Franco Arminio Circo dell’ipocondria

circo

Abitiamo i luoghi e le persone solo quando ci lasciano o quando li lasciamo. Così più o meno scrive Arminio l’ipocondriaco.
Arminio per Arminio dev’essere una persona importante per questo lo abbandona e muore, per questo ne parla sempre. Dev’essere importante altrimenti non gli avrebbe dedicato un libro intero che parla solo di lui. Arminio non è solo un uomo ma è anche un paese.
Arminio ama Arminio tant’è che si preoccupa per lui e lo osserva attentamente, lo segue in tutti i suoi spostamenti d’ansia, lo studia, gli fa visita e lo visita, gli tasta il polso e lo fotografa, gli fa le radiografie interne perché Arminio è un ipocondriaco che ha paura di morire, di diventare trasparente, così trasparente che neppure le radiografie e la scrittura si accorgono che lui esiste, non registrano niente, non danno alcun dato. Così fino a quando Arminio si tasta il polso e sente il suo battito Arminio è contento, anche se il battito non è proprio perfetto, ogni tanto perde un colpo. Ad Arminio piacciono gli aforismi, c’è una parte del libro interamente dedicata ad essi ma anche nel mezzo non ne mancano.
Arminio è un pochino strano dice che vuole una medicina per dimenticarsi e intanto si scrive e si descrive, forse si scrive perché ha timore che venga dimenticato dai miliardi di Armini che vivono in migliaia di paesi che si chiamano Arminio.

14 pensieri su “Franco Arminio Circo dell’ipocondria

  1. “…si scrive perché ha timore che venga dimenticato dai miliardi di Armini che vivono in migliaia di paesi che si chiamano Arminio.”

    oh, ma siete il pubblico della poesia!

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  2. Che Arminio s’ami, è cosa saggia e giusta, doverosa direi, se limitare i danni rimane l’imperativo, ed essendo d’altronde quell’amore inevitabile, e conveniente dunque adagiarvisi senza remore, provocando qualunque diverso seri affanni, ed irreversibili.

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  3. Un libro eccezionale, una specie di voyage (fino) al termine dei sotterranei di un uomo, Franco.La sua vita si rispecchia nelle pagine come se queste fossero una sorta di catino entro il quale la vita pensata di un uomo strizza la sua acqua putrida. Le sue sono osservazioni fatte con un microscopio che ha la lente deformata. Specchi e lenti, insomma occhi schermati dalla paura di vivere serenamente.

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  4. caro franz
    molte intense queste tue righe. le metto nella cartella dove ho raccolto tutte le recensioni.
    non so se sono ancora in tempo a vivere serenamente. di certo devo smettere di chiedere aiuto, specialmente agli scrittori.

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  5. Io serenamente ci ho vissuto non spesso, quindi ti capisco. Grazie per aver apprezzato questo omaggio a un libro che ho amato. Ciao.

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  6. arminio ha bisogno di mettere le cose prima. quel è subito sega è il dramma della sera per chi dentro ha il terrore di non essere ancora nato. forse c’è anche un tono polemico certo.
    (io toglierei un certo moralismo che gira).

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  7. bella recensione Antonella e parole sentite a pelle per questo libro anche nei commenti.
    un saluto
    paola

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