DANZAS DE AMOR Y DUENDE, poesie di Gianpaolo Mastropasqua

MUna lettura del libro di poesia di Gianpaolo G. Mastropasqua non dovrebbe tener conto di questo approfondimento. È un testo completamente accessibile, di lettura più che gradevole ed enormemente suggestivo; però voglio confessare che l’autore di questo commento fu un appassionato di astrologia alla quale si dedicò per spiegare temi astrali ai suoi amici. Aiutato da tavole di posizione, lapis, squadra, compasso e cartacarbone, ai tempi delle stampanti a matrici di punti o anche prima, cercò di applicare le conoscenze acquisite con le letture dei libri dell’editore Kier per prognosticare il futuro dei conoscenti. Non sempre con l’esito sperato.  E comunque fu già molto.  Chi introduce questo libro si è riconosciuto un credente del condizionamento operante di Skinner e un fanatico delle terapie di accettazione e compromesso e ha lasciato poco spazio alla psicologia profonda. Lettura dei tarocchi e chiromanzia non hanno fanno ancora parte delle sue abilità sociali. Ugualmente come Mastropasqua nella sua vita professionale, anche il sottoscritto ha scelto il cammino della Scienza, però quello che si apprende nell’adolescenza, specialmente dal contenuto a carattere simbolico e mitologico, permane nell’arco delle conoscenze molto oltre il periodo della giovinezza.

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Il malpensante contro il basso impero

ennio flaiano

 

di Nicola Vacca

Ennio Flaiano è stato un talento puro del Novecento letterario italiano. La sua opera, mai asservita e compiacente, ha rappresentato il malessere italico e il male di vivere con un’arguta ironia.

Flaiano non è stato uno scrittore satirico e nemmeno un battuitista. Continua a leggere

CRESTOMAZIA 18: Salvatore Toma, “Il maiale”

Il maiale
era lì che mi guardava.
Il macellaio
faceva finta di niente
e gli girava intorno indeciso
col coltellaccio allucinato.
Voltai l’angolo
il maiale pareva
implorarmi a restare
posando alla catena
come un lupo in olfatto.
Così rimasto incantato
non sentì il coltello
forargli la gola
e non vide il sangue
colargli a dirotto.
Era tutto concentrato
a rivedermi apparire.

da “Canzoniere della morte” (Einaudi, 1999)

 


 

“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

45. La lama di luce

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Lo sguardo di Cristo: sempre più comprendevamo come fosse quello il polo d’attrazione, la rotta che indicava il cammino. Di fronte ai suoi occhi tutto aveva senso, anche le situazioni più intricate, i problemi più complessi, la giungla in cui spesso arrancavamo. Era come se gettassero luce sulla nebbia che avvolgeva le giornate: l’essere appesi al filo degli eventi, la mancanza di riconoscimenti, la stessa fatica a ritrovarci nell’Archetipo della nostra unione, che ormai intravedevamo. Su questo io ero il più convinto: fin dall’inizio avevo in mano la chiave e non me l’ero lasciata sfuggire, lottando contro l’insorgere di forze contrastanti, che da sempre si opponevano all’attuarsi del Progetto. La battaglia era dunque su due fronti: il contesto del Santuario, in cui la mia presenza si doveva definire, dove davo tanto spesso a vuoto, tra sospetti e indifferenze; e la nostra relazione, vissuta su un crinale di dubbi e di certezze, intrecciati in modo inestricabile. Un pensiero mi era sempre di conforto: la promessa, da parte del Signore, che il Disegno non sarebbe fallito, che l’unione delle nostre esistenze avrebbe dato vita nuova al Santuario e all’opera ideale e materiale di don Mario. Era questo il fine della nostra avventura, la ragione di tanto impegno e tanta sofferenza. Nella notte in cui non si distinguono le forme del lavoro umano e del mondo naturale, eravamo chiamati a indovinare la lama di luce dell’alba della Pasqua.

Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 6

da qui

Pequeño vals vienés

Poeta en Nueva York es el título de un poemario escrito por Federico García Lorca entre 1929 y 1930 durante su estancia en la Universidad de Columbia (Nueva York), así como en su siguiente viaje a Cuba, y publicado por primera vez en 1940, cuatro años después de la muerte del poeta. Continua a leggere

I silenziosi accenni all’inevitabile di Cristina Henríquez

Cop-Henriquez

“Noi siamo gli americani invisibili, quelli che a nessuno importa nemmeno di conoscere perché gli hanno detto di avere paura di noi e perché forse, se facessero lo sforzo di conoscerci, si renderebbero conto che non siamo poi così cattivi, e forse addirittura che siamo molto simili a loro. E chi odierebbero, allora?”: queste parole di fuoco appartengono a Micho Alvarez, uno dei tanti personaggi che fanno il coro di voci, poderose, tenaci, a volte arrabbiate, di Anche noi l’America, ultimo lavoro di Cristina Henríquez, ora portato in Italia da Roberto Serrai per NN editore (pp. 318, euro 17). Continua a leggere

Giancarlo Consonni, Filovia

Giovedì 26 maggio 2016 alle ore 18.00 presso la Sala del Grechetto di Palazzo Sormani, Via Francesco Sforza 7, Milano, la Biblioteca Sormani e l’Associazione dipoesia promuovono la presentazione della nuova raccolta poetica di Giancarlo Consonni Filovia (Einaudi 2016). Intervengono: Bruno Nacci, scrittore, francesista e saggista e Mario Santagostini, poeta. L’attrice Elisabetta Vergani leggerà alcuni testi poetici. Qui si possono leggere alcune poesie dal libro, mentre di seguito propongo una nota di Alida Airaghi. Continua a leggere

Flavio Ermini, Il giardino conteso

Ermini
di Rosa Salvia

“Il giardino conteso” di Flavio Ermini è un saggio complesso, mirabilmente argomentato che si articola in sei parti, dedicate ciascuna a un momento specifico della contesa in atto fra essere e apparire: La natura dell’apparire; La realtà singolare delle cose; L’esperienza dello smarrimento; Sotto l’inchiostro; L’altrove poetico; Il giardino conteso. Continua a leggere

Sciascia: la letteratura contro il potere

Leonardo-Sciascia

di Nicola Vacca

Leonardo Sciascia, scomparso nell’autunno del 1989, è stato un intellettuale puro che credeva nell’eresia e scriveva le sue opere con il convincimento di dare fastidio.

Ogni suo libro è diventato un caso. Nelle sue invettive colpiva sempre nel segno, perché lo scrittore siciliano non è stato mai disponibile al compromesso e all’opportunismo.

Matteo Collura ha  giustamente osservato che Sciascia scrittore è un eretico con il culto dell’opposizione, un anticonformista delle idee sempre pronto a dare battaglia, instancabile  combattente  in un Paese  di trasformisti  in cui tutti sono pronti a salire sul carro del vincitore.

Leonardo Sciascia i suoi libri li scriveva d’estate, in campagna: tre – quattro cartelle ogni mattina, direttamente con la mitica Olivetti Lettera 22. Continua a leggere

Il decanto del vissuto. Poesie di Daria Menicanti

cometa
a cura di Barbara Pesaresi

Rosee pei muri

Rosee pei muri con la sera balzano
ad una ad una le finestre. Passo
di fretta come un ricordo elusivo:
sul marciapiede un nero d’ombra. (ottobre 1965)

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CRESTOMAZIA 17: GIORGIO VIGOLO, “La Collina”

La Collina

Uscire ai campi ancora mi consola
e solo andare in compagnia degli alberi
a toccare il cielo sulla collina.
Una capra legata
brucava in un pendio:
io mi fermai a parlare con la capra,
l’aiutai a districare la zampa:
essa mi ringraziò con voce umana.
Nulla è più bello al mondo
che quando si comunica,
e coi ciottoli, gli uccelli, i fili d’erba
si trova una comune lingua.
Ma è più facile parlare a una capra
che comunicare con l’uomo.
Perciò mi piace salire sulla collina
e vedere la città di lontano
coi suoi alveari di vespe stizzite.
Io ho litigato con loro.

Da Fantasmi di pietra (1977)

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Al Purdy ( Canada, 1918-2000) Due poesie

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On being human

When my mother went to hospital
after a fall alone in her bedroom
I was eighteen miles away
trying to build a house

I visited her later
and something in my face made her say
“I thought you’d feel terrible”
and she meant that I’d be devastated
by what had happen to her
−I wasn’t feeling anything very much
at the time and I guess it showed
just thinking I’d have to travel
those eighteen miles every day
to visit her and grumbling to myself
At the moment
she had seen behind the shutters
normally drawn across the human face
and suddenly realized
there wasn’t much if any
affection for her in my face
and that knowledge
was worse than her injuries Continua a leggere

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Finitela di giocare “ai quattro cantoni”

Pare adunque che ogni cittadino di Eatanswill si sentisse obbligato a entrare, anima e corpo, in uno dei due grandi partiti che dividevano la città: gli Azzurri ed i Gialli. Ora, gli Azzurri non si lasciavano sfuggire alcuna opportunità di far l’opposizione ai Gialli, e i Gialli non si lasciavano sfuggire alcuna opportunità di far l’opposizione agli Azzurri; e la conseguenza era questa che quante volte i Gialli e gli Azzurri s’incontravano in una pubblica assemblea, nel palazzo di città, alla fiera, al mercato, si veniva issofatto alle dispute e alle parolacce. Con tali dissensi è quasi superfluo far notare che di ogni cosa si faceva ad Eatanswill una questione di partito. Se i Gialli proponevano la costruzione di una nuova tettoia alla piazza del mercato, gli Azzurri bandivano dei comizii o protestavano altamente contro l’esecrabile attentato; se gli Azzurri proponevano l’erezione di una seconda pompa nella via principale, i Gialli insorgevano come un sol uomo gridando allo scandalo e all’enormità. Vi erano botteghe Azzurre e botteghe Gialle, alberghi Azzurri ed alberghi Gialli; e fino nella chiesa vi era una navata Gialla ed un’altra Azzurra. Naturalmente era di strettissima necessità che ciascuno di questi potenti partiti avesse il suo organo; epperò si stampavano nella città due giornali — la Gazzetta d’Eatanswill e l’Indipendente d’Eatanswill; la prima informata ai principi Azzurri, e il secondo sostenitore accanito dei Gialli.

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Il naso di Gogol’, anima tormentata

Gogol'
di Augusto Benemeglio

1. Celebrazione della “nasità”

C’è stata, qualche tempo fa, una sorta di celebrazione della “nasità”, al Teatro della Tosse di Genova, da parte di un regista teatrale di origine salentina, Tonino Conte, che riunisce in uno spettacolo tutti i grandi nasi della storia, da Marziale (“Avevo due cose lunghe: una era il naso. Ora ho solo il naso”) a Publio Ovidio Nasone, da Cyrano a Pinocchio, infine a Il naso di Gogol’, famosa novella scritta centottantuno anni fa, che è stata rappresentata in mille salse ( Sciojstakovic ci ha scritto perfino un’opera lirica), ma pochi sanno che il celebre racconto è scaturito da un fatto vero, che era accaduto pochi mesi prima, proprio (guarda caso) a Genova. Continua a leggere

Gian Piero Stefanoni, Poesie

IMG_0856 “Pirchì a li vostri figghi
ci facite l’occhi
si nun ponnu vidiri lo jornu?”

Ignazio Buttitta

Fuori dalla notte
per Don Pino Puglisi

A che ora termina la notte,
fin dove si apre la luce nel giorno natale
a cui- per primo- ad ognuno è rimesso lo sparo?

Legalità è sacralità, sacralità è legalità
qui si apprende- e solo questo da questa terra,
per una via di spine, e da tutte le terre è dato sapere.

Uomini che il male disfece ed uomini
a vincerne il lutto, tra il passato del grembo
e il futuro del gambo nel mezzo recisi:
agli altri nella promessa, agli altri nella sostanza
giacché Uno è l’incontro- nell’ Uno il ritorno.

Palermo, Cattedrale, 16 dicembre 2016. Per Franca Alaimo.

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SUL TAMBURO n.17: Paolo Colagrande, “Senti le rane”

Paolo Colagrande, Senti le ranePaolo Colagrande, Senti le rane…, Roma, Nottetempo, 2015

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di Giuseppe Panella

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Senti le rane è un canto tradizionale delle mondine della Bassa che l’oggetto principale della narrazione che costituisce il motivo conduttore del romanzo di Colagrande, a un certo punto, si mette a stonare intervallandolo con poderose bestemmie – una rana che affiora dal pelo dell’acqua gli fa da controcanto gracidando in maniera cacofonica (il richiamo, oltre che all’anfibio in questione, è al coro delle rane nell’omonima commedia di Aristofane indirizzata contro l’opera tragica di Euripide).

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Luigi Maria Corsanico legge Federico Garcia Lorca. 5

da qui

Federico García Lorca
Banderuola (Fuente Vaqueros, Granada, luglio 1920)
Veleta, Libro de poemas -1921
Voce recitante: Luigi Maria Corsanico
Fotografie di L.M. Corsanico – Cieli del Sur de Chile
Heitor Villa-Lobos
Melodia Sentimental
Traduzione di Carlo Bo Continua a leggere