Libri giuntimi (Rubrica 2)

Lucianna Argentino, Guido Monti, Alessandro Monticelli, Italo Testa, Alessandro Assiri, Paolo Battistella, Lucetta Frisa.

Come vi avevo preannunciato nel mio blog all’atto della chiusura, come in altre sedi, il dedicarmi più a voi che a me è ormai diventata parola d’ordine per il sottoscritto (anche se un qualche rigurgito di ‘narcisistico’ trasporto ancora, qui e là, fa capolino, ma si sa, non si può cambiare dalla sera alla mattina un’impostazione virulentemente ‘aggressiva’, per anni e anni più che altro fomentata da situazioni altre capitatemi, ma nel certo cullata da un Io travagliato comunque predisposto alla scazzottata e al ‘turpiloquio’, infatti bisogna dare il tempo alla ‘bestia’ che si plachi, poi che si svapori, come nebbia al sole “…in quel nuovo mattino… alla vista dell’Unica Bellezza”, così da tentare di prepararmi alla vecchiaia o alla morte con maggiore serenità).
Procedo, con tale spirito in ‘elevazione’, a segnalare-recensire i libri che state inviandomi (e vi ringrazio). Mio indirizzo per posta cartacea al fine che mi curi di voi: Gian Ruggero Manzoni Via Fiumazzo 232 – 48020 San Lorenzo di Lugo (RA).

“Se fossimo immortali” di Lucetta Frisa, postfazione di Mauro Ferrari, Ed. Joker, novembre 2006. .Poesia asciugata, sempre più rivolta all’essenziale, che muove dal profondo per esplodere in un sapere di tutti, quella di Lucetta Frisa nella sua ultima raccolta data alle stampe. Poesia che ‘esiste’, elaborata in un piccolo spazio, costretta, volutamente, in un intimo, che poi si fa strada nella totalità, tramite versi scanditi come aforismi, quali massime di fronte alle quali non si può che chinare il capo. “Se fossimo immortali” diviene titolo per un insieme d’intenti mantenuti. Ineccepibile la nota finale di Mauro Ferrari, là dove la lettura esterna risulta quale ulteriore elevazione di antinomie ed estremi. Lucetta non teme e scortica la materia fino alla polpa. ‘Accusa’ l’impossibilità di darsi unità al punto tale che nel gesto dell’indice proteso ritrova, infine, il compito al quale l’uomo è chiamato, e in cui l’uomo poi si ricongiunge, in sé e con gli altri: il dire. Tutto il passato torna, nella sua sconcertante interezza, e Lucetta lo cavalca con naturale padronanza. Autoritratti portati per mano tra cosmo e pulviscolo stellare, in modo che divengano i nostri volti ridefiniti, a tratti, dall’ansimo, a tratti, da un suono acuminato che fruga nel caos per trarne risultanza. Infiniti gli spunti che ne scaturiscono. La sfida nei confronti dell’Assoluto è mossa, il primo incrociar di spade, il secondo concedersi a carezze sensuali, il terzo, di nuovo, lo schiaffeggiarsi per sentirsi rivali, così da ri-studiarsi e ri-scoprirsi ancora. Un ballo con il nulla e la morte, eterno, per poi, plasticamente, dare figuranza al come resistere, eternamente, nel credere. Ottima la veste grafica del libro. Raccolta coraggiosa e, oso, stupenda!

“Le acque scure del cuore” di Paolo Battistella, Edizioni Del Leone, gennaio 2007. Quasi un prova di formazione, a momenti convincente, questa raccolta di haiku (all’occidentale – cioè intesi quali poesie-massime brevi) e poesie più corpose, posta sotto il titolo di “Le acque scure del cuore”. Paolo Battistella incasella… inquadra sensazioni, poi, con le successive composizioni, tenta di darne finitudine rappresentativa. Qua e là le immagini risultano quel tanto scontate, ma poi un’impennata riporta, l’insieme, ad un livello più accettabile. Forse troppe le influenze, assimilate e non elaborate, così che si è quel tanto in carenza d’ossigeno quando ci si aspetta una soluzione che, solo nel breve, forse gli riesce. Siamo in attesa di altre prove. Con ciò il mio saluto e il ringraziamento per il libro ricevuto.

“Il giardino dei pensieri recisi” di Alessandro Assiri, prefazione Paolo Ruffilli, Ed. Aletti, marzo 2006. Un insieme di riflessioni in “tempo poetico” (in prosa poetica) quella che Alessandro Assiri ha dato alle stampe lo scorso anno. Il libro è una grande metafora che il titolo custodisce ed enuncia appieno: “Il giardino dei pensieri recisi”. Un ‘gioco intellettuale’, lo definisci Paolo Ruffilli nella sua prefazione, che, nel disincanto, trova il senso più crudo (duro) della vita, ma senza reagirne (e ciò mi lascia quel tanto perplesso). Pessimistica la risultanza, staticamente improduttiva, in modo che le ‘gemme’ e i ‘rami’ risultano, in effetti e infine, recisi. Sebbene la rathio funzioni, così come la lucidità nell’applicarla, non si giunge alla spietatezza, alla crudeltà, al dilaniamento che la renderebbero titanica. Assiri è bravo nell’elaborare, ma ‘salva’, ancora, il suo contenuto, e ciò indebolisce l’idea, che pur c’è, si avverte, ma mai esplode fragorosa e catartica. Non c’è salvezza, la rassegnazione invade, e questo non solo rattrista, ma, soprattutto, annulla anche il ruolo di noi ‘lottatori’ al punto che, terminata la lettura, mi sono posto la domanda del perché, io, possa esistere… non del perché l’uomo ci sia (a questo, Assiri, già dà risposta di suo). Indubbiamente non siamo sulla stessa lunghezza d’onda, l’autore ed io, anche se non posso che sottoscrivere tutto quello che lui dice (perché infine l’analisi risulta vera). Rimane, in ballo, la soluzione, e il riscatto di sì sconcertante ‘miseria’ ormai incistatasi nella nostra specie. In tal modo finisce la raccolta: “Annuso la mia precedibilità e vagheggio tra le tracce di un pensiero trito e questa malattia che mi avvolge, che mi sforzo di chiamare salvezza, questo silenzio espanso, questa gabbia estesa, dove non c’è un dolore che riscuote un tributo.”

“Biometrie” di Italo Testa, Ed. Manni, marzo 2005. Poesia di un quotidiano ‘arroventato’ dall’insignificanza quella di Paolo Testa, autore giovane, ma già dal curriculum interessante. Poesia ‘contaminata’ e ‘contaminante’, in cui il lessico di una generazione fuoriesce, a momenti, come linguaggio solo parlato, non come veicolo di testimonianza intellettuale, ponendosi, quindi, unicamente e appunto, quale racconto di vita. Impossibile, anche per quest’autore, la ‘fuga’. L’esistenza trattiene e imputridisce. Ai bordi di una strada imposta, il bosco è troppo fitto per evadere… le “Biometrie” (analisi oltremodo stancanti, per chi le conosce sulla propria persona, come il sottoscritto) feriscono, lacerano, e non lasciano passare l’evaso, quindi non resta che giocarsela in ‘gabbia’ (vedi Assiri). Si è costretti. E quanta ‘costrizione’ in questo momento di crisi epocale! Interessante, però, come ho detto sopra, l’uso che Testa fa del linguaggio. Si rende interprete di una ‘tendenza’ disarticolata che, a momenti, sbeffeggia, anche, l’andare metrico e rimico, plaudendo allo sincopato e al canzonatorio. Alle ‘imposizioni’ e ai ‘modus vivendi’ non resta che rispondere con assonanze di eguale condanna. Forse questo il compito del poeta nei primi anni del 2000? E lo stesso, è del poeta, il viversi l’amore come e ancora quale estratto ideale? Testa è su questa linea. Continua a fare il poeta, o ciò che al poeta è sempre stato chiesto di fare: la Cassandra di turno… “l’inascoltato detentore della lacrima.” In questo autore, comunque, ci sono buoni presupposti per un’ulteriore crescita.

“Favole da un manicomio” di Alessandro Ponticelli, Ed. eif (Il Foglio Editore), gennaio 2007. Più convincente la raccolta del poeta e pittore Alessandro Monticelli “Favole da un manicomio”. Il mix messo in atto tra malinconia, routine, nonsense e ironia a momenti funziona, così come quasi sempre funzionano le chiusure dei componimenti, allorquando vengono risolte con ‘pessimistica giocosità’. Fatalista è quest’autore di Sulmona, che riesce, da situazioni anche surreali, a ricavarne un sorriso, non completamente amaro, ma sardonico, e ciò non è condizione da poco in un mondo in contrizione spasmodica o in fatua ricerca di evasione o di un ‘inutile’ che vada a riempire vuoti esistenziali o identitari. “Tendiamo a minimizzare, / a non dare il giusto peso. / Tra cent’anni anche Dante / sarà stato solo un turista.”… e forse anche Michelangelo verrà considerato, dai nuovi arrivati, come un imbianchino… oppure dai nostri stessi nipoti, che subiranno (o saranno andati in cerca) di quel che segue: “Nelle grandi città / salvarsi è impossibile. / L’anima vi è troppo distratta.” Qua e là, nell’insieme, assistiamo, anche, a una qualche caduta, perché non sempre l’alchimia alla Aub funziona, ma in percentuale sono più le ‘buttate’ che tengono di quelle che non sortiscono con successo. Altra componente positiva è che, comunque, Monticelli non si ripete. Molto interessanti i disegni dello stesso autore che accompagnano la raccolta.

“ Millenario inverno” di Guido Monti, Ed. Book, gennaio 2007. Guido Monti, alla sua prima raccolta, dà già chiari segni di saper dire e di sapersi confrontare in/con la poesia. “Millenario inverno” funziona, sia per ritmo, sia per immagini, che per tensione mantenuta. E’ un libro breve, affidato, a momenti, a versi brevi, ma che si fa sentire nella lirica tradizionalità che sprigiona. I riferimenti: Caproni, Sereni, De Angelis, poi lo zampino di Rentocchini, Rondoni (quello più spirituale) e il filosofare di Franco Rella. Il racconto celato, che la raccolta contiene, è coscienza di tutti noi, è sviluppo di un sentire che non si abbandona allo strazio, ma reagisce, ponendo nella memoria e nel delicato rapporto col bello le basi su cui poter edificare quel camino che servirà a difenderci dal freddo (così da sopravvivere a un inverno che, nell’ovvio, relazionalmente e non meteorologicamente, pare non abbia più fine). Le composizioni sono studiate e mai indugiano, più di tanto, su un ‘dirsi’, su un ‘proporsi’, su un ‘tenere a forza il centro’, quando, come i più, non si ha, alle spalle, abbastanza vita (o, meglio, vissuto) per poter divenire protagonisti anche di sé, o dell’opera che si va a costruire. In questo Monti vive una ‘sana’ umiltà. Preferisce dire di un mondo degli altri, della città dove abita, della natura, dei pittori amati (molto bella la poesia dedicata ad Osvaldo Licini). L’andare, in tal modo, avvolge e, quando si giunge al termine del libro, il desiderio di ‘cullarsi’ ancora in esso perdura. Struggente il sentimento amoroso che chiama a geografie e a suggestioni della giovinezza. Monti è poeta di misura, sa questo, e non manda fuori giri il motore. Soprattutto non annoia.

“ Diario Inverso” di Lucianna Argentino, prefazione di Marco Guzzi, Ed. Manni, novembre 2006. Che dire di “Diario inverso” di Lucianna Argentino? E con voluta retorica do l’avvio a questa nota, perché già sappiamo molto di lei, così come del suo scrivere. L’amico Marco Guzzi, nella sua introduzione alla raccolta, lascia poco da aggiungere. Lucianna è “fra i degni” (potremmo dirla col Vangelo), cioè di quella pasta di donne e uomini che perdurano in una fede, ma che mai l’impongono, in particolare mai la rendono termine di paragone, privilegiando l’umanità, e i discorsi su questa, al procedere per ‘rimandi’ o ‘raccordi’ in funzione di sostenere un proprio credo ad oltranza (cioè ponendo barriere o steccati). Il suo insieme parla, appunto, di relazioni, in particolare fra donna e uomo, e mette il dito in quella che è la crisi attuale che sta vivendo il rapporto di coppia, il fidanzamento, il matrimonio. Argomento scottante, a momenti ruvido, sgranato, ostico, snervante. Lucianna eleva “l’amore sincero” (e se lo può permettere) come unica possibilità per non rovinare, per non franare. Se ciò, in un altro autore, potrebbe suonare trito, quel tanto ‘artificioso’, ‘stucchevole’, con l’Argentino diventa… o, meglio, continua a mantenersi quale “primo canto”. Nel suo scrivere non esiste ridondanza, pesantezza, ‘dictat’, fanatismo, esaltazione, l’insieme viaggia armonico, vero, sentito, come di chi avanza le mani col palmo al cielo nel segno del donare e non del ricevere. Lucianna è coerente, ecco il termine (… del resto virtù a me cara), e, nella coerenza, ecco prendere figura la ‘forza’, perché di forza etico-morale stiamo parlando, così come di forza trasferita nel verso. In tal modo la volontà si fa strada, la dedizione, la prontezza al sacrificio, e le immagini si susseguono a onde, come in un respiro. Poi si concretizza l’Imminente, che dallo spirito, dal trascendente, dal metempirico, si viene a materializzare ai bordi di un deserto, metafora del distaccato riflettere, ma, anche, “del mare di sabbia che ci divide dall’oltre”. Altro e altro ancora ci sarebbe da dire, così il come la sapienzialità non risulti mai saccente, oppure come Lucianna sa ancora risolvere formalmente ciò che concettualmente pare già risolto da quando l’uomo ha iniziato a pensare e poi a scrivere, ma quel che a seguito riporto può bastare: “Mi manca la poesia / nel giorno sceso in cenere / a forzare la veglia laica / la veglia stanca e irragionevole / al dio liquefatto nell’inchiostro / fatto preghiera di cose andate / e presto ritornate a nuovo uso / come la pioggia o la parola / accolta in limine /all’avvenimento che la dice.” Il suo è libro da non perdersi assolutamente!

8 pensieri su “Libri giuntimi (Rubrica 2)

  1. Leggere i libri è ancora, a mio avviso, un impegno centrale. La recensione, o il discorso sul libro, è assolutamente fondamentale se vogliamo parlare di letteratura. Ed è, tra l’altro, una buona pratica di pedagogia.
    Sebastiano Aglieco

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  2. non posso che essere d’accordo con te, Sebastiano!
    è un gran bel compito, arricchisce e dà, tanto.
    un caro saluto.
    🙂

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  3. Grazie, Seb. e Carla, in effetti stanno arrivando molte cose, ma mi sono posto di leggere tutto e di riportare, qui, una nota su tutto ciò che ricevo, breve o lunga che sia.

    Grazie, quindi, a tutti coloro che m’inviano i loro libri o libri d’altri.

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  4. Caro Gian Ruggero è stata davvero una bella sorpresa stamattina trovare il mio nome e il mio libro nella tua rubrica.Grazie! E grazie anche per quanto dici, per quanto e per come hai saputo leggermi e per come, andando oltre la poesia, hai trovato la persona… Se per caso qualcuno, lette le pregnanti parole di Gian Ruggero, fosse interessato a “Diario inverso” può richiedermelo via e-mail a: lucianna.argentino@infinito.it. Un caro saluto a tutti e a Gian Ruggero tanta serenità. Lucianna Argentino

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  5. Sempre preziosa questa rubrica, almeno per me!Occasione per conoscere libri e poeti che magari sul cartaceo e anche negli scaffali, spesso, passano inosservati! Ottimo lavoro Gian Ruggero.
    Un caro saluto e complimenti agli artisti

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  6. Caro GianRuggero,
    la tua recensione mi ha emozionato. Che dirti ancora? GRAZIE di cuore! Sono molto contenta che il mio libro ti sia piaciuto.E’ un libro a cui tengo particolarmente.Forse perché si dice sempre così dell’ultimo(diciamo, il più recente, per scaramanzia…)
    Un abbraccio
    lucetta

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  7. @ Lucianna. Il tuo libro è un gran libro, quindi quel che ho detto lo sento. Ti abbraccio sempre con grande affetto e stima.

    @ Luca. Grazie a te per come ci segui.

    @ Lucetta. Non posso che aggiugere quel che ho già detto per Lucianna. Per entrambe avrei potuto scrivere molto e altro, la tensione che mi avete trasmesso me lo avrebbe concesso, ma lasciamo ai lettori il piacere di scoprirvi ulteriormente, ovviamente tramite i vostri libri. Un bacio.

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