Il mondo poetico di Gladys Sica

Dice di se l’autrice: “Questi testi sono nati in diverse fasi del viaggio reale verso l’Italia, viaggio inteso non come spostamento per curiosità turistica o fuga; piuttosto viaggio come trasformazione della coscienza e dell’anima: la conoscenza delle proprie forze, la realizzazione dei propri sogni, la gestione sempre maggiore del proprio destino.
Il materiale del mio lavoro si può dire che si nutre d’intense esperienze molto reali, punto di partenza lungo la ricerca artistica – poetica: surrealismo, espressionismo e pittura materica , informale, cubismo-futurismo, ecc. o lungo il percorso filosofico – spirituale: yoga, meditazione e preghiera, esperienze non ordinarie, stati onirici, ecc.

Il trinomio: esperienza reale di vita, ricerca di arte o poesia, percorso spirituale o consapevolezza marciano profondamente assieme in me.”

Come scrive la poetessa Fortuna della PortaUna lettura attenta dell’opera di Gladys Sica, anzi lo stesso titolo Nel fuoco del silenzio – il viaggio Ed. Archivi del ‘900, 2005 – Milano, ci permette di cogliere l’originalità del percorso poetico della poetessa italo-argentina per lo più basato sul contrasto, ossia su affermazioni che includono il loro contrario.
Alcuni sintagmi, specialmente quelli più significativi rispetto alla sua poetica e al suo sentire, vengono posti e subito negati da un’aggettivazione di senso contrario. Tale procedimento genera una poesia senza opzioni nette, nella quale il bagliore implica simultaneamente il buio profondo.”

Ci sono poi i casi della proliferazione dell’eco come spiega il critico Franco De Faveri, mediante il ricorso all’anafora. Il primo è dato da Cerco, e, in modo più penetrante ancora, quasi ossessivo, da C’è, titolo che viene ripreso dalla conclusione; tra il titolo e la chiusa, come tra due parentesi, c’è ricompare altre sei volte.
Il procedimento è naturalmente consapevole, tanto che vediamo invocare l’eco stessa in quanto tale (v. 3-4): Aggiunge mistero al mistero / un’eco d’inaccessibili mari.
L’effetto d’eco di qui impronta di sé l’intera struttura del componimento, in due modi. Il primo è dato dalla semplice ripetizione di una parola ; l’altro, più sottile, merita una approfondita analisi.
Nella seconda strofa di C’è, si vedano i vv. 6-7: C’è una zona di luce nel dolore,/ nella notte delle nostre notti, essi riecheggiano nella quarta strofa, finale, nei vv. 17-18: C’è una zona d’ombra nell’allegria,/ nella mattina delle nostre mattine.
Alla zona di luce nel dolore corrisponde così la zona d’ombra nell’allegria, e le metafore dell’ombra e della luce esprimono bene la penombra in cui, secondo Gladys viviamo, per cui la notte del dolore viene, fiocamente, a illuminarsi, mentre la mattina dell’allegria in parte si oscura.
Il procedimento,
prosegue De Faveri, non è un semplice gioco d’abilità verbale, ma ha invece una sua profonda verità: il “gioco” degli echi è l’espressione adeguata-inadeguata della possibilità impossibile (v. 16), che non c’è, ma c’è, che è il nulla dell’essere e l’essere del nulla.

L’arte è un’utopia, sembra chiedersi in un perenne percorso l’autrice che cerca nei passi incerti dell’universo-dubbio tracce di ragionevoli risposte-certezze? L’arte c’è, quasi per caso l’afferra per poi lasciarla nuovamente alle spalle, la cerca tra “piaghe nascosta”, tra “odori sconosciuti di giorni futuri che non esistono”, tra case e città colorate da tinte più o meno fosche, tra una richiesta d’amore che pretende amore e in solitudine-il viaggiante che la notte non trattenne-/attraversa in silenzio il fiume,/non abiura la sua visione/
e cerca con volontà infaticabile/una patria per la sua opera.

Leggendo queste liriche ho percepito il bisogno, da parte dell’autrice, di fuggire da questo stato allucinatorio, contrasto esistenziale dicotomico di sogni-incubi che si ripercuotono su una domanda che domanda sempre, dove Le anime non riescono a risollevarsi:
è troppo il peso nella barca
. E alla fine una preghiera, un canto sommesso, E nel mezzo -acceso- il mistero./Nel mezzo -commossa- l’anima./L’anima, da sola,/sotto la magia risolutrice/dell’ultima, gloriosa visione.

Infine è presente nell’opera dell’autrice una musicalità pervasa da una velata saudade, uno stato dell’animo che si potrebbe tradurre con “nostalgia”: la nostalgia è un sentimento rivolto al passato ma la saudade è un sentimento a cavallo fra passato e futuro, comprende anche speranza e timore che tale speranza sarà vana. C’è qualcosa di mistico in questa accettazione del passato ed in questa fede nel futuro. E’ una tristezza che non fa solo male ed un piacere che non fa solo bene.

Busco

Busco el olor conocido y amado
de los domingos en mi casa de mi ciudad.
Busco
y encuentro un olor desconocido
de domingos que no existen…
Mientras hablamos excitados,
la llaga escondida se abre
y también mientras callas
veo que se abre esa llaga.
Busco y encuentro otros recuerdos,
no aquéllos.
Busco
y encuentro un olor desconocido
de días futuros que no existen
en tu casa de mi ciudad,
en mi ciudad sin casa.

Cerco

Cerco l’odore conosciuto e amato
delle domeniche nella mia casa della mia città.
Cerco
e trovo un odore sconosciuto
di domeniche che non esistono…
Mentre parliamo eccitati,
la piaga nascosta s’apre
e anche mentre taci
vedo che s’apre la piaga.
Cerco e trovo altri ricordi,
non quelli.
Cerco
e trovo un odore sconosciuto
di giorni futuri che non esistono
nella tua casa della mia città,
nella mia città senza casa.

Hay

Hay un obsceno resplandor
dentro de esos ilusorios meses.
Agrega misterio al misterio
un eco de inaccesibles mares.

Es el mayor deber vivir.
Hay una zona de luz en el dolor,
en la noche de nuestras noches.
Regresan a mi alma
las aguas rojas del cuadro
con una fuerza que no es sólo mía.

Hay una pregunta que pregunta siempre
en este errante universo
hecho de dioses y astros,
de corazones, manos y pájaros.
Hay una espera que nos aguarda
y hay una posibilidad imposible.

Hay una zona de sombra en la alegría,
en la mañana de nuestras mañanas.
Hay.

C’è

C’è un osceno bagliore
dentro questi illusori mesi.
Aggiunge mistero al mistero
un’eco d’inaccessibili mari.
E’ il maggior dovere vivere.
C’è una zona di luce nel dolore,
nella notte delle nostre notti.
Ritornano alla mia anima
le acque rosse del quadro
con una forza che non è solo mia.
C’è una domanda che domanda sempre
in quest’errante universo
fatto di dei e d’astri,
di cuori, mani ed uccelli.
C’è un’attesa che ci aspetta
e c’è una possibilità impossibile.
C’è una zona d’ombra nell’allegria,
nella mattina delle nostre mattine.
C’è.

Una patria para su obra

El inmotivado empeño en la pasión estival
se vuelca, con prisa en la emergencia,
sobre el resentimiento por los crímenes de la vida,
impulsado por herméticas culpas
que sobreviven -pese a todo-
en los depósitos de la memoria prehistórica.

El oleaje frenético encandila,
sacude una, otra y otra vez,
el cada vez más descentrado corazón.
Resulta -al final- que el hombre y la mujer
no reconocen sus manos y sus hijos,
los verdaderos hermanos;
la propia tierra se vuelve extraña.

La posición es inadecuada e insólita;
favorece los contradictorios contrastes,
hace visible la invisible desintegración.
En soledad y sin auxilio
-el viajero que la noche no retuvo-
atraviesa en silencio el río,
no abjura de su visión
y busca con ahínco infatigable
una patria para su obra.

Una patria per la sua opera

L’immotivato impegno nella passione estiva
si rovescia, con fretta nell’emergenza
sul risentimento per i crimini della vita,
spinto da ermetiche colpe
che sopravvivono -nonostante tutto-
nei depositi della memoria preistorica.

L’ondeggiamento frenetico abbaglia,
scuote una, un’altra, ed un’altra volta,
ogni volta di più il decentrato cuore.
Risulta -alla fine- che l’uomo e la donna
non riconoscono le loro mani e i figli,
i veri, autentici fratelli;
estranea diventa la loro terra.

La posizione è inadeguata e insolita;
favorisce i contraddittori contrasti,
torna visibile l’invisibile disintegrazione.
Senza ausilio e in solitudine
-il viaggiante che la notte non trattenne-
attraversa in silenzio il fiume,
non abiura la sua visione
e cerca con volontà infaticabile
una patria per la sua opera.

A mis espaldas

A mis espaldas, el lugar que fue azul,
un insignificante lugar terrestre,
ahora, todo revuelto en llamas.
Hombres poco veraces
colaboran en la enmarañada pesadilla.
Oradores sin corazón
construyen, solapadamente, el temporal.
Nadie que aguarde el justo plazo.
Una luna roja y prematura
es descuartizada en los suburbios amarillos
de las dislocadas mentes.
Dónde estuviste todo este tiempo?
y llegas ahora? ellos, ellas, me dicen.
Los arduos afanes infatigables:
algo, tal vez, no concuerda con los cielos.
El predestinado persevera como un loco
mirando todo alrededor, solo, en la cerrazón
contra el disfavor de los tiempos.
Las posibilidades se empantanan en la noche;
un viento irreconocible, idiota, se roba
el abrazo inaprensible de Dios.

Esos cuerpos, con desconsiderado desenfreno,
guardan antiguas cicatrices.
Esta luz no basta
para diferenciar ayudantes de intrusos,
bestias humosas de hombres saludables.
Las almas no logran remontarse:
demasiado es el peso en la barca.
Hay que renunciar -primero, en las arenas-
a esos logros para nada propicios.
Hay que arrodillarse -cuanto antes, desnudo-
a besar estas benditas aguas.
Hay que…

Todo revuelto en llamas,
un insignificante lugar terrestre,
el lugar que fue azul, ahora, a mis espaldas.

Alle mie spalle

Alle mie spalle, il luogo che fu blu,
un insignificante luogo terrestre,
ora, tutto rivolto in fiamme.
Uomini poco veraci
collaborano nell’aggrovigliante incubo.
Oratori senza cuore
costruiscono, subdolamente, il temporale.
Nessuno che attenda il giusto termine.
Una luna rossa e prematura
è squartata nei gialli sobborghi
delle slogate menti.
Dove sei stata in tutto questo tempo?
e adesso vieni? loro, mi dicono.
Gli ardui sforzi infaticabili:
qualcosa, forse, non concorda con i cieli.
Il predestinato persevera come un folle
guardando dappertutto, da solo, nella bruma
contro lo sfavore dei tempi.
Le possibilità s’impantanano nella notte;
un vento irriconoscibile, idiota, si ruba
l’abbraccio inafferrabile di Dio.

Quei corpi, con sconsiderata sfrenatezza,
guardano antiche cicatrici.
Questa luce non basta
per differenziare aiutanti da intrusi,
bestie fumose da uomini salutari.
Le anime non riescono a risollevarsi:
è troppo il peso nella barca.
Bisogna rinunciare -per primo, nella sabbia-
a quelle vittorie per niente propizie.
Bisogna inginocchiarsi -al più presto, nudi-
a baciare queste benedette acque.
Bisogna …

Tutto rivolto in fiamme,
un insignificante luogo terrestre,
il luogo che fu blu, ora, alle mie spalle.

La plenitud no dura

Hazme conocer tu ternura,
no importa si ya es algo tarde,
si el viento es arisco y el frío tanto.
Permite que mi alma se extravíe en tu alma,
no importa que esta plenitud no dure,
que el verano pronto se extinga.
Déjame amarte como pueda, en estos días,
como lo único importante para hacer,
con mi río ardiente y oscuro, antes de partir.

La pienezza non dura

Fammi conoscere la tua tenerezza,
non importa se ormai è un po’ tardi,
se il vento è scostante e il freddo tanto.
Permetti che la mia anima si smarrisca nella tua,
non importa che questa pienezza non duri,
che l’estate presto si estingua.
Lasciati amare come io possa, in questi giorni,
come l’unica cosa importante da fare,
con il mio fiume scuro e ardente, prima di partire.

Revelación

Los días abiertos al medio
como un ramo anhelante, rojo
despedazado por certidumbres inestables.
También, en las noches amarillas, sin sosiego
los sueños
se suceden con predicciones reversibles.
Se intenta sobrepasar las orillas,
se busca aislar -sobre todo-
la probabilidad sobreviviente.
Crece en el negro océano de fondo
la sobreexcitación múltiple.

Oprimido, el corazón, cae.

Cae sin más preguntas, sin resistencias.
Naturalmente cae, como un fruto maduro
y en ese silencio solitario cuando cae
algo totalmente desconocido lo sostiene,
algo ajeno al tiempo, muy íntimo y potente
algo que está ahí y que -amorosamente-
sale a su encuentro.

Rivelazione

I giorni aperti a metà
come un mazzo anelante, rosso
spezzato da certezze instabili.
Anche nelle gialle notti, senza riposo
i sogni
si susseguono con predizioni reversibili.
Si tenta di oltrepassare le sponde,
si cerca d’isolare -soprattutto-
la probabilità sopravvissuta.
Nel nero oceano dello sfondo cresce
la sovreccitazione multipla.

Oppresso, il cuore, cade.

Cade senza più domande, senza resistenze.
Naturalmente cade, come un frutto maturo
e in quel silenzio solitario quando cade
qualcosa di totalmente sconosciuto lo sorregge,
qualcosa di estraneo al tempo, molto intimo e potente
qualcosa che è lì e che -amorevolmente-
gli viene incontro.

Gloriosa visión

A pocos pasos de todo brillo
-apenas audible- el estertor
del corazón derribado.
Desbordamientos mixtos y desiguales
en la alta fragilidad nómada.

Pero la noche
amanece deseosa,
se apropia de estallidos atípicos,
captura anudamientos y osadías
con múltiples apetitos desatados.

Y en el medio -encendido- el misterio.
En el medio -estremecida- el alma.
El alma, sola,
bajo la magia resolutoria
de la última, gloriosa visión.

Gloriosa visione

A pochi passi da ogni splendore
-appena udibile- il rantolo
del cuore abbattuto.
Straripamenti misti e disuguali
nell’alta fragilità nomade.

Ma la notte
albeggia desiderosa,
si appropria di scoppi atipici,
cattura annodature e audacia
con molteplici appetiti slegati.

E nel mezzo -acceso- il mistero.
Nel mezzo -commossa- l’anima.
L’anima, da sola,
sotto la magia risolutrice
dell’ultima, gloriosa visione.

Primero

háblame en todos tus idiomas conocidos, si quieres.
pero yo quiero saber, primero, si entiendes
el lenguaje de tu sueño primitivo
y si sabes qué hacer cuando,
sin preaviso, cambia color el camino.

muéstrame los locales de moda
y los vinos más finos, si quieres.
pero yo quiero saber, primero, si puedes
al alba saltar las aguas extranjeras
y si deseas atravesar la tierra incandescente.

cuéntame de tu dinero o tu trabajo, si quieres.
pero yo quiero saber, primero,
si te alegra la alegría de los otros,
si estás triste por un dolor que no es tuyo,
si conoces la soledad que trae la enfermedad
y qué has visto en el fuego del silencio.

pero sobretodo, quiero saber si confías.
si crees en las cosas que te nombro,
cosas que no has visto y que, tal vez,
nunca verás, en verdad, con tus ojos.
si me reconoces cuando es irreconocible la vida,
cuando el cielo no es más un cielo y, aún así,
continuas a construir con fuerza la casa conmigo,
a pensar en los niños que quién sabe si vendrán.

yo quiero saber, primero, del amor.

Per prima cosa

parlami in tutte le tue lingue conosciute, se vuoi.
ma io voglio sapere, per prima cosa, se capisci
il linguaggio del tuo sogno primitivo
e se sai cosa fare quando,
senza preavviso, cambia colore il cammino.

mostrami i locali alla moda
e i vini più fini, se vuoi.
ma io voglio sapere, per prima cosa, se puoi
all’alba saltare le acque straniere
e se desideri attraversare la terra rovente.

raccontami del tuo denaro o del tuo lavoro, se vuoi.
ma io voglio sapere, per prima cosa,
se ti rallegra l’allegria degli altri,
se sei triste per un dolore che non è tuo,
se conosci la solitudine che porta la malattia
e che hai visto nel fuoco del silenzio.

ma soprattutto, voglio sapere se ti fidi,
se credi alle cose che ti nomino,
cose che tu non hai visto e che, forse,
non vedrai mai, in verità, coi tuoi occhi.
se mi riconosci quando non è riconoscibile la vita,
quando il cielo non è più un cielo e, anche così,
continui con forza a costruire la casa con me,
a pensare ai bambini che chissà se verranno.

io voglio sapere, per prima cosa, dell’amore.

Nota Biografica

Gladys Sica (1959) poetessa italo argentina e artista visiva.
Prof. di Storia dell’arte, Scultura e Disegno, partecipa a mostre personali e collettive, dissertazioni ed incontri, letture e presentazione di libri, premi artistici e letterari, giuria in concorsi.

Realizza, in Italia, la prima mostra personali alla Galleria “Ciovasso” di Milano e numerosi Murales latinoamericani, due dei quali di m. 130 x tre.
I suoi lavori sono presenti in cataloghi artistici e collezioni pubbliche e private d’Argentina, Italia, Francia, Svizzera e Spagna.
E’ presente in antologie poetiche, biblioteche e siti web d’Italia, Spagna e Latinoamerica, corrispondente in Italia della rivista di letteratura e arte “Generación abierta” d’Argentina, collabora sporadicamente con diverse riviste italiane con recensioni e saggi su artisti, interviste e traduzioni di poeti.

“Tenerezza animale” è il suo primo libro di poesia pubblicato a Buenos Aires col concorso “Ramón Plaza”, nel 1997. “Nel fuoco del silenzio –il viaggio”, raccolta vincitrice del 1° premio del concorso “Antonia Pozzi” di Milano, nel 2005, è il suo secondo libro pubblicato.
Inediti: “Il primo viaggio –preparazione e ritorno”, romanzo breve, 2005. “Fuori antologia I” e “Fuori antologia II”, raccolte poetiche.

Dopo aver attraversato l’oceano, varie volte, nei due sensi d’andata e ritorno fra l’Argentina e l’Italia, vive e lavora, ora, a Milano. Gestisce un proprio sito: http://www.artesica.it.

15 pensieri su “Il mondo poetico di Gladys Sica

  1. in somma, e anche in levare, viviamo e non

    vivi-amo, si-amo e non siamo.
    poesia molto sentita, veramente. ma dev’essere colpa del viaggio in argentina che non ho fatto.

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  2. “è una tristezza che non fa solo male ed un piacere che non fa solo bene”….l’uno conserva sempre qualcosa dell’altro!

    Mi piacerebbe ascoltare la lettura di queste poesie nella lingua madre di Gladys…immagino la magia dell’atmosfera “nel fuoco del silenzio”…

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  3. Ciao Carla,

    ho sentito Gladys “cantare” in lingua madre, magica e struggente.

    Si Marcos, una poesia vissuta. Non appena si collegherà ci parlerà del suo rapporto con l’arte, della convivenza degli opposti nella sua poetica.

    Marco

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  4. Cari amici, mi scuso per l’ora, sono arrivata da poco di questi intessi appuntamenti –tutti in questa settimana- che ho avuto per organizzare delle mie personale a Milano e fuori.
    Succede quasi sempre così: o niente sull’orizzonte o tutto assieme, ma benvenuto: è vita!
    Prima di tutto un grazie a Fabrizio Centofanti per l’invito a questo spazio e a Marco Saya per la nota introduttrice.
    Per allacciarmi a questo tuo testo di presentazione Marco ti dico che con l’arte nella mia esperienza di vita è sempre così: è da lì da dove giunge la forza per continuare a superare ogni ostacolo, in C’è: “Ritornano alla mia anima/ le acque rosse del quadro/con una forza che non è solo mia.”, per abbandonare i luoghi, le città, il paese del passato senza futuro: “in solitudine -il viaggiante che la notte non trattenne-/attraversa in silenzio il fiume,/non abiura la sua visione/e cerca con volontà infaticabile/una patria per la sua opera” ,” il luogo che fu blu, ora, alle mie spalle” ecc.
    Dopo, in “E nel mezzo -acceso- il mistero. /Nel mezzo -commossa- l’anima./ L’anima, da sola,/ sotto la magia risolutrice/ dell’ultima, gloriosa visione.” o in altri versi questa forza prende un significato più mistico, ma non ci sono differenze in me, in qualche modo l’atto creativo –senza distinzione di linguaggi- è quasi un atto mistico, una meditazione in unità con qualcosa altro, un’intuitiva comprensione del tutto che va oltre lo spazio stretto della ragione, che mette il vissuto personale in una prospettiva maggiore che può servire anche all’altro…

    E soprattutto, penso, nell’epigrafe del libro:“all’arte tutta / che permette di bere/ alla nostra anima/ nelle acque del mistero” si definisce la visione-certezza dietro al fare e alla precarietà del vivere.

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  5. Ciao Gladys, in un testo non presente in questa silloge Il tempo, se non erro, citi Alejandra Pizarnik e Dino Campana, due grandissimi autori accomunati dalla passione per la pittura, dove “ogni poesia era la rappresentazione di un quadro della mente”. Quanto ti hanno “influenzato” nella tua espressività poetica?

    Marco

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  6. Ciao Marco, e grazie a tutti per i sentiti commenti lasciati ieri, grazie.
    ti dico che io non conoscevo Dino Campana, sembrerà impossibile, ma l’ho conosciuto quando ho visto il film sull’amore con Sibilla Aleramo. Per molti sarà un film discutibile, ma per me fu una rivelazione, anche se poco veniva fuori dei suoi poemi, solo quello delle rose rosse…
    Subito dopo sono entrata in internet e ho scaricato un po’ di testi, il mio desiderio è ancora di poter fare un lavoro su di lui, cosa che per il momento è stata sempre rimandata, iniziai solo a tradurre una parte di Genova:
    “Por los callejones marinos en la ambigua
    noche cazaba el viento entre los faros
    preludios desde la maraña de las naves:
    los edificios marinos tenían blancos
    arabescos en la sombra lánguida
    e íbamos yo y la noche ambigua:
    y yo los ojos alzaba a los miles
    y miles y miles ojos benévolos
    de las quimeras de los cielos…
    cuando,
    melodiosamente,
    desde el alto sube, el viento como… “
    sì, entri in immagini molto forti quando entri nella sua poetica, mi affascinò la sua circolare ossessione che si ripete disordinatamente e torna e torna sempre cambiando, come un quadro che cambi di posto e capovolgi, per capirlo da tutte le angolature possibili e anche da quelle impossibili.
    Credo che in Italia, sia stato l’incontro più importante, per me, in poesia, anche se ho comprato da poco i Canti orfici e non l’ho quasi letto.
    Lo stesso mi è successo con l’incontro con Rimbaud, a 15 anni, un libro regalato da un’amica del quartiere il giorno del compleanno, l’aprì in bagno è fu un’emozione intensa, ma dopo avevo una specie di timore assurdo di leggerlo tutto, l’ho letto a piccole gocce, assaporandolo piano, lungo gli anni.
    Si può dire che con Rimbaud mi sono formata, nella letteratura argentina l’influenza francese è fondamentale insieme, ovviamente, alla spagnola.
    La letteratura italiana e inglese vengono dopo, ma io non ho avuto contatto per niente all’inizio.
    Negli anni ’70, ero in un gruppo di “poeti surrealisti”, nessuno aveva più di 18 anni, io ne avevo 15, ci siamo conosciuti attraverso un’inserzione su una rivista underground; il surrealismo in quell’epoca aveva avuto un’inaspettata rinascita. Noi leggevamo il manifesto surrealista di Andrè Breton, assieme a Paul Eluard, Antonin Artaud, ecc. scrivevamo tutti i famosi “cadaveri squisiti.
    Il poeta che mi è stato molto vicino negli anni della mia solitaria formazione –nella realtà non ho mai incontrato- è stato il maggiore rappresentante del surrealismo in Argentina, il poeta Enrique Molina, che è morto nel ’97.
    Alejandra Pizarnik l’ho scoperta attraverso una compagna di belle arti, verso la metà o fine degli 80, qualcosa di speciale, sottomette le parole a una tensione impossibile, è una mistica senza fede, grandiosa nel suo tentativo di fare parlare il silenzio.

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  7. C’è un aspetto della poesia della Sica che non è mai abbastanza elogiato. Colpisce ed emoziona con la medesima intensità ogni volta che se ne percorrono i versi e riguarda la straordinaria musicalità e dolcezza del ritmo: peculiarità che, a leggere le poesie nella lingua in cui sono nate, sono, ovviamente, ancor più accentuate.
    Eppure non è suono dissolto in pura musica, ma contenuto forte, passione, aspirazione all’assoluto.

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  8. Un’allegria, Fortuna, trovarti qua e leggere il tuo messaggio e, soprattutto perché in fondo, molte volte, rimango con il sapore del tradimento, l’incompletezza o l’imperfezione con le traduzioni.
    Non è facile in certe situazioni scegliere: fedeltà al contenuto o alla forma? questo è il limite all’universalità della poesia, limite che, generalmente, è più sottile o non esiste con l’arte o la musica, almeno questa è la mia personale esperienza.
    Sono andata lentamente con la poesia in Italia perché diffidavo della traduzione.
    Il contenuto si può conservare letteralmente, ma come conservare la bellezza musicale o la ritmica eco poetica?
    Ogni lingua possiede una musica o un’eco propria, si può allora creare quasi una nuova poetica, adoperando i parametri eco-musicali della nuova lingua ospitante, ma così la poesia tradotta rimane un lavoro quasi indipendente del testo originario e, anche i contenuti vengono un po’ sacrificati.
    Nel mio caso in più la traduzione l’ho fatta io, cosi ho preferito avanzare –sempre che mi è stato possibile- con il testo originario a fianco, a specchio.
    Come con i film: preferisco personalmente i sottotitoli al doppiaggio, sentire la voce originaria accanto alle frasi tradotte.

    Devo dire che ho mandato in giro la notizia del sito un po’ in ritardo per i tempi che vedo usare nel blog, e anche che alcune persone mi hanno risposto direttamente nel mio indirizzo email.
    Ma sono contenta di quest’opportunità e ringrazio tutti, specialmente a Fabrizio Centofanti sperando che questo saluto gli arrivi, giacché non l’ho più visto.

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  9. Pienso que los poemas de Gladys Sica presentes aquí revelan una condensación mayor de contenido respecto de los que conocía. Es decir, alcanza el ajuste inherente a su propuesta lírica frontal mediante el uso austero de recursos expresivos. Esto permite apreciar la focalización de cada poema en la dimensión que le corresponde y, por consiguiente, dar con el sentido que imprime la autora.

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  10. grazie, Gladys, per i tuoi versi che ritagliano simboli nei colori del nostro tempo. una singolare sinergia fra le arti e gli sguardi.
    un abbraccio
    fabrizio

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  11. Chau carissima Gladys…come compagna di traduzioni e di letture ti dico anche che ogni volta che rileggo le tue poesie, rivedo te, me e i nostri percorsi. Ed è vita, como justamente me dices.
    A presto, per riderne.
    Sarah

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  12. Una sorpresa cara Sarah, non speravo il messaggio a questo punto; ma è un bene prendersi il tempo necessario per digerire le cose lentamente, nel possibile.
    A volte, le cose non vengono come noi le vorremo, ma è comunque vita e, a meno che ci facciano proprio male, lasciamole entrare con le sue imperfezioni, qualche tesoro nascondono quasi sempre…
    Io per il momento non riesco a partecipare come vorrei a quest’interessantissimo blog (sono 4 le mostre personali che sto preparando) ma in futuro chissà.

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