Ma voi siete liberi?

 

Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi. Leo Longanesi

Libero pensatore. Basterebbe dire pensatore. Jules Renard

L’oblio è una forma di libertà. Kahlil Gibran

Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che lottano per liberarsi. Ernesto Che Guevara

La libertà non è una cosa che si possa dare; la libertà uno se la prende, e ciascuno è libero quanto vuole esserlo. James Baldwin

Quello che davvero mi interesserebbe sapere è se Dio, quando creò il mondo, aveva libera scelta. Albert Einstein

Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono. Georg Hegel

Chi sa combattere è degno di libertà. Piero Gobetti

73 pensieri su “Ma voi siete liberi?

  1. Chi ama come amo io è libero.
    Chi guarda come me è libero.
    Chi ascolta con l’orecchio mio è libero.
    Chi riesce a sentire il dolore fisico come il mio corpo, è libero.
    Chi sa guardare negl’occhi di questa donna,
    chi la vorebbe baciare come bacia un santo,
    chi è capace di raggiungerla,
    chi mi porta il caffè a letto
    e all’imbrunire non finisce i compiti
    è libero
    lo è colui
    che con le corde del tenere
    rende schiava la mia libertà.
    Un abbraccio Gian…

    Mi piace

  2. “Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che lottano per liberarsi”. Ernesto Che Guevara

    Sono completamente d’accordo con questa citazione.

    Mi piace

  3. La libertà pulsa dentro di noi. Sta a noi non ignorarla.
    Siamo liberi nella misura in cui la prendiamo in considerazione.
    E le emozioni che se ne ricavano sono inequiparabili perché uniche.

    Un abbraccio

    Mi piace

  4. La libertà

    Giorgio Gaber
    (1972)

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.
    Vorrei essere libero come un uomo.

    Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
    e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
    sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
    incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

    La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche il volo di un moscone,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione.

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.
    Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
    e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
    che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
    e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

    La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche avere un’opinione,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione.

    La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche il volo di un moscone,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione.

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.
    Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
    e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
    con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
    e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

    La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche un gesto o un’invenzione,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione.

    La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche il volo di un moscone,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione.

    Cosa è rimasto oggi di quello spirito?Contiamo ancora qualcosa nella società o è tutto già scritto? Bel post!
    Un caro saluto

    Mi piace

  5. Marco, sei il solito rivoluzionario (ma sai che mi associo, sebbene non abbia mai gradito modelli giovanilistici di banalizzazione di Guevara!)

    Mi piace

  6. lo spirito soffia dove vuole, senti la sua voce ma non sai di dove viene nè dove va. così è chiunque è nato dallo Spirito.(Gv.3,8)

    l’unica libertà che conosco. abita gli abissi del cuore umano, e può rimanere sconosciuta anche per tutta una vita, ma chi la cerca prima o poi l’incontra e non la lascia più.

    saluto tutti

    elena f

    Mi piace

  7. L’oblio, sì. Così come mi sembra Kierkegaard dicesse qualcosa sul fatto che la capacità di dimenticare sia equivalente a quella di ricordare. Saperci alleggerire della propria esistenza ed anche della propria esperienza senza soffrirne troppo come se non ci appartenessero. Ed infatti non ci appartiene.

    Mi piace

  8. (Non ci appartengono – refuso). Mi viene naturale scegliere la definizione di Gibran, anche se vorrei si avverasse quella di Gobetti – solo che aggiungerei che anche chi accetta ciò che non si può combattere è degno di libertà. La libertà è cattiva: è nel limite.

    Mi piace

  9. difficile domanda gr.. vediamo
    la prima di longanesi, considerando che la libertà può essere sia una condizione fisica che una ‘esistenziale’, la invertirei ..se mancano gli uomini, manca la libertà, si.
    il pensatore pensa ma, non sapendo ciò che pensa non la darei cosi scontata.
    che il ‘dimenticarsi’ è una forma di libertà, si, è condivisibile pienamente.
    sulla quarta le cose si complicano, le condizioni dell’america latina con terribili conflitti e povertà e sorpruso, il che è un guerrigliero- partigiano e ci sono contingenze in cui il valore della vita e della sua dignità può sottomettere quello della morte,si.
    anche con baldwin si può concordare,se si ridimensiona la libertà alla dimensione del pensiero, la scelta rimane un atto esclusivamente personale.
    Einstein si sta chiedendo se dio era libero quando ha creato il mondo e, ci sta facendo chiedere se l’atto creativo è libero, questa è tra tutte decisamente la più inquietante, anche se i suoi atti creativi, sicuramente sottomessi alla verità del dubbio gli avranno imposto di limitare con rigidi paletti,di volta in volta, l’ambito indagato.da rifletterci sicuramente.
    l’affermazione di g. hegel la sento ridotta ad alcuni aspetti, non credo che sia sempre o tutti o niente.
    l’ultima ha un accezione di merito che non condivido e non comprendo.
    adesso c’è da pensare a quelle che mancano 🙂

    Mi piace

  10. “Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi. Leo Longanesi”

    Sarei più propenso per questa, considerando, però, che ciò che conta, in fondo, è il “senso di libertà”. Spegnendosi nell’assoluto la libertà d’ognuno – sempre piccola, cosmicamente risibile – resta appunto il senso di libertà, la percezione gioiosa dell’assenza del gap: tra la libertà desiderata e quella realmente vissuta. La benda negli occhi, il lenzuolo sulla storia:-)

    Ciao

    Giovanni

    Mi piace

  11. Si può anche arrivare a 500 commenti, restando al palo, essendo la “libertà” sostanzialmente indefinibile.
    Ancora una volta conviene abbassare il capo, e contentarsi delle quattro imprecise e molto disattese regole che ci siamo, faticosamente, date, e senza fingere di dimenticare che la sola libertà che veramente c’importi (e per la quale ci battiamo come leoni) è la nostra personale, per cui, senza soggezione verso i citati in apertura, aggiungo il mio di aforisma, che per certo sarà citato nei decenni a venire, concesso (dubitandone) che sia inedito:

    “Libertà è amarsi” (Mario Ardenti, XXI secolo)

    Buonanotte

    Mi piace

  12. a parte la tua reiterata simpatia per Albert, penso che, continuandone a parlare, noi non siamo molto diversi da quelli che meno vi partecipano (e naturalmente questo è, come il solito, il mio solo commento).

    Mi piace

  13. Per non dimenticare chi è riuscito ad andare fino in fondo per un’idea di libertà:

    Il 5 maggio 1981, nell’infermeria del carcere di Long Kesh, il ventitreenne patriota irlandese Robert “Bobby” Sands moriva, dopo 65 giorni di sciopero della fame (alcuni di voi forse ricorderanno quel giorno… io sì, e con grande commozione… il TG RAI TV diede la notizia). Insieme alla sua famiglia, il piccolo Robert aveva vissuto i suoi primi anni d’infanzia in un quartiere protestante di Belfast Est, dove giocava a calcio con dei ragazzi protestanti che lo soprannominarono “Bobby”, e dove il piccolo ragazzo cattolico vedeva nei soldati inglesi degli eroi, perché tenevano a bada i protestanti più facinorosi e violenti. Successivamente si trasferirono a Twinbrook, un quartiere cattolico nato intorno alla chiesa di San Luca. Attraverso i racconti di sua madre Rosaleen, il giovane Robert cominciò ad avere dei dubbi su i suoi presunti “eroi” e a capire la difficile esistenza dei cattolici nell’Irlanda del Nord, ecco come Bobby lo descrisse nei suoi diari: “Mia madre mi raccontava le retate di prigionieri politici, gli assalti armati, i morti, o le incursioni all’alba, con l’avvento della televisione, però, i racconti di mia madre furono sostituiti dalle immagini. Le mie idee si confusero: i cattivi descritti da lei erano sempre i miei eroi televisivi: i soldati inglesi lottavano per la giustizia e i nostri poliziotti erano invariabilmente bravi ragazzi. Da piccolo io mitizzai le loro gesta e li imitai nei miei giochi infantili. A scuola imparai la storia, ma era sempre storia inglese. Poi cominciai a chiedermi perché non insegnavano mai la storia del mio paese, l’Irlanda”. Nel 1968 cominciò a cambiare qualcosa nella vita di Bobby, il contenuto dei telegiornali mutò e notò come gli “agenti speciali” caricavano la folla per le strade, in particolare come davano la caccia ai cattolici, bastonando e perseguitando. Nell’agosto del 1969 la violenza scoppiò nelle strade e il suo quartiere sembrò colpito da un uragano, come lui disse. Ritorniamo al suo diario che è molto eloquente su questo periodo: “Arrivarono gli agenti speciali seguiti da orde di protestanti lealisti filo inglesi orangisti inferociti che invasero le nostre strade, spararono, incendiarono, saccheggiarono, stuprarono, uccisero. Non c’era nessuno a difenderci a parte i ‘ragazzi’, come mio padre chiamava quei notri compagni cattolici che proteggevano il quartiere con poche armi antiquate. Poco dopo apparvero per le strade strane persone, voci, facce, sotto forma dei soldati britannici. Non li consideravo più gli eroi della mia infanzia”. E’ questo il momento in cui Bobby, diciottenne, decise di arruolarsi tra i “provos” (l’ala più estremista dell’IRA). Nel suo diario ricorda quei momenti così: “Con mia sorpresa i miei ex compagni di scuola e i miei vicini divennero i miei compagni d’arme e mi aprirono le loro case e i loro cuori. Imparai subito che senza l’appoggio della popolazione noi repubblicani cattolici non avremmo mai potuto sopravvivere. Nel ’71 passai il mio ultimo Natale a casa”. Nell’autunno del 1972, poco più che diciannovenne, venne arrestato, condannato a tre anni e mezzo di reclusione per possesso di armi. Nel 1976, quando venne rilasciato, Bobby era più che mai deciso a battersi per la libertà del suo Paese. Purtroppo sei mesi dopo ebbe la sfortuna di essere di nuovo catturato dopo un violento scontro a fuoco. Lo ricorda così: “Lo choc del mio nuovo arresto fu enorme per i miei familiari, ma soprattutto per mia moglie Geraldine che era incinta di quattro mesi. Fui ritenuto colpevole e condannato ad altri quindici anni di carcere duro. Il giorno dopo, in galera, mi denudai e mi sedetti sul pavimento freddo della cella per protesta contro l’inumanità del sistema”. Bobby era ventitreenne quando varcò per la seconda volta l’ingresso del carcere di Maze; era ancora molto giovane, ma già portava su di sé i segni indelebili delle vessazioni e delle lotte. Cominciò lo sciopero della fame il 1 marzo 1981 e mori 65 giorni dopo nell’infermeria della prigione di Long Kesh. Dopo di lui altri nove volontari seguirono il suo esempio: il 12 maggio morì, Crocefisso tra le mani, Francis Hughes, il 21 Raymond McResh e Patsy O’Hara, rivolgendo le loro ultime parole in preghiera ad una statuina della Madonna posta sul loro comodino, l’8 luglio morì Joe McDonnel, l’1 agosto Martin Hurson e Kevin Lynch, il giorno dopo Kieron Doherty, l’8 agosto Thomas McElwee, il 20 dello stesso mese Micky Devine. Il 3 ottobre, dopo 217 giorni dall’inizio della protesta, lo sciopero della fame cessò: la commozione era divenuta semplice routine, l’indifferenza dei protestanti filoinglesi rischiava di vincere sulla sublimazione. Ma dopo tre giorni il Governo Inglese decise di accettare, almeno in parte, le richieste dei detenuti. Ora riporto quel che Bobby Sands scrisse sul suo diario, scritto in carcere, il giorno della festa di San Patrizio, Santo patrono dell’Irlanda, mercoledì 17 marzo: “Oggi è la festa di San Patrizio e come al solito niente di notevole. Sono stato a Messa. Con i capelli tagliati stavo meglio. Non conoscevo il prete che ha detto la Messa. Gli inservienti distribuivano il cibo a tutti quelli che tornavano da Messa. Hanno provato a darmi un piatto pieno. Me l’hanno messo sotto il naso, ma io ho tirato dritto come se non ci fossero. Oggi ho ricevuto due giornali e, piacevole novità, c’era l’Irish News. Ad ogni modo ricevo tutte le notizie dai ragazzi. Ho visto uno dei dottori questa mattina, un tipo sbarbato. Mi sfibra. Il mio peso è di 57,50 Kg. Nessuna lamentela. Il governatore è venuto da me e mi ha detto aspramente: Vedo che stai leggendo un libro breve; meglio così, se fosse lungo non ci riusciresti a finirlo, ormai sei carne per i vermi. Ecco che gente sono. Maledetti! Non importa. E’ stata una giornata lunga. Pensavo allo sciopero della fame. La gente dice tante cose del corpo, ma non vi fidate. Io penso che ci sia davvero una specie di lotta. Prima il corpo non accetta la mancanza di cibo e soffre per la tentazione del cibo e per altri fattori che lo tormentano in continuazione. Il corpo reagisce, naturalmente, ma alla fine della giornata tutto ritorna alla considerazione primaria, cioè alla mente. La mente è la cosa più importante. Se non hai una mente forte per resistere a tutto non ce la fai. Ti manca ogni spirito combattivo. Ma da dove ha origine questa forza mentale? Forse dalla fede e dal desiderio di libertà, ma non è proprio certo che venga di lì. Se non riescono a distruggere il desiderio di libertà non possono stroncarti. Non mi stroncheranno perché il desiderio di libertà e la libertà del mio popolo mi stanno nel cuore. Verrà il giorno, nel nome di Cristo, in cui tutto il popolo irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna”.

    Mi piace

  14. “L’oblio è una forma di libertà”, non c’è dubbio, forse la più alta.
    Per non obliarlo fare liberamente un nodo scorsoio al fazzoletto.
    Un caro saluto,
    Roberto

    Mi piace

  15. Non c’è una sola definizione di libertà che possa soddisfare tutti gli uomini in tutti i tempi e che non possa essere contraddetta o demistificata. Questa è una prova dell’essenza da un lato storica, dall’altro autotrascendente dell’umano. La storicità, legata com’è al segno che sorge dall’orizzonte meramente animale e se ne distacca, fa dell’umano un essere che sta nella natura fisica ma non le appartiene interamente; l’autotrascendenza indica l’origine di ciò che nell’uomo, non appartenendo alla natura, è spirito. Ma proprio perché l’umano è autotrascendente ed è storico, nessuna definizione storicamente data di libertà sarà mai adeguata. Come la felicità o altre realtà che sentiamo come assolutamente le più importanti, al punto che la vita stessa può essere messa in secondo piano per esse,la libertà viene da noi colta solo dialetticamente, e vissuta in modo tale che l’esperienza che ognuno ne fa può essere paragonata a quella dell’altro solo in modo assai incerto e dubbioso. E forse è proprio la radicale esperienza del dubbio che ci illumina sulla nostra condizione di esseri liberi.

    Infine: non sa nulla della libertà chi non ha mai provato la servitù.

    Mi piace

  16. a proposito di libertà ed uomini liberi, mi piace solo ricordare che quest’anno ricorrono due importanti anniversari: quello dell’assassinio dei fratelli Carlo (padre della poetessa Amelia) e Nello Rosselli (1937] e della scomparsa di Ernesto Rossi (1967), altra figura dimenticata di democratico senza finzioni ed ipocrisie –

    mi piacerebbe sapere se la splendida frase di Longanesi sia del Longanesi editore “liberalconservatore” nel post-fascismo o del Longanesi manganellatore e squadrista dell’epoca degli assassinii di Matteotti e don Minzoni, e del mortale/mortifero pestaggio di cui furono oggetto liberali autentici come Gobetti o Amendola (Giovanni), e quanto (e se) l’anziano Longanesi recepì la lezione libertaria di coloro che erano davvero “uomini liberi” all’epoca della sua “vitalistica” gioventù…

    “in Italia il contrasto è tra serietà e dannunzianesimo” (Piero Gobetti) – ci sono pagine splendide e commoventi di Montale, l’ultimo ad accompagnare al treno a Torino un Piero Gobetti (primo, coraggioso editore di Ossi di seppia) ormai intaccato nel fisico e nel morale da un tremendo pestaggio (si spegnerà per i postumi in Francia), che ci parla davvero di un’Italia di uomini liberi…

    Mi piace

  17. due precisazioni al mio di sopra, non credo alla lotta armata e sono un indomita pacifista. ci sono,comunque, situazioni storico-sociali che la rendono comprensibile, pur non condividendola. su gobetti l’appunto riguarda la considerazione che si può combattere anche senza saperlo fare, e questo non credo tolga nulla se non all’esito. l’accezione di ‘degno’di contro rimanda ad un merito acquisibile e attribuibile dall’esterno e ci sono solo alcuni casi in cui ciò può essere vero.
    resto convinta che la libertà ,parziale o totale, cui ognuno di noi vive, è sempre una condizione e una conquista personale.

    Mi piace

  18. Come spiegare l’attività neuronale che precede di alcuni millesimi di secondo quello che si andrà a pensare?
    Inoltre distinguerei tra esser liberi, conquistare la propria liberazione e la libertà, come mediazione sociale e politica nella convivenza tra gli uomini.

    Mi piace

  19. Gibran dice anche, alla fine di una sua poesia sulla libertà: … siamo schiavi di chi amiamo e siamo schiavi di chi ci ama.
    Per citare invece uno dei principi fondamentali del diritto sui cui è fondata la nostra civiltà: la mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro.
    Ognuno di noi, che ci piaccia o meno, obbedisce a qualcosa o qualcuno. Solo i pensieri sono liberi e la nostra fantasia. L’unico essere veramente libero è Dio che tanto vorrebbe lo fossimo anche noi ma l’uomo senza regole non sa vivere, di qualsiasi natura esse siano.
    Sembra cinico? è solo uan constatazione della realtà l’importante invece è credere che liberi lo siamo e cercare nel vero amore e nella pace, ovunque, la libertà.
    Stella Maria

    Mi piace

  20. Visuali diverse portano a definizioni diverse. Io, per es., non mi ritrovo in alcuni punti di vista qui presenti. Ciò non toglie che questo scontro genuino non possa portare a -un confronto per ognuno di noi con noi stessi- e alla fine riconoscere che le reciproche differenze ci arricchiscono comunque.

    *Resto dell’idea che la Libertà esiste e che il Coraggio è imprescindibile per viverla.*
    Preferisco credere infatti che “ciascuno è libero quanto vuole esserlo” James Baldwin (io direi anche: e se vuole esserlo), e che il “saper combattere” di Piero Gobetti sia determinante (non degno ..quanto è brutto quel degno) per ottenere la Libertà, bene quanto mai prezioso per il nostro respiro a 360° in questo nostro (breve) spazio di tempo.

    Un saluto a tutti

    Mi piace

  21. “libero pensatore. basterebbe dire pensatore”.
    ma il pensatore sa della propria finitezza, dunque sa di non essere libero.
    questa è la sua colpa.
    allora, propriamente, a dirsi liberi sono solo gli innocenti.

    Mi piace

  22. @ Carla. Sconcertante spietatezza.

    Riflettiamo su ciò che ha affermato Carla…

    Per riprendere il discorso sulla Verità: in quel che ha scritto Carla, a mio avviso, c’è molta verità… lo stesso vale in quel che ha affermato Stella Maria nella sua prima riga di commento, citando Gibran.

    Mi piace

  23. non sa nulla della libertà chi non ha mai provato la servitù.
    e…il cane, Fabrizio ne è testimone.

    Mi piace

  24. e citando Brotto che non conosce la mia sul cane la frase finale:
    Un cane scappa per poter tornare e leccare la mano del padrone.

    Mi piace

  25. @Gian
    lo so che è spietata la mia frase, ma è così.
    il sentimento lega, di qualsiasi natura esso sia, ti mette addosso le sue briglie e ti “comanda”…

    Mi piace

  26. liberarsi dalle passioni(l’apatheia dei padri del deserto) per essere liberi delle proprie scelte e decisioni. insomma dalla passione vincolante(intesa come pulsione, bisogno,necessità) all’azione libera, al dominio su se stessi.similmente
    Jung diceva che la maschera è il nostro vincolo più stretto, e che il cammino dell’individuazione è il percorso della liberazione, ma anche che l’uomo libero è un uomo estremamente solo. il mondo teme le persone libere e le combatte. ci vuole coraggio per diventare liberi, ma solo una persona libera è in grado di rendere libero anche chi gli sta accanto.

    saluto tutti

    elena f

    Mi piace

  27. la passione è un legame che acceca, non per nulla patire, passione , passivo sono tutte parole provenienti dalla stessa radice verbale e tutte sono sotto il segno della sudditanza e dunque della non libertà.

    saluto tutti

    elena f

    Mi piace

  28. E se io sapessi che non potrei provare sentimenti, Carla, tu pensi che io avallerei così come faccio la Libertà?
    I sentimenti sono quelli che danno forza alla libertà stessa, che la tengono in vita. Una libertà senza sentimenti non è libertà, è freddo gioco raziocinante.
    Alla base della Libertà c’è una marea di sentimenti che ti travolgono, ti riempiono la vita; è un gioire all’inverosimile se tu riesci a viverla questa Libertà.

    Ciao

    Mi piace

  29. liberarsi dalle passioni non significa non provare più nulla ma diventare capaci di conoscersi al punto da essere in grado di guidare il proprio sentire e non esserne soggiogati.

    saluto tutti

    elena f

    Mi piace

  30. Si può essere soggiogati
    da una libertà
    che ti cava il fiato
    rendendoti
    schiavo di un essere
    che non sei tu
    mentre l’imbrunire
    ti dimostra
    che la passione ti permette
    di dire
    “libero
    di vivere o morire.”

    Mi piace

  31. la libertà è libera per definizione e come tale liberante. ed è così libera da sopportare anche la mistificazione nelle parole, che non le cambiano l’essere ciò che è.

    saluto tutti

    elena f

    Mi piace

  32. @rina

    grazie a te,il pensiero di Jung è una traccia utile per la difficile conquista della libertà.

    saluto tutti

    elena f

    Mi piace

  33. I sentimenti relazionali positivi sono disposizioni a sentire aspetti, momenti della realtà degli altri come dotati di valore. Non vedo così una diminuizione della libertà, piuttosto un suo aumento grazie alla presenza dell’altro. In caso contrario, non sono sentimenti, ma patologia narcisistica dell’io che vuole chiamarli sentimenti. Così c’è un narcisismo buono e uno malato. Occorre scancellarsi per liberarsi.

    Mi piace

  34. “…l’uomo libero è un uomo estremamente solo. il mondo teme le persone libere e le combatte. ci vuole coraggio per diventare liberi, ma solo una persona libera è in grado di rendere libero anche chi gli sta accanto” (grazie Elena) – “…Occorre scancellarsi per liberarsi” (grazie Luminamenti).

    Direi che il ‘piatto’ di questa mano di poker sta diventando sempre più ricco.

    @ Rina. Sei sempre un’inguaribile stupenda passionaria 🙂

    Ovviamente un super grazie a tutti gli altri amici. Come sempre state andando alla grande.

    Mi piace

  35. L’ARTE RENDE LIBERI.
    QUANDO SI AMA SI È LIBERI.
    Ama, vivi il tuo credo.
    LA LIBERTÀ CE L’ABBIAMO SOTTOPELLE, È IN NOI ..TROVIAMOLA.

    Togli ogni scoria di prevaricazione.
    L’anno scorso sono stata a un convegno, di poesia per l’appunto. Ha preso la parola una signora molto chic, vedova di un noto scrittore.
    Una miriade di aneddoti, di episodi personali, tutti speciali, ma ovvi per chi crede in certe cose ..tipo che da una casa distrutta loro avevano pensato a salvare solo i libri, e così via…
    Eravamo stanchi di ascoltarla ..ma poi ha parlato della concezione della vita e della sua essenza.
    In pratica, la nostra vita è paragonabile a un frutto, e come il frutto ha strati duri, vellutati(qui ha accennato alla pesca), o polposi, “tutti comunque che hanno un significato”.
    Dobbiamo saper considerare, diceva, l’importanza di ogni strato al fine di saperne gustare la parte migliore. E la parte migliore è l’essenza. Ricordo, se non erro, che il nocciolo veniva equiparato alla durezza dei fatti da affrontare con volitività.

    Ebbene, io credo che la cernita di quanto ci circonda è per ognuno di noi un fatto dovuto, e procedendo con -dolce fermezza- (come ebbe a dire una volta ..una mia capa), possiamo arrivare a sentire la libertà insita nella nostra vita.

    Dunque, la vera libertà esiste, Carla, e ne godrai se saprai viverla, e aggiungo, va oltre all’evidenza dei fatti contingenti. “LA LIBERTÀ È DENTRO DI TE”.

    Fammi sapere che sei uno spirito libero, ti abbraccerò più forte.

    Mi piace

  36. ps, Rina…
    le maiuscole mi irritano.

    io sono uno spirito liberissimo.

    Ora vado a preparare una cena “deliziosa”
    Bonsoir
    carla
    😉

    Mi piace

  37. Le maiuscole? Volevo che le mie parole arrivassero a te, dritte al cuore.
    Sono molto contenta di sentirti parlare così. Mi era sorto, per la verità, un piccolo dubbio. E se il tuo fosse stato un atteggiamento provocatorio piuttosto che convinto?

    Mi piace

  38. oh, il tuo atteggiamento di superiorità non mi piace perché non lo accetto in nessuno. L’ho detto carinamente, forse sotto sotto, non mi sarebbe dispiaciuto che tu volessi, volontariamente, determinare un dialogo aperto fra i presenti.
    Evidentemente mi sono sbagliata.
    Ora, mi spieghi esattamente cosa intendi dire però.

    Mi piace

  39. Ti faccio una domanda:
    la verità è provocatoria?
    ogni risposta ha le sue ragioni, io semplicemente ho dato le mie, approfondirle è un problema anche per me.

    buona serata Rina.

    Mi piace

  40. La verità non è provocatoria, mai.
    E COMUNQUE IL TUO 53 INGOIATELO (guarda un po’? casualmente è tutto maiuscolo.)
    E la sapientina falla altrove.

    Mi piace

  41. Tu non sai leggere. Sei arrogante.
    Avevo scritto: “non mi sarebbe dispiaciuto che tu volessi, volontariamente, determinare un dialogo aperto fra i presenti.”
    E ho detto: volontariamente. Se avessi bene interpretato lo avresti accettato come un complimento (quale era), un omaggio all’intelligenza che evidentemente non c’è.

    E con questo ho chiuso. Non posso sprecare il mio tempo con te.

    Mi piace

  42. Mi sento in dovere di scusarmi con Gian Ruggero.
    Gli ultimi interventi stridono con la nitidezza a cui è improntato questo spazio.
    Una buona notte.

    Mi piace

  43. Arrivo ora e leggo baruffa… beh, prima o poi doveva andare, cmq si sa, confido che le tensioni si stemperino.

    Il 58 di Carla non è un granché ma lo lascio.

    Avete dato spazio alla vostra libertà di dirvele in faccia? E’ forse questa la libertà? Allora io sono sempre stato un uomo altamente libero… ma non è vero. Nel momento in cui ho innescato la componente ‘aggressiva’ o ‘violenta’ avevo le catene ai piedi e alle braccia. Sfogavo la rabbia? Ma quale… forse quella di essere un uomo ingabbiato come infiniti altri? ‘Ammazzavo’ un altro in galera come me? Ebbene sì. Credo proprio di sì. Sempre più sono convinto che la sola libertà che infine ci è concessa è quella che si ottiene una volta lasciata questa dimensione corporea (e mentale).

    La ‘morte’ è l’unica libertà, perché anche l’amore impone ‘regole’. La libertà, per me, implica una ‘morte’… da quella dell’Ego a quella fisica, dall’uccidere la ‘divinità’ (in noi stessi – cioè noi come divinità o ‘inventori’ di divinità) al sopprimere, in noi, ogni zavorra psico-morale-culturale etc., fino al volo… verso l’altro da noi, verso il divino (quello che è là, tra le nubi), verso l’indicibile? Sì… oltre ogni paura e ogni pregiudizio. E ancora la paura vien fuori come nel post riguardante la Verità, ma anche in quello riguardante il Sogno l’ho tirata fuori, così come in quello riguardante la Stanchezza.

    Che allora sia Gibran ad avere ragione quando dice: L’oblio è una forma di libertà? Anche Carla lo ha ribadito al 3. Ma è pur vero che quando scrivo ciò che ho scritto sopra io sono andato dentro di me per fare ‘pulizia’… così che anche Rina può aver ragione.

    Temo,cmq, che i ‘sentimenti’ siano la massima galera dell’uomo ancor più dei ‘pensieri’… una galera dorata, ma pur galera.

    Quando tanti anni fa venni addestrato militarmente ad eseguire certi ordini la prima parte del corso fu tutta incentrata nell’eliminare il pensiero e il cuore per rendere determinante l’azione e la reazione (reputo che abbiate inteso a quali ordini possa riferirmi). Come mai questo? Mi volevano trasformare in un automa, in una macchina da guerra, in un killer? Da un lato sì… ma dall’altro il perché dover eliminare mente e cuore? Me lo chiesi e ancora me lo chiedo. Forse che per dare morte ad un altro o a sé stessi (in tutte le accezioni, dalle fisiche alle verbali, e via così) non si possa fare a meno di azzerare? Di regredire fino all’istinto? Poi che non si possa fare a meno di elevare da un lato l’istinto, quando si chiede di colpire, poi di negarlo, quando si tratta di sopravvivenza, cioè quando ti si chiede di non scappare davanti al pericolo? Che ‘strano’ processo… che ‘strana’ miscela per diventare spietati, che strano modo di tentare di addomesticare l’istinto (l’animalità – la natuta). Ma lo spietato è libero? “…Occorre scancellarsi per liberarsi” (ha scritto Luminamenti), e più sopra Carla ha sparato a zero: “Essere liberi equivale a non provare sentimenti”… frase dalla quale si è innescato il ‘rigetto’ di Rina. Frasi che vi avevo segnalato, ma che, forse, non vi hanno ‘preso’ perché la paura di indagare in tal senso, in tale direzione, è tremenda. Infatti non è solo paura, ma terrore, e ancor di più: è orrore… il vero, sognato, stancante orrore che ci perseguita dalla notte dei tempi e che ancora c’invade (…e ci fa montare la rabbia perché, dinanzi ad esso, siamo impotenti, incapaci, infine vigliacchi – così che il cerchio di nuovo si va a chiudere – di nuovo il cane gira e rigira inseguendo la sua coda: cioè il senso).

    Libertà come superamento dell’orrore: che tema tragicamente umano! Che apoteosi del concreto, ma anche dell’assurdo… dell’impalpabile, dell’inconsistente, dell’astratto. Horror Vacui: patologia o stato perenne dell’essere? Chi in tale sindrome-nevrosi-ossessione è il malato o lo sono i restanti, che continuano a vivere, a brigare, a fare, a dimenarsi, a credere, a negare rimuovendo il Vacuo poi l’Orrore che da esso scaturisce (Vacuo e Orrore: catene massime)?

    Domande che valgono una vita, o, meglio, 6 miliardi di vite, cioè l’esistenza dell’intero formicaio.

    Mi piace

  44. ripropongo qui le parole di L.Pareyson che ieri ho proposto nel post di davidenota. credo siano parole da meditare, per chi volesse entrare in una riflessione approfondita sulla libertà. sono parole che possono aiutare a fondare tutte le ulteriori riflessioni sulla libertà

    “la libertà è per sua natura illimitata: essa o è illimitata o non è. non rispetta nulla se non ciò che ha volontariamente accolto: la contestazione è la prima forma del suo esercizio, come possibilità di consenso o rifiuto originario… del resto essa sola è in grado di negarsi, e lo fa ancora con un atto di libertà, sì che la sua negazione d sè è ancor sempre un’affermazione di sè…”
    (L.Pareyson, esistenza e persona, il melangolo, p.23-24)

    la libertà non si confuta se non con un atto libero, dunque a rigore non si confuta.

    che poi l’uomo poggi il suo fragile vissuto su questo abisso di libertà che gli si spalanca davanti come un buio inaccessibile, questo è vero fintantochè non compie il primo atto libero che gli è dato compiere, scegliere la vita, per viverla attivamente in prima persona, con ciò che questo comporta di consapevolezza di sè, conoscenza, superamento degli istinti, paure, in un cammino che è sempre al bivio fra bene e male, egoismo autistico incontro con l’altro, senza che la strada intrapresa una volta lo sia per tutte, perchè la scelta per essere libera dovrà essere quotidiana e quotidianamente esposta al mutamento di rotta, in un continuo dinamismo fra si e no,
    oppure, scegliere di rinunciare alla vita nelle varie forme in cui questo è possibile, dal vivere come diceva heiddeger nel “si dice” ovvero conformandosi, omologandosi, appiattendosi in un vissuto superficiale, (che Heiddeger definisce “inautentico”, in cui non ci si cura di vivere se stessi fino in fondo, contrapposto al vivere “autentico” che per il nostro si realizza nella “cura” per l’altro, cura che non è se non rendere anche l’altro libero e consapevole, anche se sappiamo che in Heiddeger la visione della vita resta comunque pessimistica), fino alle varie forme di dipendenza, che in quanto tali sono sempre forme di vita non libere, fino al rifiuto definitivo della vita.

    la scelta di fronte alla vita è la nostra prima libertà e si da nella e con la vita stessa. l’abisso su cui poggia questa scelta è il medesimo abisso che Pareyson in un pensiero che per me si avvicina alla vertigine e al paradosso della ragione attribuisce a Dio stesso, se Dio è libero allora anche Lui ha compiuto una scelta.la libertà abissale ci sta davanti e chiede di essere pensata e vissuta ed è forse per questo che abbiamo paura.

    saluto tutti

    elena f.

    Mi piace

  45. La libertà viene rivendicata come Assenza per giustificare le nostre mancanze individuali, quasi di comodo.
    Quanto piace sentirsi imprigionati, incatenati, non liberi.
    Gian attendo il prossimo post.
    Nel frattempo il cane scappa e il Santo non demorde.

    Mi piace

  46. @ Elena. “La scelta di fronte alla vita è la nostra prima libertà e si dà nella e con la vita stessa. l’abisso su cui poggia questa scelta è il medesimo abisso che Pareyson in un pensiero che per me si avvicina alla vertigine e al paradosso della ragione attribuisce a Dio stesso, se Dio è libero allora anche Lui ha compiuto una scelta.la libertà abissale ci sta davanti e chiede di essere pensata e vissuta ed è forse per questo che abbiamo paura”… in effetti è sconcertante quel che hai scritto.

    @ Paola. “La libertà viene rivendicata come Assenza per giustificare le nostre mancanze individuali, quasi di comodo.
    Quanto piace sentirsi imprigionati, incatenati, non liberi”… da un lato i più, qui in Occidente, se la giocano così, ma c’è anche chi, ahilui/loro/noi, non può decidere riguardo la sua condizione.

    Mi piace

  47. @ gianruggero

    potresti leggere qualora ti interessarre l’argomento,

    L.Pareyson, esistenza e persona, il melangolo,

    id., ontologia della libertà, einaudi

    è stato un pensatore importante oggi tutto da scoprire.

    cordialmente

    elena f

    Mi piace

  48. non ho letto pareyson e la libertà più che un abisso, dalla vita, ho imparato che è uno squarcio. è quell’insieme di buchi che a dita scorticate strappano la fitta tela del miserrimo nostro quotidiano. si arriverà a brandire l’intera tela, non chiedetemi quando, sto ancora scorticando.
    dallo squarcio più grosso quello che ho visto è che la ‘mia’ libertà la misuro esattamente quando mi sforzo di insegnarla, gli occhi a cui mi rivolgo non mi ascoltano ma mi guardano soltanto nel mio ‘vivere’, e li, in quegli occhi, mi accorgo se la so o la ho.

    il bisticcio finale spero renda l’idea.

    Mi piace

  49. L’orrore, se non lo puoi cambiare perché è tardi ormai, lo devi per forza accantonare, diventando un dolore sottocutaneo che esiste, che non potrai mai rimuovere, ma che perlomeno così riesce a farti andare avanti.

    Il vacuo da rintuzzare potrebbe rappresentare la ragion d’essere della libertà. Perché no? In fondo libertà è quel sogno di ariosità che compendia concretezza, sorriso, entusiasmo, che ti fa volare con ali da airone perché è dentro di te, ed è da lì che ricavi tutto il coraggio che serve all’occorrenza.

    Abbracci

    Mi piace

  50. La “morte” è l’unica libertà. Sì… oltre ogni paura e ogni pregiudizio. Tu dici, ma vivere inscatolati in questa morsa (o fossa come la chiami te ..incomparabile Gian Ruggero!), con lucchetti di cui si è persa la chiave, forse ha un senso? O ce l’ha quando, e se, riusciamo a scardinare qualche chiusura?
    ..forse sono sotto l’effetto di un giallo che sto leggendo. Titolo: A porte chiuse 🙂

    Mi piace

  51. Credo che la libertà sia spesso scambiata con l’eternità. La libertà è invece un altro nome- più poetico- di lotta, di quella perenne lotta che è la vita, nel suo divorarsi, dal più grande al più piccolo, dei tanti piccoli contro il grande. Nel cercare di salvarsi da tutto ciò, nel fuggire tutto ciò, nello scansare, c’è stato molto romanticismo ante litteram. Mi piace molto la definizione di Mario Ardenti all’inizio. Credo che chi si ami davvero possa sopportare il sistema, senza patire troppo né perdere troppo tempo.

    La libertà è liberarsi dalla brutta gente che della vita non ha capito davvero un cazzo e che ha lo stesso ruolo dell’inquinamento.

    Per me la libertà è stata il sole, l’essere nel sole, germogliare. E da poco ho ripreso questo mio diritto di sogno. Lo è stato nei miei primi dieci anni di età. Niente in quegli anni lasciava presagire al peggio, al nero che avrebbe oscurato il sole, in cui mi sono ritrovato, come da un giorno all’altro. Il doppio, lo specchio, i falsi miti, le cattive educazioni, la violenza, l’ignoranza. Anche se mi concentro non riesco a dire cos’è stata la libertà nel periodo della mia giovinezza: le ho prese da tutti. Vedo solo lo schivare ansimante di schiaffi, insulti, sputi e niente che riuscisse a consolarmi. Ho finto raramente, proprio per non morire.
    Continuo a concentrarmi. La libertà durante la mia giovinezza fu il non cedere ai ricatti. Le ho prese da tutti e li ho salutati, separandoci. La libertà fu in quegli anni l’intuizione di dire NO. Fu un’intuizione dovuta al gusto dell’eterno vissuto e al quale non ho mai voluto rinunciare. Tuttora lo posseggo in bocca, come rivolo di sangue sulle labbra.
    Dopo i ventanni, irrobustitomi un po’, ho dovuto lottare contro tutti i cattivi maestri.
    Accolsi il primo bacio e tre anni dopo accolsi la prima notte d’amore, li regalai ad un corpo martoriato e sfibrato dal contatto col reale, completamente imbevuto di sogno. Quanti anni avessi e quanta poca esperienza smisero di torturarmi. Accettai l’amore da condividere quando sentii ch’ero di nuovo vivo, quando il mio respiro riprendeva un senso e non donavo all’altra un cadavere ma un abbozzo almeno, un tentativo d’uomo. Credo che la libertà sia semplicemente essere padrone del proprio tempo, avendo un’idea chiara della situazione.

    Alla vita, all’abbandono della facoltà di filosofia, alla caduta del primo amore si aggiunse lo scontro con i tanti falsi miti. Ai quali mi aggrappai per salvarmi dalla realtà.
    “Le sue ali di gigante gli impediscono di marciare”, credo che dica Baudelaire nell’ultimo verso de “L’albatros”.M’illusi col romanticismo. Mi salvai la vita col romanticismo e dovetti salvarmi anni dopo dal romanticismo. M’illusi. La libertà è quasi sempre un’illusione!
    Man mano che cadevano i miei amati miti, deposti, abbattuti, sgozzati da altri o da sé, mi venne chiaramente il bisogno di alzare me come uomo. Mi venne in mente di vedere se è poi così difficile fare un uomo. Ed è sinceramente difficile. Viene molto più facile essere una merda d’uomo, considerati i bastoni tra le gambe e presi in testa. Ma ogni vita deve essere un esperimento. Altrimenti tutto il sistema non ha senso. La libertà ora è avere senso considerando il contesto e quante più realtà possibili. La libertà è avere quanti più occhi è possibile. La libertà è essere un uomo, una donna. Universi nell’universo, coll’universo. La libertà dovrebbe essere il manifestare il nostro essere rifulgente, ciò per cui siamo venuti alla luce. Ma è qui che si apre il baratro. La maggioranza non fa nemmeno un passo verso il proprio essere. Il sistema non ne accenna minimamente.
    Orodè

    Mi piace

  52. Un commento di grande tensione, passione e sincerità, Orodè. Reputo che la tua esperienza di vita sia anche mia, come di molti che qui leggono o scrivono. Generazioni andate, sfumate, bruciate, calpestate, morte… metà della mia è morta… ne stanno morendo ancora, di AIDS o cirrosi. Non passa anno che non seppelliamo questo o quell’amico o amica. Che dire? Libertà come poter raccontare un vissuto? Anche questa è libertà, se posta come l’hai posta tu qui sopra. Un abbraccio.

    Mi piace

  53. Causa “disconnessione” forzata non ho potuto partecipare a quest’altro interessante dibattito che ho letto stamane solo in parte. Ragazze: “Mettete dei fiori nei vostri cannoni!”. En passant: la libertà è un’ utopia come tanti altri ideali in cui a volte crediamo: l’uguaglianza, la giustizia, la pace… la verità. È bello però “sognare” che le utopie si avverino: può aiutarci a sopportare la stanchezza del vivere…

    Ciao a tutti.
    Pasquale

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.