Dario Villa (1953-1996)

*

un giorno o l’altro chiuderemo gli occhi
riprenderemo i discorsi interrotti
un giorno o l’altro ci ripeteremo
ci saremo di meno
ci saremo daccapo
ricalcheremo tutte
le ore dimenticate nei luoghi
che ci videro assisi
e muti: in tram in trance
in transito: precipitanti: assorti
in chi sa più che loquace vivacità inconcludente

*

non ha sapore la morte mi vedi
mentre mi scappa sotto i piedi un treno e dico
devo stare più attento depongo
ricordi nelle apposite cellette
deposito bagagli buca lettere
viene il postino e niente mi ghermisce
scompaiono i binari
i grovigli si sciolgono il vento
fischia tra l’erba che mi cresce addosso
scompiglia il buio e non c’è buio
rompe la luce e non c’è luce niente
niente mi ghermisce

*

… poi, se ci penso, sono
già esistito in passato,
ho già bevuto,
ho già bevuto il liquore
sottile delle stagioni,
con te o con altri mi sono
già inebriato di quest’ora,
di un vino d’ombre, di un atto mancato…

*

qui il dubbio ha eletto stabile dimora
la mancanza di fede vaga in trance
per lunghe e lente stanze
lo scetticismo e l’incredulità
sono ospiti fissi il maggiordomo
un certo cinismo annuncia
senza solennità tutti i giorni
l’arrivo della fine

*

prima mi dici che ti sei bagnata
tutta sfogliando un libro
di foto intitolato viaggio
nelle città dei morti umbria e toscana
ti ha messo in testa un tarlo erotico
di quelli che non riesci più a pensare
ad altro e me lo dici con quegli occhi
che significano una cosa sola
prendiamo il primo treno e andiamo a farlo
mi era sembrata un’idea decente
la tua fantasia di cambiare stile
e venire a scopare nella necropoli
così ti ho domandato “quale?” e quando
mi hai sussurrato “una qualunque”
con accento da americana colta
mi è sembrato persino arrapante
tanto che in treno ci siamo guardati
e ci siamo capiti lo scompartimento
praticamente complice galante
e noi due soli cullati
dentro il ritmo
dondolante
tra bologna e firenze ci siamo fatti
due o tre di quelle cose che
peccato
sia salito a firenze uno di prato
a rompere l’incanto
e poi quella specie
di tombarolo marchigiano
che tentava di venderci il bucchero
“originale etrusco” e noi a dire
che non rompesse l’anima
originale o no mica eravamo
collezionisti
visto che quello insisteva gli abbiamo proposto
di venderci sua sorella o figlia che fosse
insomma la ragazza che gli portava la valigia
tra un coccio e l’altro almeno venti chili sotto
il sole di maggio che da quelle parti non scherza
avremmo potuto comprarla intera
o accontentarci di un
frammento una gamba un ciuffo
“lei capisce” gli ho detto in un orecchio
“siamo sposati da poco
e ci piacciono i pezzi di ragazza”
non ha battuto ciglio e ho cominciato a pensare
senza nessuna ragione particolare
a una pozza di neve sciolta
rimasta lì dall’altr’anno
ti conosco da un mese e mi hai già fatto
fare il giro d’Italia dopo avermi
fatto venire al père lachaise vicino
al cippo presso il quale ci eravamo
conosciuti sìi e no da un quarto d’ora
forse non sono fatto per viaggiare
ma è destino che debba ramingare
nell’aria che lambisce la tua gonna
e perdermi per sempre tra il suo schiocco
e la fine del mondo che c’è sotto
ieri a viterbo l’albergo
aveva le tende gialline e i mostri
a bomarzo ce li siamo persi
perché invitati a visitare un circolo
anarchico d’orvieto rivelatosi deserto
oggi nel ristorante sepolto
tra gli ulivi è normale
che arrivi un tale sieda al nostro tavolo
e non sentendosi riconosciuto
scuota la nera testa addolorata
dicendo “o come non vi ricordate?
io sono il geometra lattici
ma sì quello di buti il fratello di cesarino
suvvia volevate comprare la villa
col pianoforte della mamma morta
e il ritratto del nonno nella pampa
avevate ma ora che ci penso
oddio il signore aveva gli occhi neri
la signora uno sfregio sulla gota
mi perdonino avevano ragione
loro non sono quegli altri ohi che gaffe
che gaffe” rimando due volte con gnaffe
e soffocando il pianto nella strozza
al che tu affascinata “he reminds me of the pia
you know the one maremma undid”
tesoro la prossima volta
che sfogli un libro di immagini
fa che non sia su quelle orrende pire
della valle del gange evita le piramidi
circondate da nere leggende
e lascia perdere i loculi d’anatolia
i colombari di batavia e le fosse di katyn
se proprio non puoi farne a meno c’è una
monografia interessante sul monumentale
e il nostro amico che ha l’attico
in via messina in posizione favorevole
sarà felice di prestarci per un pomeriggio
le sue finestre con vista sulle tombe
non costringermi a prendere treni aerei navi
al massimo posso concederti un taxi
c’è un bel cimitero nell’hinterland
si può scopare in brianza sui laghi
o su qualche rilievo prealpino
dove c’è sempre una chiesetta con i sepolcri
della piccola nobiltà locale
e dei curati più illustri
però adesso ti prego torniamo
a milano lo so che ti sembra
una città distrutta dalla guerra
e ricostruita da cani nel dopoguerra
ma veniamoci incontro lasciamo questa terra
feconda di monumenti domani ti porto
a vedere la notte dei morti viventi.

(da: Tutte le poesie. 1971-1994, prefazione di Giovanni Roboni, Milano, Seniorservice Books, 2001.)

Dario Villa è nato nel 1953 a Milano, dov’è morto nel 1996. Ha collaborato a varie riviste in Italia e all’estero. Già overseas editor di ADDRESS (N.Y.), ha curato con Franco Beltrametti e Marta Pellis ARTE NANETTA (a portable museum to pocket the last decade of the millenium) e CODICE BIANCANEVE (a polyglot journal of poetry and the arts). Ha tradotto opere di narrativa e poesia dal francese e dall’inglese, tra cui Sonatas, di Basil Bunting.
Ha pubblicato Architettura Pittura Fotografia, AA.VV.(Guanda 1980), Lapsus in fabula (Società di Poesia-Lampugnani Nigri 1984), Proemi in posa (Scenario 1985), Tra le ciglia (Active in Airtime, Colchester UK 1993, con versione inglese di Tom Raworth), HAIKAI, half a century (L’impressione, 1994) , La bambola gonfiabile e altre signore (Giona 1994), Venere strapazzata dai lunatici, (Venus rudoyée par le lunatique, Aiou 1995), Abiti insolubili (Marsilio 1995), Tutte le poesie (Seniorservice Books-Feltrinelli 2001).

11 pensieri su “Dario Villa (1953-1996)

  1. Dario Villa, lo apprezzai subito già da quel volume collettivo di Guanda dell’ ’80. Grazie Luca pe averlo proposto.

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  2. Riprendo a scrivere (errori di battitura ed è partito il commento).
    Dunque, ho conosciuto la poesia di Villa leggendo negli anni Novanta la raccolta, edita nella collana di poesia di Marsilio diretta da Raboni, dal titolo “Abiti indelebili”.
    Una collana splendida, come tutte le cose curate da Raboni, prima per Guanda, poi per Marsilio e, infine, per Scheiwiller.
    Ottima la riproposta di Villa.

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  3. @Grazie Giancarlo, sì quel collettivo dell’80, se non ricordo male ed è quello che visto, era notevole!

    @Grazie Enrico. Sì, collana interessante che vide, tra gli altri, anche Ferruccio Benzoni che ho postato recentemente! Per fortuna l’opera di Villa si trova in commercio e si può leggere in toto.

    Un caro saluto

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  4. Ottima scelta Luca!
    Dario era un bravissimo poeta, e uomo straordinario, sapeva volare (anche troppo),comprese le sue debolezze, che lo hanno travalicato, sotto forma di malattia, ma aveva un animo candido, estatico.
    Lo ricordo bello, di giovinezza insieme al suo grande amore, Marta P., e alla fine, anche se travolto dal male,andò a presentare il suo ultimo, “Abiti indelebili” ,presente Raboni,in una galleria, sfidando la gente che lo fissava..
    Amava tanto la vita. Bei versi, bella scelta.
    Ciao, Luca. MPia Q.

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  5. Che bella questa scelta di testi! E bello anche il ricordo di Maria Pia. L’ultima poesia è meravigliosa – ci sta dentro tutto, il viaggio, la continua fuga e ricerca della morte, il vitalismo dell’amore e del desiderio. Sembra di ascoltarli davvero parlare nel vagone di un treno, in un ristorante semideserto di provincia.

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  6. @Grazie Maria Pia per il tuo splendido ricordo. Spero presto di poterne parlare a voce con te. Mi incuriosiscono molte queste cose! Grande poeta, è vero.

    @Carla grazie come sempre per l’attenzione. Sei acuta e sensibile lettrice!

    @Hai ragione Francesca nell’ultima poesia, anche secondo me, c’è tutto il Villa amante della vita che descriveva Maria Pia. Lo trovo un poeta vitale e vibrante. E’ molto bella la prefazione di Raboni alla sua opera omnia. Grazie!

    Un caro saluto

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  7. caro Luca,
    con piacere. Io, conto d’esserci, a Parma, per i gg. pasquali,colonizzata dai parenti, però ci sentiamo…se ci sei e se puoi, poi emigrerò in quei di Salso M. .
    Maria Pia

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  8. …ho conosciuto e frequentato per tanti anni Dario Villa e ne apprezzavo la trasognata arguzia e sottilissima ironia,indelebile il ricordo dell enotti in Brera quando andare a dormire era un’ipotesi remotissima, quasi mai presa in considerazione. Amavo e amo molto la sua poesia e pubblico qui
    la poesia che ha cristallizzato l’ultimo incontro con lui. un saluto a tutti e particolarmente a Maria Pia Q. Io sono Valeria Patera
    10
    Ultima per Dario Villa

    Tu avanzi rotto sulle gambe
    E due vetri negli occhi
    Risolvono la prospettiva
    In una fuga d’aghi e cobalto
    Come il blu che ti riempiva gli occhiali
    E un girasole nella tasca
    Beveva con noi l’alba spalancava
    Infermiere in Porta Nuova
    Nuova Porta è adesso il tempo
    Fracassato sulle gote il caffè
    travasato in rosa glamour

    Ma dalla cenere che sale
    Tu scagli lapilli
    In ritmo diacronico gingilli il male
    Scosceso come roccia senza scale
    Dove pallido l’angelo sbandiera
    Un sorriso di stella alpina

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