Un ricordo

Amelia Rosselli

Amelia Rosselli (sorridente e dolcissima)

Amelia d’Iliade
di Gabriella Sica

ad Amelia Rosselli

Bruciavi a un’ardente ansia da precaria!
E non avevo il coraggio di stare accanto al tuo male
da spavento, Amelia amata da lontano, al tuo gentile delirare,
quel viaggio in treno con te verso i Giardini di Venezia
non potevo farlo, no, quel luglio dell’ottantuno,
solitaria dopo la lettura, di notte per le calli,
vestita tutta di bianco, nell’età della candida presunzione,
intrepida, sì, ma tu chiedevi, chiedevi tanto,
dalla Cia torturata nel mondo-cella.
Dovevo stare dai fiori di mandorlo già secchi lontana,
c’era lo sforzo di rifare la vita al bel cielo di Roma,
tante cose da ricominciare, tante nuove da scrivere e fare.
Tu hai capito, piena di dignità com’eri,
raccolta in una severa malia familiare
e la parola soave.
Anche tu ti eri librata, libellula esile e bella,
che ti arrovellavi e inquieta amavi nella tua Iliade blu,
Amelia bellica e sanguinante di gocce rosse
con l’elmo casto d’Atena e lievi le spade,
decisa a librarti su, libera, più su ancora,
a raccogliere il dolce miele degli dèi in un’urna.
Noi sole, tu al di là del fiume, io al di qua, in cammino,
fluiva tra noi il mortale rischio della poesia-destino,
se maestra ragazza e ragazza allieva,
se in mansarde piene di buoni libri,
se quel che la vita terribile leva,
così si era, ferite e armate,
Amelia Melina, rondinella amara che non volevi un nido,
e pure tra i rami in croce di un albero il tuo rifugio cercavi.
Alla fine fragile e ancora con le ali, ti eri tra i tetti fortificata
ma piano piano si sgretolava la fortezza spiata e assediata,
come la tua follia saggia. Ah quanto eri ragionevole
con quegli occhi azzurri penetranti e io irragionevole!

25 marzo 2006

(Amelia d’Iliade, “Nuovi Argomenti”, n. 37 – Quinta serie, Gennaio – Marzo 2007 – Un grazie a Gabriella Sica che mi ha inviato questa sua per il nostro blog e a Nuovi Argomenti per aver permesso questo carissimo ricordo)

8 pensieri su “Un ricordo

  1. Amelia Rosselli, anche per chi, come me, l’ha incontrata una sola volta ha lasciato un’immagine assoluta di sé, indelebile, quasi la sua vita fosse metafora di un secolo e della poesia. La “rondinella amara che non volevi un nido”, che così bene ha dipinto la Sica, sembra di vederla volare ancora in questi cieli di una primavera che anticipa il risveglio.

    Grazie a tutti per questi prezioso ricordo

    Enrico Cerquiglini

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  2. di fronte a questi versi carichi di ricordi e dolcezza
    sono davvero tanti i brividi che danno queste parole
    e questa immagine.

    Grazie a Gabriella, per questo immenso ricordo!
    carla

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  3. a Genova Amelia Rosselli pubblicò in volume Impromptu, che finisce con un delirio volatile: soffiati nuvola, come se nello stesso arricciato in mia bocca… ed è anche il testo del combattimento sul “tank”, e forse anche del definitivo distacco dal “lungo frassine”, “chiamato Pierpaolo”: “solo un ricordo ho delle tue vanaglorie”. ho il rimpianto di non aver mai preso un treno per andare in Via del Corallo. avevo il numero di telefono privato di Amelia, e anni dopo la sua morte provai a telefonarle. rispose una compagnia aerea: da libellula a libellula. non è un’allegoria, ma una storia vera. vi abbraccio sempre,
    massimo

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  4. Che buona idea G.Ruggero, di questi tempi credo pochissimi avranno ricordi, o peggio ancora continueranno a leggerla, la nostra amatissima Amelia, perché martirizzta, e per quella specialissima poesia che ne scrisse. Dal rogo appunto.
    (si sa che gli italiani hanno edificato gli ultimi decenni civili e e politici, e culturali anche e soprattutto per celare le proprie ferite, nel tessuto civile: intendo, di una società, come già dopo la Liberazione..)Sono molti poeti ad avere scritto versi, oltre che saggi (bellissimi di Giudici, Zanzotto, Mengaldo, Fortini e Porta,per dirne alcuni)su di lei, io ne parlai l’ ultima volta in una lezione il maggio dell’anno scorso, alla Libreria delle donne, in Via Calvi,ricordo una giovane poeta rispondermi che non la capiva, pur ritenenedola grande.
    Ci stetti male per varie e notti, poi accettai, bisogna essersi fatti trascinare via parecchio, o per sempre, per senrirla, udire bene cosa e come, nel sangue. MPia Q

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  5. Ho avuto il privilegio di incontrarla ad una serata letteraria con Vito Riviello. Finita in una pizzeria proprio di fronte casa sua in Via del Corallo. Doveva essere il 1985-86. Eravamo seduti di fronte. Mi sporgevo in avanti per captare quello che diceva pianissimo e lentamente. E una seconda volta, quando traduceva quello che leggeva Gregory Corso. In Via dei Coronari.

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  6. Grazie a tutti voi per quello che avete lasciato. Ho avuto anch’io il privilegio di incontrare Amelia alcune volte… a casa di Tommaso Cascella quando facevamo la rivista “Cervo Volante” (primi anni ’80), poi un paio di volte in letture, un’altra a cena dall’artista Vettor Pisani, quindi, l’ultima volta, ad una sorta di riunione indetta in un palazzo romano da Signorile (PSI e già Ministro di Craxi… se vi ricordate bene… ma forse è meglio non ricordare, visto i ‘danni’… usando un eufemismo)… dicevo, ad una sorta di riunione di poeti e intellettuali, nonché artisti (eravamo una quarantina), ai quali il suddetto propose di dar vita a una rivista, di fiancheggiarlo, diciamo ‘politicamente’, così come cominciò a elencare una lista di ‘robe’ che si sarebbero poture fare (ma che poi non sono mai state fatte). Anche a quella riunione c’era Vito Riviello. Amelia, in quest’ultima circostanza, era attentissima, visto che politicamente, per tradizione di famiglia, era vicina a posizioni liberal-socialiste. Finito l’incontro ci dividemmo in gruppetti al fine di commentare il tutto, così che scelsi là dove si mise Amelia, anche curioso di sentire cosa lei ne pensasse di quel fiume di parole. Quel tardo pomeriggio era particolarmente tonica e presente. Era entusiasta di ciò che Signorile e ‘valletti’ avevano messo sul piatto. Compresi che era donna di una sensibilità estrema, infine di coraggio e di propositi, ma, anche, di un’ingenuità sconcertante; tenerissima, ma, a momenti, anche ferrea nel dire che: bisognava fare, bisognava muoverci e via così… non rendendosi conto che molti di noi erano su altre posizioni, oppure alquanto scettici, se non piacevolmente divertiti da quello scoppiettamento di promesse e voli (con me c’era il pittore Omar Galliani col quale stavo portando avanti, assieme ad altri amici, la rivista “Origini”). Poi finimmo a cena all’Antica Pesa. Si era rimasti in una decina. Amelia evitava di bere alcolici per i suoi tanti problemi, invece noi altri ci demmo dentro. Sì, parlava a tono basso, anche causa il suo difetto di pronuncia, di articolazione vocale, ma la sentii molto convinta. Poi mi fu rivelato da Valerio Magrelli, anche lui presente, che l’umoralità di Amelia procedeva a giorni alterni, altalenava. Magari, se il giorno dopo l’avessimo rivista da Rosati, ci sarebbe parsa un’altra donna. La Rosselli era così. Portò sempre con sé i traumi che ne turbarono l’infanzia e la giovinezza. In questo l’avvicino a Primo Levi. Per entrambi la molla scattò “a tempo ritardato”. Finché riuscirono a resistere al dolore, procedettero, poi il salto. Figure affascinanti e di una profonda e tragica umanità.

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