buio uno

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Ora dormo, forse sto sognando, per quanto dormirò e da quanto sto dormendo? Però penso. Penso che, per fortuna, sono caduta sopra al tappeto e non mi sono fatta troppo male, perché male non ne sento, dovrei sentirlo alla testa. Meglio così, ho la soglia del dolore bassa.
Però questo buio non mi piace, sono sicura d’avere acceso la luce quando sono andata a rispondere al telefono. Sì, sono entrata ed ho acceso la luce, ricordo bene. Allora perché questo buio? Sarà che nella fretta di rispondere al telefono non l’ho accesa, sarà che avevo intenzione d’accenderla e poi non l’ho fatto, sarà che mi sono distratta e nella foga non l’ho accesa, sì, dev’essere per forza così, a questo punto non sono più sicura di niente, sono confusa, però l’ho visto bene in faccia quell’uomo quando mi sono girata, quindi la luce doveva essere per forza accesa. Oppure era spenta e l’ho visto in faccia perché in quel momento è passata un’automobile che ha illuminato l’interno del negozio.
Tutto è confuso. Occorre fare ordine, partire da un presupposto, decidersi, devo, non ho scelta, se non prendo una decisione da questo scompiglio non ne esco, i miei pensieri sono come insetti incappati nella tela di un ragno, appiccicosa, devo liberarmi, devo volare via, spiccare un salto e cominciare dall’inizio.

Bene, parto da un dato qualunque e lo do per certo, anche se non lo è: ho acceso la luce. Così finalmente ho deciso che ho acceso la luce: allora perché non riesco a vedere niente? Dovrei vedere le luci della strada, i fari delle automobili, ma non vedo nessuna luce e delle automobili non sento il rumore. Forse è tardi e nelle strade non c’è più nessuno. Che siano morti tutti? Su tutta la terra, su l’umanità intera che sia scesa la notte eterna, che sia questo l’ultimo giorno, che sia questo il giorno del giudizio? Verrà a giudicare i vivi e i morti. ma io sono viva o sono morta? da quale parte mi trovo? E se non mi troveranno né da una parte né dall’altra resterò in un limbo?

No, non è così, la realtà è un’altra e io lo so bene. Se questo è l’ultimo giorno lo è solo per me, questo sarà il mio ultimo giorno, la mia ultima notte, per me, solo per me.
Ho perso i sensi e vedo buio, ma se penso vuol dire che sono cosciente, sono cosciente di non vedere niente, ciò vuole dire solo una cosa, che mi hanno coperto la faccia, mi hanno bendata, mi hanno messo una mascherina nera sugli occhi, mi hanno infilato la testa dentro un sacco, però di questo sacco, di questa mascherina, di questa benda non ne sento il peso, non ne avverto la consistenza. Dovrei provare a toccarmi la faccia, ci provo è l’unica soluzione, devo cercare di toccarla, rendermi conto, devo alzare il braccio e toccarmi la faccia. Ma ho le braccia? le mani? la faccia? Il braccio non si muove e la mano neppure, non so come fare, non riesco a spostarmi, mi sento bloccata, devo stare calma, fare delle prove, quietarmi e cercare di non farmi sopraffare dal panico, devo studiare bene la situazione procedere per tentativi. Proverò a muovere la mano e vediamo se riesco, la mano, dov’è la mia mano? E’ qui, sono sicura d’avere le mani, devo solo cercare di muoverle, trovarle, concentrarmi, dire al mio cervello, che evidentemente è un po’ confuso, che la mia mano è qui, che esiste una mano anche se il cervello l’ha dimenticato, sono io che devo dare l’ordine, sono io che comando, non il mio cervello. Il gioco, il gioco, ecco la soluzione, devo pensare al gioco che facevamo con mia sorella, quando ci incastravamo le mani e lei mi diceva muovi questo dito, muovi quest’altro e il cervello non riusciva a capire subito il comando e muoveva il dito sbagliato, ma esercitandosi, concentrandosi, prendendo in giro il cervello e muovendo il dito opposto a quello che il cervello avrebbe mosso riuscivo a muovere quello giusto. Ecco farò così, per muovere la mano devo pensare che muoverò il piede. Dov’è il mio piede? il piede è giù, alla fine, partendo dalla testa devo scendere lungo il corpo, arrivare ai fianchi, poi ridiscendere dalle gambe, alla fine il piede, mi accontenterei di un dito del piede, dell’alluce. Fatto, no, non riesco, qui sono davvero nei guai, non si muove né il piede e neanche la mano. Qualcosa si è rotto. Qualcosa si è spezzato. Sono morta? Non mi piace questa sensazione di incertezza, vorrei essere sicura. Qualsiasi cosa io sia diventata, vorrei che me lo dicessero, che me lo facessero capire. Invece qui sono sola, sono andati via tutti o sono io che me ne sono andata? continua…

5 pensieri su “buio uno

  1. “, che evidentemente è un po’ confuso,”:toglierei questa pezza.
    Rompe la cervelloticità. Segnala l’artificio.

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  2. Vedo che qui siamo all’editing in tempo reale!Il bello della diretta direi…;-). “Pezzo” interessante!
    Un caro saluto

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  3. che carini!
    tanti scricciolini 😛

    inquietante questo pezzo, Anto
    e “tevvibile” quello di Franz
    ottima la correzione di Fafello
    aspetto il seguito

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