Assoluto Amore

di Giovanni Martini

Caro amico,
è con vivo rammarico che devo confermarti la mia decisione di porre fine a queste sofferenze. Ho lottato fin che ho potuto, ma adesso basta. Sono un uomo finito. L’opportunità che Nostro Signore l’Altissimo mi conferì non è bastata a donarmi pace sulla terra. Ho fallito in tutto, e ora nulla mi attende. Infatti non possiedo nulla, non ho nulla, non ho raccolto nulla. La mia biblioteca spartiscila con gli altri. Saprai bene come fare. Sono ottomila volumi di spiccatissima qualità. Edizioni rare, raccolte con tanto amore. Per quanto riguarda i miei abiti, buttali. Non voglio che nessun altro li indossi. Al piccolo Peter dona quel berrettino col ponpon, tanto delizioso. E’ l’unico capo che desidero trattenere in questo mondo. Sono solo al mondo, come sai. E non lascio nessuno. Ricorda. Il Signore crea gli esseri e li fa troppo deboli. Li crea senza forza, senza coraggio, destinati al fallimento. Io sono uno di loro, perciò lascio questo mondo. Ho lottato, ho lottato, ma ho fallito. Sono caduto e mi sono rialzato per cadere di nuovo. Ora non posso più rialzarmi. Ma adesso ho capito: dovevo arrivare fin qui e non oltre. Il mio tempo era questo, e ora il tempo non mi appartiene più. Ora il tempo è degli uomini forti e coraggiosi. E io, prima di congedarmi, li benedico. Sappiano che io amo l’uomo forte, ciò che non sono riuscito ad essere. Dai miei libri imparino a lottare contro Dio e contro l’Uomo, e a sconfiggerli entrambi. Affinché il segno finale sia solo l’uomo libero da Dio e dall’Uomo. La Porta dei Cieli si è già aperta, amico mio, ne vedo già il bagliore scivolarmi sul viso e io sorrido così al nuovo giorno. Da dove sarò, rimarrò con voi a guardarvi, esseri dolci e laboriosi che amate l’uomo libero. Sappiate che questo non è per me un atroce risucchio, ma un impercettibile schioccare delle dita. Seguirò questo suono fin quando anche io diventerò suono.

Liberamente adattato da “Il limite minimo di resistenza”.
L.N.P. – Fazi 2006.

8 pensieri su “Assoluto Amore

  1. qualcosa di alto, che chiede una pietà estrema e silenzio. Grazie. mi commuove la fine: questo “diventare suono”. grazie
    massimo

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  2. Si potrebbe affermare che l’affermazione lirica e formalmente controllata del nulla di sé (o di tutte le cose)appartenga solo a colui che in verità sa bene di non essere nulla, ma di essere ancora qualcosa, e anche qualcosa di amante-amato. Tanto che egli si preoccupa delle sue cose,ed emana amore… Ma questo dico su queste righe, ignorando il resto. Libertà da Dio e Porta dei Cieli confliggono, ma alla mistica non si chiede ragione…

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  3. (Il suono come la parola è il principio della vita…)

    Approfitto di questo post per fare i complimenti a Giovanni Martini per LA NOSTRA PRESENZA, che ho letto circa un mese fa, sull’aereo mentre tornavo a Londra e di cui ho apprezzato moltissimo soprattutto il racconto finale, con quella sua conclusione aperta, tra la parete a cui ci schiaccia la memoria e la luce dei corpi.

    In questo pezzo, come nel racconto da cui è tratto, ci sento più che il dolore (e le immagini liriche sono davvero intense), una sorta di maschera impietosa di un certo tipo d’uomo, autoreferenziale e compiaciuto pure nella “sconfitta”, nella sua resa agli altri come testimoni.
    C’è tutta la megalomania dei “tentati suicidi” quelli che muoiono sempre e solo sulla carta delle intenzioni.

    La cosa migliore è che apre (almeno per me) diversi piani di lettura – da una parte richiama certe lettere davvero tragiche ed estreme – vedi l’ultima della Cvetaeva – dall’altra fa intendere che l’autore ipotetico rimarrà sulla terra per molto, molto a lungo.
    Fingendo il suo dolore fino a crederci come scriveva Pessoa.

    Chi muore davvero non ha altre parole: Marina concludeva la lettera con un NON CE L’HO FATTA…se avete mai visto questo testo specifico rappresentato da Ceronetti, vi sarà arrivata con forza tutta la fine senz’appello di una frase ultima e scarna.
    Qui invece mi sembra che Martini più che una confessione di uno spirito alto abbia tratteggiato un ritratto d’artista come colui che ama di più, che crede di più e che quindi soffre di più (…), tanto perfetto, quanto beffardo.

    Ma potrei sbagliarmi e aver frainteso, naturalmente.
    Comunque una lettura su cui tornare.

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  4. grazie, Francesca, un bel ritorno. Giovanni, una scrittura che coinvolge, un’alchimia sapiente di elementi concordi e contrastanti.
    fabrizio

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  5. Purtroppo penso che siamo di fronte ad uno delle piu’ grosse truffe della terra….

    Amore assoluto, descritto come un tentativo di suicidio è quanto di piu’ falso possa essere rappresentato… La morte od il desiderio della morte è esattamente l’opposto dell’amore, è odio, verso se stessi, verso l’oggetto dell’amore e verso la vita stessa. L’amore è quel frullo d’ali che solo un’anima libera puo’ emettere, è un suono leggero che solo chi ama puo’ sentire… Amare crea la vita ed è la vita stessa… non importa che cosa o chi sia l’oggetto dell’amore…

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  6. E’ bellissimo… è una naturale evoluzione del “limite minimo di resistenza”, un racconto d’amore impossibile e assoluto, dove c’è tanta vita e speranza…
    Giovanni Martini non è nichilista!

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