Timbe condra timbe. La nuova raccolta poetica di Vincenzo Mastropirro

mastroCiò che mi attrae della poesia dialettale di Vincenzo Mastropirro è che la sua lingua non rimanda ad un preciso luogo geografico. Il lettore sa in anticipo che il suo è il dialetto di Ruvo di Puglia. Se non lo sapesse non avrebbe riferimenti etnografici per collocare i suoi versi nello spazio. Certo sarebbe difficile collocarli in una regione che non sia collocata a Sud. Ma, appunto, la sua è poesia del Sud, e potrebbe essere di tutti i nostri Sud, di tutti e di ciascuno. Non credo, oltre quello che può apparire in prima lettura, esista una tracciabilità geografica. Le uniche indicazioni territoriali sono date dagli oggetti e qualche luogo, U trappèite (il frantoio), U spannafèiche (lo stendino di vimini), La frascère (il barciere), U ardaspalle (lo scialle). Considero pertanto la poesia di Mastropirro più metafisica che dialettale, nella quale la lingua più che un medium con l’ambiente, è uno dei possibili linguaggi dell’anima, della propria anima; quasi una neo-lingua, come in autori come Borges o Landolfi. Cè pote fo nu stuzzecadinde?/ Nu stuzzecadinde pote pelzò saupe saupe/ te pote regalò na resota false, appène appone/ ma te pote fo assèje u sanghe, ce scarevùtte assè. (Cosa può fare uno stuzzicadenti?/ (Uno stuzzicadenti può solo pulire in superficie/ può regalarti un sorriso falso, appena accennato/ ma può farti sanguinare, se scavi assai).

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Ad ogni costo

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Si può guardare in giù, come una volta,
giurare che mai più, che in quella morta
gora non torneremmo in nessun caso.
Convincersi che l’altro è l’emozione
giusta, non la paura di rischiare:
questo ti chiede l’Ora, che ci porta.
Mi guardi da un pianeta desolato
che solamente all’alba rassicura.

63. Abbracciati

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Quando seppi che il povero era morto, lo presi come un segno. Sì, saremmo tornati alle radici, quando la comunità era una cosa indivisibile dai volti derelitti che stazionavano la notte e il giorno, chiedendo, litigando, urlando a squarciagola. Ripensai all’abbraccio con cui mi aveva accolto quando ci avevano chiamato, perché si era messo a dormire sotto la statua della Madonna col bambino: mi aveva stretto forte, con le lacrime agli occhi. Chissà, magari un attimo prima di morire, travolto dal treno, aveva pensato ai pochi abbracci ricevuti in vita: e tra questi, chissà, magari c’era il mio. Sì, saremmo tornati alle radici; don Mario ci avrebbe ispirato di nuovo, con la sua carità senza confini. Avremmo pianto e riso, ripensando alle avventure che ci avevano visto isterici o insonni, tesi o preoccupati, ma sempre felici, con la vita che incalzava e si fermava soltanto per un rosario nel santuario, o una birra al ristorante sul mare. Se n’era andato anche lui, come quell’altro che veniva a bussare alla mia porta negli orari peggiori, con la sua cinquecento sgangherata avuta chissà come e chissà quando. Lo avevano trovato morto dopo giorni, fra i topi della casa. Se n’era andato senza salutare; ma forse anche lui, come l’altro, aveva trovato don Mario sulla soglia di quello che chiamiamo paradiso, e si sarebbero abbracciati così, senza parlare.

Dal paradiso

da qui

Non avevo capito, come spesso
accade. Solamente dopo, quando
magari se n’è andato, e solo in sogno
può venire a trovarti, col sorriso
di sempre. Solo allora ti ricordi
del giorno, del momento. Solo in questa
memoria dell’amore mi sorprendo
a ridere di me, dal paradiso.

Intervista a Karto

karto
 

di Guido Michelone

 

Sulla copertina del disco d’esordio è ritratto come un’autentica rock star: chiodo, ray ban scuri, guanti neri, collanina, gibson in mano. Anche il retro di copertina e l’immagine del dischetto presentano tratti inequivocabili di cultura rock dal divano bolidista in simil pelle, la fonovaligia con tanto di 45 giri sul piatto. Si sente che Giovanni Cartei – in arte Karto – livornese è un giovane cantautore che aderisce in pieno alla filosofia r’n’r. Continua a leggere

LA SOVRANITA’ SULLA CARTA

nicoletta-dosio

E’ giusto distruggere una montagna e l’ambiente per costruirvi una galleria inutile? E’ giusto che i Governi la impongano con ogni mezzo, probabilmente su pressione di lobby? E’ giusto che la popolazione che da generazioni vive in quella valle (Val di Susa) non sia mai stata ascoltata e si ribelli? E’ il caso della TAV Torino – Lione, ma che pone un problema generale di sovranità.

“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, recita la Costituzione (art. 1, co. 2°), e ci scappa un sorriso, consapevoli di come in realtà siamo stati spogliati sia della sovranità sia di diritti fondamentali. Ma la nostra, obietterebbe subito qualcuno, è una democrazia rappresentativa, e poi a decidere di un interesse di valenza non locale ma nazionale devono essere le istituzioni, non i cittadini residenti nel territorio interessato, comprensibilmente contrari. Continua a leggere

In ricordo di Giorgio Weiss

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di Alessandra Palombo

Giorgio Weiss, autore e ricercatore di testi di letteratura giocosa non ha mai pubblicato le sue poesie, perché  la poesia  la viveva ogni giorno.

Si definiva “ Pubblicista, pittore, anagrammista e soprattutto poeta , con versi che rifuggono da lirismi e intime motivazioni, dando spazio a forme di gioco linguistico e temi erotici”

Nel  sito http://www.giorgioweiss.it è possibile leggere quanto ha fatto per la diffusione della poesia, del teatro  e dell’arte ; dalle trasmissioni televisive  degli anni ’80  nelle quali  si sfidarono, in due gare, i più grandi poeti italiani, sino al periodo finale della sua vita dedicata al concorso internazionale di haiku di Capoliveri all’Isola d’Elba. Continua a leggere

“LA CITTÀ”, DI PACO SIDNEY SILVESTRI

La città

di Paco Sidney Silvestri

La nascita di mio figlio portò con sé una valanga di problemi prima inimmaginabili.
Eppure non li vedevo.
Non erano legati al bimbo, ma agli intoppi quotidiani che ne complicavano la gestione. Permessi negati al lavoro, medici superficiali, orari sballati, tutte noie risolvibili con un buon conto in banca che a me mancava.
I pensieri mi portarono a pregare. Era la preghiera più antica dell’Uomo: pregavo Dio o chi per lui di darmi le risorse necessarie a provvedere al mio bambino.
Ogni sera.
Più pregavo però, più le avversità aumentavano. Continua a leggere

Dylan Poeta. Due nuovi libri sui testi del cantautore

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di Guido Michelone

Chissà se quest’anno il Nobel per la Letteratura andrà finalmente a Bob Dylan? A quanto pare il menestrello di Duluth, all’anagrafe Robert Zimmerman, il maggior folk singer degli ultimi sessant’anni non rientra nella lista dei papabili per il 2016, benché risulti candidato in molte altre precedenti edizioni. Certo, una sua vittoria farebbe scalpore perché sarebbe la prima assoluta per un cantautore ascritto oltretutto al mondo rock e alla cultura giovanile, nonostante le 75 lune da poco passate. Continua a leggere

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

 

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Arrivederci Ragazzi

(da Giobbe a Luca Mazzone)

Resilienza è una brutta parola. E’ la capacità di reagire ad eventi drammatici. “Resistenza al dolore”, la parola è brutta, ma la questione è importante. Luca Mazzone ha vinto due medaglie d’oro alle Paraolimpiadi di Rio di quest’anno nella disciplina handbike. Sul podio era già salito nel 2000 a Sidney con due medaglie d’argento, nel nuoto paraolimpico questa volta. Conosco personalmente Luca, per essere della mia stessa città. Non per questo, ma per le sue imprese sportive va preso a modello di vita. Principalmente per i ragazzi.

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Una cosa

da qui

Eppure c’è da qualche parte il nodo,
la chiave che la porta possa aprire,
nonostante l’oscuro aggrovigliarsi
dei rifiuti. Soltanto ti domando
una cosa: perdona il lungo oblio,
la sosta nel peccato, l’ostinarsi
a respingere il tuo dono. L’altro
non posso convertirlo, non sta a me
aprire i cuori al suono della Voce,
accendere il profondo desiderio
della tua epifania. Mi siedo ancora
sul solito terrazzo dell’attesa,
dove verrà l’amico, sulla Croce.

SUL TAMBURO n.24: Synthesis, “Viaggio di un piccolo principe”

Senza titolo-1Synthesis, Viaggio di un piccolo principe, a cura di Mario Costanzi, Roma, Terre Sommerse, 2015

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di Giuseppe Panella

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Mario Costanzi è un sacerdote, parroco in paesini probabilmente bellissimi e probabilmente sperduti in quel del Senese, appassionato di scrittura e di canto e suonatore di chitarra.

Il suo interesse per il romanzo di Saint-Exupéry nasce nel 1987 attraverso la sua collaborazione con una misteriosa Mademoiselle Margot con cui mette in musica alcune situazioni del Piccolo Principe trasformandole in canzoni. Da allora, il suo amore per questa vicenda capace di far commuovere (e far pensare) grandi e bambini è continuata molto a lungo nel tempo fino a culminare in questo Viaggio… come spettacolo strutturato in una serie di passaggi musicali legati alle principali vicende raccontate nel romanzo.

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62. Gesù Bambino

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La nostra vita si orientava sempre più decisamente a Cristo. Ultimamente era emersa un’esigenza imprescindibile di fare ordine, focalizzando un’articolazione e una gerarchia precise nelle nostre attività e ancor più negli ideali, nei contenuti, nei valori di cui i nostri giorni s’impregnavano. In cima a tutto c’era il Cristo, appunto; l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine: una realtà aveva senso solo se partiva da Lui e tornava a Lui. Intorno a questo Capo si arrotolava la pergamena della nostra vita: i progetti, le preghiere, i rapporti, la gamma ricca e varia delle espressioni personali e sociali, il nostro posto nella Chiesa, gli impegni, gli interessi, fino alla lunga lista dei Santi protettori. Perché di protezione c’era sempre più bisogno: con il fondamentalismo alle porte, le tensioni mondiali e quelle all’interno della Chiesa, sembrava che il recente terremoto fosse solo un’avvisaglia di ciò che sarebbe avvenuto di lí a poco. Dall’ex parrocchia provenivano segnali di distacco dalla conduzione precedente, ma il Signore avrebbe riportato tutto alle radici; anche la grande Chiesa avrebbe riscoperto il suo patrimonio secolare, dopo l’azzardo di teologie spericolate che sembravano colpirla a morte. L’immagine del Gesù bambino con il mondo in mano, che avevamo scoperto di recente, era il segno eloquente per dire che l’ultima parola spetta al Creatore, e non alla creatura.

Vivalascuola. Buon anno scolastico a chi insegna e non si rassegna

La “Buona Scuola” di Renzi è un colabrodo, fa acqua da tutte le parti. In questa puntata di vivalascuola Carmelo Palladino dà conto dei disastri che sta provocando nelle scuole, Adolfo Scotto Di Liuzio la collega all’esaurirsi delle motivazioni ideali della scuola democratica del Novecento, Marina Boscaino esprime lo stato d’animo che si respira nelle scuole, Mauro Presini ci fornisce le parole per l’augurio iniziale: “Nessuna legge, per quanto ingiusta e “sbagliata”, ci impedirà di impostare il nostro lavoro con impegno, esperienza, empatia, passione e spirito democratico, facendo del nostro meglio per dimostrare che i cambiamenti si realizzano dal basso partendo dalla comunità-classe, a prescindere da tutti i disincentivi che ci vengono imposti dall’alto. Quindi il mio augurio sincero di un buon anno scolastico va a tutti coloro che credono che dipenderà anche dal loro contributo se la scuola sarà veramente buona, indipendentemente che essi siano studenti, genitori, collaboratori, assistenti, dirigenti o insegnanti. Perciò buon anno scolastico a chi insegna e non si rassegna, a chi elabora e a chi collabora, a chi lotta e a chi boicotta, a chi è diffidente e a chi è studente, a chi progetta ma non si assoggetta, a chi è dirigente e sta in mezzo alla gente, a chi arriva potenziato e a chi è già demotivato, a chi ora sta seduto mentre prima ci ha creduto, a chi tiene le scuole aperte e proprio per questo si diverte; ma soprattutto buon anno scolastico a chi ha vissuto il crollo ma poi si è detto: “Io non mollo”. (Mauro Presini). Continua a leggere

Annamaria Ferramosca. Trittici. Il Segno e la Parola

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di Rosa Salvia

Annamaria Ferramosca, Trittici. Il Segno e la Parola, Edizioni Dot.com Press, Milano 2016

Scorrendo le pagine di questa originale poliedrica plaquette di Annamaria Ferramosca, la prima riflessione che mi viene da fare è che la propensione ad associare la poesia all’esperienza visiva, quella pittorica di grandi artisti meno recenti come Amedeo Modigliani e Frida Kahlo e contemporanei come Cristina Bove e Antonio Laglia, induce la poetessa a trasmettere al lettore la consapevolezza che conoscere e poetare sono un unico movimento, Continua a leggere