Dall’agenda 2006 (IV)

«Quel che rende indissolubili le amicizie e ne raddoppia l’incanto è un sentimento che manca all’amore: la sicurezza» ha scritto Balzac. Quando un amico muore, viene meno la possibilità di rievocare il tempo passato, l’esperienza comune. Perdita terribile, che solo la luce dell’eternità può riscattare.

Nel 1958 dalla riva del lago di Levico vidi dei pesci “a strisce”. Erano persici reali. Mi prese allora un forte interesse anche per le creature che vivono nelle acque. L’anno dopo li rividi nel lago di Ginevra. E mi sembrò strano che pesci identici vivessero in laghi lontani e separati.

Per uno che non ama il calcio, anzi per uno cui il calcio non interessa affatto, questo mese di Mondiali è un saggio di totalitarismo. Il mondo totalitario infatti è quello in cui tutti debbono fare lo stesso sogno, il sogno sognato dal Potere.

Nessuno può dirsi veramente libero se non sa percorrere la strada che ha scelto anche in solitudine. La libertà, tuttavia, non è dei misantropi. La libertà non appartiene nemmeno a coloro che vivono solo nella massa, come sue cellule. La libertà ha sempre avuto un alto prezzo. Sosta però, ogni tanto, sul ciglio della tua strada. Può essere che intorno vi sia molta bellezza da contemplare.

Ieri sera, mentre tornavo a casa, ho visto sulla riva del Botteniga, in centro a Treviso, una bella casarca. Un’anatra selvatica rara e splendida, regale. Luce dorata sui miei pensieri.

Lo si sa da tempo immemorabile: la formazione dell’anima umana termina con la morte. Solo se l’anima è aperta, però. Ma questo pochi lo sanno. I più, chiusi, si fermano a vent’anni, o anche prima. Non crescono più. Le loro anime sono simili a quegli alberi macilenti e stentati che crescono su terra povera, in climi inospitali. Ma loro non lo sanno. Lo stupido psicologismo contemporaneo, che ci vorrebbe tutti eguali, nulla sa di queste cose. E oggi nel mondo occidentale non si formano uomini, ma strumenti, o eterni bambini.

Il lacanismo: fertile terreno per ogni sorta di pseudointellettuali parolai. Jacques Lacan: sublime maestro di (non)pensiero costruito su pseudoconcetti. Differenza tra psicanalisi e psicoanalisi: c’è da perdersi. Meglio perdersi in altri mondi.

Trent’anni giusti da quel mese in Toscana con la mia CZ 125 cecoslovacca. Una moto per squattrinati, comprata a rate. Un giovane aspirante filosofo un po’ easy rider con tenda canadese all’Argentario. Giri senza fine nella Maremma etrusca.
Fu allora che compresi in modo definitivo che la vera ricchezza è la libertà. E che la libertà dello spirito può essere conquistata, o perduta, in un singolo decisivo istante, per sempre.

Sto leggendo questo libro, che raccoglie pagine in cui Pavel Florenskij narra ai suoi figli la sua infanzia e la sua giovinezza, insomma la sua formazione. Se penso che un genio simile, la cui mente spaziava dalla elettrodinamica alla teologia, uno spirito magno nel senso più alto del termine, ha passato anni nel gulag ed è stato infine fucilato come antirivoluzionario nel 1937, mi vengono i brividi. In tutte le rivoluzioni gli spiriti liberi e grandi hanno sofferto terribilmente. La maggior parte di loro è stata eliminata.

Sono molto poco zapaterista, a dire la verità. Per molti aspetti, potrei essere etichettato come maschilista reazionario. Tuttavia, la difesa strenua della famiglia come quella della vita biologica da parte del Magistero ecclesiastico, come fossero i valori supremi, non mi convince fino in fondo. Per i cristiani, penso, il valore supremo è altro.
Dice il Maestro: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me».

14 luglio: Rivoluzione.
Tempesta di affratellamento.
Libertà, uguaglianza, fraternità.
Accorciamento.
Sangue.

Dalla finestra della mia cucina. Sui fiori compare una farfalla calabrone (o macroglossa). Lieto presagio, non ne vedevo da anni.

Nessun popolo, mai, ha preso a cuore le sorti di un altro popolo piagato dalla guerra, se non erano direttamente o indirettamente in gioco i suoi interessi. E nessuno, mai, ha contribuito a far cessare una guerra e creato pace avendo nel suo cuore odio, risentimento, rabbia. Se non vincendo quella guerra. Pace instabile, illusoria.
Noto che molti di quelli che si dicono pacifisti hanno il cuore colmo di odio verso coloro che ritengono fautori della guerra. Hanno violenza nel loro cuore, anche se non vogliono ammetterlo. Hanno bisogno anche loro di capri espiatori, come tutti gli uomini di tutti i tempi. Dovrebbero purificare le loro anime.

Nessun luogo è totalmente immune dalla guerra. Sono andato a rivedere le vecchie foto della mia vacanza in Croazia del 1983. Beata solitudine in agosto, isola di Hvar, nel mare di Odisseo. Fanciulle nude sugli scogli. C’era ancora la Jugoslavia. Come avrei potuto pensare che di lì a pochi anni, a breve distanza da quei luoghi incantati, quegli stessi ragazzi serbi e croati che in quelle isole erano allora insieme sulle scogliere e nelle discoteche si sarebbero massacrati in una guerra fratricida?

Calciopoli rivela ciò che già stava sotto gli occhi di tutti. Nel mondo dello sport contemporaneo il vero signore è il denaro. Il resto è retorica pseudonazionalistica, illusione, follia. Gli atleti sono imbottiti di sostanze varie, i medici sportivi sono maghi del doping nascosto, gli ultras sono manovrati dalle società.
Ma di sport, cioè di religione, le nostre società avanzate hanno bisogno. Come ogni religione, lo sport ha come scopo la regolazione della violenza che alberga in ogni società. Scandalizzarsi è inutile. Mi sovvengono le parole di René Girard:
«Lo scandalo è una relazione che ha conseguenze ugualmente cattive per la persona che lo causa e per la persona che lo prova. Lo scandalo è sempre una relazione di doppi, e la distinzione tra la persona che provoca lo scandalo e quella che lo sperimenta su di sé tenderà sempre a svanire».

La prima volta che vidi una salamandra gialla e nera fu nel 1958, in un bosco vicino a Roncegno in Valsugana, dove mio padre mi aveva portato in cerca di funghi. Quella creatura mi lasciò senza fiato. Mi sembrava appartenere ad un altro mondo. Ed era vero.

Mi capita spesso di vedere qualche candida garzetta, lungo i tre piccoli corsi d’acqua che scorrono vicino a casa mia, acque dove un tempo vivevano, secondo i racconti della mia vecchia vicina di casa, anche i gamberi di fiume.

Una immagine non ben conservata, che trovo nel web, esprime bene il rapporto che la nazione italiana ha con Falcone e Borsellino. Il coraggio (la fortezza, una delle quattro virtù cardinali) non può essere molto stimato in una terra che disprezza profondamente la giustizia, la sapienza e la temperanza.

Il mio desiderio è una terra lontana, una rocca inaccessibile.

Dal campetto luminoso e pieno di voci al silenzio dell’interno della chiesa di San Giacomo dall’Orio, a Venezia, antica e misteriosa (cosa sarà stato quell’Orio?). Con le luci rosse dei lumi sugli altari col Santissimo. Il passaggio dalla luce a quella penombra insegnò a me bambino il senso del Sacro, la dimensione del totalmente altro, dell’infinito che si nasconde dentro il finito.

Pare che i Veneti non amino molto gli alberi, almeno in pianura. Li tagliano dappertutto, li potano selvaggiamente lungo le strade. Io, mezzo veneziano e mezzo cortinese, amo le foreste e i loro silenzi. E col caldo di oggi il mio olmo non mi basta. Vorrei un grande leccio.

Nel Mondo Piccolo gli emitteri non sono mai stati il mio interesse principale: in ordine di tempo mi hanno entusiasmato i lepidotteri, i coleotteri e gli imenotteri (gli ortotteri e i ditteri sempre pochino).
Ma devo ammettere che l’Horvathiolus superbus con la sua livrea da maschera africana rossa e nera mi è sempre stato fonte di gioia contemplativa. E il suo nome scientifico è pura poesia.

Puoi scambiarla per un grosso moscone, se non hai l’occhio ammaestrato. Per me è stata un’ambasciatrice del Mondo Piccolo, insieme al carabo dorato. Veloce, affascinante, tremenda predatrice cicindela campestris.

Quasi ogni sera, passeggiando lungo un fiumicello, vedo delle arvicole d’acqua. Sembrano castori in miniatura. Sono sempre affaccendate. La gente le scambia per topi e non le cura. Osservarle è invece un piacere dell’anima.

Questi ragni, le tegenarie, che fanno le tele in orizzontale e aspettano che le prede cadano dall’alto, sono creature altamente filosofiche. Ho passato ore, da piccolo, ad osservarle.

Quando i Monti Pallidi si infuocano in certi tramonti, si percepisce la sovrana fugacità di ogni bellezza. Enrosadira, il nome ladino che alla mia parte di sangue ladino evoca il regno dei Fanes: felicità perdute, sogno, pace.

6 pensieri su “Dall’agenda 2006 (IV)

  1. “Il mondo totalitario infatti è quello in cui tutti debbono fare lo stesso sogno, il sogno sognato dal Potere.”

    Ergo: l’epoca del televisore in ogni casa è l’epoca del totalitarismo per antonomasia, alla faccia degli inni liberali delle convention di Forza Italia

    Grande, Fabio. Ti leggo con crescente passione.

    "Mi piace"

  2. Grande, condivido in pieno!!!!Mi viene in mente una canzone di Battiato: “Povera patria”…in questa stagione di decadenza.
    Un caro saluto

    "Mi piace"

  3. Ciao Fabio, io queste tue belle e interessanti riflessioni preferisco leggerle alla sera, quando la mia concentrazione è più rilassata, poi ti dico.
    Luca, io adesso ho in testa “back home” di Pino Daniele!

    ciao

    "Mi piace"

  4. @fabio dici bene:
    per i cristiani il valore supremo è altro, infatti l’unica legge è l’amore
    “chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio, chi non ama non ha conosciuto Dio perchè Dio è amore” (1Gv,4,8)
    già Agostino diceva “ama e fa ciò che vuoi”, una massima sempre valida se non accadesse di confondere tra l’amore e l’amore di sè, se riuscissimo finalmente a capire l’amore cos’è, se riuscissimo a viverlo fino in fondo.

    grazie

    elena f.

    "Mi piace"

  5. Caro Fabio, ho tratto delle conclusioni da alcune riflessioni di questa tua preziosa agenda, ti rendo partecipe;
    Se non hai l’occhio ammaestrato, le creature minuscole che sembrano insignificanti ti sfuggono, e con esse la conoscenza di un Mondo.
    Da ciò ne deduco, che la filosofia nasce dalla contemplazione del Mondo Piccolo.
    Lo studio della natura mi ha sempre affascinato, – conoscere il nome degli alberi, degli animali, etc.
    Con l’aiuto delle tue acute osservazioni riesco ad approfondirlo, grazie Fabio.
    ciao
    carla

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.