Dall’agenda 2006 (II)

Altre note dall’agenda 2006.

L’anima del filosofo anela alla libertà dalle passioni, soprattutto da quella illusoria dell’amore. L’anima romantica aspira invece alle catene, e le venera.

La natura è il regno della forza. L’ho capito da bambino, quando durante le vacanze a Roncegno, in Valsugana, mentre vagavo sui prati a caccia di farfalle, mi sono imbattuto in uno sterminato brulichio di formiche. Sono rimasto a lungo ad osservarle. Stavano combattendo una battaglia micidiale. A migliaia, si massacravano. Ne sono rimasto sconvolto e affascinato. Poi, per molti anni ho dedicato parte del mio tempo allo studio del mondo degli insetti, osservando il comportamento di molte specie, e soprattutto delle formiche. E ho capito che in natura tutto è regolato dalla forza. Anche quell’uccellino che sta cantando sul ramo non lo fa per allietare se stesso o altri. Questo è il pensiero dell’umano poeta, un’illusione. La scienza ci spiega che quel canto non è altro che un’affermazione della propria potenza. L’uccellino che canta è un maschio che compete con gli altri maschi con la forza del canto, come i cervi maschi competono a colpi di corna. Il canto segna il territorio e attrae le femmine: come le cerve sono attirate dal maschio con le corna più grandi che sconfigge i rivali, così le femmine del cardellino o dell’usignolo si danno al maschio che con la maggior potenza del suo canto segnala la sua maggior forza. Ovunque tra gli animali i maschi e le femmine più forti prevalgono, imponendosi sugli altri, senza pietà. I sostenitori della sostanziale uguaglianza tra gli animali e gli umani dovrebbero riflettere anche su questo.

La notte ci attrae, e ci attrae il profondo delle acque. Occorre difendersi dai sogni, dalle illusioni e dai desideri che si affollano intorno a noi stringendoci d’assedio, tanto più pericolosamente quanto più avanziamo negli anni.

Sono un alieno. Mi sento radicalmente differente, membro di una piccola comunità emarginata. La comunità di quelli che raccolgono le foglie che dagli alberi dei propri giardini cadono sulla strada, ostruendo i tombini alla prima pioggia. Una comunità che ha usi e costumi diversi da quelli della maggioranza, che dice “deve pensarci il Comune”, e ad ogni allagamento protesta e non muove un dito, se non all’interno delle proprie mura. Sono un alieno. Noi alieni in Italia viviamo male, sempre a disagio. Noi quando passeggiamo in un giardino pubblico pensiamo “questo giardino è anche mio”, mentre gli Italiani pensano “non è mio, è del Comune”. Ma cosa significa comune?

Nessuna vera saggezza può essere raggiunta se non passando attraverso la conoscenza della vanità di tutte le cose. E questa conoscenza si può attingere soltanto mediante la sofferenza. Nel nostro mondo l’antica lezione è stata dimenticata.

Ci fu un tempo in cui l’immagine della Luna assente dal cielo, o dal mio cielo, mi riportava al sentimento di un bene perduto per sempre. Un tempo in cui scrivevo poesie come questa.

Il Grembo calmo e fertile di sogni / splende sull’alto mare forse / ma lunga qui l’oscura l’alta notte / copre e discopre marea di inesausti bisogni. / Sotto la prima acqua brulicano / miriadi invasate d’amore / e umani là stretti nell’ombra amano / ripetendo le audaci parole. / Io solo nato qui rimango solo / dileguata speranza d’Amore. / La novità di una ridente sera / in questo oscuramento l’ho perduta.

Ricordo di averla concepita una tarda sera sulla punta della Dogana (alla Salute) a Venezia, in aprile, contemplando le folle di esserini acquatici che danzavano nell’acqua alla luce dei lampioni.

Che la verità sia sempre soggettiva pare essere oggi una delle convinzioni più diffuse. Eppure, benché comoda, essa è difficilmente fondabile dal punto di vista logico. Infatti qualunque affermazione per reggersi necessita quantomeno di essere condivisa, richiede dunque l’ intersoggettività. Se due concordano sull’idea che la verità è solo soggettiva, questo loro concordare li porta già oltre la pura soggettività. Lo stesso linguaggio, a ben vedere, si regge sull’idea di vero e di falso oggettivi. Se qualcuno afferma che questa affermazione non è vera, presume comunque che noi abbiamo in comune l’idea del vero e del falso. Sempre di nuovo riflettere sulla sentenza: “Epimenide il Cretese dice che tutti i Cretesi sono bugiardi”.

Dei giardini ho sempre sentito la malinconia della chiusura. Il giardino, per quanto grande, è un luogo chiuso, col quale l’amante degli spazi aperti avrà sempre un rapporto tormentato.

Non amo l’istituto della grazia. Mi pare un residuo arcaico, pre-democratico. Una prerogativa del sovrano rimasta, chissà perché, al Presidente (quasi che il potere avesse ancora bisogno di un’aura sacra: ma lo ha, certamente). In un Paese realmente democratico sovrana può essere solo la legge, uguale per tutti. Per un assassino comune ravvedutosi in carcere come per un uomo famoso, amico di molti potenti e amato dai mass-media.

Moltissimi romanzi oggi sono scritti in prima persona, hanno cioè un io narrante, come tanti loro predecessori dell’ultimo secolo, il secolo del caos: tanto meno certa appare la verità sopraindividuale, tanto più forte risuona, spesso confusa e confondente, la voce dell’io.

Il Grande Giocatore ci muove come pedine sulla sua scacchiera. A volte immagina mosse che poi non realizza. L’ho saputo nel 1981, in una piccola stazione di campagna, incontrando lo sguardo di una ragazza sconosciuta al finestrino di un treno che la portava via.

Una prateria alpina. Un ruscello. E nel ruscello due salmerini di fonte che nuotano nella corrente baciati dal sole. Non conosco molti spettacoli più belli di questo. E tuttavia nello stesso istante penso alle loro carni deliziose accompagnate da traminer aromatico. Non è semplice l’anima dell’uomo. Pure, una mensa imbandita può appartenere, a suo modo, al regno della bellezza.

Prima o poi nella loro vita tutti incontrano il vuoto. Ma incontrarlo non vuol dire farne veramente l’esperienza, conoscerlo fino in fondo. Una delle sue forme è il vano amore. Uscirne è la resurrezione dell’anima.

Stamattina, mentre sorvegliavo gli studenti nel giardino della scuola, ecco arrivare a volo radente sull’acqua del canale una piccola anatra. Si posa sulla superficie del canale, che scorre lungo le mura di Treviso, e comincia a nuotare. Ogni tanto si tuffa sott’acqua. Riesco ad avvicinarmi a pochi metri. È una simpaticissima moretta tabaccata. Non ne avevo vista nessuna così da vicino. Mi ha dato gioia per tutta la giornata.

Uno dei primi uccellini che ho imparato a riconoscere da bambino è la cincia mora. Ne ho incontrate sempre. Qualcuna visita anche ora il mio giardino.

Ho un figlio di 8 anni autistico. Non parla, non gioca, non è in grado di relazionarsi agli altri. Comunicare con lui è difficilissimo. E quanto più studio il suo problema e imparo da libri e persone, tanto più mi appare meraviglioso e stupefacente il funzionamento della mente umana normale.

Del divenire di tutte le cose si può avere una consapevolezza dolorosa: tale è sempre stata la mia. La felicità non è nel tempo ma nella fuoriuscita da esso, sperimentabile anche in esperienze minime, come nella semplice contemplazione di un insetto, o di una goccia di rugiada tra le venature di una foglia.

Quante cetonie dorate vedevo da bambino a maggio! Meravigliosi coleotteri, attratti dal glicine che prorompeva da un giardino vicino a casa mia, a Venezia. Da anni non ne vedo più una. Scomparse, come altre creature che riempivano le mie giornate di un tempo lontano.

Qualsiasi gruppo umano è costituito da un Centro e da una Periferia. Al Centro stanno quelli che contano, perché il Centro è sempre sacro, alla periferia tutti gli altri, la maggioranza. Nella nostra società al Centro stanno quelli che sono visti da tutti, alla periferia quelli che non sono visti e conosciuti da tutti. Napolitano è visto da tutti, io solo da poche persone. Napolitano occupa il Centro, io sono alla periferia. Nella nostra società il Centro è mediato dalla Televisione. Tutti aspirano al Centro, ad essere visibili a tutti. Questo spiega l’importanza e la potenza della Televisione. E quelli che non hanno accesso al Centro, si affannano a diventare un centrino, magari facendosi un blog.

Ci fu un tempo in cui il mondo mi appariva come un succedersi di simulacri, di ingannevoli apparenze, e di dilettosi inganni che seducevano l’anima per poi dileguare.

L’amore è questione che concerne l’anima, argomenta il saggio Ibn Hazm nel suo testo fondamentale per l’erotologia occidentale, Il collare della colomba. E continua scrivendo che talvolta “l’amore può sorgere per una data causa, e venir meno col venir meno di essa, di modo che chi ti ama per una data cosa ti volta le spalle quando quella finisce”. Poiché “Quando troviamo una cosa che è causa di sé medesima, ecco una cosa che non muore mai. Ma se la troviamo dovuta a un’altra cosa diversa da lei, ove ci venga a mancare ciò per cui quella nacque, anche quella vien meno”.

Poltrone di destra o poltrone di sinistra? Personalmente, non so se io sono di destra o di sinistra. Pare che in questo Paese saperlo sia importante. Forse sono di destra per alcuni aspetti e di sinistra per altri. Pare che in questo Paese sia molto importante il senso dell’appartenenza ad una Tribù, che ti porta ad identificarti con essa e a difenderla qualunque cosa faccia. Non fa per me. Io certamente sento molto la responsabilità del singolo nei confronti della collettività, un tipo di responsabilità che da noi non è molto diffusa, né a destra né a sinistra. E come non ho amato molto il governo Berlusconi, così, per altri motivi, non sto amando molto il governo Prodi. A cominciare dalle 102 poltrone.

Uno dei primi pesci che da bambino ho visto vivi nel loro ambiente naturale è stato il piccolissimo, coraggiosissimo e simpaticissimo spinarello. Non ne vedo da molti anni, sebbene Treviso sia ricca di acque che durante le mie passeggiate scruto con eterna curiosità. Temo che abbiano fatto la fine delle farfalle, delle lucciole e dei gamberi di fiume, travolti dai mutamenti ambientali che dagli anni Sessanta in poi sono stati tremendi.

C’è una musica seducente nella percezione del tempo che fugge.

Un referendum che riguarda 50 (cinquanta!) articoli di una costituzione è una follia. Sono 50 articoli diversi. La gente non ne sa nulla, e voterà per fede politica o ideologia, se voterà. Ma una follia più grande è nel fatto che uno dei padri dei 50 articoli è l’uomo che sto vedendo nella foto sul giornale, che quand’era ministro dell’Istruzione mostrò a tutti che non sapeva usare i congiuntivi.

Tra bellezza e violenza c’è una connessione originaria. E io dai miei libri, ogni tanto, sento il richiamo di trombe di guerra lontane…

La superficie scintillante assolata desidero ora più di ogni cosa, e il veloce balenare di aguglie frecce d’argento del mare. Il modello dell’amore occidentale si forma col mito di Tristano e Isotta, e con quello parallelo di Lancillotto e Ginevra. Si tratta sempre di amore per la donna di un altro. Esso non può coesistere col matrimonio, è amore adulterino. Poiché tutto parte dall’identificazione di amore e desiderio. E non si può desiderare se non ciò che non si ha. Se i due si sposano, si hanno e non si desiderano più: la storia d’amore finisce. È un fondamento di tutta la cultura occidentale.

Nelle mie vene scorre sangue ladino. Forse per questo avverto in me una grande nostalgia del Regno dei Fanes. E tra tutti i Monti Pallidi quello che più amo è il Pelmo. Tra le sue rocce ho visto un tempo la mia prima aquila.

Una delle cose più tristi per me è lo sterminio delle farfalle, che è avvenuto negli anni Settanta con la diffusione senza freno dei pesticidi in agricoltura, e che rende le nostre campagne così povere. Mi capita raramente di incontrare una umile cavolaia, ma da molti anni non vedo uno splendente macaone, la più bella delle farfalle italiane insieme alla vanessa e all’antiope, visione così facile negli anni della mia fanciullezza.

I pesticidi chimici hanno sterminato le lucciole. Le fonti di luce intellettuale nel mondo oggi sono piccole piccole.

Un umano non ha il diritto di sentirsi un agnellino innocente. Deve guardare in fondo agli occhi di un lupo e vedere se stesso. L’ululato suscita ricordi ancestrali, ridesta pulsioni sopite… Gli umani molto appresero dai lupi.

Non si può andare a caccia se il proprio cuore non è un guardian heart. La caccia fisica non è che la figura della caccia metafisica. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

Le vite basse che costringono a esibire ombelico e reni sono oggetto di interminabili discussioni tra i genitori e gli insegnanti. Discussioni del tutto inutili. La moda non è un fatto razionale, ma mimetico, e come tale contrastabile solo da altri fatti mimetici, cioè da altre mode. La moda è poi anche quasi sempre sacrificale, costringe al sacrificio, o meglio fa dei suoi soggetti delle vittime sacrificali (che gioiosamente accettano). Essa è uno strumento di competizione, di rivalità e nello stesso tempo di identificazione. Personalmente, trovo orripilanti e per nulla seducenti sia le vite basse che i tacchi alti. Mi sembrano corrispondere a basse vite.

Stupisce lo stupore che si rinnova per la corruzione diffusa in Italia. Da noi non esiste una vera società civile. Come scriveva Leopardi nel Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani (1824): Il vincolo e il freno delle leggi e della forza pubblica, che sembra ora essere l’unico che rimanga alla società, è cosa da gran tempo riconosciuta per insufficientissima a ritenere dal male e molto più a stimolare al bene. Tutti sanno con Orazio, che le leggi senza i costumi non bastano, e da altra parte che i costumi dipendono e sono determinati e fondati principalmente e garantiti dalle opinioni. In questa universale dissoluzione dei principii sociali, in questo caos che veramente spaventa il cuor di un filosofo, e lo pone in gran forse circa il futuro destino delle società civili e in grande incertezza del come elle possano durare a sussistere in avvenire, le altre nazioni civili, cioè principalmente la Francia, l’Inghilterra e la Germania, hanno un principio conservatore della morale e quindi della società, che benché paia minimo, e quasi vile rispetto ai grandi principii morali e d’illusione che si sono perduti, pure è d’un grandissimo effetto. Questo principio è la società stessa.

Da quanto tempo non mi capita di prendere in mano un’aromia moschata, e sentirne il profumo… Era uno dei coleotteri più comuni al tempo in cui li ricercavo, da bambino.

Gli umani sono l’unica specie per cui il pericolo maggiore non è rappresentato dalla natura esterna, ma dalla specie stessa.

Gli Italiani amano cullarsi nella falsa idea della propria bontà, che li renderebbe più umani degli altri popoli, e amati da tutti. Ma basterebbe pensare alla conquista militare dell’Etiopia in modo serio, e questa falsa idea, un vero e proprio mito, si sgonfierebbe. Siamo come gli altri. Nessun popolo è immune dalla violenza. Nemmeno noi. I soldati italiani (non caviamocela col dire che erano “soldati fascisti”) il 20 maggio del 1937 nel monastero cristiano copto di Debrà Libanòs, trucidarono tutti quelli che trovarono in quel santo luogo, uomini donne e bambini in numero di oltre 2500. L’Italia democratica non ha mai chiesto scusa di questo crimine. Ogni popolo, del resto, cerca di dimenticare il proprio passato sanguinoso e colpevole, scaricando tutto il peso della memoria del male sugli altri.

9 pensieri su “Dall’agenda 2006 (II)

  1. Per l’opzione “read the rest of this entry”: posizionare il mouse nel punto in cui si vuole “tagliare” il pezzo; poi puntare il mouse a destra dove appare la scritta “split with more tag”; appare una linea tratteggiata; a questo punto clikkare su “salva e continua”.

    "Mi piace"

  2. Fabio, questa è grande scrittura perchè è vita, senza reticenze nè preservativi. Quando ho proposto il pezzo di Danielou, intendevo proprio questo, non arruolare la gente a vecchie o nuove parrocchie religiose o letterarie. Questo pezzo per me è un modello.

    "Mi piace"

  3. Si può dire che è bellissimo?

    Non è una grande critica, ma sono le mie prime parole.
    Forse perché sono stata da sempre un’osservatrice della natura, degli animali e pur parlando oscenamente tantissimo, dei silenzi.

    (Da bambina volevo fare la veterinaria – ancora oggi mi dico che prima o poi cambio tutto e vado a studiarmi le lontre o i lupi).

    L’uomo e l’animale non sono uguali – ma entrambi condividono la forza che è violenza e bellezza e gioia (intesa come principio attivo, inquieto) della vita. L’unico rispetto possibile sta nella diversità riconosciuta.
    Non so se avete presente LA SOTTILE LINEA ROSSA di Malick – mi tornava in mente riguardo all’idea di una guerra dentro la natura. Perché è questo che succede lentamente nel film – ci si accorge che l’uomo non solo fa guerra a se stesso in uno scenario apparentemente paradisiaco, ma che il conflitto è ovunque. Che occorre tutto questo conflitto per imparare ad accettare. Occorrono gli spazi chiusi, i “giardini segreti”, le siepi, le malinconie degli orti per tendersi fuori.

    La mente umana è lo strumento più bizzarro perché sa sfuggire al reale. In ogni forma di linguaggio.

    Qualcosa che mi ha sempre colpito, lavorando con una persona autistica per qualche anno, è la grande distanza e al tempo stesso l’assoluta concretezza di ogni suo gesto. Come se anche le parole fuoriuscite con difficoltà, fossero pezzi solidi nell’aria.

    Sono pochi pensieri sparsi, questo testo ne suscita molti di più.
    Spero di leggerne ancora.

    "Mi piace"

  4. “tanto meno certa appare la verità sopraindividuale, tanto più forte risuona, spesso confusa e confondente, la voce dell’io”.

    potrebbe essere messa come epigrafe alla tua agenda. il superamento del conflitto si nasconde in queste parole; altrimenti è guerra, calda o fredda, ma sempre totale.
    grazie
    fabrizio

    "Mi piace"

  5. Fabio, un mio amico diceva che “prendere appunti… non è ostentare la verità, ma ricercarla costantemente – in altri termini, operare una ricerca ininterrotta… diventa la metafora dello scrivere per pensare, e non dello scrivere… con il solo fine della pubblicazione editoriale…” (Orazio Parisi, “Volto multiplo, Gepas, Avola). Mi è venuto in mente leggendo la tua agenda.

    "Mi piace"

  6. Jean Danielou… Il nome risveglia ricordi di un passato lontano, mi riporta al 1967, quando il cappellano della chiesa che frequentavo a Venezia mi regalò un suo libro sul cristianesimo, che fu importante per me, perché mi fece vedere la problematica religiosa con occhi adulti. Come quel cappellano, del resto, che di lì a poco abbandonò l’abito e sposò una ragazza della parrocchia, facendomi vedere quali conflitti interiori possano abitare luoghi inaspettati.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.