A questo servono le lacrime, di Paola Malavasi

Voglio parlarvi di un libro bellissimo: “A questo servono le lacrime” di Paola Malavasi, uscito qualche mese fa presso Interlinea Edizioni. Paola non l’ha visto perché è morta prima, a nemmeno quarant’anni, è scomparsa all’improvviso lasciando di sasso il mondo delle lettere italiane, che cominciava a conoscerla, la vedeva crescere nella poesia, avendo lei cominciato a pubblicare da non molti anni. E questo è il libro della sua maturità, e della sua rivelazione più piena.

 Al centro è un padre la cui scomparsa ha pietrificato il tempo, un figlio “pronto/ a calcare su gambe dapprima malferme lo stesso suolo”, una “casa di pietra” alta e solida come un tempio, o di terracotta mi viene da pensare, come quelle antiche urne italiche a forma di casetta, e lei spettatrice, anzi tramite, trafitta dalla vita nel suo apparire e scomparire, dalle sue leggi e dai suoi simboli incomprensibili. Evidenti però questi, nitidi, disseminati in una scrittura chiara, per niente ieratica, o cadenzata, con un verso lungo che evoca la poesia antica e insieme è qualcosa di molto moderno e libero. “Ha in mano un catino di lega siderea, / là si raccoglie il pianto che non lascia tracce / in un silenzio di stelle rapite”. Siamo davanti ai simboli eterni delle religioni antiche, misteri eleusini e riti agrari, ma il tono è quotidiano, e anche le cose sono tutte concrete e vere. Questo è il mistero di questa poesia. “La luce fuori trasforma il grano d’uomini in farina fine. / Qua e là tracce di lievito. / Nei nascituri già un retrogusto di muffa”. Rivediamo il grande mito di Demetra senza bisogno di mitologia, e il suo stupore infantile e vero che non accetta la morte, che continua infinitamente a cercare.
Il libro ha una prefazione splendida di Ennio Cavalli, compagno di Paola, e due poesie dedicate a Paola di Derek Walcott e Adam Zagajewski.
Claudio Damiani

LA CITTA’ DI LEGNO

Dimmi che è stato uno scherzo.
Dio Padre invisibile, tu per statuto,
li rimanderai presto a casa, i nostri cari?
Tu che raccogli a sera, in mazzo, tutti i padri
in quale prato hai messo il mio?
Lo ritroverò con un cestino di fragole in mano?
Vorrei sapere dove hai portato lui
e quelli delle città di legno e terra
che ingombrano sogni e dipinti.
E se stanno bene. E staremo bene? E poi
anche mio figlio starà bene? Gli lascerai
quel bel sorriso? Mi bacerà oltre la morte?
Era uno scherzo, di’?

***

IO PER PRIMA

Io vado avanti, tu vieni dopo?
Assaggio il latte, il vino, poi la carne.
Per prima provo il turbamento, respiro,
studio, lavoro, sbaglio le risposte.
Mi fermo un attimo a guardare la terra dove vivo e il sole.
Corro, mi eclisso.

Io sono avanti. Dopo ci sei tu.
Tu che ripeti. Io sono l’avanguardia.
Ti do uno sguardo, preparo la scia.
Cos’altro, se non questo farsi compagnia
cos’altro, se non questa differenza
tra me, tua madre e te, la discendenza?

***

IL SOSTITUTO

Nacque due anni dopo. Pronto
a calcare su gambe dapprima malferme lo stesso suolo
con gli occhi fissi all’azzurro, pronto
alle battaglie virili quotidiane.
Così naturale il suo senso del possesso
anche se niente era davvero suo,
né il mattonato, né i soldi, né i fiori, la pianta della casa.

Le strade del paese tacquero. Nessuna sorpresa
per la sua presenza da parte del lago e del cielo.
Di giorno in giorno rinominò le cose.

Così accadde nel recinto di nuvole e sentimenti,
nello spazio indifferente
che il morente prima e poi l’erede
avrebbero per sempre chiamato
casa.

***

RESPIRO

Nel sonno il rumore del respiro di mio figlio
è quello del cotone sulla ferita leggera.
Contiene le imprese di mostri colorati
dove lui è eroe protagonista.
Il suo odore viene da non so dove,
ma lo conosco.
Non so quale forma ha l’anima
che mi inganna con i tratti schietti del suo viso.
Lui respira forte di notte, a bocca aperta
scacciando i fantasmi dalla casa
che lo temono come un cane che ringhia.
Il suo respiro è una luce accesa
sul comodino traballante della lunga notte
di questa piccola famiglia.

8 pensieri su “A questo servono le lacrime, di Paola Malavasi

  1. speriamo che le patrie lettere non la dimentichino velocemente. (si sa il poeta-imprenditore va alla grande). grazie Claudio per ricordarla qui.

    un abbraccio

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  2. Grazie, ancora una volta a te, Claudio, per avere segnalato questo libro e questa poesia.
    Paola Malavasi,quando se ne è andata, ci ha lascito di sasso, come qui è lei, mentre rievoca l’assente e lo cerca.
    Hai ragione tu, che ci fa pensare a Demetra, che non si rassegna, e deve discendere agli inferi, dove salvare una figlia, e il mito è qui, in una “piccola famiglia”.
    Commovente, e senza sentimentalismo.
    Maria Pia Quintavalla

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  3. Adoro Paola Malavasi. I suoi scritti mi hanno iniziato al mondo della poesia. L’incontro che ho avuto con lei nel maggio 2005 attraverso la scuola è stato fantastico. Non la dimenticherò…

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