La matematica come inganno

In un recente articolo P.G. Oddifredi si domanda se la matematica sia il linguaggio della natura o sia stato  l’uomo a imporgliene uno fittizio. Diciamo che il quesito andrebbe riformulato spostandone i termini, per chiedersi piuttosto se la matematica è davvero strumento di conoscenza perfetta o invece è inganno, un artificio della mente con cui rimuovere l’orrore del divenire. A sostegno della rispettabilità della matematica va  detto che nulla esclude, riguardo il divenire inteso come caos, che esso ci appaia tale perchè non ne conosciamo i meccanismi espressivi. Ma è pur legittimo metterne in discussione la sacralità quando scopriamo di non possederne uno  straccio di modello che illustri l’atto fondativo dell’universo, l’arcinoto Big Bang.
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Il demone

di Mauro Baldrati

demone_web.jpgIl ghiaccio esplose come se un enorme geiser irrompesse all’improvviso dal basso e perforasse con la sua potenza e il suo calore la spessa calotta di ghiaccio.
Il demone emerse nella tormenta che spazzava la grande spianata. Il vento che soffiava a centocinquanta chilometri orari sferzò il corpo massiccio e lo incrostò immediatamente di ghiaccio.

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Leggere in movimento

Come divertire, il rapporto tra narrativa e tecnologia: saranno alcuni degli argomenti di un incontro che prevede un continuo confronto con il pubblico. Secondo appuntamento alla Biblioteca Lorenteggio (a Milano in via Odazio, 9), sabato 31 marzo alle ore 18.00 con l’autore di fortunati bestseller Gianni Biondillo e lo scrittore di culto Franz Krauspenhaar autori amati da critica e pubblico e in grado attraverso il Blog Nazione Indiana di allargare gli orizzonti della narrativa.

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TRADOTTI DAL SILENZIO # 2 – René CHAR

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TRADOTTI DAL SILENZIO # 2 – René CHAR

“Piegati soltanto per amore.
Se muori, continuerai ad amare.”

*

“Perché ho tradotto, o cercato di tradurre nonostante i rischi, René Char? Quale simpatia irresistibile mi ha spinto al tentativo – il più delle volte disperato, almeno per i miei mezzi – d’un’imitazione italiana? Dico imitazione perché mi rendo conto che una restituzione perfetta rimane sempre, quando si tratta di poesia traslata, una chimera, non fosse che per l’inevitabile usura che le parole, come le monete, subiscono attraverso il cambio.

 

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Storiellette: Parlare a Vanvera!

 

Vanvera era un simpatico ragazzino, dai capelli misti, che finivano in domande? ed esclamazioni!. Aveva una sorella gemella di nome Logica, che ovviamente era completamente diversa da lui… tranne per il fatto che entrambi indossavano calzini a righe. Logica era bravissima in Costruzioni Astratte: costruiva case, castelli e palazzi così perfetti che le persone riuscivano a toccarli, impiastricciandosi con il cemento fresco. Continua a leggere

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bel riparo si aggiunge alla scena, non
dispiace. se Medusa viene, fa di smalto
chi guarda
la verità locale, chi esalta
in sé la pronuncia grossa. è il modo
che sembra gelo. Quando ti abbiamo visto
affamato, che eri nudo, quando?: dove
è una somma di diversità strane. Come
è, in terra, il grigio e nero, a fronte
del giorno, e il suo lavoro. L’impatto,
che il mare ha, a confronto del bersaglio
mancato; e la vita dedicata; il Nastro
parlato da Rosaria; e mio popolo, urla mio popolo,
ripete mio popolo, e perché mi lasci?

da venti sonetti, La camera verde, Roma 2006 – immagine di patrizia bianchi

Gulp fiction poem / Blog

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di Saya/Krauspenhaar

Sputa una qualsiasi lettera,
virgola, parola, rima,
versetto, poemetto,
sberleffo, cocktail di alfabeti.
Sputa un qualsiasi odio et amo,
lunedì stanca, la mamma di domenica,
il ragazzo di sera, il caffè al mattino,
gli amici al brunch, il risotto scotto,
“chi mi dà la ricetta giusta?”

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Marina Pizzi, da “Pecca di espianto”, 2007-

*
la divagazione ha zona di stoppia
pari al frantoio di un’intera nascita.
*
aggiungimi al sipario al ritmo del calice
sì che solo uno scalino mi faccia saltare
più oltre disintegrata più che per ordigno.
*
gestione d’intrusione qui la rimanenza
la conseguenza per Partigiana
gesto di cella lancia con la fiocina
già da sempre dentro la forcina
della nonna morta con la mela
cotogna nella mano
mela rossa candida lucida bianca-bianca
appena intaccata da un morsetto minutissimo
minuscolo scoglio di piacere.
*
a Fabrizio

oh corrimi incontro con la canzone ultima
mangiami i polsi nell’ultimo stipendio
pendio di salita nell’illogico,
dimmi del coriandolo che parla
da dentro la pupilla
e ne scompiglia il polo,
convertimi al trenino del nome nuovo
al volo senza tonfo di far fango
la goliardia del palo qui infissa al palo.
*
Un pesante file ad alta
risoluzione
la gloria del giorno:
nominalo nel dente
più minato.
*
a menadito so le lapidate
foschie di lapidi benigne,
le taglie infisse in alberi
secolari ancora infanti
disfatte innocenze, scienze
al silenzio di…
*

[da Pecca di espianto, 2007-]

Mancanze, di Tiziano Los

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1
la stanza è muta marcia
la mela sotto il tavolo tarlato
rigonfia la mia panza di cacao
zuccherato e impastato le pareti
trasudano il fastidio per i miei disvalori
di sangue e di ragionamento

la misura è la luce verdolina
intermittente al buio
del telefono portatile rimasto acceso

nessuno mi chiama di notte

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senza titolo

porterò tutto l’anno il lutto
di stare qui senza vederti.
scriverò i miei versi e starò muto
perché è vero che più di tutto ispira
ciò che non si è avuto.
e tu puoi distrarti, dimenticare
perché ora non c’è più luogo e tempo
per potersi ascoltare.
ma pensa quando saremo fossili
e poi soltanto polvere
per tutto il tempo che resta
perché il mondo è acqua e polvere
pugno di mosche e cartapesta.
pensaci, pensami, poni la mente
ad ogni desiderio, al mio richiamo,
perché la vita della mente
è l’unica che abbiamo.
                                               1991

farminio@libero.it  

Falso d’autore (di Lisa Sammarco)

Sabbia. La lingua è sabbia. Che non è come dire che la tua bocca è secca. No, è la lingua a sembrare sgranata. Le papille, o di qualsiasi cosa si tratti, sono grani giganteschi che si muovono disordinatamente. Pesanti, frizionano l’uno contro l’altro al rallentatore. Cercano una compattezza che possa permettere ai suoni di uscire dalla gola.

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La Treccia, la Salvia, l’arente Addio

a Beppe Salvia

Tresca gentile il cenerello Amore,

Ceneri l’acque, l’alture nei dossi

canzoni, Cantoni bambini addio;

Al Dio d’addio nuocerà

la cavezza del cuor d’addio.

[da Il giornale dell’esule, Crocetti, 1986]

(si noti, per favore, che le parole con lettera maiuscola o minuscola non sono capricci di delirio).

febbraio a bisaccia

la bella luce di febbraio.
quest’anno è mancata anche quella.
febbraio è stato a avvolto e avvilito
da questa luce vecchia, dicembrina.
prima della fugace primavera
bisogna aggirare il muro di marzo
e le montagne russe dell’aprile.
il paese non è più la belva
di un tempo,
la bocca sdentata, l’umore spento,
sembra che più nulla ormai lo scuota.
io qui sono un fantasma
dentro la testa e dentro la mia casa,
mi sento come una madre
che guarda in una culla vuota.

p.s.
questa è una poesia più recente (compare nel mio ultimo libro di prose,
circo dell’ipocondria, edizioni le lettere)

Ho intervistato Silvano Sbarbati

Ho intervistato Silvano Sbarbati, uno dei fautori in Italia, del movimento del teatreducazione.

Dovendo presentare il movimento del teatreducazione ad un pubblico di non addetti ai lavori, quali parole userebbe?

Lei mi chiede di risolvere un problema di comunicazione, in senso pragmatico. E non a caso teatreducazione è un neologismo ed il primo intervento che potremmo definire teorico si titolava “Per una pragmatica di teatreducazione”. Questo per sottolineare come teatreducazione è una parola nuova in quanto la “o” di teatro è stata tolta per integrare l’educazione. Teatreducazione, comunque, è un setting educativo, uno spazio ed un tempo organizzati dentro una esperienza che si orienta sempre (irriducibilmente) verso la elaborazione del vissuto, interrogando se stessa.
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