Al pomposo, preferisco il giocoso. La poesia di FRANCESCO COSENTINO

Francesco Cosentino, appartiene a quella rara schiera di poeti che preferiscono l’invenzione alla ripetizione.

Tra la folla di ripetenti che hanno la presunzione di tentare ancora di rifare Pascoli, Leopardi, o pure Montale, ci sono pochi pazzi che hanno la saggezza di fare (come etimologicamente dice la parola “poesia”) cose diverse, con umile megalomania, con feroce autoironia, cercando percorsi poco battuti. Proseguendo per quella strada già percorsa da poeti eccentrici come Toti Scialoja, Giorgio Weiss, Attilio Lolini, Giulia Niccolai ,Vito Riviello. Sono questi gli ultimi capiscuola di una linea buffa e trasgressiva che comincia già nel Duecento con Cecco Angiolieri e prosegue nel Quattrocento con Burchiello e poi con Pulci, Berni, Folengo, Baffo, fino al novecentesco “lasciatemi divertire” di Palazzeschi, dove non ci si nega il piacere della musicalità, dello spiazzamento, del non sense. Dove la poesia può prendersi il lusso di dire, scherzando scherzando, cose amarissime.

Ecco, Cosentino appartiene a questa famiglia di buontemponi. Poeti non dediti alla pomposità e all’eterno lamento, ma disponibili al gioco, all’umorismo, al paradossale. Poeti che colgono meglio, proprio attraverso questo approccio libero, l’essenza tragicomica della vita.

Quella di Cosentino è una poesia veloce, verticale, tutta giocata sul paradosso, l’ironia, il calembour. Ha un’energia nervosa che era quella che aveva Franco, così come l’ho conosciuto. Il suo verso gioca su una compresenza di humour e malinconia. Ma ha pure il gusto beffardo di spiazzare il lettore. Ad esempio:

Ormai
Non mordi
Soltanto abbai
E pure assai
E’ il gioco che fai
Sempre in cerca di guai
Ti offri e mai ti dai.

Senza rinunciare a toni ironicamente dolenti:

Contriti

Come quando
Non captano
La tua attenzione
Le parole
Cominciano a stemperarsi
Perdere calore
I contorni disfarsi
Battere in ritirata
In fretta verso la foce
Farsi appunti
I mutevoli
Toni della voce.

O amaramente comici:

Distratto impaziente

Sollevi
Il coperchio
Ispezioni
La padella
Aspetti
La tua bella
da diversi
Quarti d’ora
Friggono
Le budella
Gli intestini
E pure l’interiora.

Usando l’effetto taumaturgico del paradosso come in:

Sinceramente

Diciamoci
La verità
Mentiamo
Spudoratamente.

 

Credo, infine, che lo stile brioso dei versi di Francesco Cosentino dimostri come sia ancora possibile evitare l’effetto nostalgico, appassito e mortifero di tanta poesia contemporanea. Poesia che oscilla minacciosa, tra la noia e l’enfasi. Tra la soporifera arpa lirica e l’inutile rumore retorico del trombone.

Francesco Cosentino (1959-2004) ha pubblicato: 

E sia, le disobbedienti energie, Altrimedia Edizioni, Matera-Roma, 1998.

A disposizione, I Nadir 003, Arteria Edizioni, Matera, 2000.

Fare poesia, Altre Muse Editrice, Matera, 2003.

Inoltre, AltreMuseEditrice, 2005.

 

3 pensieri su “Al pomposo, preferisco il giocoso. La poesia di FRANCESCO COSENTINO

  1. adesso capisco la verticalità di tale poesia,
    va letta scandendo le parole, una a una, lungo i suoi frammenti….
    allora il senso acquista la sua forza.

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  2. paradosso ironico
    sento salire il mio lato fobico
    quando leggo i tuoi versi
    e penso a tutti gli abbracci
    persi.

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