Maria Grazia Calandrone

Dal mondo esposto

(inediti)

L’amore è la salute della scimmia.
Gli occhi dell’asino santo imbrattati dal vedere
la ruggine quieta delle cisterne.

Vento che arrota l’erba, l’ultravioletto calice
della sera come una latitudine radiante.

O il mare e i pomeriggi
composti dall’involucro ninfale della cicala.

Dammi le prove della tua gioia
nella carcassa del quotidiano
che rodi fin che è luce, luce…

Dentro il mese strisciante

Il tremito all’alba nelle tane
assume una nuova maestà macerata
per guardare nella bellezza degli alberi
nelle giornate dolci del tardo ottobre.

L’ultrasuono primario delle campane nell’ora deliquiale
costellata di nodi luminosi.

Siamo una estrema razza azzurra
– nuove sembianze erette
torri
ricevimenti
torri deflagrate
che crollano lentamente.

Il crepaccio di un corpo nel tempo,
spurgo di case
nell’imminenza di un paradiso laico.
In ostensori di neve
ho ritrovato i volti
dei soldati, ostie nere
– bilance
– cuori
di larva,
poveri cuori intrisi di materia.
Un ruminare nero sotto falde di neve.

L’isola vuota

I – il mare

Il Tirreno è una gabbia di sale
un cadavere infermo
da ricalcare
con il sonno impassibile dell’animale.

La stortura dei massi
lombi rotti di fenomeni enormi passeggeri
sulle coste
animali disposti al sereno.

I santi stavano da cormorani
– con i becchi legati
alle articolazioni del mare
fanno da battistrada a carovane.

Lo spartiacque delle santoregge
la voliera reclina del maestrale – appassiti
a uno a uno i ciuffi delle ali, poco meno di un bosco di derivazione salina.

La pace eolica delle scogliere, estesi
corni da guerra
sopra le argille in quiete come santuari
e miniere di argenti salini
mercantili nel bunker dell’aratura.

II – la terra

Un immenso lenzuolo sepolcrale sulla grancassa del mare
dove l’inanimato
agisce
e il mare avvampa verso il bianco azzimo
del branco umano che imita l’arsura dei gabbiani e il gregge.

Vacche
del colore del grano
nel sole malinconico – un campo brado
di dolcissimo latte.

Spiagge schiuse da un lutto secolare, in avaria
sulla terra
non completata dal deserto rintocco del sole e piena di mugghi.

Può solo essere santa perché sull’isola è il vuoto
la terra senza vista
senza candela di animali
e nel globo dell’alba vibra l’ascia infelice
del polso
fino all’osso dell’albero. Una croce
di silenzio erompe
nel coro sacro
– nel profitto
di erbe estinte che sanno di cratere.

Dal burrone di Babi Yar
(29 – 30 settembre 1941)

Ma di colpo volevo
vivere vivere
nell’infezione umana. Come?
scappare se lei resta qui – ma tornai in superficie
cancellato in me
cancellata la specifica proprietà umana
del ridere. Loro
bruciavano costretti
a guardare i neonati diventare cenere (la propria
muscolatura e l’altra, la saliva e il respiro
degli altri) e l’odore salato di capelli arruffati travolto
dall’ustione. Guarda la torcia della sua fronte sulla quale posavi
l’altra metà dei tuoi baci. Così
non poterono staccare il corpo di mio fratello dalle sue braccia, per
tanto
che lo stringeva io continuo a pensare da quale morsa verrà la mia salvezza.

Un mare di persone e di dolore.
Anche gli alberi stesi sulla terra per il dolore.
Nel grigio fosforico della pietraia due
come manichini compromessi.
Non furono
le pallottole
dei soldati ubriachi a far morire
ha ieled shelì, fu il peso
del mio abbraccio sotto il peso dei corpi.
Poi di nuovo gli spari. E i denti d’oro vennero strappati
dalla bocca dei morti.

Lo sguardo di mia madre
era spaventoso – sotto lei era un mare di corpi coperti nell’anima – io
tacqui
come fanghiglia nera. Cosa
poteva emergere dal fondo del burrone se non questa
inarginabile
colpa.

3 febbraio 2005

ha ieled shelì: il mio bambino (ebraico moderno)

I muschi pavimentano le primavere

Era buio, quella sera – un buio
molto lento e tranquilllo – dal quale apparve
la vecchia con lo scialle e la lunga gonna
nera. Disse se vuoi salvare
la tua bambina, lasciala digiuna
tutto il giorno, e la notte le devi
solamente parlare
della grande distanza del paradiso.

Di lei mi resta
il lapsus sulla lingua tra figlia e vita mia.

Non avrai che la vita

Le scarpe non vennero ritrovate.
Ma la luce batteva coitale sul corpo della ragazza
cristallizzato nella testimonianza.
Tra gli occhi e il ventre
tracce di lavatoio – un percorso a ritroso per stabilire gli alibi.
Il portone risultò chiuso con molte mandate.

Ardeva come un’ostia nella materia
lacrimale del tardo pomeriggio – con il capo impigliato tra gli arbusti
e la pervicace ripetizione dei giri. Per cause sconosciute
non ha potuto compiere i suoi anni
qualsiasi funzione avessero singolarmente ma un immobile
addio alla bellezza del mondo
riscaldava la fibra che resiste
grido di gioia del corpo senza dolore.

13 pensieri su “Maria Grazia Calandrone

  1. La lettura dei versi di Maria Grazia Calandrone mi ha suggerito il seguente esercizio di scrittura, quasi una risposta per le rime e comunque un tentativo di dialogo.

    “L’uomo è la scimmia di Dio, l’animale non è la scimmia dell’uomo né la natura, tra carcassa e grancassa, abdica alla propria maestà, sempre nuova benché macerata.
    Dire addio alla bellezza del mondo e vivere nell’infezione umana è sempre l’estrema possibilità dell’estrema razza azzurra, purché intenda che i santi stanno da cormorani, che della gioia occorre dare prova, che il quotidiano è da rodere finché è luce.”

    Roberto Rossi Testa

    Mi piace

  2. M.G. ha pubblicato il libro-premio di poesia Pietra di paragone (Tracce, Roma 1998) e La scimmia randagia (Crocetti, Milano 2003) e varie scelte di testi su riviste (“Pagine”, “Le Fram”, “Poesia”, “ClanDestino”, “Sinestesie”) e antologie di premi (Montale 1993, Corciano 1998, Bellezza 1998, LericiPea 2000). Ha pubblicato per la serie verde della collana Parsifal di Atelier, la raccolta Come per mezzo di una briglia ardente. Ma ha fatto anche un sacco di altre cose.
    ciao
    fabrizio

    Mi piace

  3. caro roberto vuoi forse dirmi che le mie poesie sono piccole serie di versi messi uno dopo l’altro come per abile mischio di carte cieca pesca di lotteria o altro di casuale? vuoi forse dirmi che al lettore imbarazzato sfugge quel filo rosso che condurrebbe dal precedente al successivo verso senza sbandare nelle zone oscure dell’arbitrio? oh, che brutta giornata!! misera misera me che credei di parlare addirittura di Storia!!
    sebastiano, oltre a essere il bravo poeta che so mostri una provvida cavalleria nel tirar su il morale a una signora in panne…
    riferisciti pure al caro fabry – che sembra molto aggiornato sul mio conto! – per ulteriori informazioni
    un caro e divertito abbraccio
    maria grazia

    Mi piace

  4. Cara signora “in panne”, sei e rimani “unica”. E lo sai.
    Ricordi? “… c’è l’acqua dell’inizio e della fine, l’acqua per sempre…”. Qui scorre abbondante, inarrestabile.

    Grazie. Un abbraccio.

    fm

    Mi piace

  5. “La stortura dei massi
    lombi rotti di fenomeni enormi passeggeri
    sulle coste
    animali disposti al sereno.

    I santi stavano da cormorani
    – con i becchi legati
    alle articolazioni del mare
    fanno da battistrada a carovane.”

    notevole davvero.

    elegante nell’osare personalissimo dei versi e per niente scontata, la poesia della signorina Calandrone.
    i miei complimenti.
    un saluto
    paola

    ps: un po’ di riserva per gli stentorei e ormai strausati gabbiani e per il gregge.
    proprio non mi sono andati giù.

    Mi piace

  6. cari tutti – è bello trovarvi o ri-trovarvi
    per stefano: il filo rosso è l’altrove che doppia la realtà, l’oltresuono del mondo – una frase bellissima che ha detto un ufficiale per la ricostruzione del giappone inviato a hiroshima: il mondo è compassione
    il filo rosso è quella compassione che sta oltre gli eventi – quella comunità umana minerale animale cui la poesia dovrebbe riferirsi, che dovrebbe evocare
    il mio abbraccio a chi ha la pazienza in questi giorni di sole innaturale e bellissimo di leggere poesia a schermo…
    maria grazia

    Mi piace

  7. gentile maria grazia, una domanda sull'”altrove” e l'”oltresuono del mondo”: qual’è per te la relazione del poeta con questo altrove/oltresuono, e quale la funzione della poesia, sempre in relazione a questo “altrove che doppia la realtà”? il poeta ha una relazione (cognitiva, percettiva…) privilegiata con questa ‘dimensione’? la poesia è uno strumento per acuire la percezione o conoscenza di questo ‘oltremondo’?
    e in che modo? come evocazione di esso, come immagine? o la tua poesia è invece una traccia del tuo esercizio di percezione o conoscenza di questo “altrove”, una pratica di ascesi formale?

    scusa per le domande alla marzullo, ma mi interessava la tua locuzione “altrove che doppia la realtà”, mi incuriosisce sapere di più su questa dimensione che mi sembra essenziale nella tua poesia. l’idea che me ne son fatto, leggendo, è che si tratta di una sorta di unità formale (difatti tu lo esprimi tanto con un concetto percettivo, “oltresuono”, che con un concetto etico, “compassione”, e questo lo trovo bello), di un tentativo di esprimere la percezione del mondo come totalità, di un esercizio di purificazione dello sguardo durante il quale tutto resta esattamente com’è (rinuncia ad agire nel mondo, se non nel modo in cui già lo facciamo, ossia vivendo la nostra identità), direzione dello sguardo al mondo come totalità (come universo) e non alle cose nel mondo. (vedo una certa comunanza, in questa posizione dello sguardo, e in alcuni strumenti retorici messi a suo servizio, tanto con Sannelli che con Ricciardi). in questo esercizio l’ambizione alla novità – nel senso più puro – che è propria di ogni poesia, sembra affidata alla possibilità di rendere percettibili delle relazioni essenziali (e, ancora, formali) che reggono la “forma del mondo”, mediante un un disinnescamento dell’abitudine percettiva e cognitiva (il sovraccarico semantico dei versi e delle ‘immagini’ mi sembra uno strumento di questo voler “disinnescare” un habitus, ma forse sbaglio), e – quasi contemporaneamente, una (ri-)esibizione delle stesse strutture e relazioni, che appaiono come per un solo istante, l’istante in cui le vecchie relazioni vengono disinnescate e – quasi contemporaneamente – l’eco dell’eccesso (o delirio) semantico si ripercuote nel vuoto, quasi senza formare una immagine nuova, quasi lo scopo non fosse affatto formare una immagine nuova, quanto rivelare – per una istante – una immagine reale. in quell’istante sembra talvolta tralucere la struttura rivelata, una relazione reale che si mostra per un attimo nuda, e nuova.

    scusate la mala scrittura e la poca chiarezza.

    saluti,

    lorenzo

    Mi piace

  8. Gentile Maria Grazia,
    non volevo affatto dire quello che tu hai letto nel mio commento, ma se tu ce l’hai sentito, forse c’era. Un rapporto profondo con un testo poetico nasce da una lunga frequentazione, forse quando ti avrò letta più assiduamente scriverò cose diverse. In ogni caso la selezione e la combinazione sono aspetti peculiari del discorso poetico, dal quale, come in ogni altro aspetto del vivere e dell’agire umano, una certa percentuale di arbitrio è ineliminabile.
    Comunque se ho commentato i tuoi versi è perché li ho graditi, mi è sembrato che aggiungessero qualcosa ai miei paesaggi mentali.
    Cordialità.
    Roberto Rossi Testa

    Mi piace

  9. caro lorenzo io intendo il poeta come una specie di antenna e di traduttore più o meno esperto della unitaria compassione del mondo
    nessuna relazione privilegiata se non quella data dall’abitudine al vuoto e al silenzio necessari all’ascolto di quella voce a volte sottilissima
    per quel che mi riguarda i bisusati concetti di contenuto e forma non dovrebbero essere distinti sì, la tua analisi è perfetta – e il mondo resta perfettamente quel che è – si tratta solo di porgerlo nella sua nudità solare e tutta per:
    congioire, sì, dici bene stefano, congioire!
    ringrazio roberto per la sua dolcezza nello spiegarsi
    baci
    maria grazia

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.