Storiellette: Parlare a Vanvera!

 

Vanvera era un simpatico ragazzino, dai capelli misti, che finivano in domande? ed esclamazioni!. Aveva una sorella gemella di nome Logica, che ovviamente era completamente diversa da lui… tranne per il fatto che entrambi indossavano calzini a righe. Logica era bravissima in Costruzioni Astratte: costruiva case, castelli e palazzi così perfetti che le persone riuscivano a toccarli, impiastricciandosi con il cemento fresco.

Vanvera era assai, assai più bravo in Rime e Canzonette, una materia assai, assai più difficile… solo che i suoi versi venivano fuori improvvisi e strampalati. Se, ad esempio, la loro mamma diceva: “Mia figlia, Logica, è così intelligente!” Vanvera non poteva impedirsi di aggiungere: “Svelta e nascosta come un peto fetente!”, facendo arrabbiare e gonfiare Logica come un pesce palla (con le calze a righe).
Erano gli unici due studenti nella Scuola del Mulino a Vento e questo per due importanti ragioni:
1) Il mulino era molto, molto stretto.
2) La maestra era molto, molto larga.
La signorina Ciccigrassi, detta anche l’Enorme Colei, era enormemente rotonda e questo le dava immensa soddisfazione. Le piacevano tutti gli oggetti rotondi, ed era disgustata ed irritata da ogni magra e acuta possibilità. “Lo scopo del progresso è di rendere ogni cosa grassa!”, ripeteva spiegando Storia ed Economia. Amava particolarmente Astronomia, Astrologia e Astrofagia, a causa della forma tondeggiante dei corpi celesti; inoltre insegnava Numeri Grassi, Consonanti Grasse e Vocali Grasse. Era a disagio con l’1 ed il 7, trovava ambigue lettere come la E, la F, la L, la T, la Y e la Z e disapprovava completamente la I. La signorina Ciccigrassi non era una persona cattiva, lasciava che i due bambini la circumnavigassero, fingendo di essere una versione non troppo ridotta del pianeta Terra, durante l’ora di Geografia, ma inconsapevolmente rovinò del tutto il rapporto tra Logica e Vanvera. Ogni giorno infatti interrogava Logica: “E quindi Logica, dimmi: perché le persone del passato bruciavano le streghe?” E Logica rispondeva in modo chiaro: “Per sconfiggere il potere del Diavolo e per liberare le loro anime davanti…” “NOOO!!!” – la interrompeva l’Enorme Colei, indispettita: “La gente bruciava le streghe perché erano così orribilmente secche, che non potevano essere farcite e arrostite!” – e – “Smettila di parlare a Vanvera!”, aggiungeva sempre. Così Logica fece, essendo una ragazzina diligente: tornava a casa, cenava e guardava la televisione, senza rivolgere la parola a suo fratello. Ma i suoi voti non migliorarono mai.

11 pensieri su “Storiellette: Parlare a Vanvera!

  1. guardo il mulino a vento e penso che sì, siamo tutti un po’ dei donchisciotte che pensano di avere una logica ferrea, ma spesso parlano a vanvera, collezionando grasse figuracce (grasse come sancho panza).
    ciao, Francesca.
    fabrizio

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  2. Che Vanvera e Logica siano gemelli in parte complica le cose e in parte le risolve: in ognuno dei due c’è qualcosa (molto?) dell’altro.
    Il vero problema sono le signorine Ciccigrassi, non tutte purtoppo simpatiche come questa.

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  3. è pur vero che certe logiche sono vanvere travestite come pure il contrario

    che si siano scambiate i calzini a righe?

    saluto tutti

    elena f.

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  4. Ciao Fabrizio, Roberto e Elena e grazie!

    L’ho scritto l’anno scorso pensando a due “cose” che amo molto. La prima è il mulino della foto, anche se lì aveva ancora le pale… quel mulino è a dieci minuti a piedi da casa mia a Brixton, in un piccolissimo parco con le panchine e le altalene rugginose. Credo (ma potrei sbagliare) sia l’unico mulino di Londra ancora intero o per lo meno, l’unico del sud di Londra!

    L’altro ispiratore è il nonsense dell’unico e irripetibile Charles Dodgson, alias Lewis Carroll, l’autore di uno dei miei libri del cuore (Alice) senz’altro uno dei libri più geniali mai scritti. Gli scogli linguistici, i rimandi, i giochi di parole, i “semi di senso”, (Carroll giocava con le parole come con i numeri, con risultati esilaranti), si rendono difficilmente in italiano. La miglior traduzione che ho letto (dato che per me è una droga questo libro, di traduzioni ne ho lette tre, oltre all’originale annotato) è comunque quella di Busi nella Feltrinelli. Solo Alice nel paese delle meraviglie e non Attraverso lo specchio, però.

    Invece una traduzione italiana bellissima! è la prima del 1908 in toscano, riproposta dalla Stampa Alterantiva con le illustrazioni di Arthur Rackham. Anche se la vera Alice illustrata resta sempre quella di John Tenniel.

    Fine sproloquio vittoriano.

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  5. Antonella: la tua è una lettura interessante! Non ci avevo pensato, cioè non l’avevo pensata in termini di madre, ma di adulta sì. Quegli adulti che non mi sono mai tanto piaciuti né da bambina né ora, che pensano sempre di saperla lunga, hanno la spocchia dei libercoli, per capire quello che dicono ti serve il dizionario di etimologia al cubo e di immaginazione e libertà infantile non capiscono un fico crudo. Ma finiscono per essere involontariamente ridicoli…

    FK: che vuol dire matteonico? Mi stai a pija pei fondel?

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  6. Nelle mie passeggiate per i blog letterari, ogni tanto mi capita di annotare un nome. Francesca Matteoni è tra questi. Lo so, le lodi non aiutano a scrivere, però servono, qualche volta anche loro aiutano a scrivere meglio.

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  7. Grazie, di cuore, Lorpat e Sandra. Sono contenta che la mia storielletta vi sia piaciuta e sì, le lodi, fanno piacere, sono sempre più che ben accette!

    Una cosa: Storiellette, l’ho rubato ad Andrea Pazienza, un cui album di fumetti è intitolato Sturiellet. Appunto.
    Andrea è la sua lingua miscuglio e i suoi personaggi tossicamente assurdi.

    Non finirò mai di credere che sia una delle creature più belle degli ultimi italici decenni. Bello in ogni senso.

    Qui qualche notizia: http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Pazienza
    E anche qui: http://www.gsy.it/~barto/spaz/spaz.html

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