Un omaggio ad Alessandro Parronchi

di Luca Ariano

 

Pubblico qui una breve antologia di poesie di Alessandro Parronchi scomparso il 5 gennaio 2007 all’eta di novantadue anni. Era l’ultimo ermetico ancora in vita; coetaneo di Mario Luzi e Piero Bigongiari di cui fu amico per tutta la vita.

 

 

 

 

Antologia poetica

ALL’AMICA

Quando la notte spengerà le rose
udrai più forte scorrere la gioia
di quel che ora all’orecchio non induca
a credere dai gialli orti la voce
che verso il giorno libera il mio nome.
Mi sei vicina, tenere come astri
al tuo collo s’attardano le buccole,
ed è leggiadro il caldo dell’amore
nella pupilla che la luce incrina.

(Da I giorni sensibili)

SALUTO

E tu ti leverai libera un giorno
su queste strade e cercherai nel rosa
d’altre sere venienti una fanciulla
che ti somigli e replichi il tuo viso
nell’aria, le tue palpebre nel sole.

Mi sarà dato risentire i gridi
dell’antica città dove la chioma
illuminata germinò il colore
dell’ortensia, e sui labbri d’autunnale
vento percossi palpitar la voce
per te ancora di lacrime amorose.

Così al mondo passar senza parole
non potrai: per le foci delle stelle
questa notte risale e ogni altro lume
berrà. Presto con te saranno sole
l’ombre intente ai giardini, io senza vita

tornerò qui d’intorno ad alitare
dolce forse così come la neve
cade i freddi cortili, ai davanzali
delle case ove in quiete ombre s’avverano.

(Da I visi)

LIED

A un soffio di vento dell’alba ha tremato
la stella, poi veli su veli di luce
la vincono. Invade i marosi del cielo
l’inverno e sconvolge quei rami d’ulivo
un vento che strappa l’amico all’amico,
che strugge i ricordi, che annulla per sempre
nel bianco dell’alba la luce d’un viso.

Lontano da qui mi vedrai. Sentiremo,
speranza che ho chiuso nel cuore, spuntare
viole nei fondi boscosi, degli anni
perduti la ressa disfarsi, cantare
a noi quelle voci che prima udivamo,
le dita sui rami ghiacciati di brina
nel rosso dell’alba più calde passare.

La triste catena fu rotta, pareva
che mai l’uno all’altro saremmo sembrati
gli stessi che un giorno s’amarono… Andiamo!
Le stelle son già dileguate, la neve
coi fumi dell’alba si mischia, riappare
più forte la luce, né più dove ieri
ci vinse la sera possiamo tornare.

(Da Un’attesa)

A MIO PADRE, IN SOGNO

Sorridi un poco e te ne vai pensoso.
E ad un tratto con lacrime mi chiedo
quanto tempo è che al petto non ti stringo
non afferro da amico quelle braccia.
La memoria ha insensibili naufragi.
Scolora come il cielo di settembre
sotto il vento si popola di nubi.
Te ne vai. Quante cose all’improvviso
mi ritrovo da dirti… E resto muto.
Ma perché nell’istante che mi volto
non sei più là? Ci sono tante cose
da dirsi… Ed io ti chiamo ancora, e credo
che non può certo, questo, essere un sogno.

(Da Coraggio di vivere)

GRAZIE, BETOCCHI

Triste assillo dell’inutilità
ci tormenta da giovani.
Ricordo che davanti alle vetrine
di Seeber ero triste se pensavo:
poter essere lì con un libro
che dica qualcosa…
Perché questo inutile vagare?

Poi gli anni accelerarono
e non ci fu più modo
nell’orgasmo di far tutto, di sentirsi
inutile, piuttosto mi sentivo
– presuntuoso o illuso? –
non utile abbastanza…
Così il tempo ingannando
l’attività mi ha preso
e con sé giorno giorno mi trascina.
Quand’ecco apro un giornale e leggo
le poesie di Betocchi “diarietto invecchiando”.
Perdio, mi chiedo, dov’è più
la vera utilità?
Da quest’uomo che ha fede anche per me
il tormento dell’inutile rinasce.

(Da Pietà dell’atmosfera)

ALLE MARCHE

Sempre mi sarai estranea
dolce terra delle Marche non mia.
Non sono quei forestieri
che subito familiarizzano
impadronendosi di abitudini e intrighi.
Io non conosco i tuoi morti.
So poco della tua gente.
Solo m’incanta l’aspetto
delle tue valli e mura, il raro verde
che interseca il giallo dei grani,
e negli inverni il bianco della neve
che a notte sul Nerone alla luna lampeggia.
Con ciò non posso dire di conoscerti.
La tua storia mi manca alle spalle.
Sono straniero, abito in poco spazio.
A me basta un quartiere e una campagna
lontani da qui e diversi
da amare e detestare in questa vita.
Ma mi accade talvolta di fuggire
col pensiero ai meandri delle Marche,
al frastaglio che creano ombre di nuvole
ai confini dell’orizzonte, al vento
che ora li accarezza ora li sferza.
Ed alle volte tanto mi c’interno
che dopo a malincuore torno via.

(Da Pietà dell’atmosfera)

DISIMPEGNO

– Ma tu, allora, non hai nessuna voglia?

– Ho solo voglia di un buon caffè
amaro, per via del diabete.
Caffè zuccherati nella mia vita
ce n’è stati, ora non resta che l’amaro.

E il pensiero corre in Versilia
al “caffeino” di Pea al caffè Principe,
con l’ombra di Marcucci che svicola
si perde fra i pinastri della piazza D’Azeglio.
Che altro c’è a questo mondo che star bene,
in pace col prossimo e bene di salute?

Quel che rende Betocchi superiore agli altri,
intendo, è la sua incapacità di odiare.
In un giorno di sciopero dei treni
pensavo questo viaggiando verso Bologna,
sperando di arrivarci prima delle 11, appunto.
Perché non tenersi più amica la musica?
Invece sono invecchiato trascurandola,
aspettando di trovarla come l’erba d’un prato
per stendermici di quando in quando.

E il pensiero corre alla Sala Bianca,
ai dischi di musica antica, all’Orfeo.
“Vi ricorda o boschi ombrosi?” Su quei boschi ha sparso
merda il progresso; ma intorno i greppi ondeggiano ancora.

Mi scrollo di dosso i sessant’anni,
con passo di trentenne vo su per la costa
tra le ginestre in fiore.

A voi pazzi assetati di potere,
giovani, ricchi, oppressori,
ripeto una domanda di salvezza:
Che altro c’è a questo mondo che star bene
in pace col prossimo e bene di salute?

(Da Replay)

UN ANNO

Mi vellica il vento dell’estate
scorsa con un motivo di canzone
e mi avvicino al davanzale il volto
di te che te ne vai, sicuro
di veder riapparire.
Per quante estati ancora? Forse l’ultima
è questa. O forse qualche altro anno il fato
di vita ci serba…
Ma allora non decada
questa già tanto, per stanchezza o ignavia,
debole umanità.
Quello che abbiamo in noi
tutto e presto s’esprima.
Dopo vivremo giorno giorno
non più per noi, per gli altri.
Ma anche l’arte non è inutile, quando
non è chiudere gli occhi. Poesia
non è voltarsi indietro ma discernere
tra quel che all’uomo è di necessità
primaria, imprescindibile,
tra la fame la sete il sesso il sangue
e le cose di cui non può far senza,

la nostra cecità mascherata di scienza,
un rimpianto, un ricordo,
un sospetto di sopravvivenza,
un futuro già presente…

(Da Replay)

RETROSPETTIVA DI ROSAI

Il ritrovarsi tra i tuoi quadri, Ottone,
a un venticinquennio dal tuo addio
– sulla curva dell’Arno al Girone
o lassù sotto il forte di Belvedere

l’ora che traccheggia sui muri
del caffè scordando l’eternità,
la strada tra i campi che s’allontana
dietro un sole che non è più mio,

l’arrotarsi dell’occhio degli amici
contro un cielo di burrasca… – ci conforta,
ci infonde più coraggio
per affrontare la morte.

Quel tuo sguardo bruciante di tenerezza
lo rivediamo oggi più calmo,
persa l’asprezza dell’invettiva
risentiamo la tua voce viva.

Spezza, Ottone, una lancia
se tu puoi nell’al di là, per noi.
Il ricordo che in te piange s’illumini
prima che questo giorno si consumi.

(Da Climax)

DIADEMA

Queste poche parole
che mi restano, ultimi detriti
di un tempio, o di una casa, ormai distrutti,
e come i vetri di un caleidoscopio
ricompongo, disordino, tramuto
in immagini nuove,
potessi farne un piccolo diadema
umile ma gradito!

Lo innalzerei, Maria, alla tua fronte
se al tuo viso potessi avvicinarmi,
se non fosse il tuo viso alto nel cielo…

E il cielo, in uno dei giorni più bui
dell’anno, come questo in cui tra nembi
piovosi tutti i sogni si distruggono,
si slargasse in un altro cielo azzurro!

Il cielo della nostra fede, e il cielo
della gioventù nostra, alto sugli alberi,
di cui pure fu detto che sarà
rovesciato come un vecchi vestito.

(Da Climax)

Tutte le poesie sono tratte da: Alessandro Parronchi, Le poesie, Firenze, Edizioni Polistampa, 2000.

12 pensieri su “Un omaggio ad Alessandro Parronchi

  1. “potessi farne un piccolo diadema/ umile ma gradito!”…e Luca Ariano lo ha fatto per noi questo diadema, questa piccola antologia parronchiana, offrendoci così il miglior modo di ricordare il poeta.
    Antonio

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  2. Sono contento ti piacciano questi versi. Parronchi è un poeta che sento molto vicino, soprattutto quello da “Pietà dell’atmosfera” in poi. Lo so che ora sembrerà retorico, si dice sempre così dei morti, ma era anche una persona straordinaria, molto disponibile e gentile!
    Un caro saluto

    "Mi piace"

  3. E’ vero Gian Ruggero, proprio questa sua appartata discrezione, secondo me, è stata una dote straordinaria, in un panorama letterario spesso rissoso e caotico.
    Un caro saluto

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  4. io credo che Parronchi sia stato davvero “un tacito mistero” tanto in poesia quanto nella vita. lessi tutto d’un fiato il bel carteggio con Sereni quando uscì, e vi trovai l’uomo straordinario (in senso vero della parola) che fu Parronchi accanto a uno dei poeti che più amo.
    bellissimo tributo. grazie

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  5. “da quest’uomo che ha fede anche per me
    il tormento dell’inutile rinasce”
    quanta umana bellezza in questo tormento destato dall’uomo di fede,
    perchè troppo spesso la fede ha quel tragico risvolto dell’inutilità di tutto il nostro affanno quotidiano.
    “ma l’arte non è inutile quando
    non è chiudere gli occhi”

    grazie
    elena f.

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  6. salve..
    sto cercando una poesia
    di Parronchi (autore scoperto da pochissimo) intitolata “mezzanotte
    di Paolo Uccello”..chi può scrivermela può inviare il testo al mio indirizzo..grazie di tutto!

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  7. Caro Plessus, ho visitato il sito su Parronchi in “La poesia e lo spirito” ora, anche in occasione di un evento importante che voglio parteciparti. Dopodomani mercoledì 23 aprile al palazzo della Permanente in via Turati, Milano, l’editore Viennepierre presenta un’antologia parronchiana di recente pubblicazione. Se ti trovi a Milano puoi chiedere lumi a chi incontrerai. In ogni caso ti suggerisco il libro: io non l’ho ancora avuto per le mani, ma è sicuramente una scelta valida per un parronchiano come te. Non ti fornisco i dati dell’editore per ovvi motivi di privacy, ma puoi trovare i dati in rete cliccando viennepierre. Alessandra Paganardi.

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  8. Caro Nicus, mi collego ora in occasione di un evento importante su parronchi. L’editore milanese Viennepierre ha pubblicato un’antologia parronchiana che presenta dopodomani 23 APRILE al palazzo della Permanente, Milano, via Turati, alle ore 18. Conoscendo bene l’editore, di cui sono autrice, non ho dubbi abbia fatto un’ottima operazione antologica; magari c’è anche ciò che ti cerchi. Quindi ti suggerisco, se sei di Milano, di andare all’incontro e di procurarti il libro. In rete trovi tutti i dati dell’editore. Saluti da Alessandra Paganardi

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  9. Una scuola d’arte, una scuderia,
    un giardino incantato di castagni baciava Boboli.

    Un aria settembrina appena svanita,
    sospesa tra fanciullezza e adolescenza avviata
    mi accompagna ad un percorro ansioso,
    con affanno percorro
    il viottolo che da Porta Romana
    mi inoltra a scuola.

    davanti a me un uomo
    alto, austero,poetico di eleganza
    con passi lunghi e borsa in mano
    si inoltra e sparisce dietro
    quella vetrata custodita dal gigante di gesso
    che saluta chi di arte sarà il suo destino.

    E’ la mia prima lezione, 1949.50
    l’ora di storia dell’arte scocca il suo campanello di entrata,
    un aula di banchi neri mi invita a sedermi.
    Difronte un viso semiserio domina lo spazio
    la sua Figura imponente fuoriesce dalla cattedra, catafalco nero.

    lo sguardo sommerso di silenzio sorridente
    scrutano lo spazio da dietro le lenti
    presto occupato dalla prima classe della scuola inferiore d’arte.

    La prima lezione di storia dell’arte
    tuona di sorprese e di regia,
    scesa di gradini dal catafalco, di Parronchi
    verso un cunicolo angusto dal cui labirinto
    si proiettano foto di immagini d’arte.

    L’aula si illumina di mistero e di sguardi attoniti
    tuonano i suoi passi e la sua voce pacata
    che riprende il comando in cattedra

    Parla pacato e senza enfasi di opere
    di artista, di immagini dipinte

    Stiamo attraversando l’arte dell’ultimo novecento
    e nello scorre le immagini governate da un custode addetto
    sento respirare un aria nuova,
    i banchi della scuola elementare erano conclusi
    Parronchi era penetrato in quella scelta di studi
    nei modi degni di un futuro, senza del quale,avrei fallito.

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