Addio fantasmi di Nadia Terranova

I libri di Nadia Terranova per me sono “casa”, non solo perché siamo entrambe nate e cresciute a Messina. Sono casa perché ritrovo quella familiarità nel linguaggio, nel modo di raccontare, che mi riporta ogni volta al mio “lessico famigliare”.

Anche io, come Ida, sono andata via da Messina a 23 anni, senza però la morsa che sicuramente le avrà stretto lo stomaco mentre saliva sul traghetto. Ho avuto per mesi in testa l’immagine di quella ragazza girata di spalle, con lo sguardo rivolto alla sponda calabra, che si lascia indietro dolore, sofferenza, domande appese a un filo, per ricominciare sulla terraferma; come se l’isola, la mancanza di confini, rendesse labili anche i confini dell’anima.

Ida lascia a terra, dall’altra sponda rispetto al Continente, la madre, presenza senza nome in questo romanzo, e distante da lei, prima di tutto nel modo di affrontare uno stesso dolore; entrambe hanno subito una perdita insopportabile (il padre di Ida scompare da un momento all’altro, materialmente, dopo essere “scomparso”, essersi chiuso in se stesso), ma mentre la figlia si chiude a riccio, e punta gli aculei verso un mondo che tiene lontano, affinché non le faccia ancora male, la madre si apre e va avanti, nonostante tutto.

Immagino Ida che dopo anni torna, questa volta con il vento dello Stretto che le scompiglia i capelli, ormai donna; la vedo mentre stringe gli occhi per leggere ancora una volta, come se fosse la prima, la scritta sotto la Madonnina che accoglie chi arriva a Messina (Vos et ipsam civitatem benedicimus), come a prenderla tutta per sé quella benedizione che le farà affrontare i suoi fantasmi, una volta per tutte. Come se i messinesi fossero un tutt’uno con la città, come nelle parole di Maria ai naviganti che partivano per la battaglia di Lepanto. Il messinese combatte sempre una battaglia, per rimanere, per andare via, per non lasciarsi mangiare da una città che trattiene, anche quando sei lontano.

Ida scende dal traghetto, forse a testa bassa, o forse respirando la salsedine con la cassa toracica aperta, e inizia a ripercorrere, come in un lento flashback, tutti i luoghi della sua infanzia, a ritroso, portandosi ancora un fardello che pian piano diminuirà il suo peso. Un peso che, a differenza di quando era solo una ragazzina, chiusa in una corazza impenetrabile per chiunque, perfino per la sua amica del cuore, Sara, inizia a dividere con chi le sta intorno. E trova un estraneo, un “forestiero”, che sta lavorando a casa della madre, per fare i conti con il suo dolore, in uno scambio quasi alla pari, che ha il suo culmine in uno dei posti più belli e meno battuti della città, la Casa del Puparo (Foto tratta da IlChaos.com).

I luoghi e le parole, in questo libro, si legano indissolubilmente all’anima della protagonista, che prova a ritrovare sé stessa ripercorrendo le strade della sua infanzia e facendo rotolare sulla lingua parole che sono un codice di appartenenza (la mattonella di gelato, la passeggiatammare tutto attaccato). Cerca il padre in sé stessa, nella sua stanchezza che a volte la farebbe scappare, scomparire, come prima di lei ha fatto lui.
Tutto prende corpo in questo romanzo, perfino i ricordi, che in uno dei dialoghi intensi con la madre diventano solidi, concreti, si possono quasi toccare. E il corpo è al centro, soprattutto nella prima parte della vita di Ida. Per un corpo (quello del padre) che non è mai stato ritrovato, c’è un corpo di figlia adolescente che viene quasi anestetizzato, che paradossalmente subisce ma non sente dolore, consapevolmente, alacremente, in una ricerca di un sé astratto che Ida porta avanti senza sosta, quasi a diventare un fantasma lei stessa. Fantasma in casa (non ha un dialogo con la madre), fantasma per l’amica Sara, che proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di lei la vede sparire dietro il suo dolore, fantasma anche quando il corpo è presenza attiva nelle prime scoperte, i primi contatti con altri corpi.
Nel momento del ritorno, quel fantasma già non c’è più e anch’esso diventa corpo, che abbraccia, si scontra, si pone con prepotenza davanti a quell’amica che la aveva allontanata, si impone quasi con una presenza che a distanza di anni pesa come un macigno.

Ogni parola, ogni gesto, ogni scena in questo libro mi riportano a casa, e non solo perché conosco bene ogni luogo. C’è talmente tanto amore e rispetto nella scrittura di Nadia (ancora più “aperta” in questo romanzo) da essere accogliente, anche se dura. È come ascoltare una di quelle storie che raccontavano le nonne: mentre ti portavano in un mondo di mostri, lupi e boschi, ti stringevano in un abbraccio. La scrittura di Nadia per me è questo: temi forti, fortissimi, quel velo di malinconia che mi porto dentro e viene dalla terra, e un abbraccio che nonostante tutto riesce a rasserenare anche davanti al fantasma più inquietante.

Addio fantasmi è fra i 12 finalisti del Premio Strega e sarà pubblicato in vari Paesi.

Il Bon Ton di Elisa Volta

di Guido Michelone

Si trova in libreria da qualche settimana un singolare volume – Pillole di bon ton – che, visto l’anacronismo dell’argomento trattato e come viene impaginato con una grafica art déco degna delle migliori produzioni di un tempo lontano, parrebbe inutile, vecchio, obsoleto a prima vista: in realtà è tutto attualissimo e modernissimo, come ci spiega Elisa Volta, al debutto come scrittrice.

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Buona lettura 17: “Artigianato sentimentale”, di Gabriele Borgna

“BUONA LETTURA” 17. “Artigianato Sentimentale“. Gabriele Borgna

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.
Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

È la vita della poesia, quella che dapprima si presenta profonda, delicata, silenziosa per poi animarsi mossa dalla passione e scrosciare con forza sulla realtà, sul tempo e sullo spazio, “squarciando viscere e ragione“.

Un’invenzione libera, quella di Gabriele Borgna in Artigianato sentimentale (puntoacapo CollezioneLetteraria) per una poesia che si rimescola all’esistenza e dove trovano posto momenti vitali, incanti d’amore che producono vibrazioni ma anche immagini lancinanti, capaci di ospitare l’inatteso. Continua a leggere

Sguardo

Diciamo sempre di guardare Gesù, ma è Lui che ci guarda per primo. Basta pensare al Padre misericordioso della parabola, che scruta la strada deserta sperando che il figlio ritorni, dal paese lontano in cui si trova. Appena ci voltiamo, cogliamo il suo sguardo trepidante, il suo ardente desiderio di abbracciarci.

Frammenti di Cinema # 15

Vi consiglio di non sottovalutare i film di genere. Molti di questi – alcuni veri capolavori – sono un pretesto per affrontare questioni importanti e delicate, pur divertendo. Per esempio, due registi sono maestri di questo schema, quasi un gioco allegorico con lo spettatore. Si tratta di David Cronenberg e M. Night M. Shyamalan. Il primo è ossessionato da alcuni temi: il doppio; le mutazioni della personalità; il corpo. Il regista indiano autore de Il sesto senso (1999), continuamente si confronta con quello di Dio e del deus ex machina. Eppure sono registi divenuti popolari per film di fantascienza o horror psicologici. La Mosca (1986) è un vero e proprio cult nel suo genere. Eppure, può anche essere visto come una drammatica e kafkiana allegoria sull’alienazione del corpo e della coscienza. In Signs (2002), Shyamalan, che non è neppure cristiano, addirittura riprende l’invocazione “beati coloro che hanno creduto senza aver visto”. Infatti, Mel Gibson, sacerdote in crisi di fede, verifica personalmente che pretendere di toccare per credere, talvolta, può serbare delle sorprese. Come trovarsi a tu per tu con un extraterrestre.

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Come sempre

Gesù comunica con noi in molti modi. Se lo dimentichiamo, si fa ricordare con un segno di verità, di bellezza o di bontà. Per il Creatore non è così difficile utilizzare le note più toccanti di ciò che ha creato. A noi tocca fare attenzione, come sempre.

Le pagine ritrovate di Giovanna De Angelis – Bernari

giovanna de angelis

Proseguo la pubblicazione degli scritti di Giovanna De Angelis iniziata a gennaio scorso postando questo saggio scritto per il convegno su Carlo Bernari tenutosi a Roma il 22 e il 23 ottobre 2002, organizzato in occasione del decennale della morte dello scrittore dal Dipartimento di Studi Filologici, Linguistici e Letterari dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. In qualità di relatrice Giovanna De Angelis scrisse questo saggio: “Speranzella”: il teatro della strada fra bozzetto, realismo e ideologia di cui potete scaricare qui il pdf: 06 bernari la speranzella.

Buona lettura!

La Porta

Ultimamente parlo spesso della porta: Maria Ianua coeli – Porta del cielo -, Gesù Porta delle pecore (uno degli ingressi di Gerusalemme, che portava al Tempio). Dice il Cristo alla Bossis: c’è una porta che dà accesso alla visione di Dio, ma occorre aprirla. I nostri incontri all’alba servono a questo.

Intervista a Simone Venturini


(Leggi l’articolo di Domenico Agasso Jr su Vatican Insider

La fonte della vita. L’eterno nascosto nell’anima è il titolo del nuovo libro di Simone Venturini, edito da Emersioni. Una guida rivoluzionaria alla ricerca della casa interiore dove rifugiarsi quando tutto sembra crollare e si pensa di aver fallito, come spiega l’autore.

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Al nuovo giorno

La fede è desiderio, come dice Agostino, e se desideri amare, stai già amando. Possiamo liberarci dai sensi di inadeguatezza, dallo scoraggiamento che ci prende pensando di esserne incapaci. Desideriamo? Stiamo amando. Il cuore esce dal gelo, si riscalda, rivive, al nuovo giorno.

Più di tutto

0gni volta che avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Gesù dice sul serio. Se vogliamo compiacerlo, possiamo fare qualcosa di bello e di buono al nostro prossimo. È una delle verità più difficili da capire e realizzare. Ma una volta compresa, ti cambia la vita più di tutto.