. Angela aveva sorriso arricciando il nasino, restando con la testa incassata, poi si era sollevata sulla sedia, alzando il capo con la flessuosità di un cigno. Continua a leggere

Di padre in padre. La voce ultima di Laura Maria Gabrielleschi. Recensione di Giovanna Menegus

 

Il perno doloroso e il vuoto attorno a cui ruotano le 57 poesie della raccolta Di padre in padre (La Vita Felice, 2016) è quello della figura maschile: la prima, per una donna, una figlia che dal padre è stata abbandonata bambina. Dopo trent’anni, o quaranta, o più, «il passato è inabitabile» – come ricorda una citazione da Lorca in esergo –, «la ferita aperta», e mentre «il dolore sorveglia la stanza» e «il tempo si astiene», il presente viene mancato e manca: quanto si cerca è ora appena «qualcosa che somigli alla vita». Continua a leggere

La miniera


La tua voce. Riconoscerla tra mille. Sapere che si trova solo dopo aver percorso il catalogo dei suoni e dei rumori, la chiacchiera stridula dell’uomo, le urla, i lamenti, la litania infernale dell’assurdo, del grottesco, del crudele. L’Io ha la faccia oscura, deformata, che si fatica a riconoscere, perché la cosa più difficile è guardare se stessi occhi negli occhi.
Ma solo calpestando i sentieri puntuti, pieni di ortiche e sterpi della vera identità si può giungere allo spiazzo verde, il lago di luce, l’oasi intangibile del paradiso. Che non è qualcosa situato in alto, ma è la luna nel pozzo, la vena aurifera che appare quando hai molto scavato, insanguinandoti le mani, e col respiro mozzo: è allora che senti la sua voce, la riconosci tra mille, è la tua, la sua, è l’intreccio d’amore che si chiama, con un nome antico, verità.

“Il giorno del Ringraziamento” – Capitolo 10

[Novella a puntate – testo e immagine di Monica Mazzitelli]

10.

Gli piaceva quel suono: i piatti tolti dalla pila e messi in tavola. Di sotto stavano apparecchiando. Che ora era? Allungò il braccio per recuperare il cellulare, che emanava una luce bluastra: una chiamata persa, Carrie. Doveva aver dormito come un sasso, come un sasso morto sul fondo di uno stagno, per non aver sentito la suoneria. C’era anche un sms: “Ciao papà volevo solo farti un saluto stiamo andando alla festa dai vicini ci sentiamo domani mattina abbracci”, nessuna punteggiatura.
Erano le sette e mezza. Perfetto. Era calmo. Forse non era neanche triste. Difficile dirlo, si sentiva scollegato dai suoi sentimenti. Avrebbe dovuto svegliarsi meglio per saperlo.
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L’intuizione

di Riccardo Ferrazzi


Gli scienziati che attribuiscono al caso l’ultima parola nella creazione di nuove specie animali si comportano più o meno come i critici letterari che attribuiscono alla fantasia degli autori la capacità di creare storie. Ma la fantasia di ogni autore ha un suo specifico modus operandi. C’è chi programma ogni particolare e chi si affida al pensiero poetante. C’è chi aspetta l’ispirazione e chi lavora a ore fisse. Ci sono autori che cercano spunti nella Storia o nei viaggi esotici, ce ne sono altri che aspettano che “si accenda la lampadina”. Eccetera eccetera. Continua a leggere

Luna Park


Accettarsi è decisivo, perché ciò che non ci piace, da cui fuggiamo, che tendiamo a disprezzare, è legato a qualcosa che non vogliamo accogliere di noi. Amare l’ombra, il peccato, non è la strada giusta. La tradizione cattolica ci invita a detestare il male. È possibile, però, giudicarlo e nel contempo amare il soggetto che lo compie, come ha fatto Gesù. Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici.
È chiaro che il nemico non è soltanto esterno, anzi, il più delle volte siamo noi. Amare il prossimo è possibile se si ama se stessi, e si ama se stessi se ci si ama anche nella colpa.
Partiamo all’avventura, addentriamoci nel tunnel degli orrori, come al Luna Park, dove ti arriva all’improvviso la scopa sulla testa o ti appare lo scheletro col cappello a cilindro e con il frac.