Luigi Maria Corsanico legge Pablo Neruda

da qui

Pablo Neruda – Poema XII
Per il mio cuore basta il tuo petto
Venti poesie d’amore e una canzone disperata
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Immagine : Edward Weston,
The White Iris (Tina Modotti) (1921)

Quarto movimento da la Suite Barroca
arrangiamento di Karl Scheit
Autore anonimo
GuitarraChitarra Continua a leggere

SUL TAMBURO n.52: Giorgio Delia, “In partibus infidelium. Appunti su alcuni poeti in dialetto dell’Italia repubblicana”

Giorgio Delia, In partibus infidelium. Appunti su alcuni poeti in dialetto dell’Italia repubblicana, Soveria Mannelli (Catanzaro), Rubbettino Editore, 2016

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di Giuseppe Panella

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Ci sono zone della cultura italiana contemporanea e, in special modo, quelle legate alla poesia dialettale che sono spesso considerate dei continenti misteriosi, ancora inesplorati, dagli studiosi e dai critici letterari che dovrebbero o potrebbero occuparsene e non lo fanno per difficoltà endogene ed esogene. Quelle endogene sono costituite dalle poesie stesse in esame e dalla loro più o meno esplicita cripticità, ermeticità o difficoltà espressiva; quelle esogene, esterne, invece sono legate alla scarsa conoscenza dei dialetti usati che, per effetto dell’omologazione culturale, del disuso e della disaffezione nei loro confronti non sono più effettivamente ben conosciuti neppure tra gli esperti di storia della poesia italiana.

Giorgio Delia non appartiene al novero di tali studiosi disattenti, anzi ha investito molte delle sue energie di critico letterario, oltre che nello studio di Benedetto Croce come cultore di letteratura, in quello del poeta che predilige tra tutti: Albino Pierro.

Il suo ultimo libro raccoglie, infatti, scritti e approntati su «opere di poesia edite fra il secondo Novecento e l’inizio del Duemila», in un arco di tempo non vastissimo ma sicuramente sufficiente a far comprendere il metodo di lavoro e la prospettiva di poetica di alcuni di essi (il saggio “Come lavorava Pierro” – alle pp. 67-112 del volume– è emblematico al riguardo) . Gli autori esaminati e analizzati non sono stati prescelti sulla base di limiti geografici o storici di sorta e sono stati esaminati a partire dal «meridiano più a sud dell’Italia», da luoghi inseriti in una dimensione ben definita della Basilicata (Albino Pierro, Domenico Brancale), della Calabria (Giacinto Luzzi, Dante Maffia), della Sicilia (Nino De Vita), e «nel momento in cui ne hanno avvertito maggiormente lo stato di abbandono perché giammai rassegnati alla morte dei dialetti» (p. 7).

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Rime


La rima è un fenomeno intrigante. È una casualità che amore rimi con dolore? E esperienza e sofferenza? Ha un senso che felicità corrisponda ad onestà, e gioia con muoia? Vediamone altre: cattiveria-miseria, serenità-bontà, amarezza-freddezza. Se poi ci prendessimo gusto, potremmo accostare sogno e bisogno, carità e intimità, perseveranza e speranza. E, perdendo ogni freno, mettere insieme soddisfazione e vocazione, decoro e tesoro, fede e piede.
Un momento: si giustifica una rima come questa?
Con le altre si potrebbe costruire un sistema antropologico e teologico: l’amore fa soffrire, come l’esperienza, ma sono materiali resistenti a qualsiasi logorio. La felicità nasce dalla trasparenza, dal non avere nulla da nascondere, così come la gioia è possibile se l’io muore a se stesso, ritrovandosi nell’Altro. La cattiveria si sa come finisce, mentre la bontà va a braccetto con la pace. Chi non si compromette, nella vita, resta con l’amaro in bocca: se uno sogna conosce i suoi bisogni, l’intimità da cui proviene l’amore divino, che non cessa di sperare. Ci soddisfa solo la risposta alla nostra vocazione, in cui il vivere ha uno stile inconfondibile, che ci rende migliori.
Su questo, forse, possiamo essere d’accordo: ma cosa c’entra la fede col piede?
Dio disse ad Abramo: esci dalla tua terra e va’ verso te stesso. Se il nostro padre nella fede non si fosse deciso a fare il primo passo, chissà se a quest’ora ci saremmo. La fede senza piedi è niente: come cantava Neruda, sarebbe un anello senza pietra, un vestito senza uomo.

Patria madre parola di Rose Ausländer

Bekenntnis

Ich bekenne mich

zur Erde und ihren
gefährlichen Geheimnissen

zu Regen Schnee
Baum und Berg

Zur mütterlichen mörderischen
Sonne zum Wasser und
seiner Flucht

zu Milch und Brot

zur Poesie
die das Märchen vom Menschen
spinnt

zum Menschen

bekenne ich mich

mit allen Worten
die mich erschaffen Continua a leggere

Grazie


La realtà si può leggere in modi diversi. Una persona mi sorride: cosa c’è dietro quel gesto? Posso pensare che mi prenda in giro, che non veda l’ora di togliermi di mezzo, che in quell’espressione stia già pregustando il momento in cui sarò sparito dalla circolazione. Scrivendo questo, penso a un personaggio preciso, che ritengo ce l’abbia con me, per motivi di antagonismo, concorrenza, ecc.
Posso interpretare, però, anche all’opposto: forse la battuta che ho fatto lo ha divertito veramente; forse, per un momento, ha dimenticato il suo livore e, magari, quell’istante avrà la forza di cancellare il resto, di neutralizzare paure e gelosie. Lo saprò, probabilmente, al prossimo incontro.
È bene essere aperti ai cambiamenti. Può capitare che pensiamo a qualcuno convinti che sia legato all’esperienza negativa, che ogni sera faccia la macumba per distruggerci la vita, che sia ossessionato da parole e gesti che ci siamo scambiati in un’ora di rabbia o nervosismo; e magari lui, o lei, sta pregando per noi, perché ogni residuo tossico sia cancellato dall’azione dello Spirito.
La soluzione migliore è ringraziare per tutto: per la rabbia, l’amore, l’acredine, il perdono. Se ringrazi non sbagli, per un semplice motivo: sei tu a cambiare. E solo se cominci da te, lo rendi possibile anche all’altro.

ORESTE VERRINI, “LA VIA FRANCIGENA DI MONTAGNA”

Oreste Verrini, La Via Francigena di Montagna, Edizioni dei Cammini, 2017

(le illustrazioni qui riportate sono di Chiara Fabbri Colabich; il testo è di Oreste Verrini)

 

La passione per la letteratura di viaggio nasce, per caso, ai tempi dell’università e non ricordo un elemento scatenante, come un compagno di casa o di corso amante di quel genere, dal quale prese forma. Ricordo invece Le Vie dei Canti di Bruce Chatwin come il primo libro, un caposaldo della letteratura e forse nemmeno il più semplice da cui iniziare. Ma fu In Vespa di Giorgio Bettinelli ad aprirmi un mondo fatto di strade infinite, di racconti e persone incontrate, di lingue diverse, sorrisi e curiosità, seminando dentro di me quel seme che germoglierà solo molti anni più tardi.

Figurarsi come possa essermi sentito, immaginando i viaggi di quelle persone, il loro toccare con piede luoghi e nazioni sempre nuovi a centinaia di chilometri da casa, mesi e mesi lontani dalla famiglia e dagli affetti, spinti da una insaziabile sete di curiosità e di avventura.

Quale complesso di inferiorità mi abbia assalito quando ho realizzato di come il mio libro, La Via Francigena di Montagna, parli di un cammino fatto nella terra dove sono nato ed il percorso si sviluppi a pochi chilometri da dove sono cresciuto. Per un lungo periodo di tempo mi sono sentito un “viaggiatore” inferiore – non solo uno scrittore e narratore – per la vicinanza del luogo camminato, in senso metaforico il mio giardino di casa, per i pochi giorni, alla fine solamente dieci, per la relativa semplicità, zone conosciute e prive di pericoli e difficoltà oggettive. Continua a leggere

La soluzione del problema


C’è stato un periodo, dopo L’11 settembre del 2001, in cui s’era diffusa una specie di panico relativo a possibili aggressioni, attentati, azioni di violenza ad opera di terroristi legati all’islamismo. Io stesso mi sorpresi a guardare alle mie spalle, mentre prendevo le ostie consacrate dal tabernacolo provvisto di una superficie riflettente. Nelle messe in cui partecipavano i poveri da noi assistiti, se uno di loro si portava le mani alla cinta o compiva gesti simili, temevo si lasciasse esplodere all’interno della chiesa. La medesima cosa si verificava sui mezzi pubblici e in tutti i contesti in cui si formavano assembramenti di persone.
Da allora, sono cambiate molte cose. Entrato nel cuore incandescente della profezia, certo di assistere a rivolgimenti epocali che metteranno in ginocchio il mondo intero, pronto ad aggrapparmi alle ali della Provvidenza in una sorta di film al cardiopalmo, non mi sono mai sentito tanto sicuro e tanto in pace.
La fede è un paradosso perché lo è la vita stessa: la amiamo ma dobbiamo morire, siamo fatti per lo spirito ma ci ritroviamo attratti dalla carne, siamo pensati per solidarizzare e ci scanniamo.
Comprendere la nostra condizione significa guardare in faccia queste e altre antinomie, che rimangono lì, anche negandole.
Se il mondo non consistesse in una serie di contraddizioni, potremmo pensare di cavarcela da soli, salvati da una logica di nostra invenzione. Il rompicapo, invece, ci costringe a ricercare altrove la soluzione del problema, se davvero per noi è così importante.

Vivalascuola. L’anno che verrà

In questa puntata di vivalascuola Giovanna Lo Presti riflette sulle novità di questo anno scolastico 2017-2018. La “Nuova Scuola” è una sorta di Paese dei Balocchi, da cui si esce tanto ignoranti quanto lo si era quando ci si è entrati. Non dimentichiamoci però che nulla è per sempre e che l’importante è avere in mente un modello alternativo di scuola e battersi, collettivamente, per realizzarlo. A tutti buon anno scolastico 2017/2018, con l’augurio che l’anno sia illuminato dalla luce della ragionevolezza e della speranza e che, come pensa il venditore d’almanacchi di Leopardi, sia migliore degli anni passati.

Ci auguriamo che non somigli a nessuno degli anni passati
di Giovanna Lo Presti

La “Nuova Scuola”: la base per fabbricare cretini

Un elenco sufficientemente completo delle novità che attendono studenti, insegnanti e lavoratori della scuola nell’anno scolastico 2017-2018 lo ha pubblicato Il Sole 24 ore. Continua a leggere

Fernanda Romagnoli, poesie


Una maldestra baldanza,

poesie di Fernanda Romagnoli

 

tratte da “Il tredicesimo invitato”, Garzanti Editore

 

a cura di Barbara Pesaresi

Il tredicesimo invitato

Grazie – ma qui che aspetto?

Io qui non mi trovo. Io fra voi

sto come il tredicesimo invitato,

per cui viene aggiunto un panchetto

e mangia nel piatto scompagnato. Continua a leggere

Apparizioni


Molti non credono alle apparizioni, invece a me sembrano normali. Mi piacerebbe vedere la Madonna: avrei parecchie questioni da proporle, ma soprattutto sperimenterei quel sapore che sogno da sempre, l’odore inconfondibile del paradiso. Qualcuno pensa all’aldilà come a qualcosa di anodino: secondo me si sbaglia. Io immagino un mondo dai sapori incredibili, dagli odori estasianti, dai colori quaggiù inimmaginabili. Confesso che certe volte, questa terra, mi sembra sopportabile soltanto perché esiste il paradiso, che non è qualcosa di alieno, ma una realtà che cominciamo a intravedere, a toccare, a fiutare già adesso, tra gli scarichi mortali delle auto, la pesantezza degli stati d’animo, le imprecazioni della vita quotidiana. C’è tanta bellezza che sottovalutiamo: sacrifici nascosti, gentilezze discrete, generosità di cui nessuno parla. È già qui che possiamo andare a caccia di sapori, di odori, di piaceri “altri”. Alcuni santi si associano a profumi: pensiamo a Padre Pio. Il segreto è guardare più in là, lasciare agli occhi, alle mani, alle narici, il tempo necessario per vedere e sentire ciò che in qualche modo neutralizza l’atmosfera di odio, sospetto o indifferenza. Se apparisse la Madonna, le chiederei di aprirmi gli occhi, gli orecchi, di allargarmi i polmoni per respirare la sua aria, ammirare i suoi colori, per gustare in questa vita stridente l’armonia del paradiso.

Le sirene di Laura Pugno


di Guido Michelone

In parallelo all’uscita del nuovo romanzo, La ragazza selvaggia, viene riedito Sirene la prima opera narrativa della quarantasettenne scrittrice romana, fra le figure emergenti nel panorama letterario del XXº secolo, tra le poche a distinguersi con risultati brillantissimi tanto nella prosa quanto nella poesia. Continua a leggere

Appartamento


Il mio appartamento è ridotto a una stanza, nella quale deve entrare tutto. Non è facile convivere con una vista fissa sulla citrosodina – presente in ben due confezioni -, con un metro estraibile che non si usa ma è bene conservare, con un borotalco spray creato per rimuovere macchie che rimangono lì (e resta inspiegabilmente pure lui).
Davanti a me c’è la serie di fiale Tredimin soluzione orale, che dovrebbe riesumare la vitamina D. La fila prosegue sui ripiani a destra, tra quei bioregolatori indispensabili che sono i libri.
In questo senso, c’è una parte di me che si prolunga nella mansarda dell’edificio ospitante, in cui abbiamo trasferito i volumi provenienti dalla biblioteca del Centro giovanile, e che ora attendono qualcuno che li doti di scaffali.
Sul letto ci sono un piumino e due coperte, che d’estate non so dove riporre. Prima di dormire, li sposto sulla sedia: riti quotidiani che celebrano la caducità del tempo e dello spazio, e acuiscono l’anelito agli ampi locali del paradiso prossimo venturo.
La statuetta della Madonna di Medjugorie è mezzo coperta dal Symbiotic GSE, integratore a base di fermenti lattici, frutto-olisaccaridi e principi vegetali, da prendere in contemporanea con il Broncho-Vaxom, che si sporge sull’angolo della scrivania, simbolo muto di una salute in bilico.
Sul modulo a sinistra, in alto, campeggia un’immagine enorme di don Mario: sorride con un dente solo e si commuove, in quell’impasto di riso e di pianto che è l’icona della sua vita inimitabile. Quando lo guardo, riesco a mettere insieme cose lontanissime: la confezione di saponette in offerta speciale, il presepe argentato racchiuso in una mano, la scatola vuota del tom tom…

CRESTOMAZIA 30: “Così comincia a donare” di Cesare Viviani

Così comincia a donare
chi non sa amare, l’amore
non abbisogna di doni. Per fare
spazio dentro di sé
quante case da abbandonare,
quante strade da macinare,
finché l’aria si fa tersa, limpida
e non c’è ricordo, nessuna speranza
solo una stanza
vuota.

da Silenzio dell’universo, VII


“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

Fest(ival)


Aborrendo il festival di Sanremo, ho pensato per anni di non essere normale. Se fa tanti ascolti, mi dicevo, in difetto sono io. Mi sono disenteressato ai must della mondanità, come le discoteche, i pranzi di nozze, l’autoreferenzialità della politica. Non ho mai letto le rubriche finanziarie, le lettere al direttore, il Buongiorno di Gramellini. A confermare la mia anormalità c’era l’amore per Guccini, Clemente Rebora e il legno di Guajaco della linea Tesori d’Oriente, che infatti non c’è più.
Solo un po’ alla volta ho capito che i gusti sono sacri e dobbiamo coltivarli come tracce di un Progetto che da sempre ci riguarda.
Ma il bello viene adesso.
Lo scrittore a cui invano inviavo le mie email, oggi ha risposto. Là per là non credevo ai miei occhi. Ho pensato a una diffida, una minaccia, una sonora presa in giro. Invece no: mi ha risposto sul serio.
Volendo trovarci una morale, potrebbe essere questa: bisogna sempre fare quello che sentiamo nostro, dirigerci dove l’anima è certa di dover andare, fosse pure una canzone di Guccini, o una poesia che commuove solo noi.
Felicità è dire grazie, anche se tutti si voltano dall’altra parte. Prima o poi l’amore torna indietro, come lo 08 su via di Saponara.

La generazione perduta dei pornoragazzini

Tutto quello che non sappiamo sulla pornografia in rete raccontato in un saggio fondamentale appena pubblicato in Svezia

È uscito in Svezia un libro dal titolo “Droga visiva – su pornografia in rete, bambini e ragazzi” [“Visuell drog – Om barn, unga och nätporr”, Kalla Kulor Förlag, 2016] che sarebbe veramente utilissimo tradurre in italiano. Le scrittrici sono due centrali termonucleari: Maria Ahlin − giovanissima presidente dell’associazione Freethem contro il trafficking − e Ulrica Stigberg − pastora della Fryhuset, il più importante e vitale centro giovanile di Stoccolma.
Per scrivere questo libro Ahlin e Stigberg hanno scelto di fare un passo indietro rispetto a una prospettiva morale sulla pornografia, preferendo concentrarsi solo sugli effetti del suo consumo a danno della salute di giovani e giovanissimi, sia a livello neuropsichiatrico che fisico e sociale. Hanno intervistato esperti di ogni tipo: professori universitari, neurologi, criminologi, commissari di polizia, sociologi, urologi, psicologi, ricercatori, personaggi televisivi. Ma soprattutto, hanno parlato a lungo con decine di ragazzi e ragazze, che hanno (finalmente) trovato orecchie adulte per esternare le problematiche che né genitori né insegnanti sanno affrontare, e hanno scoperto che nessuno di loro aveva mai avuto la possibilità di parlare con un adulto su questo tema. Il quadro che ne emerge è molto inquietante e con forti ripercussioni sociali. Continua a leggere

Noam Chomsky, Così va il mondo


Riflessioni sul nuovo libro del grande studioso americano

di Guido Michelone

Ritenuto, come scritto di recente ‘New York Times’, il maggiore intellettuale vivente, l’americano Noam Chomsky, ottantanove anni splendidamente portati, offre con Così va il mondo (How The World Works nell’originale uscito nel 2011) al lettore italiano un nuovo libro che di fatto è una raccolta di interviste e dialoghi con David Barsamian e Arthur Naiman, Continua a leggere

I dimenticati


Bisognerebbe scrivere il libro dei dimenticati: le persone a cui nessuno bada, anzi, che in genere vengono evitate, come avessero un marchio d’insignificanza, un grigiore intrinseco, invincibile, l’assoluta incapacità di emergere sul palcoscenico del mondo. Li riconosci perché stanno in silenzio, come se non avessero diritto alla parola, e in disparte, perché attenti a non invadere il territorio altrui, a essere i primi a togliersi di mezzo.
Bisognerebbe scrivere il libro dei dimenticati, perché introducono nella dimensione misteriosa del lasciare spazio, in un mondo in cui tutti fanno a gomitate; insegnano l’arte del togliere, tra gente che pensa solo a accumulare, contagiano la virtù dell’astenersi, in un contesto che si satolla di tutto fino a esplodere.
Bisognerebbe scrivere il libro dei dimenticati, perché ti guardano con un sorriso irresistibile, quando li accogli, come se avessi indovinato un segreto che fa bene più a te che a loro: perché i dimenticati, in realtà, si dimenticano di sé, sperimentando la formula esclusiva dell’amore, spesso contraffatto dalle degenerazioni del narcisismo e dell’autoaffermazione.
Bisognerebbe scrivere il libro dei dimenticati, se non fosse stato scritto da duemila anni. Ci hanno pensato in tanti, ma solo in quattro sono passati al vaglio della storia: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Vale la pena leggere con attenzione, entrare nel mondo incantato del silenzio.

Luigi Maria Corsanico legge Andrej Arsen’evič Tarkovskij

da qui

Arsenij Aleksandrovic Tarkovskij
Morire in levità
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Karl Friedrich Abel, WKO 207
per viola da gamba solo
Nima Ben David

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Stazione


Dal treno il paesaggio è discontinuo. È un mondo in movimento che suggerisce immagini, ricordi, previsioni, come se fosse il ritmo dei quadri che appaiono via via a dettare il flusso di coscienza, mentre è vero il contrario: c’è un motivo, infatti, se lo sguardo si sofferma su quella fattoria, o su una chiesa, o sul cane che rincorre un gatto davanti al cancello della villa.
La fattoria mi ricorda il ristorante fallito tempo fa, in cui una vistosa matrona elargiva con fervore saluti chiassosi e battute riciclabili. Era finito anche in un film, per cui la notizia della cessata attività mi aveva sconcertato. Dal mio punto di vista, fu un simbolo chiaro della fugacità di ogni successo mondano.
La chiesa di pietra rappresenta il mio ministero tormentato, esposto alle intemperie, in bilico tra cielo e terra, come un aquilone. Un prete non dimentica di esserlo, ma la chiesa che scorre via dal finestrino gli rammenta che è coinvolto, come gli altri, in un flusso universale che trascende tonache, camici e divise.
Il cane è il segno della fedeltà, l’unica risposta sensata al precipitare degli eventi, al tempo che incalza togliendoti il respiro. Se c’è una cosa ingiusta è l’epiteto cane infedele.
Il treno in corsa è una buona postazione per comprendere la vita; evoca la natura effimera del mondo e al tempo stesso è la chiave per interpretarlo e viverlo al meglio. Incarna la mentalità simbolica, per cui uomini e donne sono sacerdoti posti sul confine fra la terra e il cielo, inquilini di una fattoria che nel quadrante successivo è già una chiesa, destinata a sua volta a trasformarsi nell’icona di una fedeltà senza riserve: passeggera di un treno che si ferma soltanto sull’immagine, desiderata e temuta al tempo stesso, dell’ultima stazione, l’aquilone già pronto a decollare per un altro mondo.

Zadoorian viaggia contromano con Virzì

Quest’anno a Venezia vengono presentati film importanti, come sempre, film che meritano attenzione; e film che escono fuori dalle pagine di libri stupendi; in particolare, personalmente faccio il tifo per due: uno, diretto da Ritesh Batra, e interpretato da Robert Redford e Jane Fonda, è tratto da Le nostre anime di notte di Kent Haruf, pubblicato in Italia da NN editore e tradotto da Fabio Cremonesi; l’altro è The Leisure Seeker, nato dalla lettura di Paolo Virzì del libro di Michael Zadoorian, tradotto da Claudia Tarolo e pubblicato nel 2009 da Marcos y Marcos, e portato al cinema da Helen Mirren e Donald Sutherland.
Haruf è sul mio comodino, e presto lo leggerò; a In viaggio contromano sono particolarmente affezionata dal primo momento in cui la fortuna lo ha fatto capitare tra le mie mani. Spero (e sono sicura) che Virzì abbia fatto un buon lavoro, e intanto propongo una mia lettura “a caldo” di qualche anno fa. E preparo i fazzoletti!

Non sta a noi giudicare.

Non sta a noi giudicare se sia o meno opportuno che una coppia di anziani malandati parta a bordo di un vecchio camper – il Leisure Seeker – e percorra la ormai poco battuta “Historic Route 66”, highway rimpiazzata negli anni Ottanta e che una volta collegava l’Est con l’Ovest, Chicago con Santa Monica, per arrivare da Detroit a Disneyland. Non sta a noi giudicare se sia il caso di scegliere una vita “contromano”, contro le regole, contro il sentire comune e la convenzione sociale che ci porta a “pensarci” troppo spesso con la testa degli Altri.

A noi sta solo leggere, ascoltare la voce narrante di Ella e appassionarci alla storia.

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