Allora si scherzava poco…!

IL GIURAMENTO DEI SANFEDISTI

Giuro di mantenermi fermo nella Santa Causa che ho abbracciato, di non risparmiare nessuno appartenente alla infame combriccola dei liberali, qualunque sia la sua nascita, parentela o fortuna; di non avere pietà né dei piccoli bambini, né dei vecchi e di versare fino all’ultima goccia di sangue degli infami liberali, senza riguardo né a sesso né a grado.

Uno dei momenti più rilevanti della campagna condotta dal Cardinal Ruffo di Calabria per la riconquista del Regno di Napoli nel 1799 fu indubbiamente la presa di Altamura, grosso centro pugliese sulla strada che da Matera conduce a Bari. Il Ruffo, sbarcato nella sua Calabria con pochi compagni ed una bandiera riportante il motto “In hoc signo vinces!”, era riuscito in brevissimo tempo ad allestire una eterogenea armata di volontari (contadini, cafoni, basso popolo, financo bande intere di briganti) che, nella sua vertiginosa avanzata, aveva avuto facilmente ragione delle forze repubblicane italo-franco-napoleoniche.

Mentre gran parte delle città lucane e pugliesi, di fronte ai successi dell’Armata Cristiana della Santa Fede, erano rapidamente tornate all’obbedienza regia borbonica, la città di Altamura era rimasta fedele alla Repubblica di Napoli. Convinti dell’importanza strategica della piazza, i repubblicani-giacobini vi avevano inviato i generali Mastrangelo di Montalbano, con due squadroni di cavalleria, e Palumbo d’Avigliano, con settecento uomini, che si aggiungevano alle milizie locali. Altamura era stata fortificata a dovere e adeguatamente munita di pezzi d’artiglieria, tanto che i repubblicani: “erano sicuri che la città fosse inespugnabile”. Il Cardinale, volendo evitare – come di consueto – spargimenti di sangue, aveva inviato in città come parlamentare Raffaele Vecchioni, che tuttavia non aveva fatto ritorno dalla sua missione. Analogo destino era toccato a due genieri, Vinci ed Olivieri, che erano stati catturati mentre si erano spinti in prossimità delle difese nemiche, onde valutarne la consistenza. Visti vanificati i tentativi di ottenere la resa della città il Ruffo si preparò all’attacco mentre gli Altamurani, vittoriosi in una rapida sortita della loro cavalleria, erano particolarmente euforici. Il 9 maggio 1799 il cerchio si strinse sempre più attorno alla città e, nonostante il violentissimo fuoco dell’artiglieria nemica, i Sanfedisti riuscirono ad impadronirsi di alcuni importanti avamposti repubblicani. Lo stesso Cardinale, sul suo cavallo bianco, guidava le truppe all’attacco incurante delle fucilate che il nemico gli indirizzava dalle mura. I suoi uomini pensavano che fosse protetto da uno scudo scintillante fatto giungere dal cielo dal Signore in persona. Gli assedianti si lanciarono in ripetuti assalti frontali, falcidiati dal fuoco nemico, tanto è vero che al termine degli scontri si parlò di ben 1350 caduti. Il Ruffo ritenne allora di cambiare tattica e, fatte trincerare le sue truppe, iniziò il bombardamento della città. Alcuni assediati, dal canto loro, finsero la resa, salvo poi aprire il fuoco sugli incauti Sanfedisti che si erano fiduciosamente avvicinati alle mura. Durante la notte il Cardinale pensò di fare ritirare i suoi uomini dall’area attorno a Porta Napoli, per favorire un’eventuale abbandono alla chetichella della città da parte dei difensori. La mattina del 10 maggio i cacciatori Sanfedisti si lanciarono all’attacco e, bruciata porta Matera senza incontrare resistenza, penetrarono nella città, ma non trovarono nessuno. Cosa fosse accaduto lo ricorda un cronista locale: “Il generale Felice Mastrangelo ed il Commissario Palomba, uomini demoralizzati dall’abuso dell’oro che cavavano dalle nostre borse più presto che coraggiosi difensori della patria, misurando quei pochi uomini che seco avevano, non erano al caso di affrontarsi con la gente nemica, stimarono di scappare, abbandonando la città al capo ed alla rabbia di quelli scellerati. Nella città completamente disabitata i Sanfedisti si misero alla ricerca dei tre prigionieri (Vecchioni, Vinci ed Olivieri) e, guidati da tracce di sangue, giunsero ad un cimitero ove ritrovarono una cinquantina di persone, incatenate a due a due, in parte morte e in parte ancora viventi. Fra le tante crudeltà usate da’giacobini – racconta il testimone oculare Antonino Cimbalo – in Altamura, la più enorme fu quella praticata nel giorno 9 Maggio, vale a dire in quel giorno istesso che erano attaccati dalle nostre truppe. In quel giorno dunque dopo aver fucilati molti dei loro concittadini, fra’ quali parecchi Chiesastici, per il solo motivo di essersi questi mantenuti fedeli a Dio, ed al Sovrano, per compimento di loro barbarie, legarono a quei cadaveri esangui altrettanti ancor viventi, e così due a due legati li seppellirono insieme, e fu fortuna di questi essere entrato in tempo l’esercito Reale, perché così poterono scampare una morte purtroppo disgraziata.”
Solo tre persone sopravvissero a quel massacro, e tra esse Raffaele Vecchioni. Di fronte allo sdegno generalizzato, che si stava traducendo nel saccheggio della ormai deserta Altamura, il Cardinale intervenne con energia, facendo bloccare tutte le porte della città e requisire il materiale saccheggiato. Sulla reazione Sanfedista i testi risultano contradditori in quanto mentre autori quali il Cuoco, il Botta e il Colletta parlano di stragi, altri (rifacendosi anche a memorie di testimoni oculari come il Sacchinelli, il Cimbalo e il Petromasi) fanno rilevare l’impossibilità di massacri in una città abbandonata dai suoi abitanti. Sicura è comunque la morte del conte Filo che, catturato, fu ucciso da una fucilata sparatagli da un parente del geniere Olivieri, perito nell’eccidio del cimitero. Le forze realiste presidiarono per quattordici giorni la città, nella quale era progressivamente tornata parte della popolazione, e quindi proseguirono la loro marcia che si sarebbe conclusa vittoriosamente il mese successivo con la conquista di Napoli. Dell’assedio di Altamura rimase traccia nei versi finali dell’Inno dei Calabresi: E’ finita l’uguaglianza / E’ finita la libertà / Viva Dio e sua Maestà / Li Giacobini fora de cca. / Li votammo cu l’occhi all’ariu / Viva il principe ereditariu, / Il cardinale ci ha salvato / D’ogni strada d’ogni via / L’ha aiutato mamma Maria / Viva Dio e l’artiglieria. / Tante bombe hanno menato / Altamura s’è spianato.

10 pensieri su “Allora si scherzava poco…!

  1. urca, Gian, un rientro sferragliante! certo, che tempi. meno male che vi serpeggia una sana ironia:
    “mentre autori quali il Cuoco, il Botta e il Colletta parlano di stragi, altri (rifacendosi anche a memorie di testimoni oculari come il Sacchinelli, il Cimbalo e il Petromasi) fanno rilevare l’impossibilità di massacri in una città abbandonata dai suoi abitanti”.
    buona giornata
    fabrizio

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  2. è un brano agghiacciante se i 1350 caduti( credo da considerare di entrambi gli schieramenti) sono un numero storicamente accertato.
    ma del resto neppure oggi, purtroppo,in guerra si scherza poi molto.

    saluto tutti

    elena f

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  3. Carissimo,
    il giuramento dei sanfedisti mi sembra un bel riassunto di ciò che i cattolici devono considerare il cuore infetto di un passato di cui pentirsi e chiedere perdono.
    Che in nome di Cristo, o di qualunque “Santa Causa”, si decida di sterminare dei bambini è qualcosa di così orribile che, in termini cristologici, non può che farci pensare all’azione dell’Anticristo, di quello spirito omicida che ama usurpare il Nome del Signore per compiere le sue infamie.
    Grazie di questa rievocazione storica davvero drammatica ma opportuna, in quanto, come disse Giovanni Paolo II nell’omelia della storica prima domenica di Quaresima del 2000: “Riconoscere le deviazioni del passato serve a risvegliare le nostre coscienze di fronte ai compromessi del presente”.
    Saluti affettuosi
    Marco Guzzi

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  4. In effetti, questa mia, vuole essere provocazione ironica ma anche motivo di riflessione. Grazie a Fabry, Elena, Marco, Pasquale.

    @ Fabry. Obiettivamente (e rifugiamoci nell’obiettività al fine di analizzare) ad Altamura fecero più danno i Giacobini dei Sanfedisti (sempre se un fatto del genere possa venire sviscerato con scientificità… comunque ben poco, reputo, ci sia da dire, visto la situazione, le componenti in campo e la ‘follia’ dilagante in quei tempi, come poi nei nostri).

    @ Elena. Sì, pare che le cifre siano quelle, con maggior caduti dalla parte dei Sanfedisti che, Vandeiani all’italiana, si buttarono in battaglia sprovveduti e per nulla addestrati (nonché armati, molti, solo con armi da caccia o da taglio).

    @ Marco. Hai già detto tutto tu.

    @ Pasquale. Vedi come il tuo sangue calabro pulsa sempre nelle vene? Storie mirabolanti quelle avvenute nel sud Italia in quei secoli. Direi meno ‘letterariamente’ sconcertanti (quindi intrise di pur ‘perversa’ fascinazione) quelle che succedono nell’oggi… quei fatti di sangue biechi e banali commessi dalle varie mafie, ‘ndranghete, camorre e sacre corone unite. Ovvio che anche quei fatti di allora fanno rabbrividire, ma infine la storia ‘patina’ il tutto e affida al racconto, alla ‘leggenda’, al ‘tragico’ da cui dover imparare. Quello di Altamura fu scontro fra poveri, che ben poco, da ambo le parti, forse intendevano bene cosa stesse succedendo, e perdere la vita senza sapere e solo imbottiti di slogan e miraggi è questione, in effetti, sconcertante.

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  5. La storia è Maestra, le vere rivoluzioni partono da bisogni reali della popolazione, senza il loro consenso la rivolta diventa dittatura, anche se l’evoluzione della rivoluzione francese nel suo divenire napoleonico ha portato alla nascita dell’idea di nazione, intesa in senso moderno.

    Il periodo a cavallo tra XVIII e XIX secolo, tra romanticismo e illuminismo, è molto complesso e continua ad essere oggetto di studio e il riferimento fatto da Pasquale al brigantaggio è indovinato in quanto oggi viene rivalutato e studiato in un’ottica diversa.

    Comunque sia è essenziale conoscere le nostre radici per costruire il futuro.

    Ringrazio Gian Ruggero per questo brano.

    Sandra

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  6. Caro Gian Ruggero,
    grazie della acutezza. Grazie della libertà di pensiero.
    Poi, vorrei informarmi sul ritiro dei Camaldoli, da anni inseguito.Ragguagliami, anche qui.
    Certo che fare riemergere costa e gronda. Sulla scancellazione in obbligo oggi delle memorie storiche, devo avere parlato (e stancato) molti, spero di no.
    (poeticamente anche nel libro-interviste “Biblioteca delle voci”, Jocker )Ma è la coincidenza, collisione fra destini individuali e collettivi che mi affascina, o meglio ci obbliga a scriverne qualcosa, e diversamente, se si è orecchio del tempo. Oggi molte pretese vanno abbandonate però, ma non quelle della coscienza.
    Su L’Attenzione,ma anche qui ci sono delle poesia che tu forse conosci, ad es. stanca di parlare a mia madre per ricordi con parole mie, le regalo una seconda vita o ritorno , fanciulla, nella sua terra castigliana, dove meravigliarsi come bambina, coi suoi mulini e le sue pietre folosoflai.
    Scusa il parlare tramite il me poeta, non dismetto si vede, la mia pelle. Grazie dei flash giganteschi.
    Maria Pia Quintavalla

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  7. Ottimo passo, come sempre! Io penso che non solo la religione cattolica abbia la sua striscia di sangue, come dice Marco, ma tutte le religioni e le rivoluzioni hanno lasciato fiumi di sangue, spesso, anzi quasi sempre, versato invano! Lo dico da ateo che vede tutte le religioni sotto lo stesso piano e cerca di comprenderle, analizzarle e valutarle con lo stesso metro. Erano altri tempi, per fortuna, ma siamo sicuri che non possa riaccadere? Io credo che in linea teorica historia magistrae vitae ma poi l’uomo ha la memoria talmente corta che…corsi e ricorsi…Naturalmente spero di sbagliarmi e che in futuro non si ripeta! Siamo in un’epoca dove gli itegralismi (non solo religiosi, ma politici, culturali, ecc..) sono sempre alle porte.
    Un caro saluto

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  8. Grazie a Sandra, Maria Pia, Luca e Franz.

    @ Sandra. Condivido la complessità del periodo in questione… ma poi, fino ad oggi, quale periodo della storia dell’umanità non è stato complesso? Anche la preistoria… pensate a quale complessità reale di vita era sottoposto l’uomo allora (così come il suo cervello in divenire).

    @ Maria Pia. Riguardo Camaldoli… beh, ho postato giusto ieri il programma di quest’anno. Noi saremo là. Due giorni di dialogo, approfondimenti sul tema che ci siamo dati, incontri a viso, bosco, Eremo, i quadri del Vasari… un tuffo in ciò che è stato e che sta ritornando uno dei cuori pulsanti della cultura italiana ed europea. Le riunioni nella Sala del Landino dove Lorenzo il Magnifico, Marsilio Ficino, Niccolò Cusano, poi Giordano Bruno e infiniti altri sono passati per dibattere le loro Tesi Massime coi monaci camaldolesi… e via così. E non mi pare poco. Spero che tu sia dei nostri.

    @ Luca. Ci si può sempre ricadere.

    @ Franz. Anche tu dai lezioni, e sempre con molto garbo.

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