Se io lavoro

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Sempre più l’automatizzazione della produzione, e più in generale la possibilità di affidare alle macchine e ai computer pressoché ogni tipo di lavorazione e di attività, richiede quantità irrisorie di forza-lavoro umana. Perché dunque tutti non dovrebbero poter approfittare della ricchezza prodotta dalle macchine e del tempo liberato dal lavoro?

Se io lavoro è perché non so che fare
Perdere tempo vuol dire restare indietro
E se dovessi tornare a nascere un’altra volta
Direi al Signore di darmi la forza del contadino
E non mi manca certo la gioia di vivere.
Primavera, estate, autunno, inverno
Canto il giorno della terra in festa
E così sereno
Resto qui ad aspettar la sera.

Oggi assurdamente un lavoro non più necessario continua a essere imposto alla gente soltanto perché attraverso di esso avviene la distribuzione del denaro necessario alla sopravvivenza, consentendo lo svolgersi del ciclo produzione-consumo delle merci e la conseguente accumulazione del capitale. Ma è un ciclo che ormai perde colpi, si avvia a girare a vuoto e a bloccarsi definitivamente. Una nuova epoca attende l’umanità, liberata dal ricatto e dalla sofferenza del lavoro, che ruba e degrada il tempo della vita, dalla schiavitù del denaro, sempre più nelle mani di pochi, mentre esistono le possibilità reali per un benessere diffuso e generale.

Se io lavoro è perché non so che fare
Perdere tempo vuol dire restare indietro
E se dovessi tornare a nascere un’altra volta
Direi al Signore di darmi la forza del contadino
E non mi manca certo la gioia di vivere.
Primavera, estate, autunno, inverno
Canto il giorno della terra in festa
E così sereno
Resto qui ad aspettar la sera.

(N. Balestrini, Prefazione a Wir wollen alles, edizione tedesca di Vogliamo tutto – Le Orme, Se io lavoro da Storia o leggenda)

8 pensieri su “Se io lavoro

  1. l’orologio a pendolo a casa di mio padre aveva la scritta latina sul quadrante “tempus fugit”. a otto anni pareva una formula magica
    e quel continuo oscillare e il rintoccare dei quarti d’ora erano una musica familiare, un basso-continuo barocco capace di ricordare in ogni istante quel memento… tempus-toc!fugit-toc!
    dovremmo tornare a sentire il rintocco delle ore, il battito del cuore, che segna inesorabile il nostro tempo,

    dono struggente il tempo del cuore, basta fermarsi ad ascoltarlo.

    saluto tutti

    elena f

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  2. Il lavoro non esiste, esiste solo il consumo. o meglio: la richiesta è una manodopera o altamente specializzata (quadri), o infima (manovali). La prima è concessa per diritto di nascita (almeno in questo paese di figli e nipoti di papà e nonni), la seconda agli immigrati (una volta ai “terroni”). alle giovani generazioni che hanno studiato e che non hanno santi in paradiso rimane solo la frustrazione o la disillusione (quest’ultima preferibile).

    Domenico

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  3. “Canto il giorno della terra in festa
    E così sereno
    Resto qui ad aspettar la sera.”

    …questi versi trasmettono serenità, come la foto ritratta di quel bel somarello.

    Ciao Emanuele. 🙂

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  4. ciao Carla: il bel somarello è Balthazar l’asinello di “Au Hazard Balthazar” di Bresson e le parole in corsivo sono delle Orme. buona giornata!

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  5. Ciao
    gioia del cuore
    che bello sentirti!
    🙂
    lo sai,
    vicino a casa mia c’è un campo, in certi periodi dell’anno arrivano i somerelli a ripulirlo
    è delizioso guardarli.

    Buona serata
    carla

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  6. Bisognerebbe anche specificare quali lavori – perché è vero che alcuni abbrutiscono (ma poi secondo quale ottica?), ma di altri l’individuo non può proprio fare a meno.

    Capire quale fatica ci ammazza davvero (per riprendere l’asinello che ha postato Emanuele).

    Ci sono dei lavori che le macchine non possono fare: come aver cura di qualcuno. Insegnante, educatore, infermiere, cameriere, badante, artista di strada. Ogni lavoro che richiede un contatto con le persone. Ed è pur vero che si lavora spesso perché non si sa fare altro e che non è il tipo di occupazione, ma la prospettiva a fare la differenza. Un mio amico indiano arrivato in Italia da poco anni fa, era con me al ristorante, ma non amava quel lavoro … la sua ambizione era fare l’operaio specializzato in una fabbrica, lavorando agli stampi, dato che lo sapeva fare. Dopo un anno ha imparato meglio l’italiano e trovato il posto che voleva.
    Il non lavorare alla fine stanca e tedia molto di più che il farlo – così come spesso i lavori puramente intellettuali (scrivere, leggere, “ricercare”) portano ad un grado di alienazione e spossatezza che non ha niente di sano – e crea ansie e aspettative e paranoie, specialmente se si vive in un certo paese.

    Ciò che fa davvero male non è la quantità/ qualità del lavoro, ma come questo ci porti in modi diversi a non saperci più misurare con l’altro e con il mondo.
    A vivere di idee (l’operaio come l’intellettuale, estremizzando e stereotipizzando) e pregiudizi, tappandosi gli occhi con il cerume.

    Io per me a questo punto mi dico che era meglio se avevo fatto l’artista di strada.

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  7. Può anche essere che un giorno gli economisti dimostrino quel che dice Balestrini, che da un certo momento in poi si è lavorato solo per finta, per giustificare la distribuzione di ricchezza accumulata col profitto e permettere la soppravvivenza dell’homo occidentale; nondimeno credo che nel lavoro resterà sempre un filo di valore e dignità, sarà sempre un luogo e un fare in cui si fa esperienza umana e sociale, in cui si può imparare a tirar fuori le unghie, a difendere il debole, a far mutuo soccorso, a comprendere la società in cui si vive. Certo che alla fine, come nel film The Truman Show, scoperto l’inganno, si potrebbe pensare di ‘uscire’ e prenderselo per intero il tempo, non solo quello ‘libero’, ma non saprei se un mondo abitato solo da uomini così liberati sarebbe davvero migliore di questo. Chissà…
    Antonio

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  8. “Sempre più l’automatizzazione della produzione, e più in generale la possibilità di affidare alle macchine e ai computer pressoché ogni tipo di lavorazione e di attività, richiede quantità irrisorie di forza-lavoro umana.”

    Tutto vero, mercoledì scorso sono stato licenziato in tronco, assieme ad altri 9 colleghi, per giustificato motivo oggettivo (ristrutturazione aziendale della multinazionale americana di informatica.) Si sono liberati anche del delegato sindacale CGIL, sempre il sottoscritto. Ora come dice il testo di Concato potò darmi interamente all’arte e al giardinaggio…

    Marco

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