Il secolo breve dell’utopia

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di Nicola Vacca

Utopia significa andare da nessuna parte, scrive Emil Cioran. In nome di una presunta portata rivoluzionaria del concetto di Utopia, la storia si è sporcata di sangue. In questi ultimi anni sono venuti a galla crimini del comunismo. La luce è arrivata  dagli archivi segreti dell’ex Unione Sovietica per troppo tempo rimasti secretati. Finalmente è venuta fuori la verità.

Documenti che certificano ampiamente la nefandezza dell’ideologia bolscevica e la connivenza omertosa dell’apparato comunista occidentale che non riusciva ad affrancarsi radicalmente dall’ideologia della casa madre.

Tra questi partiti un discorso a parte merita il Pci. Continua a leggere

Psycho

da qui

Ma non ti preoccupare, non è nulla:
ricorderai d’avere indovinato
per un solo momento il quando e il come,
la dimensione altra dello spirito,
il dono ricevuto, l’ammissione
di colpa. Rideremo della stolta
impunità di fronte al tribunale
del vero. Ma tu non ti preoccupare,
non è nulla, se non la libertà,
se non il vizio antico di rischiare.

Lucetta Frisa, Nell’intimo del mondo, Puntoacapo 2016

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di Alessandra Paganardi

Bisognerebbe chiamare questo libro, più che autoantologia, epifania progressiva di una vocazione poetica. Questo ci dicono i testi di Lucetta Frisa, raccolti a partire dall’aurora di questa chiamata, che – come scrive Vincenzo Guarracino nella prefazione – «viene da lontano» e «interroga la vita». Nei circa ottanta testi che compongono il volume – scelta parsimoniosa, in realtà – vediamo delinearsi una poetica che presenta rinvii, anticipazioni, cesure e riprese.  Una poetica con decise incursioni nel surreale, più evidenti in alcune raccolte centrali (in particolare Notte alta e L’altra, entrambe uscite attorno agli anni Duemila), ma che presenta una costante: l’esercizio delle micropercezioni, quelle che – per citare un altro titolo, formalmente estraneo alla poesia – “sentono le voci”, le parole nelle cose. Basta una passeggiata in un luogo speciale, un odore, una stagione, un binario interrotto, perché le atmosfere di un tempo amato e mai visto tornino a chiamarci. E’ il momento in cui nasce la parola e ci raccoglie a sé. Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Nâzım Hikmet

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Nâzım Hikmet
Prima che bruci Parigi
Parigi, 1958
(Traduzione di Joyce Lussu)
da “Nâzım Hikmet, Poesie d’amore”, A. Mondadori Editore, 1991
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Ryuichi Sakamoto
Snake Eyes (Short Version) Continua a leggere

Sei versi del Tristano e Isotta

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di Riccardo Ferrazzi

L’opera di Roma ha aperto la stagione 2016/17 con Tristano e Isotta, il capolavoro di Wagner. Forse il capolavoro assoluto della musica di tutti i tempi. Per parlare di un’opera lirica (genere che fonde poesia, musica e teatro) ci vorrebbe qualcuno molto più preparato di me. Io vorrei limitarmi a ricordare sei versi del secondo atto. Continua a leggere

75. Il tempo

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Leggere i messaggi ci faceva bene. Era come abbeverarsi allo spirito che trascende il tempo, che vede oltre la nostra precaria contingenza. Molti li ritenevano inautentici, per la loro ripetitività: sembravano banali, inutili, noiosi. Noi avevamo compreso il senso nascosto della ripetizione, la dinamica del male che si trasmette, appunto, ripetendo, replicando se stesso, il cattivo infinito in cui l’anima trova una sicura perdizione. Per questo la Chiesa esorta a recitare preghiere ritenute anch’esse inutili e banali, perché non fanno altro che ripetere: il rosario, per esempio, o la preghiera di Gesù, immortalata nei racconti del pellegrino russo. “Pregate col cuore”,  diceva Maria nei suoi messaggi: era l’antica verità dell’unione tra pensiero e sentimento, che sempre più si radicava nella nostra esperienza quotidiana. Il male del mondo si annidava nella divisione tra corpo e spirito, mente e cuore, nel rincorrere obiettivi materiali lasciando indietro l’anima, anch’essa sentita come inutile e banale, retaggio di epoche arcaiche e non più replicabili nell’oggi. Ma l’urgenza era l’adesso, come aveva compreso l’autore geniale del Vangelo di Luca, in cui riemergeva ad ogni passo proprio questa parola: oggi vi è nato un Salvatore, oggi questa parola si è compiuta nelle vostre orecchie, oggi la salvezza è entrata in questa casa, oggi sarai con me nel Paradiso. Il mondo era chiuso nel carcere del suo tempo diviso; a noi il Signore spalancava la porta dell’eterno. E questo eterno eravamo chiamati ad annunciare.

Don Chisciotte secondo Ferrazzi

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Pubblichiamo un capitolo del piacevolissimo e utilissimo libro di Riccardo Ferrazzi, Noleggio arche, caravelle e scialuppe di salvataggio, uscito per i tipi di Fusta Editore.

   Un parallelo fra don Chisciotte e Faust non sarebbe affatto insensato: tutti e due, seppure in modo diverso, cercano il senso della vita. Ma Faust è rimasto una creazione artistica, mentre don Chisciotte è diventato a tutti gli effetti l’ultimo mito moderno. Continua a leggere

4 dicembre 2016. NO e oltre il NO. Un’opportunità di cambiamento

Il disegno di legge costituzionale proposto dal Governo, con le sue infinite discussioni in ogni momento e contesto, ha il merito (l’unico) di aver mostrato come non mai il vulnus di democrazia e di giustizia sociale che sta lacerando questa società, ma anche, in modo non molto diverso, le comunità dell’intero pianeta. Il potere “vestito di umana sembianza” sta rivelando il suo volto multiforme mentre reagisce ai vari fronti di opposizione: quello interno alle istituzioni e allo stesso partito egemone, quello della comunità accademica (spesasi con ammirevole generosità), quello dei milioni di cittadini senza più voce né rappresentanza. Un volto suadente ma deciso nel difendere la propria proposta; accattivante e quasi empatico nel munificare, in questa contingenza,  enti e categorie sociali e professionali da anni trascurate; un volto duro, arrogante nel parlare sopra le parole di chi azzarda a esporre le ragioni della inaccettabilità e pericolosità del disegno di legge costituzionale; un volto che si fa serio, preoccupato mentre pronuncia parole apocalittiche: banche che chiudono, economia che va a rotoli, equilibri internazionali che si rompono. Continua a leggere

Cieli Celesti, di Claudio Damiani

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La poesia di Claudio Damiani è un incontro. Pensi di leggere delle poesie e invece ti incontri con il mondo, l’universo infinitamente grande e infinitamente piccolo dei suoi versi sorprendenti. C’è sempre qualcosa da scoprire, nel mondo, e quindi nella poesia di Damiani. Ti sembra di aver letto tutto, che non si possa dire più nulla – di un gatto, di un fiume, di una stella -, ed ecco che invece lui ricomincia, come nulla fosse. Un lirismo abbandonato che si riprende subito e si fa ragionamento surreale, più convincente di qualsiasi logica filosofica o scientifica. Continua a leggere

Joy Harjo (USA, 1951): Perhaps the World Ends Here

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The world begins at a kitchen table. No matter what, we must eat to live.

The gifts of earth are brought and prepared, set on the table. So it has been since creation, and it will go on.

We chase chickens or dogs away from it. Babies teethe at the corners. They scrape their knees under it.
It is here that children are given instructions on what it means to be human. We make men at it, we make women.
At this table we gossip, recall enemies and the ghosts of lovers.

Our dreams drink coffee with us as they put their arms around our children. They laugh with us at our poor falling-down selves and as we put ourselves back together once again at the table.

This table has been a house in the rain, an umbrella in the sun.

Wars have begun and ended at this table. It is a place to hide in the shadow of terror. A place to celebrate the terrible victory.

We have given birth on this table, and have prepared our parents for burial here.

At this table we sing with joy, with sorrow. We pray of suffering and remorse. We give thanks.
Perhaps the world will end at the kitchen table, while we are laughing and crying, eating of the last sweet bite. Continua a leggere

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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“Contrordine compagni”

All’Università ho studiato economia sui testi del premio nobel Paul Samuelson. “Non potrà mai più esserci una crisi drammatica come quella del ’29 perché nessuno crede più nel dogma del pareggio di bilancio”. Mi rimase impresso questo enunciato ottimistico. Eravamo alla fine degli anni ’80, e se il comunismo aveva fallito, la “pax” keyensiana appariva indiscutibile. Ed invece è accaduto che questo principio ottocentesco abbiamo finito per metterlo in Costituzione negli articoli 81 e 97. Padre di questa riforma costituzionale realizzata nel 2012 fu Giulio Tremonti, “mosca cocchiera” del monetarismo nuovamente trionfante. Le teorie economiche sono dunque volubili. A questo punto, non mi stupirei se qualcuno rispolverasse la socializzazione dei mezzi di produzione. Insomma, con la caduta del Comunismo ci avevano detto che la storia era finita. Ed invece siamo punto e a capo.

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Il Premio Camaiore 2016 al nostro Nicola Vacca

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CAMAIORE – Serata finale del XXVIII Premio Letterario Camaiore: la vittoria è andata a Nicola Vacca con l’opera Luce Nera edita da Marco Saya. Il responso è arrivato al termine dello spoglio delle schede consegnate a inizio serata dai cinquanta membri della Giuria Popolare, tratto distintivo e fiore all’occhiello di questa manifestazione, presenti in sala insieme a un numeroso pubblico.

A contendersi l’edizione 2016, oltre al vincitore/vincitrice, gli altri quattro finalisti individuati dalla Giuria Tecnica del Premio: Cristina Annino – “Anatomie in fuga” (Donzelli), Dante Marianacci – “Scenari della mente” (Di Felice), Roberto Mussapi – “La piuma del Simorgh” (Mondadori) e Silvio Raffo – “La vita irreale” (Robin & sons). Continua a leggere

Chiara Valerio, fra storia matematica e umanità

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Breve riflessioni sul nuovo libro della scrittrice laziale

di Guido Michelone

“Questo libro, più di altri che ho scritto, è dunque una fotografia con i bordi già un po’ ingialliti. Vorrei guardarlo tra tanti anni e ricordarmi di com’ero, delle cose che ho amato e delle persone, dei collegamenti tra le une e le altre, come fossero viaggi esotici e itinerari cittadini e dite pure, come succede: Avrei potuto, avrei dovuto”: Continua a leggere

Se sei

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È se sei disperato che capisci
la vita. Se raggiungi quell’istante
in cui appare l’immane debolezza
dell’Io, la sua nativa appartenenza
al Tu, il suo cercare l’Altro come
l’ultima spiaggia, l’unica salvezza
possibile, l’approdo dei suoi sogni.
In quell’istante vivo, decisivo,
ti accade di conoscerti per sempre,
di scorgere la Luce che ti irraggia.

Majakovskij e l’incendio delle parole

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di Nicola Vacca

 

Vittorio Strada, critico letterario, filologo e autorevole studioso della letteratura russa, si chiede giustamente che fare oggi della poesia di Vladimir Majakovskij, definito  il «poeta della rivoluzione».

Una domanda tutt’altro che impertinente se si pensa che la poesia majakovskiana è colpevole di aver esaltato una rivoluzione criminosa.

Vittorio Strada dà una risposta che non si può non condividere: bisogna fare di Majakovskij non il poeta della rivoluzione, ma una vittima della rivoluzione, un giullare tragico del nuovo Potere. Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Konstantinos Kavafis

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Konstantinos Kavafis
(Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1863 – 29 aprile 1933)
ITACA
traduzione di Filippo Maria Pontani, 1961
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie – Gymnopedie No.1
(Orchestrated by Debussy)

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
o Poseidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto e squisita
è l’emozione che ci tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrigoni o Ciclopi
né Poseidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d’estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d’ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Recati in molte città dell’Egitto,
a imparare dai sapienti.

Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna a quell’approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all’isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.

Itaca t’ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.

E se la ritrovi povera, Itaca non t’ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un’Itaca.

La solitudine delle anime pure

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di Michele Caccamo
Sullo svantaggio, sulle presunte normo doti e sulla ragazzina di Taurianova

[Michele Caccamo interviene in relazione alla nota vicenda dell’adolescente esclusa dalla gita scolastica]

E accade che d’improvviso si salga sulla nave nera, e poi si finisca anche nelle budella che si rivoltano negli uomini. Specie quando la nostra accuratezza è prossima allo zero; quando le anime pure si presentano di punto vestite e con lunghe code di seta, dinnanzi alla nostra regolarità.
E accade che quelle anime le lasciamo cadere, per come si lasciano cadere i discorsi: nell’indifferenza. E accade che poi le riversiamo nella difesa della mente, contagiandole. Continua a leggere