Di cosa siete stanchi?


“Stanchezza” di Gino Covili

Capita il giorno in cui gli scenari crollano. Alzarsi, tram, quattro ore di fabbrica o di ufficio, mangiare, quattro ore di lavoro, mangiare, dormire e Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato sullo stesso ritmo. Capita che un giorno, un giorno soltanto, il “perché” emerge, e tutto comincia in questa stanchezza tinta di stupore. “Comincia”, questo è l’importante. La stanchezza è alla fine degli atti di una vita meccanica, ma inaugura allo stesso tempo il movimento della coscienza. (A. Camus da “Il mito di Sisifo”)

159 pensieri su “Di cosa siete stanchi?

  1. Sono perfettamente d’accordo con quanto sopra riportato!
    e anche sul fatto che dietro a questa “stanchezza” metaforica possano nascondersi altre forme capaci di far nascere
    sempre nuove verità – o risvegli –

    Mi piace

  2. Buongiorno Gian Ruggero, quando gli scenari crollano quali i perchè che emergono e cosa comincia? Che sia la consapevolezza di volere aprire una porta liberi dalla necessità di sapere, prima, cosa c’è oltre la via?
    Un caro abbraccio.

    Mi piace

  3. Caro Gian Ruggero ma sai che sto leggendo “La peste” di Camus? Libro che trovo metaforicamente splendido! Che strana coincidenza. Io penso che come l’Araba Fenice dopo la “stanchezza” si debba sempre risorgere, si possa risorgere! Finchè avrò vita non smetterò mai di crederci! Bel post.
    Un caro saluto

    Mi piace

  4. “Alzarsi, tram, quattro ore di fabbrica o di ufficio, mangiare, quattro ore di lavoro, mangiare, dormire e Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato sullo stesso ritmo.”

    È quanto accade alla maggior parte di noi italiani oramai da alcuni decenni, e fu evidenziato sin dagli anni Settanta da Giuliano Zincone, nel rispondere alle coraggiose (volutamente provocatorie, esasperate) domande di Vincenzo Guerrazzi sulla condizione del proletariato che lo scrittore inviò a circa un centinaio di intellettuali dell’epoca e di cui raccolse i contributi (facendoli precedere da gustosissimi incontri immaginari con alcuni personaggi che lo avevano snobbato: Eco, Moravia, Scalfari etc.) nel discusso libro inchiesta “Gli Intelligenti”, recentemente riproposto da Stampa Alternativa. Il succo è questo: gli intellettuali che lavorano sotto padrone non hanno più alcun privilegio da ostentare nei confronti della classe operaia… Di fatto, Zincone denunciava la proletarizzazione dei ceti intellettuali. Avvenuta con “ritardo” nel nostro paese soltanto perché noi arriviamo in ritardo su tutto… D’altra parte, l’alienazione tipica di certe società europee “produttivamente” avanzate la si percepiva già in alcuni racconti di Corrado Alvaro confluiti poi nella raccolta “Il mare”. E si era negli anni Trenta! A dire il vero qualcosa oggi abbiamo guadagnato: un giorno in più per risorgere!

    Ciao a tutti.
    Pasquale

    Mi piace

  5. Io sono stanco dei pirloidi che, invitati ad una qualsiasi occasione di confronto (dialogo, scambio di idee, messa a comune di sensazioni), rovesciano il tavolo inonandolo di livore e insinuazioni malfidate perche’ “tutto va male, gli e’ tutto da rifare, sappiamo come va il mondo, il piu’ pulito c’ha la lebbra”, ecc. Nel passato il guitto era compostamente tale, oggi deborda, inquina e pretende pure d’aver ragione perche’ e’ sincero e dice le cose come le sente. Mah.

    Mi piace

  6. di cosa siamo stanchi?
    chissà: di correre in cerchio come criceti in gabbia?
    la stanchezza è un sintomo da ascoltare. fermarsi per ridare senso al nostro correre, al nostro fare, al nostro vivere diventa indispensabile per non giungere al traguardo chidendoci uno sconsolatissimo perchè senza risposta.
    fermarsi per chiederci cosa conti davvero nel nostro caos quotidiano e tentare di ricuperare il valore del vivere non solo come fare ma nell’essere.

    saluto tutti

    elena f

    Mi piace

  7. Più invecchio più mi accorgo di quanto è importante la vita, di quanto ogni momento sia prezioso.
    Il novanta per cento della vita è dedicata giocoforza ad impegni pressanti che abbiamo voluto, che siamo stati costretti a scegliere, ma ..ma, che, a un certo punto, ci portano a riflettere sul “tempo rubato” a noi stessi.
    Ecco perché si è stanchi.
    Non si tratta solo di stanchezza fisica, è più un vulcanico sconvolgimento interiore che porta allo sfinimento. Il sentirsi impediti di vagliare la vita con gli occhi del cuore porta all’intorpidimento di ogni entusiasmo. Così le settimane, sempre uguali nel loro ritmo, annientano.
    Si arriva a essere stanchi anche di un diversivo ..si vorrebbe poter dormire tutto il giorno perché ci si sente in gabbia.
    Come fare a varcare quel cancello che ci costringe? Qualche volta si prova a non pensare (..), ma poi, è umano, si aguzza l’ingegno, e qui tutti siamo talentuosi 🙂 , e proviamo con ogni forza residua a reagire, a crearci uno spazio personale, prima di rimanere ingolfati in un’esistenza che ci scorre addosso senza appartenerci.

    Un saluto affettuoso

    Mi piace

  8. Avanti, amici, che mi state piacendo!!! Potete, anche, spingere di più sul perché e sui percome siete stanchi, su chi vi stanca, su quale il rimedio per superare la stanchezza, poi anch’io dirò riguardo chi mi stanca !!!

    Grazie, per ora. Un abbraccio.

    Mi piace

  9. Credo che ognuno di noi vista anche l’età, non adolescenziale, sappia oramai bene ciò che stanca e perchè.
    Come credo che i rimedi a tale stanchezza siano molto individuali.
    Stanchi di un sistema che come giustamente ha detto Rina ci facciamo carico di…impegni pressanti che abbiamo voluto, ecco la risposta.
    Io di mio, vivo da mesi una stanchezza cronica che combatto col ritagliarmi tempi e silenzi.( i medici accusano il corpo ma è sempre la mente piena di ogni a creare la piena )
    NOn facile come impresa, almeno ci provo, nel superare una stanchezza che spesso è solo che frutto di una Insoddisfazione latente.
    (Vedo che per le passioni non sono mai stanca )
    Di certo per chi scrive le cose risultano più complesse, il poeta di suo è lo Stanco di tutto, non urlerebbe altrimenti.

    Mi piace

  10. e allora, Paola, prendi il coraggio a quattro mani, e recidi ogni ramo impediente.
    Cambia percorsi, senza avere paure di sorta.
    Un abbraccio solidale

    Mi piace

  11. cara Rina
    già fatto, sia il coraggio, che le quattro mani, già reciso, già cambiato, senza paure, se mai ne ho avute
    ricambio l’abbraccio
    Conservo la stanchezza che comunque concede sempre la possibilità di riflettere e crescere.

    Mi piace

  12. Continuo, come vuole GianRuggero… la pietra dello scandalo questa volta era l’Alda nazionale; il guitto di turno s’è fatto venire un attacco di bile perché ho detto pubblicamente che la Merini è l’unico fenomeno significativo -per numero di libri che vende, gente che va ad ascoltarla, seguito riscosso tra i più giovani- anche all’esterno del nostro orticello poetico, sebbene quasi del tutto non significativo in assoluto, se comparato a calciatori e cantanti. E che per quanto non eccezionale, è comunque una buona poetessa.

    L’accettazione del *destino*, casualità, fato o storia personale, che ad alcuni regala quella cosa effimera chiamata successo (all’esterno dell’orticello) e altri sotterra senza pietà, è l’abc del nostro imparare a vivere pubblicamente. Chi non arriva a capirlo, non è un rivoluzionario o un dritto, ma un ingenuo della peggior specie e, se permettete, di inguenui sono stanco davvero.

    Mi piace

  13. Per Gian Ruggero: come si fa a dire di “cosa” si è stanchi, se una stessa cosa può stancare tantissimo o per niente in base a come la si vive?
    Se illuminato dalla gioia, dal sorriso, non c’è vissuto faticoso che diventi sacrificio infelice, né stanchezza che tocchi. Se, all’incontrario, vi si insinua la delusione o il dubbio sulla validità, la stanchezza diventa costituzionale, e può rischiare di cronicizzarsi.
    Credo che l’uomo abbia un potere forte su di sé. È nella sua volontà che risiede ..il suo stato di grazia.
    Certo, queste sono parole ..è difficile metterle in pratica.
    (Io chiaramente in questo momento sto seguendo la mia linea di pensiero)
    Forse si potrebbe tentare di essere più impermeabili per non rimanere intrappolati.
    La stanchezza è una questione mentale comunque, prima di essere fisica.
    Dimmi cosa ne pensi.

    Un abbraccio

    Mi piace

  14. Oh, il miti di sisifo. Forse meglio anche dell’uomo in rivolta. Trovo che camus, grandissimo narratore (lo straniero su tutti, secondo me, checché se ne dica) nei saggi davvero dia il meglio.
    A

    Mi piace

  15. Mi ricollego a quanto ha scritto Pasquale: sono stanco di una vita lavorativa da precario (non sono il solo della mia generazione e non) anche se potrebbe andare peggio non avendola. Stanco di non potermi permettere una stabilità economica che mi permetta magari di comprarmi una casettina e farmi una famiglia. Dico o non Dico. Il problema va oltre, secondo me.
    Un caro saluto

    Mi piace

  16. Ho scritto a caldo i due commenti di sopra, inferocito per una querelle successa di recente; credo di aver sbollito la rabbia e chiarito, per quanto possibile, con l’ultimo della serie dei “guitti che mandano tutti e tutto affanculo”, col quale mi scuso: non era mia intenzione colpire lui direttamente, quanto piuttosto un atteggiamento che mi ha molto infastidito. Buona Pasqua.

    Mi piace

  17. Non basta… bisogna alzare il tiro… non rimanere nel vago… mettere il dito nella piaga… rigirare il coltello. Non vale, Giusco, dire poi dis-dire. Qui non si gioca così… Camus vale ben altre impennate !!!

    E non preoccupatevi che arriverò anch’io… che stanco lo sono… e sempre di più 🙂

    Mi piace

  18. gianru . eheheh . non fomentare . che non serve . il guitto del giusco sono io . l’ho un po’ azzannato in pubblico e in privato . e lui ha reagito … ma ora andiamo verso un dialogo più serio e nutriente . che è quello che volevo e sempre voglio . a me ogni tanto scende la catena e m’infurio . ma spero che giusco mi consideri abbastanza intelligente da sapere ancora – nonostante l’età – come misurami e dove fermarmi . sono sempre lo stesso . quello che tu già conosci . faccia aperta e braccia tese . nel bene e nel male . poi …sono pochissime lo cose di cui sono stanco ti dico sinceramente . per entrare nella tua bella provocazione . in battaglia non ci si può permettere stanchezze . io ne ho molte da condurre . quindi mi tengo dentro e sotto silenzio frustrazioni e ignominie – resisto e avanzo . ti abbraccio e complimenti per questo luogo che sta diventando sempre più stimolante . s

    Mi piace

  19. Ciao Gian Ruggero.
    Io sono stanco dei miei occhi perchè tutti ci vogliono guardare dentro mentre parlo- e mi distraggono. Perché pare un film in cui non conta più niente, salta il dialogo, e le persone cominciano a piegarsi, a cercare l’angolazione migliore per guardarmi nel centro degli occhi- come se non me ne accorgessi- che cercano il centro nevralgico di me, l’apice, l’auspicio, la fede, il sogno. Tutto si risolverà con il mio primo paio di occhiali da sole graduati, per i miei 33 anni. Forse allora non sarò mai più stanco né stancato!
    Orodè

    Mi piace

  20. Ciao Gian Ruggero.
    Io sono stanca di spendere uno stipendio in benzina, facendo da spola dalla scuola, alla partita, agli amici di mio figlio.
    Sono stanca perchè non chiedo mai, ma se accade il Non posso altrui …stanca.
    Sono stanca di contare le monete e non sapere se arriverò a fine mese.
    Sono stanca di un corpo gradevole che mi porto in giro senza benzina.
    Sono stanca di essere la femmena fatale da cui è meglio stare lontani, nel mantenere una distanza, ci si salva.
    Sono stanca del potere dell’uomo che crolla al mio cospetto.
    Sono stanca di dire ti desidero, ti voglio addosso, mentre è solo la mia pelle a farmi compagnia.
    Sono stanca di un vissuto sempre più intenso, mentre negl’occhi rifletto il sorriso.
    Sono stanca di sentirmi dire Sei unica, intanto però io vado.
    Non sono stanca del bello di mio figlio, di una parola di mio padre, degl’occhi spenti di mia madre.
    Non sono stanca di un uomo che entra in casa mia e ne diventa il proprietario.
    Sono stanca delle persone ipocrite, dell’intelletuale convinto che perde ogni sapere nel mio letto.
    Non sono stanca del corpo contro il mio, del sesso che appaga il mio, della mia faccia da poeta, senza esserlo.
    Caro Gian Ruggero
    l’esser stanca persiste e fin che esiste io vivo, rinasco, per quella stanchezza dopo amplesso che voglio vivere.
    Grazie Orodè
    per la parola che prende la mano.
    Cercando di contenere le parole che vorrebbero uscire, sono stanca di un contegno che devo avere.
    Mentre fuori il sole scalda, non mi stanca pensare che anche oggi è un giorno nuovo e che passerà di qua anche il risveglio altrui.

    Mi piace

  21. Stanchezza come alienazione, nevrosi, non riconoscimento di sé nella vita che si conduce. Alla radice, io penso, sta il Desiderio che la società in cui viviamo alimenta in noi, e che non può essere mai soddisfatto. In quanto esseri desideranti, viviamo inappagati. Due sole sono le vie di salvezza: o estinguere in noi il desiderio, con l’ascesi, o volgerlo a realtà attingibili. La possibilità della contemplazione è data a tutti. I più non potranno seguire né l’una né l’altra strada. Sono un gregge senza pastore.

    Mi piace

  22. State andando benissimo !!! Bene per Stefano Massari che ha svelato l’arcano… è lui, Stefano, di cui GiusCo (Giuseppe Cornacchia) era stanco. Ottimo. Regolate, qui, i vostri conti in sospeso, con gli altri e col mondo. Questo è porto franco… potete farlo… quindi ribbracciatevi in armonia, oppure giuratevi guerra eterna e senza tregua… l’importante è che ‘spariate’ con sincerità… che diate fondo/fuoco a ciò che state ruminando in pancia da anni… a ciò che vi sta rodendo dentro !!!

    Leggendovi sto sempre più preparando il mio botto. Sarà come un’ultima notte dell’anno a Posillipo o a Spacca Napoli !!!
    Così si è in questo spazio: pronti a dirsi nella propria totalità, frammentandosi in partenze da razzo quindi in mille cascate pirotecniche, per poi ritrovarsi a terra e ricompattarsi.

    Avanti !!!

    Mi piace

  23. Occhio Gian Ruggero
    ti parlo di contegno
    non di un dirsi nella totalità, sfido chiunque a lasciare veramente il sangue tra queste righe.
    Il tuo Botto forse darà del vero, attendo tue.

    Mi piace

  24. @ Giusco. Caro Giuseppe, attento però ché i guitti a volte vincono il Nobel… La Merini mi interessa come personaggio, non tanto per le indubbie qualità liriche (non fra le più alte del Novecento, però) quanto per il suo straordinario impatto sociologico (anche mediatico se vuoi: un poeta deve per forza andare in manicomio per essere ascoltato?)

    @ Rina. “Il novanta per cento della vita è dedicata giocoforza ad impegni pressanti che abbiamo voluto, che siamo stati costretti a scegliere”. È questo il punto: che siamo stati costretti a scegliere.

    @ Gian Ruggero. Vuoi sapere cosa mi stanca? Non ho dubbi: lavorare… Il solito terrone, dirà qualcuno. Può darsi. Ma la questione è un’altra: io sono stufo di sprecare il mio tempo… Certo, ci sono cose da cui non puoi sfuggire – per quanto meccaniche tediose e ripetitive – non solo in ambito lavorativo ma nella vita di tutti i giorni: file estenuanti in uffici e sportelli di ogni genere, burocrazia varia, mestieri domestici, etc. Ma ciò che mi fa inc… è il tempo che sprechiamo per l’ignoranza e l’ottusità di certi personaggi che occupano le stanze dei bottoni. Leggevo ieri su Newton che la penetrazione della banda larga nel nostro paese è stimata intorno al 14 per cento: tanto per cambiare, siamo ancora una volta agli ultimi posti in Europa. E il ritardo riguarda non solo il meridione, ma anche una regione “produttiva” come il Piemonte… Quanto tempo risparmieremmo – da dedicare alle passioni, agli affetti… alla vita – se potessimo agevolmente usufruire delle opportunità che ci offre la tecnologia? E qui potrei innestare il discorso del telelavoro, senz’altro possibile ma che rimane un miraggio, per lo meno da noi… Ma forse, allora, la considerazione di Camus non sarebbe più attuale…

    @ Giusco_bis. “L’accettazione del *destino*, casualità, fato o storia personale, che ad alcuni regala quella cosa effimera chiamata successo…” Beh, il successo lo lascerei alle veline e ai tronisti. Noi siamo intellettuali…

    @ Luca. Tieni duro! Io mi sono salvato per il rotto della cuffia, se non altro perché ho qualche anno in più di te. Ma sappi che oggi il dramma della precarietà riguarda tutti. Come mai tempo fa ci fu quel casino bestiale sull’articolo 18 e poi, ex abrupto, nessuno più ne ha parlato? Semplice: perché l’articolo 18 non serve a un tubo. L’azienda vuole liberarsi di te non per “giusta” causa ma perché vuol fare più soldi (leggi: gli azionisti…)? Facile: ti esternalizza presso una ditta sull’orlo del fallimento, e in men che non si dica ti ritrovi in mezzo alla strada.

    Gianrugé ti trovo in formissima, complimenti! Allora non ci resta che aspettare ‘sto botto…

    Buona Pasqua da Pasquale

    Mi piace

  25. L’avanzare dell’età comporta fisiologicamente una diminuzione dell’energia fisica e mentale che unita alle demotivazioni generate dal vano operare in nome di società più giusta , comporta un ripiegamento nel privato, nella centralità della famiglia, nel dedicarsi con amore ai più semplici impegni quotidiani. Stanchezza mentale che fa dire “ho già dato” sperando nella vitalità delle giovani generazioni che non sono prive di ideali come si vuol far apparire.
    Di coincidenze parlava Luca Ariano e di coincidenze parlo anch’io che sto cercando di descrivere, per inserirlo in un lavoro, i quadri di una giornata lavorativa di una donna impiegata.
    Riporto i primi due sperando di far cosa gradita e di non disturbare:

    L’orologio segna le 8 e 54 minuti, le persiane sono alzate, i neon accesi. La campana di una delle tre chiese del centro storico suona l’ora di giorno, Marisa sente la voce dei colleghi nell’altra stanza e un rumore sordo, quasi un tum tum, che si leva dalla strada quando le macchine passano sopra un tombino chiuso male. Avverte l’odore del tabacco fumato fuorilegge sopra il gusto quasi spento del caffè mentre stende alcuni appunti pigiando i tasti del pc con tocchi familiari. Ancora non è andata a salutare Carla, ma sa esattamente in quale posizione si trova e le carte che ha davanti. E’ dieci anni che si alza alle quattro del mattino per venire al lavoro. Carla arriva sempre prima di tutti gli impiegati residenti. Aspetta l’occasione per trasferirsi sul continente. Può solo augurarle, per lei, che succeda al più presto.
    La luce naturale, sul palazzo di fronte, è ancora debole, c’è un foglio sulla saracinesca del negozio di oreficeria. Deve essere chiuso per ferie, non per lutto. I vecchi proprietari sono morti da tempo. Il silenzio è interrotto da pochi tum tum e da qualche caduta di tubi. Degli operai stanno smontando un’impalcatura nel cortile che dalla sua stanza non vede, anche se Marina è come si trovasse laggiù a osservare un muratore che nel giro più alto prende i ferri , li aggancia alla corda e l’ altro in basso che li raccoglie per sistemarli a formare una piramide. Luci, rumori, profumi, sapori, tatto: gli stessi di ogni giorno. L’elettrocardiogramma dei sensi è regolare, privo di percezioni di rilievo. Volta la testa verso una pratica e inizia a svolgere il suo compito di impiegata in un ente pubblico in un giorno qualsiasi del 2007.

    …Omissis… segreto d’ufficio.

    Metà mattina. Pausa. Sigaretta rigorosamente all’aria aperta. Cappotto, sciarpa, cellulare in tasca. Il primo del mese Marisa smetterà di fumare, intanto accende e guarda le persone che entrano ed escono dal palazzo. C’è una fila di gente davanti alla porta dell’assistente sociale e, nonostante che piova, una mamma con il figlio infilato in una tuta impermeabile sta aspettando l’apertura dell’ufficio scuola. Un professionista sale verso il primo piano portando con sé una borsa gonfia di carte. I muratori continuano a smontare i ponteggi. Marisa getta il mozzicone in una fessura tra le pietre grigie del cortile. Rientra. Claudia è allo sportello al pubblico, parlano del tempo. Sembra che per una settimana non splenderà il sole. Controllano la situazione in un sito meteo. Si scambiano consigli su come asciugare i panni.
    Entrano due utenti, termine che indica chi usufruisce di un servizio specialmente pubblico, in altre parole i cittadini che con le loro tasse pagano quelli che lavorano per loro. Per loro? Il dubbio è d’obbligo. Il fine si perde nei meandri delle difficoltà oggettive e soggettive. Marisa è un usciere con i gradi di maresciallo al quale si rivolgono per le richieste più varie, per lo più solleciti su pratiche inevase e sulle modalità per ottenere benefici economici. Sulla sua porta è scritto Ufficio Relazioni con il pubblico. Di rado si affacciano turisti per chiedere una cartina del paese e l’elenco delle manifestazioni. In questo caso la risposta è breve. La cultura non risponde a un bisogno primario e non paga. Il progresso punta al rendimento, è una tromba d’aria che turbina verso l’alto sradicando alberi e radici.

    …Omissis… segreto d’ufficio.

    Mi piace

  26. Estrema sintesi socio-politico-personale: stanca il parlare senza essere ascoltati.Questa è la stanchezza che “tutti” ci accomuna per cui qualsiasi potenziale azione risulta spesso vanificata e de-costruttivizzata. Stanca il potere dei “demotivati” e dei “demotivanti”. Stanca, infine, la regola “tarpante” della Mafia Padrona.

    Mi piace

  27. stanca quel mondo che volevi cambiare e che minaccia di voler cambiare te, stanca camminare tra il fetore di cassonetti ridondanti dell’immondizia di personali interessi lasciati senza ritegno e privi di pudore ad inondare le strade, stanca arrampicarsi tra le mura di una città che non ama la sua storia e deride la sua bellezza, stanca la paranoia che ti circonda appena entri nel recinto di una casa che si è fatta scrigno, stanca la trappola della colonna in abitacoli roventi, stanca il non senso delle parole il cui senso sta altrove e devi impiegare giorni per afferrarlo, stanca gli sguardo privi di verità che sguazzano negli inferni dell’ambiguo, stanca chi vuole rubarti il sorriso, stanca bagnare la passione con il ghiaccio dell’indifferenza..ma come dice stefano, che saluto, le battaglie sono tante e non sono disposta a perdere il mio sorriso anche se questo dovessi vederlo riflesso solo su una dorata zolla e a ricominciare da precaria nell’assoluto precario dell’attimo che mi è ancora consentito.

    Mi piace

  28. State andando alla grande !!! Avanti… avanti così !!! Ditele, che io sottoscrivo in toto !!!

    @ Paola. Se si vuole, anche su queste pagine si possono versare sudore, lacrime e sangue. L’importante è volerlo… e sarebbe giunto il tempo che qui e fuori da qui lo si volesse… ne abbiamo bisogno (e già ho espresso l’1% di quello che poi vi dirò – ma, intanto, testimoniatevi ancora… non posso più fare a meno del vostro dire, del vostro relazionarvi, del vostro ‘confessarvi’… non posso più fare a meno dell’umanità e di quella stretta calda e piena di promesse).

    Mi piace

  29. Quanto mi tenti nella Parola.
    Antica quanto l’uomo, le viscere caro mio Gian, le viscere, la carne,lo sperma, l’orgasmo nell’amplesso di Parole.
    Non sudore o lacrime.

    Mi piace

  30. Ultimi due cents sul nocciolo della discussione con Massari, ripreso da Pasquale Giannino, poi smetto.

    Pasquale, in effetti metti il dito nella piaga: se all’esterno dell’orticello intellettuale, per quel misero due per mille che si dedica nella vita di ogni giorno alla poesia, come “poeta” viene percepita solamente la Merini e un po’ De Angelis, non significa che non esista tutta una complessita’ di storie e percorsi dietro di lei.

    Dobbiamo pero’ avere la coscienza di rendere giustizia (e giustiziarci) nell’estrema sintesi, quando ci si rapporta all’esterno. Voglio dire: personalmente mi sta bene e accetto che la Merini e De Angelis siano la testa di ponte del nostro complessissimo movimento (che ci raccontiamo tra noi con tanta dovizia su riviste, internet e dal vivo). Dunque, se chiamato a rendere conto al di fuori, quelli e solo quelli saranno i miei nomi: leggete quelli e avrete gia’ letto abbastanza. Poteva andare peggio, come qualita’ letteraria, dunque non siamo messi tanto male.

    Poi, al nostro interno, possiamo e dobbiamo rendere conto di tutte le microstorie che fanno la Storia o comunque il Presente corrente; pero’, senza la consapevolezza di quel *destino*, di quell’onda che trascina tutto con se’ e tutti dietro di se’ (onda che nella mia vita ho parzialmente avuto e avvertito piu’ volte, per brevi lassi di tempo), perdiamo il macrofenomeno non pianificabile che costituisce la base del potenziale Canone che spesso invochiamo.

    Ho letto su l’Attenzione del grande movimento dei gestori di molti spazi telematici, alla ricerca dei migliori procedimenti per selezionare il meglio e conquistare autorevolezza. Non so, a me sembrano preoccupazioni secondarie: non e’ questo compattarsi e fare “peer review” scimmiottando i partiti politici, l’accademia, Nature o The Journal of Nuclear Materials, che si intercettera’ o si creera’ il macrofenomeno destinato a durare; ma le circostanze di vita di ognuno e i suoi libri, magari nell’emergenza, creeranno quell’aura che sara’ percepita all’esterno come affidabile e meritevole, demolendo ogni torretta di Babele che faticosamente cercheremo di costruire dall’interno in continui compromessi.

    Auguri, dunque, perche’ il fenomeno della generazione successiva a quella di De Angelis sia un degno esponente come qualita’ letteraria, chiunque sara’ tra i mille e mille candidati di tutte le famiglie che fanno la vita dell’orticello quotidiano, qualunque siano le paroline magiche (o i *token* di scambio simbolico) che ogni famiglia usa per rinoscersi, compattarsi e autosostenersi.

    Mi piace

  31. io dico invece che non siamo stanchi abbastanza, o perlomeno non siamo stanchi di quello che veramente ci dovrebbe stancare, e anzi a quanto pare non lo siamo affatto, visto che si continua a dire e a fare il girotondo attorno a un vuoto, interpersonale, e dunque il “perché” di quel giorno non potrà mai emergere, mi sembra suggerire il testo di A. Camus, e di conseguenza nemmeno lo stupore di questa trascorsa stanchezza… così che quando saremo stanchi davvero ci stupiremo di questa dovuta quanto lamentata operosità, che a quel punto si dovrà chiamare col suo vero nome

    Mi piace

  32. No Marcos non è un girotondo attorno a un vuoto, siamo nel pensiero, nel ragionare sempre in parallelo, come le rotaie di un treno, proviamo nel tondo, nelle forme, nelle rotondità che i corpi possiedono.Per quelle parole, quelle vere, quelle che non sono ancora state scritte, per quei fatti che quotidianamente necessitano.

    Mi piace

  33. il mio contributo sul tema
    cari saluti a tutti. giovanni

    DEL LASCIARSI ANDARE (2)

    Ascoltare la stanchezza
    Accoglierla come neve calda
    Che avvolge premurosa
    La fragilità di un’ora
    Di un giorno
    Di una vita.
    Come una bella morte
    La stanchezza
    Toglie l’incomodo di mille pene
    Dispone a qualcosa di nuovo.

    Mentre ti abbandoni
    Stanco
    Sull’erba
    O sopra un letto
    Dentro
    Dentro di te
    Qualcuno
    Rimuove in silenzio, con amore
    Strati su strati di vissuto
    Affinché sia lieve
    Il passato
    Luminosi i tuoi sogni.

    da: “Il tempo invisibile” (Book, 2003)

    Mi piace

  34. io non ci capisco più niente e vorrei chiedere a cornacchia (ma anche agli altri) chi sono i poeti che vorrebbe fossero più ascoltati, da chi esattamente vorrebbe fossero ascoltati, perché vorrebbe che costoro fossero più ascoltati, e poi ascoltati in che senso (ché la merini chi caspita la ascolta chi se lo fila quello che dice? e poi cosa dice?)? a volte mi sembra che ci sia da una parte un’ansia di visibilità la cui idea è essenzialmente corrottoa dalla televisione e una totale assenza di dubbi su due cose: su ciò che uno ha da dire (davvero tanto interessante? incominciamo a dirlo poi si vedrà che farne) e su come uno è capace di dirlo (tutto perfetto? nessun difetto? magari non si capisce un cazzo?).

    lorenzo carlucci

    Mi piace

  35. io non ci capisco più niente e vorrei chiedere a cornacchia (e agli altri) esattamente chi siano i poeti che vorrebbe fossero più ascoltati, esattamente da chi dovrebbero essere più ascoltati e perché (cosa dicono di così importante?). anche, “ascoltati” in che senso (perché la merini chi l’ascolta quando parla chi caspita si fila quello che dice?). a volte mi sembra che da una parte ci sia un’ansia di visibilità fondata su una concezione corrotta essenzialmente dalla televisione e dall’altra la totale assenza di dubbi del tipo: ma davvero abbiamo cose così importanti da dire? se sì intanto diciamole poi si vedrà che fine fanno. E poi: davvero le esprimiamo così bene le idee pazzesche che abbiamo in modo perfetto nessun difetto?

    ciao
    lorenzo carlucci

    Mi piace

  36. Caro Gian Ruggero,
    torno da uno strano incontro con l’ ex strizzacervelli (a Milano per ogni male un correttivo, presentissimi dunque gli analisti, perché tutti o quasi “munchianamente” angosciati i concittadini…) che mi dice , Lo sa che il suo problema non è il nomadismo, il non sapere dove tornare, non è la ricerca dell’amore, non sono i vincoli coi figli, ma è la regressione!!
    Dunque, se vuole, l’unica cosa concreta da fare, per non sentirsi stanca ..sono gli antidepressivi, io le cose esistenziali non le ascolto più. SIC:
    Dirai, direte, bé ma è lui che sbaglia, però rappresenta una mentalità molto diffusa (medicalizzare, individualizzare, restringere, siamo solo degli ego,etc,) non entra mai anche il RESTO della vita, il vivere come oggi è diventato, tra il precariato di cui parla Luca A., gravissimo, (basta leggersi l’ultimo Aldo Nove “Sono Roberta, ho quarantanni guadagno 250 euro al mese” ,serie di interviste uscite su IL manifesto, e libro attuale)o pensare alla diatriba già intercorsa tra l’esaurimento “storico” cui rispondeva anni fa Sanguineti per contrapporlo a Zanzotto, che lo definiva personale..
    Occorre ADATTARSI alle frustrazioni, sarebbe il credo finale, l’obiettivo freudiano, ma andrebbe discusso quale parametro della vita adulta, (quella precedente,a noi cara, essendo elgata a sessualità e pensiero pre genitali, infantili etc)
    Ma, ragazzi, qui: fra artisti e poeti, come fare finta di essere normali??!
    A proposito per reazione: dopo, mi sono mangiata una stecca di ginseng e cacao, che adoro, e mi sembrava meno pirla degli psico farmaci, sarà pure placebo, viva i placebo.
    Tuttavia credo le cause siano concatenate, a volte, e quanto dicevate è più che buono, come base..
    Abbracci, da MPia Quintavalla

    Mi piace

  37. Nel rispetto di tutto e di tutti…sicuramente sarà ultima come mia, ma chiudo le mie danze in bellezza.
    Quello strizzacervelli, già ex, invece di parlare avrebbe dovuto prenderti, abbracciarti, scoparti con la sola passione del sapere.
    Mangiare con lui una stecca di cioccolata e scambiarsi i sapori tra una bocca e l’altra.
    Di questo e solo di questo non sarò mai stanca.
    Ciao caro Gian è stato bello incontrarti, credo di darti il mio estremo saluto, in un giorno di passione. Vera.

    Mi piace

  38. Medicine per la stanchezza, quella stanchezza che corrode, che annulla?! Assolutamente no. La vera, l’unica medicina efficace è guardarsi dentro e leggersi, orientarsi verso l’ordine che ci appare “giusto”, quindi trovare “assolutamente” la forza di lottare per riemergere. È il solo modo per riacquistare il sorriso.
    Abbracci
    Rina (che tempo addietro aveva deciso di fare il clochard ..verrebbe quasi da ridere se non ci fosse da piangere..)

    Mi piace

  39. io credo che bisogna capire stancheza dificile, io credo che io stanco solo quando voglio esere stanco, ma energjia è data anche o sopratuto da pensiero. volere potere, eco. tante bele cose komplimenti per blog io segue da russia vostro
    vassily

    Mi piace

  40. io lancio un po’ di sassate:

    – se vi serve uno strizzacervelli io mi offro per 20 euro l’ora. stecche di cioccolato comprese. no ore pasti. no donne baffute.

    – se alda merini e milo de angelis sono il meglio della poesia in italia in questo esatto momento posso dire che a chi piacciono, evidentemente, piace leggere cose estremamente semplici. Quantomeno la Merini adesso è totalmente impazzita quindi è diventata adorabile, come persona. dice tutto quello che le passa per la testa come un bambino di sei anni. purtroppo, opinione personale, anche i concetti sono di un bambino di sei anni ma, ripeto: gusti.

    – il fermento attorno a internet e poesia col cazzo che porterà a copiare il modello delle università, delle riviste o delle accademie. col cazzo. ogni volta che sento qualcuno “temere” per questa cosa sorrido. Perché ci si può anche provare ma è energia sprecata secondo me. sprecata nella direzione sbagliata.

    – errata corrige: i saggi di camus sono magnifici finché non comincia a parlare di rimbaud. d’altronde anche lo zarathustra è magnifico se salti la parte “dei poeti”

    – lo sfogo di massari mi è piaciuto perché si, forse suonava un po’ da esaurito e sì, forse suonava un po’ da frustrato ma, almeno: dice quel che pensa. E da esaurito quasi frustrato con intenti omicidi non posso che dare il mio appoggio

    A

    Mi piace

  41. io non ci capisco più niente e vorrei chiedere a cornacchia (e agli altri) esattamente chi siano i poeti che vorrebbe fossero più ascoltati, esattamente da chi dovrebbero essere più ascoltati e perché (cosa dicono di così importante?). anche, “ascoltati” in che senso (perché la merini chi l’ascolta quando parla chi caspita si fila quello che dice?). a volte mi sembra che da una parte ci sia un’ansia di visibilità fondata su una concezione corrotta essenzialmente dalla televisione e dall’altra la totale assenza di dubbi del tipo: ma davvero abbiamo cose così importanti da dire? se sì intanto diciamole poi si vedrà che fine fanno. E poi: davvero le esprimiamo così bene le idee (pazzesche) che abbiamo in modo perfetto senza difetto?

    ciao
    lorenzo carlucci

    Mi piace

  42. Molto bello questo gioco. sembra, più di altre volte, un intervento di street art- o quantomeno un intervento di street art venuto bene. Se mi concentro davvero, dopo ieri, mi viene in mente che ciò che mi stanca è ciò che devo sgozzare ed il mio compito è di non crollare prima di averlo incontrato. Incontrato ripetutamente, morto, risorto e incontrato- da incontrare- con necessità. Di restare, trovando sempre lo scatto per fottere ciò che/chi mi vuole stanco. che mi verrebbe di definire come l’occhio del nulla- o del male addirittura- tutta qualla massa di stronzi fottuti che mi vorrebbero fottuto e in ginocchio. e mi devo inventare e costruire sempre nuove lame, sempre un altro salto/scatto- perché non da stanco mi voglio vedere-sentire-morire ma di cervello voglio morire, di aria, di luce voglio essere asfissiato- di mondo! e ci sono le strade segnate, le indicazioni precise ad un certo punto- anche se sono obbligatorie per tutti! Questi inadempienti sono l’occhio del nulla, il loro essere così è l’occhio del nulla. ed esiste un guardare reciproco tra quello che è il mio vero sguardo e l’occhio del nulla. ed io devo fare come Totò, spalancarlo quell’occhio e sputarci sù. Ma dovrei darci una coltellata che mi si ritorcerà. Perchè l’occhio del nulla è anche mia madre. sono io quindi. io contro di me. io contro di me per un miglioramento in-finito. senza scampo.
    Grazie Paola.
    Orodè

    Mi piace

  43. Letto su carta non è male, non mi fa gridare al miracolo ma non è male, lo capisco perché tutti parlano di de angelis, poi l’ho sentito leggere a mantova e mi sarei sparato un colpo in testa, ma vabbé, questo è relativo. Poi mi ricordo che l’abbiamo fermato, sempre a mantova, per fargli un intervista per la strada, all’uscita della visione di un cortometraggio russo che mi pare si chiamasse “marina”, e lui si è fermato e ci ha dato alcune risposte, era totalmente sconclusionato ma affascinante, non potrei dire male di lui come persona, non aveva voglia di risponderci e sapeva che stava facendo il poeta ad un festival di letteratura, era consapevole, scocciato, aveva appena visto un film russo, eppure ci ha dato un paio di risposte taglienti, con la mano sugli occhi, per pararsi dal sole. Quindi cosa posso dire su de angelis, che scrive delle buone poesie, che non mi piace come le legge, che mi sembra un poeta onesto.

    A

    Mi piace

  44. Avete abbassato il tiro… state gigionando… girate a vuoto… avete ri-preso a baloccarvi… eravate partiti in tromba… mi avevate smosso le ‘viscere’… stavo per eruttare… per non dire ‘ruttare’ tutto e il suo contrario per dare sfogo all’oggi, e siete ricaduti nei ‘metri’ e nei ‘metronomi’. Avanti!!! O ha ragione Marcos quando scrive che non siamo stanchi abbastanza? E tu, Paola, perché te ne vai lasciandomi a metà? Stavi lì lì per dire, poi hai ritratto la lingua… e questo non va bene… non è ‘politicamente scorretto’… MUOVETEVI!!! Fate nomi e cognomi indirizzi e codici fiscali… DITE DITE DITE!!! Rifatemi bollire il plesso. VOGLIO SPUTARLA anch’io!!! AIUTATEMI !!!

    Mi piace

  45. 49. per il post d’inizio di G. R. Manzoni:

    ho risposto alle parole di Camus e a Gian che le “aveva” postate. non ho ammiccato né sono andata fuori tema. ciao. Marina

    Mi piace

  46. siamo quasi sempre stanchi, Gian Ruggero. nella stanchezza c’è una bellezza struggente. come se stesse al fondo di ogni cosa, e riposasse nel cuore di ogni realtà di questo mondo. la stanchezza del cantautore negli occhi belli di de andré. quella nelle mani dell’elettricista arrampicato su questo palo della luce alto venti metri. la stanchezza del cane che mi guarda di traverso con una strana speranza negli occhi sempre tristi, e quella del peccatore incallito, che viene a confessare le sue colpe meccaniche nei giorni di pasqua. alla fine tutta la stanchezza della terra sarà riunita in un unico posto, una valle dove le tombe si accavallano e si nascondono a vicenda. da quella terra santa, percorsa da tutta la stanchezza dei nostri gesti inutili si alzerà un uomo, o una donna, e pronuncerà una parola diversa dalle altre, come un uovo bianco e liscio da cui nascerà una cosa completamente nuova e ritemprata; e tutta, ma proprio tutta la stanchezza di questo logoro universo, sarà solo un ricordo, una malinconia dolce da raccontare in notti come queste, una volta dette “dei sepolcri”, ma che ora non hanno più nome, come tutto quello che diventa altro, come tutto quello che diventa l’altro e, finalmente, lo riconosce per quello che è. sarà allora che la stanchezza, con tutta la sua bellezza struggente e incomprensibile , svanirà, come per miracolo.
    fabrizio

    Mi piace

  47. La zoccola della madonna è morta, Gian Ruggero. Tutto qui il problema. Ora bisogna- ma da sempre- tirarsi su l’epidermide.
    “Siamo stanchi”, non ha senso. “Siamo prigionieri”, si avvicina un po’ di più. La stanchezza è la scusa e l’effetto della trappola. La trappola è un volto d'”uomo” evanescente, in un orario meccanico, e con ideali di merda.
    “Noi eroi siamo stanchi della battaglia?”, solo l’eroe può essere stanco. il non-eroe è semplicemente morto!
    Ma tu dove vuoi arrivare?
    Orodè

    Mi piace

  48. Caro Gian
    ero li per li…si.
    per quel contegno che una sana educazione sa darti.
    Ti vomito le viscere se vuoi, quelle stanche mentre quelle vive le riservo nel mio letto.
    Potrei buttarti addosso di ogni, sputarti in faccia il mio urlare mentre la saliva ti raggiunge ed offende, non l’uomo, ma l’Essere.
    Potrei Gian
    non immagini quanto sarebbe più semplice scriverti una stanchezza senza riguardo, usando un linguaggio di strada, che conosco bene,potrei ma l’invadenza non mi si addice.
    Le tue parole
    quelle si invitano, mentre visitatori educati provano a scriverti.Spengo tutto per riaccendere più tardi e sperare come speri tu, in un qualcosa di più Vero.
    Un abbraccio

    Mi piace

  49. @fabrizio

    ogni lacrima da ogni volto sarà asciugata da una parola nuova.

    grazie di questo squarcio nel buio

    saluto tutti

    elena f

    Mi piace

  50. Caro ORODE’ lascio il tuo commento, in cui bestemmi la Madonna, tanto per dimostrare dove può giungere il cattivo gusto (e ti ho anche risposto al dove io voglio arrivare – sebbene in parte – … cioè ne ho abbastanza, sono stanco, stanchissimo, del: cattivo gusto e della trivialità gratuita). Potevi dire quel che hai detto senza tirare in ballo negativamente realtà che qui, e non solo qui, possono offendere molti. Vi prego di commentare come si deve, visto che si può parlare della caduta di una certa sacralità anche senza tirare in ballo Gesù, santi, pontefici, Buddha, Maometto e affini. RISPETTO!!! Anche nel rispetto si può dire di essere stanchi, e del perché lo si è.

    Vi invito a continuare… che poi dirò.

    Mi piace

  51. @ Lorenzo.

    In effetti Moravia disse ai funerali di Pasolini che poeti ne nascono tre o quattro in un secolo, mentre Benedetto Croce sosteneva che se uno seguita a scrivere in versi dopo i diciott’anni o è un poeta o un cretino. Ora, potrei rispondere ricorrendo a un facile sillogismo ma, è noto, i sillogismi di logico hanno ben poco. La questione è più complessa. Personalmente ritengo che chiunque ami scrivere prima o poi deve misurarsi con la tecnica dell’andare a capo anzitempo. Ma questo non vuol dire né che sia uno scrittore né tanto meno un poeta. Anch’io ho scritto un centinaio di componimenti, alcuni dei quali sono finiti in una delle innumerevoli antologie stampate negli ultimi anni. Possono piacere o no, alcuni saranno semplici pensieri costretti nei confini asfittici della pagina diaristica, altri potranno assumere anche una valenza universale. Ma da qui a dirsi poeta c’è un abisso… Ora il punto è: De Angelis e Merini non saranno il top di ciò che l’Italia potrebbe offrire, ma, d’altra parte, sfido chiunque a competere con personaggi come Saba, Montale, Ungaretti, Quasimodo… Attenzione: non sto affermando che oggi lo scenario dei poeti sia più scadente in assoluto, ma che la battaglia dei tanti scrittori in versi (comprese le due celebrità di cui sopra) o dei tanti smaniosi di non essere considerati cretini – in questa società che ci bombarda di immagini e messaggi a velocità supersonica, in questa epoca forsennata dove i più trovano il tempo di leggere qualche rigo solo quando si adagiano sulla tazza del cesso – ebbene, forse in questa era dell’usa e getta frenetico e ossessivo la loro è una battaglia disperata.

    @ Gian Ruggero.

    Concordo: abbiamo abbassato il tiro. Ma è inevitabile quando si scivola nel personale, nel racconto strettamente cronachistico delle vicissitudini private. Va bene anche questo. Come punto di partenza, però. Dopodiché bisogna cercare di estendere lo sguardo ben oltre i confini del proprio modesto fatuo piccolo mondo quotidiano. Vuoi i nomi? Eccone alcuni: Bush Berlusconi Prodi D’Alema… Non bastano? Eccone altri: Andreotti Ratzinger Ruini Bagnasco… E potrei continuare all’infinito.

    Buon proseguimento. E una serena poetica pacifica Pasqua a voi tutti.

    Mi piace

  52. Giannino dici: “in questa epoca forsennata dove i più trovano il tempo di leggere qualche rigo solo quando si adagiano sulla tazza del cesso” e io ti chiedo (non avendo capito il succo del tuo messaggio): ma perché, in altre “epoche” “i più” avevano più tempo per leggere poesie??? ma a quale epoca ti riferisci? e “i più” di quale “tutto”? forse “i più” significa i “più fortunati tra gli intellettuali”? certo non parli dell’epoca de “l’assommoir”, per prendere a caso un’altra “epoca”.

    lorenzo carlucci

    Mi piace

  53. Penso che noi donne cinquantenni che abbiamo voluto e combattuto per dimostrare di saper ricoprire ruoli lavorativi e sociali, maschili,al pari e meglio degli uomini, abbiamo penalizzato una buona parte della nostra femminilità.
    Sono stanca di dover vivere tante vite tutte assieme: donna mamma, donna moglie, donna impiegata, donna di cultura.
    Sono stanca di dover dimostrare che valgo qualcosa.
    Sandra

    Mi piace

  54. I più della società consumistica-massificata-omologata di questa nostra epoca che gli esperti chiamano postmoderna. Sì, i più avevano tempo per leggere poesie, una volta, te lo assicuro. Capitava anche a mio padre da ragazzo. Lui le poesie le leggeva mentre accudiva alle pecore. E riusciva anche a scriverle.

    Mi piace

  55. @ Pasquale.
    I ragazzini non hanno tempo per leggere. Quando ero bambina la TV dei ragazzi iniziava alle 16,30 e durava un’ora soltanto.Oggi tra TV e video giochi e impegni vari la lettura è solo scolastica.

    Sandra

    Mi piace

  56. Nel personale è riflesso il sociale. La stanchezza personale è lo specchio di una mantiglia ammaliante, che invece di avvolgerti in una carezza ti stritola.
    La nostra stanchezza è il risultato di questo ingrovigliarsi.
    Ci stanca tutto ciò che ci opprime. Mi piace pensare che si stia vivendo un nuovo decadentismo, nell’accezione che preferisco, considerandolo cioè come valida presa di coscienza.

    Sopra il cielo di ognuno vola alta una colomba bianca.
    Buona Pasqua a tutti !

    Mi piace

  57. Ruggerino carissimo, io sono stanco di ripetermi che sono stanco. Eppoi sono stanco di leggere questi commenti, molti dei quali simpatici ma costruiti. Sono stanco di essere politicamente corretto e sono anche stanco di pensare al fatto che non posso fidanzarmi con te.
    Tuo Franchino.

    Mi piace

  58. Io spesso mi sento come in questa canzone di Guccini e mi prende una stanchezza:

    “Addio”

    Nell’anno ’99 di nostra vita
    io, Francesco Guccini, eterno studente
    perché la materia di studio sarebbe infinita
    e soprattutto perché so di non sapere niente,
    io, chierico vagante, bandito di strada,
    io, non artista, solo piccolo baccelliere,
    perché, per colpa d’altri, vada come vada,
    a volte mi vergogno di fare il mio mestiere,

    io dico addio a tutte le vostre cazzate infinite,
    riflettori e paillettes delle televisioni,
    alle urla scomposte di politicanti professionisti,
    a quelle vostre glorie vuote da coglioni…

    E dico addio al mondo inventato del villaggio globale,
    alle diete per mantenersi in forma smagliante
    a chi parla sempre di un futuro trionfale
    e ad ogni impresa di questo secolo trionfante,
    alle magie di moda delle religioni orientali
    che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero,
    ai personaggi cicaleggianti dei talk-show
    che squittiscono ad ogni ora un nuovo “vero”
    alle futilità pettegole sui calciatori miliardari,
    alle loro modelle senza umanità
    alle sempiterne belle in gara sui calendari,
    a chi dimentica o ignora l’umiltà…

    Io, figlio d’una casalinga e di un impiegato,
    cresciuto fra i saggi ignoranti di montagna
    che sapevano Dante a memoria e improvvisavano di poesia,
    io, tirato su a castagne ed ad erba spagna,
    io, sempre un momento fa campagnolo inurbato,
    due soldi d’elementari ed uno d’università,
    ma sempre il pensiero a quel paese mai scordato
    dove ritrovo anche oggi quattro soldi di civiltà…

    Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito,
    a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia
    o sceglie a caso per i tiramenti del momento
    curando però sempre di riempirsi la pancia
    e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati,
    ai ceroni ed ai parrucchini per signore,
    alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati,
    al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore,
    a chi si dichiara di sinistra e democratico
    però è amico di tutti perché non si sa mai,
    e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico
    ed è anche fondamentalista per evitare guai
    a questo orizzonte di affaristi e d’imbroglioni
    fatto di nebbia, pieno di sembrare,
    ricolmo di nani, ballerine e canzoni,
    di lotterie, l’unica fede il cui sperare…

    Nell’anno ’99 di nostra vita
    io, giullare da niente, ma indignato,
    anch’io qui canto con parola sfinita,
    con un ruggito che diventa belato,
    ma a te dedico queste parole da poco
    che sottendono solo un vizio antico
    sperando però che tu non le prenda come un gioco,
    tu, ipocrita uditore, mio simile…
    mio amico…

    Un caro saluto

    Mi piace

  59. Di lui
    dei tempi di allora
    ricordo
    quei dopo pranzo
    a tavola
    cinque i posti
    di una famiglia vivace
    cinque le sue bocche da sfamare
    di lui ricordo
    quel capo
    non ancora canuto
    riverso sulla tovaglia
    appogiato
    alle braccia incrociate
    il riposo del mio eroe
    solo la carezza di mia madre
    sapeva sollevare quella testa
    col profumo di caffè
    sapeva scacciare
    quella Stanchezza
    e riprendere un lavoro
    uno dei tanti
    che faceva
    per quelle bocche aperte
    che attendevano da lui
    un sorriso
    al quale
    nonostante fosse stanco
    mai rinunciava.

    un sorriso per te
    Gian
    una tenerezza
    alla faccia di una stanchezza
    …come ben vedi non sono una donna di Parola
    diffida dei poeti.

    Mi piace

  60. giannino, dunque i “più” di una parte, intanto. e se tuo padre aveva tempo di leggere e scrivere poesie mentre faceva il pastore, perché non dovrebbe avere tempo un impiegato (che a quanto sembra ha molto tempo per chattare etc.), un portiere, un negoziante etc.? sarà proprio il tempo a mancare? e sandra palombo, la tv dei bambini può iniziare pure alle sei di mattina ma nessuno è obbligato a farla guardare ai propri figli, o no?

    saluti,
    lorenzo

    Mi piace

  61. La cultura della lettura stenta ad imporsi perché leggere è noioso se non si è coinvolti. Dunque anche qui il problema non è stanchezza fisica (..mancanza di tempo), ma sorriso spento (..demotivazione).

    Chiedo scusa per il ritorno, avevo deciso di fermarmi solo a leggere, ma la tentazione di scrivere è forte.
    Mi sa che questo spazio per me, in questo momento, rappresenta un’oasi di pace ..per mettere in fuga la mia stanchezza 😉

    Mi piace

  62. io molto stanco moresko, io stanco rosanalambertuci e gigimarzulo, io stanco scritori senza sangue in corpo, niente anima danata, stanco cose aqua e sapone, ombelicali, stanco leteratura esangue, stanco di legere porcate, di legere cose piene di finto impegno sociale, stanco di legere critici da quatro soldi che scrivono su magazine grande tiratura, stanco consorterie, stanco colioni di sinistra rompere sempre miei colioni, stanco di tutto, eco.

    Mi piace

  63. Questo principe mi ricorda una certa Ramona. Siete parenti? E penso ora di sapere anche chi potrebbe essere… 🙂
    Ben tornato!
    Un caro saluto

    Mi piace

  64. Cosa succede Gian Ruggero
    sei stanco di
    sei stanco di
    e non hai aiuti per proseguire?
    Cosa ti manca tra le righe che arrivano?

    Mi piace

  65. Gian Ruggero, siamo qui! Io ci sono, da sempre da quando ti conosco!Sempre Oltre il tempo…
    In amicizia
    Un abbraccio

    Mi piace

  66. Lo so che mezza popolazione del web e dei blog di poesia italiana morirebbe dalla voglia di rispondere alla domanda di GRM “Di cosa siete stanchi?” con la semplice affermazione: “Siamo stanchi di te,e dei tuoi compagnelli, GRM”, ma in effetti non è rivolto a loro l’invito a rispondere al dilemma, perché il ‘positore’ della domanda lo sa che questa popolazione a lui avversa ù, che concepisce questa riposta non risponderebbe comunque alle sue questioni, dunque la trappola del Gran burlotto della rete è volta non ai suoi antagonisti, ma ai suoi stessi compagnelli, a cui impunemente sollecita : “Continuate ad aiutarmi, vi prego !!!!” , e questo perchè nella beffa concepita il rutto, il vomito del Manzoni esploderà proprio quando avrà sentito abbastanza nauseanti risposte provenienti dai suoi affezionati, di cui evidentemente, prendendosi gioco, sta sollecitando quegli eccessi che gli causano prima il rutto e poi il vomito. Apprezzabile sfrontatezza: ma credo che questo post verrà al Manzoni eliminato perché gli toglierebbe l’effetto sorpreso, rovinandogli la Festa preparata ai suoi amici di Poesia e Spirito, di ruttargli in faccia.

    Mi piace

  67. Non credo sia così, Tommaso, io non sono una sua Affezionata, come tu chiami chi gli sta scrivendo.
    ( manco ci conosciamo io e Gian )
    Cerca una risposta diversa che potrebbe arrivargli da qualsiasi frase o parola che viene scritta.
    So per certo che ciò cerca qui non lo trova.
    Ma come sostiene Franco Arminio, anche a me piacciono le persone ostinate.

    Mi piace

  68. Tommaso da dove deriva tutto questo rancore? Questo tuo livore? Francamente mi spiace tu scriva queste cose pubblicamente senza nemmeno firmarti col tuo nome e cognome! Se hai qualche problema personale con Manzoni perchè non gli scrivi un’email o lo incontri a quattro occhi? Così dietro uno scermo di un pc è un po’vigliacco e meschino. A Gian Ruggero va tutta la mia solidarietà ed il mio apprezzamento che lui già sa ma voglio ribadirlo pubblicamente!
    Un caro saluto

    Mi piace

  69. post vorticoso e super interessante col fuoco di fila dei commenti e l’incalzare di gianruggero –

    bisogna rivisitare il famoso pezzo (di Rino Gaetano?) ‘un te regghe chiù, aggiornare la lista, perché siamo troppo stanchi.

    Mi piace

  70. Dissento completamente dall’opinione (appunto, è solo un’opinione, un’interpretazione personale) di Tommaso.

    Se tutti conveniamo che l’essere stanchi ci accomuna, probabilmente una buona dose di umiltà ci sorreggerà,e proseguiremo sentendoci finalmente normali. Non percependo più la stanchezza come un’anomalia, ma considerandola (..e qui ci vuole una bella dose di amor proprio) frutto di una sensibilità acuita dal dolore, dalle esperienze, dagli errori, dal “proprio” rimpianto, che nessuno vorrebbe avere, ma che purtroppo, a un certo punto della nostra vita, ci fa compagnia.
    Tu, Gian Ruggero ci hai dato l’occasione di gettare l’amo sulle nostre anime, e, nell’apertura che consente un blog, hai dato modo di avvicinare delle persone che non si conoscono, ma che, grazie a te, si sentono unite.
    È un bel regalo. Leggere l’umanità negli interventi di Luca (oggi cominciano a prendere forma i tuoi sogni..), di Paola (mi sembra di conoscerti da sempre), di Principe (neanch’io amo la Lambertuc), di Pasquale (di cui mi piace la trasparenza), di Maria Pia (una scoperta), me li fa sentire amici.
    Cos’è l’amicizia se non un legame basato su identità di vedute o contrasti posti garbatamente, senza astio e con schiettezza, che ci compensano e ci arricchiscono?
    Un forte abbraccio a te e a tutte queste belle persone.

    Mi piace

  71. Rina il tuo essere delicato è disarmante.
    Di persone come te…mai ci si potrà sentire stanchi.

    Mi piace

  72. Grazie Rina, mi fa piacere tu mi stimi, stima reciproca che contraccambio! Mi (ma penso ci) fa piacere la tua presenza nel blog, coi tuoi commenti sempre trasparenti e sinceri. Ben tornata! Colgo l’occasione per augurati Buona Pasqua e un saluto alla tua meravigliosa terra, quella di Antonella e di tanti altri che entrano nel blog…
    Un caro saluto

    Mi piace

  73. A Rina, Antonella, Luca, Gian Ruggero, a Marina, Fabrizio, e tanti, tutti gli altri: ma ci pensate, nella notte del venerdì santo, che “per una sola di queste parole sarete perdonati”?
    Nell’ora sesta, in cui si fa buio, e per tre giorni buio sarà davvero, mi piace pensare all’attacco de “Lo straniero” di Camus, dove lui legge il telegramma che gli comunica la morte della madre..quello non è più spleen, né noia, ma è l’estranietà da sé a se stesso. Mi piace pensare in questa notte ad alcune stazioni della Via Crucis come via che molti o tutti hanno battuto, per sentirmi meno sola, nell’ora buia, anch’io.C’è una Veronica, una Maddalena anche per ognuno- per gli altri come me che non la vedono?
    Grazie, a voi allora, ed una Buona Pasqua ancora.
    G.R., avrai le risposte di cui pascerti, stai sicuro, poi ci mangerai tutti..

    Mi piace

  74. State di nuovo crescendo esponenzialmente… state cominciando a dare volto a ciò di cui sono stanco e di cui non sono stanco… ma ancora bisogna salire… dobbiamo salire… grazie… continuiamo…

    @ Tommaso/a. Tu sei uno/a di quelli di cui sono stanco… invece, di me, a quanto pare, non sei stanco/a 🙂 ciò mi fa piacere. Dovevi per forza dire anche la tua… e l’hai detta… bene per te… bene per noi…

    @ Antonella. Buona Pasqua a tutti. Risuscitiamo… resuscitate… fatemi resuscitare !!! Esistono Maddalene e Veroniche… esistono le stazioni della Via Crucis… esiste anche quella stanchezza… ma anche quell’elevazione.

    Mi piace

  75. ci pensate
    nella notte del venerdì santo
    “per una sola di queste parole
    sarete perdonati”?
    Nell’ora sesta, in cui si fa buio
    e per tre giorni buio sarà davvero,
    mi piace pensare all’attacco
    de “Lo straniero” di Camus, dove lui legge il telegramma che gli comunica la morte della madre[…]
    quello non è più spleen, né noia
    è l’estranietà da sé a se stesso.
    Mi piace pensare in questa notte
    ad alcune stazioni della Via Crucis
    come via che molti o tutti hanno battuto,
    per sentirmi meno sola
    nell’ora buia
    anch’io.
    C’è una Veronica, na Maddalena
    anche per ognuno
    – per gli altri come me che non la vedono?

    bel testo, Maria Pia.
    così mi sono presa la libertà.
    chiedo scusa a GRM per l’OT
    un saluto
    paola

    Mi piace

  76. Oggi
    sono stanca di una cosa sola
    lavorare sempre anche di sabato
    (a volte anche la domenica)
    mentre il sole
    filtra dagli scuri socchiusi
    tra un paio d’ore
    sarà un miraggio
    da raggiungere solo nel tardo pomeriggio
    Oggi sono stanca
    perchè sarò in gabbia per diverse ore
    tra luci artificiali
    e alitosi pesanti di persone
    che non sanno cosa fare il sabato mattina.
    Tra un paio d’ore sarà il caos
    il lamento
    Fatemi un regalo
    se qualcuno di voi stamane esce a fare la spesa
    fate un sorriso ad una cassiera che vi farà il conto
    ma guardatela negl’occhi …a volte fa sentire meno
    questa stanchezza.

    Mi piace

  77. Carissimo, molto interessante questa tua sollecitazione.
    Io in ogni momento sono stanco di questo mondo.
    Perché questo mondo è radicato nella morte.
    E la morte pesa. E’ la morte che ci stanca.
    E il mondo che costruiamo sulla morte pesa terribilmente.
    E’ la pesanteur di Simone Weil.
    Questa stanchezza è incurabile se restiamo nella rete dello stato mentale di questo mondo.
    Per liberarci dalla stanchezza dobbiamo spegnere l’occhio di questo mondo.
    Ogni mattina perciò io lo spengo. E torno a spegnerlo mille volte di nuovo.
    Solo così conosco un vero sollievo, e la giornata diventa vivibile.
    Spegnere l’occhio della morte è uscire dalla stanchezza.
    E’ la grace ancora della Weil.
    Lasciare cadere il peso di questo mondo.
    Un respiro dopo l’altro.
    Scendendo nel silenzio, dove anche il corpo è leggero.
    La bella notizia è che ciò è possibile.
    Anche adesso.
    La risurrezione è questa leggerezza sempre disponibile, tolta la pietra pesantissima della morte.
    Tolta dal cuore.
    Così rinnovi come l’aquila la tua giovinezza.
    Oggi, a 52 anni, sono molto più forte che a 30, anche fisicamente, perché mi sembra di avere sganciato molti carichi di morte, molte zavorre che mi stancavano invano.
    E ancora tantissime ne dovrò mollare.
    Per ringiovanire ancora, fino a nascere del tutto.

    La stanchezza è un sintomo.
    Parlo della stanchezza amara, non della sana fatica di chi consuma le proprie energie per compiere il proprio destino.
    La stanchezza amara è il sintomo di una alienazione, di un qualche tradimento che continuiamo a perpetrare contro la nostra più intima natura.
    La stanchezza è anche una difesa: mi sento stanco per non affrontare le sfide reali della mia conversione; mi sento stanco per giustificarmi, per rinviare la vita vera, per non rischiare mai.
    Questa stanchezza cronica è un sintomo molto diffuso nel nostro tempo così gravido di omissioni.
    Questa stanchezza si combatte soltanto con la decisione a cambiare:
    già se ci diciamo con forza: io voglio cambiare e posseggo tutta la forza per farlo, diminuirà quel senso di impotenza che chiamiamo stanchezza.

    Tanti affettuosi auguri a tutte/i di insorgere ogni giorno contro l’oppressione di questo mondo dominato dalla morte, per gustare il sollievo inverosimile del riprendere vita proprio adesso.

    Marco Guzzi

    Mi piace

  78. Forse solo chi è veramente stanco non ha paura della morte.
    L’idea della morte non stanca.
    La vita è un regalo, e l’ineluttabile morte non può toglierle il sorriso. Lo può fare solamente se ne diventa l’ossessione, e se non la si accetta.
    Impariamo a vivere la vita finché ci siamo, guardando negli occhi chi incontriamo, come dicono Paola e Sandra, illuminando così le reciproche stanchezze, contagiandoci reciprocamente di sorriso. È il sorriso, il vivere in piena consapevolezza ogni attimo, dietro una cassa al supermarket, dietro una scrivania, o in un prato quando sei a spasso col tuo cane, che rende tutto magico. E allora si è paghi, quasi felici di essere stati al lavoro perché si è incontrato lì una faccia che ti ha dato calore, o in quel prato perché sei riuscita ad apprezzare quel raggio di sole addosso che improvvisamente non ti ha fatto sentire più i tuoi anni.

    Mi piace

  79. Si alzan schegge dorate
    nel vento di autunno,
    strati compatti
    di tenaci sorrisi.
    Fulcri di vita
    irradian luce,
    e stelle brillano
    in un candore accostato
    al tuo spigoloso rossore.

    Riflessi allineati, incorniciati
    da morbide punte d’amore,
    sfiorano il tuo cuore.
    Il corpo stanco
    non ce la fa più.
    Ramate foglie stentate
    fan capolino
    nel letto dei sogni più riposti.

    Son due strofe di una poesia già segnalata allo Spallicci (lì son di palato difficile, per cui ne sono contenta il doppio) che dedico ai miei vecchi e nuovi amici con un abbraccio affettuoso

    Mi piace

  80. Mi prendo Pasqua per dire. Dirò, ve l’ho promesso. Per ora grazie a tutti coloro che hanno lasciato una traccia della loro stanchezza a seguito di questo post. Ovviamente potete continuare a lasciar traccia… anzi… me lo auguro (…ho ringraziato in maniera accumulativa perché avrei dovuto citarvi tutti, per quanto siete stati gentili).

    Mi piace

  81. Ciao Gian
    mi mancherai anche perchè la mia stanchezza di questo momento è deliziosa, una donna come me, quando è stanca è docile, mansueta, bella.

    Mi piace

  82. Grazie a marco Guzzi dell’inrevento, da rileggere, e del falò (di tutto questo gra parlare) che gina farà, elevandolo a a leggero, ma lo é!!
    E grazie a Paola, che ha fatto il gioco dei versi da miei pensierini, perché giocare rende leggeri.E pensare poeticamente, un pò di più..
    e Buona Pasqua, ancora!di resurrezione cristiana, e personale (ma quanto che è difficile, aiuto, ecco dove mi stanco, perché vivere stanca moltissimo, ma è anche è gioia,
    e questo è un diverso capitolo che curerebbe il primo, già !!
    Maria Pia Q.

    Mi piace

  83. io grande amdiratore gianrugero manzoni, e anke grande admiratore don fabrizio, io qui ultimo arifato, no piacere molto due fintotedeski qui kraushaar und krauspenhaar, ma inzomma ci è spazio per tuti. ringrazio tuti. io persoenlich sono stanko di demokrazia e parlamento, io stanko moderatione, io stanko choukhadarian sui posts asurdi su seso bambine, su sito katolisch qvesto a mio aviso imperdonabile!, io stanko franzeska mateoni, io stanko carlabarifi, spero loro fenire mia vila laco komo per merenda base stuzikini austriachi e lemonade mit grillade am abend, io stanko di uovo pasqva, io stanko ke gente dice nostro grande papa TETESKO è pastore tetesko!, io sperare metere in kastigo rebibia! tante bele kose a tuti e buona pasqva!
    franz joseph albano – komponist.

    Mi piace

  84. scusate signole io avele perduto la stlada pel andale mio blog, io cinesina ble blen e avele pelduto memolia, io non sapele nome mio blog, io stale qui ola, questo bello blog, pelò no post seso, io poltare riso e tè e insegnale voi il taijiquan e il qigong e suonale Xianxi, tu piacele a me che hai nome albano e vila laco Komo io venile vila stuzikini io no poltale uovo pasqva

    Mi piace

  85. Per fare l’elogio a chi mi è nemico, amici, ricorrerò a delle immagini. Sono sicuro che lui penserà che voglia scherzare, e invece sono serissimo, perché voglio dire la verità. Io dichiaro dunque che il mio nemico è in tutto simile a quelle statuette dei sileni che si vedono nelle botteghe degli scultori, con in mano zampogne e flauti. Se si aprono, dentro si vede che c’è la statua di un dio. E aggiungo che ha tutta l’aria di Marsia, il satiro. Ma, si dirà, il mio nemico è forse un suonatore di flauto? Sì, e ben più bravo di Marsia. Lui incantava tutti con quel che riusciva a fare col flauto, tanto che ancora oggi chi vuol suonare le sue arie deve imitarlo. Anche le musiche di Olimpo, io dico che erano di Marsia, il suo maestro. Le sue arie, suonate da un grande artista o da una ragazzina alle prime armi, sono sempre le sole capaci di incantarci, di farci sentire quanto bisogno abbiamo degli dei: ci viene voglia di essere iniziati ai misteri, perché quelle musiche sono divine. Tu, nemico mio, sei diverso da Marsia solo in questo, che non hai affatto bisogno di strumenti musicali per ottenere gli stessi risultati: ti bastano le parole. Una cosa è certa e dobbiamo dirla: quando ascoltiamo un altro oratore, il suo discorso non interessa quasi nessuno. Ma ascoltando te, o un altro – per mediocre che sia – che riporta le tue parole, tutti, ma proprio tutti, uomini, donne, ragazzi, siamo colpiti al cuore: qualcosa che non ci fa stare tranquilli si impadronisce di noi. Quanto a me, amici, non vorrei sembrarvi del tutto folle, ma bisogna che vi dica – come se fossi sotto giuramento – quale impressione ho avuto nel passato, ed ho ancora, ad ascoltare i suoi discorsi. Quando lo sento parlare, il mio cuore si mette a battere più forte di quello dei Coribanti in delirio e mi emoziono sino alle lacrime: e ne ho vista di gente provare le stesse emozioni. Ora, ascoltando altri grandi oratori, mi accorgevo certo che parlavano bene, ma non provavo niente di simile: la mia anima non era travolta. E ancora adesso, lo so benissimo, se accettassi di prestare ascolto alle sue parole, non potrei farne a meno: proverei le stesse emozioni. Devo quindi fare violenza a me stesso, tapparmi le orecchie come se dovessi fuggire dalle Sirene, devo andar via per evitare di passare con lui, col mio nemico, il resto dei miei giorni. Ci sono volte che non vorrei più vederlo al mondo, ma se questo accadesse so che sarei infelicissimo. Così, io non so proprio che cosa fare con lui. Ecco l’effetto delle sue arie da flauto su di me e su tanti altri: ecco cosa questo satiro ci fa subire. Ma ascoltate ancora: voglio proprio mostrarvi come somigli alle statuette a cui l’ho già paragonato, e come il suo potere sia straordinario. Sappiatelo per certo: nessuno di voi lo conosce davvero e io, siccome ho già cominciato, voglio mostrarvelo sino in fondo. Guardatelo: il mio nemico ha un debole per la bellezza, non smette mai di girarle attorno, perde la testa per essa. D’altra parte lui ignora tutto, non sa mai niente – questa almeno è l’immagine che vuol dare. Non è questa la maniera di fare di un sileno? Sì certo, perché questa è l’immagine esterna, come quella della statuetta di sileno. Ma all’interno? Una volta aperta la statuetta, avete idea della saggezza che nasconde? Amici miei, sappiatelo: che uno o una sia bello o bella, a lui non interessa affatto, non se ne accorge neppure e lo stesso accade se uno o una è ricco o ricca o ha tutto quello che la gente ritiene invidiabile avere. Per lui, tutto questo non ha alcun valore, e noi non siamo niente ai suoi occhi, ve lo assicuro. Passa tutta la sua giornata a fare il sornione, trattando con ironia un po’ tutti. Ma quando diventa serio e la statuetta si apre, io non so se avete mai visto che immagini affascinanti contiene. Io le ho viste, simili agli dei, preziose, perfette e belle, straordinarie: e così mi sono sentito schiavo della sua volontà. Una volta allontanai i miei amici – di solito ce n’era sempre qualcuno quando vedevo il mio nemico, e non eravamo mai soli – e così restai da solo con lui. Eccomi dunque con lui, amici, da soli. Io credevo che avrebbe ben presto cominciato a parlare, e ne ero felice, invece non fa assolutamente niente, come sempre… Insomma, completamente schiavo di quest’essere gli giravo vanamente attorno. Molti altri aspetti del carattere del mio nemico potrebbero essere oggetti di un elogio, perché sono veramente ammirevoli. Riguardo a queste cose, però, anche altri uomini probabilmente meritano gli stessi elogi. C’è qualcosa nel mio nemico, invece, che lo rende meravigliosamente unico, assolutamente diverso da tutti gli altri individui del passato e del presente. C’è una cosa che ho dimenticato di precisare: anche i suoi discorsi sono simili alle statuette dei sileni che si aprono. Infatti, se si ascolta quel che dice il mio nemico, a prima vista le sue parole possono sembrare quasi comiche, tutte intrecciate con strani discorsi. Parla di asini da soma, di fabbri, di sellai, di conciatori di pelli, e ha sempre l’aria di dire le stesse cose con le stesse parole. Chi non sa o è poco attento, c’è caso che rida dei suoi discorsi. Ma se li apri e li osservi bene, penetrandone il senso, scopri che solo le sue parole hanno un loro senso profondo. Chi lo ascolta è guidato a tenere sempre davanti gli occhi tutto quel che è necessario per diventare un uomo che vale ed è per questo che sono stanco del mio nemico, ma, nel contempo, non posso fare a meno d’esso, perché lui son io, e chi altri potrebbe essere?

    Mi piace

  86. Grandioso! e te lo dico ora che ho la giousta gradazione alcolica per dirlo, considerata pure una mia debolezza per il fantastico, messaggio o storia non importa, ma srà anche perché, o mio dio mio dio, fantastico! non so se era questo il nodo promesso che ci aspettavamo di sciogliere, ma questo è già meraviglioso! e non c’è bisogno di dire altro. l’ho detto.

    Mi piace

  87. LETTERA DI PASQUA
    a Gian Ruggero Manzoni e a tutti coloro che la desiderano come propria.

    Eppure l’avevo messo qui.
    Dove cazzo si è ficcato, sempre alla ricerca di un orifizio da penetrare.
    Io….? Io…? lo chiamo ma non risponde.
    Dai ti prego non fare così, almeno oggi che è Pasqua.
    Un leggero movimento sul lenzuolo, ho capito, ha voglia di giocare.
    E allora giochiamo.
    E’ da trentanove anni che vuole giocare.
    Trentotto compiuti, da tre mesi, più i nove di gestazione di mia madre.
    E’ da allora che gioca a nascondino, eclissandosi tra me e mio fratello gemello.
    Già da allora la mia stanchezza nei confronti dell’Io era presente, mai singola, un Io doppio da gestire e sopportare.
    Un gemello che delegava a me anche la gestione del suo.
    Ma stamane è simpatico, più del solito, vorrei esserne Stanca ma è troppo accattivante.
    Fingo di cercarlo, come fosse un bambino ed io l’adulto, solo così finirà vittima del mio trovarlo.
    Lo afferrò, cerco di non stringere, nonostante sia forte, non voglio fargli del male.
    ECCOLO QUI IL MIO PICCOLINO, lo accarezzo facendogli carezze lievi sulla testa.
    Un testa piccola, ben formata, rotonda, una tipica testa di cazzo, qualcuno potrebbe dire, è vero, uguale.
    Il mio IO è quel fallo che non possiedo che mi abita per il maschile che bilancia la femminilità sfacciata che soggiorna.
    Il mio IO è una via crucis che vuole essere meta di pellegrini.
    Il mio IO è distratto ed un tempo parlava di paure, ora di prudenze.
    IO sorride, prova a divincolarsi, ma la mia presa dolce e decisa non gli permette di liberarsi.
    Il mio IO, libero, lo è già di suo.
    Dai avanti ora fa il bravo, hai avuto tutta la notte per fare i cazzi tuoi.
    Hai girovagato tra i ricordi, attraversandoli come fossero borghi medioevali rendendoti immortale nella storia.
    Navigato mari, issando un teschio come bandiera, come un pirata hai rapito donzelle, saccheggiando ogni cosa.
    Volato tra stelle rendendoti oscuro nelle linee d’ombre di confine.
    Camminato con le spine tra i capelli, gioendo di un sacrificio.
    La notte scorsa in bicicletta, mi hai portato sul manubrio, il mio culo ci calzava a pennello.
    Dopo aver rincorso la lepre, coda di volpe, hai desiderato l’ eleganza della gazzella, mentre il leone ruggiva.
    Se non riposi oggi, caro il mio IO, non so come fare.
    Devo uscire a pranzo, è Pasqua, almeno oggi lasciami normale tra i normali.
    Eppure l’avevo messo qui…maaaa, la solita distratta.

    Mi piace

  88. Fermo restando che il primo nemico di noi siamo noi stessi,Forse Domani ..andrà meglio

    Concetti indefiniti
    che ti sfuggono.
    Li vuoi fissare
    ma lor vagano leggeri.
    Si beffano di te
    sgusciando via dispettosamente.
    …solamente pagine bianche.
    Forse domani
    tu finalmente li leggerai.
    Vorresti carpire
    la frenesia dei tuoi pensieri,
    l’ordine caotico della tua mente.
    Confusamente rifletti,
    ma non approdi a niente.
    Forse domani
    il cielo si schiarirà
    e ti meraviglierai della semplicità
    con cui snocciolerai
    i tuoi profondi turbamenti,
    che oggi son tormenti.
    Le tue idee stanche
    troveranno canali adeguati,
    percorribili agevolmente,
    e ti rilasserai,
    sorriderai persino
    della tua goffaggine,
    e decifrerai
    ogni raggio del tuo cammino.
    …forse domani.

    Mi piace

  89. cosa c’è di meglio che postare un inedito poetico su un post ormai scaduto il giorno di pasqua? niente, per cui eccotelo Gian, con stima. L’ho scritta durante il cosmoprof:

    Ti parlerò di tre ragazze polacche, una in tailleur, tacchi
    E calze color carne (matylda), e altre due infilate
    Sotto le coperte (monica e ?) con le loro canottiere bianche acquistate
    A Poznam o a Katowice, tre polacche, io e una
    Bottiglia di vino, detta così sembra maudit
    (E proprio di questo volevo parlare, della distorsione
    Dei filtri, delle lenti e della percezione, vi vorrei
    Spiegare che non vedete nulla, basta una potente
    Telecamera giapponese per dimostrare che non ci
    Accorgiamo di cosa succede a un palloncino
    Pieno d’acqua che rimbalza, o a un bicchiere
    Che va in pezzi, gli occhi vedono pochissimo e di quel
    Poco mentono la maggior parte e noi e le nostre parole
    Striminzite che ci rimbombano nella testa mentre tentiamo
    Di parlarci di rassicurarci di accarezzarci noi
    Così tremendamente
    Separati.)
    Detta così sembra qualcosa di diverso come guardare
    Una fotografia e credere che sia reale, invece le polacche
    Volevano che aprissi per loro una bottiglia di vino
    Matylda ciondolava sulle caviglie sottili
    Monica mi chiedeva di discoteche e abitudini, in italiano
    La terza sonnecchiava nell’angolo lontano
    Così simile alle mie endorfine

    Volevate la comunicazione?
    Eccovi un esercito di morti
    Che parla una lingua morta:

    Cristo il grido grande e gentile come una margherita balza
    dal bordo del letto alla fine del crepuscolo, Mary la pigra
    una mattina di domenica inarca la schiena, riceve –
    lo abbiamo archiviato lentamente, languidly
    nel corridoio – la sala era ampia, e silenziosa.
    State vedendo questo
    intrattenimento attraverso e attraverso.
    Avete visto la vostra nascita,
    la vostra vita e la morte; potreste ricordare tutto il resto.
    Un riso soffocato dal ferro ha colpito
    le nostre guance come un pugno fiacco.
    Vuoi uscire di qui?
    E dove vuoi andare?
    Dall’altro lato del mattino ci sono solo pagodas, templi, mosche,
    cravatte, stalattiti
    non inseguire
    ti prego le nubi disse non inseguire finché la sua fica
    lo afferrò come una mano amichevole e calda.

    (e di lui non si seppe)

    Concentrazione impossibile

    (lui non si seppe)

    Qui vengono i comedians guardali sorriso oppure
    guardarli ballare guardarli gesture al gesture così
    deliberatamente asserviti – tutte le parole dissimulate –
    le palabras sono rapide le parole assomigliano a bastoni ambulanti
    piantale, dalle dei nomi, esse si svilupperanno – guardarli esitare così
    flaccidamente davanti a una scelta orto poco domestica, l’Islamico
    ha liberato il mio becco al picco delle alimentazioni
    la ragazza della O libera il vostro pettine preoccupato, mentendo preoccupata
    lei non ha paura, è solo una bambina spaventata, sente l’odore del mio nuovo
    collare – prosa arrogante legato in una rete della ricerca fino a se stessa
    il relativo rapido
    ammettere i grassi che hanno preso in prestito il ritmo
    le donne si radunano in cerchio per formare la cassaforte del mondo
    per tagliare la vostra gola
    la vita è uno scherzo
    vostra moglie è in un fossato, tu sei morto,

    la stessa barca

    qui viene la Capra dell’Anima

    stanno facendo uno scherzo nel nostro universo

    Mi piace

  90. Ringrazio Marcos, Paola, Rina, Ansuini… al quale comunico che, probabilmente, a causa di motivi di salute (un intervento chirurgico non previsto… non a me, ma ad un mio famigliare) forse non potrò essere a Bazzano assieme a voi il 28 😦 mi dispiace tantissimo… vale, però, il festival estivo, al quale non mancherò di certo. Un abbraccio a tutti.

    Mi piace

  91. @ Lorenzo (# 74). Et con ciò? Cosa vorresti dire? Coraggio, non essere timido!

    @ Gian Ruggero (# 108). Altro che rutto, hai dato una lezione a tutti noi…

    Best.
    Pasquale

    Mi piace

  92. Gran post, Gian Ruggero, con una bella e lunga storia, a cui non ho avuto modo e tempo di dire la mia. Si vede che hai colto nel segno. Complimenti, sia per la proposta camusiana sia per lo sprone ai commenti e all’interessante discussione sia per il tuo personale contributo al n. 108.

    Mi piace

  93. Per Gian Ruggero:

    Amo parlare. Spesso mi ritrovo a parlare a me stesso, pur di ascoltarmi. A volte sono così arguto che neppure io sono in grado di capire cosa ho detto
    Oscar Wilde

    Un saluto affettuoso

    Mi piace

  94. @ Grazie a Rina.

    @ Carla. Non penso che il punto risolva… forse e meglio un ; o, ancora meglio, un :

    @ Tommaso. Indubbiamente avvilente, Tommaso/a… o chi per loro. L’argomento non era dei più esuberanti, del resto. Reputi di essere più allegro/a tu? Eh he he he !!! La gente come te la conosco da una vita… è sempre la stessa… barbosamente sempre la stessa. Un saluto anche a te e divertiti, se ce la fai/farai… cosa che qui dubitiamo in molti, visto come la meni e te la meni.

    Mi piace

  95. Intendi suggerire: “Te lo meni”? Non mi è ancora caduto l’attributo fondante il tuo stesso genere. E poi, lascia perdere di vituperare le donne, dai! Pensa a vituperare il tuo – come tu dici – primo nemico, te stesso: autoironia, in primo luogo.

    E’ stato un argomento non stancante il “Cosa vi stanca?”, ma noioso, una vera “menata”, che sollecitava commiserazione e compassione, con te che facevi la divA, come al solito, e che da “diva” appunto se lo menava per creare prima allarme (mò scoppia Gian Ruggero) e poi il plauso degli adepti. Ma che vuoi? Solo plauso?

    Non ti sei stancato ancora degli Osanna autostimolanti? Non ti sei stancato, tu, di essere sempre e solo tu l’aggressore? Davvero questo non ti è ancora venuto ad ufo?
    Ma poi, non hai detto di amare il tuo nemico? Il nemico di cui sei stanco ma che ti è indispensabile?

    Adesso, dopo questa mia solitaria invettiva, si continui pure l’allestita, collaterale “festa pasquale” degli Osanna, non al cristo risorto.

    Tommaso

    Mi piace

  96. grazie per questo post, Gian Ruggero. il nemico che hai individuato spinge a riflettere ulteriormente sulle due possibilità: il rinnegamento e la tenerezza, superarsi e accettarsi, riconoscersi e porgersi. l’eterno movimento di andata e ritorno.
    sempre incisivo, nelle tue proposte.
    fabrizio

    Mi piace

  97. @Fabry2007:
    “. l’eterno movimento di andata e ritorno.”: è proprio qui la nostra dannazione, il capestro, lo strazio, l’altare del film muto con immagini mute e, forse, almeno, finalmente anche le immagini si strizzeranno senza previa azione di evento: fosse l’Avvento?.
    ciao da Marina

    Mi piace

  98. Caro Gian Ruggero, ti rispondo in ritardo per via della disponibilità del pc con cui lavoro, e debbo esprimere una simpatia a pelle per te, tanto che questo lamentarti non m’infastidisce. Chiederei scusa, se avesse senso ma non ho fatto niente di male e mi dispiace per i troppo sensibili, mi dispiace che la loro natura si sia tanto sensibilizzata- la situazione è grave e non solo a parole.
    Tu incitavi, incitavi: tutti abbiamo cercato di parare da qualche parte. Il gioco funzionava. “Che cosa ci stanca?” Forza! Forza! Di più di più! Poi è stata rilevata una mia caduta di tono… Ora cercherò di spiegarmi. Il tuo essere iroso mi attrae e mi stimola. Devo utilizzare delle parole per farlo… queste cose che ci sono e non ci sono, di cui è piena la nostra vita… che disponiamo lungo il nostro percorso come statue (se siamo artisti) o come macerie (se siamo uomini o donne). Un mio insieme di queste cose chiamate parole ha dato fastidio… nel post 57. Mi sono un po’ meravigliato… cercavo di alzare il tiro. Ma credimi le direi alla Madonna in persona (Se c’è/ Se c’è ancora) quelle parole e… proprio con me non se la prenderebbe. Perché io sono figlio delle cose belle e sono l’amico degli amici. Al massimo mi guarderebbe come una buona madre che sa del cuore scandaloso del proprio figlio e inclinerebbe un po’ la testa.. perché non sa a che punto si spinge la propria comprensione della vita. Come per dire… “se lo dici tu… tanto io non sono una puttana, figlio mio, né sono morta. Sono la Madonna, figlio mio, e devo difendermi, come ogni madre… e devo difenderti perché tu sei più sensibile degli altri e vuoi cercare, cercare… chissà dove vuoi andare…”
    Io però posso continuare a dirle: “Madre mia, povera grande madre mia, tu sei una puttana e sei pure morta!”
    A questo punto compare però un altro personaggio- che chiameremo Sogno- il quale vuole ricordarmi (perché in alcuni passaggi può non capirsi) che se la Madre, la Madonna, è anche il Sogno… allora non è morta. Perché in me, Orodè, il Sogno (il Grande Sogno) è vivo, è vivissimo. “A questo punto- mi chiede il Sogno- chi è morto?” Ma la risposta è semplice, per me il Sogno non è morto ma nell’era dei tempi sì! Il candido velo azzurro che si dipinge sulla Madonna è una chiacchera che distoglie dall’immenso lavoro che c’è da fare su ognuno di noi! Ciò di cui ti sei lamentato equivaleva a dire: “uccidiamo i nostri genitori abbiamo il compito di uccidere i nostri genitori!” Anche questo è ancora scandaloso? S. Francesco lo ha fatto con disinvoltura, per intenderci! Vendere stoffe e mangiare la buona cucina umbra non era più uno dei suoi interessi! La Madonna ormai non ha bisogno di nomi. Perché i nomi e le parole sono la nostra condanna. Ci si perde e ci si confonde in questo sporco bla bla. La Madonna vuole il nostro cuore e i nostri occhi, vuole la comprensione e la chiarezza- se la Madonna è il Sogno! (E qui ci sarebbe da fare un altro post: Che cos’è il Sogno?) è con le false parole che la abbiamo uccisa, con il meccanismo della chiesa. Con i rituali degli uomini di cacca e formaggio che scaricano le proprie colpe e incapacità sui simulacri creati per sorreggerli un pochettino… sennò collassano… per risvegliarli un po’ di coscienza (e qui un altro post: Che cos’è la Coscienza!). Io non posso che prendermela con le parole, perché con esse sono stato lapidato e… trovare un equilibrio tra il non usarle e il “come usarle” è una bella sfida. Se non distruggiamo tutti i simulacri- COMPITO INDIVIDUALE NON DI MASSA- sono cazzi amari, detto alla buona. Se non buttiamo giù tutto ciò che è stato eretto a mo’ di esempio e non innalziamo noi stessi- ciò che resta delle nostre morali e intelligenze- non possiamo salvarci né salvare! L’individuo, l’unico, ha in sé la Madonna. È quanto è bella… quanto è bello salvarla dal manicomio e dall’inutilità delle sovrastrutture. Quanto è bello spogliarla, denudarla dall’oro e dal celeste. E quanto è bello persino insultarla, insultarmi e ridere dei pazzi furiosi che hanno bisogno di simulacri per fingere i propri valori e le proprie paure… per essere operai, soldati, donne, mamme quando sul piedistallo dovrebbero esserci solo UOMINI e DONNE con tanto di nome e di cognome ma con coraggio e tempo da vivere: vita da vivere non da morire. La gente che va in chiesa- nel 2007- dovrebbe semplicemente andare nel proprio cuore perché nella chiesa c’è solo il lavoro di artigiani e artisti e nello splendore dei veri cuori non c’è alcun oro ma solo luce e la luce è solo nella povertà, nell’essenziale! Frugare, frugare, dovremmo, e scartare, scartare, come nell’immondizia i barbomi. Altro che pasqua in chiesa. Lacrime e cervelli in fumo ci sono in chiesa e nessuna presa di coscienza: TUTTE LE DIVISE SONO IL DEMONIO! Rare sono le eccezioni! La parola di Dio dev’essere Azione, Movimento. La chiesa confonde l’uomo. L’uomo si abbindola, si appisola con essa. L’uomo è un inutile figlio di puttana. E alcune cose non si possono dire elegantemente perché tra un po’ non ci sarà più spazio per le parole- anche per via dello smog- ed io voglio dire. Non è la Fede nel Bello che attacco! Il commento di Fabrizio, precedente al mio incriminato è bellissimo! Il suo commento è giusto, il mio una bestemmia. Povero me!
    Ma si devono fare i nomi e i cognomi, visto che dobbiamo usare le parole.
    Non sono perfetto, lo so. E come posso? I migliori sono stati sgozzati e i peggiori sono al potere. Non ho dentro la pace ma la guerra, lo so. Cerco solo d’andare avanti con quanto più senso posso racimolare.
    Hasta la victoria!
    Orodè

    Mi piace

  99. Un grazie a Fabry (sempre puntuale), a Marina e Sonia.

    @ Orodè. Non hai detto la pace, ma la guerra… beh, ormai è risaputo, io la guerra l’ho fatta per ben 23 anni della mia vita (quella per lo Stato, al fine di dover pagare un debito – e me lo hanno fatto pagare con gl’interessi, se non volevo finire in galera per 1 anno e 6 mesi, senza condizionale, a seguito di motivi politici… e che altro se no?!… mica avevo rubato o ammazzato o sedotto bambini… era politica, di quella dura, come andava di modo a quei tempi), poi aggiungi un 3 anni di contestazione… quella, appunto, dura (dal 1973 al ’77 – allorquando mi hanno dato l’anno e sei mesi per direttissima), poi la guerra che ogni giorno combatto contro una malattia cronica e contro tutto ciò che sai della vita. Fai una somma e sono da 33 anni in guerra. Un tempo bestemmiavo anch’io, ora non più, tento di resistere (come i più) senza dover tirare in ballo cmq ‘realtà’ (e non sogni) che per gli altri hanno un valore (se non altro per poter resistere a loro volta)… ecco, reputo che il rispetto si misuri in questo: rispetto nei confronti del dolore, della sofferenza, della ‘stanchezza’ altrui etc.etc., cioè non giudicando, così come non toccando ciò che per un altro è sacro (logico che se questi vuole impormi il suo sacro come ‘vero’, beh, allora è un altro paio di maniche: leggi integralisti islamici, induisti e, perchè no, anche certi cristiani, e non solo cattolici, bada bene, ma, soprattutto, ‘riformati’… ti ci vedrei alla prova con certi calvinisti europei o ‘puritani’ d’oltre oceano). Detto questo, tu che ami il Bello (come me, del resto) dovresti intendere bene quel che finora ho scritto. Sopra (punto 63) l’ho anche ribadito. Non sopporto, più, una ‘volgarità’ ormai dilagante (e per volgarità intendo tutto ciò che fa precipitare vita, discorsi, posizioni etc. nel ‘merdaio’ che ben conosciamo), così come la tensione che mi vive e che amo nei confronti di un assoluto dell’essere non mi consente di abbassare alcun livello (alcun argomento… anche il più futile). Forse sono pesante? Sì, lo sono, e non solo di peso, ma, anche, eticamente parlando (sostenendo, io, anche uno Stato Etico… per chi, ancora, non avesse inteso anche questa mia componente). E finisco qui. Sarebbe interessante dare continuità a questo tuo discorso sul ‘sogno’ che, in realtà, ho inteso fino ad un certo punto. Cmq sei perdonato e abbracciato. Anche Testori, che considero una fra i miei maestri, qualche volta ha bestemmiato (e di brutto), ma, guarda caso, la sua bestemmia diventava sempre poesia perché, dietro ad essa, si ergeva un uomo, un artista a tutto tondo, che la sapeva usare, facendola diventare letteratura (se non preghiera), appunto… e ciò non disturbava, RIENTRAVA, come si sul dire.

    Mi piace

  100. Son stanca oggi Gian, stanchissima
    di lunga penosa attesa
    dopo un pasqua senza ressurezione
    son stanca Giannnnnnn!

    Mi piace

  101. Sono ateo e per me tutte le religioni sono sullo stesso piano. Essendo naturalmente cresciuto e vissuto in un paese cattolico è naturale che abbia certi retaggi, certe visioni ed anche un educazione ed una cultura. Penso comunque che le bestemmie ad ogni livello, ad ogni religione siano un grande segno di maleducazione ed inciviltà. Bisogna rispettare chi crede e chi reputa sacre, sante certe figure. Mi riferisco a Maria la madre di Gesù. Si può dissentire con civiltà ed educazione motivando e argomentando sensa scadere nel volgare! Tutto qui.
    Un caro saluto

    Mi piace

  102. @ Tommaso (# 122) “…il plauso degli adepti… ”

    Per quanto mi riguarda non sono mai stato l’adepto di nessuno. Sappi Tommaso – chiunque tu sia – che io ho iniziato a scrivere da pochi anni appena e la mia attività principale è tuttora un’altra, che poco o nulla c’entra col mondo delle lettere. Io non ho mai avuto guide spirituali né leader carismatici. Tuttavia, se non avessi seguito i suggerimenti pratici di alcune persone che conoscono il mestiere e sanno riconoscere il talento altrui, non avrei fatto molta strada. Ciò detto, se qualcuno ritiene di poter andare avanti da solo, gli dico in bocca al lupo. Qualora però lungo il cammino dovesse inciampare e farsi male, abbia almeno il pudore e la dignità di non lamentarsi.

    Pasquale

    Mi piace

  103. si fa fatica a seguire il filo di tutti questi commenti, ma una cosa non si fatica a comprendere: che ciascuno di noi porta in sè i segni di una stanchezza(noia, fatica, nevrosi, ansie,paure,aggressività,presunzioni, egocentrismi ecc ecc) che nasce dalle nostre fragilità. siamo stanchi perchè umani,perchè la nostra carne fragile ci racconta il tempo che scorre via inesorabile, siamo stanchi perchè nel centro del nostro essere vive la vita pura limpida forte,ma troppo spesso non riusciamo a raggiungerla e ci accontentiamo di lasciarci vivere, di trascinare i giorni o nell’azione senza sosta e spesso senza senso, o in un apatico lasciar correre altrettanto insensato.
    alla luce di tutto questo appare chiara la necessità per ciascuno, credente o ateo, di fermarsi a guardare se stesso, il proprio bisogno profondo. di cosa abbiamo bisogno? cosa chiede il nostro cuore per non essere più stanco? per non avere più bisogno della bestemmia per sentirsi vivi, o della mostra di sè e dello svilimento dell’altro, di cosa dobbiamo nutrirci per avere uno sguardo aperto all’altro che ci viene incontro senza doverlo considerare un nemico da abbattere per poterci ergere vittoriosi su di lui e così sentirci forti e vivi?(abbiamo bisogno di uccidere per vivere?)
    qui ci siamo espressi tutti in un modo o nell’altro mostrando noi stessi come unico punto di approdo alla nastra stanchezza, ciascuno ha incolpato qualcuno o qualcosa del proprio sfinimento, come se tutto dipendesse sempre dagli altri. non abbiamo speranza di quiete se facciamo dipendere la nostra serenità da quello che gli altri pensano nel bene e nel male di noi, non abbiamo speranza di serenità neppure se essa dipende dall’amore che ci aspettiamo da coloro che consideriamo vicini. siamo esseri umani e prima opoi saremo delusi e deluderemo ,perchè fragili ma anche perchè pretendiamo da chi ci sta accanto (perchè in fondo lo pensiamo di noi stessi) che sia divino e non un semplice uomo/donna mortale.

    “Capita il giorno in cui gli scenari crollano…
    La stanchezza è alla fine degli atti di una vita meccanica, ma inaugura allo stesso tempo il movimento della coscienza. (A. Camus da “Il mito di Sisifo”)”

    la stanchezza è uno scenario che crolla, un palcoscenico su cui attori e scenografie si sbriciolano e lasciano spazio a questa domanda: di cosa ho davvero bisogno per vivere? questo diceva camus, alla fine della breve citazione, breve come la vita troppo breve per sprecarla ad essere stanchi di tutto.

    saluto tutti
    elena f

    Mi piace

  104. Elena, tu sei quella che, addirittura più di Gian Ruggero, mette il dito nella piaga della stanchezza altrui, sfidandola con questa tua trita, avvilente, stantia, libresca retorica. Basta!

    Mi piace

  105. @
    tommaso

    se quello che ho scritto non ti piace, hai solo perso 30 secondi della tua vita per leggerlo. ho perso più tempo io a leggere tutti i tuoi interventi ma non me ne lagno. di ciò che leggo tengo per me quello che ritengo valido e ne faccio tesoro, il resto lo butto nel pattume. fai lo stesso anche tu. vedrai che ti sentirai meglio

    cordialmente

    elena f

    Mi piace

  106. Grazie per l’abbraccio Gian Ruggero. Ho letto e so un po’ di quello che ti è accaduto. Dopotutto se commento solo tramite te ci sarà un motivo… Il mio “discorso” sul sogno possiamo approfondirlo… Crea un post che sia la trappola giusta ed io provo a cascarci. Ciao. Orodè

    Mi piace

  107. Elena, è splendido il tuo dire a proposito della nostra speranza di quiete, di serenità.
    Ti sento molto vicina nel credere che siamo noi, a prescindere dagli altri, a dare dignità alla nostra vita. Ti abbraccio

    Pasquale, bravo! Hai fatto bene a puntualizzare:’non sono l’adepto di nessuno’. Alle guide a cui alludevi non possiamo affidarci sconsideratamente. Abbiamo il dono di capire, per quanto difficile sia, e abbiamo il dovere di vagliare quanto e chi circonda, non attribuendo un ruolo determinante a nessuno, e non tralasciando mai di usare la nostra testa per pensare e discernere, con consapevolezza seppur con l’umiltà di chi sa bene che non esistono pensieri, atteggiamenti, comportamenti assolutamente corretti, tenendo, insomma, nella giusta considerazione gli altri e noi stessi. Un salutone

    Mi piace

  108. @ Paola. Tieni duro. Anch’io sono stanchissimo. A 50anni devo rimettermi ancora in gioco umanamente, sentimentalmente, artisticamente etc.etc. Dicono che sia la vita… ma quando riuscirò a fare di questa vita una passeggiata, e non un perenne ruzzolare, verso il divenire che tutti noi conosciamo? Mah!

    @ Luca. Sottoscrivo… cmq con Orodè ci siamo chiariti.

    @ Pasquale. Lascia perdere chi perde tempo annoiandosi e non proponendo alcunché d’interessante.

    @ Elena. Per me non sei affatto retorica. Stai dicendo e dici com’è nelle tue corde e a me va benissimo. Ti capisco e ciò basta e avanza.

    @ Orodè. Tenderò o ‘scaverò’ la trappola… m’interessa il sogno.

    @ Rina. Qui non ci sono adepti ma io sono l’adepto di tutti voi. E’ sempre stato così, ma forse non mi sono fatto mai capire… da ora, cmq, sappiatelo.

    Un abbraccio a tutti voi.

    Mi piace

  109. Gian Ruggero, io ti stimo, e tanto. Lo sai bene.
    Non giudico nessuno, fa parte di me, ma, nel contempo, non stravedo per nessuno.
    Tutti noi cerchiamo di non sprofondare, viviamo cercando di trovare in noi la forza e la voglia di andare avanti. E nell’approccio con gli altri, fatto anche di tentativi di intesa e di difesa, vien fuori la nostra umanità.
    L’ancora a cui ci aggrappiamo siamo noi e gli altri insieme.
    Nel valore umano di ognuno di noi, fatto anche di fatica, unito al calore di qualcuno che abbiamo la fortuna di incontrare, e forse sono più di quanto siamo disposti a credere, si condensa la nostra vita.
    Di umanità siamo ricchi, ma ne abbiamo costantemente bisogno, ecco perché l’attingiamo anche dagli altri. Ammettiamo che ci consola.
    Scoprire la tua guerra in trentatrè anni, accostarla alla mia, e poi un altro che ci si ritrova, e poi un altro ancora. Diventa quasi una presa di coscienza comune, tutti chicchi di una stessa collana.
    Un abbraccio

    Mi piace

  110. caro Gian non conta avere 50 anni e aver fatto 23 anni di guerra, non conta niente aver combattuto, aver fatto battaglie all’ultimo sangue, avere vinto o perso, essere stanchi di avere scalato il monte e avere desiderio di sedersi a riposare e guardare il paesaggio che ci circonda o desiderare di voler fare la giusta passeggiata, la vita, come giustamente affermi, è questa, sei sul monte e ti danno uno spintone e ti fanno cadere giù, sei giù e ti senti perso ma arriva un’aquila gigante ti afferra con i suoi artigli, hai paura ma l’aquila non vuole farti del male e ti riporta al monte. non sappiamo, nessuno lo sa. ciao antonella

    Mi piace

  111. @ Gian Ruggero. “Io sono l’adepto di tutti voi”

    L’umiltà è una dote dei grandi uomini (e delle grandi donne). I lamenti di “chi perde tempo annoiandosi e non proponendo alcunché d’interessante” ma anche la iattanza, la prosopopea grottesca di chi non ha nulla di interessante da dire però vuole esserci a tutti i costi… sono doti degli ominicchi e dei quaquaraquà (tralascio per educazione la categoria intermedia…).

    @ Rita. “Usare la nostra testa per pensare e discernere, con consapevolezza seppur con l’umiltà di chi sa bene che non esistono pensieri, atteggiamenti, comportamenti assolutamente corretti”

    Hai colto nel segno: condivido in toto.

    Un caro saluto.
    Pasquale

    Mi piace

  112. gianruggero e rina, grazie.

    a tutti ormai è chiaro che il web può essere il luogo in cui si nascondono frustrati di ogni tipo e non solo, ahinoi,il luogo di coloro che cercano nel dialogo di crescere e maturare.
    i loro attacchi non sono che chiari sintomi di invidia e incapacità comunicativa, o più semplicemente il segno del vuoto abissale che li abita e che riempiono dell’aria pesante che poi rovesciano fuori(il nano, e chi si sente tale, ha bisogno di fare la voce grossa, o per dirla con fedro il rospo si gonfia per diventare più grosso… fino a scoppiare)
    credo valga il monito di dantesca memoria
    non ti curar di lor ma guarda e passa.
    l’indifferenza è la cosa migliore: i loro nomignonli sono falsi com’è falsa la moneta che spendono. non vale la pena preoccuparsi del nulla.

    saluto tutti

    elena f

    Mi piace

  113. Carissimo
    amo il mettersi in gioco, fultro reale di un vivere effettivo.
    Le stanchezze si alternano, di mio conosco l’Esagerare, di ogni.
    Nasco così e cresco, divento donna con la stanchezza di esserlo sempre stata.
    Ma ad ogni lutto una rinascita, a volte ricerchiamo chissà cosa, basterebbe un sorriso, un sincero allargare le labbra guardando negl’occhi.
    Un abbraccio.

    Mi piace

  114. @ Paola Castagna
    Grazie Paola.
    Grazie perchè sai dare voce alla bellezza e al malessere di donna,stanca,stufa ma sempre viva,grintosa e sorridente per sopravvivere a tutto QUESTO.Le tue non sono solo parole.Sono immagini,realtà che si percepiscono a pelle,con il respiro sofferente o liberatorio.
    E’ un riconoscersi per chi non sa “cacciare fuori”.
    Non smettere di scrivere di te,di me,di tutte noi.Continua a dare voce.
    P.S.
    Dove ti si può leggere?

    Mi piace

  115. Silvia, Silvia, Silvia, Silvia!!!!!!!!
    Ferma,io sono un essere piccolo, resto tra le righe che separano le Parole, sono in quelle mai scritte.
    Scrivo per quello che vedo, sento, capisco, di fatto mai ferma nella ricerca, da Don Chisciotte a cercatore d’oro.
    Un uomo, più di vent’anni fa, mi disse ” nel tuo intimo c’è un poeta” io allora ero un adolescente irrequieta, cercavo in lui, negl’occhi che mi circondavano, una poetica che andava oltre le parole.
    La mia ricerca trova compenso nello scrivere per vivere sempre più intensamente ogni cosa la vita mi propone.
    Mi lusinghi, mi imbarazzi, io donna Viva ma nella tana del Semplice.
    Mi puoi leggere anche su questo web di un mesetto fa, mi puoi leggere su Fara editore, alcune pubblicazioni, una prossima tra un paio di mesi.
    Si un respiro affannoso ma liberatorio, che sia l’Essere, quello vero che spesso si cela ma che io so rinoscere andando a naso, a fiuto come un segugio, allora scrivo e di rado mi fermo.
    Grazie Silvia e Fabrizio sa quanto io conosca questa parola

    Mi piace

  116. Paola non fermarti.
    Nel frattempo,essendo stanca di vedermi scritta ovunque,qualcuno può dirmi come cancellarmi dall’indirizzo? Grazie.

    Mi piace

  117. Caro Silvia non so come cancellarti dall’indirizzo, come non so di quale indirizzo tu stia parlando 🙂

    Continuerò, così, nel dirvi, dedicando a voi donne quel che ora riporto: terza. quinta. prima.
    la musica è precisa, io un po’ meno quindi lo dico meglio: terza maggiore, quinta maggiore, settima minore, prima minore. la bibbia delle cadenze. perfetta. john lennon comincia così il suo tributo alla donna, perché è nelle cose semplici che scopri la meraviglia. e ci butta sopra, come fossero pietroni granitici, poche parole di una forza dirompente. Woman is the niger of the world. e dice proprio niger, è il negro del mondo. della nostra società. ed aggiunge if you don’t believe me, take a look at the one you’re with, come dire: non chiamatevi fuori. guardate quella che sta accanto a voi, quella che vi aiuta e vi ama e vi vive, Lei ne è l’esempio. l’ode alla donna di lennon inizia così. con questo scontro fra parole e musica. le prime come una valanga, la seconda, la perfezione armonica. io questo brano lo sentivo da mesi nelle mani e nelle vene ed in tutto il corpo, io ce l’ho da anni interi, e non sono mai riuscito a buttarlo giù, mai. ora è il momento. e quindi comincio. descrivere una donna è saper dire e cercare di capire quanto di più incredibile io abbia trovato nella vita; e soprattutto è inutile. perché parlarne è già troppo, perché circoscrivere è imbarazzante e meschino. cosa dovrei aggiungere che già non sia completamente scolpito negli sguardi, in un sorriso, in un gesto? la domanda è sbagliata… non chi sono le donne ma noi uomini abbiamo gli occhi? cosa guardiamo, dove è volto lo sguardo? perché il punto è tutto lì. stamane mi sono svegliato, salgo in ascensore, tutto perfetto come al solito. arrivo in metropolitana e si comincia, come tutte le mattine: è uno spettacolo. ve lo giuro non sono un feticista, anche, ma è proprio uno spettacolo. sono fantastiche, tutte. si muovono, si rinfrescano, bevono, leggono, dormono, qualunque cosa facciano la fanno in un modo che ha dello speciale. sono i gesti che fanno la differenza, c’è delicatezza, c’è tutto un essere che noi non avremo mai. c’è che la cosa più bella che ho visto mi si è infilata sotto il naso questa sera in una tavolata fra amici ed erano dei capelli raccolti, li avrò visti migliaia di volte. ma questa sera ho capito. ci sono delle curve perfette, i capelli seguono dei ritmi dolci e si raccolgono per il bene di chi ha gli occhi, l’animo, di contemplarli. in mezzo a quel monumento c’è, di solito, una pinza. e non potrebbe esserci altro, sta lì perfetta. se la gode la pinza, non come la mia mano che vorrebbe incastrarsi un poco lì in mezzo ma proprio non si può. quello è un lavoro da pinza e lo fa solo lei. e le mani e gli occhi sanno raccontare tutto il resto, ma parlano sottovoce perché certe cose non si urlano e allora ci tocca ascoltare ed ascoltare ancora e ancora, e ci conviene sentire, eccome ci conviene perché la volta che senti cos’hanno da dirti mani e occhi è la volta che ti innamori. il corpo dannatamente sempre bello della donna non lo discuto, non lo metto neppure in causa. da botero a man rey, klimt ed in generale tutta la secessione viennese ne hanno fatto un’icona sacra ed inviolabile. ma le mani e gli occhi ti dicono cosa c’è dentro. ti spiegano con pacata delicatezza ed incredibile pazienza che quanto stai ammirando, ora, è un universo, intero. e te lo scrivono con caratteri cubitali su di un muro che più bianco non si troverebbe. ma noi, niente. acqua sul marmo. sbava ogni tanto una penombra nel riflesso, poi scivola e non resta nulla, perché la verità è che siamo ciechi e sordi. non ce lo sappiamo proprio godere quel sorriso, appena sorto, appena accennato. no, noi vogliamo di più. e neppure quello riusciamo ad intravedere. stare chini sul quaderno a cercare di trascrivere i pensieri di ieri, concentrati, nel ricordare, e non vivere né l’oggi né aver tempo per costruirsi un domani. eccellente. avete mai discostato un po’ di capelli da un viso per guardare, davvero, cosa c’è sotto? io si. ed ho trovato qualcuno che mi sapeva sorridere in un modo che non avrei avuto bisogno d’altro. ho scoperto che c’è modo e modo di camminare, di respirare, di stagliarsi in un quadro continuo che ritrae per sempre e si impressiona nella mia testa all’infinito. io davvero amo le donne, le amo da quando nascono fino alla fine, perché non è solo il fascino di un qualcuno che sto imparando a conoscere ma è anche, e sopratutto, una presenza costante che mi circonda e che ho capito che continuamente non facciamo altro che sfuggire per poi, ipocriti, lamentarcene. ho visto delle mamme bellissime dentro i gesti di ragazzine che uscivano da scuola, e bambine stupende nascoste tra le pieghe di vecchiette sedute qua e là. ho sentito voci che hanno del sublime e che solo provare a raccontare fa rabbrividire e non saprebbe rendere grazia, addirittura una bestemmia, sforzo orrendo e coatto. lasciatele all’aria aperta quelle voci, ascoltatele. senza cercare di leggerle altrimenti. sono ogni minuto a qualche centimetro di distanza da voi. può essere un buon esercizio, per cominciare. ed infine, se vorrete essere felici, contornatevene. siate più che potete in mezzo a loro ed imparate cosa può voler dire essere in quanto tali. io lo sto facendo giorno per giorno, da quando quell’unica che pensavo mi sarebbe stata vicina per sempre non c’è più. pensavo di cercarla dappertutto e dappertutto ritrovarla ed invece no, ho trovato altro. e sto imparando ad adorarlo. io non so essere così pulito e cristallino, così sarcasticamente ineccepibile, come ha saputo esserlo john lennon. io so di aver fatto e detto meno di quanto avrei dovuto o anche solo potuto, ma se c’è un inizio c’è anche una fine. la mia sarà semplice. nel ricordo, costante, d’aver scoperto, trovato e reso infinito quel desiderio d’avervi accanto.

    Mi piace

  118. da junghiana quale sono posso dirti che questa è la descrizione del’Anima. Jung diceva che solo lasciando affiorare e integrando questi tratti il processo di individuazione può compiersi. ciò che vediamo fuori di noi è la proiezione di ciò che c’è dentro, la coniunctio oppositorum , la trasformazione,la via al Sè passano per il ritiro delle nostre proiezioni , per il dare voce a ciò che ci canta dentro inascoltato, in ciascun uomo c’è una donna o potremmo dire La Donna come in ciascuna donna c’è L’Uomo, archetipi forti che se lasciati in ombra possono dominarci in modo negativo ma che posti alla luce della coscienza ci conducono ad una completezza tale da farci affrontare la vita in modo nuovo.

    tutti noi possiamo intraprendere questo percorso difficile e affascinante. la via dell’arte è una delle strade privilegiate dell’ascolto e della conoscenza di sè.

    saluto tutti

    elena f

    Mi piace

  119. Non è semplice. Fidarsi e concedersi, in fusione, rarità per ogni essere umano. Il nostro io che rifulge nell’apprezzamento dell’altro ..qualche volta succede.

    Mi piace

  120. Parto dalle parole ultime di Rina,…Non è semplice…mio figlio intorno ai sei, sette anni mi ricordava spesso che …mamma la vita è più semplice…
    Penso che parole come queste sia una perla di saggezza, dopo queste parole dette con gl’occhi negl’occhi il nostro sguardo d’intesa era perfetto.
    Arrivo alla Parola del poeta, per questa Ode alle donne, io che da sempre, da quando sono al mondo amo l’Uomo.
    L’uomo che soggiorna tra una stanza e l’altra della dimora che sono, l’ uomo fragile che cerca la maternità, l’uomo che scrive poesie, l’uomo politico che insicuro abbraccia un’ideale, l’uomo di fede che sa sempre mettere una buona parola anche quando non la merito.
    Amo da sempre l’Uomo Grande, il Grande Uomo conoscendone bene la differenza.
    L’uomo forte è il mio uomo, quello che non sai mai quando arriva ma sai bene quando riparte.
    L’uomo Padre che cresce la bambina che mi scorazza tra le vene.
    L’uomo arrogante e potente che, quello spietato e cattivo, che picchia e …ti abbraccia tenendoti così perfettamente da restare sospesa nell’aria.
    Amo da sempre l’Uomo perché lo conosco, tutto, dentro, fuori, intorno, sopra, sotto.
    Saperlo rovesciare come un calzino, saperlo amare rendendo unico ogni sguardo.
    Dalla stanchezza alla lode dell’Essere.
    Mi fermo qui…andrei oltre, ma spesso certe “menate” interiori è meglio lasciarle nella tana.

    Mi piace

  121. Non mi piacciono le lodi smisurate.
    In breve.. -la donna- è, sì, meravigliosa nella sua carica umana e ti conquista per la delicatezza, ma attenzione, la donna ha delle pretese: vuole essere al centro della tua vita ..guai a relegarla anche solo al secondo posto.
    E -l’uomo-, che con la sua umanità ti lacera l’anima, col suo carisma ti avvolge facendoti vivere perennemente come in un sogno, ..perché sentiamo il bisogno di idealizzarlo “comunque”?

    Non esiste la donna o l’uomo unico accentratore del sublime.
    Son le facce di un unico Giano, ciascuna con una funzione, un compito specifico. E ogni ruolo ha la sua valenza, in virtù del fatto che esiste l’altro a compensare, e a permettere uno scambio di risorse, fondamentale per l’uno e per l’altro.

    Mi piace

  122. In effetti sono stanco, Carla 🙂 Spero di avere ottime serate, ma anche giornate, da adesso in poi. Il mio prossimo post sarà sul SOGNO… ci reincontreremo, tutti, in quelle pagine. Ad maiora!

    Mi piace

  123. Il sogno Gian?
    ti allego il mio al tuo indirizzo email.
    Intanto ho bisogno di tutti voi, uomini, donne, belli e brutti, veri e finti.
    Aiutatemi a rispondere a questa domanda di mio figlio quasi quattordicenne,
    CHI ACCENDE IL SOLE NELLE FIABE?
    Lui sa che chiedo aiuto a voi ed è curioso di sapere quali risposte avete per lui.
    La mia risposta è stata quella che il sole non ha bisogno di essere acceso perché non si spegne mai, da ottima stella brilla sempre siamo noi che spostiamo la direzione creando delle ombre che oscurano lo splendere.
    Mio figlio si chiama Andrea, ha un nome importante, e dopo questa sua domanda vedo l’uomo non più il figlio.

    Mi piace

  124. hai ragione paola, ma nelle fiabe ad accendere il sole credo sia proprio il ‘sogno’.intendendo per sogno quell’insieme di desideri che attrezza le tue mani a traformare la realtà. interessante appuntamento il tuo nuovo post gr, buona domenica a tutti voi.

    Mi piace

  125. Secondo me la voglia di stupirsi, di fantasticare, di scoprire il mondo e ciò che ci sta attorno, il fascino della vita, dei sogni e delle cose. Se si ha quello il sole si accende, sennò si recepisce tutto passivamente (senza ora andare a tirare in ballo Mac Luhan) e il sole si spegne…
    Un caro saluto

    Mi piace

  126. Mio figlio vi risponde…voglio di più.
    Mi cava il fiato…
    Ma è figlio di Curiosità e nato Stanco.

    Mi piace

  127. domandarsi anche chi lo spegne.
    molte fiabe hanno una fine sola e tragica
    che poi qualcuno ha osato impudentemente
    cambiare. dì anche questo a tuo figlio, semmai.
    che non bisogna cambiare i finali già scritti
    delle fiabe perchè è così che va il mondo
    e non sempre è utile inventarsente un altro migliore per crescere
    un saluto
    paola

    Mi piace

  128. c’era una volta,
    in un paese molto vicino , così vicino, ma così vicino che ci volevano occhiali speciali per vederlo, occhiali senza lenti di vetro ma fatte di ragantele intessute di polline di margerite di prato e bava di luna, un vecchio glabro dagli smaglianti occhi azzurri circondati da rughe così profonde da sembrare fiordi del nord. il paese era senza nome perchè nessuno lo conosceva dal momento che nessuno possedeva quegli occhiali per poterlo vedere e al vecchio, che ci abitava da un tempo che non aveva mai contato perchè non era mai nato nè cresciuto nè invecchiato, non importava che ne avesse uno.
    il vecchio senza nome e senza anni non dormiva mai, non sapeva neppure cosa fosse il sonno, amava tenere i suoi occhi trasparenti bene aperti mentre stava affacciato alla finestra della sua piccola dimora fatta di madreperla e cristalli trasparenti. il paesaggio lo affascinava e non si stancava di ammirare quel buio profondo che si apriva proprio davanti a lui. immobile, seduto sul suo sgabello di chiocciole marine, vedeva ruotare intorno a lui esseri che gli assomigliavano, avendo gambe e braccia e un viso e degli occhi proprio come lui, ma che come formiche impazzite correvano di qua e di là senza posa fino a che non crollavano per ragioni a lui sconosciute e chiudevano gli occhi. a volte gli si avvicinavano e sembravano riconoscerlo, accadeva quando ponendosi una mano sulla fronte gli si avvicinavano tanto che lui cominciava ad agitare le mani a fare sorrisi, a volte gridava per farsi sentire, ma niente, l’osservatore di turno scuoteva la testa, si stropicciva gli occhi e ricominciava la sua corsa.
    nessuno possedeva gli occhiali giusti e il vecchio si era rassegnato a rimanere solo. un giorno una bambina giocando sul prato di fronte a casa con la sua bambola preferita, sul far della sera fu colpita da un raggio d’argento, che le si posò sulla mano. ora si sa come sono i bambini, subito lo afferrò e cominciò a tesserlo con i petali delle pratoline che aveva raccolto per la mamma. quando ebbe finito lo distese per ammirarne la bellezza . fu allora che vide il vecchio che la salutava dal suo sgabello . la bambina chiese: chi sei?
    il vecchio,che teneva un fiammifero incandescente sulla mano sinistra, rispose: non lo so
    la bambina riprese:
    – non hai dunque un nome?
    il vecchio sconsolato la guardò come a chiedersi cosa mai fosse un nome e scosse la testa
    la bimba disse:
    -io mi chiamo Elionora tutti dicono che è un nome strano, ma a me piace così.
    poi aggiunse:
    -perchè tieni quel fiammifero in mano?
    di nuovo il vecchio non seppe rispondere e la bambina soffiò sul fiammifero.
    in quel momento si fece buio su tutta la terra
    la bambina piangendo spavantata disse:
    -ti prego, ti prego fa tornare la luce!
    il vecchio allora parlò con una voce che pareva provenire dalle profondità più nascoste dell’universo:
    -posso riaccendere il fiammifero che dà luce, solo al fuoco del mio nome che io però non conosco.
    la bimba cominciò a dire nomi su nomi ma non accadeva nulla e il buio diventava sempre più fitto.
    d’un tratto guardò gli occhi del vecchio che parevano non subire l’oscuramento e brillare di luce propria e disse: non conosco altri nomi se vuoi posso donarti metà del mio:
    e disse da oggi ti chiamera Elio: ricorderai questo nome?
    non appena ebbe finito di pronunciare quelle parole il fiammifero si riaccese e tornò l’aurora sulla terra.

    non sono una sorella dei grimm…
    ma è tutto ciò che posso dire in proposito

    saluto tutti

    elena f

    Mi piace

  129. Io amo il sogno…i finali sono scritti dalle parole che scriviamo sulla nostra pelle,se non mi invento mondi migliori chi sopravvive in questo? Andrea

    Mi piace

  130. le nuove generazione non hanno bisogno di bugie.
    non è più tempo nè luogo di indorare loro la pillola. un mondo migliore non esiste paola perchè è già quello in cui viviamo, è già quello che la natura ci offre, il migliore. volenti o nolenti.
    e la menzogna non fa altro che allontanare i ragazzi da ciò che potrebbero migliorare solo con la loro giovinezza.
    mentendo loro si castra il sangue della volontà.
    niente altro.
    un saluto
    paola

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.