Prima di ogni dire, prima del silenzio

marotta

lettura mia della prima parte di Per soglie d’increato di Francesco Marotta

C’è il verde angeli di verde – luna verdeggiante – urlo verde – erba sullo stelo – tagli smeraldini di ricordi – immobili foglie di sillabe malate.
Nell’insonnia che dimora e che impedisce il viaggio nel sogno si avverte la resa e il dolore della resa, di una morte che si riconosce. Di un corpo che viene studiato al microscopio, reale come reali sono i libri, reali come ferite squarciate, bave, ossidi alcolici, ampolle di vetro, bilance, piatti vuoti.

Il naufrago approda, anzi, finge di approdare, finge e simula la luce di un faro, miraggi concessi. Finzioni estreme. La verde stagione è passata, l’età della giovinezza conclusa, c’è un bambino che una volta ascoltava la favola degli aironi, c’è un sole bambino allora scrive il bambino, ma la grafia è invecchiata, la pagina di carne, la pupilla rammenta i morti.

Andiamo dove? Per soglie di increato, fra luci ed ombre, abbiamo velieri, spieghiamo le vele, navighiamo, le vele sono ali, con le ali voliamo, con piume d’angelo anche. Siamo angeli, siamo marinai. Andiamo per margini, si muoviamo ai bordi, rasente ai confini, andiamo in un luogo disabitato, in un tempo non ancora esistente, percorriamo una via senza tracce, ancora senza senso, senza parole, guardiamo la vita che non esiste specchiarsi in un’alba che ancora non esiste ma che è necessaria perché legata alla memoria. Attraversiamo un mare confuso, attraversiamo il tempo, attraversiamo quello che sarà ma che c’è già e che già è stato. Torniamo indietro, prima del nulla e dopo il tutto. Si viaggia di notte assieme alle parole in deserti e in ricordi. Assieme a volti che appartengono al passato o al futuro a tratti svelati da lampi del presente. Lampi, luci, fuochi, mare, vele, velieri, specchi.

Ci sono molti specchi.

per osservare la vita/ nello specchio albale

l’alba, da sempre, si accompagna/ a specchi di necessità

specchio d’acqua. Specchio migrante delle sabbie

trasparenze negli specchi che mancano alla voce
a

Ci sono vele e velieri e fuochi. Stanno attaccando la città di Siracusa. Le forze romane al comando del console Marcello stanno costeggiando la costa, stanno attraccando, stanno attaccando la città con le loro quinqueremi di legno. Dov’è Archimede? Veglia Archimede il mare, gli specchi ustori sono pronti, le vele bruceranno, le navi bruceranno, la città sarà salva, i nemici naufragheranno. Ma i nemici attaccano da terra. Noli mi tangere – grida Archimede. Gli specchi si infrangono. Polvere e sabbia, neve e pioggia. Deserto e scoglio.

5 pensieri su “Prima di ogni dire, prima del silenzio

  1. Giusto l’accostamento a Vincenzo Consolo, altro grande siculo un po’ dimenticato. La Sicilia ha espresso fior fiore di intelletuali e poeti e continua a sfornarne come cannoli ancora caldi. Scusatemi per la metafora culinaria!
    Un caro saluto

    P.S. Complimenti naturalmente per l’analisi…

    "Mi piace"

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