ETERNO FEMININO: MARTA di Valter Binaghi

(Da: Robinia Blues, dario Flaccovio Editore 2004)

marta

Marta è dotata di un equilibrio estetico naturale, che l’ha sempre immunizzata dalle reazioni scomposte e dagli sbalzi del clima. Quando gli anni Ottanta si sono portati via la nostra pretesa di rifare la Storia, si è dedicata alla calma costruzione di un’esistenza familiare, arredandola con gusto e pazienza, e io vi ho trovato rifugio. Non che sia stato sempre un’edera al suo fianco: un tempo sapevo stupirla, e lei mi lasciava intravedere la sfrenatezza nascosta nel suo stile.

L’avevo conquistata in università con un arrembaggio piratesco: la conoscevo da una settimana e un giorno la presi per mano, spingendola nell’aula 514 deserta. In corridoio si sentivano le sue compagne parlare di appelli mancati e docenti inaffidabili, e la mia mano risaliva le sue cosce tiepide, sorprese come colombe nel nido. L’indomani l’avevo portata nel monolocale in subaffitto in cui campeggiavo. Aveva riso dei mucchi di libri per terra, della tovaglia macchiata e dei calzini stesi ad asciugare sulla spalliera del letto, ma si era rifiutata di giacere in quelle lenzuola dal colore equivoco, e mi aveva obbligato a portarle in lavanderia.
Da quel giorno si assunse il compito di mettere ordine nella mia vita, ed io che già adoravo il suo profilo da madonna norvegese accettai il giogo di buon grado.
La presentai ad amici pallidi e risentiti, cascati fuori dalla giovinezza come da una cattiva sbronza, e godevo della loro invidia, perché loro avevano solo i cocci di un sogno infranto mentre io avevo la sua grazia carnale da custodire.
C’è una scena scolpita nella mia mente, se mi chiedessero perché ho vissuto risponderei: per questo. Tre anni dopo il matrimonio andiamo in vacanza in Toscana. Una sera, dopo aver bevuto Chianti fino a mezzanotte, scavalchiamo il muro di cinta di una vecchia villa deserta. Nel giardino che odora di timo e lavanda lei si toglie la blusa e rimane bianca e nuda sotto la luna, i suoi piccoli seni danzano come caprioli nell’erba. Io mi tuffo vestito nella peschiera per prendere una ninfea e ne riemergo sputacchiando come una rana. Lei ride e dice facciamolo adesso, il bambino.

Poi è qualcosa successo, ma non saprei dire cosa: mi devo essere perso una puntata. Un giorno l’ho guardata e ho visto una betulla in riva al fiume. Nella sua ombra i figli, taciturni come profughi di Atlantide.
Io sull’altra riva, a custodire il quadro.
Lei se n’è andata e mi ha lasciato la sua gentilezza. Da dieci anni finge di sorprendersi ai miei regali di Natale, si concede settimanalmente con discreta passione e rivela un certo talento amministrativo, che ci evita di ricorrere alla perfida genia dei commercialisti.

10 pensieri su “ETERNO FEMININO: MARTA di Valter Binaghi

  1. Lo preferisco scritto con due m….
    femminino.
    Lo trovo incredibilmente reale e stendhaliano.
    e carico di pathos.

    Sei pieno di sorprese, Valter!

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  2. e poi ho letto una recensione sul tuo libro, Robinia Blues, di Marlia Piccone.
    Mi ha lasciata quasi senza fiato
    ha saputo creare l’atmosfera del libro in modo molto sensuale, ricreando quel senso di melanconia,quel bosco di robinie,
    che soffrono, si riesce a sentirne il profumo.

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  3. di e da Tristan Corbière…

    Manichinoideale, testa di turco di lusinghe,
    Eterno Femminino!… avvolgiti il fisciù;
    E vieni sulle mie ginocchia, quando sarà il momento,
    A mostrarmi come si fa da voi, angeli caduti.

    Sii pessima, e cambia la gioia in sventura,
    Scalpita con piede leggero nei ripidi sentieri.
    Dànnati puro idolo! e ridi! canta! e piangi,
    Amante! E muori d’amore!… ai nostri momenti perduti.

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  4. @Carla
    Robinia Blues è un romanzo vche definirei romantico.
    Il massimo di romanticismo che può permettersi un impoetico come me.

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  5. non ho ancora letto tuoi libri – penso che leggerò presto “robinia” – una prosa, questa, che parecchio attira, una narrazione/rappresentazione in cui riconoscersi – davvero complimenti – enrico
    p.s. meglio “feminino”…

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  6. 4. vbinaghi Says:

    non esiste il poetico, non esiste l’impoetico: esiste la poesia che, per sciupìo, occorre da un po’ aggettivare in vera e grande, peccato. anche qui una questioncella di mercato data la moda: la poesia va di moda, ecco il paradosso e tira alla “nobiltà” del mercato capitalistico benedetto più o meno da tutti.

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  7. @Marina
    Siamo figli del lusso e dello sperpero, più che della penuria, noi umani, anche quando stendiamo la mano affamati col coltello tra i denti, è sempre il paradiso e mai la merenda che è richiesto.
    Così, gl’inutili poeti restano necessari più dei fornai.

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  8. romanticismo.
    anch’io sono umana e sono della povertà. solo dopo la fame può arrivare un po’ di appetito e di sfizio al dolcetto.

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  9. Caro Valter,
    il personaggio di un mio racconto vorrebbe consigliare al personaggio del tuo di continuare a “custodire il quadro”: almeno quello. Il mio personaggio ha cambiato tutte le carte e ne ha pescate di quasi peggiori, contribuendo per di più ad aumentare la confusione e il disordine del mondo (trattasi del mondo del racconto medesimo, ovviamente, che cosa avevi capito?).
    Un saluto,
    Roberto

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