tre passi

paesaggio 1

(amori)

Quest’anno mese
Settimana o giorno del Signore
Riprendo i cammini dal paese
Ai più remoti o prossimi territori
Atavici, al cuore.

***

(passi)

L’alba in quel folto
Per ritrovare il senso dei sentieri
Pellegrinaggi o furti di raccolto
Ove si spacca l’anima di ieri,
O le ginocchia, i sassi, i massi.

***

(ritorni)

Alla luce delle verande
Non nascondemmo il rosso
Dei gelsi sulle maglie bianche, 
Il timore delle serpi al fosso,
Al sole, le lunghe epoche, i giorni.

L’isola misteriosa. La Bibioteca dei libri inutili. N. 4

 

Come per l’idea rimasta incompiuta di realizzare un Catalogo delle idee chic, che avrebbe dovuto essere il seguito e la conclusione del romanzo Bouvard e Pécuche di Flaubert, letture e proposte di libri singolari eppure dimenticati.

I pirati della Malesia, Emilio Salgari (1896)

Scritto nel 1896, I pirati della Malesia è il libro che dà nome al ciclo di romanzi d’avventura di Emilio Salgari, iniziato con I Misteri della jungla nera (scritto nel 1895) e concluso con La rivincita di Yanez (del 1913). Al centro dell’azione è di nuovo lo scontro tra Tremalnaik e la terribile setta degli strangolatori, i Thugs.

Sandokan e Yanez incontrano il bengalese per aiutarlo a liberare la bella inglese, Ada Corisbant, fatta dai Thugs nuova Vergine della Pagoda. Nel corso della storia si svolgono eroiche battaglie contro truppe straniere e popolazioni nemiche, scontri sul mare e duelli contro feroci animali selvaggi.

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SUL TAMBURO n.42: Giovanni Papini, “Soliloqui di Betlemme” & Luigi Pirandello, “La messa di quest’anno e altre novelle di Natale”

Giovanni Papini, Soliloqui di Betlemme, con una nota di lettura di Franco Ferrarotti, Bologna, EDB, 2016;

Luigi Pirandello, La messa di quest’anno e altre novelle di Natale, con una nota di lettura di Massimo Naro, Bologna, EDB, 2016

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di Giuseppe Panella

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In questi due agili volumetti antologici, due dei maggiori intellettuali del Novecento italiani vengono “interrogati” sul loro rapporto con la festività del Natale e più generalmente con il sacro e la sacralità nelle scelte umane riproponendo alcuni loro testi narrativi erroneamente definiti come minori o laterali alla loro produzione più nota. In entrambi i casi si tratta di un risultato significativo e capace di portare a un giudizio critico su di essi tale da mettere a tacere qualche pregiudizio invalso sulla loro produzione. Papini mostra nei testi qui antologizzati grande empatia umana nei confronti di uomini e animali tanto da rendere questi ultimi i protagonisti di alcuni di questi scritti. Pirandello si rivela tutt’altro che cinico e spietato nei confronti delle miserie e delle stupidità umane anche se non rinuncia alla sua vena grottesca e talvolta “candidamente” cattiva (come Massimo Bontempelli definì l’opera del grande scrittore siciliano nel suo discorso emblematicamente intitolato Pirandello o del candore).

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Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda. 3

da qui

Pablo Neruda

Se tu mi dimentichi

Los Versos del Capitán – Las Furias

Voce e piano e tastiera: Luigi Maria Corsanico

(Traduzione di Giuseppe Bellini)

da “I versi del Capitano”, Passigli Poesia, 2002

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Giovanni NUSCIS – Tre poesie

Gridare ci salverà
nel luogo e nel momento
che ancora non sappiamo.
Il grido più alto e corale
a spezzare il silenzio caduto
il pianto piegato di anni
che ha seccato la terra
e la speranza.
Rotto l’assedio nemico
liberate le strade
resterà del grido un motivo
nell’aria
inseguito dal canto gioioso
di madri e sorelle
come dopo la fine
della guerra bestiale. Continua a leggere

98. Muffa


Era come se tutto defluisse verso un bacino già deciso, come se i gesti, i pensieri, le parole si susseguissero in un ordine prestabilito, da cui era difficile scartare. Il dialogo fra sordi assumeva connotati grotteschi: non c’era verso di cambiare prospettiva, ognuno era ben chiuso in sé, marcando i confini con precisione puntigliosa. Noi proseguivamo nell’opera di sensibilizzazione, pur sapendo che gli appelli sarebbero spesso – quasi sempre – finiti nel nulla. Il male dilagava in molte forme: dalla violenza delle persone e degli Stati, allo sgretolamento dei valori, al logorio di una dottrina che sembrava non aver più alcuna ragione di sussistere. Assistevamo stupiti a dichiarazioni che, in altri contesti e in altri tempi, avrebbero destato riso o indignazione. L’imprudenza regnava sovrana, come se tutto fosse lecito, come se, all’improvviso, tutto si dovesse cambiare, capovolgere nel suo contrario, mostrare una faccia rifatta che, al di là del belletto, lasciava trasparire i suoi tratti beffardi e sovversivi. Avevamo la netta sensazione che, rapidamente, quei connotati sarebbero emersi con la sfacciataggine di chi non tollera alcun limite, provocando decisioni inevitabili e drammatiche. Tutta la natura sembrava risentire di un’aria viziata, di una perdita di punti di riferimento e di criteri: come se, di punto in bianco, un cataclisma dovesse diventare il simbolo di un libero arbitrio male esercitato, di un peccato originale che, cacciato dalla porta, si fosse riaffacciato da una crepa del muro, da una finestra socchiusa, da una cantina corrosa dall’umidità.

Spazzar via la pioggia una volta per tutte.

Una delle memorie più chiare che ho della mia adolescenza ha a che vedere con un tizio dai capelli lunghi e dagli occhi azzurri che canta davanti a una piccola folla di coetanei in maglietta e calzoncini. Ricordo di essere rimasto ipnotizzato davanti alla TV, preda del desiderio di mettermi a mia volta a saltare sul divano urlando, e di aver passato i pomeriggi successivi a fare zapping su Videomusic: il tizio era Kurt Cobain e la canzone, “Smell like teen spirit”, avrebbe segnato profondamente la mia generazione.
Mi riconobbi all’istante in tutto quello che rappresentava: le All Star bucate, le camice pesanti, le felpe di seconda mano, i capelli disordinati, il rifiuto di ogni versione edulcorata della realtà che il resto del mondo sembrava volerci continuamente proporre. Continua a leggere

SUL TAMBURO n.41: Riccardo Gramantieri, “Post 11 settembre. Letteratura e trauma”

Riccardo Gramantieri, Post 11 settembre. Letteratura e trauma, Bologna, Persiani Edizioni, 2016

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di Giuseppe Panella

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L’11 settembre 2001 due aerei americani furono dirottati dal loro consueto percorso di viaggio e si schiantarono sulle pareti di vetro e cemento delle Twin Towers, le Torri Gemelle, orgoglio del centro commerciale di Manhattan. Il suolo aereo americano venica violato pubblicamente per la prima volta. L’impatto sull’immaginario mondiale (e non solo americano) è stato talmente imponente da mutarne radicalmente le coordinate e le implicazioni socio-soggettive. Si tratta di una pagina di psicologia storico-sociale ancora tutta da scrivere e da verificare sotto il profilo scientifico ma le sue conseguenze non potevano non influenzare prepotentemente le arti più popolari (e non soltanto quelle più esposte dal punto di vista mediatico). Se la letteratura ha una funzione di risarcimento o di cicatrizzazione dell’Io ferito – come sostiene la maggior parte degli studiosi dei rapporti tra immaginario e processi di soggettivazione, dalla Melanie Klein a Heinz Kohut a Alain de Mijolla – è indubitabile la funzione riparatrice svolta dalla narrativa di anticipazione nel caso degli eventi dell’11 settembre. Questo ottimo libro di Gramantieri, di conseguenza, ha il merito di ricostruire i processi di funzionamento di tale processo risarcitorio e di verificarne l’attuazione a livello fantasmatico e narrativo. Nel caso dell’11 settembre, la letteratura anglosassone si è concentrata in una maniera che si potrebbe definire maniacale sui fatti avvenuti in quel giorno particolare e li ha trasformati in una data che facesse da turning point alla soggettività epocale della cultura del mondo occidentale. Non è un caso, infatti, che la maggior parte della produzione più popolare (e, come si diceva prima, non solo quella) abbia come quasi esclusivo oggetto dei propri plot narrativi e dei propri sviluppi fantapolitici gli eventi relativi al crollo delle Torri Gemelle. Tutto ciò è evidente negli esempi di letteratura portati come testimonianza nel libro di Gramantieri:

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Intervista a Paola Silvia Dolci


di Guido Michelone

Domanda. Paola Silvia, mi parli del tuo nuovo libro “I processi di ingrandimento delle immagini”?

Risposta. Sei raccolte sotto falso nome che ho fatto girare su riviste e lit blog, è una breve antologia, ogni raccolta è attribuita a un autore scomparso o morto.

La prefazione è di Andrea Raos, le illustrazioni di Michaela D’Astuto.

 

  1. Fin dal titolo si avverte il senso di un’operazione concettuale, quasi di meta-letteratura o di poesia al quadrato: condividi?
  2. “… sono stato fotografato sapendo che lo ero. Orbene, non appena io mi sento guardato dall’obiettivo, tutto cambia: mi metto in un atteggiamento di «posa», mi fabbrico istantaneamente un altro corpo mi trasformo anticipatamente in immagine.” Il titolo, “I processi di ingrandimento delle immagini – per un’antologia di poeti scomparsi” mi è venuto leggendo La camera chiara di Barthes. Continua a leggere

BUONA LETTURA: “L’ho sposato, lettore mio. Sulle tracce di Charlotte Brontë”

“BUONA LETTURA” 12. “L’ho sposato, lettore mio. Sulle tracce di Charlotte Brontë“. A cura di Tracy Chevalier

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Le storie racchiuse in L’ho sposato, lettore mio hanno in comune una qualità che le rendono audace organismo narrativo: il ricorso, seppur a tratti molto calibrato, ad una delle battute più celebri e citate della letteratura inglese.
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La poesia della fotografia. Intervista a Cristiana Folin Massarini


di Guido Michelone

 

Cristiana Folin Massarini è una fotografa piemontese che in questi giorni è presente a Vercelli in una mostra all’interno degli eventi creati per la Rassegna Segnale Libero, un format artistico di riconversione delle cabine telefoniche, ideato da Caterina del Nero. Con lei abbiamo parlato ovviamente di fotografia in questa intervista inedita per ‘La Poesia e lo Spirito’.

 

Ora, così, a bruciapelo chi è oggi Cristiana Folin Massarini ?

Sono una persona in fase di cambiamento. Ho dovuto ricreare completamente me stessa alla tenera età di 46 anni. Sono in evoluzione. Continua a leggere

“Bruciare tutto” di Walter Siti. Un romanzo non tutto da bruciare, ma da dimenticare


di Maurizio Soldini

Appena terminata la lettura di Bruciare tutto di Walter Siti, le prime impressioni a caldo che viene voglia di condividere sono quelle che andrò a dire. Ma soprattutto ho avuto l’impressione di essere davanti, più che a un romanzo, a un instant book romanzato pieno di ideologia, frettolosità, approssimazione e superficialità da ogni punto di vista: linguistico, letterario, filosofico e così via. Continua a leggere

Vivere

di Stefanie Golisch

Eisbären-Fotos aus der Sammlung des Franzosen Jean-Marie Donat, veröffentlicht 2015 in seinem Buch “TeddyBär” im Innocenes-Verlag, Paris http://www.innocences.net Aufnahmedatum 1920 bis 1960

Ora che sa di morire presto, tutto si collega. Di giorno in giorno, il quadro si fa più complesso, più caotico, più colorato. Non si riconoscono più i singoli pezzi – uomini, luoghi, abbozzi di storie – ma sotto la superficie appare un altro quadro. Ora che gli rimane poco tempo, il tempo è finalmente suo. Dice che solo da quando la vita lentamente se ne va, gli coglie un senso di immortalità. Continua a leggere

Metafore, teatri della memoria ed effetti di nebbia nell’Isola del giorno prima di Umberto Eco (terza parte)

bleupart

Roberto de la Grive non ha a che fare coi rarissimi codici del Nome della Rosa né con l’ammasso di parole scritte che passano sotto agli occhi di Belbo, Casaubon e Diotallevi nel Pendolo di Foucault. Nei precedenti romanzi, la lettura del mondo dipendeva in qualche modo anche da alcuni testi. Nell’Isola del giorno prima, dove invece la presenza di libri è apparentemente minima, per paradosso il protagonista finisce per vivere all’interno di un proprio Romanzo. Ma, in prima istanza, gli elementi che Roberto si trova a indagare sono l’universo, il mondo e i comportamenti degli uomini che lo abitano; tutti dati che, in quanto formanti un testo, posseggono una loro intentio operis che prevede un determinato Lettore Modello. Eco riflette sull’uso e sull’interpretazione delle metafore in alcune pagine dei Limiti dell’interpretazione, constatando però subito che produrre modelli per l’interpretazione è più facile e, forse, più proficuo, che non indagarne i meccanismi generativi. Occorre tuttavia tentare una focalizzazione di tali processi, e valutare se il ricorrere a esse, da parte di Roberto, sia un valido strumento conoscitivo, tralasciando per ora i meccanismi interpretativi[1]. Continua a leggere

STULTIFERA NAVIS di Beppe Mariano

di Beppe Mariano

A man holds onto a tree by the seashore (possibly along the Shore Parkway Greenway) against severe winds during Hurricane Carol’s assault on the Northeastern seaboard, Brooklyn, New York, August 31, 1954. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

STULTIFERA NAVIS

I
Mentre la mia automobile corre
sulla mezzeria, è il bus
a precedermi nello sprofondamento
che, come pus improvviso, si apre…
terremoto di troppo tardo preavviso.

II
Le pecore, forzatamente abbandonate
dal pastore terremotato, s’aggirano
smarrite tra le macerie della stalla,
slanate, come per alopecia sulla schiena:
di lana han dovuto alimentarsi,
strappandola coi denti l’una all’altra,
pur di non sbranarsi.

Pur di non sbranarsi, molte hanno preferito
morire con l’intestino ingolfato.

L’uomo invece per vivere sbrana, o è sbranato.

(testimonianza di un pastore abruzzese)

III
Cervino e Monviso erano fratelli
-solo un po’ più alto e più magro
il primo- e stavano affiancati:
finché un maleficio, forse
di Merlino, non li ha separati;
o più probabilmente un litigio,
come tra fratelli succede.

Il mio auspicio è che quando,
causa trumpismo, un’ultima guerra
renderà la terra non più umana,
indeclinabile ogni ismo,
un sommovimento tellurico li riavvicini
(e che la Terra post-umana si disinquini). Continua a leggere

palinsesti filiali

casalv

giornate che resteranno palinsesti da raschiare
per scoprire e riscrivere i padri andati
i loro nomi le loro parole nel camminare
da un versante all’altro delle contrade

sarà sempre un’opera filiale, si voglia o no,
una parola sfuggita, un detto sfuggito all’oblio,
dovunque ci sia tempo e lentezza dell’occhio,
sulla terra dei loro passi, nel resto che non è addìo