Lirico terapia. T. S. Eliot, Il palazzo di Circe

Il palazzo di Circe

Attorno alla sua fonte, che fluisce con la voce di uomini in pena, 

vi sono fiori sconosciuti a tutti. 

I petali hanno zanne, e sono rossi

con striature e con orrende macchie; 

germogliano dai morti. –

Noi non ritorneremo in questo luogo.

Sorgono dalla tana le pantere 

nella foresta che infittisce al fondo, lungo le scale del giardino giace 

il pitone indolente; ed i pavoni

incedono lenti e maestosi, 

ci osservano con gli occhi di coloro che conoscemmo tanto tempo fa.

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Esercizio

Pensare alla passione di Gesù, tenergli compagnia in certi momenti della nostra vita, sapendo che il Suo vissuto è sempre attuale, che è questo l’istante in cui viene flagellato, coronato di spine, crocifisso: è un esercizio da non perdere, se si vuol crescere nella divino-umanità.

Buona lettura 28: “Dante in love”, di Giuseppe Conte

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

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Lirico terapia, Osip Emil’evič Mandel’štam, Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese.

Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese

Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese,

a dieci passi le nostre voci sono già bell’e sperse,

e dovunque ci sia spazio per una conversazioncina

eccoli ad evocarti il montanaro del Cremlino.

Le sue tozze dita come vermi sono grasse

e sono esatte le sue parole come i pesi d’un ginnasta.

Se la ridono i suoi occhiacci da blatta

e i suoi gambali scoccano neri lampi.

Ha intorno una marmaglia di gerarchi dal collo sottile:

i servigi di mezzi uomini lo mandano in visibilio.

Chi zirla, chi miagola, chi fa il piagnucolone;

lui, lui solo mazzapicchia e rifila spintoni.

Come ferri di cavallo, decreti su decreti egli appioppa:

all’inguine, in fronte, a un sopracciglio, in un occhio.

Ogni esecuzione, con lui, è una lieta

cuccagna ed un ampio torace di osseta.

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Lirico terapia. William Butler Yeats, Avvento della saggezza col tempo.

Avvento della saggezza col tempo

Unica è la radice a molte foglie;

nella menzogna della prima età

volgevo fronde e fiori incontro al sole; 

voglio appassire nella verità.

Cosa dicono alla nostra vita questi versi? Ognuno può leggervi la propria parabola, dalla carne allo spirito, dai sensi esterni ai sensi interni. Ma, come sempre, la poesia dice di più: cosa sono quelle fronde e quei fiori? Che significato ha quell’appassire? Sono uno spazio vuoto in cui ciascuno può mettere al vaglio la sua vita.

Lirico terapia. Giovanni Giudici, Via Stilicone.

Via Stilicone

Via Stilicone è a Milano una 

Fra le vie piú tristi che io conosca –

Una fila di case e quasi niente 

A confortarle dalla parte opposta


Dove mangiano alle notti 

Di uno scalo e di un cimitero 

Le luci delle sue finestre 

Occhi di fatiscente impero


Come la fronte di chi stando 

A un nudo tavolo altra fronte 

Cerca a cui stringersi posarsi 

Ma nessuna gli risponde


E giú si piega e si abbatte 

Si fa cuscino delle braccia 

Vuole scappare da se stesso

Sparire alla propria faccia


Strada uguale a dove sbando 

Piú ogni giorno o amica mia 

Al Senzafondo al nome Morte 

Che ha per compagna Follía


Via Stilicone è a Milano la via

Piú vulnerabile che io conosca –

Una fila di case con paura 

Del buio dalla fronte opposta

***

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Lirico terapia. Sujata Bhatt, Un’altra storia.

Sujata Bhatt

Un’altra storia

I

Il grande Pan non è morto;

è solo emigrato

in India.

Qui gli dèi girano indisturbati,

travestiti da serpenti o da scimmie;

ed è peccato

trattare male un libro.

È peccato spingere un libro da una parte

                     con il piede,

è peccato sbatterlo forte

                     contro un tavolo,

è peccato buttarne uno sbadatamente

                       dall’altra parte della stanza.

Devi imparare a girare le pagine con garbo,

senza disturbare Sarasvati,

senza offendere l’albero

dal cui legno è stata fatta la carta.

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Poesia italiana del XXI secolo

Alfonso Guida è nato nel 1973 a San Mauro Forte, in Lucania, dove vive. La sua opera prima è Il sogno, la follia, l’altra morte a cura del Laboratorio delle Arti, Milano, seguita dalla plaquette Le spoglie divise (Quindici stanze per Rocco Scotellaro). Suoi versi sono apparsi su diverse riviste e antologie italiane, fra le quali Poesia. Ha approfondito in particolare l’opera di Beppe Salvia, Dario Bellezza, Amelia Rosselli e Paul Celan. Con Poiesis, ha pubblicato nel 2011 la raccolta Il dono dell’occhio e nel 2012 il lungo poema Irpinia. Nel 2013, per Aragno, è uscito il diario in endecasillabi sciolti Ad ogni passo del sempre. Nel 2014 ha pubblicato per LietoColle, L’acqua al cervello è una foglia, raccolta di madrigali dedicati, omaggio a Petrarca, Buonarroti, Pascoli. Nel 2015, per Il Ponte del Sale, Rovigo, pubblica Poesie per Tiziana, il compendio di un’esperienza psichiatrica e psicoanalitica di oltre ottomila versi. La sua ultima raccolta è Il luogo del sigillo del 2017 per Fallone Editore.

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Andrea legge nel tubo: un brano da “Tre uomini in barca” di Jerome K. Jerome

Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi Andrea legge un brano da Tre uomini in barca di Jerome K. Jerome, cap. 4.

 

Lirico terapia. Giovanni Giudici, Questo caro sgomento.

Questo caro sgomento

L’infanzia dalle lunghe calze nere

Logorate ai ginocchi sugli spigoli

Dei banchi, l’infanzia delle preghiere 

Assonnate ogni sera, delle nere

Albe dei morti, della litania

Di zoccoli cristiani sul selciato,

L’infanzia che m’ha dato 

Questo caro sgomento mio d’esistere…

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