Libero De Libero (1906-1981)

Proseguo coi poeti “obliati”. Dopo Sinisgalli è la volta di Libero De Libero.

Autobiografia

È un veliero la mia vita
dall’infanzia segnato sulla mano
e l’ancora sta dentro la terra.
Perciò nel mio sonno
alberi fanno verde cielo
ma sono oscuri i semi
dell’estate mia.
Se m’è fatica svegliarmi
quel gallo mi rinnegherà?
Fossi nato da una pianta
a fianco avrei il genitore.

 

Canto nero

Se alla mia sorte io guardo
fu l’infanzia in una casa
cresciuta come falsa pianta
ai pranzi delle date:
si andava in sonno all’inferno,
giugno a dicembre gemello,
quattro mura e una scala.
D’allora sperso com’acqua
di fiume in fiume, straniero
marciatore rammento paesi:
di giorno alberi amici,
il passero di notte
e fieno di nuova luna.
Alla fonte calpestata
non torna il lupo.

Giorno caldo

L’estate si dona,
largo è il favore.
Di me disteso si orna
la quercia mai stanca
di chiamare l’acqua.

Quest’albero ricco
mi fa grata l’erba e l’ombra,
a me ritorna nel suo fiato
caldo un volto innamorato,
si piegava sul mio collo,
due fiori cresciuti nel sonno.

XLIV

Da tempo è l’assenza di te
e tutto è da vendere ormai
che mi fa triste erede.
Non più benigno il sole
sulla porta fa nero
l’emblema dei nostri nomi.
Gioventù è una vecchia festa
celebrata da tante parole.

Amici

Erano tanti gli amici
e senza notizie ognuno partì,
altri andare vedrò nella notte
che viaggia come un treno
e fiato non avrò per salutare.
La morte non ha simpatie,
fa come la luce col frutto,
acerbo maturo distrutto.
E il mondo quello non è
che guardi dalla soglia goloso,
porta un volto la gente
e non più volto domani,
accade anche ai fiori nel vento.
Rondini morte sono gli amici
che danno piume alla mia luce
e di me il tempo farà
una secca effige e lontana.

Vecchiaia, fermati

Tu gonfia di geloni cammina più lenta,
non affrettarti, il cuore ti minaccia,
il fiore che sta per sbocciare lasciami
godere e tutte le botti del mio vino.

Vergognati d’inseguirmi così nuda,
sfasciata all’inguine e in cenci i tuoi seni,
addosso ti cucirò una bella gioventù
e per allegro marito la mia ombra.
Fermati, vecchiaia, riposa laggiù,
contentati di strappare i miei ritratti
e io attenderò che passi tutto il fiume
della vita per venire alla tua riva.

Tratte da: Libero de Libero, Poesie, Milano, Mondadori, 1980.

6 pensieri su “Libero De Libero (1906-1981)

  1. Già Antonella. Anche lui come il suo amico Sinisgalli, dopo la morte (per altro avvenuta nello stesso anno), è caduto nel dimenticatoio. Grazie per essere intervenuta!
    Un caro saluto

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  2. tutto il Novecento, sia in poesia che in prosa, a me appare un’infinita vena d’oro – d’altronde certe scoperte postume ne sono esempi lampanti: penso a Rebora negli anni ottanta-novanta, a Sbarbaro, ad Antonia Pozzi, a Lorenzo Calogero, ad Angelo Fiore, a Guido Morselli… e, ancora, tra le più recenti generazioni, a Salvia, Pagnanelli, Dario Villa, e, su tutti, a due grandi come Emilio Villa ed Edoardo Cacciatore …
    p.s. grazie per la riproposta di De Libero (e scusa per i troppi nomi citati)
    EDL

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  3. Grazie a te Enrico per l’intervento e per aver citato ottimi poeti (e scrittori anche) alcuni, secondo me, non del tutto riproposti come si deve, cioè magari proposti editorialmente ma con ancora poco interesse da parte della critica. Discorso molto lungo che ci porterebbe chissà dove…
    Un caro saluto

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  4. A dire la verità, non è che sia una “scoperta postuma” della poesia del novecento. E’ stato uno dei più apprezzati poeti proprio dai suoi contemporanei, Quasimodo, Montale, Ungaretti, ai quali, per poco, non è stato unito nel condividere il Nobel della Letteratura. Quasimodo stesso disse che Libero avrebbe meritato più di lui questo prestigioso riconoscimento. Da suo concittadino, la terra di cui si sntiva forestiero, e dalla conoscenza personale, dovuta a frequentazioni di parentela, non posso far altro che ringraziarti per aver tenuto vivo questo lumicino di ricordo.

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