Come misurarsi con una società sempre più violenta ?

 

Shanni Naylor, una ragazzina di dodici anni, è stata ripetutamente accoltellata all’interno della sua scuola a Sheffield, nell’Inghilterra Centrale, a una cinquantina di chilometri da Manchester, dopo aver cercato di difendere un altro ragazzino che da giorni veniva continuamente preso in giro.

L’opinione prevalente presso l’uomo della strada è che l’aggressività umana sia istintiva, biologicamente determinata, naturale e perciò ineliminabile. La si può esprimere in un modo piuttosto che in un altro e alcuni modi sono ovviamente meno pericolosi di altri. Per molti meglio insultare una persona che ammazzarla, meglio un tafferuglio allo stadio che una guerra. Comunque non si può fare a meno di esprimerla. “Eccomi là. Cioè io, Alex, e i miei tre drughi. Cioè Pete, Georgie e Dim. Ed eravamo seduti nel Korova Milkbar, arrovellandoci il Gulliver per sapere che cosa fare della serata. Il Korova Milkbar vende latte +, cioè latte rinforzato con qualche droguccia mescalina, che è quella che stavamo bevendo. È roba che ti fa robusto, e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza”. (Alex- nella famosa sequenza iniziale del film “Arancia Meccanica” di Kubrick)… ma c’è anche chi ha scritto: “In tutta la mia vita non ho mai esercitato un atto di violenza né fisica né morale. Non perché io sia fanaticamente per la non violenza. La quale, se è una forma di auto costrizione ideologica è anch’essa violenza. Non ho mai esercitato nella mia vita alcuna violenza né fisica né morale semplicemente perché mi sono affidato alla mia natura, cioè alla mia cultura”. (Pier Paolo Pasolini)

63 pensieri su “Come misurarsi con una società sempre più violenta ?

  1. Per misurarsi con una “società sempre più violenta” occorre tenere presenti anzitutto i dati di fatto. Ad esempio: in Italia gli omicidi sono in aumento o no? La risposta va data sul lungo periodo. E allora dobbiamo prendre atto che gli omicidi in Italia erano venti ogni 100.000 abitanti nel 1880 e nel 2006 sono 4 su 100.000 abitanti. Come interpretare questo calo?

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  2. Beh, fabio,a parte il fatto che rimango scettico sui dati così come vengono dati e sopratutto senza avere il tempo (e talvolta per non dire spesso anche la professionalità) per esaminarli (come sono stati raccolti eccetera eccetera), la comparazione tra le date storiche che dai rende difficile la riduzione a un concetto o se vuoi significato interpretativo dei dati, perchè allora dovremmo comparare anche regimi di governo, stato di polizia vigente e tante altre cose. Un omicidio può non esserci solo perchè c’è qualcuno che lo frena, ma ciò non fa sparire l’aggressività e bisognerebbe vedere dove eventualmente e in che forma la reindirizza. Al di là di questo, mi sembra che il mondo sia animato ancora molto dalle guerre, altra forma dove confluisce l’aggressività e l’idea di risolvere in conflitti con la forza.
    Penso inoltre con Konrad Lorenz che ci ha insegnato a prendere maggiore coscienza dei limiti della ragione umana, a non trasformarla in idolatria, e sempre Lorenz ha insegnato che siamo in grado di incanalare i nostri istinti altrove.
    Lo stesso messaggio di Cristo è di quelli che vogliono spezzare il dominio della psiche, lo stesso nel buddismo, mentre la faccia della violenza avanza nelle forme più oscure da un lato con l’aumento delle psicopatologie, dall’altro lato con l’esacerbarsi del conflitto tra religioni (dovremmo dire pseudoreligioni quando il messaggio religioso diventa strumentale e non relige, unisce più ma divide) e tra credenti e non credenti, attraverso la falsificazione dei linguaggi, l’incapacità di fermarsi a proposizioni intolleranti ed esaminarle per le loro implicazioni e conseguenze socio-politiche

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  3. “Un omicidio può non esserci solo perchè c’è qualcuno che lo frena”: bene, questo qualcuno è anzitutto la legge, e primamente la legge religiosa, poi quella statale. Per fortuna c’è quel “solo”.

    I dati che ho fornito sono dati sufficientemente controllabili per essere significativi. In ogni caso li ho fatti presenti solo per invitare alla cautela quando si parla di “aumento di”, può essere una percezione soggettiva. Su di un terreno del genere di cautela ce ne vuole moltissima. Ad es., tu Luminamenti dici che rimani scettico sui quei dati, e poi parli di “aumento delle psicopatologie”. Qui c’è un dato? Rilevato come? Interpretato come? Qui sono io a rimanere scettico.

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  4. Probabilmente oggi la società non è più violenta di quanto lo fosse prima. Gli odierni mezzi di comunicazione rendono visibili episodi sconvolgenti che una volta sarebbero rimasti sepolti nel silenzio e nell’ombra.
    La violenza ha sempre fatto parte dell’uomo, solo che oggi diventa eclatante un fatto perché ne siamo a conoscenza.
    Non è aumentato il marcio, solo che leggerne, sentirne i dettagli, ci coinvolge e lo recepiamo quantitativamente amplificato.

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  5. “Non ho mai esercitato nella mia vita alcuna violenza né fisica né morale semplicemente perché mi sono affidato alla mia natura, cioè alla mia cultura”. (Pier Paolo Pasolini)”
    Ritengo che questo passo esprima una falsità intellettuale. L’uomo può scegliere ogni cosa, certo grazie alla propria “cultura” ma non può (o non dovrebbe) negare l’evidenza dell’impuslo alla violenza, e dovrebbe sovente confessare che una risposta altra alla violenza trova in genere la propria genesi in un’incapacità di essere violenti, sostanzialmente in una vigliaccheria che si trova poco elegante evidenziare, e che è più comodo e civile mascherare d’altro. Non basta a giustificare la paura della legge: si può esserse violenti anche senza (troppo) lederla.
    E sulle violenze morali, poi! Non v’è momento di potere che se ne astenga, pubblico o privato che sia. Non era violenza, secoli or sono, quando pagavo baldante tenere prostitute ed ordinavo loro ogni cosa? Ed altre di mie potrei enumerarne, per quel piccolo potere che ho avuto (e perseguito) in sorte, e di mille e legalissime potrei riferire, con buona pace dei codici e con buona umiliazione dei vinti.
    Saremmo, a mio avviso, meschini se negassimo della violenza la bellezza e la voluttà, pur avendo voluto/dovuto fare una scelta diversa, e rispettandola. Se esiste un “cammino” verso la “civiltà”, questo può inverarsi non nel negare ma nel contenere, nel volgere la “violenza” a fini di collettiva serenità. Ci conviene, è possibile, ed è in fondo il grande impegno, la difficile sfida mai vinta, della politica.
    Salutando

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  6. Sì, questa società è di gran lunga più violenta di ogni altra. È la violenza della gente per bene, dei tanti signori in giacca e cravatta e dal sorriso a comando che hanno studiato alla scuola dell’ipocrisia e dell’inganno. Riguardo ai giovanissimi, agli episodi di bullismo di cui tanto oggi si chiacchiera, mi vengono in mente certi fatti del mio liceo (fine anni Ottanta): ragazzi che portavano tranquillamente il motorino in aula (però allora non c’erano internet e i videofonini…), fumavano in classe (e non si trattava di Marlboro…), mocciosi pieni di brufoli che nello zainetto non portavano le merendine ma coltelli e tirapugni… E quelli del liceo erano figli di “gente buona”, non vi dico cosa c’era all’ITIS dall’altra parte della strada… La violenza del nostro tempo è molto più subdola, è protetta da quella maschera di perbenismo che spesso ti spiazza, ti disorienta… magari sei pronto ad affrontare degli sguardi accigliati, ma quelli si mimetizzano perfettamente tra la folla di borghesi “piccoli piccoli” che si credono grandi solo perché hanno l’attico in centro e l’auto di grossa cilindrata… E sono briganti della peggiore specie.

    Fabio, propugni un governo teocratico?

    Ciao.
    Pasquale

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  7. …Saremmo, a mio avviso, meschini se negassimo della violenza la bellezza e la voluttà…dalle parole di Ardenti, la voluttà nella bellezza che ogni essere custodisce. La violenza risulta tale nel momento in cui l’ Uomo sveglia l’animale che lo abita.
    Di animale siamo fatti, non vi è, a mio avviso, alcuna salvezza o ipotetica risoluzione.
    Fabio Brotto, spesso mi colpisce per quell’analisi che conosco sul vivere.
    Pasquale Giannino risveglia la ragazza di strada ai tempi della scuola.
    Rina arriva sempre al Mio centro.
    Lo scetticismo di luminamenti è la conferma delle mie incertezze.
    Un grazie per la riflessione.
    Ciao Gian.

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  8. I dati relativi alle psicopatologie sono su medline. Per esempio si può controllare quale è il tasso di crescita dei psicofarmaci più venduti in Italia. I dati che io ho sugli omicidi mi dicono il contrario. Ma non metterei la mano sul fuoco né sugli né sugli altri.
    Cmq non è dai dati che mi faccio un’idea di come stanno le cose, ma dalla mia esperienza che incrocio con altre esperienze, e raramente si sente dire che l’uomo è diventato meno aggressivo. Saranno tutte percezioni sbagliate? allora bisognerebbe capire com’è che tutti percepiscono male. E poi ci sono i numeri dei morti del Novecento che coprono tutte le epoche passate. Questi dati come sono? giusti? sbagliati? La situazione è peggiorata e se non fosse così non ci sarebbe questa percezione così diffusa se i numeri dicessero il contrario.
    La legge non elimina l’aggressività, la reprime e tutto ciò che si reprime e che non si riesce a canalizzare altrove prima o poi riesplode o si trasforma. La legge è un legno storto di cui non possiamo fare a meno ma non risolve. In ogni caso non credo in grandi e immediati cambiamenti, quindi concordo che non abbiamo molto di meglio della legge e le nostre illusioni di poter governare con l’educazione, la cultura, eccetera la situazione. Credo che la cultura serva in questo senso, ma è un processo lentissimo. Ancora, dobbiamo finire di capire i Vangeli e di acqua sotto i ponti ne è passata

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  9. non ho letto gli altri commenti – io non saprei decidermi per un’antropologia pessimistica ovvero per una ottimistica (alla fine lo scontro è quello tra “natura” e “cultura”, in fondo finto) – credo che le soluzioni (come le analisi) nette e radicali siano sempre impossibili e/o deleterie – il campo del possibile è fatto di un giusto mix

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  10. Pasquale, erano un “anzitutto” e un “poi” storici. Le prime norme e leggi, come si sa, sono religiose; poi subentra lo stato.

    Non sono per uno stato teocratico. In verità, peraltro, uno stato letteralmente teocratico non è mai esistito: sarebbe il Regno di Dio. Sono esistiti ed esistono stati ierocratici, in cui una casta di umani si arroga il diritto di porre in atto la legge divina: mediante la pratica del capro espiatorio, sempre. Cui si indulge anche negli stati laici, però, se pur in misura minore. Tuttavia nel mio pensiero non esiste alcuno stato puramente laico.

    Ci divide il concetto di violenza. Per me è anzitutto essenzialmente spargimento di sangue, uccisione. E la società italiana di oggi, che si preoccupa di inserire gli handicappati a scuola, non è affatto “di gran lunga più violenta di ogni altra”. Questa è una affermazione arbitraria, che ha lo stesso valore della sua contraria. E non rispondermi che ogni tanto i bulli li picchiano, per favore.

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  11. Bel post Gian Ruggero!Poni in quesito interessante su cui ci sarebbe da discutere in eterno…Anche io penso che la violenza sia insita nell’animale-uomo. Debellarla non è possibile, sarebbe utopistico, quasi quanto la prostituzione o l’uso delle droghe, si può forse applicare le leggi, educare l’uomo eticamente. Però se nemmeno le religioni ci sono riuscite, anzi, sono state spesso portatrici di violenza…stiamo scivolando verso l’autodistruzione fisica. Avete letto dell’aumento di malati di cancro negli ultimi 15 anni? Non è forse questa una forma di violenza che l’uomo ha fatto prima sul pianeta e poi su se stesso?
    Mi fermo sennò scrivo un saggio! 😉
    Un caro saluto

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  12. @ Paola Castagna

    Non trova mai sonno quell’animale, né potrebbe, e non vi è un “altro” che vi si possa contrappore.
    Direi di più: la “violenza” è la forma umana dell’amore, dei piccoli privati e dei grandi di massa, è il mezzo “ragionato” attraverso il quale si perseguono obbiettivi, attraverso la quale si fanno storia (e cultura) le nostre “convenienze”, unica forma possibile – tutta a-teistica, tutta fisica e tutta grandiosamente umana – di ciò che chiamiamo “bene”.
    Solo l’umano ha saputo concettualizzare la violenza e disgiungerne la pratica dalle mere necessità biologiche, ed ogni costruttore di cose umane non ha potuto e non può esimersi dal frequentarla, pur non sempre uccidendo, poiché npon solo di sangue si nutre la violenza umana, ma di ben altro.

    Possiamo (e dobbiamo) soltanto, con i codici e con la durezza della legge, reprimere e contrastare le violenze “inutili” e cercare su di esse di costruire dissenso di massa. Ma la “violenza” ha da restarci compagna (e comunque tale resta) nel nostro sforzo/illusione di essere, uno per uno ed insieme, domani, un poco più sereni di oggi.

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  13. Fabio, i diversamente abili o gli handicappati che dir si voglia sono inseriti nelle scuole e ciò tempo fa era impensabile. Bene. È un dato oggettivo. Ma quando un handicappato fa zapping in TV e vede soltanto palestrati alti due metri sommersi da belle donne cosa pensa? Non è violenza questa, tu come la chiami? Quando una ragazza un po’ in carne si vede circondata da modelle, veline e velinette che non superano i cinquanta chili e va in anoressia, questa non è violenza? Quando nei programmi cosiddetti culturali mi devo sorbire due ore di Briatore anziché ascoltare dieci minuti di GRM, questa non è violenza? Quando fanno delle indagini sulla preparazione degli studenti europei e gli italiani risultano agli ultimi posti, questo non è il frutto di una violenza efferata? Quando lo Stato (la “Legge” che tanto magnifichi) costringe un ricercatore di talento ad andarsene all’estero perché altrimenti non sa come arrivare a fine mese, questa non è violenza? Quando lo Stato nega ai giovani il futuro costringendoli a una vita da zingari e pochi spiccioli di elemosina e intanto predica che bisogna difendere la famiglia, questa non è violenza? E potrei andare avanti all’infinito…

    Luca, sull’aumento dei malati di cancro ci sarebbe tanto da dire… ma anche su tanti altri mali più impalpabili, tanti malesseri e nevrosi che aumentano esponenzialmente in questa nostra società del consumo “democratico”. E le multinazionali del farmaco se la ridono…

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  14. Suggerirei una meditazione su ciò che Simone Weil scrive sull'”Iliade” come poema della forza (cioè della violenza).

    “Il vero eroe, il vero argomento, il centro dell’Iliade, è la forza. La forza adoperata dagli uomini, la forza che piega gli uomini, la forza dinanzi alla quale si ritrae la carne degli uomini. L’anima umana vi appare continuamente modificata dai suoi rapporti con la forza: travolta, accecata dalla forza di cui crede disporre, si curva sotto l’imperio della forza che subisce. Chi aveva sognato che la forza, grazie al progresso, appartenesse ormai al passato, ha voluto vedere in questo poema un documento; chi sa discernere la forza, oggi come un tempo, al centro di ogni storia umana, vi trova il più bello, il più puro degli specchi.

    La forza è ciò che rende chiunque le sia sottomesso una cosa. Quando sia esercitata fino in fondo, essa fa dell’uomo una cosa nel senso più letterale della parola, poiché lo trasforma in un cadavere. C’era qualcuno, e un attimo dopo non c’è nessuno. E un quadro che l’Iliade non si stanca di presentarci.”

    e ancora

    “La forza che uccide è una forma sommaria, grossolana della forza. Quanto più varia nei suoi procedimenti, quanto più sorprendente nei suoi effetti l’altra forza, quella che non uccide, cioè quella che non uccide ancora! Ucciderà sicuramente, o ucciderà forse, ovvero è soltanto sospesa sulla creatura che da un momento all’altro può uccidere; in ogni modo, muta l’uomo in pietra. Dal potere di tramutare un uomo in cosa facendolo morire, procede un altro potere, e molto più prodigioso: quello di mutare in cosa un uomo che resta vivo. È vivo, ha un’anima; è, nondimeno, una cosa. Strana cosa una cosa che ha un’anima; strano stato per l’anima. Chi sa quale sforzo le occorre ad ogni istante per conformarsi a ciò, per torcersi e ripiegarsi su sé medesima? L’anima non è fatta per abitare una cosa; quando vi sia costretta, non vi è più nulla in essa che non patisca violenza”.

    Futile, in fondo, discutere quanta violenza vi sia oggi rispetto al passato: essa va sempre di nuovo differita, per quanto ci è possibile. E poiché quando la violenza è scatenata non vi è posto né per la parola né per il silenzio autentici, cerchiamo di alimentarli in noi, per quanto ci è possibile…

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  15. …non trova mai sonno quell’ animale,ne potrebbe.
    Il fango, la fanghiglia arriva alla gola.
    Di questo la composizione dell’ essere che siamo.
    Iniziamo il percorso immelmandoci coi piedi, facenti parte di una vita paludosa.
    L’ animale si nutre di fango e sale, dai piedi alle cosce, dall’inguine ai fianchi.
    Li soggiorna appoggiandosi.
    Finge un riposo che può durare anche anni, restando sempre vigile e pronto.
    E sale.
    Arriva alle ascelle, sembra fedele nel sorreggere.
    Fedele ad un corpo animale che necessita di essere Educato, ammaestrato, addomesticato.
    Sembra…, lento, disarmante il salire ed arrivare alla gola.
    Quando il fango arriva alla gola vi è una scelta sola da fare.
    La sopravvivenza altrui o la propria.
    L’uomo e l’animale scelgono.

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  16. Concordo in toto con il commento #13 di Pasquale Giannino!

    @Hai ragione Pasquale ci sono anche violenze psicologiche. Vedi sulla questione “cancro” io penso che per la logica del profitto ad ogni costo l’uomo si stia autodistruggendo; le cause di vari tipi di cancro sono varie tra cui: alimentazione errata (e qui torna in ballo l’educazione, certi miti, ecc..) ma anche cibi contaminati, l’inquinamento e l’aria che si respira, i tessuti indossati che contengono coloranti nocivi (e qui torna in gioco la violenza della pubblicità, ecc..) e l’eleneco potrebbe andare avanti a lungo…Sulle industrie farmaceutiche stendiamo un velo pietoso. Sono curioso di vedere il nuovo documentario di Michel Moore sulla sanità americana. Faremo – anzi la stiamo già facendo – anche noi la stessa fine?
    Un caro saluto

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  17. Mi piace il discorso sull’Iliade. Ho letto di recente un piccolo saggio di Adriana Cavarero sull’origine violenta della nostra civiltà dentro il mondo greco: esclusione della nascita e del femminile, questa la sua tesi.

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  18. Molti si chiedono se le innumerevoli forme che assume la violenza umana (criminalità, ingiustizia sociale, intolleranza, razzismo, guerra, ecc.) siano inevitabili, siano mali senza rimedio a cui bisogna rassegnarsi. A questa domanda un numero crescente di studiosi risponde che nella specie umana vi sono concrete possibilità di controllare l’aggressività e quindi di diminuire la violenza che ne deriva e che il primo passo verso un modo radicalmente nuovo di concepire i rapporti umani consiste nel capire la natura dell’aggressività. L’opinione prevalente, come ho scritto nel post, è che l’aggressività umana sia istintiva, biologicamente determinata, naturale e perciò ineliminabile. La si può esprimere in un modo piuttosto che in un altro e alcuni modi sono ovviamente meno pericolosi di altri. E’ stato appunto per cercare di cancellare ogni traccia di questa vecchia concezione e di neutralizzare le conseguenze pratiche che ne derivano che un gruppo di studiosi di vari paesi (psicologi, psichiatri, etologi, biologi, antropologi e sociologi) si è riunito all’Università di Siviglia nel 1986 in occasione dell'”Anno internazionale della pace” promosso dall’ONU ed ha elaborato un documento scientifico. Nel 1989 la Dichiarazione di Siviglia sulla violenza (questo è il nome che ha preso il documento) è stata sottoscritta dall’UNESCO ed è stata poi creata una rete internazionale di rappresentanti della Dichiarazione di Siviglia i quali hanno il compito di promuovere la diffusione delle sue tematiche nei propri paesi. In sintesi nella “Dichiarazione di Siviglia” sostiene che la violenza non è una caratteristica biologica ineliminabile degli esseri umani ma è fondamentalmente determinata da fattori socioculturali.
    La concezione istintivistica dell’aggressività umana è doppiamente pericolosa. Da una parte, infatti, può portare automaticamente al fatalismo, alla passività, all’acquiescenza sul piano di molte importanti problematiche sociali. Pensando di essere comunque schiacciati dall’enorme peso della propria eredità biologica molti individui rinunciano a qualsiasi azione che possa condurre ad una società meno violenta. D’altra parte questa concezione istintivistica, nel tentativo di diminuire la violenza che c’è nel mondo, può portare a tipi di interventi che di fatto producono l’effetto opposto. La tesi di una aggressività istintiva che deve essere scaricata a tutti i costi, infatti, suggerisce la moltiplicazione di tutte quelle situazioni in cui si suppone che l’aggressività possa scaricarsi in modo innocuo, come per esempio i giochi competitivi, gli sport competitivi e la visione di film saturi di violenza. Ma innumerevoli ricerche psicologiche hanno dimostrato che queste situazioni, invece di liberare gli individui dalla loro aggressività, la aumentano.
    l modello di vita dominante nella nostra società è di tipo competitivo. Nella maggior parte dei casi la maggior parte degli esseri umani vede nel prossimo un concorrente, un rivale, un nemico, da cui difendersi, da combattere, da sopraffare. Da tale modello di vita deriva inesorabilmente il mondo in cui viviamo, fatto di ingiustizia, di incomprensione, di sfruttamento, di guerre, di massacri.
    Fra l’altro recenti ricerche hanno messo in evidenza che già in bambini di un anno si manifestano comportamenti di tipo propriamente altruistico. Ciò indica chiaramente che gli esseri umani vengono al mondo con tendenze all’aggressività ma anche con tendenze alla cooperazione e all’altruismo. Indica altrettanto chiaramente che il tipo di educazione che viene impartita nella nostra società ha in generale l’effetto di potenziare le tendenze all’aggressività e di indebolire o addirittura di atrofizzare quelle alla cooperazione e all’altruismo: un ovvio risultato del nostro modello di vita competitivo. Questo modello è così pervasivo da improntare di sé tutti gli aspetti della nostra esistenza, come per esempio i rapporti fra gli stati e fra le comunità, i rapporti di lavoro e perfino i rapporti affettivi.
    In sintesi la Dichiarazione di Siviglia sostiene che l’aggressività, la violenza e la guerra non sono necessità biologiche e quindi non sono inevitabili, come la maggior parte della gente in tutto il mondo crede. E’ quindi possibile, attraverso particolari interventi educativi, operare contro i fattori socioculturali che sono alla base di questi comportamenti distruttivi. A questo riguardo la quarta proposizione della Dichiarazione di Siviglia è particolarmente chiara ed esplicita: E’ SCIENTIFICAMENTE SCORRETTO dire che gli esseri umani hanno un “cervello violento”. Sebbene abbiamo un apparato neurale per agire violentemente, esso non è automaticamente attivato dagli stimoli interni o esterni. Come i primati superiori e diversamente da altri animali, i nostri processi neurali superiori filtrano questi stimoli prima che essi provochino una reazione. Il modo in cui agiamo dipende dal modo in cui siamo stati condizionati e socializzati. Non c’è nulla nella nostra neurofisiologia che ci costringa a reagire violentemente.
    Gli autori della Dichiarazione di Siviglia hanno naturalmente riconosciuto che nulla è definitivo nella scienza e che il documento da loro elaborato rappresenta solo l’espressione dello stato delle nostre conoscenze al momento della stesura del documento stesso. Negli anni trascorsi da allora, comunque, non sono emersi risultati che invalidano le conclusioni della Dichiarazione di Siviglia. La Dichiarazione di Siviglia respinge dunque quello che è stato definito il “pessimismo biologico”.

    Cosa ne pensate?

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  19. @ Paola Castagna

    Perché fango, fanghiglia?
    L’uomo non è fango, non vive nel fango, non si “immelma”: il contrario del fango non esiste.
    Perché questa visione funeraria e “colpevole” dell’esperienza umana?
    L’uomo, semplicemente, vive, barcamenandosi come gli riesce tra biologia e pensiero, tra bisogni privati e bisogni collettivi, investigando soluzioni, proponendo miti, in un rifare continuo di altari, innocente per definizione e se colpevole, colpevole per necessaria convenzione.
    L’uomo sorride, anche quando uccide, perché l’etica è sempre bifronte, imperio pubblico e questione privata, e solo qualche sorta di “santo” condanna sé stesso.

    La nostra vita è “bella”, anche quando è triste: abbiamo saputo usare la violenza con straordinario profitto, e le nostre ragioni di disagio (amplissimo) sono quasi tutte e soltanto private in verità: amori malandati, sesso insoddisfaciente, vanità deluse, equazioni sentimentali irrisolte, e sovente un amore della dolenza per la dolenza, quasi essa avesse aura di martirio e quasi il martirio possa essere un “bene”.

    In un recente sondaggio è risultato che in Europa l’87%, a domanda, si dichiara “felice”: una maggioranza straordinaria, storicamente e statisticamente la totalità, che annulla i belati di noi che beliamo filosofie, ipotesi e dolenze. In quell’87% è la vita forte e vera, che giustamente si disinteressa di come si sia arrivati a tanto, che aderisce senza domande alla “filosofia” del vincitore, perché è stata ed è parte del suo esercito, anche non sapendolo, contando a dismisura l’essere contro il sapere.

    E se ci sono calici da alzare, siano alzati a “questa” nostra vita, non solo l’unica, ma la migliore. Per i disgustati senza ritorno (sovente non amati come da attesa) rimane sempre la missione tra i disperati davvero od un placido suicidio che ponga termine all’attesa.

    Sempre salutando, un filino ubriaco, e sempre per antichi problemi d’amore..

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  20. io la vedo così: noi siamo energia, anche la nostra materia è energia. questa energia va liberata e incanalata. i sistemi razionalisti – politici, sociali, religiosi – ignorano questo datto di fatto: cercano di inquadrare, incasellare, organizzare. ma la politica, la società e la religione possono essere sane solo se liberano l’energia e la dirigono verso il bene. altrimenti scatenano la violenza, che è il rovescio patologico della felicità.
    detto questo, spirò.
    buonanotte!
    fabrizio

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  21. @ Manzoni

    “Cosa ne pensate?”

    Io, amico caro, molto male.
    La cosa mi pare affatto scientifica, ma semplicemente un opinare con la premessa delle “buone intenzioni” e la volontà di dimostrarle: il contrario esatto della ricerca.
    Agrressività ed altruismo non sono antitetiche, bensì speculari necessità alla nostra sopravvivenza. Abbiamo BISOGNO nel contempo di vincere le avversità e di vivere in collettività, e dunque ambedue le istanze sono in nuce biologiche: sta poi alla storia, nel consueto binomio vincitori/vinti, costruire le cornici entro le quali esse istanze possano convivere, l’un l’altra sostenendosi.
    Io penso vi sia a priori il “difetto” di voler credere ad una dicotomia “male/bene” esterna all’uomo, metastorica e/o metafisica che dir si voglia, volgendo il capo al lento costruirsi storico che ci ha determinato, al suo intreccio di interessi e di convenienze, al fatto che siamo l’unica cosa che potevamo essere, con uno sferragliare di strumenti tutti necessari ed inevitabili.

    Non esiste, se non in qualche mente, un modello non competitivo di società. Il pensiero è nel nocciolo competizione, no? il voler convincere non è poi molto diverso dal voler sottomettere, e resta un atto di una (adorabile…) violenza: dietro questo nostro opinare (maldestro il mio, ma non conta) non vi è forse, e non sempre ben nascosta, la volontà di dimostrasi “migliore” di un altro opinante, dunque di sconfiggerlo, con buona pace della dialettica cortese?

    Io penso non se n’esca: siamo l’impasto che siamo, si potrebbe “migliorare” ma solo a condizione di sconfiggere qualcosa, cioè qualcuno: ma siamo “belli” così, “assassini” ed “umani”, in una unità indistruttibile che ci permette in teoria di fare ogni cosa, e nella quale nondimeno naufragheremo tutti, poiché questi millenni sono andato così, e vincere è ok, ma mai si vince per sempre.

    Sono davvero ubriaco, buonanotte

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  22. La violenza gratuita, frutto di fragilità, quella è la sola da temere.
    Premesso che credo che il neonato sia puro, e lo credo davvero, e che si guasti col crescere, confermo che per me l’aggressività, che non è dunque insita, ma acquisita negativativamente nel crescere, può essere orientata da supporti educativi e da ambienti consoni.
    Purtroppo tutti, prima o poi, siamo preda di irrazionalità derivanti da sollecitazioni esterne. Sta all’individuo far leva sulla sua intelligenza e ferma volontà per indirizzare la propria energia verso lidi più propizi.
    L’ambiente, la cultura, sono per me determinanti in questo processo di smussamento. L’energia che ci muove diventa così forza costruttiva e tollerante, senza esplosioni sconsiderate. Anzi può farci muovere con più sicurezza in questa bolgia che chiamiamo vita, e che vita lo è davvero se vibra di teutonico amore, di una pazienza infinita, che fatica non è più se metabolizzati. Perdippiù son convinta che il tutto può diventare persino gioia di esistere.

    Una buona giornata a tutti

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  23. In buona sostanza, io sono d’accordo con la “Dichiarazione di Siviglia”, così come l’analisi di Erich Fromm in “Anatomia della distruttività umana” mi sembra superiore (cioè un deciso affinamento, pur potendo a sua volta mancare di qualche importante chiave esplicativa) rispetto alle concezioni (sulla violenza) del pur geniale e pionieristico Konrad Lorenz. Dovremmo forse smetterla di proiettare la connotazione della violenza anche su ciò che è semplicemente “meccanico” (dalle montagne che franano al mutare frenetico dei virus) restringendo il concetto di Male a quello “cosciente”, ovvero esercitato deliberatamente da un individuo “ben formato”, e con opzioni alternative a propria disposizione.

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  24. @mario

    Perché questa visione funeraria e “colpevole” dell’esperienza umana?
    La colpa appartiene all’uomo, l’animale non la conosce.
    Più che visione funeraria risulta essere un dato di fatto.
    Il fango è quel male che ogni individuo possiede.
    … quasi essa avesse aura di martirio e quasi il martirio possa essere un “bene”…
    buona giornata di pioggia che lava la fanghigia e rende più belli.

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  25. Penso che un contributo interessante alla comprensione di quei meccanismi di base che rendono l’essere umano essenzialmente portato alla violenza, fin dalla sua origine come umano, sia offerta oggi dalla scoperta dei “neuroni-specchio”. Si tratta di neuroni che si attivano allo stesso modo sia quando un uomo (o un primate) muove ad es. un braccio per prendere un oggetto, sia quando vede un altro uomo (o primate) muovere il braccio per prendere un oggetto. L’attivazione dei neuroni è del tutto indipendente dalla volontà. Questa scoperta neurobiologica dà un fondamento sperimentale all’idea che l’umano sia un essere mimetico, cioè fondato sull’imitazione dell’altro. Quando l’oggetto verso cui l’altro tende la mano è l’unico a disposizione, la mimesi ACQUISITIVA può diventare mimesi CONFLITTUALE. E poiché nei proto-umani ad un certo punto sono saltati i meccanismi naturali di controllo dell’aggressività (il cosiddetto “pecking order”), l’umanità fin dai suoi inizi è stata sull’orlo del collasso definitivo e dell’autodistruzione. L’estrema aggressività dell’umano verso l’umano può spiegare anche la diffusione rapidissima dell’homo sapiens su tutta la superficie terrestre: la necessità di porre spazi di sicurezza tra il proprio gruppo e gli altri. E questo spiega anche la differenziazione linguistica. Ma su questo si potrà tornare…

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  26. Nella sua ultima intervista Pasolini disse “siamo tutti in pericolo”, credo il giorno prima di morire assassinato; e alla violenza ontologica dell’uomo si somma quella trasfigurata delle istituzioni e dei “poteri” (in primis economici, ma anche religiosi, irrazionali, etc.) che vorrebbero disporre del futuro e dei corpi degli uomini. La mercificazione è arrivata all’interno delle cellule, ogni gene nuovo “scoperto” è brevettato; le virgolette stanno al fatto che un gene non può essere scoperto, essendo costitutivo e ontologico. Cosa dire anche del precariato? Credo che la violenza sia anche frutto della postmodernità assunta a modello, a normalità. Siamo inevitabilmente sottoposti a pressioni – più o meno consce – che non si attagliano alla nostra vera natura: alcuni si “sfogano” e sublimano nell’arte, nel lavoro, nella creazione questa pressione, e altri, non disponendo di cratività e di una vera fantasia si sfogano come possono. Per questo credo che l’assenza di fantasia è sintomo di incapacità di visualizzazione di altro da se, producendo egoismo e un patologico senso di accerchiamento, di essere assediati. Scusate, ma già che ci sono pubblicizzo il blog http://www.biovisioni.blogspot.com, che vorrebbe essere un luogo per discutere anche di questi temi (bioetica, rapporto scienza-società, etc)

    d. lombardini

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  27. a voler semplificare si potrebbe dire che c’è una violenza ‘sana’, quella del corpo a corpo, schietta e che misura i pugni alla pari, ma c’è quella ‘insana’ che fondamentalmente è vigliaccheria. la violenza vigliacca è quella che esercita potere, consente di profittare di una condizione di debolezza dell’altro o addirittura di crearla e che sia fisica o mentale poco importa .. questa è violenza che mi preoccupa e non poco.

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  28. Ragazzi, sono reduce da una giornata campale, sono uscito più o meno illeso da un meeting “tecnologico” di una violenza inaudita… E non raccontatemi che il mondo delle lettere sia più tranquillo ché posso additarvi almeno un paio di briganti travestiti da editori che ho avuto la ventura di incontrare personalmente in quel di Milano… Non parliamo poi dei colleghi affermati (escluso Gian Ruggero, ovviamente – quello che fa per gli autori senza nome è sotto gli occhi di tutti – e pochissimi altri…). A volte rileggo alcune biografie di scrittori del passato e quando vedo che un tempo era normale per un giovane autore di talento essere aiutato (non nell’accezione pietistica del termine ma in quella nobile…) da uno riconosciuto, mi domando se anche questo non sia un mero espediente letterario… Che dire, Gian Ruggero, condivido in toto l’analisi che sviluppi al # 18: è il fattore socioculturale la chiave di volta, essere orientati all’odio, alla violenza e alla prevaricazione piuttosto che alla disponibilità verso il prossimo e a comprendere il suo punto di vista (non parlo neanche di altruismo né tanto meno di amore…) sono determinati dal contesto ambientale e dai modelli che ci vengono offerti, non già da ineluttabili fattori genetici come taluno crede.
    Ora scusatemi ma sono stanco e ho solo voglia di andarmene a casa e spegnere il cervello per qualche ora. Ché domani sarà un’altra battaglia…

    Buona serata.
    Pasquale

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  29. Anch’io questa sera sono fuso, quindi la farò breve. INTERESSANTE il commento di Fabio Brotto # 25… ovviamente anche i restanti, ma Fabio ha rilanciato ‘scientificamente’… rifletterò su quelle parole, e invito anche gli amici a farlo. Buonanotte.

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  30. (Favola Violenta?)

    L’infame beve birra, esattamente come chi infame non è. L’infame si stupisce sempre un poco per la definizione di cui è sempre stato oggetto: in realtà non l’ha mai davvero capita, pur non potendo evitarsi la constatazione della profonda difformità dei propri comportamenti da quelli maggioritari.

    L’infame trova neutra la propria infamia, serenamente priva com’è di sentimenti, gli sono estranee parole quali errore, pietà, rimorsi. Quando tradisce, non sa cosa tradisce, conosce l’estasi del vino, e quando uccide non ha motivi di compiacimento: uccide, e se è stanco, poi si riposa. Quando ha bisogno di denaro l’infame lo ruba a chi capita, oppure vende qualcuno a qualcun’altro, oppure si vende per qualsivoglia bisogna. Non coltiva odio l’infame, e su un cadavere non ha mai sputato. L’infame è buono, non semina dolore per peculato, non ha interessi da difendere se non la propria sopravvivenza. Se gli prende vezzo di copula, copula senza chiedere, e se nel farlo uccide, è solo per insofferenza alle grida ed al disordine. Non ha mai capito, l’infame, perché tanto si chiedano parole d’amore e a cosa mai possano servire.

    E’ dell’infame la pace dell’asceta, lo stesso distacco dalla banalità delle emozioni, distante come l’asceta dalle norme e dai codici, non per rivolta, ma solo e proprio per ignoranza: li “ignora”.

    Se mai dovesse capitargli di essere portata alla forca per pagare in fiato mozzo la propria presunta malvagità, non se ne dorrà più di tanto, l’infame. Starà sereno, ed un poco stupito, ad aspettare il niente, senza maledire e senza imprecare: farà l’impiccato, così come fece l’impiccante.

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  31. Gian Ruggè ma ti sta proprio simpatico ‘sto Brotto? Ti dirò, sta simpatico anche a me: argomenta con una tale sicumera che quasi quasi mi convince… Sulla scientificità delle argomentazioni solleverei qualche dubbio: mi pare il suo un approccio forzatamente induttivo, in questo caso; cmq da apprezzare il tentativo di svincolarsi da certi suoi dogmatismi che ho avuto modo di controbattere in altre occasioni. O no, cosa dici Fabio? Non mi rispondere anche stavolta che non intendi dialogare con chi argomenta in questo modo ché mi potrei offendere…

    Ciao.
    Pasquale

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  32. Pascà io leggo quel che uno scrive, poi tiro le somme, e quel che ha scritto Brotto al #25 mi pare degno di essere sviscerato-analizzato. Perciò non vado a simpatie o ad antipatie, guardo la sostanza… del resto Wilde non era per nulla simpatico… anzi!

    Stupendo scritto quello di Ardenti… il quale riesce quasi sempre a farmi ardere.

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  33. Quanto detto da Botto in #25, seppure apparentemente riduzionistico – non basta studiare i neuroni per capire l’insieme-cervello – è suffragato dalla recenti scoperte sull’evuluzione della nostra specie, che avrebbe convissuto con altre specie di ominidi provocandone l’estinzione essenzialmente con due mezzi: la violenza e l’organizzazione. Ciò in seguito ha creato la cultura che ci ha portati ha un altro livello a-biologico rispetto agli altri animali.

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  34. Ma certo Gian Ruggero! I was joking… Ascolterò con interesse eventuali ulteriori argomentazioni e continuerò a dire la mia se ne avrò l’opportunità. Aggiungo solo che non basta estrapolare una citazione seppur scientifica, innestarla in un campo ben più esteso e articolato del dominio che le è proprio, e pretendere di aver sviscerato in tal guisa l’intera problematica. Quello di Brotto può essere uno spunto interessante, concordo. Bisognerebbe però integrarlo, approfondirlo, dilatarlo senza perdere mai di vista il “cuore” del problema… Per quanto mi riguarda, l’argomentazione di Fabio appare piuttosto debole e parziale. Questa è la mia posizione. Poi, ripeto, se avrete altri argomenti da proporre sarò lieto di ascoltarli.

    Un caro saluto.
    Pasquale

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  35. L’argomentazione di un post non può che essere sempre parziale, parzialissima. Il mio 25 parlava di un contributo. Certo non penso che la violenza umana possa essere “spiegata” dai neuroni-specchio. La loro esistenza pone però delle serie questioni al pensiero scientifico-critico e alla filosofia.

    La fondamentale importanza della mimesi ben prima della scoperta dei n.s. è stata affermata dalla teoria di René Girard. Che l’imitazione sia alla base della nostra esistenza, ma letteralmente alla base, e che questo sia anche un elemento di genesi del conflitto interumano, mi pare evidentissimo. Basta osservare i conflitti tra bambini.

    La scoperta dei neuroni-specchio e del loro funzionamento involontario ha già consentito a Vittorio Gallese la elaborazione di una interessante teoria “unificante”: quella della “embodied simulation” o “simulazione incarnata”, che si darebbe già nell’infante appena nato, e che mi pare molto stimolante. (Devo dire che Gallese è per una visione monistica della realtà, molto lontana dal mio spiritualismo…).

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  36. Come saprete “Assassini nati” è un film del 1994 diretto dal regista premio Oscar Oliver Stone, con Juliette Lewis e Woody Harrelson. La sceneggiatura originaria del film venne scritta da Quentin Tarantino, ma modificata radicalmente da Oliver Stone, Richard Rutowski e David Veloz, al punto che Tarantino decise di prenderne le distanze pubblicamente e chiese addirittura di togliere il suo nome dai titoli. Nelle intenzioni di Tarantino il film avrebbe dovuto mescolare violenza a dialoghi brillanti secondo una trama complessa e ricca di riferimenti all’avantpop, un po’ sulla falsariga di quanto proposto con i suoi “Le Iene” e “Pulp Fiction”. Stone, invece, preferì incentrare l’oggetto del film tutto sul rapporto tra i media e la violenza che si alimentano vicendevolmente secondo un meccanismo perverso. Il film fu criticato da parte della stampa e dell’opinione pubblica a causa del contenuto esplicito di violenza che avrebbe lasciato in secondo piano il messaggio di forte critica della stessa, che pure è evidente nelle intenzioni dell’autore.

    Alcuni dei tanti fatti di sangue avvenuti dopo l’uscita del film nelle sale:

    La diciottenne Sarah Edmondson e il suo ragazzo Benjamin Darras videro il film prima di ordire una rapina che si trasformò in efferato omicidio. I parenti di una vittima hanno intentato una causa contro Stone.

    Eric Harris e Dylan Klebold, responsabili dello sconcertante massacro della Columbine High School (fatto di sangue da cui, di recente, è stato tratto un film), erano fan del film. Usavano l’acronimo “NBK” (‘Natural Born Killers’ – tradotto ‘Assassini nati’) per indicare la loro missione (“Dio, non posso aspettare che muoiano. Posso gustare il sangue adesso – NBK” e “Il mattino sacro dell’Aprile di NBK” erano slogan utilizzati dai due).

    Il diciassettenne Nathan K. Martinez ha ucciso la sua matrigna e la sua sorellastra mentre dormivano, nella loro casa di Bluffdale, in Utah, un sobborgo di Salt Lake City, nell’ottobre 1994. Si venne a sapere alcuni giorni dopo che l’assassino risiedeva in un motel a O’Neill, in Nebraska, e aveva visto il film dozzine di volte. Si era rasato per somigliare di più al personaggio interpretato da Woody Harrelson.

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  37. ..questa è violenza indotta, che tanto più attecchisce quanto più c’è vacuità di valori, il primo del quale il rispetto per la vita .

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  38. è terribile che l’emulazione sia il primum movens dell’apprendimento e allo stesso tempo tutto questo: l’uomo sembrerebbe quindi costitutivamente fallato, progettato male. forse i modelli a cui l’emulazione si rivolge devono essere rivisti.

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  39. @ Domenico. Scrivi: “l’uomo sembrerebbe quindi costitutivamente fallato, progettato male”… e qui i teologi potrebbero e dovrebbero dire. Perché pare così?

    Ovviamente sempre grazie a tutti coloro che stanno lasciando commenti. Lo ripeto: siete bravi, mi date sempre nuovi e nuovi spunti di riflessione.

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  40. Dalla mimesi non si esce, la mimesi è l’uomo stesso. C’è però una mimesi “cattiva” che porta alla violenza, ed una “buona” che porta alla non-violenza. Noi dunque abbiamo sempre dei modelli. E infatti Cristo si propone come modello, come fa anche Satana. Chi può eleggere, elegga.

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  41. io credo che i teologi non abbiano le qualità professionali: vediamo cosa è successo. L’uomo deriva da ominidi che a loro volta hanno un “cugino” comune con le scimmie (è da notare che “ape” in inglese vuol dire scimmia e anche mimare, donde scimmiottare), coesistevano all’inizio più specie di Homo poi nei prevalse una in cui la socialità svolgeva un ruolo importantissimo. avvenne un’estinzione di massa degli altri Homo a causa, probabilmente, di guerre o veri e propri genocidi. hanno avuto sicuramente una certa importanza nella definizione del nemico i caratteri anatomici, in primis quelli facciali: i caratteri neandertaliani presenti negli altri ominidi erano manifestazione di diversità. ma i caratteri anatomici denunciavano anche un altro corredo genomico: quello degli ominidi estinti si estinse con loro, il nostro si amplificò fino a oggi; voglio dire che se c’è stato un errore iniziale quello ormai è costitutivo, forse perchè paradossalmente esso ha due facce, una buona e una cattiva. come ha detto brotto, i modelli sono tanti: il difficile è individuare quello giusto per il momento storico in cui si vive. non credo che Gesù Cristo, che amo, sia un modello attualmente giusto in un mondo in cui è necessario lottare, sempre, e non mostrare l’atra guancia. scusatemi, ho scritto tutto un po’ in disordine, spero si capisca.

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  42. Caro Domenico si è inteso benissimo quello che hai scritto, non ti preoccupare. Si è inteso a tal punto che l’evoluzione, anche qui (anche in questo argomento), la gioca da padrona… e, in effetti, considero l’uomo come specie ancora in evoluzione (specie giovane, specie che, spesso, non sa gestire la ratio… e anche sulla ragione bisognerebbe dire, in particolare: quale ruolo gioca la ragione in un atto violento? Visto, almeno a me pare, che non possiamo più relegare l’offesa ad un moto esclusivamente istintivo… del resto gli animali offendono quando non hanno più via di scampo – e questo per il 99,9% – l’uomo, invece, offende anche se ha il deserto attorno a sé e non è ridotto in un angolo).
    Caro Fabio ottimo, anche, mettere sul tavolo Satana. Chi è Satana? E non ditemi che siamo noi perché già lo so, così come che è un essere con le corna e la coda, visto che già mia nonna me lo diceva. Stupitemi diversamente…
    Avanti, che c’è carne al fuoco (dell’inferno?).

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  43. Il satana/diavolo, ovvero l’accusatore/divisore, non è pensabile al di fuori del meccanismo mimetico che ha prodotto l’umano. Non a caso il mito del giardino nel libro della Genesi vede il primo peccato come mimesi (dell’umano nei confronti di Dio), che conduce alla morte. Satana altro non è che il primo voler essere Dio in luogo di Dio, il Desiderio allo stato puro, che assume un modello assoluto e vuol ESSERE quel modello, e per esserlo deve porsi in suo luogo, annientandolo. Radice di ogni rivalità, e di ogni violenza. Il “superbo strupo” di cui parla Dante è l’atto mimetico originario, padre di ogni mimesi negativa, ovvero di ogni menzogna.

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  44. -Quando- emerge il male? Quando si fuoriesce da quell’equilibrio, pur sempre precario, che continuamente si insegue.
    -In che modo-? In ogni forma (pensieri, parole, azioni)

    Qualcuno mi dice la sua sul -Perché-? È un fattore che ha radici religiose (..) o esclusivamente legate all’uomo?
    Grazie

    In merito a quanto detto:
    “considero l’uomo come specie ancora in evoluzione (specie giovane, specie che, spesso, non sa gestire la ratio… e anche sulla ragione bisognerebbe dire, in particolare: quale ruolo gioca la ragione in un atto violento?”
    chiedo a GianRuggero di allargare questo punto.

    I primi due righi li condivido, per il resto, visto che nell’atto violento c’è anche la volontà e quindi anche la piena coscienza, automaticamente si nega l’istinto, che è da indirizzare in altro ambito..

    Un saluto

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  45. forse c’è un anacoluto alla fine. ormai non correggo..
    (ho usato una formula di comunicazione verbale, ma parlare e scrivere son due cose diverse)

    Buona serata a tutti

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  46. Cara Rina, chiedere il consenso della ragione, come sta sempre più succedendo, per legittimare una guerra, è operazione quanto mai subdola e pretestuosa che non mette a tacere le proprie coscienze circa le conseguenze che una risoluzione armata del conflitto comporta, in termini di violazioni dei diritti umani, di vittime innocenti, di distruzione di ingenti quantità di patrimonio storico e naturale, le cui ripercussioni si avranno per molte generazioni future. Essere legittimati, avere ragione, dimostrare la fondatezza delle proprie opinioni attraverso l’esibizione di documenti scritti o parlati, questo sembra essere oggi la preoccupazione principale di ognuno di noi, a cominciare dai nostri governanti quando vogliono muovere guerra. Assistiamo impotenti ad un intenso dibattito, sulle pagine dei giornali, nei talk show televisivi, nelle piazze e nelle case che vede contrapposti i fautori del conflitto armato e i loro oppositori. E’ triste constatare che c’e’ ancora qualcuno che pensa che ci possano essere ragioni umane capaci di legittimare una guerra. La guerra e’ una follia. Folle e’ colui che pensa di risolvere le controversie internazionali con l’uso di eserciti; folle e’ colui che finge di indignarsi di fronte alla violenza della guerra e che cerca la razionalità nelle sue azioni. Non manca giorno in cui qualcuno non cerchi di convincerci che esiste una guerra giusta, una giusta causa per cui valga la pena ammazzare o farsi ammazzare. Non ci sono ragioni che giustifichino una guerra. La demarcazione di una linea di confine, la differenza di razza e quella di religione, un attentato terroristico, per quanto grave esso sia; gli interessi privati dei potenti che ci governano non sono ragioni sufficienti per giustificare lo sterminio di un popolo. La violenza genera violenza, non costruisce la pace. Il terrorismo si deve combattere con le armi della democrazia e gli eserciti devono essere impiegati come strumenti per costruire la pace e non per esaltare la guerra. Al grido assordante delle loro armi di distruzione, che violano i diritti umani, dobbiamo contrapporre l’urlo dei “costruttori di pace”, fatto di tante piccole voci sommesse che quotidianamente lavorano per un mondo libero da ogni genere di violenza e dalla minaccia della guerra. “La pace – dice don Tonino Bello – e’ solidarietà col prossimo. E’ insonnia perché la gente stia bene. E’ condividere col fratello gioie e dolori, progetti e speranze. E’ portare gli uni i pesi degli altri con la tenerezza del dono. La pace e’ frutto della giustizia”. E’ la costruzione mentale di ogni individuo che ripudia la guerra come strumento di costruzione della società civile. Dobbiamo impedire alla nostra società civile di continuare a costruire sacrari e monumenti che ricordano e commemorano i caduti di vecchie e nuove guerre, tristi luoghi della memoria che stanno a testimoniare lo stato di barbarie che la società raggiunge ogni qual volta perde la ragione e la razionalità lascia il posto alla follia. Ogni qual volta che un governatore incita il popolo a una guerra giusta e sostenuta da motivi logico-razionali dobbiamo essere preparati a rispondere con le armi della pace che sono la giustizia, la tolleranza e la solidarietà.
    Così dice l’amico Luigi Nicolardi, Sindaco di Alessano…

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  47. Io penso questo, per quanto riguarda i princìpi: se davvero “la guerra è una follia”, lo è sempre. Sempre vuol dire SEMPRE, quindi non vi sono contingenze storiche o culturali che possano legittimarla. E’ folle, allora, la guerra degli USA contro Al-Qaeda come è folle la guerra degli Aztechi contro i Tlaxcalani. Come è folle la guerra dei partigiani contro le armate hitleriane. Se cominciamo a distinguere (io ad es. le armi contro le S.S. le avrei imbracciate), allora non possiamo più dire che “la guerra è una follia”, e cominciamo a distinguere. E qui si apre il vasto e conflittuale campo delle opinioni.

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  48. In un atto violento gratuito, ingiustificato e ingiustificabile, c’è follia, in quel momento è venuta mano la razionalità.

    “La pace – dice don Tonino Bello – e’ solidarietà col prossimo. E’ insonnia perché la gente stia bene. E’ condividere col fratello gioie e dolori, progetti e speranze. E’ portare gli uni i pesi degli altri con la tenerezza del dono. La pace e’ frutto della giustizia”.
    ..spostando questi concetti nel privato ci si accorge subito che pace equivale ad amore.

    Ma, nel caso in cui la violenza subita è sinonimo di
    prevaricazione, perché vigga giustizia credo che difendersi diventi un dovere, e quando ci si difende si diventa impietosi.

    Grazie Gian Ruggero.
    Una serena giornata a tutti.

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  49. @ Caro Fabio vero quel che scrivi: “E qui si apre il vasto e conflittuale campo delle opinioni”… un campo a tal punto vasto che è quasi impossibile arrivarne a capo.

    @ Resta il fatto che sottolinea Rina: “Nel caso in cui la violenza subita è sinonimo di
    prevaricazione, perché vigga giustizia credo che difendersi diventi un dovere, e quando ci si difende si diventa impietosi”… verissimo anche quell’impietosi!

    Grazie a tutti voi, amici miei.

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  50. Satana?
    La teoria mimetica di Girard, che Fabio parafrasa puntualmente, non mi convince su questo punto, nel senso che non mi basta.
    Preferisco la dottrina più antica dei padri: Satana è il nemico dell’Incarnazione, il narcisismo della mente che si vuole in-finita e ripudia la condizione carnale. Lo scatenamento delle passioni e il disgusto che ne consegue (che porta a negare l’incarnazione in nome di esangui spiritualità stile new age) sono entrambi suoi strumenti.
    Ho scritto “I 3 giorni all’Inferno”, quasi più allegoria sociale che romanzo, per dimostrarlo. Ma forse ho sbagliato. Dalla letteratura oggi non ci si aspetta altro che fiction, più che una forma di conoscenza.

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  51. Teologicamente parlando, il peccato fondante è il voler essere Dio della creatura che non accetta la sua propria finitudine, in questo concordo perfettamente con Valter Binaghi. Alla radice del non voler essere finiti sta però la mimesi (cattiva) dell’infinito, cioè di Dio. Per questo la mimesi di Satana è già la radice di ogni violenza e la fonte di ogni male. Qui si pone anche ciò che Girard non vuole o non può vedere, cioè la “caduta della Creazione” che precede quella dell’uomo. Il male è già nella Creazione prima che l’uomo vi sorga, già vi è la malattia, la sofferenza e lo spargimento di sangue. Qui si radica il mysterium iniquitatis.Questo significa la preesistenza degli angeli (fedeli e ribelli).

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  52. “Mysterium iniquitatis”, argomento di grandissima importanza se si vuole ben comprendere il meccanismo “evolutivo” e storico dell’affermarsi del Regno dei cieli, da Cristo in poi, sulla terra e nell’uomo. Si è già toccato, altrove, questi argomenti, ma credo sia opportuno farne piccola sintesi proprio per focalizzare l’attenzione su uno degli aspetti finora più velati del messaggio apostolico. E’ un bene, finora, che essi siano restati nell’ombra poiché la loro diffusa, prematura conoscenza sarebbe stata controproducente per l’avvento del Regno. In questa dissertazione sono individuati come principali attori: l’intenzione e l’azione di Satana contro l’eredità del Cristo, l’astuzia di Dio, gli errori e le debolezze umane, che fornirono al Padre della Menzogna l’appiglio ed il travestimento utili e necessari per entrare da padrone nella chiesa cristiana di questo mondo. E’ giusto quindi dimostrare che l’azione del demonio era stata prevista da Dio fin dagli inizi, che Dio l’ha beffata con astuzia, che gli errori umani, pur condannabili, sono serviti comunque ad assecondare il disegno di Dio, anche se hanno condotto a partorire visioni aberranti della realtà Teologica. Iniziando dalle parole di Daniele, conosciamo che esiste qualcuno in grado di dissipare, di annientare la potenza del popolo santo, essendo vincolato il compimento universale di tutte le cose alla preventiva scomparsa di questo soggetto. A rigor di logica, si comprende che costui è Satana, con tutti i costrutti che lo precedono, lo accompagnano e lo seguono fin dai tempi del Paradiso Terrestre. Il pensarlo già sconfitto a seguito del sacrificio di Cristo è Verità assoluta, che tuttavia è constatabile e pienamente partecipabile solo da coloro che il Cristo lo hanno dimorante in sé stessi, in coloro, dunque, che sono già giunti al Traguardo umano oppure che, pur non essendo ancora arrivati, hanno fede in Lui. Per contro, la stessa verità oggettiva non è ancora tangibile per tutti coloro che di Cristo si limitano a parlare. Il Cristo, in loro, è ancora distante, confuso, pur essendo già venuto, e conseguentemente anche il Regno di Dio è distante, necessita ancora di un percorso più o meno lungo e sofferto per essere vivo nei loro cuori. Ritengo che quest’ultima condizione sia quella più largamente diffusa fra noi, pur non essendo mai preclusa la Via a nessuno in ogni momento e da qualsiasi “distanza”. L’umanità ha perciò un grosso problema che la perseguita, che si riproduce al suo interno, che porta morte e annichilimento, avvilimento della potenza della santità che in lei è geneticamente innata. Questo è il primo assunto in base alle scritture, pienamente convalidato da un’esperienza di vita ormai millenaria, che prosegue apparentemente inalterata, nei suoi valori fondamentali, anche dopo il Cristo. Il secondo assunto è che tale problema ha una sua evoluzione, una sua propria “vita” all’interno della storia umana. Sarebbe veramente tragico l’esito di questa evoluzione se Dio non fosse intervenuto dall’inizio in difesa dell’uomo volgendo infallibilmente il problema “Satana” o il “Mistero dell’iniquità” verso la valle della sua morte eterna, la Geenna, la discarica dei rifiuti dell’universo materiale e spirituale. L’intervento di Dio, a questo santissimo fine, si è reso attuale con la rivelazione di Cristo nel mondo ed è poi proseguito fedelmente, pur nel quasi totale oblio dell’uomo, fino ai giorni nostri. Ora il frutto di quest’azione sapiente è sul punto di maturare completamente e un piccolo richiamo dell’attenzione su di esso si rende opportuno per delineare ancor meglio qual è il percorso della Salvezza. L’incontro tra l’assoluta Verità di Dio, fedelmente resa da Cristo in questo mondo, e l’umanità, allo stato: relativa, impura, incosciente, schiava del peccato, non poteva istantaneamente, come per magia, produrre il trionfo compiuto, istantaneo del Regno di Dio, come molti pretesero e credettero, bensì avrebbe dovuto prima generare una sorta di “onda spuria” ovvero una “realtà intermedia”, provvisoria, capace cioè di evolvere estremamente sia verso il bene che verso il male in eguale misura. La Parola del Verbo avrebbe dovuto, ancora, compiere un’opera incontrastabile, profonda di purificazione universale degli uomini e delle loro coscienze mediante il costante confronto che avviene durante la vita dell’uomo ed è perciò soggetto al tempo. – La natura non fa salti (ovvero procede per gradi) – rileva un saggio osservatore e lo stesso può certo dirsi per il Creatore della natura. Cristo lo aveva chiaramente preannunciato, paragonando il Regno dei cieli che sovviene come una rete calata nel mare che cattura ogni genere di pesci: sia buoni, sia cattivi. Questa fase dell’evoluzione umana, nella quale la Parola divina rivelata in Cristo evolve al suo compimento, incubandosi nel cuore dell’umanità, è durata quasi due millenni; millenni di crescente silenzio dello Spirito di Dio, millenni in cui molte volte gli uomini ebbero tragicamente a chiedersi: – Ma Dio dov’è? – Il silenzio di Dio, l’eclisse apparente di Dio, hanno così consentito anche alle forze e ai cavalieri del male (gli Inviati del Signore degli Inganni) di avere un loro tempo e spazio ove potersi liberamente confrontare con l’annuncio del Regno di Dio e così esprimere e manifestare incondizionatamente la loro esatta natura, la propria intima essenza e malefica paternità, senza alcun tipo di limite o impedimento. La mala pianta ha così ripreso a crescere, subito dopo il tramonto del Sole, con maggior vigore di prima e ciò era assolutamente indispensabile affinché di essa non restasse nella terra nessun altro “seme quiescente”, ma si potesse compiutamente estirparla giudicandola dal suo frutto. Abbiamo tutti assistito, dopo la dipartita del Maestro, a un progressivo scadimento dell’Autenticità Spirituale dei “suoi” pretesi ministri e vicari, a una graduale mondanizzazione della spontanea, sincera spiritualità cristiana iniziale, a una contestuale scomparsa delle manifestazioni e dei miracoli autentici operati in origine dall’uomo per investitura dello Spirito di Dio. Parimenti, per altro verso, si è avuto un incremento esponenziale del potere temporale (e dell’arroganza), delle istituzioni religiose cristiane, si è ottenuto finalmente il loro riconoscimento ufficiale da parte di mondo e re (si è perciò instaurato un connubio, un immondo, sudicio mercato fra queste due regalità originariamente del tutto inconciliabili, filosoficamente e spiritualmente antitetiche ); è diminuito grandemente (pur senza mai venir meno completamente), il numero dei martiri (testimoni fedeli di Dio), con o senza effusione di sangue, si è venuta consolidando una probante, scandalosa, inaccettabile divisione dei cristiani. Vi è stata, infine, una serie di continue trasformazioni delle Chiese condizionate e cogenerate sui loro corrispondenti e conseguenti vizi di interpretazione teologica, nonché sugli “interessi particolari” che in esse, di volta in volta, dominavano. Ora, nell’era spaziale, tutti comprendono come un piccolissimo errore iniziale nel calcolo della traiettoria di un missile, ad es., sia in grado di generare clamorosi fallimenti nel raggiungimento dell’obiettivo prefisso. Analogamente è avvenuto col cristianesimo: alcuni piccoli accidenti iniziali, piccole incrinature, alcune debolezze umane trascurate, posizionate strategicamente duemila anni fa, hanno generato, senza che nessuno quasi se ne rendesse conto, una voragine, un abisso, a dividere nettamente la volontà di Dio e di Cristo da quella degli uomini che pure a Lui pretendono riferirsi. Ma questo non è il fatto rilevante ai nostri fini poiché una colpevole diversità di volontà fra l’uomo e Dio è in atto fin dal tempo del peccato originale. V’è di più e questo ci rappresenta il vero salto di qualità nell’azione del male, questo soltanto ha tutte le connotazioni per poter costituire e spiegare il mistero dell’iniquità, nonché per risultare ingannevole e perfido al massimo grado. Quando Paolo afferma: – Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. – , parla in modo velato… e per le orecchie che devono intendere… di un fenomeno che sta già avvenendo in seno alle comunità (Chiese) del suo tempo, poiché, posto fuori di esse, il discorso non avrebbe alcun senso. Fuori dalle Chiese, l’iniquità e il paganesimo erano certo presenti da sempre, naturalmente, questo è innegabile, ma, appunto, ciò non costituisce mistero. E’ solo dopo che venne calata nel mare, da Cristo, la rete del Regno di Dio che nella Chiesa (la rete), si sono raccolti certi tipi di “pesce” di dimensioni e tipologie spirituali ben precise. Così come, al seguito di pesci buoni, commestibili, è facile trovare e pescare anche i loro predatori elettivi, altrettanto, nella Chiesa primitiva iniziarono da subito a confluire elementi con diversa intenzione originale. La predicazione del Vangelo infatti si accompagnava allora a segni e prodigi grandiosi, operati dagli apostoli investiti della potenza dello Spirito Santo e questi fatti portavano clamori nel mondo. Furono certo in molti a vedere in quei miracoli il modo per coronare concretamente i loro interiori deliri di onnipotenza e i sogni impossibili di un paganesimo sempre più frustrante, ma pur sempre assai comodo da vivere. Proprio in quei momenti il Mistero dell’Iniquità, come afferma S. Paolo, si deve essere messo in moto alla grande. Dobbiamo pensare di aver di fronte l’umanità tutta, dobbiamo sapere che in lei si nasconde abilmente, in infinite parti e mutevoli forme, un principio malvagio che dall’uomo pretende solo la morte, la schiavitù, lo sfruttamento più totale della vita ai suoi fini di universale nullità e di assoluto potere. Dobbiamo sapere che Satana si “riveste” d’umanità come di un ostaggio perfetto per non essere colpito da Dio né riconosciuto dall’uomo stesso. Dio infatti ama l’uomo, sua creatura, e non commetterà mai ingiustizia contro di lui, per nessun motivo. Come, dunque, risolvere questo problema e restituire alla sua creazione la Vita originaria senza che chi è indegno di essa vi possa mai più partecipare? E’ largamente provata, già nella Chiesa nascente ed ancor più nei secoli successivi, la presenza e l’attività contestuale di individui con fini opposti (con tutte le variazioni percentuali possibili nella loro stessa composizione), di persone pure ed impure, di veri e falsi profeti, di servi di Dio e del Maligno o di qualsiasi altro idolo (falsi dottori). E’ largamente provato che in seno ad essa si svolsero, in totale dispregio dell’insegnamento di Cristo, crudeli lotte per il potere, prova ne siano le inaccettabili divisioni che perdurano fino ai giorni nostri. Questo è proprio il Mistero dell’Iniquità in svolgimento e risoluzione cui accenna S. Paolo. Il risultato finale di tale ribollire di eventi poco trasparenti non poteva che essere uno solo secondo la genuina dottrina di Cristo: – Se uno vuole toglierti il mantello dagli anche la tunica – , insegnò, e così è stato fatto proprio a cominciare dalla sua Chiesa. In essa, chi pretendeva con arroganza il potere terreno a tutti i costi è stato più che tacitamente assecondato, proprio a cominciare dalla volontà di Dio. I lupi, dunque, proprio all’interno della Chiesa, hanno divorato e sottomesso con l’oppressione gli agnelli, dopo essersi camuffati da pastori o da pecore forti e grasse, per poter meglio nuocere, secondo il loro cuore malvagio, senza poter essere visti o contrastati in alcun modo dall’uomo. Gli squali hanno ucciso (reso martiri, prigionieri o schiavi) tutti i pesci minori e veramente buoni dentro alla rete, senza che Dio, apparentemente, avesse nulla da eccepire. Per dirla con le parole del profeta Malachia, si sono, proprio nella Chiesa più che altrove, proclamati beati i superbi che, pur facendo il male, si moltiplicano e, pur provocando Dio, restano impuniti. Così è avvenuto, i servi superbi si sono impossessati del potere all’interno della supposta Casa del Padrone mentre questi è lontano, partito per un lungo viaggio, e hanno cominciato a crapulare con gli amici, a bere e ubriacarsi di potere, a percuotere i compagni loro sottoposti, approfittando in ogni modo di quell’autorità appartenente a un Signore in cui non hanno mai davvero creduto, ma che tuttavia fa loro molto comodo per abusare in modo perverso dell’ingenuo uomo, dei piccoli che in fondo al cuore, anche facendo parte della Chiesa, hanno davvero creduto a Cristo. Tutte le volte che in una società, in un consorzio umano si scopre, dopo lunghe e difficili indagini, che il criminale ricercato rivestiva insospettabilmente gli abiti e i ruoli del tutore della legalità, si assiste a uno sconcerto delle menti: – Ma come… e noi che andavamo denunciando i delitti a colui che invece li commissionava… noi che imploravamo giustizia da colui che assassinava…! – E’ questa una considerazione che, quando avesse a verificarsene il caso, gli uomini rimuovono troppo frettolosamente dai propri ricordi o non vorrebbero mai dover fare perché mostra loro una verità assolutamente cruda e indigesta; mostra a loro, che presumevano di vedere bene, che in realtà sono stati perfettamente ciechi e ingannati. Tutte queste persone, e ognuno che non sia assolutamente puro e perfetto secondo Dio, in caso di attualità effettiva del Regno di Dio, brucerebbero inestinguibilmente, poiché in quel Regno ogni iniquità viene a trovarsi nel suo inferno e anche tutto ciò che a essa è legato in modo vitale, organico, animico ecc. Ecco dunque, chi lo trattiene (riferendosi al Mistero dell’Iniquità), contempla proprio tutti coloro che per disparati motivi mantengono in atto questo connubio innaturale, questa “emulsione” fra uomo puro e impuro, vuoi per ignoranza, vuoi per debolezza, vuoi per interesse ecc. Ho già detto più volte che poi esistono spiriti che hanno tutta la convenienza a mantenere in eterno questa situazione mista, poiché da essa attingono a piene mani il loro paradiso. L’azione di Dio ha dovuto pertanto fronteggiare questo “problema” e, a tal fine, non ha fatto altro che applicare fedelmente la sua immutabile Sapienza eterna. Ha lasciato prosperare pienamente, anche sotto il suo vessillo, le nature perverse, addirittura assecondandole e anche contrastando superficialmente coloro che amava. Ha lasciato che esse si innestassero subdolamente sull’albero della Continuità Apostolica (anche se ciò è avvenuto solo in modo dopotutto superficiale, dato che il Regno di Dio, per nostra fortuna, non consiste in quel tipo di Chiesa,) e ha consentito deliberatamente che quest’innesto parassitario e balordo attecchisse pienamente, producesse pianta e frutto secondo la sua specie. Gli apostoli, certo non tutti e in modo esplicito, furono sicuramente messi al corrente della cosa e operarono affinché il loro predicare e la loro testimonianza fosse di incitamento sia per i veri fedeli che per quelli falsi (è lo stesso motivo per cui Dio fa sorgere il sole sia sui giusti che sugli ingiusti), ma poi fu completato da certi manipolatori e da certi falsificatori del messaggio cristiano, che non sono certo mancati nella lunga storia della Chiesa. Perciò, prevedendo lo stravolgimento della Sua autentica dottrina, Cristo avvertì i Suoi amici della necessità di attendere in futuro un Paraclito, che ricordasse, prendendo del suo, a tutti i Suoi veri fedeli, quello che Egli aveva detto. Il soffocamento e lo stravolgimento del primitivo messaggio cristiano a opera dei falsi pastori e degli usurpatori di ogni specie era quindi largamente previsto fin dall’inizio da Dio. Viceversa non si capirebbe perché talune profezie, come l’Apocalisse, non abbiano a essere esplicite nei loro contenuti, ma siano state protette, sigillate, in tutto o in parte, dagli sguardi impuri coi ben noti artifizi di linguaggio. In questa situazione paradossale, comunque, è accaduto che gli empi hanno finito per credere del tutto di essere veramente gli eletti di Dio e hanno impegnato completamente sé stessi applicandosi a perseguire una strada assolutamente seducente per loro, una strada confezionata con “arte divina”, in modo che nemmeno uno di loro potesse sfuggire al fascino di questo miraggio, seguendo il quale la propria falsità spirituale può essere fatta sparire completamente, vantaggiosamente, senza bisogno di alcun sacrificio personale. Questo però rimane solo un abile nascondimento o camuffamento, non già una vera redenzione di fronte a Dio, e la differenza sarà tragicamente constatabile solo alla fine dei tempi. Come scrive il profeta Malachia al 3, 18., parlando di quel Giorno: – Voi allora vi convertirete e vedrete la differenza fra il giusto e l’empio, fra chi serve Dio e chi non lo serve. – Già… allora vedrete, allora vi convertirete… allora! Questo passo della Scrittura, anche nelle sue righe precedenti, tratta proprio del Mistero dell’Iniquità e si integra perfettamente nel discorso sugli empi e sulla deviazione fatale del sacerdozio di vocazione e volontà umana. I riferimenti disseminati lungo la Sacre Scritture sono comunque molti di più; essi poi divengono sempre meno apparenti e perciò più incisivi e taglienti quando si rinvengono all’interno delle Lettere apostoliche. Io le definirei parole che l’orecchio difficilmente può udire, pur essendo sano e forte, ma esse sono come dei fari silenti, utilissimi allo Spirito dell’uomo, se pervaso dallo Spirito di Dio. Solo certe “antenne” sono in grado di captare davvero il senso di quelle parole, proprio per non interferire negativamente con gli eventi che stanno contestualmente svolgendosi in tutt’altro senso. Non v’è più molto da dire, nella teoria, su questo mistero, che mistero più non è. Bisogna piuttosto vedere come esso permea influentemente tutto l’operato della cristianità e il ricostruirne alcuni fra i tanti diverticoli è una impresa enorme, ma può servire a ciascuno per rendersi conto di molte altre cose…

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  53. Caro Gian Ruggero, dottissima disquisizione: l’ho letta ammirato. Tuttavia rimango agnostico… Mi interesserebbe sapere – e puoi anche rispondermi in privato se preferisci, vedi tu – il tuo personale percorso che ti ha condotto, da un passato di anarchico e indomito ribelle, a una tale ferrea assoluta fede nella rivelazione del Cristo. E soprattutto, cos’è che ti ha indotto a scegliere il Cristo anziché Maometto, Socrate, Buddha, Confucio, Zoroastro…

    Ti ringrazio e ti abbraccio.
    Tuo Pasquale

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  54. Beh, caro Pasquale, io vivo il Cristo come parte integrante della nostra tradizione, quindi della nostra identità. Da un qualche anno (circa una ventina – forse anche più) ho intrapreso un percorso a ritroso, recuperando, via via, le matrici che hanno reso la nostra cultura e il nostro sapere grande. In parole povere: sto regrendendo verso l’origine. Quindi ho attraversato il nichilismo, i totalitarismi di varia matrice, la lezione illuminista, il sapere esoterico-alchimistico, la classicità e avanti così. Il Cristo non poteva mancara (da non dimenticare che da sempre ho studiato l’ebraismo – in Manzoni entrarono, tanto tempo fa, due donne ebree convertite, giunte in sposa a due miei antenati a distanza di una 50ntina d’anni l’una dall’altra… quindi non potevo mancare). Al Cristo ho sempre voluto bene e, se dovessi indicare un testo non fallace e da prendersi in toto di certo indicherei i Vangeli, là dove sono stati riportati gli atti e le parole di un essere (sicuramente divinizzato… per non dire divino, ma lo stesso lo potrei dire di Platone o di Aristotele e di alcuni altri non da meno) che come Socrate ha avuto il buon senso di non scrivere una riga… se non sulla sabbia con un dito e una volta solta (a quanto pare), lasciando agli altri tale compito… e non è ‘robetta’ da poco. Così come non è ‘robetta’ che ancora siamo qui a dibattere su di Lui… e lo metto in maiuscolo per il rispetto che Gli porto. Inutile ricordarti che sono uomo degli estremi e tutto ciò che tocca un estremo (cioè un Assoluto) mi appartiene… in primis se frutto della nostra tradizione, quindi delle altre, alle quali mi tolgo tanto di cappello. La mia anarchia è sempre stata all’Artaud e il mio ribellismo alla Junger, quindi è già tutto detto. Se poi mi voglio crogiolare ulteriormente, viaggiamo sull’iperbole e sul paradosso… mezzi di trasporto a me congenialissimi. Un abbraccio a te e un consiglio fraterno: stai sempre attento a tutto e cibati di tutto, il tuo ‘corpo’ troverà in ogni alimento-elemento il buono di cui nutrirsi.

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  55. Gian Ruggero grazie della risposta. Il Cristo affascina anche me, non tanto per quello che raccontano i preti (ahimè, non sono tutti simpatici come Fabrizio…), quanto per la forza rivoluzionaria delle sue parole. Non mi pare che sia stato, come taluno ritiene, il primo socialista della storia né tanto meno il primo sostenitore della laicità dei governi (date a Cesare quel che è di Cesare…). È stato senz’altro un umanista, nei tempi in cui i gentili si trastullavano dinanzi a “spettacoli” truculenti e sanguinari… E ce ne voleva di coraggio! Che poi Pilato se ne sia lavato le mani perché magari vedeva in lui un leader antagonista e sobillatore… beh, di questo forse potremmo discutere… Vorrei dire che il Cristo mi è rimasto nel cuore sin da quando ho visto, praticamente in fasce, il film di Zeffirelli. Non c’entrava niente con le prediche che sentivo in chiesa, dove mia nonna ogni tanto mi portava. Ricordo solo che morivo dal freddo e non vedevo l’ora di tornare a casa… Era una vecchietta dai capelli candidi, di una religiosità ingenua e disarmante. Si trasferì da noi dopo la morte di nonno Pasquale. Aveva sempre il rosario tra le dita, pregava tutto il giorno… Gli ultimi anni era diventata completamente sorda, l’apparecchio ormai non le serviva più. Eppure mi capiva… Su quanto siano state e siano oggetto di strumentalizzazione – anche politica – le parole del Cristo, ebbene, credo che tale aspetto andrebbe approfondito in una chiave diversa.

    Riguardo al tuo consiglio di nutrire il mio corpo, ‘sta tranquillo ché ho una fame atavica. È quella della mia terra, così ricca di fascino e di storia, eppure così martoriata. È una rabbia che non mi fa dormire la notte, una fiamma che arde nel petto e non riesco a spegnere… A volte mi guardo intorno e mi sento morire. La solitudine è una brutta bestia. Quella vera, quella che provi in mezzo alla massa di alienati… A volte vorrei urlare: “Ci sono anch’io, cazzo! E ho fame, ho fame da star male, non ce la faccio più!”. L’altro giorno un mio amico chitarrista mi aveva invitato a sentirlo in un locale di Milano, uno di quelli trendy con musica dal vivo. “Ho un impegno,” gli ho detto “alla prossima: non mancherò, te lo assicuro.” E invece sono rimasto nel miniappartamento che ho preso in affitto in uno squallido sobborgo – uno dei tanti costruiti intorno alle fabbriche – mi son fatto portare una pizza a domicilio, ho tracannato una birra doppio malto, ho letto qualche pagina di “Morte a credito” di Céline… Mi sono abbioccato.

    Con amicizia.
    Tuo Pasquale

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  56. Attenzione a “Morte a credito” è libro che ti ‘aspira’… come gli altri del maestro… portano su strade pericolose (non politicamente parlando – di ciò m’importa poco)… su strade ‘borderline’.
    Cmq fai male a rinchiuderti. Io non sto passando un buon momento esistenziale, ma reputo che l’incontrarsi o lo scontrarsi con gli altri siano ancora elementi indispensabili nella vita di un uomo e di un artista. Ti abbraccio.

    Bella la storia di tua nonna.

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  57. sì, lo penso anch’io, Gian Ruggero: incontrarsi. penso che il Cristo, come lo chiami tu, Pasquale, si meraviglierebbe di molte cose, oggi. lo vedo come uno che manda sempre tutto all’aria, ma con una grande tenerezza per le vittime, per i dimenticati, per quelli che nessuno ascolta. me lo immagino come uno che ascolta, più che parlare. un silenzio che è la vera rivoluzione.
    buonanotte
    fabrizio

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  58. Può darsi che sia solo un manto di nebbia per -non vedere-, che distragga a tal punto da -non capire-, il riempire quantitativamente(?) la vita con quello che non appaga.

    Una buona giornata, che sia ‘sentita’ in ogni attimo.

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  59. Tranquillo Gian Ruggero, è tutto sotto controllo… Il discorso del rinchiudersi potrebbe avere anche un certo che di “spirituale”. O no? Non fraintendermi, però, ché sono ben lungi da una conversione…

    Ebbene sì Fabrizio, il Cristo io lo vedo proprio così: un tipo incazzoso ma irresistibilmente dolce e tenero nei confronti dei più deboli…

    Penso che abbia ragione, Rina.

    Grazie.
    Vi abbraccio.
    Pasquale

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  60. E stanca vacilla l’anima

    E stanca vacilla l’anima:
    a te Signore
    urlo impotente:
    con una lama
    dentro le ferite.

    E torni a Cracovia felice turista
    A togliere lo stendardo della morte
    Sulla cupola di San Sigismondo;
    “A Roma già corrono fumate nere”.
    Felice a pieni polmoni
    Tra i mercati festosi
    Hai cesellato d’arte
    La tua oasi verde;
    Con Parole di fuoco
    Hai comprato i cuori e le anime del Mondo
    “ E ora Deponi Consapevole”
    Il tuo Anello di Pescatore
    Davanti alla chiesa della vergine Maria,
    Su una Delle quattro torri
    A SUD della tua Cracovia;
    E a te in dono
    l’unico pappagallo muto
    che garrirà
    alla destra del Padre Tuo.
    Sul Sole che risplende
    Tu caro Papa
    Lancerai le tue Colombe
    Nel nome della Trinità.

    Nel vuoto del cielo,
    cieca sull’albero nano:
    i segni metafisici
    dell’albero secco;
    a riva
    dell’amorevole roccia
    un simulacro sepolcro
    contempla Gerusalemme
    sotto
    l’albero dell’Eternità ;
    la Lonza ha varcato
    l’Olimpo…
    Al gioco
    dell’Aquila Reale.
    Poi ascende
    come fluida poesia,
    coniando l’Umanità:
    “nell’ Età dell’Oro”.

    .

    E’ una tremula mano

    E una tremula mano
    stringe i pensieri
    come stelle filanti ;
    giace sull’orlo
    l’appiglio del vento
    e spenta
    cade la luce del sole
    sulla terra cava:
    è stata la disperazione
    a togliere il respiro alla notte.
    Domani raccoglierò
    i resti di ciò che mi resta.

    Ero rosa sulla roccia:
    dolce indifferenza dell’attimo.
    Ero pietra con la pietra:
    via verso l’Infinito.
    Ero cielo sopra il cielo:
    miele indifferente dell’attimo;
    Cuore dell’Umanità.

    Ho cercato l’istante
    nell’aldilà;
    Una mamma fiorita
    sul letto di neve;
    una rosa sbocciata
    a primavera:
    era di ghiaccio
    il gambo fiorito!
    Ora conosco la via
    che non potrà
    staccarmi
    da te
    mamma.

    E’ da poco:
    il mare mostra la sua calma
    opulenta;
    al rivolo di uno stagno
    una cornice di cielo
    descrive le sue nuvole imbronciate;
    le piccole e nere capinere
    illuminano di stupore emotivo
    il tempo della giovinezza
    e un salice piangente d’ombre
    cala nell’oscurità nostalgica:
    e una madre
    allunga lo sguardo
    oltrepassando la sua oscurità!

    Il sale della vita
    Ho bussato al tempio del
    sale della vita;
    dolce e zampillante
    l’acqua fluiva:
    dove i limoni
    odoravano di Sole
    i gesti odoravano di DIO;
    luminosa e lucente
    la metafora della vita
    ha preso forme
    a involucri carichi di struttura:
    dove la felicità vera
    e capire i dolori
    e non “Morire infelice

    E’ mia madre
    che quando sorride
    accende i lampioni
    davanti casa;
    è mia madre
    che non si nasconde la bocca
    vuota come la luna:
    è bella perché è mia madre;
    e quando la saluti
    pensando a domani
    non sai se quello
    è l’ultimo saluto.

    Ho afferrato l’essenza
    nel calice amato
    mia dolce anima gemella;
    ho custodito baci
    lungo il fiume
    dell’Albero della Vita;
    quando il Nilo
    ha annegato

    le tue rose ;
    quando…
    l’Uno metafisico;
    ha generato
    l’Amore…
    ed è svanito
    lontano
    come Chimera”.

    Oh vento lunare
    bacia
    le orme diafane
    del Tempio di Dio;
    respira
    manna
    rifrangente
    sulla cupola maestosa
    di San Pietro,
    balbetta
    Verbo Divino
    sopra Respiro Vitale
    e lava anime
    con sabbia e lapilli.
    Ora mi sento fuoco
    accecata
    da immagini d ‘Angeli
    “nel brivido di pelle
    ”mi tuffo in cascate d’essenza.

    Mamma oggi
    Ho cesellato rime per te
    Come asole senza bottoni;
    “Erano i tuoi occhi
    la Resurrezione”.
    Mamma oggi
    Ho dimenticato la cesoia
    Nel Giardino:
    Il Paradiso può attendere!
    “Ho reciso
    l’unica Margherita
    Che Ero “:
    Avevo sete
    Delle tue parole…

    La pietra miliare del focolare

    Giunsi al tuo capezzale
    mamma
    dove pietra miliare
    più bella non vidi;
    parve soave
    la tua dolce
    essenza profumata.
    Rosa angelica,
    sfogliata da essenza;
    la pioggia di stelle
    del manto tuo oscuro
    ansimava il dolore del tempo;
    non aspetterò
    che la luna
    oscuri la tua immagine
    dolce ed eterna figura
    del mio focolare,
    resterai sempre accesa
    nel mio cuore”!

    Maledette le sirene
    Sono metafore
    Sconvolgenti;
    Maledette
    Le grotte
    Sono l’ombra oscura
    Della nostra Coscienza;
    Maledetta l’Umanità:
    Metà umana
    Meta mostro marino.

    Battente la pioggia
    Cadeva sui viali;
    Battente e insistente
    Sbocciavano emozioni
    “Primavera sei tu”
    Sui viali dimenticati dell’ oblio!

    Anima compagna
    in unione con Dio,
    colonna sonora
    accompagnaci alla Trinità
    con seducente passione;
    miracolo d’Amore
    dei momenti inesplorati
    svelaci
    i segreti gradini
    stellari
    che annullano l’atomo.

    L’aria tersa del mattino
    tra le palme
    corre nel viale;
    lungo la via l’essenza
    disegna i suoi profumi
    e ancora
    ci sei forma pensiero metafisico.
    Ti ritrovo nei fiori sbocciati
    pieni di rugiada
    e l’aria fresca sotto le narici;
    nel volo dei passeri cinguettanti
    e nel risveglio delle lucertole
    sotto i primi raggi del sole;
    ti ricordo cosi
    nelle bolle di sapone
    che volano nell’aria
    creando tenui arcobaleni
    e nel sorriso che disegna
    l’Eterno Esistere
    di mia Mad

    Ho perso il sorriso
    dalle labbra Signore
    e il cuore ha
    un immenso vuoto;
    ho perso mia madre
    uccisa dall’incomprensione
    e cieca anche nell’ anima.
    Ho chiesto ad una stella
    dove fosse l’anima mia
    e lei si è fatta piccola
    e poco luminosa.
    Domani saprò guardare
    ancora il sole
    che sorge!

    Mamma
    Le ali delicate del vento
    Imbiancano il cielo
    e l’albero della vita
    dipinge le sue foglie;
    le rose bianche spuntano
    dalle rocce
    e nella cripta l’oscurità
    è silenzio lacerante;
    la via giusta
    è quella del sentimento umano:
    e ora il divino
    incontra i quattro elementi;
    le tenebre
    hanno spezzato l’arcobaleno;
    e il cordone ombelicale

    è svanito oltre la materia

    .

    Vienimi incontro
    messaggio di poesia
    Non sono debole falena;
    so che il vento
    ha sradicato le tue radici
    ma l’albero a cui ho teso la mano
    vorrei mi salvasse;
    ha bocca amara
    d’aceto e di veleno:
    Amore è
    messaggio di poesia
    Sempre!

    Il cobra

    il vento colora l’oceano;
    cadono le onde
    come naufraghe foglie
    nel canto del gabbiano:
    odo il cobra smarrito
    che sniffa bufera
    in rivelazione
    dell’archetipo.

    Con la mente disegno ghirigori;
    con i tramonti
    ci stendo un velo
    e con un unico colore disegno
    il cielo e il mare;
    nell’atmosfera passeggiando
    mi perdo;
    nell’ ’immensità
    amando “l’uomo”
    con una punta d’Ancora sradicata
    in un porto di mare
    che non vedo più.

    Amore collettivo

    Dono foglie,
    “nella conchiglia
    amore collettivo”;
    dono baci
    sull’isola di Capri
    e mi immagino
    icona di mare
    in ascesa
    sulla vetta
    di AnaCapri.
    .

    .

    Portati via le mie lacrime di gesso

    Portati via
    le mie lacrime di gesso;
    portale al fiume
    come a lavare i panni,
    rendile morbide
    al limo che si posa
    lungo le sponde:
    tu sai
    che non sono
    la tua Vestale
    del Corano!
    Portati via
    i miei capelli al vento
    dietro la croce di Pio:
    ho paura!
    Rendi il mio amore
    calice di linfa benedetta
    lascia che spanda i profumi
    del divino amore
    eterno apostolo
    custode del Paradiso.

    Gocce d’Amore

    Tremi come foglia d’autunno,
    ombra sepolta
    che riaccendi
    questa goccia d’amore !

    L’Eterno…
    una vela tremante:
    il mio l’orizzonte;
    e volo di gabbiani vicini
    disegna
    il mio Esistere.
    Netti nembostrati
    ai sogni ti rapisce
    come conchiglia corallina
    nel profondo Oceano.

    Sogno

    Le strade
    sono nere d’asfalto;
    gli uomini nere pupille
    abbandonati
    su letto di pietra;
    d’incanto
    parabola di sogno
    lustra
    volti lastricati:
    “è l’umanità in abbandono”
    o Vergine Maria ;
    garriscono mute
    le voci spirituali
    senza nomi
    che aspettano
    momenti migliori!

    Sono passata dai torrenti
    dove la luce
    fioca danzava
    sul letto del fiume ;
    sono passata dal nido
    dove io rondine
    sono volata via;
    ho attraversato
    lembi di cielo
    dove muto il tuo sguardo
    era PAPA’ …
    ora non posso chiamarti
    “Padre”:
    Ma Santo
    mio dolce Papa.

    Ho atteso
    albero secco
    l’ultima foglia d’amore;
    “Trilussa” dall’Inferno
    ha staccato il picciolo!

    Vento del mare,
    illumini la luna…
    cancella le orme,
    e dipingi
    le lucide foglie scolorite:
    il bianco Fior di Loto
    ha già i suoi dodici petali
    di incanto…
    Fragile orso delle nevi
    nel vento dal cielo,
    rimembri
    questo mare
    e a luci spente dormi
    nel soffice letto d’amore!

    Scegli la gioia
    per celebrare la vita;
    al sorriso di un bimbo
    cancella il dolore,
    cambia musica
    per inebriare il tuo mondo:
    scegli Mozart.
    Scegli il fiume segreto
    per narrare le tue vicissitudini
    alla foce segreta del Po.
    Dipingi l’ultima Cena
    con lo stesso linguaggio del Cristo;
    nei dipinti segreti
    l’uomo leopardiano.
    Perché
    un giorno
    forse conoscerai l’unica verità
    della fede
    e il sangue di Cristo
    inebriato dalla Maddalena.

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  61. Tu non sai che di te si fece vela il vento

    Tu non sai che di te si fece vela il vento
    Tu non sai che delle tue parole si gonfiò l’onda
    E della “miseria” si impoverì l’umano scaltro
    Tu non sai che l’oceano si gonfiava delle tue armonie
    E il fondale limpido innalzava i tuoi versi
    E non sai che nel giorno dei Santi
    È avvenuta la tua Rinascita…

    A TE ALDA…
    CON STIMA
    Giusi Pontillo

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