Ore

di Emanuele Kraushaar

Le ore attaccate alla parete
condannano le sciocche
girandole del pomeriggio.

La sete di vederti in grigio
senza sentimenti,
pentita della tua uscita
di scena. Ha il colore
la sete, della flaccida
divinità dell’invidia
con il suo tempio di legno
costruito proprio sulla mia testa.

Le ore cascano sul pavimento pesanti
e sgonfiano la mia timida festa,
illusione di averti qui davanti.
Nella mia mano avrei gli orologi
per recuperare i ricordi di te,
ma un sottile velo di brina
ricopre questo presepe meccanico
e fa il tilt del tic e tac:
è l’estremo panico
che non ti avrò mai più.

2 pensieri su “Ore

  1. se fu il rostro di dio è ignoto
    o se fu soltanto un clitoride acceso
    se fu un alito di efebica pioggia
    o mero distillato di mestruo
    tutto questo è ignoto.

    rimane
    l’ombra di un’impronta
    che né si stacca e ruota
    galea di fame ed ultimo
    arrembaggio.

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  2. “la sete di vederti in grigio”….
    in questi versi il bisogno del distacco…
    ma è proprio nel distacco
    l’estremo panico.

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