Commiato

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Mercoledì, 17 gennaio 2007 

Ieri sera ho portato la mia gattina dal veterinario per l’ultima volta. L’amico che era insieme a me, e al quale ho affidato il compito mentre io sono rimasto in macchina,  mi invitava a salutarla per l’ultima volta ma  io ho girato la testa dall’altra parte. Vedo il suo corpicino bianco, mentre se ne va per la strada, davanti a me e io capisco subito di non aver assolto a un rito, di non aver fatto ciò che si doveva: guardarla ancora, dirle ciao, prima di uscire dalla porta di casa. Capisco immediatamente, ma è tardi, che i riti vanno compiuti, che esistono le formule giuste per farlo. Sento una comunione fra le cose, fra gli esseri tutti. Non è un animaletto, un mucchietto di peli; è una parte di me che se ne va. E’ un resoconto di 18 anni della mia vita. Lei se li porta come un sigillo, nella deportazione di una gabbietta, per strada, davanti a me. Forse avrei dovuto essere lì e le lacrime, ora,  sono anche per me, per quello che perdiamo o perché non ne abbiamo colpa, o perché non abbiamo coltivato. So che questo rito si ripeterà, a giorni – in questo momento il gattino nero  è accucciato sotto la mia sedia; non mangia più e forse non mi sente più. Non vuol stare neanche in braccio. Ci sarà ancora una cronaca medica, esatta, puntuale, come per le persone. Non è diverso. E questo ci dice quanto siamo simili: i reni non funzionano più. Ha le pustole in bocca perché è come se il suo corpo fosse pieno di veleno. No, non sta soffrendo; è come se fosse sotto l’effetto di un forte tranquillante. E’ esattamente ciò che è accaduto a mia madre.
  

Gli esseri tutti ci appartengono e noi apparteniamo a loro in uno stato misterioso. La Chiesa dice che gli animali non hanno anima ma i bambini non ci credono. I bambini riescono a immaginare un paradiso anche per gli animali. Così è: a volte credo che il più grande peccato d’orgoglio dell’umanità sia proprio quello di immaginare che siamo solo noi ad avere un’anima. Tutte le cose sopravvivono in noi, le portiamo con noi, nell’esperienza, nel ricordo e nella dimenticanza. Tutte le cose che se ne vanno si portano via una parte di noi. Forse ho pianto anche per me stesso, per ciò che di me ho perduto irrimediabilmente. Ciao gattina bianca. Salute a te, sorella nostra morte corporale.

    ascoltando la neve

Antonio Alleva

Canzone per il mio micio che muore
Come in un replay al ralenti come
il gaio, la gioia spassionata degli umani
quando ridono in certi vecchi video di matrimonio
ecco la zampetta ecco l’unghietta, ecco
                                                            il dorso della mano
ecco la lingua tra le nocche i morsetti sul metacarpo

ed ecco il mio polpastrello sul panno lenci
                                                             della pappagorgia:

no no fottetevi, stavolta non mi fregate certo che no
stavolta niente inaudito dolore prima per la perdita

                                poi per l’assenza

              e già partono i flash sulla cesta vuota
              nella penombra del pomeriggio
              sotto lo specchio lungo il corridoio

       stavolta fottetevi, niente trapani sicari del più
             fottuto, fottuto sentimento degli umani

                                        «vieni,
                  vieni in braccio dolcissimo micio»

e poi gli ho bisbigliato all’orecchio che stavolta
non ci fregano,
                              certo che no

che stavolta
                              fottetevi, non mi separo.

12 pensieri su “Commiato

  1. Sebastiano – ti capisco benissimo. Non c’è molto da dire, mi ricordi quando ho perso i miei gatti, quando ho dovuto portare la mia gatta per la “puntura”, perché aveva i reni distrutti. E’ stato sette anni fa, ma ogni volta mi tornano le lacrime. Per lei come per gli altri. E mi tornano sempre nei sogni, specialmente quando sono lontana e quando sono molto sola.

    Molta gente pensa che siamo degli sciocchi a soffrire così per un animale.

    Io credo che dove si riceve e si dà amore si soffre anche molto. Che sia una persona o un gattino o un pettirosso.

    Un abbraccio.

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  2. Solo chi vive a contatto costantemente con queste creature che ci danno la loro vita ogni giorno può capire il dolore che hai espresso. E io sono con te.

    Un pensiero forte.

    emanuele

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  3. “Gli esseri tutti ci appartengono e noi apparteniamo a loro in uno stato misterioso.”

    …Ma con alcuni questo legame lo avverti in misura maggiore.
    Tra i diversi gatti passati per la mia casa, prima che nascessero i bambini, uno era davvero speciale, venuto chissà da dove. In un momento difficile della nostra vita era arrivato con un mandato speciale, assolto pienamente prima di uscire dalla nostra vita in maniera straziante, come è capitato a te e a Francesca. Abbiamo sofferto molto con mia moglie, e col passare degli anni – 14 anni dalla sua morte – mai è venuta meno la nostra convinzione della non casualità della sua presenza, (pur breve) tra noi.

    La mia razionalità, in questo caso come in altri, si ferma; la sensibilità apre altre porte, lascia entrare dell’altro.

    Gianni

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  4. Caro Sebastiano,
    vedo che non solo i dolori degli affini si assomigliano, ma anche i loro riti celebrati o mancati. Tu almeno hai avuto il dono grande delle lacrime: mi raccomando, non sottovalutarlo.
    Mi stringo a te nell’abbraccio alla tua gattina.

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  5. portai il mio cane in braccio, non volli che qualcuno lo toccasse, neppure mio fratello che era con me, nonostante i suoi trenta kili.
    non poteva più camminare ma aveva gli occhi vispi come il primo giorno, quando cucciolo, mi scelse come compagna di viaggio.
    l’ho accarezzato parlandogli fra le lacrime sommesse finchè non ha chiuso gli occhi.
    comprendo e condivido il dolore di chi prova questo immenso dolore
    il mio rapporto con la natura è davvero strano, le piante sono rigogliose se in me c’è vita e soffrono quando sto male,quasi spegnendosi alla mancanza del mio calore anche se c’è il sole e l’acqua. lo stesso accade con i piccoli e grandi animali di cui mi circondo come in un’arca biblica.
    amo toccare la terra a mani nude, e osservare la vita di quegli esseri diversi da me di cui però non potrei fare a meno.
    non so cosa accada dopo , non so se c’è un paradiso anche per loro, quello che so è che tutta la natura soffre come noi soffriamo,(lo dice anche s.paolo) che condividiamo con lei la lotta per la vita e il dramma della morte, e che abbiamo il compito di curarla e preservarla ringraziando il cielo, sempre, per questo dono prezioso.
    elena f

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  6. Ho avuto un gatto solo da bambino. Era una presenza, una continua discreta epifania. Ricordo, vivevamo in simbiosi. Credo che vivessero in una simbiosi tra animale ed umano anche le mie nonne, stranamente in occasione del decesso di entrambe nello stesso giorno morirono i rispettivi gatti.
    Più volte ebbi voglia di prenderne uno, ma quando stavo per farlo ho scoperto che mia figlia soffre di asma da allergia al pelo del gatto.

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  7. La commozione è una bella cosa, vuol dire andare insieme tutti nella stessa direzione, come sappiamo. L’etimologia è una delle mie letture preferite. Ho pubblicato questo pezzo, che inizialmente era una cosa prviata, mandata solamente agli amici più cari, perhé penso che il dolore è un fatto pubblico e che la Comunità lo possa trasformare, come avete fatto con questi commenti, in un patrimonio dell’Essere. In qualcosa di più grande.
    Sebastiano

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  8. tutto prezioso, il post, la poesia, i commenti; l’ultimo, in particolare, con questa illuminante etimologia.
    grazie Sebastiano, grazie a tutti
    milo

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