Sentieri dell’anima?

di Pasquale Giannino

Salomè di Franz von Stuck

In quella bolgia di ritmi assordanti e rumori convulsi, i nostri occhi si sono scontrati per pochi attimi eterni di selvaggia seduzione. Ci siamo estraniati dalla moltitudine di pazzi, così, senza parlare. Ci siamo appartati… e hai raccolto il mio calore. Poi ho chiesto il mio whisky, e ti cercavo tra i ruggiti malinconici di quella giungla metropolitana. Ti ho vista dimenarti come una Salomè, in mezzo alla rissosa torma di indemoniati. E io guardavo al mio bicchiere, pensando di esorcizzare quel senso di solitudine che mi squarciava il cuore.

La mia amante
ha le labbra carnose,
giunonica femmina
vestita di lussuria.
Amo i suoi baci proibiti,
nella nebbia d’autunno
spessa di solitudine.
La nostra alcova ci attende
su un letto di foglie stremate
dal vento che scuote le fronde:
ora con garbo dolcemente
le accarezza,
ora in un impeto d’ira
le strozza.
Lacrime di rugiada
inondano le case.
Qualcuno sprofonda disperato
nella sua miseria,
altri annaspano trascinati
dalla gora.
Io mi abbandono ai suoi baci lascivi
e attendo con dolcezza,
senza rimpianti,
la mia ora.

I tuoi fondali serbano il mistero. L’avventura dei padri, le battaglie, l’affanno dei millenni inghiottiti dai gorghi… l’enigma della vita. È uno scorcio di epoche dimenticate, l’antica Sibari sommersa dall’indifferenza e dalla sabbia… Un pescatore trascina la sua fatica. Me lo ricordo quand’ero un infante: la voce poderosa inondava la pineta. Ora è un vecchio stanco e non ha voglia di parlare. A volte si ferma per asciugarsi il viso grondante, si adagia sulla carretta… si lascia cullare. Fisso le sue rughe profonde come i solchi scavati dai braccianti, poi sorvolo quella distesa immensa fino all’orizzonte e oltre ancora, e mi appaiono d’un tratto minacciosi galeoni, terrificanti corsari, scrigni, mostri, squali orche seppie e telline.

Cercare se stessi
aggrappati al niente
di orizzonti bigi
e ricordi lancinanti,
quando tutto è risolto
al disincanto del possesso,
quando il tempo inizia
a enumerare i suoi momenti.
Avanzano gli esattori
degli ultimi doni riposti.
Cercare se stessi
nella difesa estrema
dei pochi angoli rimasti,
quando il sorriso diventa debolezza
allo sguardo bieco
dei gendarmi di razza.
Cercare se stessi
quando si smorza
l’urlo della corsa sfrenata,
lungo i sentieri ispidi
e tortuosi della vita.
Cercare se stessi
sperando di naufragare
verso oceani dimenticati,
verso morbide tenerezze
di libecci mai sognati.

Passeggiando fra timidi presagi
di nuove primavere,
riscoprir l’incanto di dolci attese,
trepidanti palpiti futuri
fra gli attimi eterni
di un presente irreale.

Un’aquila si è librata in volo, regina indiscussa dei boschi e delle valli. Stormiscono appena le piante secolari. C’è un silenzio che mi sconvolge. Penso ai briganti: banditi efferati o indomiti ribelli? Vedo un pastore di cent’anni, il volto segnato si confonde con la dura scorza degli alberi. Affida il gregge alla guida di esperti cani, e avanza curvo sul nodoso bastone – lo sguardo altero – come un vecchio patriarca di tempi remoti. Sulla via del ritorno incontro degli uomini che non conosco: mi regalano un sorriso e un saluto di amicizia antica… Vedo una fonte, mi avvicino per spegnere l’arsura. All’improvviso un tremito mi assale, e allora mi sento sprofondare tra quei dirupi senza fine. Poi alzo gli occhi al cielo… e mi sembra di essere immortale

7 pensieri su “Sentieri dell’anima?

  1. Bel post!Penso che a volte farebbe bene fermarsi un attimo…anche solo un istante per leggersi un po’ dentro e leggere gli altri, quello che ci sta attorno. Entrare negli altri forse ci farebbe stare meglio e capiremmo molte cose!L’individualisimo sfrenato della nostra epoca ci sta distruggendo.
    Un caro saluto

    Mi piace

  2. “Fisso le sue rughe profonde come i solchi scavati dai braccianti, poi sorvolo quella distesa immensa fino all’orizzonte e oltre ancora, ”

    io mi chiedo ogni giorno
    dov’è quell’oltre…..

    Mi piace

  3. @ Luca. L’individualismo del nostro tempo è una fregatura grossa quanto una casa, eccetto per quei pochissimi che ne traggono beneficio. E se la ridono alle nostre spalle… Grazie per il commento. Sei molto gentile, come sempre.

    @ Carla. “Io mi chiedo ogni giorno dov’è quell’oltre…” Forse è proprio questo il senso della vita.

    @ Gian Ruggero. Caro amico, potrei dirti grazie ma sarei banale. Preferisco dirti due parole. Si respira una bella aria qui, si incontrano belle persone. Ma ci si imbatte anche in tristi figuri che mi fanno venire in mente la considerazione del prof. Bertrand Russell (di buon senso, non uno dei suoi equilibrismi logici…): l’invidia è una delle principali cause di infelicità che affliggono l’uomo ed è particolarmente diffusa tra i colleghi di lavoro. Aggiungo: e di arte… Ce n’è tanta qua dentro, è palpabile. Ma più che invidia mi pare acredine, acidità, direi anche aridità, a dispetto dell’essere poeti o dichiararsi tali. Ora, quando questo si ravvisa in dei giovani, beh… sono figli del nostro tempo. Ma quando lo si percepisce nei cosiddetti poeti/scrittori laureati, che spesso non hanno alcunché da brandire tranne un misero pezzo di carta ammuffito nei cassetti però si arrogano il diritto di fare i critici, per di più supponenti… ebbene, in questi casi provo un senso di indicibile pena.

    Pasquale

    Mi piace

  4. Ho ricevuto questa e-mail dal mio amico Vincenzo Guerrazzi. Lo ringrazio per l’affetto che continua a manifestarmi:

    “Carissimo Pasquale
    come iniziare a scrivere della prosa in poesia che mi hai allegato e che ho letto con attenzione e interesse Ti dico subito che ogni poesia è bella per chi la scrive Poi chissà Potrei scrivere tante cose ma non è facile Rischierei di dire delle sciocchezze Comunque una cosa è certa il tuo scritto in prosa mi ha riportato indietro nel tempo Mi spiego Ognuno di noi si sceglie un secolo nel quale avrebbe voluto nascere Io questo secolo non sono mai riuscito ad individuarlo Ora però dopo averti letto so che il secolo che amo è il ‘700 Sì hai capito bene il ‘700 La tua prosa mi ha proiettato in quel lontano passato Ho visto Parini e Mozart Ho sentito il profumo del mirtillo e del melo e l’apparente serenità di quella Brianza ormai lontana nel tempo Ho visto Salisburgo e quell’atmosfera preromantica ma ho visto anche gli anni Cinquanta e in particolare uno scrittore di gialli o meglio di azione Donald E. Westlake una pagina dietro l’altra i suoi protagonisti sorseggiavano whisky come l’acqua delle cascate del Niagara

    un caro saluto vg”

    Buon fine settimana.
    Pasquale

    Mi piace

  5. Continuo a guardare l’immagine ogni volta che apro il blog. ne sono ammaliato, encantado, il mio corazon è espinado.

    Il post è interessante, con questo alternarsi di poesia e prosa.

    Mi piace

  6. Diamo a Ruggero quel che è di Ruggero: io in verità gli avevo proposto una mia foto in versione “poeta maledetto”, a proposito di “whisky come l’acqua delle cascate del Niagara”… Indubbiamente questa sua copertina è più efficace…

    Mauro, benvenuto in questo mio cantuccio virtuale e grazie per l’apprezzamento.

    Ciao a tutti.
    Pasquale

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.