Tra il silenzio degli ulivi

Qui, tra il silenzio degli ulivi,
l’azzurro del cielo abbraccia la valle
e un campanaccio da chissà dove
spezza la monotonia del ritmo
uguale all’incedere di quel pastore
e a un cane che da rituale abbaia
per dire che c’è e che ci siamo
anche noi nel descrivere
la saggezza della natura
così bonaria nell’umore
di una giornata serena
in attesa di quel lampo
di buio pronto a deturpare
il paesaggio nel nuovo
ordine delle cose

Tratta da Noi atomi alla ricerca di un nucleo – ed. Il Filo – 2005

Ted Kooser, il poeta delle piccole cose

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di Stefanie Golisch

Ted Kooser (Ames, Iowa, 1939), vincitore del premio Pulitzer 2005 è il poeta delle piccole cose, degli sguardi veloci, della quotidianità. La sua poesia nasce in mezzo alla vita, in un ristorante cinese, lavorando in giardino, facendo una passeggiata serale con il cane. Kooser aggiunge poco al vissuto, le cose, sembra che voglia dire, stanno come stanno. Non è per niente grandiosa la vita, ma d’altronde per fare poesia non occorre grandiosità. Basta rendersi – poeti e non poeti – permeabili per quegli attimi in cui la poesia entra nella vita quando meno la si aspetta.

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La conoscenza adamantina dell’amore

Il dedalo è un deserto di sassi esposto al sole del Vicino Oriente, senza muro, né porte, né finestre, una superficie di gesso. Riconosciamo il suo modello: un dedalo che la follia di sapere di uno qualunque tra tanti professori destinava all’apprendistato di un lepisma. Fatto di cartone immacolato, illuminato a giorno da una lampada ad arco, il suo bianco terrore doveva comunicarsi alla bestia e spingerla, dopo lunghe prove, a attraversarlo senza errori. Si studia in questo modo l’acquisizione delle abitudini e si valuta l’intelligenza dell’animale dal numero delle prove necessarie a ottenere un percorso perfetto. Il cartone ritagliato è steso su un piano d’acqua di cui il lepisma ha orrore. La bestia, stanata dall’oscuro rifugio che la preserva, corre in tutti i sensi, filo d’argento quasi impercettibile, spaventata. Non riuscirà mai a orientarsi nel dedalo. Continua a leggere

Centochiodi (di Raffaele Ibba)

Forse non è proprio di un cattolico pensare che essere materialisti sia un vantaggio. Eppure è proprio quello che ho pensato al termine di Centochiodi di Ermanno Olmi. Olmi è un regista spiritualista e, meglio ancora, idealista. Cioè pensa che la realtà si formi ed abbia la sua essenza in una sfera ideale, dove le cose si creano nella decisione del soggetto di pensarsi libero ed autonomo. In questa sfera si incontra Cristo, Dio, la divinità in genere.

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Oh che bel castello

Considerazioni su web libro lettori a partire dall’esperienza di vibrisselibri

di Giorgio Morale

In seguito a una idea bombetta lanciata da Giulio Mozzi su vibrissebollettino, la casa editrice on line vibrisselibri propone due nuovi titoli, scaricabili gratuitamente dal suo sito.

Uno è Nenio, romanzo-verità di Eugenio De Medio, architetto abruzzese che si occupa anche di tecniche artistiche. Nenio, si legge nella presentazione, è il percorso esistenziale di un uomo che nell’infanzia vive una storia di violenza in famiglia. Tragedia che si consuma in un’Italia che applaude l’arrivo di quella scatola magica che è la televisione, dei bambini a letto dopo Carosello, dei silenzi, delle frasi non dette, delle verità inconfessabili che si annidano nelle famiglie medio-borghesi. Continua a leggere

La sabbia senza scibile, di Marina Pizzi

*
in un cantuccio di rendite e pepite
le rarità vanesie di queste frottole
fanno mettere su famiglia con superbia
al monastero. il granchio del mare regio
chioda alla sabbia senza scibile
di ritorno il mare combriccola di pani
oltre più che salati, il mulinello di palude
ludo di roccia per il cimelio in lotta-fossa.
*

[inedito, da Pecca di espianto, 2007-]

fuori dalla vita (1996)

le mani, le ossa così sottili che sembrano piume,
i seni quieti come piccole isole sconosciute.
la nobile forma degli occhi, i capelli rossi,
sparsi dalle ciglia alle stelle.
i capelli e le labbra. per il resto è bianchissima
come la neve di cracovia.
appena la incontro sono immerso in una stanca sonnolenza
lei non ha sguardi facili, compiacenti. le sue risposte
sono brevi, la più comune
la più solita risposta è: non so. ma poi comincia
qualche frase intera
e perfino il rosso intorno agli occhi che precede
le lacrime: ho amato solo
due uomini nella mia vita. io penso a precipizio
che sono egoista
che certe cose non sono accadute
quando dovevano accadere, dovevo entrare
nella vita, dovevo trovare qualcuno che mi spingesse
dentro e ora sto fuori, ho voglia di tornare a casa,
distendermi e dormire solamente.
le dico qualcosa mentre il suo telefonino
squilla e lei risponde e poi non dice niente.
i raggi del sole sono molto larghi  e non la prendono.
lei è troppo magra
e divisa da ponti invisibili. chi l’ha baciata
si è appeso al cielo.

IL REGIME DELLA VISIBILITA’ E LA “POESIA-PROBLEMA” – Parte I – di Giampiero Marano

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IL REGIME DELLA VISIBILITA’ E LA “POESIA-PROBLEMA” – Parte I

di Giampiero MARANO
Scura è la terra e scura è la dimora in cui riposa la parola d’origine, quella vera. Per questo i nostri più antichi progenitori avevano la pelle scura. Per questo il colore della notte s’accorda con il volto di chi porta la storia sulle spalle.
(Subcomandante Marcos)

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ANNA, ALLA STAZIONE


ANNA, ALLA STAZIONE

Ho un tavolo fisso al bar della Stazione. E’ un posto ideale per osservare la gente, spiare i movimenti, il flusso dei pensieri. Mi piace guardare le persone, scrutarle da lontano, da una certa distanza, e immaginarmi di entrare nella loro vita semplicemente osservandole. Sul mio taccuino annoto tutto: vestiario, espressioni del viso, le piccole movenze, le pieghe della bocca. Da un giorno all’altro, alla stessa ora. Si capisce quello che deve essere accaduto prima: riesco a interpretare i piccoli, infinitesimi smottamenti che lasciano tracce e che giorno dopo giorno ci conducono alla morte.

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TENTAZIONE DELLA GNOSI di Valter Binaghi

Dedicato a Marina Pizzi

angelo blake

La rivelazione ti ha abbacinato ma senza stupirti. Lo sapevi da sempre.
La prova inconfutabile è questo conoscere che è un ricordare. Ora sei un Altro, e non puoi tornare indietro: l’antica dimora d’insipente innocenza ti è preclusa.
Puoi vivere con pazienza i tuoi giorni nel mondo, in attesa che si consumi lentamente la tua ultima spoglia, oppure bruciare le tappe e diventare Perfetto.
Allora ti ritrarrai lentamente dalla tua carne, come uno straniero dalla folla, e osserverai il tuo commercio col mondo da lontano. Tratterrai i tuoi sensi, negherai loro ogni appagamento finchè saranno esausti come un focolare all’alba. Sarai più forte della fame, della sete e del sonno, e l’abbraccio di un altro corpo ti sembrerà quello di un cadavere.
Illuminato dalla Vera Gnosi, risalirai per ogni vertebra l’intera colonna dell’Essere, pesce e farfalla, angelo e troia, fino al trono dell’Arconte. Getterai ai suoi piedi come un manto stracciato la vuota spoglia di ciò che fosti, e ingaggerai con lui l’ultima battaglia, che ti restituisca al pensoso regno dei figli della Luce, o almeno un colpo preciso e finale al baricentro dei tuoi pensieri: che la stralunata favola abbia fine, che l’oblio t’inghiottisca per sempre, consumato nell’immensa pira della feroce vena creativa di un’annoiato satrapo semita.

Il nuovo lavoro di mio padre

di Emanuele Kraushaar

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Quando lo prendono a lavorare al Postiglione, mio padre torna a casa allargando la bocca da orecchio a orecchio e dice: “Mi hanno preso al Postiglione”. L’altra volta che ho visto mio padre così felice, se questo è un termine che ha ancora senso, è quando è tornato a casa con la mazza da hockey su prato dicendomi: “Torno a giocare”.

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